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Full text of "Atti del Congresso internazionale per l'insegnamento commerciale tenuto a Venezia dal 4 all' 8 Maggio 1899 .."

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ATTI 



DEL 



CONGRESSO INTERNAZIONALE 



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TENUTO A VENEZIA DAL 4 ALL' 8 MAGGIO 1899 



SOTTO LA PRESIDENZA 

DI 

ALESSANDRO PASCOLATO 



DEPUTATO AL PARLAMENTO 



PUBBLICATI PER CURA DI 

EDUARDO VIVANTI 

SEGRETARIO GENERALE DEL CONGRESSO 




VENEZIA 

Prem. Stab. Tipo-lit. di Carlo Ferrari 

1899 



ORDINAMENTO DEL CONGRESSO 
REGOLAMENTO 
COMITATO ORDINATORE 
GIUNTA ESECUTIVA 
DELEGATI DEI GOVERNI 
ADERENTI 



Il i" giugno 189S veniva spedita alle Autorità cittadine, 
alle Camere e Scuole di commercio italiane, a molti inse- 
gnanti e commercianti, la seguente circolare : 



R. Scuola superiore 

DI COMMERCIO Venezia. 1 giugno i^ 



Pregiatissimo Signore, 

Nel Congresso internazionale per l' insegnamento com- 
merciale, che si tenne in Anversa nel passato mese di aprile, 
fu accolta con plauso generale la proposta che altro simile 
Congresso si riunisca in Venezia nell'anno 1899. Con ciò 
quell'Assemblea volle certamente significare che alle questioni 
attinenti all' istruzione commerciale, nel presente momento 
-della civiltà, occorre tener rivolta attenzione continua e pre- 
stare assidue cure. E volle puranche esprimere 1' augurio che 
regni fra i paesi civili un accordo efficace almeno intorno ai 
principi fondamentali degli istituti destinati alla educazione dei 
commercianti. 

Per eseguire il voto dell'Assemblea di Anversa, è neces- 
sario di costituire in Venezia il Comitato ordinatore del fu- 
turo Congresso, all' opera del quale non mancherà il patrocinio 
■del Governo del Re ed è già assicurato il concorso di uomini 
competenti italiani e stranieri. 

Sapendo quanto interesse Ella porta all' insegnamento 
commerciale, abbiamo 1' onore di invitarla a prender parte ad 



— 6 - 

un'adunanza, che si terrà in Venezia nella residenza della R. 
Scuola superiore di commercio (Palazzo Foscari) il giorno dì 
domenica 12 giugno corrente alle ore 3 pom., per procedere 
appunto alla costituzione del Comitato ordinatore del futuro 
Congresso. Le saremo ^rati se, non potendo intervenire perso- 
nalmente, vorrà farci giungere almeno un cenno di adesione. 
Gradisca i sensi della nostra considerazione. 

Il Presideule del (Jousislio direttivo II ff, di Direttore 

NICOLÒ PAPADOPOLI ALESSANDRO PASCOLATa 

Senatore del Ileguo Deputato al Parlaineulo 



Numerosissimi furono quelli che intervennero alla riunione, 
molti quelli che mandarono la loro adesione. Aperta la seduta 
dal presidente senatore Papadopoli ed esposte dall' on. Pasco- 
lato le ragioni dell'invito, dopo breve discussione, l'assemblea, 
votava air unanimità 1' ordine del giorno seguente : 

« Il Comitato ordinatore del Congresso internazionale per 
» r insegnamento commerciale da tenersi in Venezia nel iSgc^ 
>■ si dichiara costituito nelle persone degl' intervenuti all' adu- 
» nanza d'oggi 12 giugno 1898; 

» proclama eletti alla presidenza onoraria le L.L. E.E. 
» i Ministri degli Affari esteri, dell'Agricoltura, In- 
» DUSTRiA e Commercio e dell' Istruzione pubblica, il 
» Sindaco di Venezia, il deputato ed ex Ministro Luigi 
» Luzzatti, che fu uno dei fondatori della Scuola superiore 
» di commercio di Venezia, ed il senatore Francesco Fer- 
> rara che ne fu il primo direttore ; 

» passa alla nomina del Presidente, di un Vice Presi- 
>) dente e di una Giunta esecutiva composta di nove membri ; 

» proclama Vice Presidenti del Comitato, i signori : Luigi 
» Strauss, presidente del Consiglio superiore dell'industria 
» e del commercio del Belgio e del Circolo degli antichi 
'> studenti dell'Istituto superiore di commercio di Anversa — 
» Giacomo Siegfried, membro del Consiglio superiore del- 
^ V istruzione tecnica in Francia, presidente dell' Unione fra 
» le Associazioni degli antichi studenti delle Scuole superiori di 
» commercio di Francia — Lio Saignat professore di di- 
» ritto, già presidente della Società filomatica di Bordeaux, 
» presidente dei Congressi internazionali dell' insegnamento 
y tecnico e commerciale del 1886 e del 1895 — Riccardo 
» Stegemann, consigliere di Governo, presidente dell'Asso- 



— 7 — 

» ciazione germanica per 1' educazione commerciale - Gil- 

» BERTf) R. Redgrave. ispettore capo del dipartimento 

» delle scienze r. delle arti della Gran Brettagna — Ulrico 

» ScHMiDLiN, segretario di divisione per 1' insegnamento com- 

'> marciale al Dipartimento federale del commercio della Con- 

» federazione Svizzera — Bela Sci-iack, professore alTAcca- 

> demia commerciale di Budapest, già rappresentante del Go- 

» verno Ungherese al Congresso di Anversa » . 



L'Assemblea quindi discuteva e votava il Regolamento 
del Congresso ed eleggeva a presidente l' on. Alessandro 
Pascolato, a vice presidente il dott. Clotaldo Piucco, a 
membri della Giunta esecutiva i signori CAV, Avv. Bortolo 
Benedini — CAV. Alessandro Berti — cav. prof. Enrico 
Castelnuovo — coMM. GiULio Coen — cav. prof. Tom- 
maso Fornari — Cav. prof. Ottorino Luxardo — cav. 
PROF. Renato Manzato — cav. prof. Carlo MìIller — 
CAV. prof. Eduardo Vivanti. 

Pochi giorni appresso, la Giunta esecutiva cominciava i 
suoi lavori ; nominava nella sua prima seduta, a segretario il 
prof. Eduardo Vivanti ed a cassiere il cav. Alessandro 
Berti ; stabiliva che il Congresso avesse luogo dal 4 all' 8 
Maggio 1899 e, prima di fissarne il programma ed i temi, 
dirigeva a tutti i membri del Comitato ed a molte persone 
competenti in materia, la seguente circolare : 



COMITATO ordinatore 

DEL 

CONGRESSO INTERNAZIONALE Venezia, io Agosto li 

PER I/INSEONAMENTO CO.MMEKCIALE 
VENEZIA iBqQ 



Egregio Signore, 

La Giunta esecutiva del Comitato ordinatore di questo Con- 
gresso, ha deliberato che esso si tenga dal 4 all' 8 Maggio 1899 
e si onora di darne, a nostro mezzo, partecipazione alla S. V. 



— 8 — 

Prima di stabilire i temi che nel Congresso si dovranno 
trattare, la Giunta stessa crede doveroso di chiedere l' avviso 
delle persone più competenti, fra le quali non può dimenticare 
la S. V. 

I sottoscritti La pregano quindi di indicar loro gli argo- 
menti che Ella crede debbano di j)referenza essere assoggettati 
alle discussioni del Congresso, dirigendo le Sue comunicazioni 
prima del 15 Settembre p. v. al Segretario del Comitato (Pa- 
lazzo Foscari. Venezia). 

Fra i temi proposti^ si sceglieranno quelli che formeranno 
il programma del Congresso, e che di necessità ' dovranno 
essere pochi, di carattere e d'interesse generale, d'indole es- 
senzialmente pratica. 

II Comitato spera di essere sorretto nell'opera sua, dal 
consiglio illuminato della S. V. 

Con tutta stima, 

11 Frosiduutu 
A. PASCOLATO' 

Il Segretaria 
E. VI VANTI 



Molte furono le proposte che, in seguito a questo invito, 
pervennero alla Giunta esecutiva. 

Fra esse, dopo maturo esame, essa scelse quelle che le 
parvero più urgenti ed importanti, e le comunicò al Comitato 
permanente per i Congressi dell'insegnamento commerciale 
sedente a Parigi, chiedendone 1' avviso. 

Intanto essa dava la più larga diffusione alla circolare 
seguente : 

COMITATO ORDINATORE 

DEL 

CONGRESSO INTERNAZIONALE Venezia, i Novembre 1898 

l'ER I/INSEGXAMENTO CO.M.MERCIALK 

VENEZIA 1899 



Egregio Signore, 

Nel Congresso internazionale per V insegnamento coni- 
raerciale, che si tenne ad Anversa nell' Aprile di quest'anno, 



— 9 — 

venne acclamata Venezia sede del futuro Congresso. Per pre- 
parare ed organizzare questo nuovo convegno, si è costituito 
a Venezia un Comitato, il quale ora, a mezzo dei sottoscritti, 
partecipa alla S. V. che il Congresso si terrà dal 4 all' H 
Maggio 1899 nel Palazzo Foscari, sede della R. Scuola supe- 
riore di commercio. 

Le LL. EE. i Ministri degli Afìfari esteri, del Commercio 
e della Pubblica istruzione, il Sindaco di Venezia, il deputato 
ed ex ministro Luigi Luzzatti, il senatore ed ex ministro 
Francesco Ferrara, hanno accettata la presidenza onoraria del 
Congresso; l'on. Luigi Strauss (Belgio), l'on. Giacomo Siegfried 
(Francia), il prof. Leo Saignat (Francia), il dott. Riccardo Ste- 
gemann (Germania), l'on. Gilberto R. Redgrave (Inghilterra), il 
dott. Ulrico Schmidlin (Svizzera), il dott. Béla Schack (Ungheria), 
il dott. Clotaldo Piucco (Italia) la vice presidenza. Le Camere 
di commercio di Venezia e di varie importanti città italiane, 
molte notevoli personalità del commercio, dell' industria e del- 
l' insegnamento, hanno già dato la loro benevola adesione. 

I frutti dei precedenti Congressi di Bordeaux (1886-1895), 
di Parigi (1889), di Londra (1897) e di Anversa (1898) ma- 
tureranno senza dubbio in quello di Venezia. Gli studiosi ed 
i commercianti vi porteranno la voce dei loro studi e della 
loro esperienza, uniti nell' intento di consolidare quella base 
di serie, organiche e pratiche cognizioni, che è indispensabile 
condizione di successo nel campo sempre più vasto e difficile 
in cui si muove il commercio moderno. 

Noi preghiamo la S. V. di concedere la sua adesione al 
Congresso, mandando firmata 1' acclusa scheda, insieme alla 
quota di iscrizione di lire dieci, al Cassiere del Comitato cav. 
A. Berti (Palazzo Foscari, Venezia). 

E riferendoci all' unito regolamento del Congresso, che 
il Comitato ordinatore ha votato, La preghiamo di gradire i 
nostri ossequi. 

Il Presidente 
A. PASCOLATO 

Il Sej;retario 
E. VIVA NT I 



Subito cominciarono ad affluire da ogni parte di Europa 
le adesioni, le quali aumentarono sensibilmente di numero 
quando, ottenuta 1' approvazione del Comitato permanente di 
Parigi al programma del Congresso, esso potè essere reso 
pubblico con la seguente circolare : 



- 10 - 



COMITATO ORDINATORE 

DEL 

CONGRESSO INTERNAZIONALE Venezia, Gennaio 1899 

PER I.'lNSEiiNAMKNTO COMMERCIALE 



VEN'EZIA. 1899 



Egregio Signore, 

Abbiamo 1' onore di accluderle il programma del Con- 
gresso internazionale per V insegnamento commerciale, che sì 
terrà a Venezia dal 4 all' 8 Mag;:,no p. v. — Questo programma 
ha avuto 1' approvazione del Comitato permanente dei Con- 
gressi per r insegnamento commerciale sedente a Parigi, e 
comprende gli argomenti che parvero più urgenti e più inte- 
ressanti. 

Tutti gli aderenti sono invitati a ])resentare, se credono, 
nel termine fissato dal Regolamento, brevi memorie sui vari 
temi. Queste memorie saranno pubblicate, integralmente o per 
sunto, negli atti del Congresso. 

Coincidendo 1' apertura del Congresso con quella della 
Esposizione artistica internazionale di Venezia, i congressisti 
potranno valersi delle speciali facilitazioni di viaggio concesse 
dalle Amministrazioni ferroviarie in tale occasione. 

Mentre portiamo ciò a cognizione dei molti che hanno già 
aderito al Congresso, rivolgiamo un caldo appello agli studiosi 
ed ai commercianti dei vari paesi, che non hanno ancora man- 
data la loro adesione, perche non ci neghino il contributo 
della loro personale cooperazione. 

Con tutta stima. 

Il Presidente 
A PASCOLATO 

11 Se^'relnrio 
F.. VI V A NTI 



— Il - 



PROGRAMMA 

del Congresso inteniazionale per V iììsegnaììiento 
commerciale, che si terrà a Venezia dal 4 
all' 8 Maggio 1899. 



I. 

Scopo, limiti ed ordinamento dell'istruzione com- 
merciale media o secondaria. Suoi rapporti con l' inse- 
i^namento primario generale e con quello commerciale 
superiore. 

II. 

Come debba essere regolato nelle scuole di com- 
mercio, tanto secondarie che superiori, l'insegnamento 
delle lingue straniere. 

III. 

Quali risultati abbia dato sin qui la cattedra di pra- 
tica commerciale (banco modello, bureau, ecc.) e quale 
debba ritenersi il miglior modo di ordinarla nelle scuole 
di commercio medie e superiori. 

IV. 

Utilità delle borse per la pratica commerciale all'e- 
stero e modo di conferirle. 

V. 

Rappresentanza dell'insegnamento commerciale noi 
Consigli superiori del commercio. 



— 12 — 

Insieme alle adesioni, giungevano alla Giunta numerose 
memorie sui vari temi proposti alle discussioni del Congresso, 
memorie che sono stampate alla fine di questo volume e che 
furono distribuite già separatamente ai signori Congressisti. 

La Giunta esecutiva, dopo avere fatto un assiduo lavoro 
di propaganda per richiamare 1' attenzione del pubblico sui 
suoi lavori e per attirare al Congresso il maggior numero 
possibile di studiosi e di uomini pratici, volle rendere piìi 
gradito il soggiorno a Venezia agli ospiti che essa convocava, 
e mediante il concorso cortese e premuroso del Municipio, 
della Camera di commercio di Venezia, dei conti Papadopoli 
e di S. E. il Ministro della pubblica istruzione, che qui tutti 
ringrazia, potè oltre un serio programma di lavori, organiz- 
zare alcuni divertimenti ed ottenere alcune agevolezze per i 
Congressisti^ cui ne diede notizia con la seguente comuni- 
cazione : 



CONGRESSO INTERNAZIONALE 

l'insegnamento commerciale Venezia, io Aprile 1899 

VENEZIA 4-8 MAGGIO 1899 



Egregio Signore^ 

Abbiamo 1' onore di prevenirla che la seduta inaugurale 
del Congresso avrà luogo Giovedì 4 maggio p. v. alle ore 
IO ant. nella Sala dei Pregadi in Palazzo Ducale. 

1 Signori Congressisti, presentando la loro tessera di 
iscrizione alla porta della sala, avranno accesso ai posti ad 
essi assegnati. 

I lavori del Congresso sono così distribuiti : 

Giovedì 4 Maggio ore io ant. Seduta inaugurale (abito nero 

e decorazioni). 
» » » » 2 pom. Seduta del Congresso. 

9 ant. Seduta del Congresso. 
2 pom. Seduta del Congresso. 
9 » Ricevimento alla Camera di 
commercio. 



Venerdì 


5 


)) 


» 


» 


» 


» 


» 


)) 


» 


» 


» 



Sabato 



Domenica 7 

» » 

Lunedì 8 



— 13 — 

Maggio ore 9 ant. Seduta del Congresso. 

» » I pom. Gita alle isole di Murano, Du- 

rano e Torcello, alla quale 
il Municipio di Venezia in- 
vita i signori Congressisti. 

» » 9 ant. Seduta del Congresso. 

» » 8 pom. Banchetto all'Albergo Vittoria. 



9 ant. Seduta del Congresso. 
3 pom. Seduta di chiusura del 
gresso. 



Con- 



Tutte le sedute, ad eccezione di quella d' apertura, sa- 
ranno tenute nel Museo merceologico della R. Scuola superiore 
di commercio. 

Per cortese concessione del Ministro della pubblica istru- 
zione e del Sindaco di Venezia, i signori Congressisti, dietro 
semplice presentazione della tessera, avranno, nei giorni del 
Congresso, libera entrata nelle RR. Gallerie, nel Palazzo Ducale 
e nel Museo Civico. 

Il Comitato ordinatore ha ottenuto che i seguenti alberghi : 
Grand Hotel, Hotel Royal Danieli, Hotel Bauer-Grùnvald, 
Hotel Victoria, Hotel de Rome et Pension Suisse, concedano ai 
signori Congressisti, che giustifichino tale loro qualità, il ribasso 
del IO °\o sui loro prezzi ordinari 

I signori Congressisti potranno fruire dei biglietti di an- 
data e ritorno a prezzi ridotti per Venezia, istituiti nell' occa- 
sione dell' Esposizione artistica internazionale, i quali sono 
vendibili in tutte le principali stazioni italiane e di confine. 
Tali biglietti hanno la validità di 5, 8, io, 15 e 20 giorni a 
seconda della distanza, e danno diritto all' ingresso all' Espo- 
sizione artistica internazionale durante tutti i giorni della loro 
validità. 

Con tutta stima, 



11 Presidente 
A. PASCOLATO 



1) Segretario 
E. VIVANTI 



14 — 



REGOLAMENTO per il CONGRESSO 



Art. I. — Il Congresso internazionale dell' insegnamento 
commerciale, si aprirà in Venezia il giorno 4 maggio 1899. e 
terrà le proprie sedute nel locale della R. Scuola superiore di 
commercio in Palazzo Foscari. 

Art. 2. — Saranno membri effettivi del Congresso coloro 
che avranno inviata la propria adesione al Comitato ordinatore 
entro il giorno 31 marzo 1899, versando la quota di dieci lire 
al Cassiere del Comitato cav. Alessandro Berti. I membri effet- 
tivi avranno diritto alle ]:)ubblicazioni del Congresso. 

Art. 3. — ^ I membri del Congresso riceveranno una tes- 
sera assolutamente personale. 

Art. 4. — Il programma dei lavori del Congresso verrà 
stabilito dalla Giunta esecutiva del Comitato ordinatore, e sarà 
comunicato a tutti gli aderenti almeno quattro mesi prima 
dell' apertura del Congresso. 

Art. 5. — Il Comitato ordinatore riceverà le relazioni 
sul programma fino due mesi prima dell' apertura del Con- 
gresso. Gli autori sono pregati di fornire notizie sull' ordina- 
mento attuale dell' insegnamento commerciale e di indicare le 
riforme da introdurvi. 

Art. 6. — La presidenza del Comitato ordinatore proce- 
derà all' inaugurazione del Congresso, il quale nominerà nella 
prima seduta la presidenza definitiva. Questa, eserciterà il pro- 
prio ufficio fino al termine del Congresso, fissando di volta in 
volta l'ordine del giorno delle sedute. 

Art. 7. — Le discussioni non daranno luogo a delibe- 
razioni. 

Art. 8. — Gli oratori potranno parlare in italiano, fran- 
cese, inglese e tedesco. Interpreti traduttori da queste due ul- 
time lingue assisteranno alle sedute. 

Art. 9. — Gli oratori non potranno parlare più di un 
quarto d'ora, né potranno riprendere la parola sullo stesso 
argomento senza il consenso dell'Assemblea. 

Art. IO. — .Soltanto i membri onorari ed effettivi del 
Congresso ed i delegati delle jjubbliche amininistrazioni avranno 
diritto di presentare relazioni e di ])rendere parte alle di- 
scussioni. 

Art. II. — Tutti i documenti, relazioni ecc. riguardanti 
il Congresso internazionale dell' insegnamento commerciale, 
dovranno venire indirizzati a Venezia, Palazzo Foscari. 



- li 



COMITATO ORDINATORE 



PRESIDENZA ONORARIA 

S. E. il Viceammiraglio conte Napoleone Canevaro, Ministro 
degli affari esteri ; 

S. E. r avv. comm. Alessandro Fortis, Ministro dell' agri- 
coltura, industria e commercio ; 

S E. il prof. comm. Guido Baccelli, Ministro della pubblica 
istruzione ; 

Conte comm. avv. Filippo Grimani, Sindaco di Venezia ; 

Prof. comm. Luigi Luzzatti, Deputato al Parlamento, già 
Ministro del tesoro ; 

Prof. comm. Francesco Ferrar;\, Senatore del Regno, primo 
Direttore della R. Scuola superiore di commercio in Ve- 
nezia, già Ministro delle finanze. 

PRESIDENTE EFFETTIVO 

Avv. comm. Alessandro Pascolato, Deputato al Parlamento, 
ff. di Direttore della R. Scuola superiore di commercio 
di Venezia, Presidente della Giunta di vigilanza del R. 
Istituto tecnico e nautico di Venezia. 

VICEPRESIDENTI 

Luigi Strauss, Presidente del Consiglio superiore dell' indu- 
stria e del commercio del Belgio e del Circolo degli 
antichi studenti dell' Istituto superiore di commercio di 
Anversa ; 

Giacomo Siegfried, membro del Consiglio superiore della istru- 
zione tecnica in Francia, Presidente dell' Unione fra le 
associazioni degli antichi studenti delle Scuole superiori di 
commercio di Francia ; 

LEO Saignat, già Presidente della Società filomatica di Bor- 



— 16 — 

deaux, professore di diritto, Presidente dei Congressi 

internazionali dell' insegnamento tecnico e commerciale 

del 1886 e del 1895; 
Dott. Riccardo Stegemann, Consigliere di Governo, Presi- 
dente della Società germanica per l'istruzione commerciale; 
Gilberto R. Redgrave, Ispettore capo del Dipartimento delle 

scienze e delle arti della Gran Brettagna ; 
Ulrico Schmidlin, Segretario di divisione pe- l'insegnamento 

commerciale al Dipartimento federale del commercio della 

Confederazione Svizzera ; 
Dott. BÉLA SCHACK, professore nell' Accademia commerciale 

di Budapest, già rappresentante del Governo Ungherese 

al Congresso • di Anversa ; 
Dott. Clotaldo Piucco, membro del Consiglio direttivo della 

R. Scuola superiore di commercio di Venezia. 

SEGRETARIO 

Cav. Eduardo Vivanti, commerciante, già professore nella 
R. Scuola superiore di commercio di Venezia, Vice-Presi- 
dente dell' Associazione degli antichi studenti della R. 
Scuola superiore di commercio di Venezia. 

MEMBRI 

Conte comm. Nicolò Papadopoli, Senatore del Regno, Pre- 
sidente del Consiglio direttivo della R. Scuola superiore 
di commercio di Venezia ; 

Avv. Luigi Armanni, professore nella R. Scuola superiore di 
commercio di Venezia : 

Avv. Prospero Ascoli, professore nella R. Scuola superiore 
di commercio di Venezia ; 

Dott. comm. Nicolò nob. Barozzi, direttore dei R. R. Musei ; 

Avv. cav. Bortolo Benedini, già deputato, Presidente del 
Consiglio direttivo della Scuola commerciale « Peroni » 
di Brescia ; 

Dott. comm. Guglielmo Berchet, segretario dell' Istituto ve- 
neto di scienze, lettere ed arti di Venezia ; 



— 17 — 

Cav. Alessandro Berti, segretario della R. Scuola superiore 
di commercio di Venezia ; 

Comm. Marco Besso, direttore delle Assicurazioni Generali 
di Venezia ; 

Cav. nob. Fabio Besta, professore nella R. Scuola superiore 
di commercio di Venezia ; 

Comm. Carlo Blumenthal, banchiere; 

Vittorio BòHMERT, professore nella R. Scuola tecnica supe- 
riore di Dresda ; 

Comm. Gherardo Callegari. direttore capo di divisione al 
Ministero di agricoltura, industria e commercio ; 

Cap. comm. Manfredo Caperio, presidente del Consorzio ita- 
liano per il commercio con V Estremo Oriente ; 

Cav. Enrico Castelnuovo, professore nella R. Scuola supe- 
riore di commercio di Venezia ; 

Avv. comm. Giuseppe Cerutti, già deputato, presidente del 
Consiglio Provinciale di Venezia ; 

Avv. comm. Antonio Chiereghin, presidente della Deputa- 
zione Provinciale di Venezia ; 

Avv. conte Giacinto Cibrario, già deputato, R. Commissario 
dell' Istituto intern^izionale italiano di Torino ; 

Comm. Giulio Coen, membro del Consiglio direttivo della R, 
Scuola superiore di commercio di Venezia ; 

Cav. Giovanni Conti, direttore della Banca d' Italia sede di 
Venezia ; 

Comm. prof. avv. Gualtiero Danieli, deputato al Parlamento, 
già professore nella R. Scuola superiore di commercio 
di Venezia ; 

Prof. cav. Goffredo di Crollalanza, ff. di direttore della R. 
Scuola superiore di commercio di Bari ; 

Comm. Giovanni di Demetrio, presidente della Scuola per 
agenti di commercio, membro del Consiglio di ammini- 
strazione della Scuola superiore di commercio Revoltella 
e dell' i. r. Accademia di commercio e nautica di Trieste ; 

Prof. cav. Giuseppe Fasce, deputato al Parlamento ; 

Comm. Carlo F. Ferraris, professore nella R. Università di 
Padova e nella R. Scuola superiore di commercio di 
Venezia ; 

2 



— 18 - 

Cav. Tommaso Fornari, professore nella R. Scuola superiore 
di commercio di Venezia ; 

Dott. Antonio Fradeletto, professore nella R. Scuola supe- 
riore di commercio di Venezia ; 

Avv. comm. Secondo Frola, deputato al Parlamento, già 
Ministro delle poste e telegrafi, presidente del R. Museo 
industriale italiano di Torino ; 

Th. 1 Iabenicht, membro della Camera di commercio e del Con- 
siglio direttivo della Scuola superiore di commercio di Lipsia; 

Eduardo J. James, professore nella Università di Chicago 
(Illinois) ; 

Cav. Arturo Kellner, segretario generale delle Assicura- 
zioni generali di V^enezia ; 

Primo Lanzoni. professore nella R. Scuola superiore di com- 
mercio di Venezia, presidente della Associazione degli 
antichi studenti della R. Scuola superiore di commercio 
di Venezia ; 

Comm. Ettore Levi Della Vida, vice-direttore della Banca 
d' Italia ; 

Cav. Achille Loria, professore nella R. Università di Padova ; 

Avv. prof. comm. Luigi Lucchini, deputato al Parlamento, 
consigliere di Cassazione, già professore nella R. Scuola 
superiore di commercio di Venezia ; 

Cav. prof. Ottorino Luxardo, preside del R. Istituto tecnico 
e nautico di Venezia ; 

Avv. Arrigo Macchioro ; 

Cav. Aldo Majani, rappresentante la Camera di commercio 
ed arti di Bologna ; 

Avv. cav. Eugenio Maxfrin, assessore municipale, membro 
della Giunta di vigilanza dell' Istituto tecnico e nautico 
di Venezia ; 

Avv. cav. Renato Manzato, professore nella R. Scuola suj^e- 
riore di commercio di Venezia ; 

Dott. R. Maresch, Consigliere di Governo, primo segretario 
della Camera di commercio di Vienna ; 

Cav. Tullio Martello, professore nella R. Università di 
Bologna, già professore nella R. Scuola superiore di 
commercio di Venezia ; 



— 19 — 

Cav. Tito Martini, professore nella R. Scuola superiore di 
commercio di Venezia ; 

Prof. Lotario Martini, segretario dell'Associazione degli antichi 
studenti della R. Scuola superiore di commercio di Venezia; 

Cav. Carlo Muller, professore nella R. Scuola superiore di 
commercio di Venezia ; 

Cav. Cesare Palopoli, capo sezione al Ministero di agricol- 
tura, industria e commercio ; 

Giuseppe Paoletti, professore nella R. Scuola superiore di 
commercio di Venezia ; 

Conte Federico Pellegrini, professore nel R. Istituto tecnico 
e nautico, assessore per la pubblica istruzione del Mu- 
nicipio di Venezia ; 

Cav. Gino Pertile, commerciante ; 

Percy Pinkerton, professore nella R. Scuola superiore di 
commercio di Venezia ; 

Cav. Giorgio Politeo, professore di liceo e di istituto tecnico ; 

Presidente della Camera di commercio ed arti di Belluno ; 



» 


Bergamo ; 


» 


Bologna ; 


» 


Firenze; 


» 


Milano ; 


» 


Padova, 


» 


Palermo ; 


» 


Rovigo; 


» 


Torino ; 


» 


Treviso; 


» 


Udine; 


V 


Verona ; 


» 


Vicenza; 



Cav. Carlo Ratti, commerciante; 

Cav. Adolfo RavÀ, Direttore dell' Istituto Ravà di Venezia; 

Comm. Giacomo Ricco, membro del Consiglio direttivo della 

R. Scuola superiore di commercio di Venezia; 
Prof. cav. Angelo Roncali, direttore della R. Scuola superiore 

di applicazione agli studi commerciali di Genova: 
Dott. comm. Riccardo Selvatico, deputato al Parlamento; 
R. Sonndorfer, consigliere di Governo, Vienna ; 



— 20 — 

Prof. P. Stefanelli, direttore della Scuola tecnica commer- 
ciale Leon Battista Alberti di Firenze; 

Comm. Bonaldo Stringher, consigliere di Stato; 

Comm. Giorgio Suppiei, presidente della Camera di commer- 
cio ed arti di Venezia; 

Avv. Sebastiano Tecchio, deputato al Parlamento; 

Conte comm. Avv. Lorenzo Tiepolo, deputato al Parlamento ^ 

Cav. Paolo Toma, direttore della Banca Veneta di depositi e 
conti correnti; 

Cav. Ferruccio Truffi, professore nella R. Scuola superiore 
di commercio di Venezia; 

Cav. Enrico Tur, professore nella R. Scuola superiore di com- 
mercio di Venezia; 

Avv. comm. Vittorio Vanzetti, consigliere di Corte d'appello 
membro del Consiglio direttivo della R. Scuola superiore 
di commercio di Venezia; 

Prof. Domenico Vedovati, commerciante, già professore nella 
Scuola industriale di Carrara; 

Dott. Carlo Zehden, consigliere di Governo, Vienna. 



GIUNTA ESECUTIVA 



Presidente — Avv. comm. Alessandro Pascolato. 
Vice-presidente — Dott. Clotaldo Piucco. 
Membri — Avv. cav. Bortolo Benedini. 

Cav. Alessandro Berti, Cassiere-Economo. 

Prof. cav. Enrico Castei.nuovo. 

Comm. Giulio Coen, 

Prof. cav. Tomaso Fornari. 

Prof. cav. Ottorino Luxardo. 

Prof. cav. Renato Manzato. 

Prof. cav. Carlo MIjller. 

Prof. cav. Eduardo Vi vanti. Segretario. 



— 21 — 



DELEGATI DEI GOVERNI 



DELEGATI DEL GOVERNO ITALIANO 

€onim. ìivv. Alessandro Pascolato — deputato al Parla- 
mento, ff. di direttore della R. Scuola superiore di Com- 
mercio di Venezia. 

€omm. ing". Oreste Lattes — ispettore delle industrie al 
Ministero d'agricoltura, industria e commercio. 

DELEGATI DEI GOVERNI ESTERI 

AUSTRIA 

Milosch Fescll — segretario referente del Dicastero per gli 
studi commerciali al Ministero dell' istruzione pubblica. 

Dott. Carlo Zellden — consigliere di Governo, ispettore al 
Ministero dell'istruzione pubblica. 

BELGIO 

Ing. Eugenio Rombaut — ispettore generale dell' industria 
e dell' insegnamento industriale e professionale al Mini- 
stero dell' industria e del lavoro. 

Ing. Paolo WauterS — ispettore dell' industria e dell' inse- 
gnamento industriale e professionale al Ministero dell'in- 
dustria e del lavoro. 

DANIiMARCA 

Dott. H. L. Moller — direttore della Scuola superiore di 
commercio di Copenhagen. 

FRANCIA 

Luigi Bouquet — direttore dell'insegnamento tecnico al Mi- 
nistero del commercio. 



22 

P. .Jac(ilieill.*irt — ispettore generale dell' insegnamento tecnico 
al Ministero del commercio. 

31. Teissiei* — referendario al Consiglio di Stato, Cajìo di 
Gabinetto del Ministro delle Colonie. 

Carlo Bayct — direttore dell' insegnamento primario al Mi- 
nistero dell' istruzione pubblica. 

Felice 3Iartel — ispettore generale al Ministero dell' Istru- 
zione pubblica. 

GRAN BRETTAGNA 

Capitano Guglielmo Abuey de Wioeleslie — direttore 
per le scienze al Dipartimento delle Scienze e delle Arti. 

Gilberto R. Redgrave — ispettore capo del Dipartimento 
delle Scienze e delle Arti, 

I. King — Ispettore capo delle scuole. 

GRECIA 

Conte Tipaldo Foresti Panagino — console di Grecia a 
Venezia. 

NORVEGIA 

Pl'Of. Carlo Polaczèk — direttore del Ginnasio commerciale 
di Cristiania, 

OLANDA 

C. Pijnacker Hordijk — membro della seconda Camera degli 
Stati Generali, già governatore generale delle Indie neer- 
landesi, presidente d eli' Associazione nazionale olandese 
per r insegnamento commerciale. 

Dott. P. Tjeenk Willink — segretario di direzione della 
manifattura di fermento e di alcool Van Marken a Delft, 
segretario dell' Associazione nazionale olandese per 1' in- 
segnamento commerciale. 

PORTOGALLO 
GioacliijlO De Araujo — console del Portogallo a Genova. 



— 23 — 

RUSSIA 

S. E, Simone Grigoriew — consigliere di Stato attuale, 
ispettore generale dell' insegnamento commerciale al Mi- 
nistero delle finanze. 

Dott. Alessandro Timofeef -- professore nella Scuola di 
commercio di IMetroburgo, delegato della Cancelleria par- 
ticolare di S. M. r Imperatore di Russia, per gli Istituti 
dell' Imperatrice Maria. 

SPAGNA 

Gonzalo Reparàz — redattore del giornale « El Espanol » 
di Madrid. 

SVEZIA 

Dott. Axel Anders Ramm — capo della Corte dei conti 
della città e segretario della Società della Borsa di Goteborg. 

SVIZZERA 

Dott. Ulrico Schmidlin — segretario di divisione per l'in- 
segnamento commerciale nel Dipartimento dell' industria, 
del commercio e dell' agricoltura. 

UNGHERIA 

Dott. Béla Scliack — professore nell'Accademia commerciale 
di Budapest. 



N. B. — Hanno aderito anche i governi della Repubblica 
Argentina e del Lussemburgo, ma non hanno mandato al Con- 
gresso i loro delegati. 



24 



ADERENTI AL CONGRESSO 



Accademia commerciale di Innsbruck Innshruck 

» » di Zurigo — rappresentata dal 

suo Direttore prof. F. Beintsch Ziirigo 

Adler Dott. A. — ■ ff, di direttore della Scuola pubblica 

di commercio di Lipsia Lipsia 

Agostini Giacinto — agente di commercio e di assicura- 
zioni, Calle larga S. Marco, 370 A. Venezia 

Ahlstrom Axel — Direttore dell' Istituto commerciale di 

Goteborg Goteborg 

Ajò cav. Giulio — negoziante, vice-presidente della Ca- 
mera di commercio, presidente dell'Unione degli eser- 
centi di Venezia, rappresentante della Società gene- 
rale tra negozianti ed industriali di Roma, Venezia 

Albini cav. Giovanni, presidenre della Camera di commer- 
cio ed arti di Bergamo Bergamo 

Alessio cav. Giulio — avvocato, professore nella R. Uni- 
versità di Padova, deputato al Parlamento Padova 

Alfieri Vittorio, professore di ragioneria Per^igia 

American (the) Cotton 0." Hàvre 

Andreis cav. Ettore — delegato della Conceria-Scuola. 

via Aosta, 7 Torino 

Annoni conte comm. Aldo — senatore del Regno, presi- 
dente della Cassa di risparmio delle Provincie Lom- 
barde Milano 

Ara cav. Carlo — segretario sostituto delle Assicurazioni 

generali Venezia 

Arbib cav. Salvatore — industriale Venezia 

Arcoleo comm. Giorgio — professore, deputato al Par- 
lamento, già sottosegretario di Stato Napoli 

Ardizzone cav. Alessandro — consigliere e rappresen- 
tante della Camera di Commercio di Palermo Paleryno 

Aria conte Alfonso — presidente della Camera di Com- 
mercio ed arti di Bologna Bologna 



— 2Ó — 

Arlotta Enrico — presidente dell' Associazione com- 
merciale e industriale, Galleria Umberto, 27 Napoli 
Arilianni aw. Luigi — professore di diritto nella R. 
Scuola superiore di commercio di Venezia, Rio terrà 
della Carità, 981 Venezia 
Ascarelli rag. Pellegrino — rappresentante della Associa- 
zione commerciale, industriale e agricola romana Roma 
Ascoli avv. Prospero — professore nella R. Scuola su- 
periore di commercio di Venezia, rappresentante la 
Rivista di diritto internaz. e di legislazione comparata 
di Napoli — S. Stefano, calle del Pestrin, 3522 Venezia 
Associazione degli antichi allievi della Scuola degli alti 

studi commerciali — Boul. Malesherbes, 108, Parigi 
» dei commercianti ed industriali — Galleria Um- 

berto 2/ p. p. Napoli 

» fra gli antichi studenti della R. Scuola superiore 

di commercio di Venezia — rappresentata dal 
suo presidente prof. Primo Lanzoni Vcìiezia 

)) commerciale industriale agricola romana — Pa- 

lazzo Ferrajoli — rappresentata dal cav. Felice 
Santini, deputato al parlamento e dai signori 
Bozza Luigi, segretario, e rag. Pellegrino Asca- 
relli, vice-segretario, Roma 
» nazionale federativa fra gli insegnanti addetti 
all' istruzione tecnica — rappresentata dal prof. 
A. Emilio Romegialli Roma 
y, generale italiana di M. S. fra viaggiatori di 
commercio — rappresentata dal ragioniere Gio- 
vanni Riva Milano 
» degli antichi studenti della Scuola Superiore di 
Commercio di Parigi — rappresentata dal suo 
presidente ing. A. Renouard Parigi 
» del commercio e dell' industria di Grenoble — 
rappresentata dal suo presidente sig. P. Lacroix 

Grenoble 
» germanica per l'educazione commerciale di Brun- 

swick — rappresentata dal suo presidente dott. 
Riccardo Stegemann Brnnswick 



— 26 — 

Avog'JKlro conte Giovanni Andrea — avvocato, S. Sil- 
vestro, 1 1 1 8 Vette zia 

Baccelli comm. dott. Guido — professore, ministro della 

pubblica istruzione, deputato al Parlamento Roma 

BflleilZcilIO avv. comm. Nicola — deputato al Parla- 
mento, già sottosegretario di Stato, presidente del 
Consiglio direttivo della R. Scuola superiore di com- 
mercio di Bari Bari 

Baratz S. M. — ragioniere, via Galernaja, 20 Pietroburgo 

Barbieri Ferruccio — ragioniere-capo delle Acciaierie di 

Terni Terni 

Barbon Apollo G. — negoziante, Maddalena, 2370 Vetiezia 

Bardelli prof. Giuseppe — preside del R. Istituto tecnico 

di Milano Milano 

Barozzi nob. comm. Nicolò — direttore dei RR. Musei, 

S. Fosca / enezia 

Bartole Nicolò — segretario della Banca popolare di 

Trieste Trieste 

Bartos Filippo — professore nell' Accademia orientale 

di commercio, via Alkosmany, 1 1 Budapest 

Basevl cav. Giuseppe — negoziante, deputato al Parla- 
mento austriaco Trieste 

Bayet Carlo — direttore dell' insegnamento primario al 
Ministero dell' Istruzione pubblica, e delegato del go- 
verno della Repubblica francese Parigi 

Beitsch dott. Ferdinando — direttore dell' Accademia 

commerciale di Zurigo Zuj'igo 

Bellini Arturo — commerciante, rappresentante il Muni- 
cipio di Cornacchie Cornacchia 

Bellini Clitofonte — professore nel R. Istituto tecnico 
Carlo Cattaneo di Milano, rappresentante 1* Unione 
Cooperativa di Milano — via Ausonio, 6 Milano 

Bénard Carlo — segretario e rappresentante della Società 

filomatica di Bordeaux Bordeaux 

Benedetti Domenico — professore di ragioneria e com- 
putisteria, delegato del R. Istituto tecnico e della R. 
Scuola tecnica di Mantova, via Tito Speri, 20 Mantova 

Benedini cav. Bortolo — avvocato, già deputato al Parla- 



— 21 - 

mento, presidente del Consiglio direttivo della Scuola 
commerciale Peroni di Brescia Brescia 

Bennion J. A. — direttore dell' Istruzione tecnica e rap- 
presentante del Consiglio della Contea di Lancashire Preston 

Beiioit-Geriliain Ernesto — ispettore dipartimentale del- 
l' insegnamento tecnico, membro del Consiglio supe- 
riore dell' insegnamento tecnico, segretario tesoriere 
della Camera di commercio di Nìmes Nwies 

Bensa Enrico — avvocato, professore nella R. Scuola su- 
periore di commercio di Genova, Via S. Bernardo, 19 

Geyiova 

Borardi prof. Domenico — preside del R. Istituto Tecnico 

di Reggio di Calabria Reggio di Calabria 

Berchet comm. Federico — ingegnere architetto, diret- 
tore dell' Ufficio regionale per la conservazione dei 
monumenti del Veneto, campo della Tana, Venezia 

Berchet comm. dott. Guglielmo — segretario del R. Isti- 
tuto veneto di scienze, lettere ed arti, S. Marina, Venezia 

Bergamo Eduardo — vice - presidente della Camera di 

commercio italiana di Buenos Aires Buenos Aires 

Bergauer Francesco — direttore della Prima pilatura di 
riso, membro della Camera di commercio e d' indu- 
stria, via S. Spiridione Trieste 

Bernardi Valentino. — professore di ragioneria nel R. 

Istituto tecnico di Bologna Bologna 

Bernhardi Ernesto — sindaco della Camera di commer- 
cio di Dortmund Dortmund ( West/alia) 

Berni rag. prof. Archinto — segretario e rappresentante 

della Camera di Commercio di Mantova Mantova 

Berselli M. e C.° — industriali, via Bossi 2. Milano 

Berti cav. Alessandro — segretario economo della P.. 

Scuola superiore di commercio di Venezia Venezia 

Bertoldi comm. Antonio — avvocato, deputato al Parla- 
mento Portogruarc 

Bertolini Angelo — professore nella R. Scuola supe- 
riore di commercio di Bari, via Carruba, 31 Bari 

Bertolini aw. comm. Pietro — deputato al Parlamento, 

già sottosegretario di Stato Venezia- 



— 28 — 

BeSSO gr. uff. Marco — direttore delle Assicurazioni Ge- 
nerali Venezia 

Besta nob. cav. Fabio — professore nella R. Scuola su- 
periore di commercio di Venezia, presidente del Col- 
legio dei Ragionieri Venezia 

Biasiutti Antonio — professore nell'Istituto tecnico Bolzo- 
ni, docente nella R, Università di Padova, S. Anna, 
1582 Padova 

Biffi Antonio — fabbrica acidi e prodotti chimici, Via 

Paleocapa, 2 Milano 

Binda A. e C.° — fabbricanti di carta, Corso di Porta 

Romana, 122 Milano 

Bisleri Felice e C/' — industriali. Via Savona, 16 Milano 

Bizio comm. Leopoldo — avvocato, console dei Paesi 

Bassi e del Brasile a Venezia Venezia 

Bloch Gilberto — professore Bienne 

Blondel Giorgio — professore alla Scuola degli alti studi 
commerciali, delegato della Società di geografia com- 
merciale di Parigi e dell' Assoc. fra gli antichi allievi 
della Scuola degli alti studi commerciali di Parigi Parigi 

Blunienthal comm. Carlo — banchiere Venezia 

Bocciolone Carlo — via Bracka, 17 Varsavia 

Bolimert littorio — professore nella Scuola tecnica 

superiore di Dresda Dresda 

Boissevain E. H. Carlo — 42, RoL-mer Visscherstraat 

Anisterdayn 

Bolaffto connm. Leone — professore ordinario di diritto 

commerciale nella R. Università di Bologna Bologna 

Bombardella Bernardino — vice segretario della Venice 

Hotels L.'^ Venezia 

Bombardella Giambattista — segretario della Peninsu- 

lar and Orientai S. N. Company Veìiezia 

Bonacossa cav. Giuseppe — industriale, deputato al Par- 
lamento, Via Brisa 3 Milano 

Boni Raimondo — capo-ragioniere delle Assicurazioni 

generali Venezia 

Bontempi prof. Giacomo — segretario del dipartimento 

della pubblica istruzione del Canton Ticino Bellimona 



— 29 — 

Borra Luigi — segretario e rap[)resentante dell'Associa- 
zione commerciale, industriale, agricola romana Roma 

Bosio avv. Edoardo — direttore della Rivista delle pri- 
vative industriali. Via Genova, 27 Torino 

Bosio Luigi — - agente di cambio. Piazza di Piotra, 63 Roma 

Bottoni prof cav. Carlo — consigliere della Camera di 

commercio di Ferrara Ferrara 

Bouclicr Alfredo — deputato, già ministro del commercio 

Parigi 

Bouquet Luigi — direttore dell'insegnamento tecnico al 
Ministero del commercio, rappresentante il Ministero 
del commercio della Repubblica Francese, rue de 
Bruxelles, 18 bis Parigi 

Braidcl cav. Tito — procuratole generale dei Conti Pa- 

padopoli Venezia 

Uralica comm. Ascanio — deputato al Parlamento, già 

ministro dei lavori pubblici e delle firanze Roma 

Branca fratelli — industriali, via Broletto, 35 Milano 

Briiucr Francesco Ignazio — professore di lingua e let- 
teratura tedesca, Via San Bernardino, 3347 Padova 

Brunotti Antonio — professore di lettere italiane, diret- 
tore della R. Scuola tecnica Lendiyiara 

Bruzzo dott. Giuseppe — professore all' Istituto tecnico 

di Bologna Bologna 

Buicke cav. Augusto — armatore, giudice del Tribunale 
di commercio, membro del Consiglio superiore della 
industria e del commercio del Belgio Anversa 

Bunzel Gustavo — negoziante Trieste 

Bussolin cav. Pietro — industriale Ve7iezia 

Calapaj cav. Pietro — presidente della Camera di Com- 
mercio ed arti di Messina Messina 

Callegari comm. Gherardo — direttore capo di divisione 

al Ministero di agricoltura industria e commercio Ro7?ia 

Calzavara prof. Carlo — Fondamenta della Misericordia 

Veiiezia 

Cambray-Digny conte Tommaso — avvocato, deputato 

al Parlamento Firenze 



— 3) — 

Camera di commercio ed arti di Alessandria — rappre- 
sentata dal suo presidente cav, Carlo Michel Alessayidria 
Camera di commercio ed arti di Ancona — rappresen- 
tata dal cav. prof Eduardo Vivanti Aiicoyia 
Camera di commercio ed arti di Bari — rappresentata 

dal prof. Enrico De Montel Bari 

Camera di commercio ed arti di Pielluno Belluno 

Camera di commercio ed arti di Bergamo Bergamo 

Camera di commercio ed arti di Bologna — rappresen- 
tata dal consigliere cav. Aldo Majani Bologna 
Camera di commercio ed arti di Brescia — rappresen- 
tata dal consigliere avv. cav. B. Benedini Brescia 
Camera di commercio ed arti di Caserta Caserta 
Camera di conni ;ercio ed arti di Catania Catania 
(/amera di commercio ed arti di Cremona — - rappresen- 
tata dal prof. Eudimio Spezia Cremona 
Camera di commercio ed arti di Cuneo Cniieo 
Camera di commercio ed arti di Ferrara — rappresen- 
tata dal suo presidente cav. C. Pirani e dal consi- 
gliere prof. cav. C. Bottoni Ferrara 
Camei'H di commercio ed arti di Firenze Firenze 
Camera di commercio ed arti di Livorno — rappresen- 
tata dal suo presidente cav. Oscar Dalgas Livorno 
Camera di commercio ed arti di Lucca — rappresentata 

dal suo presidente cav. Cesare Spada Ceccani Lucca 

Camera di commercio ed arti di Mantova — rappresen- 
tata dal cav. rag. V. Crovetti, vice-presidente e dal 
rag. prof. A. Berni, segretario Mantova 

Camera di commercio ed arti di Messina — rappresen- 
tata dal suo presidente cav. Pietro Calapaj Messina 
Camera di commercio ed arti di Milano Miluìio 
Camera di commercio ed arti di Modena, rappresen- 
tata dal suo presidente cav. Giuseppe Ravenna Modeìia 
Camera di commercio ed arti di Napoli — rappresentata 

dal cav. Vittorio Pivctta Napoli 

Camera di commercio ed arti di Padova Padova 

Camera di commercio ed arti di Palermo — rappresen- 
tata dal consigliere cav. Alessandro Ardizzone Palermo 



— 31 — 

Camera di commercio ed arti di Parma — rappresentata 

dal suo presidente cav. Enrico Chiavelli Parma 

Camera di commercio ed arti di Pavia — rappresentata 

dal prof. cav. Tommaso Fornari Pavia 

Camera di commercio ed arti di Piacenza - rappresen- 
tata dal suo i^rcsidente cav. Salvatore Ghezzi Piacenza 

Camera di commercio ed arti di Pisa Pisa 

Camera di commercio ed arti di Ravenna — rappresen- 
tata dal suo presidente comm. Ruggero F'abri Rave?ma 

Camera di commercio ed arti di Reggio Emilia — rap- 
presentata dal suo presidente cav. Giuseppe Menada 

Reggio Emilia 

Camera di commercio ed arti di Rovigo — rappresen- 
tata dal consigliere cav. Dante Marchiori Rovigo 

Camera di commercio ed arti di Siena e Grosseto, rap- 
presentata dal comm. Giorgio Suppiej Sie7ia e Grosseto 

Camera di commercio ed arti di Torino — rappresentata 

dal consigliere on. avv, comm. Teofilo Rossi Torino 

Camera di commercio ed arti di Treviso Treviso 

Camera di commercio ed arti di Udine — rappresen- 
tata dal suo presidente cav. Antonio Masciadri Udine 

Camera di commercio ed arti di Venezia — rappresen- 
tata dal suo presidente comm. Gioi-gio Suppiej Venezia 

Camera di commercio ed arti di Verona — rappresen- 
tata dal suo vice-presidente cav. rag. Achille Cuzzeri e 
dal suo segretario s:g Dino Cerutti Verona 

Camera di commercio ed arti di Vicenza — rappresen- 
tata dal consigliere sig. Giuseppe Marchetti e dal se- 
gretario prof. Vittorio Meneghelli Vicenza 

Camera di commercio ed arti italiana di Buenos Aires, 
rappresentata dal cav. prof. Renato Manzato di Ve- 
nezia Buenos Aires 

Camera di commercio ed arti italiana di Costantinopoli 

Costaìitinopoli 

Camera di commercio di Anversa — rappresentata dal 

suo presidente sig. Carlo Corty Anversa 

Camera di commercio di Berlino — rappresentata dal suo 

segretario dott. Enrico Soetber Berlino 



32 — 



Camera di commercio di Blackburn — rappresentata dal 

signor F. Hibbert Blackburn 

Camera di commercio di Birmingham — rappresentata 

dal sig. John H. R. Meyer Birmighnam 

Camera di commercio di Bonn — rappresentata dal suo 

segretario dott. Ulrich Bonn 

Camera di commercio di Breslavia Breslavia 

Camera di commercio di Charleroi — rappresentata dal 

suo presidente sig. Valerio Mabille Charleroi 

(/amera di commercio di Chemnitz — rappresentata dal 

suo segretario dott. G. A. Herrl Chenuiitz 

Camera di commercio di Dortmund — rappresentata dal 

suo sindaco sig. Ernesto Bernhardi Dortìmind 

Camera di commercio di Francoforte sul Meno — rap- 
presentata dal cav. Alfredo di Neufville presidente, 
dal signor Fritz Gans membro, e dal dott, Hatschek, 
sindaco della medesima Francoforte sul Meno 

Camera di commercio di Kilburn — rappresentata dal 

sig. Henry F. Hibbert Kilburn 

Camera di commercio di Liegi Liegi 

Camera di commercio di Lijjsia — rappresentata dai si- 
gnori Th. Habenicht consigliere e dott. G. Gensel se- 
gretario Lipsia 

Camera di commercio di Liverpool — rappresentata dai 

signori P. J. Hemelryk e Thomas Snape Liverpool 

Camera di commercio di Nìmes Nìmes 

Camera di commercio di Parigi — rappresentata dal 

signor V. Hugot, consigliere Parigi 

Camera di commercio di Plauen — rappresentata dai 
signori L. Uebel, vice-presidente e dott. Dietrich, 
segretario Plauen 

Camera di commercio di Strasburgo — rappresentata 

dal suo presidente signor Carlo Eissen Strasburgo 

('amera di commercio di Tolosa Tolosa 

Camera di commercio di Trieste — rappresentata dal 

deputato di Borsa comm Giovanni di Demetrio Trieste 

Camera di commercio di Vienna — rappresentata dal 

segretario dott. Eugenio Schwiedland Vieìina 



— 33 - 

Camera di commercio di Wiesbaden — rappresentata dal 

consigliere dottor Herbot Wiesbaden 

Caniperio capitano comm. Manfredo — presidente del 
Consorzio pel commercio dell' Estremo Oriente, e 
presidente fondatore della Società di esplorazione 
commerciale Santa di Mo7iza 

Canale Domenico Ettore — professore nel R. Istituto 

tecnico di Firenze, Via Ghibellina, 105 Firenze 

Canali aw. cav. G. B. - — segretario della Camera di 

commercio di Venezia Venezia 

Candiani àott. cav. Carlo — notaio, consigliere comu- 
nale Vejiezia 

Canella comm. Costantino — R Avvocato erariale. Ca- 
stello, 3565 Venezia 

Canevaro conte comm. Napoleone — vice- ammiraglio. 

ministro degli affari esteri, senatore del Regno Roma 

(^'cHlZOneri Francesco — professore di chimica e mer- 
ceologia nella Scuola superiore di commercio di Bari, 
Piazza Roma, 34, Casino Columbo Bari 

Cappuccini Nazzareno — professore di computisteria alla 

R. Scuola tecnica di Siena, Via Cavour, 24 Siena 

Carabellese prof. Francesco — professore ordinario di 
storia del commercio e dijìlomatica nella R. Scuola 
superiore di commercio di Bari Bari 

Carminati prof. cav. Temistocle — R. Ispettore scola- 
stico, Ss. Apostoli, 4654 Veìirzia 

Carnazza-Amari comm. Giuseppe — avvocato, profes- 
sore di diritto internazionale, senatore del regno, pre- 
sidente della Giunta di vigilanza dell' Istituto tecnico 
di Catania, Via San Tomaso, 25 Catania 

Carpi ing. comm. Leonardo — via della Croce, 87 Roma 

Casale Pietro — - professore supplente nella R. Scuola di 

Commercio di Venezia, S. Pantaleone 14 13, Venezia 

Caser prof. Antonio — amministratore e pubblicista, 

S, Fantino, Ramo Minelli Venezia 

Cassa di risparmio della Provincie Lombarde, Milayw 

CastolnuovO cav. Enrico — professore nella R. Scuola 

superiore di commercio di Venezia Venezia 



— 34 — 

Cavalli prof. rag. Carlo — condirettore della Scuola di 
ragioneria e commercio Cavalli e Conti. Via San 
Maurilio, 21 Milaìio 

Cavazzana prof. Romeo — ragioniere, S. Marco, calle 

Specchieri, 653 Venezia 

(^ederna Antonio — industriale, via Olmetto Milano 

Ceiltlior Roberto - — negoziante, presidente del Circolo 

di studi commerciali di Verviers Verviers 

Ceresa comm. Pacifico — industriale, membro del Con- 
siglio direttivo della R. Scuola superiore di com- 
mercio in Venezia, già presidente della Camera di 
commercio di Venezia Venezia 

Cerniti Dino — segretario e rappresentante della Ca- 
mera di Commercio di Verona Veroìia 

Cerutti comm. Giuseppe — avvocato, presidente del 
Consiglio Provinciale di Venezia, già deputato al Par- 
lamento Veyiezia 

Cevasco rag. Ferruccio — rappresentante di case estere e 
professore aggiunto di banco-modello nella R. Scuola 
superiore di commercio di Genova. Via Luccoli, 17 Genova 

Chiavelli cav. Enrico — presidente della Camera di 
commercio di Parma, direttore della Banca popolare 
cooperativa parmense Parma 

Chieregllill comm. Antonio — avvocato, presidente della 

DeputiHzione provinciale di V^enezia Venezia 

Chiesa comm.. Michele — deputato al Parlamento, Corso 

Vittorio Emanuele, 91 Torino 

Ciabò prof. cav. Giorgio — preside del R. Istituto 

tecnico di Bergamo Bergg,mo 

Ciaceri comm. Michele — deputato al Parlamento, Modica 

Cibrario conte Giacinto — già deputato al Parlamento, 
R. commissario dell' Istituto internazionale italiano 
di Torino Torino 

Circolo degli antichi studenti dell' Istituto superiore di 
commercio di Anversa — rappresentata dal suo pre- 
sidente sig. Luigi Strauss Anversa 

Circolo di studi commerciali di Verviers — rappresentato 

dal suo presidente sig. R. Centner Verviers 



35 — 



Coen comm. Giulio — membro del Consiglio Direttivo 

della R. Scuola Superiore di Commercio, Venezia 

Coen Giuseppe Ben. — negoziante, consigliere delegato 

della Società veneziana di navigazione a vapore Venezia 
Coen ROCCU Guido — possidente, S. Samuele, Palazzo 

Malipiero 3201, Venezia 

Coletti Augusto — commerciante Venezia 

Corainotto Arrigo — Capo sconti al Banco Italiano del 

r Uruguay Montevideo 

Comitato per l'istruzione tecnica del Consiglio della Contea 

di Derbyshire Derby 

» per r istruzione tecnica del Consiglio della Contea di 
Lancashire, rappresentato da Thomas Snape e W. Lees 
Me. Clure, aldermanni, da Norval W. Helme e H. 
F. Hibbert, consiglieri, e da I. A. Bennion M. A. M. 
Se. direttore dell' Istruzione tecnica Preston 

» per r istruzione tecnica del Consiglio della Contea 

di Surrey, rappresentato dal sig. E. HuU, Redhill 

Conceria-scuola — rappresentata dal cav. E. Andreis 

Torino 
Conig'liani dott. Carlo — professore nella R, Università 

di Modena Afodetm 

Consiglio di Stato del Cantone di Neuchàtel rappresen- 
tato dal prof. C. Gaille Neuchàtel 
Conti prof rag. Emilio — condirettore della Scuola di 
commercio e ragioneria Cavalli e Conti, Via San 
Maurilio, 21 Milano 
Conti cav. dott. Giovanni — direttore della Banca d'Italia 

sede di Venezia Venezia 

Cortv Carlo — negoziante, membro del Consiglio supe- 
riore dell' industria e del commercio, giudice al Tri- 
bunale di Commercio, presidente della Camera di 
conmiercio di Anversa Ayiversa 

Coppino comm. Michele — deputato al Parlamento, già 
Presidente della Camera dei deputati, già Ministro 
della Pubblica istruzione Alba 

Coquentin A. — professore onorario e delegato dell' Isti- 



- 35 



tuto commerciale di Parigi, Rue Victor Hugo, 136 

Bois Colombes {Seine} 

Costantini comm. Settimio — professore, deputato al 
Parlamento, sottosegretario di Stato al Ministero del- 
l' Istruzione pubblica, Roma 

CottJlfavi comm. Vittorio — avvocato, deputato al Par- 
lamento Correggio- 

Cottin Agostino — impiegato all' Archivio di Stato 

V enezia 

Crovdtti cav. rag. Vito — vice-presidente e rappresen- 
tante della Camera di Commercio di Mantova, Mantova 

Ouratorio per il corso biennale di scienze commerciali 
annesso alla R. Scuola tecnica superiore di Aquisgra- 
na, rappresentato dal Prof. Dott. van der iJoeght 

Aqìusgrana 

Cuzzeri cav. rag. Achille — vice-presidente e ra[)presen- 

tante della Camera di Commercio di Verona Vero?ia 

Czorzj' E[)aminonda D. — commerciante, membro della 
Camera di commercio e d' industria di Trieste, via 
Carciotti Trieste 

Dalgas cav. Oscar — presidente della Camera di com- 
mercio di Livorno. Via Banca, 2 Livorno 

Dall'Armi cav. Tomaso — direttore dell' Amministrazione 

Collalto, Castello di S. Salvatore Susegana 

Dalla Volta Riccardo — professore nel R. Istituto di 
scienze sociali e nella Scuola commerciale Leon Bat- 
tista Alberti Firenze 

D" Alvise Pietro — professore nel R. Istituto tecnico di 

Padova Padova 

Damiani Rinaldo — chimico farmacista, negoziante, Calle 

Bosello alla Pietà, 3695 Ve7iezia 

Danieli comm. Gualtiero — avvocato, deputato al Parla- 
mento, già professore nella R. Scuola superiore di 
commercio di Venezia, via fontanella di Borghese N. 35 

Roma 

De Angeli comm. Ernesto — senatore del Regno, in- 
dustriale Milano 

De Araujo Gioachino — console del Portogallo, a Gè- 



— 37 — 

nova, membro dell'Accademia di Lisbona, delegato del 
governo del Portogallo — Via Roma 9 Genova 

De Combi nob. Cesare Vittorio — deputato alla Dieta 
provinciale, consigliere della Città e della Camera di 
commercio e industria di Trieste 7rieste 

De Cristoforis nob. dott Malachia — medico, deputato 

al Parlamento, Via Monforte, 14 Milano 

De Dietricll dott. — segretario della Camera di commer- 
cio e industria di Plauen Plauen 

De Gaglia Michele — avvocato, deputato al parlamento. 

Piazza Vittorio Emanuele Campobasso 

De Giovanni prof. comm. Achille — direttore della cli- 
nica medica generale della R. Università di Padova 

Padova 

Dei Bei comm. aw. Luigi — primo presidente della 

Corte d'Appello di Venezia Venezia 

Deir Acqua Carlo — industriale Leg?iano 

De Leymarie Leopoldo — avvocato alla Corte di Parigi, 
vicepresidente e delegato della Società di geografia 
commerciale. Rue de Verneuil 17 Parigi 

De MorpurgO barone Pietro — commerciante, console 
del Belgio, membro della Camera di commercio e in- 
dustria di Trieste, Via Belvedere Trieste 

De Montel Enrico — professore nella R. Scuola di com- 
mercio e rappresentante la Camera di commercio e 
la R, Scuola superiore di commercio di Bari Bari 

De Neufville nob. comm. Alfredo — console generale 
di S, i^L il Re d' Italia, vicepresidente e rappresen- 
tante della Camera di commercio di Francoforte 

Fra7icoforte sul Meno 

De Rossi Emilio — ragioniere, S. Marco, Calle Larga 

362 Venezia 

De Stèiger Edmondo — consigliere di Stato e membro 

del Consiglio nazionale, Balmweg 6 Berna 

De Vecchi Massimo — industriale. Via Monte di Pietà, 4 

Milano 

De Zuccato Eduardo — vice-console inglese a Venezia, 

corrispondente dell'Agenzia Reuter Venezia 



— 38 — 

De W'ioeleslie Abney Guglielmo, C. B. — direttore per 
le scienze al Dipartimento delle scienze e delle arti e 
delegato del Governo della Gran Bretagna, South 
Kensington Museum Londra 

Deputazione provinciale di Venezia — rappresentata 

dal presidente avv. comm. Antonio Chiereghin Venezia 

Derosier Alessandro — sensale marittimo. Avenue du 

midi. 88, lìriixelles 

Di Crollalanza nob. prof. Goffredo — ff. di direttore 

della R. Scuola superiore di commercio di Bari Bari 

Di Demetrio comm. Giovanni — negoziante, r. console 
di Rumenia, direttore di Borsa e membro della Ca- 
mera di commercio e industria, presidente della 
Scuola serale per gli agenti di commercio, membro 
del Curatorio della Scuola superiore di Commercio 
Revoltella di Trieste Trieste 

Diena cav. uff. Adriano — avvocato, membro del Con- 
siglio direttivo della R. Scuola superiore di Com- 
mercio, S. Fantino, calle Minelli, iSSo l'enezia 

Dipartimento della pubblica istruzione del Cantone di 

Basilea Basilea 

Dipartimento della pubblica istruzione e dei culti del 
Cantone di Vaud, rappresentato dal prof. Carlo Vul- 
liemin Losanna 

Dipartimento della pubblica istruzione del cantone di 
Lucerna, ra-ppresentato dal prof. Guglielmo W'ick 

Lucerna 

Direttore della Scuola superiore di commercio di Nancy 

Naìicy 

Direttore generale della Statistica Roma 

Di San Giuliano marchese comm. Antonino — deputato 
al Parlamento, già sottosegretario di Stato per l'agri- 
coltura, industria e commercio Roma 

Donati cav. Carlo — avvocato, deputato al Parlamento 

Loìiigo 

Don Pietro — comproprietario della ditta F.lli Don e C/' 

Romagnano Sesia 

DraganeSCU Damian — negoziante Galatz { Romania^ 



— 39 — 

DuO<lo Ulderico — industriale, membro della Cameradi 
Commercio e industria, Piazza della Barriera vecchia 

Trieste 
Dlivignail (lo Lanne.lU Leone — Direttore della Scuola 
preparatoria alla Scuola centrale di arti e manifatture, 
membro del Consiglio superiore dell' insegnamento 
tecnico, Rue de Rennes, 157 Parigi 

EicllllOril C. R. — industriale Plaiten 

Eissen ( arlo — consigliere comunale, presidente della Ca- 
mera di Commercio di Strasburgo Strasburgo 
ElkeleS Ermanno, negoziante e giudice di commercio Posen 
Errerà cav. uff. Paolo — possidente, sindaco di Mirano 

Veneto, Campo S. M. Formosa. 5204 Venezia 

Ève H. \V. M. A. — Gordon Square, W. C. Londra 

Fabbriche riunite di glucosio, destrina ed affini — rap- 
presentate da Luigi Bresciani, S, Gerolamo, 2930 

Venezia 
Fasce cav. Giuseppe — professore, deputato al Parlamento 

Geìiova 
Fauna Antonio — cassiere della Banca d' Italia Ma?ttova 

Fedelini Luigi - — avvocato, Via Daniele Manin, 2 Verona 
Federici cav. aw. Emilio — consigliere della Corte d'ap- 
pello, S. Luca, calle Fuseri, 4274 Venezia 
Ferrara cav. di G. C. Francesco — Senatore del Regno, 
Direttore della R, Scuola Superiore di Commercio 
di Venezia, già Ministro delle Finanze Venezia 
Ferraris comm. Carlo Francesco — già deputato al Parla- 
mento, professore nella R. Università di Padova e nella 
R. Scuola superiore di commercio di Venezia, S. Luca, 
1653 Padova 
Ferro Alessandro Buenos Aires 
Fesch Milosch — segretario referente del dicastero per 
gli studi commerciali al ministero dell' istruzione, 
rappresentante il governo Austriaco Vienna 
Fonderia Milanese di acciajo Milano 
Finocchiaro Aprile comm. Camillo — avvocato, Mini- 
stro di grazia, giustizia e culti, deputato Roma 
Fleury P. — pubblicista, Rue Chabrot, 14 Parigi 



— 40 — 

Filippetti Mario — bibliotecario e professore supplente 
nella R. Scuola Superiore di Commercio in Venezia 

Venezia 

Foriiari cav. Tomaso — professore di economia politica 
nella R. Scuola superiore di commercio di V^enezia, 
delegato del R. Istituto Tecnico di Pavia Venezia 

Fortis comm. Alessandro — avvocato, ministro di aa^ricol- 

tura. industria e commercio, deputato Roma 

Foscolo N. U. cav. uff. Luciano — ispe:tore comparti- 
mentale degli uffici metrici e disaggio. Rialto, 53 

Venezia 

Foti intonino — perito ragioniere e professore di ragio- 
neria e lingua francese, Via Rapisarda, ^\ Catania 

Fradeletto dott. Antonio — professore nella R. Scuola 

superiore di commercio di Venezia Venezia 

Franco comm. Leone — avvocato, presidente del Consi- 
glio di disciplina dei procuratori, S. Mauriz.o Venezia 

Franceschi comm. ing. Giuseppe — R. Commissario della 

Camera di commercio ed arti di Roma Roma 

Fra.ncescllinis aw. cav. Francesco — consigliere della 

Corte d' appello, S. Samuele, 3358 Venezia 

Franchi Giulio — Via 27 aprile Fire?ize 

Franzoni cav. Ausonio — Buenos Aires 

Freschi conte cav. Gustavo — deputato al Parlamento 

Coì'dovado 

Frizzoni arch. -cav. Giacomo — Presidente della Giunta 

di vigilanza del R. Istituto tecnico di Bergamo Bergamo 

Frola comm. Secondo — avvocato, deputato al Parla- 
mento, già Ministro delle poste e dei telegrafi, pre- 
sidente del R. Museo industriale italiano Torino 

Fukuda Tokuzo — docente privato ed assistente nella 
Scuola superiore di commercio di Tokio, ora stu- 
dente pensionato dal Governo giapponese per le 
scienze commerciali e amministrative — Giselastrasse, 
28 Monaco di Baviera 

Fasinato comm. Guido — professore nella R. Università 

di Torino, deputato al Parlamento Torino 



— 41 — 

Oaille prof Carlo — direttore della Scuola di commercio 
e delegato del Consiglio di Stato del Cantone di 
Neuchatel Nenchàtel 

Oaillbora Alessandro — insegnante computisteria, S. Sal- 
vatore 4974 ' enezia 

OailS Fritz — membro e rappresentante della Camera di 

Commercio di Francoforte sul Meno Francoforte 

Oarilier Eduardo — direttore della Scuola speciale di 
commercio F. F. Garnier (fondata nel 1850), Via Bo- 
gino, 18 Torino 

Garollo Gottardo — professore titolare di geografia al 
R. Istituto tecnico Carlo Cattaneo, Via della Passio- 
ne, 8 Milano 

Oaudeiizi Augusto — professore di lingua francese, vice- 
direttore e rappresentante della Scuola preparatoria 
per agenti ferroviari, via del Boschetto, 60 Roma 

fjeiisel dott. Giulio — primo segretario e rappresentante 

della Camera di commercio di Lipsia Lipsia 

Oeiltilomo cav. Oscar — direttore della Filiale dello Sta- 
bilimento austriaco di credito in Trieste, Via del 
Campanile. 4 Trieste 

Oei'hardt Ernesto — commerciante Venezia 

Oliezzi Salvatore — presidente della Camera di commercio 

di Piacenza Piacenza 

Ohidig'lia Carlo — professore nel R. Istituto tecnico di 

Foggia Foggia 

Ohin Angelo — negoziante, S. Barnaba Venezia 

Oiacomini Giocondo — direttore del Caseificio di Vaz- 

zola Vazzo/a [Treviso) 

Giocoli prof. Giuseppe — vicesegretario nel cantiere 

Orlando, Corso Umberto, 80 Livorno 

Oiorguli Giovanni — commerciante, membro della Camera 
di commercio e d'industria e del Consiglio superiore 
della Cassa di risparmio di Trieste, Via della Ca- 
serma, 12 I.° Trieste 

ijiovaglioni Giulio — cassiere della Tesoreria provinciale, 

Banca d' Italia Bologna 

Oitti cav. prof. Vincenzo — Via Garibaldi, 21 Torino 



— 42 — 

Giudica Angelo, Buenos Aire^ 

Giussaui prof. Donato — vice segretario della Deputazione 

provinciale di Como — Via 27 maggio, 31 Coma 

Giustiniani cav. Vito — professore nella R. Scuola Su- 
periore di commercio di Bari Bari 
Goocl Carlo — negoziante, segretario generale della Ca- 
mera di Commercio, Rue Otto Venius, 15 Aìiversa 
Graham James — ispettore per le materie commerciali 

e per le lingue moderne (County Hall) Wakefield 

Grandgaignag'e Eduardo — direttore dell'Istituto supe- 
riore di commercio di Anversa Anversa 
Grassini cav. Amedeo — sostituto avvocato erariale Venezia 
Grégorius P. — professore all'Ateneo reale, Via Chaus- 

sée de Lille Tournai 

Gj'iniani co. comm, avv. Filippo, sindaco di Venezia Venezia 
Grippa Giacomo, Bìienos Aires 

Grigoriew Simone - — consigliere di Stato attuale, ispet- 
tore generale dell' insegnamento commerciale al Mi- 
nistero delle Finanze, delegato del Governo Russo 

Pietroburgo 

Guggenbeini comm. Michelangelo — industriale Venezia 

Guidetti Rainero — professore di computisteria e ragio- 
neria, Via Vite 5 Reggio Emilia 

Habcnicht Th. — - industriale, membro e rappresentante 
della Camera di commercio di Lipsia, membro del 
Senato della Scuola superiore di commercio di 
Lipsia Lipsia 

Hatschek dott. — sindaco della Camera di commercio 

di Francoforte sul Meno Fjancoforte 

Haug dott. Ugo — segretario della Camera di com- 
mercio di Strasburgo Strasburgo 

Hazu ing. Giorgio — ispettore dell'insegnamento profes- 
sionale Bìikarest 

Heinzmann-Savino Eduardo — professore neir Istituto 
superiore di commercio di Anversa, e delegato dalla 
Commissione amministrativa a rappresentare 1' Isti- 
tuto stesso, Via Verdussen, 9 Anversa 



— 43 — 

Beline W. Norval — consigliere e rappresentante della 

Contea di Lancashire Preston 

Hemelryk J. Paolo — Presidente della Scuola di Com- 
mercio e rappresentante della Camera di Commercio 
di Liverpool Liverpool 

Hérioil G. C. — industriale Venezia 

Herrl dott Gustavo Adolfo — segretario della Camera 

di commercio ed industria di Chemnitz Chemnitz 

Hibbert H. F. — commerciante, vicepresidente e rappre- 
sentante della Camera di commercio di Blackburn. 
giudice di pace, membro della R. Società geografica 
di Londra Chorley [Lancashire) 

Hiélard Carlo Leone — ispettore dell'insegnamento com- 
merciale, membro del Consiglio superiore dell'insegna- 
mento tecnico, già vicepresidente della Camera di 
commercio di Parigi, Rue S.te Anne, io Parigi 

Hugot Victor — già giudice del Tribunale di Commer- 
cio della Senna, membro del Consiglio superiore della 
marina mercantile, membro e rappresentante della 
Camera di commercio di Parigi, 4 rue de la Renais- 
sance Parigi 
Hull E. C. — delegato del Consiglio della Contea di 

Surrey Redhill [Surrey) 

Impei'iale Giuseppe Buenos Aires 

Istituto superiore di Anversa, rappresentalo dal prof. E. 

Heinzmann Savino A?iversa 

» di educazione commerciale di Dresda, rappre- 

sentato dal prof. Carlo Schubert Dresda 

» internazionale di Torino, rappresentato dal suo 

presidente Torino 

» tecnico di Bergamo — rappresentato dal prof. 

cav. Ottorino Luxardo Bergamo 

» tecnico di Mantova, rappresentato dal prof. Do- 

menico Benedetti Mantova 

» tecnico « Antonio Bordoni » di Pavia, rappre- 

sentato dal prof. cav. Tommaso Fornari Pavia 
» tecnico di Torino — rappresentato dal preside 

prof. Achille Ferrari, Corso Oporto, 3 Torino 



— 44 



Istituto commerciale di Parigi — rappresentato dal ])rof. 

A. Coquentin Parigi 

» veneto di scienze lettere ed arti — rappresentato 
dal suo segretario, comm dott. Guglielmo Berchet 

1 e 11 e sia 

Jaccllia cav. M. R. — industriale Venezia 

Jaccllia cav. Salvatore — avvocato, Santa Maria Zobe- 

nigo, 2479 Veìiezia 

Jacquard Francesco Carlo — • direttore del Collegio com- 
merciale di Bruxelles Bruxelles 

Jacqueniart P. — ispettore generale dell' insegnamento 
tecnico, rappresentante il Ministero del Commercio 
della Repubblica Frances\ 147 boulevard S' Michel 

Parigi 

James Edmondo J. — membro d'Accademia, dottore in 
filosofia, professore di pubblica amministrazione nel- 
r Università di Chicago, presidente dell' Accademia 
americana di scienze politiche e sociali, delegato del 
Governo degli Stati Uniti al Congresso di Anversa 
(1898) Chicago 

Jannello Francesco Buenos Aires 

Jarecki Giulio — negoziante, Elsasserstrasse, 6. I. 

Breslavia 

Jeanne-Julien Giorgio — già presidente della Associa- 
zione degli antichi allievi della Scuola di alti studi 
commerciali, tesoriere dell' Unione delle Associazioni 
degli antichi allievi delle Scuole superiori di commercio 
riconosciute dallo Stato, Rue Faraday, 17 Parigi 

Jéhan de Johauilis prof. comm. Arturo — direttore del 

R. Istituto di scienze sociali « Cesare Alfieri » Firenze 

Jolmson cav. Federico — industriale, Corso Porta Nuova, 

1 ^ Milano 

Karcher Ed. — commerciante, vice-presidente della Se- 
zione delle lane alla Camera di commercio di Anversa, 
93 Boulevard Léopold Anversa 

Kellner cav, Arturo — segretario delle Assicurazioni ge- 
nerali Venezia 
Kheìl Carlo Pietro — direttore e proprietario di una 



— 45 — 

scuola di commercio, professore aggiunto all' i r. 
Scuola superiore politecnica czeca Praga 

King' I. — ispettore capo delle Scuole, rappresentante il 
Ministero dell'istruzione pubblica della Gran Brettagna 

Londra 

Krall prof. Carlo — direttore dell' i r. Scuola media di 

commercio di Trento Trento 

Lacroix Paolo — presidente dell' Associazione del com- 
mercio e dell" industria di Grenoble — Route de Giè- 
rcs, 3 Grenoble 

Lampertico comm. Fedele — senatore del Regno, pre- 
sidente del R. Istituto veneto di scienze, lettere ed 
arti 1 icenza 

Lanzoni Primo — professore nella R. Scuola superiore 
di commercio di Venezia, presidente dell'Associazione 
degli antichi allievi della Scuola stessa Veìiezia 

Lascus Francesco — fondatore della Scuola commerciale 

di Varsavia Varsavia 

Lattes comm ing. Oreste — ispettore delle industrie al 
Ministero ci Agricoltura, industria e commercio, de- 
legato del Governo Italiano Roma 

Leailtey Eugenio — pubblicista contabile, Geoffroy Marie, 5 

ra7-igi 

Le Coultre Cesare — agente marittimo, console della 

Confederazione Svizzera a Venezia Venezia 

Lees Me. Clure W. — aldermanno e rappresentante 

della Contea di Lancashire Preston 

Lefèbvre Laurent — professore nella Scuola degli alti 

studi commerciali e consolari di Liegi, Rue Chéri, 59 Liegi 

Leffi Luigi — professore di diritto R^ggi*-^ Emilia 

Lejeuiie Alfonso — direttore della Scuola superiore di 

commercio di Marsiglia, Rue Paradis, 182 Marsiglia 

Le Mallier Gustavo — console generale di Francia a Ve- 
nezia Venezia 

Lemnier Alberto — industriale, membro della Camera di 

comn.ercio di Brunswick Brìinsxcick 

Leontowski Amata — delegata della Scuola di com- 
mercio Anatol Demidow Pietroburgo 



— 46 — 

Levi cav. dott. Angelo — possidente, consigliere comu- 
nale Veìiezia 
Levi Dalla Vida comm. Ettore — vice-direttore della 

Banca d' It:ilia Roma 

Levi cav. uff. Giacomo — avvocato Venezia 

Levi Giuseppe di R. — possidente Trieste 

Levi jjrof. comm. Cesare Augusto Ve?iezia 

Linificio e Canapificio nazionale — Via Bigli, 9 Milano 
Lissauer dott. Ugo — consigliere di commercio 

Berlino 

List Oscar — direttore della German Bank of London 

L.'l 34, Old Broad Street Londra 

Loria cav. Achille — professore nella R. Università di 

Padova, Via Roma, 4200 Padova 

Lncchini cav. Giovanni — avvocato, senatore del Re- 
gno Vicenza 

Lucchini comm. Luigi — deputato al Parlamento. Con- 
sigliere di Cassazione, già professore nella R. Scuola 
superiore di commercio di Venezia Roma 

Luppino prof. Michele - — S. Zulian, Corte Zoja, 240 

Venezia 

Luporini aw. Ciro — professore nel R. Istituto tecnico 

di Lodi Lodi 

Luzzatti comm. Luigi — professore, deputato al Parla- 
mento, già Ministro del tesoro Rom,a 

Luzzatto cav. Felice — banchiere Venezia 

Luxardo prof. cav. Ottorino — preside del R. Istituto 
tecnico e nautico « Paolo Sarpi » e rappresentante 
il R. Istituto Tecnico di Bergamo Venezia 

Mabille Valerio — presidente della Camera di Commer- 
cio di Charleroi Charleroi 

Macchioro Arrigo — avvocato, Corte dell'albero, 3872 

Veyiezia 

3IaccllÌoro Mario — possidente. Via s. Lazzaro, 8 Trieste 

Macciotta Aniello — professore nel R. Istituto tecnico 

di Cagliari Cagliari 

Macola conte Ferruccio — pubblicista, deputato al Par- 
lamento Ve7iezia 



— 47 — 

Mag'lioiie prof. comm. Giovanni — ragioniere, Via Bossi, 4 

Milano 

Maillurd — direttore della Scuola industriale di Losanna 

Losmuia 

3lHJailÌ cav. Aldo — commerciante, rappresentante della 

Camera di commercio di Bologna Bolo^^na 

Malaboticll Luciano — commerciante, membro della Ca- 
mera di commercio e d' industria. Via Ghega Trieste 

Malepeyre Ottavio — direttore della Scuola superiore 

di commercio di Rouen Rotcen 

Mailès J. — direttore della Scuola superiore di commer- 
cio e d' industria e rappresentante la Società filoma- 
tica di Bordeaux Bordeaux 

Manfredi Carlo — professore di computisteria e ragio- 
neria Luino [Siazione] 

Mailfrill cav. Eugenio — avvocato, assessore municipale 

Venezia 

Mangili cav. Innocente — commerciante, Via Andegari, 4 

Milano 

Manzato cav. Renato — avvocato, professore nella R. 
Scuola superiore di commercio di Venezia, rappre- 
sentante della Camera di commercio italiana di Bue- 
nos Aires Venezia 

Marcello conte cav, Andrea — possidente, consigliere 
comunale, presidente del Consiglio d' amministrazione 
dell' Ospedale civile I ' enezia 

Marchetti Giuseppe — consigliere e rappresentante della 

Camera di Commercio di Vicenza Vicenza 

Marclliori cav. Dante — Consigliere e rappresentante 

della Camera di Commercio di Rovigo Rovigo 

Marclial J. — professore nella Scuola superiore di com- 
mercio di Lione, direttore del periodico « La scienza 
commerciale ». Lione 

Marcotty Giuseppe — mugnaio, membro del Consiglio 
direttivo della Scuola degli studi commerciali di Liegi 

Angleur [Belgio) 

Maresch dott. R. — consigliere di governo, primo segre- 
tario della Camera di commercio di Vienna Vienna 



- 48 - 

MeilC^lielli prof. Vittorio — segretario e rappresentante 

della Camera di Commercio di Vicenza Vicenza 

Martel Felice — ispettore generale dell' Istruzione pub- 
blica, e delegato del governo della Repubblica fran- 
cese, rue Rochechouart, 56 Parigi 

Martello Luigi — possidente Pordeyiove 

Martello cav. Tullio — professore nella R. Università 
di Bologna, già professore nella R. Scuola superiore 
di commercio di Venezia Bologna 

Martin H. D. — direttore e rappresentante « The Ame- 
rican Cotton C.° » Hàvre 

Martini cav. Tito — professore nella R. Scuola superiore 

di commercio di Venezia Venezia 

?ilartilli jjrof. Lotario — segretario dell' Associazione 
degli antichi studenti della R. Scuola di commercio 
di Venezia Veìiezia 

Masciadri cav. Antonio — presidente della Camera di 

commercio ed arti di Udine Udine 

Mazzoli Ermenegildo -- commerciante e industriale, di- 
rettore della Banca popolare e della Cassa di rispar- 
mio, consigliere comunale, membro della Camera di 
commercio e d'industria, Via Media Trieste 

Melia Carmelo — delegato commerciale presso la Regin 

Ambasciata d' Italia in Costantinopo'.i Costantinopoli 

31elli cav. Elio — industriale, deputato al Parlamento Ferrara 

3Iena<la cav. Giuseppe — presidente della Camera di 

commercio ed arti di Reggio Emilia Reggi > Umilia 

Menafoglio marchese Paolo — deputato al Parlamento 

Modena 

31arilltt0 cav. Francesco — deputato provinciale Mirano 

Meregalli Luigi — ragioniere Romagnano-Sesia 

Mercet Emilio — banchiere, vice direttore del Comptoir 

national d' escompte di Parigi, Avenue Hoche, 2 Parigi 

Merzagora cav, Giovanni — direttore della Banca di 

Udine Udine 

.Mestica comm. Giovanni, professore nell'Università di Pa- 
lermo, deputato al Parlamento, Roma 

31eucci Tito Buenos Aires 



— 49 — 

Meyer John H. R. — commerciaìite, I. R. Console Au- 
stro Ungarico, rappresentante della Camera di Com- 
mercio di Birmingham, 297, Broad Street Birvmigham 

Michel cav. Carlo — industriale, presidente della Ca- 
mera di commercio di Alessandria Alessafidria 

Mig'Olie Angelo e C. — Officina di profumerie e saponi, 

Corso Loreto, 168 Milano 

Ministero di agricoltura industria e commercio Ro7ìia 

Misani ing. prof. Massimo — preside del R. Istituto tec- 
nico di Udine Udine 

Moceilig'O conte Alvise — S. Stae Venezia 

Molina Enrico ~ professore nel R. Istituto tecnico 

« Paolo Sarpi » S. Felice, 3712 Venezia 

Moller dott. H. L. — direttore della Scuola superiore 
di commercio di Copenhagen, delegato del Governo 
Danese, Ny Toldbodgade, 3 Copenhageyt 

Mondolfo prof. Giulio — collettore dell' Esattoria con- 
sorziale di Pergola Pergola {Marche) 

Morando conte comm. Gian Giacomo — deputato al 

Parlamento, Via Venti settembre, 1 1 Roma 

Morpurg'O comm. Elio — deputato al Parlamento Udine 

Moscllini Roberto — possidente, S. Giovanni, 2028 Padova 

Mosconi Luigi - commerciante, consigliere comunale, 
membro della Camera di commercio e d' industria, 
Via Navali Trieste 

Moudron Leone — industriale, membro del Consiglio su- 
periore dell'industria e del commercio Lodelinsart {Belgio) 

Mowinckel J. L. — negoziante. Zattere 14 13 Venezia 

Miiller cav. Carlo — professore nella R. Scuola supe- 
riore di commercio di Venezia Venezia 

Municipio di Comacchio — rappresentato dal sig. Arturo 

Bellini Comacchio 

» di Ferrara Ferrara 

» di Anversa — rappresentato dal sig. Luigi 

Strauss Anversa 

» di Trieste — rappresentato dal consigliere 

della città dott. Giorgio Piccoli Trieste 

Muuteanu I. G. — direttore della Scuola commerciale Galatz 



— 50 — 

Muilthe dott. Ahe W. son — direttore della Scuola supe- 
riore di commercio di Stoccolma, Fjàllgatan, 23 A Stoccolma 

Musatti avv. cav. Giuseppe — presidente della Società 
veneta lagunare e della Società dei Bagni di Lido, 
S. Maria del Giglio, 2493 Venezia 

Ma'IÌUS cav. Giorgio — industriale Milano 

Natii an Ernesto — Roma 

Neppor Giulio — professore di scienze commerciali al 
Collegio di Friburgo (Svizzera), 320, Rue S.t Pierre 

Friburgo 

Nixoil Alfredo F. C. A., F. C. S. — direttore della 
Scuola centrale serale di commercio, Victoria Buil- 
dings, 31 Manchester 

Norsa Cesare — professore nella R. Scuola di appli- 
cazione per gli studi commerciali di Genova Ge^iova 

Occioni BonaffoilS cav. dott. Giuseppe — professore al Li- 
ceo Marco Polo, Campo S. Maria del Giglio 2494 Venezia 

Olivotti Andrea Giuseppe — consigliere provinciale Veyiezia 

Ongailia comm. Ferdinando — editore Venezia 

OrSOlli prof. Eugenio — capo ufficio della Neaples Works 

Company Limited, Via Nardones, 8 Napoli 

Ottavi comm. Edoardo — deputato al Parlamento 

Casale Monferrato 

Paganini ing. cav. Roberto — deputato al Parlamento 

Via Nomentana, 251 Roma 

Paganini, Villani & C. — Società pel commercio dei 

coloniali, droghe e medicinali Milano 

Palopoli cav. Cesare — capo-sezione al Ministero di 

agricoltura, industria e commercio Roma 

Pannett R. E. Whitby 

Paoletti Giuseppe — professore nella R, Scuola supe- 
riore di commercio di Venezia Venezia 

Papadopoli conte comm. Angelo — deputato al Parla- 
mento Ve7iezia 

Papadopoli conte comm. Nicolò — senatore del Regno, 
presidente del Consiglio direttivo della R. Scuola 
superiore di commercio di Venezia Venezia 

Pardo Giorgio — commerciante Venezia 



— 51 — 

PareilZO Alessandro — avvocato, Campiello della Fenice 

Ve7ie2Ìa 

Parodi Emanuele — negoziante Veìiezia 

Pascolato comm. Alessandro — avvocato, deputato al 
Parlamento, ^ià sottosegretario di Stato, membro del 
Consiglio direttivo e ff. di direttore della Scuola su- 
periore di commercio, presidente della Giunta di vi- 
gilanza del R. Istituto tecnico e nautico « Paolo 
Sarpi » di Venezia, delegato del Governo Italiano Venezia 

Pasinetti cav. Pietro — ragioniere Venezia 

Pasc^uali comm. Krnesto — avvocato e professore di diritto 
commerciale, presidente della Giunta di vigilanza 
dell'Istituto tecnico « Germano Sommeiller », già 
deputato al Parlamento Torino 

Pasquali ing. Francesco Buenos Aires 

Passerini Pellegrino — ragioniere e professore di ragio- 
neria, Via Nazionale, 30 Ancona 

Pastrello Francesco — emerito professore all' Istituto 
superiore di commercio di fondazione Revoltella, Via 
dello Scoglio, 1 9 Trieste 

Paulet Giorgio — professore di legislazione operaia alla 
Scuola di scienze politiche di Parigi, Rue Vineuse, 
49 Parigi 

Pavoiicelli comm. Giuseppe — banchiere^ già Ministro 

dei lavori pubblici Cerignola 

Pela Umberto — commerciante Venezia 

Pellacani rag. Federico — • ispettore centrale di ragione- 
ria a riposo, via Cernala, 20 Roma 

Pellegrini conte Federico — professore nel R. istituto 
tecnico e nautico, assessore per la pubblica istruzione 
del Municipio di Venezia Vetiezia 

Pellerano Francesco Buenos Aires 

P enotti Giovanni — meccanico idraulico. Via Lagrange, 

24 Toriìio 

Penzo comm. Emilio — deputato provinciale di Venezia 

Chioggia 

Pequito Rodrigo Alfonso — professore nell' Istituto in- 
dustriale e commerciale di Lisbona Lisbo7ia 



Forerà Lionello — - banchiere Nezv York 

Portilo cav. Gino negozi mte Padova 

bertoldi cav. Oliviero — direttore della Danca Unione 

cooperativa del piccolo commercio Venezia 

Piccilielli comm. G. — vice-presidente della Camera di 
Commercio e membro anziano della Giunta di vigi- 
lanza dell' Istituto tecnico di Bergamo Bergamo 

Pilicherle comm, Gabriele — avvocato, consigliere di 

Stato, Piazza d' Araceli, 36 p. I. Roma 

Pini Enrico — avvocato, via Castiglione Bolog7ia 

PillUCCi Emilio (ditta) — negoziante di metalli, Piazza 

S. Lorenzo, 6 Fireyize 

Piraili cav. Cesare — presidente della Camera di com- 
mercio di Ferrara Ferrara 

Pirelli ing. comm, G. B. — industriale, Ponte Seveso Milano 

Pisani comm. Emanuele — professore ordinario di ra- 
gioneria nella R. Scuola superiore di commercio di 
Bari Bari 

Pittoni cav. Giambattista — vice-avvocato erariale Venezia 

PiucCO dott Clotaldo — segretario dell' Ufficio regionale 
dei monumenti, membro del Consiglio direttivo della 
R. Scuola superiore di commercio di Venezia Venezia 

Pivotta cav. Vittorio — commerciante, rappresentante la 
Camera di commercio di Napoli, Via S. Giacomo, 2 

Napoli 

Pogliani cav. Giuseppe — ispettore principale delle fer- 
rovie meridionali. Rete Adriatica Venezia 

Polacco cav. Vittorio ■ — professore nell" Università di 
Padova, Preside della facoltà giuridica, Via del Pero, 
196-97 Padova 

Polaczòk Carlo — professore e direttore del ginnasio 
commerciale di Cristiania , delegato del Governo 
Norvegese Cristiania 

Pinkerton Percy — professore nella R. Scuola su];eriore 

di commercio di Venezia Venezia 

Politoo cav. uff. Giorgio — professore Venezia 

Porro avv. cav. E. A. — professore nella R. Università 

di Pavia Mila7io 



— 53 — 

PrilUOll Giuseppe — professore di computisteria nella 

R. scuola tecnica di Legnago Lcq^nago 

Prilietti ing. comm. Giulio — industriale, deputato al 
Parlamento, già Ministro dei lavori ])ubblici, Via 
Amedei, 8 Milano 

Pillici I. Luigi — direttore di Scuola Commerciale, 

Berlinerstrasse 20 Meùiingen 

Pulitzer Géza — commerciante, membro della Camera 

di commercio e d'industria. Piazza delle poste, Trieste 

Pullc conte comm. Leopoldo — deputato al Parlamen- 
to, già sottosegretario di Stato, presidente del Lani- 
ficio Rossi Milano 
Plippilli prof. Giuseppe — Via Magenta, i bis Pisa 
Pij Hacker Hordijk C. — membro della seconda Camera 
degli Stati generali, già governatore generale delle 
Indie Neerlandesi, presidente dell'Associazione nazio- 
nale olandese per 1' insegnamento commerciale, dele- 
gato del governo Olandese Aja 
Rabbi gr. uff. Lorenzo — presidente della Camera di 

commercio ed arti di Torino Torino 

Rabllt Luigi — vice console di Francia a Venezia 

Venezia 
Radll Vasile L — dottore in scienze giuridiche, direttore 
della Scuola commerciale di secondo grado di Jassy 

Jassy i^Rumania) 
Raffalovich S. E. — consigliere di Stato attuale di 
S. M. r Imperatore di Russia, membro corrispondente 
deir Istituto di Francia, Avenue Hoche, 19 Parigi 

Ramni Anders Axel — Lic, Capo della Corte dei Conti 
della città di Goteborg, segretario della Società della 
Borsa di Goteborg, delegato del governo Svedese, 
Kopmansgaten 5, Goteborg 

Ratti cav. Carlo — negoziante, consigliere comunale 

Venezia 
Ravà cav. Adolfo — direttore dell'Istituto Ravà Venezia 

Ravà comm. Massimiliano — possidente Venezia 

RaveilUcl cav. Giuseppe — presidente della Camera di 

commercio ed arti di Modena, A"ia Farini Modena 



- 54 — 

Reclisteiner cav. Federico — console imperiale di Ger- 
mania a Venezia Venezia 

Redg'rave Gilbert Richard — ispettore-cajìo del Dipar- 
timento delle scienze e delle arti della Gran Bretagna, 
rappresentante il governo Inglese. South Kensington 
Museum Londra 

Reiiouard Alfredo — delegato dell' Unione delle Asso- 
ciazioni di antichi studenti delle Scuole di commer- 
cio di Francia, presidente dell' Associazione degli an- 
tichi studenti della Scuola superiore di commercio 
di Parigi, Rue iVIozart, 49 Parigi 

Reparàz Gonzalo — redattore del giornale « El Espanol » 

delegato del governo Spagnuolo Madrid 

Ribot Alessandro — deputato, già presidente del Consi- 
glio dei ministri della Repubblica Francese Parigi 

Ricci cav. Lazzaro — professore titolare di banco mo- 
dello nella R. Scuola superiore di applicazione degli 
studi commerciali di Genova Genova 

Ricco comm. Giacomo — negoziante, membro del Con- 
siglio direttivo della Scuola superiore di commercio 
di A enezia, già presidente della Camera di commer- 
cio di Venezia. Calle dei Miracoli Venezia 

Ricco cav. Giuseppe — negoziante, Calle dei Miracoli Venezia 

Riclietti prof. Consiglio — Riva del ferro Venezia 

Ricordi G. e C.'' - — editori di musica. Via Omenoni, i 

Milatia 

Riegler Alessandro — direttore della R. Scuola su- 
periore ungherese in Fiume Finme 

Rietti cav. Massimo — negoziante, Piscina S. Moisè Venezia 

Rig'hi comm. Augusto — avvocato, senatore del Regno Verona 

Rig'obou Pietro — professore ordinario di pratica com- 
merciale nella R. Scuola superiore di commercio di 
Bari Bari 

Riva rag. Giovanni — procuratore della ditta Erede di 
G, Gavazzi, rappresentante dell'Associazione generale 
italiana di M. S. fra viaggiatori di Commercio Vc7iezia 

Rizzetti cav. Carlo — deputato al Parlamento, Corso Re 

Umberto, 28 Torino 



Rizzi Ambrogio — delegato del R. Ministero italiano 

del tesoro a Berlino, M'ilhelmstrasse, 41 BerlÌ7io 

Rocca Lucca cav. Giulio — possidente, deputato pro- 
vinciale Venezia 

Rodella Guglielmo — S. Maria Mater Domini, Corte 

Zanetti Venezia 

Roi Giuseppe — Canapificio e linificio Vicenza 

Romailill Jacur comm. Leone — ingegnere, deputato al 

Parlamento, già sottosegretario di Stato J 'adova 

Roillbaut Eugenio — ispettore generale dell' Industria 
e dell' insegnamento professionale del Belgio, delegato 
del governo Belga, rappresentante il Ministero del- 
l' industria e del lavoro, Rue des drnpiers, 27 Brtcxelles 

RoiìlCg'ialli prof. Emilio Abelardo — rappresentante l'As- 
sociazione nazionale federativa tra gì' insegnanti ad- 
detti all' istruzione tecnica. Via Cavour, 325 Roma 

Roncali prof. cav. Angelo — direttore della R. Scuola 
superiore di applicazione agli studi commerciali di 
Genova e rappresentante la Scuola stessa Genova 

Rosatla cav. Angelo — possidente e commerciante, San 

Lorenzo \ ejiezia 

Rosada Guido — possidente e industriale, S. Lorenzo Venezia 

Rosano comm. avv. Pietro — deputato al Parlamento, 

già sottosegretario di Stato Napoli 

Rossi comm. Teofilo — avvocato, deputato al Parla- 
mento, consigliere e rappresentante della Camera di 
Commercio di Torino Torino 

Sacerdoti cav. Adolfo — professore di diritto commer- 
ciale nella R. Università di Padova Padova 

Sacerdoti cav. Giulio — avvocato Venezia. 

Saignat Leo — professore nella Facoltà giuridica del- 
l' Università di Bordeaux, presidente dei Congressi 
internazic nali dell' insegnamento tecnico e commer- 
ciale tenuti in Bordeaux nel 1886 e 1895, presidente 
del Comitato permanente dei Congressi dell' insegna- 
mento commerciale, Rue Mably, 18 Bordeaux 

Sailg'iorgio dott. Gaetano — professore. Foro Bon aparte, 

21, Casa Dal Verme Milano 



— 56 — 

SantailUiria Nicolini comm. avv. Francesco — senatore 
del Regno, primo presidente della Corte d' appello 
di Napoli, già Ministro di grazia e giustizia Napoli 

Santini cav. Felice — deputato al parlamento, rappre- 
sentante dell' Associazione commerciale, industriale e 
agricola romana Roma 

Saracco comm. Giuseppe — presidente del Senato del 

Regno, già ministro Roma 

Scalari prof. Ugo — - Venezia 

Scliack Guglielmo — direttore della Società nazionale 

tedesca degli agenti di commercio Aìnburgo 

Schack dott. Béla — professore presso l'Accademia com- 
merciale di Budapest, delegato del governo Ungherese 

Bìidapest 
Schniicllin Ulrico Giovanni — segretario di Divisione 
per r insegnamento commerciale nel Dipartimento 
dell' Industria, del commercio e dell' agricoltura a 
Berna, delegato del governo Svizzero Beryia 

Schmidt dottore — consigliere di commercio, vicepresi- 
dente della Camera di commercio di Brunswick Bnms7vick 
Schmid prof Antonio — vice-direttore dell' i. r. Museo 
Commerciale, professore nell' i. r. Accademia d' e- 
sportazione del Museo commerciale austriaco Vienna 

Scliniitt Giorgio — L. S. C. commerciante, Via Cesare 

Correnti 17 Milano 

Schuberl Carlo — commerciante e giudice commerciale, 
rappresentante il pubblico Istituto di educazione com- 
merciale di Dresda, Wettinerstrasse Dresda 
Scolari cav. Paolo — direttore delle Poste e telegrafi, 

S. Giovanni Grisostomo, Calle Morosini, 5808 Venezia 

Scuola sujìeriore di commercio di Bari, rappresentata dal 

prof. Enrico De Montel ^ìari 

» superiore di applicazione per gli stu li commer- 
ciali di Genova, rappresentata dal suo direttore 
cav. prof. dott. Angelo Roncali Genova 

» supcriore di Commercio di Venezia Venezia 

» superiore di commercio di Bordeaux, rappresen- 
tata dal suo direttore prof. J. Manès Bordeaux 



— 57 — 

Scuola superiore tecnica commerciale di Bristol, rappre- 
sentata dal suo direttore prof. G. Wertheimer 

Bristol 

» supi^riore di Cristiania, rappresentata dal suo 

direttore prof. C. Polaczèk Cristiaìiia 

» superiore ungherese di Fiume, rappresentata dal 

suo direttore prof. A. Riegler Fiume 

» superiore di commercio di La Louvière rappre- 
sentata dal suo Direttore prof. A. Wautier 

La Louvière 

3) superiore di commercio di Lione rappresentata 

del s '.o direttore prof. S*^ Cyr Penot Lione 

» superiore di commercio di Marsiglia Marsiglia 

» superiore di commercio di Nancy Nancy 

» superiore di commercio ed industria di Rouen 
— rappresentata dal suo direttore, O. Malpeyre 

Róuen 

» superiore di commercio di Stoccolma rappresen- 
tata dal suo direttore dott. Ahe W. Muntheson 

Stoccolma 

« superiore di commercio di fondazione Revoltella 

rappresentata dal dott. Giorgio Piccoli Trieste 

3) di commercio di Pietroburgo, Via Tschernishov, 9 

Pietroburgo 

« degli alti studi commerciali e consolari di Liegi Liegi 

» di commercio di Alessandria Alessandria 

» commerciale municipale femminile di Roma, rap- 
presentata dal prof. E. A. Romegialli Roma 

» preparatoria per agenti ferroviari ed annessa 
Scuola Tecnica serale di Roma, rappresentata 
dal prof. Augusto Gaudenzi Roma 

» serale di pratica commerciale indetta dalla Società 
agenti e commessi di Bergamo, rappresentata dal suo 
direttore didattico prof. rag. Oreste Bergamaschi 

Bergamo 

» commerciale Peroni di Brescia, rappresentata dal 
presid^nle del Consiglio direttivo, cav. avv, Bor- 
tolo Benedini Brescia 



— 58 — 

Scuola tecnica commerciale Leon Battista Alberti di Fi- 
renze, rappresentata dal suo direttore cav. juof. 
P. Stefanelli Firenze 

» tecnica di Mantova, rappresentata dal prof. Do- 
menico Benedetti Mantova 
» di Ragioneria e Commercio Cavalli e Conti Milano 
» serale di commercio di Roma, rappresentata dal 

suo direttore prof. T. Vitali Roma 

» speciale di commercio F. F. Garnier di Torino 
rapj:)resentata dal suo direttore prof, E. Garnier 

Toriìia 
» cantonale di commercio di Bellinzona rappre- 
sentata dal suo direttore prof. G. Weinig Bellinzona 
» Commerciale di Brassò rappresentata dal suo di- 
rettore Prof. A. Vlaicu Brassò 
» commerciale di secondo grado di Jassy rappre- 
sentata dal suo direttore prof. \'asile I. Radu 

Jassy 
» pubblica commerciale di Lipsia rappresentata dal 

suo ii. di direttore prof. A. Adler Lipsia 

» industriale di Losanna rappresentata dal suo 

direttore prof. Maillard [^osanna 

» centrale serale di commercio di Manchester rap- 
presentata dal suo direttore, prof. A. Nixon 

Manchester 
» di commercio di Neuchàtel rappresentata dal suo 

direttore prof. C. Gaille Nenchàtet 

» preparatoria alla scuola centrale di arti e di ma- 
nifatture di Parigi rappresentata dal suo direttore 
prof. L. Duvignan de Lanneau Parigi 

» di commercio Anatole Demidow di Pietrol^urgo, 
rappresentata dalla Sig.na Amata Leontowski 

Pietroòìirga 
» media di commercio di Trento, rappresentata dal 

suo direttore prof. Carlo Krall Trenta 

Selvìitico comm. Riccardo deputato al Parlamento Venezia 
Serraluiiga cav. Giambattista industriale in cuoi, depu- 
tato ai Parlamento Biella 



— rg — 

Siegfried Giacomo — membro del Consiglio superiore 
dell' insegnamento tecnico, ispettore regionale dell' in- 
segnamento commerciale, presidente dell'Unione delle 
Associazioni degli antichi allievi delle scuole superiori 
di commercio di Francia, Rue Boudreau, 9 Parigi 

Siegfried Giulio — senatore, già Ministro del commer- 
cio, 226 Boulevard Saint Germain Parigi 
Silvestri comm. Giulio — deputato al Parlamento Milano 
Siry, Lizars e C. ■ — fabbricanti di contatori e apparec- 
chi per gaz e luce elettrica, Viale Lodovico^ 23 Milano 
Sitta Pietro — professore nell' Università di Ferrara, 

Largo Castello, 24 Ferrara 

Small Evan W. M. A., B. Se. — segretario del Comitato 
di educazione della Contea di Derbyshire, County 
Offices Derby 

Snape Tliomas J. P. — già deputato, membro onorario e 
rappresentante del Consiglio della Camera di commer- 
cio di Liverpool, The gables, Croxteth Road Liverpool 
Società olandese per il progresso dell' industria, rappre- 
sentata dal segretario generale F. Van Elden Haarlem 
» filomatica di Bordeaux, rappresentata dal suo ex 

presidente prof. Leo Saignat, dal suo segre- 
tario sig. Ch. Bénard e dal sig. J. Manès di- 
rettore della Scuola di Commercio di Bordeaux 

Bordeaux 
» « Junimea Comercialà » , Strada Domneasca Galatz 

» agenti e commessi di Bergamo, rappresentata dal 

suo direttore rag. Luigi Mazzoleni, Bergamo 

» di geografia commerciale di Parigi, rappresen- 

tata dall'avv. Leopoldo De Leymarie e dal prof. 
Giorgio Blondel Parigi 

» geografica italiana — rappresentata dal comm. 

Guglielmo Berchet Roma 

» nazionale tedesca degli agenti di commercio rap- 

presenata dal suo presidente, sig. G. Schack 

Amhirgo 
» generale tra negozianti ed industriali di Roma, 

rappresentata dal cav. Giulio Ajò. Roma 



— GO — 

Società tiellc Arti di Londra, rappresentata dal suo se- 

Ljretario sig. H T. M'ood Londra 

Soetbor dott. Enrico — segretario generale della Ca- 
mera di commercio di Berlino, Neue Friedrichstrasse, 
53-54 Berlino 

Soriliani-iyioretti conte comm. Luigi — senatore del 

Regno, R. Prefetto Ref^gio Emilia 

Spada Ceccani Cesare — presidente della Camera di 

commercio ed arti di Lucca Lucca 

Spada Nicola — possidente, direttore della « Venice 

Hotels Ld. » Venezia 

Spezia prof. Eudimio — rappresentante della Camera di 

commercio di Cremona Cremona 

Souudy Elia — console imperiale di Russia a Venezia, 

Fondamenta dell'Arsenale, 2169 Venezi.i 

Stark Emilio — direttore della Filatura per azioni di 

Chemnitz Chemnitz 

S' CjT Penot — direttore e rappresentante della Scuola 

Superiore di Commercio di Lione Lione 

Stefanelli prof. cav. Pietro — direttore della Scuola tecni- 
ca commerciale « Leon Battista Alberti » Firenze 

StegClliann F, — segretario generale dell' Associazione 
germanica per 1' educazione commerciale, Helmstàd- 
terstrasse, 30 a. fìrìinswick 

Stegemaiin dott. Riccardo — consigliere di governo, 
presidente dell'Associazione germanica per l'edu- 
cazione commerciale Brunswick 

Straccali prof. cav. Alfredo — R. Provveditore agli 

studi Venezia 

StrauSS Luigi — commerciante, console onorario del Bel- 
gio, presidente del Consiglio superiore dell' industria 
e del commercio del Belgio, presidente della Federa- 
zione delle Società commerciali e industriali del Bel- 
gio, presidente del Circolo degli antichi studenti del- 
l' Istituto superiore di commercio di Anversa, presi- 
dente del Congresso per l'insegnamento commerciale 
di Anversa del 1898, rappresentante il Municipio 
di Anversa Awversa 



— 61 — 

Stringhe!' comm. Bonaldo — cesigliene di Stato, via 

d' Azeglio, 33 Roma 

Sullaill cav. Benedetto fu C. — banchiere Venezia 

Suppicj comm. Giorgio — presidente della Camera di 

commercio di Venezia Veìiezia 

Supino prof Davide — rettore della R. Università di 
Pisa e direttore del periodico « Il diritto commer- 
ciale » Pisa 

Tambosi dot. Antonio — Podestà di Trento, vice-pre- 
sidente del Curatorio dell' i. r. Scuola media di com- 
mercio Trento 

Tannello Francesco Buenos Aires 

Tarchiani cav. Aditeo — professore di ragioneria nei 

RR. Istituti tecnici Firenze 

Teccllio avv. Sebastiano — ■ pubblicista, deputato al Par- 
lamento Veìiezia 

Teissier M. — uditore al Consiglio di Stato, capo di 
gabinetto del Ministro delle colonie, rappresentante 
il governo della Repubblica francese Parigi 

Tjeenk Willink dott P. — segretario della direzione 
della Manifatttura di fermento e di alcool Van Mar- 
ken a Delft, segretario dell'Associazione nazionale 
olandese per 1' insegnamento commerciale, delegato 
del governo Olandese Delft 

Tiepolo conte comm. Lorenzo — avvocato, deputato al 

Parlamento Venezia 

Timofcef Alessandro — professore nella Scuola di com- 
mercio di Pietroburgo, delegato della Cancelleria par- 
ticolare di S. M. r Imperatore di Russia per gì' Istituti 
dell' Imperatrice Maria Pietroburgo 

Tipaldo Foresti co. Panagino — console di Grecia, 
rappresentante il governo Greco, S. Giovanni in 
Bragora Venezia 

Tolentino Leopoldo — commerciante, direttore della 
Cassa di risparmio, consigliere comunale, membro 
della Camera di commercio e d' industria di Trieste, 
Piazza della Stazione Irieste 

Toma cav. Paolo — direttore della Banca veneta di de- 



— 62 — 

positi e conti conenti Vefiezza 

Toso cav. Anj^elo — commerciante Venezia 

Treves de Boufili barone comm. Alberto — banchiere. 

già deputato al Parlamento Veìiezia 

Trevisanato Ugo — negoziante, consigliere comunale 

Venezia 

Trezza di ^Insella comm. Cesare — possidente Verona 

Truemail Wood Sir Henry — segretario della Società 

delle arti, John Street Adelphi Londra 

Truffi cav. Ferruccio — professore nella R. Scuola su- 
periore di commercio di Venezia ì^enezia 

Turclietti Corrado — professore di economia e diritto Brescia 

Tiil' cav. Enrico — professore nella R. scuola superiore 

di commercio di Venezia Venezia 

Uebel Luigi — vicepresidente della Camera di commercio 

e d'industria di Plauen Pla^ieìi 

Ulrich dott. — segretario e rappresentante della Camera 

di commercio di Bonn Bonn 

Unione cooperativa — Società anonima cooperativa di 
consumo, rappresentata dal suo Consigliere cav. prof. 
Clitofonte Bellini. Via Carlo Alberto Milano 

Unione fra esercenti al dettaglio ed affini della Città e 

Provincia di Venezia, S. Lio 5451-2 Venezia 

Unione delle Associazioni degli antichi studenti delle 
scuole di commercio di Francia, rappresentata dal- 
l' Ing. A- Renouard Parigi 

Vacca ri Pietro Bueyios Aires 

Van Bcyien Giulio — membro della Commissione am- 
ministrativa dell' Istituto superiore di commercio di 
Anversa, 85 Avenue des arts Anversa 

Van Peborgh Leone — - speditore, consigliere comunale, 
presidente del Circolo degli antichi studenti dell'Isti- 
tuto superiore di commercio di Anversa Anversa 

Vanzetti comm. Vittorio — consigliere d'appello, consi- 
gliere comunale, membro del Consiglio direttivo della 
R. Scuola superiore di commercio Venezia 

V^anzetti comm. Cesare — possidente Padova 

Va.silicò Luigi — avvocato, S. Samuele, 4322 Venezia 



— 63 — 

Vazza Giocondo — procuratore della Casa Pareto, Cla- 

viez e C. Rio de Janeiro 

Vedovati prof. Domenico — commerciante Veìiezia 

Vendramilli comm. Francesco — avvocato, deputato al 
Parlamento, sottosegretario di Stato al Ministero delle 
Finanze Roma 

Veiiezian Vittorio — commerciante, membro della Ca- 
mera di commercio e d' industria di Trieste, Piazza 
della Stazione 2 Trieste 

Veriion R. — professore di lingua francese, contabilità, 
calcolo commerciale e corrispondenza commerciale, 
Marche aux oeufs, 30 Anversa 

Veronese Rodolfo — ragioniere, impiegato alla Direzione 

delle Assicurazioni Generali Venezia 

Via nello cav. Francesco Alessandro — possidente, depu- 
tato al Parlamento, S. Benedetto, 3927 Venezia 

Via nello rag. Vincenzo — professore nel R. Istituto 

tecnico di Napoli Napoli 

Villa cav. prof. dott. Carlo — preside del R. Liceo- 
Ginnasio Marco Polo di Venezia Venezia 

Viniercati conte Guido — professore di merceologia nella 

Scuola commerciale « Leon Battista Alberti » Firenze 

Visconti Venosta marchese Emilio — senatore del Re- 
gno, già Ministro degli Affari esteri Milano 

Visin cav. Ugo — direttore della Banca commerciale 

triestina Trieste 

Vitali prof. Telemaco — direttore e rappresentante della 
Scuola serale di commercio di Roma, via S. Angelo 
in Pescheria, i Roma 

Viterbo Vittorio — commerciante, console di Serbia, 

corte dell'Albero Venezia 

Viranti Israele di L, — negoziante, S. Angelo, n. 3569, 

Ve7iezia 

Vivanti prof. cav. Eduardo — negoziante, già professore 
nella R. Scuola superiore di commercio di Venezia, 
vice-presidente dell'Associazione fra gli antichi stu- 
denti della R. Scuola Superiore di Commercio in 



— 64 — 

Venezia, rappresentante della Camera di Commercio 
di Ancona Venezia 

Vlaicu Arsenio - — direttore di Scuola commerciale, Strada 

della Chiesa, 6 lìrassà 

Vuillioillill prof. Carlo — rappresentante il Dipartimento 
della pubblica istruzione e dei culti del cantone di 
Vaud Losanna 

Wauters ing. Paolo — ispettore dell' insegnamento in- 
dustriale e professionale, delegato del governo Belga 

Bruxelles 
Wauticr A. — direttore della Scuola Superiore di Com- 
mercio di La Louvière (Belgio) La Loiivière 
Weil Guglielmo — impiegato superiore presso la Filiale 

della Banca Union Trieste 

Weile Jeus -- professore nella R. Accademia navale di 

Livorno Livorno 

Weilli^' Guglielmo — direttore e professore della Scuola 

cantonale di commercio di BcUinzona Bellinzona 

Wertheinier Giulio B. Se. B. A. — direttore della Scuola 

superiore tecnica e commerciale di Bristol Bristol 

Wick Guglielmo — professore di scienze commerciali, 
rappresentante il Governo del cantone di Lucerna 

Lucerfia 
Wilcilkin Gregorio — aiuto-agente al Ministero delle fi- 
nanze di Russia, 7 AV'etherby Gardens, South Ken- 
sington Londra 

WillSpeaue barone comm. Antonio — Prefetto di Ve- 
nezia Venezia 
Wolft Adolfo — ragioniere, direttore del giornale russo 

« La Contabilità », Via Newsky, 64 Pietroburgo 

WoUeiuborg* dott. Leone — deputato al Parlamento, 
già sottosegretario di Slato al Ministero delle Fi- 
nanze Padova 
Za])CO Egisto — deputato al Parlamento Dolo 
Zaiupichelli prof. Angelo Caste l/ra?ico Veìieto 
Zanardelli comm. Giuseppe — avvocato, già Ministro dei 
lavori pubblici, dell' interno e di grazia e giustizia, 
presidente della Camera dei Deputati Roma 



— 65 - 

Zanvettori Umberto — ing^egnere, agente generale della 

Nationale-Vie di Parigi, Via Fusari, 6 Bologna 

Zehden dott. Carlo — Ispettore al Ministero dell'Istru- 
zione, Consigliere di Governo, rappresentante il go- 
verno Austriaco Vienna 

Zezi Ernesto — ragioniere, S. Polo, palazzo Bernardo 

Venezia 

Zmajevich Giuseppe — commerciante, membro della 
Camera di Commercio e d' industria di Trieste, via 
della Sanità Trieste 

Zulianì Ottaviano — soldato, scritturale presso la Dire- 
zione di sanità militare Ajicona 

Zwicky ing. Giacomo — direttore del Cotonificio vene- 
ziano Venezia 



SEDUTA INAUGURALE 



SEDUTA INAUGURALE 



4 Maggio 1899 



La seduta ha luogo nella sala dei Pregadi del Pa- 
lazzo Ducale e viene aperta alle ore dieci ant. 

Prendono posto al tavolo presidenziale il presidente 
del Comitato ordinatore on. Pascolato, il prefetto di 
Venezia barone Winspeare rappresentante del Governo, 
il conte Grimani sindaco di Venezia, il comm. Suppiej 
presidente della Camera di Commercio, il prof. Saignat 
presidente del Comitato permanente per i Congressi 
dell'insegnamento tecnico e commerciale, il conte Papa- 
dopoli presidente del Consiglio direttivo della R. Scuola 
Superiore di Commercio di Venezia, l' ing. Rombaud 
delegato del Governo belga, il prof. Vivanti segretario 
del Comitato ordinatore. Assistono tutti i delegati dei 
governi, le Autorità cittadine, i membri del Comitato 
ordinatore, e molti invitati. 



Discorso del barone WINSPEARE, prefetto di Venezia e rappre- 
sentante del Governo. 

Illustrissimi Signori, 

Leggo i due telegrammi, coi quali S. E. il ministro degli 
Affari Esteri e S. E. il ministro dell' Agricoltura, dell' Indù- 



— 70 — 

stria e del Commercio mi incaricano di rappresentarli in questa 
solenne adunanza ; 

« Pregola volermi rapjìresentare e dare il benvenuto irr 
mio nome ai Delegati dei Governi esteri convenuti al Con- 
gresso commerciale, presentando le mie scuse perchè tratte- 
nuto a Roma da im])ortanti discussioni parlamentari. 

« Ministro Canevaro » 

« Per gravi ragioni ufficio mio, trovandomi impossibilità 
recarmi Venezia assistere inaugurazione Congresso internazio- 
nale per insegnamento commerciale 4 corrente, prego V. S. 
rappresentarmi giustificando mia assenza, ed esprimendo mio 
vivo rammarico per impreveduto impedimento. Nel porgere 
convenuti mio saluto cordiale, voglia anche significar loro che 
Governo italiano animato dal proposito di migliorare scuole 
di Commercio, terrà grande conto sapienti decisioni e voti 
Congresso. 

« Ministro Fortis » 

E per me un insigne onore di rappresentare, in questa 
circostanza il mio Governo a questa seduta inaugurale e por- 
gere a Voi, o Signori, il cordiale saluto che la Nazione Ita- 
liana, in accordo pienissimo col suo Governo, rivolge a Voi, 
convenuti da tante parti dell'Europa civile ed operosa. Ben 
mi sarel)be stato più grato tenere un più modesto posto, e 
perche la solennità sarebbe stata accresciuta dalla presenza dei 
due Ministri, e perchè io avrei potuto personalmente dimostrare 
che non solamente un dovere d' ufficio mi spinge qui fra Voi, 
ma un sentimento personale di vivissimo interesse per l'opera 
di questo Congresso, al quale, prima ancora che le circostan- 
ze m'imponessero d'intervenire come rappresentante del Governo, 
la convinzione della importanza somma del suo scopo mi a- 
veva spinto a dare la mia personale adesione. Ma siccome 
nessuno di Voi può dubitare che solo circostanze imprevedute 
ed invincibili hanno fatto mancare a questa riunione la pre- 



I 



— 71 — 

senza di due Ministri del Re, e che l'animo loro, fra le altre 
amarezze della agitata vita politica, ha sentito questa, di dover 
mancare a questo pacifico e fruttuoso convegno di meditazione 
o di studi, cosi io vi prego di non dubitare che se io son qui a 
tenere una rappresentanza, direi, ridotta del Governo Italiano, 
mantengo però intatto, completo, e niente affatto ridotto, quel 
sentimento di libera partecipazione e di viva simpatia all'opera 
vostra, pel quale sentimento avevo già prima aderito al Con- 
gresso. Alla vigilia di un convegno dijìlomatico che si appre- 
sta a studiare i mezzi per mantenere e fecondare la pace nel 
mondo e ad attenuare, se non a distruggere, quei sentimenti 
antagonistici fra le nazioni che ne ritardano 1' affratellamento 
nella grande famiglia dell' Umanità; all'indomani della com- 
posizione di dissidi vecchi e nuovi, che parevan porre alcuni 
popoli in permanente o rinnovellato conflitto e minacciare 
la pace del mondo ; ali" indomani ancora del giorno nel quale 
noi stessi Italiani provammo 1' ineffabile sollievo di veder tron- 
* cato un conflitto commerciale che turbava tanti sentimenti di 
antico e naturale affetto e simpatia, a me parve come cittadi- 
no, e pare ora come rappresentante dei Ministri, che 1' opera 
di questo Congresso per 1' insegnamento commerciale, nella 
modesta sfera del suo programma, indichi una delle vie perchè 
la concordia già fatta sia mantenuta, e la pace augurata esca 
dagli involucri dei sogni e della utopia. [^Appr ovazioni). 

Poiché se il progresso dell' insegnamento commerciale, 
largamente diffuso, additerà, fin dai primi suoi passi una Etica 
commerciale, se indicherà una tendenza ad abolire ogni metodo 
di selvaggia invasione e sopraffazione fra concorrenti, ad as- 
sicurare il premio e la vittoria ai più industri, ai j^iù pazienti, 
ai meglio ammaestrati, e sopratutto ai più scrupolosi ed onesti, 
i conflitti, dei quali ormai la cagione più frequente è nella 
concorrenza dei commerci, saranno risolti piuttosto nella scuola, 
che sui campi ; o sulle mostruose moli marine. E con questi 
auguri e con questi presagi, che io porto i saluti del Capo dello 
Stato, dei Ministri e del Governo d^Italia a Voi, incliti rap- 
presentanti di Governi esteri che teneste 1' invito, a Voi egregi 
aderenti al Congresso venuti di fuori e, mi sia permessa an- 
che questa parola in famiglia, a Voi meritevoli promotori di 



— 12 — 

questo Congresso, i cui studi e le cui deliberazioni mentre 
richiameranno la più viva sollecitudine del Governo, onore- 
ranno Voi che lo avete promosso e preparato, e la Patria 
nostra, sul cui sacro suolo tanti savi delle Genti sono ora 
congregati. {^Applausi prohingati\ 



Discorso dell'on. PASCOLATO, presidente del Comitato ordinatore. 



Mi sento onorato di portare al Congresso il saluto di 
S. E. il Ministro della Pubblica Istruzione, il quale così mi 
telegrafa : 

« Dolente di non poter intervenire all' inaugurazione del 
» Congresso internazionale per 1' insegnamento commerciale, 
» prego Lei di rappresentarmi e di portare ai convenuti il mio 
» cordiale saluto, insieme all' augurio che 1' opera loro sia fe- 
> conda di utili risultati. 

« Ministro Baccelli » 

Signori, 

Sono trascorsi più di dodici anni da quando, per l' iniziativa 
e per 1' opera della Società filomatica di Bordeaux (dobbiamo 
ricordarne il nome a titolo d'onore e con sentimento di grati- 
tudine) si raccolse in quella città il primo Congresso interna- 
zionale dell' insegnamento tecnico. Diviso in due sezioni, esso 
trattò delle scuole commerciali e delle industriali ed ebbe pro- 
gramma largo e svariato, quasi che i cultori di queste disci- 
pline, incontrandosi per la prima volta, sentissero il bisogno, 
se non di approfondire, di sfiorare almeno tutte le questioni 
che coir insegnamento tecnico avevano attinenza. 

Da allora in poi, frequenti divennero queste riunioni. Le 
tre prime si tennero in Francia, a Londra la quarta, com- 
piendosi così il voto dell' illustre Saignat, presidente dei due 
congressi di Bordeaux, (applausi) che la sede se ne trasportasse 
di paese in paese, affinchè più diretto e più attivo fosse il 



— 73 — 

contributo di ciascuno alToiiera comune. Così 1' anno passato, 
festeg<^iandosi dagli antichi studenti del fiorente Istituto supe- 
riore di commercio di Anversa il giubileo della loro Associa- 
zione, ivi si radunarono gli amici dell' insegnamento commer- 
ciale, ed oggi, accettando 1' invito nostro, essi tengono a 
Venezia una nuova Assemblea. 

Noi vi ringraziamo, o Signori, d' essere accorsi in tanto 
numero. Certo vi mosse i' attrazione che sugli spiriti colti e 
gentili esercita questa città cosi favorita dalla nativra e dal- 
l' arte, così ricca di memorie gloriose. Ma la vostra affluenza 
■dimostra pure la opportunità del convegno ed il vivo inte- 
resse che desta in tutto il mondo civile 1' ordinamento di 
questa istruzione speciale. La quale, nuova com' è ancora, 
offre continua occasione di indagini, di esperimenti, di con- 
fronti, solleva tutto giorno problemi degni della più viva sol- 
lecitudine, ed è pur destinata ad esercitare tanta influenza 
suir avvenire economico d' ogni nazione. 

Fra quei problemi gli ordinatori dell' attuale Congresso, 
coir approvazione del Comitato permanente internazionale di 
Parigi, ne scelsero alcuni da proporre al vostro esame: pochi 
di numero, ma ben definiti e precisi ; limitati alla sola istru- 
zione commerciale, che ha caratteri, fini, bisogni propri, ben 
distinti da quelli dell' insegnamento industriale. Che la scelta 
abbia corrisposto al desiderio comune, che delle questioni 
proposte si riconosca generalmente l'importanza e l'urgenza, 
■è dimostrato dal numero considerevole delle relazioni e delle 
memorie presentate, delle quali abbiamo curato la stampa. In 
verità, così la natura ed i limiti del programma come il la- 
voro di preparazione, lasciano sperare che 1' opera del Con- 
gresso sia feconda di buoni risultati. 

Molto cammino, o Signori, ha fatto 1' insegnamento com- 
merciale in questi ultimi tempi. Oggi esso non ha più bisogno 
di dimostrare la propria ragione di esistere, di far riconoscere 
la legittimità dei suoi titoli ; oggi un posto al sole non gli viene 
più contrastato. L' istruzione classica più non ravvisa in esso 
un pericoloso concorrente, da cui le convenga guardarsi. Le 
scuole professionali, le scuole industriali, le tecniche, le com- 
merciali si moltiplicano dappertutto, anche nei paesi dove più 



— 74 — 

tardarono a sorgere. E, ben lungi dal temere che un tal movi- 
mento nuoca alla coltura generale, ognuno comprende che 
gli studi classici non possono che guadagnare di serietà, di 
intensità, di purezza dal non doversi più trascinar dietro una 
turba mal disposta, che alla scuola altro non domanda se non 
la preparazione a una carriera professionale {applausi pro- 
hmgati). 

Ed è scomparso anch' esso il pregiudizio, durato fino a 
questi ultimi tempi, che faceva credere bastevole il tirocinio pra- 
tico, inutile una coltura speciale per dedicarsi al commercio. Nella 
lotta formidabile della concorrenza mondiale ogni popolo, come 
ogni individuo, per assicurarsi i maggiori elementi di suc- 
cesso, deve possedere, quanto più larga e completa è possi- 
bile, la conoscenza dei fatti. Ma poco giovano i fatti raccolti 
a chi non ha imparato a ordinarli e classificarli sistematica- 
mente, a farli [)arlare, a dedurne leggi e principi. Il com- 
mercio è diventato una disciplina scientifica, multiforme e 
complessa, a cui sono naturali ausiliari, economia, storia, di- 
ritto, fisica, chimica, geografia, matematica. All' uomo d' affari 
non bastano \>\i\ come una volta 1' intuito e l'attività: non si 
creano gli sfoghi delle proprie mercanzie, non si attirano van- 
taggiosamente quelle degli altri, né si costituiscono opportuni 
scali, depositi, mercati, se non si mettono a profitto cogni- 
zioni d' ogni maniera, se non si applicano con provvido ac- 
corgimento le leggi economiche apj^rese dall' attenta osserva- 
zione, dall' analisi comparativa più minuziosa e sagace. Oggi 
la vittoria e di chi più sa. [approvazioni^ 

Verità ovvie e quasi banali ; ma la loro conquista è re- 
cente e forse v' è ancora qualcuno che le contesta. Ond' è che 
conviene ripeterle senza posa, applicando la tattica insegnata 
da uno dei maggiori benefattori che abbia avuto l'umanità in 
questo secolo che muore. Se si vuol far trionfare un' idea, 
diceva un giorno, appunto qui a Venezia, Riccardo Cobden, 
prima bisogna dirla, poi ripeterla, indi ripeterla ancora, e se- 
guitare a ripeterla finché tutti vi credano, [vive approvazioni) 

Ecco spiegati la ragione, la convenienza e lo scopo di 
questo Congresso, che per il numero e per il valore delle 
adesioni ottenute si apre sotto i più favorevoli auspici. È 



— 75 — 

argomento di profonda soddisfazione il vedere qui accolte in 
un comune pensiero le rappresentanze di tanti Istituti scola- 
stici, di tante Camere di commercio, e gli uomini più com- 
petenti di tutta Europa e non d' Europa soltanto. Aggiunge 
credito e solennità all' adunanza il concorso di molti Governi, 
che, secondando coli' opera intelligente e zelante il movimento 
della pubblica opinione in favore dell' istruzione speciale, vol- 
lero essere qui rappresentati da delegati dotti, esperti, auto- 
revoli, {a-ppiatisi) 

Siate tutti benvenuti, o Signori, in questa terra d' Italia, 
ricca di buon volere, bramosa di partecipare con tutte le sue 
forze alle nobili gare della civiltà e del progresso. Io vi rin- 
grazio ancora in nome dei promotori di quest' adunanza, che 
dalla vostra presenza traggono il premio più ambito della loro 
iniziativa. Noi già vi conoscevamo, anche prima di esserci con 
voi incontrati: eravamo uniti dalla comunanza degli esperi- 
menti, delle dottrine, delle aspirazioni. Perciò lavorare per 
qualche giorno in fraterna concordia con voi ci sarà facile, 
giocondo e caro. E lavoreremo anche noi, nel modesto ar- 
ringo nostro, per la pace del mondo: che fattori, e principali 
fattori di pace sono questi scambi, alla cui arte complessa e 
difficile cerchiamo di addestrare i giovani d'ogni paese, [ap- 
piatisi prohtn^ati^ 



Discorso de! conte GRIMANI, sindaco di Venezia. 



Onorevoli Signori, 

Debbo al mio ufficio di sindaco la viva e profonda sod- 
disfazione di salutarvi in nome di Venezia e di dirvi quanto 
essa si chiami lieta ed orgogliosa che voi 1' abbiate scelta a 
sede del vostro Congresso e quanto le sia grato di vedere qui 
riuniti tanti e così benemeriti e così insigni ctiltori dell' inse- 
gnamento commerciale. 

Certo io avrò consenzienti i miei connazionali se il saluto 
mio è più specialmente rivolto ai congressisti stranieri, a co- 



— 76 -- 

loro che sono ora ospiti di Venezia e dell' Italia. La loro pre- 
senza non è soltanto atto di cortesia, ma è anche una attestazione 
di stima e di onore pel nostro paese e per la nostra Scuola 
Superiore di Commercio, che in pochi anni ha saputo svilup- 
parsi e progredire in modo, da essere elemento di decoro cit- 
tadino e nazionale e da conciliarsi simpatie e rispetto anche 
all' estero, {approvazioìii) 

Perciò io esprimo sincera gratitudine ai congressisti stra- 
nieri qui convenuti ; essi danno a questo convegno un significato 
della ]3Ìù alta importanza. Per virtù della scienza spariscono 
le frontiere che separano un popolo dall'altro, per riunire tutti 
nel più nobile fra i sentimenti, quello della umana solidarietà. 
Senza nulla togliere al patriottismo d' ognuno, possono qui le 
destre stringersi fraternamente in nome di ogni popolo libero, 
e confondersi i sentimenti di tutti nell'augurio di quella pace 
di quella equità, e di quella grandezza, che devono essere con- 
quista desiderata di ogni libera nazione, {vive approva:zioni ) 

Venezia seguirà col più vivo interesse l'iniziativa che qui 
vi raduna e dal cui svolgimento gli studi commerciali si ar- 
ricchiranno degli ultimi portati della scienza, con vantaggio del 
commercio mondiale. 

Qui dove tutti stringe il comune impegno di mettere a 
profitto r esperienza di ognuno, diventa certezza 1' augurio che 
le vostre discussioni abbiano a portare larga messe di utili 
frutti ed a segnare nuovo passo sulla via del progresso. E 
r opera vostra sarà anche moralizzatrice, poiché dimostrerà 
una volta di più che il serio commercio non può esistere, sen- 
za la probità, 1' onestà, la prudenza. 

Con questi sentimenti, con questo augurio, io vi dò ancora 
una volta il benvenuto, in nome di Venezia, {applausi^ 

Discorso del conte PAPADOPOLI, presidente del Consiglio diret- 
tivo della R. Scuola Superiore di Commercio di Venezia. 

Sigtiori^ 

Permettete eh' io abbia 1' onore di salutarvi a nome del 
Consiglio direttivo della Scuola Superiore di Commercio di Vene- 



— 77 — 

zia ; della Scuola, che è lieta ed orgogliosa di ospitarvi e di 
offrire il campo alle vostre feconde discussioni. Lasciatemi ricor- 
dare che la fondazione di questa Scuola fu come il primo segno 
del ridestarsi di Venezia a vita libera e indipendente. Venezia, 
appena ricongiunta all' Italia, mostrò con questo atto di com- 
prendere lo spirito dei nuovi tempi e volle riannodare il pre- 
sente alle nobili tradizioni del suo passato. Imperocché essa 
non poteva dimenticare di essere stata debitrice ai commerci 
della sua passata grandezza ; e certo, creando questo istituto 
che fu il primo del suo genere in Italia e uno dei primi in 
Europa, intese dire che della sua grandezza appunto dai com- 
merci essa attende il rifiorire, {be^ie^ bravo) 

Ora, la Scuola nostra che, se non ci illude 1' affetto, nei 
trent' anni della sua esistenza ha mostrato di sentire questo 
spirito della tradizione vivificata, tiene ad altissimo onore di 
aver dato occasione al Congresso e di esserne la sede. Fidente 
nel proprio avvenire e in quello di Venezia e d' Italia, desiderosa 
dì migliorare i propri ordinamenti, la Scuola seguirà con viva 
attenzione i vostri lavori, e intenta e reverente porgerà ascolto 
alla parola dei maestri qui convenuti da ogni parte, racco- 
gliendone con amorosa cura le esperienze e gli insegnamenti. 
E della vostra presenza essa serberà poi la memoria, come 
della maggiore sua festa, ed avrà cari i vincoli fraterni stre.ti 
in questi giorni con tante nobili instituzioni congeneri, con 
tanti valorosi cultori delle disciplijie commerciali, [applausi) 



Discorso del prof. VIVANT!, segretario del Comitato ordinatore. 



Signori^ 

Il 12 Giugno 1898 si costituiva il Comitato ordinatore 
di questo Congresso, e subito, a mezzo di una Giunta esecu- 
tiva scelta nel suo seno, dava principio ai suoi lavori. 

Appena furono noti la sua costituzione ed i suoi propo- 
siti, da ogni parte gli giunse largo consenso di adesioni e di 
incoraggiamenti. 



— 78 — 

E quando esso chiese a molti di coloro che al progresso 
degli studi commerciali s' interessano, consiglio sugli argo- 
menti da trattarsi di preferenza nel Congresso, tosto gli ven- 
nero da ogni paese proposte, la cui molteplicità e serietà, se 
da un lato gli fornivano ampia materia di studio e di scelta, 
dall' altro gli attestavano 1' interessamento con cui le persone 
competenti guardavano al futuro Congresso. 

Scelti i temi, fra quelli che al maggior numero dei pro- 
ponenti ed al Comitato parvero più interessanti ed urgenti, 
ottenuta l'approvazione del Comitato permanente di Parigi, il 
Comitato nostro si accinse alacremente a raccogliere intorno 
al programma elaborato il maggior numero di adesioni, chia- 
mando a discuterlo tutti coloro cui l'ufficio, gli studi, la com- 
petenza, i precedenti, conferivano autorità. 

Quest'opera se fu laboriosa ed assidua, non fu ingrata 
né infeconda, tantoché ora, a lavoro compiuto, possiamo con- 
statare con soddisfazione che al Congresso partecipano uffi- 
cialmente, oltre il nostro, i Governi dell'Argentina, dell'Austria, 
del Belgio, della Danimarca, della Francia, della Gran Bret- 
tagna, della Grecia, del Lussemburgo, della Norvegia, della 
Olanda, del Portogallo, della Russia, della Spagna, della Sve- 
zia, della Svizzera e dell' Ungheria e che le adesioni da noi 
ricevute sommano a 708. Di queste, 440 ci vennero dall' Ita- 
lia, 268 dall'estero, e cioè: 51 dalla Francia, 47 dalla Ger- 
mania, 35 dall'Austria, 31 dalla Gran Brettagna, 30 dal Bel- 
gio, 19 dalla Svizzera, 13 dall' Argentina, 9 dalla Russia, 7 
dall' Ungheria, 5 dalla Romania, 4 dall' Olanda, 4 dalla Sve- 
zia, 2 dalla Norvegia, 2 dal Portogallo, 2 dagli Stati Uniti, 
2 dalla Turchia, i dal Brasile, i dalla Danimarca, i dalla 
Serbia, 1 dalla Spagna, i dall' Uruguay. 

Hanno aderito 35 Camere di commercio italiane, 2 Ca- 
mere di commercio italiane all'estero, 22 Camere di commer- 
cio straniere. 

Aderiscono, o sono rappresentate, 18 scuole commerciali 
italiane e 29 scuole straniere. 

37 memorie ci sono state mandate sui vari temi di cui 
il Congresso deve discutere ; le abbiamo fatte stampare e le 
distribuiremo nella seduta pomeridiana. 



— 79 — 

In queste brevi parole ed in queste poche cifre, si rias- 
sume quanto, in nome del Comitato ordinatore, avevo 1' ob- 
bligo di dire. 

Prima di finire però, ricordo come il Congresso d' An- 
versa sia stato promosso ed organizzato sotto gli auspici e 
con l'opera del Circolo degli antichi studenti di quell'Istituto 
superiore di commercio, e constato che al Congresso presente 
hanno aderito numerosissimi gli antichi allievi della nostra 
Scuola superiore di commercio, membri dell'Associazione fra 
di essi di recente istituita. Questa larga e operosa partecipa- 
zione di antichi studenti di scuole di commercio, questo inte- 
ressamento al progredire degli studi commerciali, di uomini 
che hanno già affrontate le difficoltà della vita, vuole pur dire 
qualcosa. Vuol dire, evidentemente, che la pratica non li ha 
disillusi sull'utilità della scuola, [approvazioni] vuol dire che 
le cognizioni che vi hanno apprese, non sono state per essi 
un bagaglio ingombrante ed inutile, ma bensì un'arma efficace 
e vittoriosa, [vive approvazioni) 

Ciò deve seriamente confortarci nei lavori che impren- 
diamo. Ed a coloro che questo serio e pratico conforto ci 
hanno recato e ci recano, consentite, o Signori, eh' io, antico 
allievo della nostra scuola e vice-presidente dell'Associazione 
fra i suoi antichi studenti, rivolga qui un saluto fraterno e 
riconoscente, (applausi prolungati) 



Discorso del prof. LEO SAIGNAT, presidente del Comitato per- 
manente dei Congressi per l'Insegnamento tecnico. 



Mesdames^ Messieurs, 

Je veux avant tout remercier les organisateurs de ce Con- 
grès et les représentants du Gouvernement italien, de la Mu- 
nicipalité vénitienne et de la Chambre de Commerce, de leur 
accueil courtois et des paroles aimables qu'ils nous adressaient 
tout à l'heure. Je puis les assurer que les sentiments amicaux 



— 80 — 

qu'ils nous témoignent, sont les sentiments mèmes qui nous 
animent à leur égard. [app?-ovaztoin) 

Je les remercie aussi, au nom du Coniité permanent des 
Congrès internationaux de l'enseignement technique, de nous 
avoir appelés à discuter les problèmes relatifs à l'enseignement 
commercial, dans cette ville de Venise qui occupe une si grande 
place dans l'histoire du commerce. 

Permettez-moi de vous rappeler la voie déjà parcourue 
dans nos Congrès. 

Le premier Congrès international de l'enseignement tech- 
nique a été tenu à Bordeaux au mois de septembre 1886. A 
cette epoque, il s'était manifeste dans divers pays de l'Europe» 
et particulièrement en France, un important mouvement d'o- 
pinion en faveur de l'enseignement commercial. Les progrès 
accomplis dans toutes les sciences ne permettaient pas de laisser 
en dehors du courant scientifique une des branches Ics plus 
importantes de l'activité humaine. Le commerce nécessite des 
connaissances multiples, que les commercants ne peuvent ac- 
quérir que par des études d'ensemble ; il est devenu lui-mème 
une science, qui doit avoir ses écoles. 

De grands progrès avaient déjà été réalisés avant 1886. 
Mais dus, dans beaucoup d'endroits, à des initiatives privées, ils 
manquaient d'ensemble ; ils avaient besoin d'étre coordonnés. 

La Société Philomathique de Bordeaux pensa qu'il serait aussi 
intéressant qu'utile, de mettre en présence les hommes de tous 
les pays qui s'intéressaient au développement de l'enseignement 
commercial, et elle songea à les réunir dans un Congrès, où 
chacun apporterait ses idées personnelles, oià les questions re- 
latives à l'enseignement du commerce et de l'industrie seraient 
posées, discutées et résolucs par des voeux à soumettre aux 
pouvoirs publics, qui les réaliseraient dans la mesure convenant 
à chaque pays. 

Les voeux d'un Congrès ne sont obligatoires pour personne; 
ils n'ont d'autorité que celle qu'ils tirent de la sagesse et de 
l'expérience qui les ont inspirés. Mais les pouvoirs publics ont 
maintes fois puisé dans les ^•oeux des Congrès des idées qu'ils 
ont fort heureusement mises en exècution. J'ai notamment la 
s^^tisfaction de constater les cfforts incessants du ministère du 



- SI — 

commerce de France en faveur du développement de 1' ensei- 
gnement commercial. 

L'appel que la Société Philomathique avait adressé, fut 
entendu dans la plupart des pays de 1' Europe et dix gou- 
vernements se firent représenter par des délégués ofifìciels qui 
prirent une part active aux délibérations du Congrès. 

Le succès de ce premier Congrès international en appelait 
d'autres, et bientòt, en 1889, un second Congrès était réuni 
à Paris, sur l'initiative du ministère du commerce. 

Quelques années après, la Société Philomathique, à l'oc- 
casion de l' Exposition universelle qu'elle avait organisée à 
Bordeaux^ prenait l'initiative d'un troisième Congrès. 

Les trois premiers Congrès avaient ainsi èté tenus en 
France. Dans le discours par lequel j'ouvrais le Congrès de 
1895, j'exprimais le voeu que cette idée ne restàt pas une idée 
purement franc^aise. C'était pour le développement de l'ensei- 
ment techique dans tous les pays civilisés que nous avions tra- 
vaillé, et je demandais aux pays étrangers dont les représentants 
nous avaient apporté un utile et brillant concours, de réunir à 
leur tour, chez eux, des Congrès semblables. 

L' Angleterre répondit la première à cet appel, et le qua- 
trième Congrès fut réuni à Londres au mois de juin 1897, sur 
l'initiative de la Société des Arts, avec le concours de plusieurs 
corporations de la cité. 

Réuni dans un milieu commercial d'une telle importance, 
le Congrès de Londres devait rèussir pleinement. D' ailleurs, 
les plus hautes notabilités de la grande cité s"y intéressèrent, 
et l'un des plus grands seigneurs de 1' Angleterre ouvrit le 
Congrès par un discours magistral. 

Le succès fut complet. 

Bientòt après, en 1898, c'était Anvers qui ouvrait un 
champ de discussion aux problèmes de l' enseignement com- 
mercial. 

Aujourd'hui, e' est Venise. 

Venise a dans les fastes commerciales une place si grande, 
qu'elle était naturellement indiquée pour la réunion d'un Con- 
grès de ce genre. L'histoire de Venise fut pendant des siècles 
l'histoire méme du commerce du monde. N'était-ce point par 

6 



les navires de Venise que l'Europe occidentale recevait au \iv'' 
et au xv' siècle les produits de 1' Orient ? Ces produits si 
convoités nous furent apportés presque esclusivement par les 
navires vénitiens tant qu'ils neurent pas d'autre route que celle 
de la Mediterranée. Si la découverte de routes nouvelles fit 
passer plus tard à d'autres nations une partie de ce commerce, 
Venise n'en est pas moins restée dans les temps modernes une 
grande place de commerce digne de son passe, [applausi). 

Après avoir donne pendant des siècles l'exeniple de l'activité 
commerciale, il lui revenait l'honneur de donner l'inipulsion à 
l'enseignement dans lequel le commerce doit puiser la science 
nécessaire à son dév^eloppement et à sa prosperità. 

C'est dans ce but, Messieurs, que vous avez réuni le 
Congrès qui s'ouvre aujourd'hui. En vous intéressant au dé- 
veloppement de la science commerciale, vous avez voulu con- 
tribuer à rendre plus facile la préparation aux professions com- 
merciales et plus fructueux le travail des commercants, et comme 
la prospérité d'un pays dépend de son activité commerciale et 
industrielle. en travaillant vous-mémes à ce qui permet à cette 
activité de se développer, vous travaillez au bien-étre general. 

Et cela sans vous préoccuper des idées de concurrence 
jalouse qui séparent souvent les nations et quelquefois les dif- 
férentes parties d' une mème nation. La concurrence dans le 
progrès, c'est la concurrence dans le bien, et elle est profita- 
ble à tous. [applajisi prohm^ati). 

Au nom du Comité permanent, je remercie les organisa- 
teurs de ce Congrès du soin qu'ils ont apportò à sa prépa- 
ration. Je remercie les autorités locales et le gouvernement de 
l'Italie de s'y ètre intéressés, et j'adresse un hommage respec- 
tueux au souverain de ce pays, à S. M. le Roi d'Italie, {ap- 
plausi proliino^ati e ge?ierali). 

Discorso deli' ing. ROMBAUT, deiegato del governo Belga 

Me s dame s et Messieurs, 

Je salue respectueusement, au nom de mon pays, Leurs 
Majestés le Roi et la Reine d' Italie ! (applausi prohmgati). 



I 



— 83 — 

Dans une séance préparatoire à celle-ci, j'ai eu l'honneur 
d'étre choisi par mes collègues des différents pays accourus à 
Venise puor assister a ce congrès pour étre leur interprete et 
pour remercier les Autorités qui nous adressent aujourd'hui des 
paroles de bienvenue. Je suis heureux de ce choix^ parce qu'il 
me permei de vous exprimer, Messieurs, tous les sentiments de 
reconnaissance que nous éprouvons pour votre aimable accueil. 

Depuis leur origine j 'assiste, aux Con grès de l'enseigne- 
ment technique, et je constate, avec le plus grand plaisir du 
reste, que jamais, comme aujourd'hui, je n'ai vu déléguer aux 
Congrès antérieurs, autant de personnalités marquantes ; cela 
prouve que non seulement les gouvernements s'intéressent aux 
questions d' enseignement commercial, mais aussi les com- 
mercants et les particuliers s'y intéressent. Tous semblent d'ac- 
cord pour dire que l'enseignement commercial s'impose, et nous 
ajouterons, qu'à notre avis, il doit ètre scientifique. Aujourd'hui, 
en effet, le commerc^ant doit étre instruit pour pouvoir étre 
l'intermédiaire entre le producteur et le consommateur. Il doit 
stimuler le zèle des industriels, pour qu'ils donnent à leurs 
doit produits des formes nouvelles et puissent soutenir les 
concurrences qui leur sont faites ; il doit ainsi faire naìtre des 
besoins nouveaux chez les consommateurs. 

Je me souviens, Messieurs, d'un de mes professeurs qui 
parlant du XV'^'"'^ siede, nous tra9ait un tableau enthousiaste 
de l'histoire de cette belle Venise, où nous nous trouvons en 
ce moment, Nous écoutions religieusement, mais sans coin- 
prendre son enthousiasme, la narration de tous les faits quii 
nous signalait, et qui avaient caractérisé cette méinorable epo- 
que. Aujourd'hui je me rends mieux compte des sentiments 
qui l'animaient ; il avait vu Venise, comme nous la voyons 
aujourd'hui, avec ses palais immenses, et ses grandes riches- 
ses et cela nous permet mieux d'apprécier Venise. Reine de 
l'Adriatique. {approvazioni). 

Mesdames et Messieurs, puisque nous pouvons émettre des 
voeux à ce Congrès, je souhaite que les travaux auxquels nous 
allons nous livrer, apportent un élément à l'ensemble des mesures 
qui seront prises par le Gouvernement et le Municipalités, pour 
rétablir ou reconquerir les splendeurs passées. (berte, bravo) Si 



— «4 — 

nos connaissances et notre expérience peuvent ótre en ce cas de 
quelque utilité, de tout coeur nous les mettrons à la disposi- 
tion du Congrès, et nous le prouverons en participant le plus 
longuement possible aux discussions auxquelles les questions- 
qui nous sont soumises vont donner lieu. 

Avec bonheur, je constate que le clou que nous avons 
commencé à fìxer dans nos précédents Congrès, s'enfonce gra 
duellement ; il pénètre lentement mais sùrement, et j'espère- 
qu'en 1900, après le Congrès de Paris, il sera définitivement 
rive. Certes alors, nous pourrons encore l'embellir, mais il sera 
néanmoins solidement fixé et la cause de l'enseignement tecni- 
que sera gagnèe, {app?-ovazioni) 

Messieurs, je termine en remerciant Monsieur le Préfet,. 
Monsieur le Syndic, Monsieur le Président du Conseil d'Admini- 
stration de 1' Ecole Supérieure de Commerce de Venise, Mon- 
sieur le Président Pascolato, des paroles si bienveillantes et si 
gracieuses qu'ils ont adressées aux délégués étrangers. Nousrap- 
porterons fidèlement à nos Gouvernements respectifs l'impression 
que nous ressentons en ce moment, pour l'accueil si aimable et 
si sympathique qui nous a été fait. [applaìisi prolungati). 



Pascolato — Ed ora, prego l'illustre rappresentante 
del Governo, di volere dichiarare aperto il Congresso 
in nome del Re leale, valoroso e magnanimo, cui si ri- 
volgono in .questo momento concordi, gli omaggi di tutti 
i presenti (applausi). 

Wiiispeare — Sono lieto di dichiarare, in nome di 
S. M. il Re, aperto il sesto Congresso internazionale 
per r insegnamento commerciale. 

Pascolato — Maintcnant il faut passer à la forma- 
tion du bureau. Je propose, et je suis sur de votre 
approbation, de confirmer tous les Présidents honorai- 
res du Comité d'organisation, c'est-à-dire M. Baccelli 
ministre de l'instruction publique, M. Canevaro mini- 
stre des affaires étrangòres, M. Fortis ministre du 
commerce, M. Grimani maire de Venise, M. Ferrara 
premier dirccteur et M. Luzzatti l'un des fondateurs de 



— 85 — 

l'Ecole supérieure de commerce de Venise, et d'y 
ajouter M. Leo Saignat. {applausi generali e prolun- 
gati). Vos applaudissements me disent que vous ap- 
prouvez cette proposition. 

Veuillez, à présent, nommer le Président effectif du 
Congrès. 

Saignat — Je propose M. Pascolato, (grandi e ge- 
nerali applausi). 

Pascolato — Je sais que ce n'est qu' à votre grande 
amabilité que je dois l'honneur que vous me faites. Ce 
pendant je ne peux pas m'y soustraire, et je vous re- 
mercie en obeissant à votre invitation. Je ferai de mon 
mieux pour étre à la hauteur de la tàche que vous 
m'avez confiée. 

Pour compléter le bureau, je propose de contìrmer 
les vice présidents du Comité d'organisation, M. M. 
Siegfried, Strauss, Stegemann, Redgrave, Schmidlìn, 
Schack, Piucco, et d'y ajouter un représentant de l'en- 
seignement commercial supérieur dans la personne de 
M. Roncali, un représentant des Chambres de commer- 
ce italiennes dans la personne de M. Suppiej, un re- 
présentant des Chambres des commerce étrangères dans 
le personne de M. Corty, et les delegués officiels sui- 
vants : M. M. Zehden (Autriche), Rombaud (Belgiquej, 
Moller (Danemark), Reparàz (Espagne), Bouquet (Fran- 
ce), Abney (Grande Bretagne), Foresti (Grece), Lattes 
(Italie), Pohiczèk (Norvège), Hordijk (Pays Bas », Araujo 
(Portugal), Grigoriew (Russie), Ramm (Suèae). {ap- 
plausi generali). 

Je propose enfin de nommer secrétaire general du 
Congrès M. le professeur Vìventi {applausi prolungati) 
l'intelligent et actif secrétaire du Comité organisateur 
(vive approvaBioni). 

Et maintenant je vous donne rendez-vous à 2 heu- 
res au Palais Foscari. 

Le séance est levée. 



Presidenza del Congresso 



PRESIDENTI ONORARI 



S. E. IL Vice-ammiraglio conte Napoleone Canevaro, 
ministro degli Affari Esteri. 

vS. E. l'avv. comm. Alessandro Fortis, ministro di 
Agricoltura, Industria e Commercio. 

S. E. IL prof. comm. Guido Baccelli, ministro della 
Istrusione Pubblica. 

Conte comm. Filippo Grimani, sindaco di Venezia. 
Prof. comm. Francesco Ferrara, senatore del Regno. 
Prof. comm. Luigi Luzzatti, deputato al Parlamento. 
Prof. Leone Saignat, presidente del Comitato perma- 
nente dei Congressi per V insegnamento tecnico. 



PRESIDENTE EFFETTIVO 



Avv. comm. Alessandro Pascolato, deputato al Par- 
lamento e delegato del governo Italiano. 



VICE PRESIDENTI 



Gap. Guglielmo Abney de Wioleslie, delegato del go- 
verno della Grafi Brettagna. 
Luigi Bouquet, delegato del governo Francese. 

Carlo Corty, presidente della Camera di commercio 

di Anversa. 
Gioacchino De Arauto. delegato del governo Por- 



l^vx^Kj ii%.i, ^y 



toghese. 



— 90 — 

Conte Tipaldo Foresti Panagino^ delegato del go- 
verno Greco. 

S. E. Simone Grigoriew, delegalo del governo Russo. 

CoMM. INO. Oreste Laites, delegato del governo Italiano. 

DoTT. H. L. Moller, delegato del governo Danese. 

C. PijNACKER HoRDijK, delegato del governo dei Paesi 
Bassi. 

DoTT. Clotaldo Piucco, vice presidente del Coniiiato 

ordinatore. 
Prof. Carlo Polaczèk, delegato del governo Norvegese. 
DoTT. AxEL Anders Ramm, delegato del governo 

Svedese. 
Gonzalo Reparàz, delegato del governo Spagnuolo. 
Ino. Eugenio Rombaut, delegato del governo Belga. 
Prof. cav. Angelo Roncali, direttore della R. Scuola 

superiore d'applicasioìie agli studi commerciali di 

Genova. 
DoTT. Béla Schack, delegato del governo Ungherese. 
DoTT. Ulrico Schmidlin, delegato del governo Svissero. 
Giacomo Siegfried, presidente delle Associazioni fra 

antichi studenti delle Scuole di commercio francesi. 
DoTT. Riccardo Stegemann. presidente del Deutscher 

Verbandfnr das Kaufmannische Unterrichtsivesen. 
Luigi Strauss, presidente del Congresso di Anversa 

del 1898. 
CoMM. Giorgio Suppiej, presidente della Camera di 

Connnercio di Venezia. 
DoTT. Carlo Zehden, rappresentante del governo 

Austriaco. 



SEGRETARIO GENERALE 

Prof. cav. Eduardo Vivanti, segretario del Comitato 
ordinatore. 



DISCUSSIONI 



»tMi»Biro'»miiiDjiiiiiimifi!iiigtiìiriiiiai!iiiMj''i''"''''i"'''''''^^ 



SEDUTA POMERIDIANA 

DEL 4 Maggio 



La seduta è aperta alle ore 2 pom. sotto la presi- 
denza dell' onor. Alessandro Pascolato, presidente del 
Congresso. 

Presidente — Credo di avere interpretato il senti- 
mento ed il desiderio dei membri del Congresso, in- 
viando, come ho fatto, al primo Ajutante di S. M. il 
Re, il seguente telegramma per pregarlo di volere co- 
municare alla M. S. le acclamazioni che hanno accolto 
il suo nome nella seduta di stamane : 

« Generale Ponzio Vaglia 
Primo Ajutante generale di S. M. il Re 

ROMA 

Il sesto Congresso internazionale per 1' insegna- 
mento commerciale acclamò al Re prode e magnanimo, 
nel cui nome augusto furono dal rappresentante del 
Governo aperti i suoi lavori. Voglia 1' E. V. presentare 
a Sua Maestà gli omaggi e i voti dei congressisti di 
ogni nazione ». 

Deputato Pascolato 

Presidente del Congresso 

(vivissime approvazioni). 



— 94 — 

Presidente — Farà certo piacere — specialmente 
ai compatrioti — il seguente telegramma testé ricevuto 
da un antico allievo della nostra Scuola, che tiene alto 
ii nome dell' Istituto dove ha fatto i suoi studi, ilcomm. 
Bonaldo Stringher; 

« Deputato Pascolato 
Congresso insegnamento commerciale 

VENEZIA 

Duolmi che occupazioni mi impediscano di parte- 
\ràYe agli importanti lavori del Congresso. Le riconfermo 
l;i mia adesione, mandandole ossequi cordiali e pre- 
gandola di ricordarmi agli antichi compagni di Ca' 
Foscari ». 

Bonaldo Stringher 

Vivanti, segretario — Mi onoro di comunicare :il 
Congresso gii omaggi e le pubblicazioni che ci sono 
pervenute : 

E Andreis — Lettura tenuta al 1° Congresso dei Conciatori 
italiani per 1' erezione di una Conceria-Scuola. - Omaggio 
dell' autore. 

E. Andreis — Progetto di programma per la fondazione di 

una Conceria-Scuola — Omaggio delP autore. 

F. Cevasco — L'insegnamento del Banco Modello. - Omaggio 

deir atdóre. 
S. Grigoriew — Notice sur l'Enseignement commercial en 

Russie. — Omaggio dell' autore. 
Heinzmanx Savino — Manuel des principaux termes de 

commerce. — • Omaggio delPautore. 
P. Lanzoni — Il Porto di Venezia. — Omaggio dell Asso- 
ciazione fra gli antichi studenti della R. Scuola Superiore 

di Commercio di Venezia. 
DoTT. Pencker — Farbenplastik und Schattenplastik. — 

Omaggio della ditta Artaria e C. di Vienna. 
A. Roncali — L' istruzione commerciale in Italia e partico 

larmente le Scuole di Commercio. — Omaggio deirautore. 



— 95 — 

G. Sangiorgio — Il Commercio del Mondo. - Omaggio 
deir autore. 

A. Schmid — Erster Jahresbericht der Deutschen Handels- 
lehranslalt in Pilsen. — Omaggio delV autore . 

A. Schmid — Yierter Jahresbericht der Deutschen Hòheren 
Handelsschule in Pilsen. — Omaggio deW autore. 

V. Stellati — Lettera al Sindaco di Napoli sull' istituzione 
di una Scuola operaja applicata alle Arti e Mestieri. — 
Omaggio deir autore. 

F. Truffi — Fonti e limiti della Merceologia — Omaggio 
deir autore. 

C Zehden — Zur geschichte des commerciellen Bildungswesen 
in Oesterreich von 1 848-1 898. — Omaggio deir aidore. 

Il Banco — Periodico didattico di Ragioneria — Omaggio 
del direttore prof. A. Caser. 

Bericht an die general Versammlung vom 5 Juni 1898 des 
K. K. òsterr. Handels-Museum. — Omaggio della Dire- 
zione del Museo stesso. ' 

Bericht iiber die òffentliche Handelslehranstalt zu Leipzig 
fur das 68 Schuljahr (1898-99). — Omaggio della Dire- 
zione della Scuola stessa. 

Carte geografiche murali. — Omaggio della ditta Artaria e C. 
di Vienila. 

Grosser Atlas fiir Handelsschulen und Akademien. — Omag- 
gio della ditta Artaria e C. di Vienna. 

K. K. Oesterreichisches Handels-Museum — Statuten. — 
Omaggio della direzione del Mìiseo stesso. 

Mittheilungen ùber die Export-Akademie des K. K. oester- 
reichisches Handels-Museum in Wien. — Omaggio della 
Direzione de IP Accademia di esportazione. 

Navigazione e Commercio di Venezia negli anni 1897 e 1898 

— rapporto del Comitato statistico della Camera di Com- 
mercio di Venezia. — Omaggio della Presidenza della 
Camera stessa. 

Organisation et pian d etude de l'Academie orientale de Bu- 
dapest. — Omaggio della Direzione de IV Accademia stessa. 
Programma dell' i. r. scuola media commerciale di Trento. 

— Omaggio della direzione della scuola stessa. 



- 96 — 

Kleiner Atlas fur Handelsschulen — ■ Omaggio della ditta 
Artaria e C. di Vienna. 

La Scuola Preparatoria per agenti ferroviari di Roma — 
notizie e programmi. — Omaggio del Co?isiglìo direttiva 
della Scuola stessa. 

La Scuola Serale di Commercio di Roma al Congresso 
Internazionale di Venezia per 1' Insegnamento Commer- 
ciale — Omaggio della Direzioìie della Scuola stessa. 

R, Scuola Superiore di applicazione agli studi commerciali 
di Genova — Cenni storico-statistici dalla fondazione 
della Scuola (1884) fino a oggi — Omaggio della Dire- 
zione delle Scuola stessa. 

Zeitschrift fiir das gesammte kaufmiinnische Unterrichts- 
wesen. 

Di alcune di queste pubblicazioni abbiamo ricevuto 
un numero di esemplari sufficiente per poterne fare la 
distribuzione fra i signori Congressisti; di altre abbiamo 
avuta una sola copia, che sarà conservata fra gli atti 
del Congresso. 

Credo di interpretare i sentimenti dell' assemblea, 
ringraziando qui pubblicamente tutti coloro i cui omaggi 
cortesi ho avuto l'onore di annunciare, {approvazioni) 

Presidente — Ora cominciano i nostri lavori. Apro 
la discussione sul primo tema : Scopo, liìuiti e ordina- 
mento dell' istriisione commerciale nudici secondaria. 
Suoi rapporti con Vinse gnaìnento primario generale e 
con quello commerciale superiore. 

Prego i signori proj. Casale, prof. FilippettiQ prof. 
Braiter di voler assumere le funzioni di interpreti del 
Congresso. 

Blondel Giorgio (Parigi) — Messieurs, Je suis con- 
lus de l'honneur qui m'échoit de prendre le premier la 
parole à ce Congrès. Et je dois exprimer un doublé 
regret: le regret que ce ne soit pas une voix plus au- 
torisée que la mienne qui entame la discussion ; le 
regret, plus vif encore, de ne pouvoir me servir de 
cette belle langue italienne, que je connais malheureu- 



— n? — 

sement trop peu, et dont rharmonieuse suavité eut cor- 
rige un peu r austérité de cette communication. 

Je me bornerai d'ailleurs pour le moment à quel- 
ques indications d'un caractère general, espérant que les 
discussions successives preciséront les détails de la que- 
stion. 

J'ai eu la bonne fortune d'étre chargé à plusieurs 
reprises, par le Ministère de l'Instruction publique de 
mon pays et par le Musée Social de Paris d'étudier la 
situation économique de divers peuples de l'Europe et 
j'ai été amene depuis quelques années à réfléchir bien 
souvent sur l'importance que peut avoir 1' enseignement 
commercial pour le développement d'un pays. 

Notre enseignement public en France est aujourd'hui 
r objet de vives critiques, qui s'expliquent en partie par 
l'importance toujours plus grande que l'on accorde 
aujourd'hui aux questions économiques. On commence 
dépuis quelques années à s'apercevoir qu'il n'est pas suf- 
samment approprié aux besoins du temps où nous vi- 
vons. Une nation comme la France, étant donne son ròle 
historique, ses aptitudes si variées, ses légitimes ambi- 
tions, doit donner une doublé orientation à son activité : 
elle peut prétendre conserver dans le monde une haute 
inliuence intellectuelle, httéraire, artistique ; elle peut 
aussi prétendre de se développer avec plus de succès 
qu'elle ne l'a fait jusqu'à présent, sur le terrain indu- 
strie! et économique. Or il est incontestable que nous nous 
sommes mieux préparés à la première de ces deux orien- 
tations qu'a la deuxième. La haute culture intellectuelle 
a toujours été en honneur en France, et on ne le peut 
regretter. 11 est méme permis de croire qu'elle a, dans 
une société démocratique comme la notre, une très-haute 
utilité. Mais nous avons trop deserte cette deuxième 
orientation dontje parlais. L' enseignement commercial 
en particulier a été vu avec beaucoup de défaveur. 
Cette défaveur tient à des causes diverses : les unes 
viennent des parents, les autres des enfants. Les parents 
ont dédaigné pour leurs enfants une carrière qui de- 



— 98 - 

mande beaucoup d'initiative, qui engagé une certaine 
responsabilité, et où il faut courir des chances. Ils ont 
cherché à faire de leurs enfants des fonctionnaires, des 
bureaucrates, des employés, ne se préoccupant pas des 
libres débouchés qui pouvaient s'ouvrir à leur initiative et 
fi leur intelligence. Les enfants, de leur coté, n'ont pas 
hésité à prétérer aux hasards d' une carrière dont les 
études n'ont aucune sanction officielle, un enseignement 
qui leur ouvre les portes des administrations, des car- 
rières libérales, avec une pension de retraite assurée. 

C est sous r influence de cette doublé manière de 
voir, que l'opinion publique s'est formée dans notre pays. 
La science du commerce n'a pas été considérée comme 
une véritable science, elle a été dédaigneusement traitée 
de science d'épicier ; et ce mot a fait tout le mal qu'un 
mauvais mot peut faire. Nous le payons aujourd'hui fort 
cher en France. 

Nous étant persuadés que le commerce ne requé- 
rait aucune étude préparatoire nous n'avons, jusqu'à une 
epoque recente, pas eu en France d'enseignement com- 
mercial sérieusement constitué. L' enseignement com- 
mercial qu'on a cherché d'organiser, a souffert de ce qu'on 
ne cro3'ait pas que le commerce fut une science, de ce- 
qu'on livrait tout au hasard ou à la routine, c'est à dire à 
une pratique que ne vivifiait et n'élevait aucune étude 
théorique Qt raisonnée. Des raisons diverses, et surtout 
des raisons de vanite, déterminaient les pères de famille 
à pousser leurs enfants (quelles que fussent leurs apti- 
tudes) vers un enseignement classique greco-latin dont 
ils ne tiraient aucun profit. 

Il 3': a ?4 ans un des nos grands ministres, M. Du- 
ruy, eut l' idée de créer dans nos l3xées et collèges un 
S3'stème nouveau, connu sous le nom de hifurcalion^ con- 
duisant à la création d'un enseignement special. Cet 
enseignement special, vous sav^ez quels en étaient le but 
et les programmes. Son insuccès fut dù à trois causes 
surtout : 

1.° A sa ìiìodestic. Il se mettait lui mémeà l'écart, il 



— 99 - 

n'était pas considéré comme un enseignement de lycée. 
Ses professeurs, dont quelques un'uns étaient fort di- 
stingués, étaient regardés comme des instituteurs. La 
bourgeoisie trouvant cet enseignement peu flatteur, con- 
tinua à pousser ses fils vers l'enseignement liberal. 

2.° Au système vicieiix dit des cercles conccìi- 
triqucs. M. Duruy avait voulu que chaque année on 
reprit les matières de l'année précédente, pour les ap- 
profondir davantage. C'était donc ou un enseignement 
superficiel, ou une juxtaposition de détails. 

3.° A' des raisons politiqiies. CeiiQQs^hcQÒ.^ ensQÌgne- 
ment ne pouvait pas rivaliser avec l' enseignement clas- 
sique, et pour cela on lui donna un baccalauréat special, 
auquel sous la pression de réclamations politiques on 
conferà des sanctions trop généreuses. On voulut que 
r enseignement special fut un moyen pour arriver é- 
galement (avec 7 années d'étude) à des situatjons admi- 
nistratives Ce fut la ruine du système. 

La création de M. Duruy n'eut donc qu'un mediocre 
succès. On lui substitua un nouveau type, dit de ren- 
seignement moderne auquel on essaya de donner du 
prestige en imposant aux élèves 1' obligation d'apprendre 
deux langues modernes, pour contrebalancer le grec et 
le latin, et en conférant aux bacheliers ainsi formés 
les mémes avantages qu'aux bacheliers de l'enseigne- 
ment classìque. On n'a réussi qu'à faire entrer dans les 
carrières de l'administration et du fonctionnarisme des 
candidats moins bons, d'une culture mediocre, et n'ayant 
ni plus d'initiative, ni plus d'energie, ni plus de volonté. 
Le nouveau type ne donne pas en somme, ce qu'on 
attendait de lui. 

L'enseignement special servait du moins à la pré- 
paration aux carrières industrielles et commerciales ; 
r enseignement moderne ne prépare guère qu'au fon- 
ctionnarisme. Il est reste au fond littéraire, mais d'un 
genre fiiux, discutable. On }' fait la critique des pièces 
de théatre des auteurs modernes ; on y fait sans doute 
aussi beaucoup de mathématiques, mais de mathé- 



— 100 — 

matiques théoriques ; la note pratique n'3^ est pas assez 
accentuée. Cet enseignement pseudo-littéraire, pseudo- 
classique a surtout des inconvénents dans les villes 
de province. Il est presque un non-sens dans la so- 
ciété terre-à-terre de la petite bourgeoisie provinciale» 
société à laquelle il faut des Instruments de travail et de 
gain. Les universitaires qu'on envoie professer dans ces 
villes, gardent l'empreinte de la société Parisienne sur la- 
quelle ils se sont modelés. IIs restent parisiens par leur 
incapacité a comprendre l'esprit et les besoins de la pro- 
vince. Je connais plusieurs de ces fils de petits commer- 
gants de chef-lieu de canton, de bourgades de deux ou 
trois mille habitants, que leurs parents ont envo3'é au Col- 
lège du chef-lieu d' arrondissement. Ils n'en ont rapporté 
qu'une connaissance un peu plus approfondie de la 
grammaire frangaise, avec des souvenirs incohérents de 
latin, d'hTstoire, de littérature et de science. 

L"enseignement moderne n'a sourtout guère con- 
tribué a developper la science du commerce et la vie 
commerciale. Lesjeunesgensnesedirigent pas de ce coté ; 
pour peu qu'à 15 ans ils trouvent une place de 500 francs, 
ils le désertent. Il n'est ni franchement classique, ni fran- 
chement utilitaire, et ne donne aucun maitre h l'écolier. 
Car celui-ci passe successivement entre les mains d'un 
grand nombre de professeurs spécialistes, dont chacun 
cherche à initier l'enfant à la science qu'il enseigne ; 
aucun n'a le souci de former son esprit. L'education 
est ainsi livrèe au hasard. L'enseignement special avait 
les mémes défauts, mais il était moins prétentieux. Aussi 
peut-on affirmer, dans l'état actuel des choses, que nos 
meilleurs chefs d'industrie ou de commerce, sont ceux 
qui ont re^u l'enseignement classique. Les rapports des 
Chambres de commerce sont significatifs à cet égard. 
Mais les Chambres de commerce reconnaissent que la 
nécessité des études classiques ou libérales se fait moins 
sentir à mésure qu'on descend les dégrés de l'échelle 
sociale. La culture intellectuelle est moins utile à un 
patron commer^ant en détail, à un petit industriel, qu'à. 



— 101 — 

un grand patron qui dirige des milliers d'ouvriers. Aussi 
sans contestcr qu'ellc soit utile à une élite, faut il repéter 
bien hautque c'estl'enseignement commercial proprement 
*dit, que nous devons modifier. Ce qu'il faut à nos 
jeunes gens, après Tinstruction primaire est un ensei- 
gnement commercial moderne, vraiment digne de ce 
nom. Et jusqu'ici, en dépit de beaucoup de benne volonté 
cela nous manque beaucoup. 

L'esprit public en Fraiice s'est attaché à cette idée, 
que le commerce ne s'enseigne pas, qu'il est fait uni- 
quement de traditions et de connaissances pratiques. 
Rien ne vaut mieux, dit-on^ pour Tapprendre, qu'un stage 
dans une maison d'affaires. Mais il est reconnu par tous les 
hommes intelligents quise sont donne la peine d'étudier 
ces questions, que le commerce, avec la complexité et 
multiplicité des opérations auxquelles il donne lieu de 
nos'jours, est une vraie science. La classe marchande en 
France représente 14 à 15 "/o de la population. À 1' é- 
tranger, il existe une plus grande varieté d'écoles que 
chez nous. En Italie, il y a me dit on plus de 503 écoles 
et de 35.000 élèves. En Allemagne ce sont a peu près 
les mémes chiffres. L'Angleterre et la Hollande se 
hàtent de rattraper le temps perdu, ce qui est pour- 
tant moins nécessaire dans ces pays, car le peuple 
entier y est commergant. La nation anglaise n'est elle- 
pas une école pratique de commerce? 

En France nous n'avons eu pendant longtemps que 
le seule école créée en 1820 par Blanqui. De 1870 à 1875 
on a crée 8 autres écoles supérieures. Au total 11 écoles 
supérieures (qui d'ailleurs sont très prospères) et 700 
élèves. 

C'est à coté de ces écoles supérieures qu'il faut 
développer un enseignement commercial moyen, ensei- 
gnement qui est encore chez nous très faiblement re- 
presente. Les trois quarts de ceux qui se dirigent vers les 
carrières commerciales n'ont aucune préparation com- 
merciale. L'enseignement se limite pour la plupart à 
celuique l'on donne dans les écoles primaires. Mais ce 



— 102 — 

n'est pas dans ces écoles la note commerciale qui do- 
mine. 

11 nous faudrait un enseignement special, qui pren- 
drait les jeunes gens à 13 ans environ et les tiendrait 
pendant deux années. Cet enseignement devrait étre es- 
senticllement pratique, s'adressant à des jeunes gens 
qui doivent etre de modestes cmplo3'és de commerce, 
pour Ics mettre à méme de rendre service tout de suite 
dans les magasins où ils entreront vers 15 ou 16 ans. 
11 s'agit de former des jeunes gens sachant faire des 
factures, dresser des bordereaux, tenir les livres, établir 
un compte courant, faire les transports au Grand Livre, 
écrire une lettre sous dictée, ayant, si possible des no- 
tions de droit commercial^ et connaissant une langue 
étrangère ; on devrait mettre sous leurs yeux les mar- 
chandises, leur faire faire des visites aux magasins, etc. 

C'est de ce coté que nous devonsporter nos efibrts. 
D'autres orateurs sauront compléter ce que, faute de 
temps, jc n'ai pu vous dire, {applausi) 

Siegfried Giacomo (Parigi). — Je crois que dans 
rintéret du Congrès il convienne de discuter ici seulement 
ce qu'il faut faire pour 1' enseignement commercial se- 
condairc, car la division est égale dans tous les pays. 
Qui a eu la bonté de faire des travaux sur des gé- 
néralités, peut les transmettre au bureau ; mais venir 
ici pour résumer ce que l'on a écrit, e' est perdre du 
temps. Les généralités nous les avons vues dans les Con- 
grès précèdents. Le comité de Venise a bien voulu 
spécialiser la discussion ; restons donc dans la spécialité. 
(approvasioni). 

Federici Emilio (Venezia) — Onorevoli signori, 
È una verità che non ha bisogno di dimostrazione que- 
sta : che la fede e la onestà sono la base del commer- 
cio; laonde non andrebbe certamente errato chi dicesse 
che alla prosperità non solo, ma alla esistenza stessa 
del commercio, è requisito essenziale la moralità. E questa 
moralità è egualmente necessaria in tutti e tre gli am- 
bienti in cui il commercio esercita le sue operazioni. È 



— 103 — 

necessaria nell'ambiente vasto, grandioso, sempre esten- 
dentesi del commercio internazionale, che può dirsi la 
vera società cooperativa delle nazioni, che affratella i po- 
poli, e fa che si conoscano gli uni cogli altri, che si sti- 
mino, che si sorreggano e finalmente che vengano ad 
amarsi vicendevolmente. È necessaria nell'ambiente più 
ristretto del commercio nazionale, che deve provvedere 
a tutti i bisogni, che deve fecondare tutte le attività pro- 
duttive, anche quelle che non hanno forza e nerbo tali 
da mandare le loro merci al di là delle frontiere^ e che 
devono essere destinate a giovamenti limitati e locali. 
E finalmente è necessaria la morahtà neh' ambiente fa- 
migliare o domestico delle singole imprese commerciaH e 
cioè nei rapporti fra capitale e lavoro, fra direttori, operai, 
commessi, soci, accomandanti accomandatari ecc. ecc. 

A questa prima verità che nessuno potrà contestare, 
dévesi aggiungerne un' altra, ed è questa : che tale mo- 
ralità tanto necessaria nel commercio^ va purtroppo ai 
nostri giorni scemando, e che per effetto di questa parziale 
dipartita^ sono avvenuti gravi disordini nella vita com- 
merciale delle nazioni, ed altri se ne possono temere. Non 
siamo più ai tempi, onorevoU signori, in cui il com- 
mercio fu maestro di morahtà alle nazioni, come lo fu- 
rono le banche di Genova, Venezia, Amsterdam e Am- 
burgo ; a quei tempi in cui la parola, la firma del commer- 
ciante erano stimate e ricevute alla pari e meglio di qua- 
lunque garanzia anche reale. Lunga ed anzi interminabile 
cosa sarebbe esporre tutte le arti che nella pratica com- 
merciale si adoperano contro 1' onestà, delle quali arti 
io fui testimonio, avendo potuto toccarle con mano nella 
mia lunga carriera di magistrato e negli anni in cui 
fui presidente del Tribunale di commercio. 

Alla severa morahtà del commercio probo, regolato, 
leale in tutti i suoi impegni, curante sopratutto della sua 
onoratezza e del suo buon nome, sono succedute con- 
dizioni purtroppo molto diverse che vanno sempre più 
allargandosi. Il guadagno, nobile scopo quando esso è 
frutto di onesto lavoro e di onesto impiego di capitaH, as- 



— 104 — 

sume apparenza di demone tentatore, allorché è disgiunto 
dal ritegno morale. E difatti l'arricchire presto, l'ingran- 
dirsi di un tratto, il prepotere, sono gì' ideaU che in 
buona parte del commercio ai nostri giorni, vediamo 
prevalere a quella antica e severa moralità. E questa 
condizione di cose, si verifica in tutti tre i campi testé 
indicati a tal segno, che quanto al primo pende al Parla- 
mento Italiano un progetto di legge del deputato Luchini 
tendente a istituire una nuova giurisdizione; giurisdizione 
delle Camere di Commercio in prima istanza, e del Con- 
siglio superiore dell'Industria e del Commercio in appello. 
Questa giurisdizione dovrà, o dovrebbe, su proposta del 
Ministero di Grazia e Giustizia e su querela di parte, 
dare censura a tutti quei commercianti che abbiano do- 
losamente o con mala fede, prodotto od effettuato atti 
contrari alla moralità del Commercio, ed esposto il Com- 
mercio nazionale ad essere discreditato all' estero. A 
questo progetto hanno fatto adesione diverse Camere di 
Commercio, fra le quali quella di Venezia. E questo mi 
pare sia segno di grande significato. 

Che dirò poi del commercio nazionale? Sono cose 
che tutti conoscono: imprese che si impiantano senza 
capitali, ovvero con debiti ; vita commerciale condotta 
spensieratamente, largamente, alle spalle degli incauti 
e degli ingannati ; alterazioni, sofisticazioni di merci 
all'ordine del giorno ; liti per risolvere contratti, nelle 
quali non c'è altro motivo di scioglimento che il rialzo 
o il ribasso della merce. Finalmente dopo una lunga 
serie di simulazioni e di frodi il fallimento, presentato 
nel vuoto ed a zero. 

Quanto al terzo ambiente, anche in questo la mo- 
ralità si presenta quale rimedio supremo di ogni ma- 
lanno. 

Ora. poiché nella pratica commerciale é tanto deside- 
rata la moralità, io domando : non dobbiamo cercare di 
tutto perchè questa moralità abbia ad essere insinuata 
neir animo della gioventù che dovrà poi entrare nella 
carriera del commercio? Da questi giovani non sor- 



— 105 — 

tiranno i nuovi commercianti, e non sono essi che 
devono dare vita e gloria alla nazione ? Facciamo pene- 
trare adunque la moralità nell'animo dei giovani, in 
mcìdo saldo e incancellabile. 

A raggiungere questo scopo, e cogliendo occasione 
di questo Congresso internazionale, muove la modesta 
mia proposta di istituire nelle Scuole superiori di Com- 
mercio una materia di insegnamento col nome di « isti- 
tiizioni di morale applicata al coiìunercio » diretta allo 
scopo di trasfondere nell'animo dei giovani la moralità, 
di creare il carattere morale del commerciante. Le no- 
stre scuole provvedono largtimente e molto bene alla 
istruzione dei giovani, ma fu osservazione di uomini di 
senno e di esperienza, che la istruzione sola non basta, 
se non è congiunta all' educazione. 

Questo insegnamento che io propongo è di carat- 
tere veramente educativo, e per la qualità degli oggetti, 
essenzialmente pratico. 

Questa materia di studio comprenderebbe due parti : 
la prima dovrebbe spiegare i principii generali della 
morale, senza, ben inteso, entrare in questioni di scuole, 
ma unicamente esponendo quei principii di condotta che 
formano il galantuomo, in tutto ciò che è necessario 
pel commercio e pei commercianti; la seconda parte 
commincierebbe dal delineare il carattere del commer- 
ciante fondato sulla santità della parola, sulla laborio- 
sità, ed onestà, sulla vita ben regolata e costante nelle im- 
prese e nei guadagni. Dopo di che T insegnante do- 
vrebbe venire esponendo i disordini e gli abusi di ogni 
categoria di operazioni che si compiono nel commercio 
e neir industria, indicando dove si trova il male, ed am- 
maestrando i giovani ad evitarlo. Il risultato sarebbe 
questo: che ciascuno sortirebbe dalla scuola dopo avere 
appreso i principi morali, illustrati con esempi che in 
abbondanza si possono avere dal commercio moderno, 
e sarebbe agguerrito contro i pericoli e contro le se- 
duzioni. 

Poiché è scorso il tempo concesso al mio dire, mi 



— 106 — 

basta di avere esposto la mia idea, che raccomando 
al Congresso. Confido che, coli' alta sua autorità e sa- 
pienza, esso vorrà favorirla, affinchè possa essere un 
giorno dai Governi accettata. ( Vive approvasioni, ap- 
plausi). 

Strauss Luigi (x\nversa). — Je crois de rendre ser- 
vice au Congrès en rappelant aux orateurs que nous 
ne sommes pas ici pour entendre des généralités sur 
Tutilité de l'enseignement commercial. Ici nous sommes 
pour des choses pratiques. Nous sommes tous convain- 
cus des questions générales, nous les savons par cceur. 
Nous voulons organiser 1' enseignement commercial .se- 
condaire. De l'enseignement supérieur nous nous som- 
mes occupés dans les autres Congrès; les organisateurs 
de ce Congrès ont pensé qu'il serait utile de discuter 
maintenant de l'enseignement secondaire ou moyen. 
L' enseignement supérieur est destine à Ibrmer des 
emplo3^és supérieurs, capables d'aider leurs chefs et de 
devenir eux-mémes des chefs, tandis que l'enseigne- 
ment secondaire est chargé de former surtout des em- 
ployés. Cet enseignement est particulièrement bien com- 
pris en AUemagne, et nous serions très heureux si nos 
collègues allemands voulaient nous donner des détails 
sur la manière de laquelle cet enseignement est organisé 
chez eux, pour l'apprendre et l'appliquer à notre tour 
dans nos pays. 

Notre enseignement commercial supérieur est bien 
organisé, mais nous devons faire beaucoup de chemin 
dans r enseignement commercial moyen ; e' est pour 
cela que nous désirons entendre les orateurs en parler. 
{Applausi generali). 

Wood Sir Henry Trueman (Londra). — Mr. President 
and Gentlemen, As lam addressingan audience composed 
mainly of others than my own countrymen, although it 
is an audience of educational experts^ 1 may perhaps be 
permitted to preface what I have to say about Commer- 
cial Education in England, by a general sketch intended 
to indicate the points in which our Engiish system of 



— 107 — ■ 

education — so far as we can be said to bave any system — 
difiers from that of our Continental neighbours. My 
remarks must be understood as referring only to En- 
gland, not to the other parts of the United Kingdom. 

It is only of comparatively late years that the 
Government has had anything to do with the education 
of the people. For some centuries back ali Enghsh 
education vas practically controlied by our two ancient 
Universities, Oxford and Cambridge. They decided 
what subjects were to be taught, and how they were 
to be taught. The control they exercised over our En- 
glish schools was an indirect one, but it was none the 
less effectual. The schools themselves were, like the 
Universities, independent of Government, or, indeed, of 
any other control. The principal of these are known 
as «public schools», though the term «public» has 
of late years also been applied to public elementary 
schools. These are nearly ali developments of ancient 
foundations. Winchester, founded in the 14th century, 
and Westminster in the 16th, grew up under the sha- 
dows of great religious houses ; Eton was established 
in the 15th century by the monarch, dose to his own 
palace at Windsor ; Harrow, which dates from the lòth 
century, is the most important example of the most 
numerous class of ali, privately founded locai schools 
— grammar schools as they were generally entitled — 
which have developed beyond their originai founders' 
intention, and have eventually come to attract boys 
from ali parts of the kingdom. 

Of these schools there are, and have long been, a 
great number of difìerent rank and varying importance. 
The most important of them have scholarships, 
which are held by the successful students at the Uni- 
versities, some of them being associated with special 
colleges. The best boys from ali of them went to the 
Universities, and the course of study which was most 
successful at the University was naturally the course of 
study which was preferred at the school. The literae 



— 108 — 

Jiuiiiaiiiores, which were the sum total of University 
education, included only Greek and Latin language 
and literature, Mathematics and Logic. Science— I bave 
now in my inind the education of but a single gener- 
ation back — was ignored. The teaching of modem lan- 
guages was perfunctory in the extreme; the same may 
be said of history and geography ; while even English 
language and literature were almost entirely neglected. 

Now an education modelled on these lines was not 
illsuited for professional men — men who went from the 
University into lavv, the church, or medicine. But it 
was by no means suited, especially when cut short in 
its early stages, for boys whose future destination was 
the counting-house or the shop. I do not propose to 
discuss the vexed question of literary versus scientifìc 
education, but I should like to be allowed to put on 
record my own personal belief that no finer instru- 
ment has been devised by the mind of man for mental 
training than the study of the classical languages; no- 
thing better suited for education in the truest sense, 
that is the training of the mind to the acquisition of 
knowledge, and not the provision of Information which 
ma\' be useful in after life to the person who has ac- 
quired it in his youth. This, however, is not the que- 
stion before us. We are not met to consider the train- 
ing of scnolars, but the sort of education bcst adapted 
to the requirements of the ordinai-y man of business, 
and given under the limitations inevitable in the con- 
ditions of the case, that is to say in a very limited pe- 
riod and during the early years of life — intended also 
not only to train the mind but to provide a means of 
earning a living. Commercial Education must in fact 
be a compromise between real education and business 
training. The more it inclines to the former the better. 

With the growth of modem induslry and com- 
merce the necessity for a training better suited for the 
requirements of modem Hfe became more and more 
evident, and the place was supplied, or partially sup- 



— i09 — 

plied, by private adventure schools, which undertook 
to provide the essentials of a commercial education. Of 
late years also some important middle-class schools 
have been founded by institutions like the Boys' Public 
Day Schools Company, and the Girls' Public Day Schools 
Company, the teaching in which is of a modem if not 
of a commercial character. The growth also of science 
had its naturai and obvious effect on educational me- 
thods. Scientifìc teaching was introduced at the Univ- 
ersities— it had been practically ignored at Oxford, 
and recognised at Cambridge only as a department 
of mathematics. The more important of our pubhc 
schools introduced what was known as a « modem 
side », that is to say an alternative course which a boy 
might take, and in which science, modem languages, 
and mathematics, took the place to a greater or less 
extent of the classical languages. Other schools modif- 
ied their whole curriculum in a like direction ; others 
again almost abandoned the ancient knowledge in fa- 
vour of the modem. Such, in briefest and baldest sum- 
mary, is the condition at which our system of secon- 
dary education has now arrived. 

In the meantime elementary education in England 
had been organised and S3^stematised. At the beginning 
of the century, elementary education was imparted to 
the children of the peasants and agricultural labourers 
m village schools, most of which were sadly inefficient. 
In the towns there were various charitable mstitutions 
for educating the children of those who were unable 
to provide education themselves, and there were also 
what were known as ragged and parochial schools, 
which were more or less of the same character as the 
elementary schools of to-day. 

Early in the century, several important Societies 
were established — they were mostly of a religious 
character— for the improvement of elementary education. 
By their assistance, schools were founded throughout 
the country. These were maintained by voluntary ef- 



— ilo — 

fort, and so gained their name ot voluntary schools, 
though they received aid from the Government, an an- 
nual grant being allotted for the purpose. This grant 
was first made in 1833. The expenditure of the subsidy 
was left to the two great educational societies^the 
National Society and the British and Foreign School 
Societ}^ and the Government assumed no direct re- 
sponsibilit}' for the actual efficiency of the aided schools. 
In 1839 a Committee of the Privy Council was crea- 
ted to regulate the administration of Government grants 
for Education, and this Committee stili remains the go- 
vernìng body of our Education Department. The Ele- 
mentary Education Act of 1870, with later Acts of 1876 
and 1880, laid down the principle that suffìcient de- 
mentar}^ education should be provided for ali children 
of school age, and established a system of School 
Boards^ which Boards were to be and were formed in ali 
districts where such suffìcient provision for education 
did not exist. B}^ a later Act of 1891, education was 
made gratuitous as well as compulsory. We have, there 
fore, now two great classes of elementary schools — 
School Board schools^ in which education is free, and 
Voluntary schools^ in which a fee may be charged. 
Both alike receive Government aid under certain con- 
ditions. x'Vs a rule^ the Voluntary schools are connected 
with the Church of England or with one or other of 
the Nonconformist bodics. The Boards, which control 
the Board Schools, are elected bodies, and the teaching 
is undenominational. 

Poi scientific and technical education, we have yet 
other separate organisations. The higher scientitìc edu- 
cation, it is true, is to a very large extent under the 
dominion of the Universities, especially of the younger 
Institutions, such as the University of London, the 
Victoria University (Manchester), and the important 
provincial Schools and Colleges, mostly of recent origin 
and afhliated to the newer Universities. Elementary 
scientilic instruction, however, like elementary educa- 



— Ili - 

tion, is under Government control. As far back as 1836, 
Schools of Design were founded under the control of 
the Board of Trade. In 1852, a Department of Practical 
Art was established— soon after changed into the 
Department of Science and Art, which stili continues as 
a separate Department of the Government, but is about 
tu be combined with the Education Office into a gene- 
ral Department of Education. As at present constitut- 
ed, the Department has under it the Royal School of 
Mines, the Normal Training College for Science Teach- 
ers, known as the Royal College of Science, and also 
the South Kensington Art Schools, known as the Royal 
College of Art. These are ali in London. It also admi- 
nisters certain branches in other parts of the kingdom. 
The most important part of the work is, I think, its 
examinations. These were established for Science 
subjects in 1859. As early as 1853 experimental science 
schools were established in selected centres in the 
countr}^ and a system ofexamination was introduced in 
1859. Payments were made on each student passing 
an examination, and by this means a revenue was 
provided for these schools, and for numerous other si- 
milar schools which were established ali over the 
country. Grants in aid of the schools were also made, 
under certain conditions. The system, which is now 
being gradually superseded by payments on attend- 
ances, is open to criticism, and I believe this country has 
been allowed to retain a monopol}^ of the method of 
payment on results. Perhaps its apparently practical 
'Character recommends it to the English mind. It had 
at the outset many drawbacks. It encouraged cram- 
ming, and aided not a little the cult of the « great god 
Smatter ». Teachers were induced to collect the great- 
est number of students they could gather together ; 
and to teach them in such a wa}^ that the}' were 
enabled to pass a not very difììcult examination, without 
acquiring any genuine knowledge of its subject. In a 
great number of cases ali the students did was to ac- 



— 112 — 

quire a smattering of some branch of science, which, 
perhaps fortunately for themselves, they very rapidly 
forgot. But, on the whole, the disadvantages of the 
system were more than counter-balanced by its success- 
es. The ultimate result of the work of the Department 
has been to cover the country with a network of 
schools, some of which. aided by locai effort, have 
attained the highest class, and to provide a means by 
which the poorest student of ability may obtain a 
scientific education, and the opportunity of starting on 
a scientific career. There are not wanting, among our 
more distinguished professors, some who began their 
training in one of the Department's classes. The Ro^-al 
College of Science at South Kensington, intended for 
teachers, but available also for students who may 
never intend to become^ or who have abandoned the idea 
of becoming teachers, ranks with the best schools of 
science in the country. Its professors include many of 
the best known of our scientific men. And the result 
of the whole S3^stem is that an dementar}' school-boy 
entering a science class, thence perhaps passing to one 
of the provincial colleges, may eventually enter the 
College at South Kensington, and obtain as good scient- 
ific teaching as the country can provide. 

The demand for Technical Education carne a little 
later. The discovery that the manufacturcrs of other 
countries were better instructed in the applications of 
science to industry than those of Great Britain led to 
the appointment^ in 1881, of an important Royal Com- 
mission, which investigated the technical schools of 
Germany, France, Switzerland, and elsewhere, and 
embodied the results of their investigations in a very 
valuable Report. The Society of Arts established, in 1873, 
a series of technologicai examinations- examinations in 
certain selected branches of scientific industry— which 
were in some sort a supplement to the examinations 
in pure science held by the Government Department. 
There was, however, no payment on results for these 



— 113 — 

examinations, which were purely of a voluntary 
character, and they attraeteci but a very small number of 
candidates. A lew years later, however, the ancient 
Companies of the City of London, survivais of the 
mediaeval Guilds which regulated the trades and handi- 
crafts of the City, and have retained considerable 
wealth; saw in the demand for Technical Education a 
means of employing their accumulated funds, and, by 
once more associating themselves whith the trades with 
which they were nominally connected, of justifying an 
existence now become almost an anachronism. They in 
1879 took over the technological examinations of the 
Society of Arts, and by offering pa^^ments to teachers 
on a scale similar to those made by the Department, 
induced the formation oi classes, and obtained a 
considerable number of candidates. These examinations, 
under their new administration, have flourished so well, 
that for some years past they have been enabled to 
dispense with any payments, and yet the}^ have now 
over 13,000 candidates annuali}^ entering for the 
subiects of examination. They also built and endowed at 
South Kensington, in dose proximit}^ to the Royal Col- 
lege of Science, an institution for the teachingofscience 
as applied to industry, and besides this they established 
vvhat may be termed trade schools, to act as feeders 
to their centrai institution. Thanks to the munificence 
of the Guilds, and the judgment with which their 
money has been expended, the state of Technical Educat- 
ion in England is now fairly satisfactory. The higher 
technical education is good, though not as good as at 
the better endowed schools on the Continent; while 
there are certainl}^ more opportunities in England for 
the workman to obtain scientific knowledge in the 
basis of his craft, if he cares to do so^ than in any other 
European country. 

Next, as the demand had arisen in succession, for 
scientific and for technical education, so now there has 
been raised an outcr}^ for Commercial Education. Our 



— 114 — 

merchants in London and the otlier great centres of 
industry. werc struck by the fact that many young 
foreigners. principally Germans, have been willing to 
come over and accept lovver wages than would be 
paid to miich interior English clerks. They did not at 
first quite realise the fact that man\^ of these young 
men were the pick of their class, that they carne to 
Engiand not because there was no room for them in 
their own countr3^ but with the object of acquiring 
foreign experience, as well as a foreign language, that 
in the case of many of them pay was but a secondary 
consideration, and that as soon as they had acquired 
the necessar}^ knowledge, they were quite ready either 
to go back to their own country, or, if they remained 
in Engiand, to set up as rivals of their employers. The 
advent; however, of this class of foreign clerks drew 
attention to the fact that the}^ were far better educat- 
ed for commercial purposes than young men of a si- 
milar class in our own countr}^ This and the fact that 
Engiand is now feeling keenly the commercial rivalry 
ot other nations in fields which she has so long regard- 
ed as her own peculiar propert}^ led to a serious de- 
mand for improved Commercial Education. In this de- 
mand, probably thosc who made it did not ver}^ 
clearl}" realise themselves precisely what they Avanted. 
They had impressed upon them the fact that the lads 
and young men who were entering their ofihces, were. 
as a class, but poorly instructed, as compared with the 
like class in Continental countries ; the}^ did not stop 
to inquire whether the defìciency was in quantity or 
quality, and ihey cried out for a reform in teaching 
methods, declaring that some new provision of Com- 
mercial Education was required, without saying — 
indeed, without knowing — what the}' meant by Com- 
mercial Education. 

At the present ti me, as ma\' be gathered from the 
preceding short summary of our English educational 
methods, the rank and file of our commercial classes 



- 115 - 

are drawn from the general middleclass schools, or— 
as regards the lower grades — from the elementary 
schools ; while our upper commercial classes — sons of 
men of business, or of professional men, whose educa- 
tion can be carried on later in life — receive the 
ordinary grammar or public school education of English 
lads — in some cases completed at the Universities. The 
former class leave school at fourteen or earlier, with 
little knowledge of anything but reading, writing, and 
elementary arithmetic. They acquire by practice a 
knowledge of the business methods of their particular 
trade and industry, and as a rule turn out sufficienti}^ 
capable servants. The more intelligent advance to 
higher positions. The rank and file carry on the routine 
tasks with which Constant practice has made them 
tamiliar. 

There is one question which cannot be neglected 
in the consideration of any department of English edu- 
cation— that is the question of athleticism. I do not 
think that persons of other nationalities realise to how 
great an extent our English schools are dominated by 
the love of sport and games. To a large proportion of 
our pvofantuìi viilgits the two Universities of Oxford 
and Cambridge are not primaril}" « seminaries of sound 
learning and religious education », but two organisa- 
tions which contend annually in a boat race. To the 
fashionable world of London our two greatest public 
schools — Eton and Harrow — are most in evidence when 
the bo3^s come up to a well-known cricket-ground in 
London for their annual cricket match. At ali our great 
public schools the heroes of the playing-fields form the 
dominant element in the school. It is said that no 3'oung 
master can hope for a situation in our upper class 
secondar}' schools unless he is an athlete as well as a 
scholar. He must have taken honours, not only in the 
schools, but on the river, or in the cricket-ground. 
This same influence extends through ali our upper and 
middle-class schools, and affects our 3^oung men after 



— 116 — 

they bave left school. Our large business houses bave 
tbeir cricket clubs and their athletic clubs. The most 
recent poÌ3"technics are not unmindful of the old Greek 
system of education, wbich comprised not only y.oua'.xTj 
but yu\i'^oiov.yJty and tbey provide for physical as well as 
intellectual development. The champion in our amateur 
walking contests is at the present time a student in the 
London Regent-street Polytechnic. 

As so rnuch time and thought is devoted to the 
development of the body, it cannot be denied that the 
development of the mind, if it does not suffer, is likely 
to be delaj^ed. I beHeve that on account of our devo- 
ti© n to athleticism, we are, to a large extent, regarded 
as barbarians by educational crtitics of other countries, 
and this feeling is not without its exponents among 
ourselves. T bave myself no S3"mpath3' with such cri- 
tics, for I believe that combined mental and ph3'sical 
training turns out a better product than mental trai- 
ning alone. But wbile I would ask educational author- 
ities to remember that 3'oung folk bave bodies to be 
trained as well as minds, I do not advise them to for- 
get that they bave minds as well as bodies. It must, I 
fear, be admitted that the cult of athleticism is carried 
to excess in our leading schools and our older Universi- 
ties. I would however point out what I do not think 
has hitherto been considered in this connection, that in 
most European countries ever}^ man is compelled to 
pass a certain portion of bis hfe in the arm}^, and that 
the drill and exercise to wbich be is subjected must, to 
a large extent, form the equivalent of our voluntary 
English sports and games. Compulsory militar}' service, 
toc, affects ali classes alikc, whereas in England the 
classes wbose children fili the elementary schools bave 
no such useful physical training, and are, I fear, be- 
ginning to show the want of it, now that they tend 
more and more to seek occupations not involving ma- 
nual labour. 1 would also point out that there scems 
to be a tendency, at ali events in France and in Ame- 



— 117 — 

rica, to encourage physical exercises in schools. In 
America, to my own knowlcdge, there has been a great 
change in this respect during the last few years. But, 
on the whole, it must be remembered in comparing the 
educational condition ot" the young English clerk with 
his French or German colleague thal the latter has 
probably devoted more time to his mental development, 
and is, besides, less apt to devote his attention to 
athletic amusements, insteadofto the dutiesofhis busi- 
ness. Such amusements too often form the real interest 
ol" his life, instead of its relaxation. 

A tew years ago it might, I think, be said with 
truth that there were no purely commercial school sor 
institutions in the kingdom. Some have lately been 
established, of which the most promising is the London 
Scjìool of Economics, in which instruction is given in 
matters hearing on the higher commercial education — 
€conomics, statistics, poHtical science, commercial law, 
&c. There have, however, for a long time been evening 
schools at which those ah^eady engaged in business can 
continue their education. Although these classes do not 
owe their origin to the science schools of the Depart- 
ment, it is, I think, owing to the development of these 
latter schools that there has been a similar develop- 
ment in classes for teaching subjects of a commercial 
character. The science schools^ aided by the Govern- 
ment grant, added to their courses of instruction classes 
for the teaching of modem languages, book-keeping, 
shorthand, mathematics, and the like ; while some of 
the older so-called mechanics' institutions, founded earh^ 
in the century for the dissemination of popular know- 
ledge and the improvement of the working-classes, 
were enabled, b}^ the establishment of the science 
classes and the consequent money which they earned, 
to enlarge their operations, and to carry on more 
«ffectively than they hitherto had done their classes for 
teaching subjects other than those subsidised by the 
State. Further than this, day classes have been added. 



— 118 — 

Thanks to private liberalit}^ to the application of an~ 
cient endowments, and to the judicious application of 
the revenues provided by the State, there are now a 
great number of teaching centres where instruction is 
given in science, languages, art, and general and com- 
mercial education. In London, a number of such insti- 
tutions bave existed for some time past, and their 
number has recently been largely increased by the 
formation of several so-called poh^technics. The in- 
struction is principally given in the evening, but most 
if net ali of them carry on classes during the day also. 

A few years ago, a great impulse was given to the 
development of these institutions by the lact that Go- 
vernment was able to assign to the County Councils 
(provincial authorities for locai administration) certain 
funds to be employed for educational purposes. To 
assist the application of these funds, and to encourage 
their proper use, the Science and Art Department was 
also empowered to add to the list of science subjects, 
by teaching which its grants could be earned, many 
technical and commercial subjects, including in this 
latter category shorthand, book-keeping, &c., as well 
as foreign languages. 

As far back as 1856 the Society of Arts estabhshed 
examinations in general knowledge, conducted from a 
single centre simultaneously ali over the kingdom, the 
object of these examinations being to encourage the 
formation of classes among the workmen's institutions 
then existing, and to afford the students of such insti- 
tutions a means of testing their knowledge. It was on 
the model of these examinations that the examinations 
of the Science and Art Department were founded. The 
Society of Arts S3^stem has undergone various modifi- 
cations, but for some years past the subjects with 
which theyjdeal bave been purely commercial. They 
include shorthand, book-keeping, type-writing, com- 
mercial geography, foreign languages (the examination 
in thsre is of a commercial, not of a literar}' charac- 



— 119 — 

ter), &c. The students in the evening classes, accustom- 
ed to the periodica l examinations of the Department, 
welcome those of the Society, and are encouraged by 
their teachers to enter for them, although there is no 
profit to be earned by their doing so. The fees are 
kept at the lovvest possible amount, in fact, the exami- 
nations are now barely self-supporting and, until the 
last few years, were conducted at a loss. During the 
present year, 10,500 candidates entered then names at 
257 centres situated in various parts of the United 
Kingdom. The examinations are in separate subjects, 
and a candidate can obtain a certificate for passing in 
a single subject. This method has its drawbacks, but it 
is found to suit the class which it is intended to assist. 
The attempt was made, some years ago, to substitute 
for the separate certificates a certificate in commercial 
khowledge, to obtain which it was necessary to pass in 
certain specified subjects, but the attempt proved un- 
popular, and was abandoned. A student prefers to come 
up for one year, perhaps, in French and in Book-keep- 
ing, and having a certificate in each of these, he will 
go on in the succeeding year to German and Shorthand. 
A vast majority oi these examined are of the commer- 
cial class — clei^ks, book-keepers, typists, shorthand 
writers, salesmen, and shop attendants, or young people 
preparing for such employment. 

Examinations on somewhat similar lines have also 
been recently established by the London Chamber of 
Commerce, which grants certificates to candidates who 
pass in certain specified subjects. The standard of these 
examinations is somewhat higher than that of the So- 
ciety of Arts, and they are, I think, intended princi- 
pally for pupils at^ or leaving, school. The number of 
candidates for these examinations has up to the pre- 
sent not been very considerable, but the certificates 
are, I understand, valued b}- employers as a test of 
the candidates' qualifications. Examinations, which are 
practically examinations in commercial knowledge, are 



— 120 — 

also held by Institutions such as the Institute of Char- 
tered Accountants and the Bankers' Institute — these, 
however, are of a strictly professional nature, and form 
the quah'fication for membership of the Institutes. 

It will thus be seen that, though there are in Lon 
don — and the conditions in the provincial cities are si- 
milar to those in the capital — scarcel}" any institutions 
providing specialised commercial education, that city 
is by no means deficient in means for providing good 
primary and secondaiy education of a modem type. 
There exist a number of excellent schools where such 
education is provided at a moderate cost for boys up 
to the age of 14 or 16. There are also well-equipped 
evening classes or continuation schools where 3'oung 
people engaged in business during the da}^ can conti- 
nue their general education, and can also study subjects 
of a distinctly commercial character. 

Whether such education is commercial education 
depends upon the meaning which is to be given to the 
term. Some people b}^ commercial education mean a 
knowledge of business routine ; others maintain that 
the only useful sortof training consists of a good ground- 
ing in general education, and that the knowledge 
of the business routine of any special trade must be 
acquired in the office devoted to that special trade. It 
has been remarked that the business man is not a ge- 
nus by himself Different training is required for the 
banker, the foreign merchant, the shipping agent, the 
railway officiai, and the insurance clerk ; and of each 
of these, and of ver\'' many other classes, there are 
innumerable divisions — office boys, book-keepers, ac- 
countants, agents, travellers, managers, for each and 
ali of whom a different preparation is necessary. 

Again — the remark was made by Sir Bernhard 
Samuelson. the chairman of the 1881 Royal Commis- 
sion on Technical Education— the methods of commer- 
ce are empirical. There is no pure science in trade. 
Here is the dififcrence between Technical and Commer- 



- 121 - 

cial instruction. Modem industry is based on science. 
Every branch of manufacture has its own associated 
branch or branches of science. These can be taught. 
What departments are there of human knowledge of 
which a knowledge is essential to the commercial em- 
ployé ? Of course ali — or any — knowledge may be use- 
ful to him, but that is onl}' sa3ang in other words that 
he wants a general, not a specialised, training. 

The London County Council have recently render- 
ed valuable service towards clearing up this question 
—the defiinition of Commercial Education — by the pu- 
blication of a report on the subject by a sub-committee 
of the Technical Education Board ol the Council. This 
committee took means to ascertain the opinion of a 
considerable number of typical employers of labour in 
London, and these opinions they have published with 
a feport of the conclusions which the committee them- 
selves have drawn from the material they had coUected. 
It is somewhat remarkable, considering the recent de- 
mand for commercial education on the part of employ- 
ers, to find that the witnesses before the committee 
were practically unanimous in the opinion that lor the 
lower grades of commercial emplo3^és special school 
training was undesirable. They ali expressed their pre- 
ference for a bo}^ fresh from school, with the best ele- 
mentary education, over the boy who would come a 
year or two later into the office after having passed 
the additional time in acquiring a probabh" imperfect 
knowledge of so-called commercial matters which per- 
haps would have no apphcation in their special house 
of business. An intelligent boy, they said, coming into 
the office at 14 would at 16 be far more valuable to 
them from the special knowledge he had acquired, than 
a similar boy coming to the business at 16; with an 
imperfect equipment of so-called commercial education. 
It was urged that a few yecivs later the boy who had 
the more advanced instruction would then be the more 
useful of the two. This was admitted as possible, but, as 



— 122 — 

a rule, the commercial experts seemed disinclined to 
allow even this much. They were, however, prepared 
to admit that boys, as a rule, left school much too 
early^ and that it would be a great advantage if the 
school age could be extended for another year or two. 
But the}' were unanimously against early specialisa- 
tion, and they one and ali held to the poìnt that, though 
it would undoubtedl}' be an advantage for boys to bave 
another yeRv or two's schooling, those years must be 
devoted to general education, not to instruclion in com- 
mercial matters, or even to an}' attempt to acquire a 
knowledge of general business routine. It goes without 
saj'ing that the education ought to be a modem one, 
and if classical languages were to be admitted, they 
were to bave but a small part in it. Modem languages 
were important ; book-keeping and shortliand shou!d 
be included ; and elementary maihematics were essen- 
tial. Ali these subjects, too^ should be taught with a 
view to their practical application — languages from a 
commercial, not a Hterary standpoint, and ali the other 
subjects in the same way. My own experience of the 
Societ}^ of Arts examinations leads me decidedh' to the 
opinion that any attempt to teach special subjects at 
an early age is wasted, so far as they are taught with 
a view to their practical application. Even such a sub- 
ject as book-keeping had better wait till, at ali events, 
the end of the school age. Of the three or four thou- 
sand candidates who are annually examined in this sub- 
ject — and these are certainly above the average of 
junior clerks — I do not think that much more than 10 
per cent, would be found useful additions to the staff 
of the head accountani or book-keeper in a large firm. 
No doubt the preparatory training has been useful to 
ali ; but, at ali events, in the case of the younger can- 
didates, I am inclined to think that a further ground- 
ing in dementar}' mathematics would bave been quite 
as practically useful^ and would bave proved a better 
mental training. 



- 123 — 

On the question of higher commercial education, 
opinion was very much divided. The system of carry- 
in^ on sham commercial transactions at school, which 
is strongly advocated by many Continental authorities 
and by some educational experts in England, met with 
scant support. It was considered that this was merely 
playing at business, and that the training so acquired 
would be of little use in practice. Some witnesses pre- 
ferred for their higher posts, when these were not rc- 
cruited from the lower ranks. University mcn ; others 
considered that the last year or two of educational lifie 
could best be spent in a foreign country acquiring a 
knowledge of its language and its business methods. 
On the whole, opinion was favourable to such institu- 
tions as the London School of Econom.ics, previously 
mentioned, in which special teaching could be given to 
those who had made up their minds what line of busi- 
ness they were about to adopt, or were even already 
engaged in it. 

Eventually the Committee decided to recommend : 
1 the establishment and encouragement of continua- 
tion schools for those who entered business offìces at 
about the age of 14, that is to say boys trained in the 
elementary schools; 2 that departments should be 
established in many of the secondary London day 
schools for the preparation for commercial life of boys 
leaving school at 16, the education to be given being 
of a general character— modem languages, arithmetic, 
and commercial geographj^ ; 3 that there should be 
formed in at least one secondary London day school 
of the first grade a department for the preparation for 
business hfe of boys leaving school at 18 or 19, the 
teaching of which should qualify its pupils either to 
enter the higher ranks of commercial life, or to pur- 
sue an advanced course of study in some institution 
of higher commercial education ; 4 that in the reor- 
ganisation of the London Universit}', which is now un- 
der consideration, provision should be made for the 



— 124 — 

establishment of a separate faculty of economie and 
commercial science, to which pupils of Class 3 could go. 
On looking over what I bave said, I find that 
it bears a great similarity to that ancient worthy Hor- 
rebow's celebrated chapter on « Snakes in Tceland», 
and that my remarks have been, in the main, a de- 
monstration of the non-existence of any provision for 
commercial education in England. As regards higher 
specialised commercial education, this is certainly the 
case. There are no institutions with this object in Eng- 
land, or none at least which have passed beyond the 
experi men tal stage. But, as regards the prò vision of 
general education of a modem type, which is, at ali 
events, an excellent preparation for commercial li fé, I 
think I have shown we are not lacking, and that our 
educational system is rapidly developing in the direc- 
tion required. That it can so develop in an}' required 
direction is, I think, a special advantage of its free and 
unfettered condition. That our system is sadly un- 
S3'Stematic must be admitted, and this leaves it very open 
to criticism on the part of our more logìcally-minded 
Continental friends. I know that our happ3''-golucky 
methods are abhorrent to accurate thinkers and per- 
sons of a logicai turn of mind. I hardh^ dare to suggest 
that they have any merits, but I may perhaps point 
out that they have their practical advantages. The 
English method, like the system of naturai philosophy 
elaborated by our great thinker, Darwin, depends upon 
and encourages the survival of the fìttest. Ultimately 
good results are attained, though possibly after a 
wasteful expenditure of material, and a painful result to 
many of the individuai components of the material. As 
the demand for a different class of education —first in 
science, then in scientific technics, now in commercial 
technics — has arisen, that demand has been, or is being, 
more or less adequatel}' supplied. I have myself no 
doubt that in a short time we shall develop a system 
of commercial education sufììcient for our needs, and 



of practical value. It will be theoretically incomplete, 
it will not commend itself to the admiration of the philo- 
sophical expert, but it will, I believe and hope, turn 
out excellent practical results. (Vive approvasioiii). 

Bayet Carlo (Parigi). — Je crois que dans un Con- 
grès de T enseignement commercial il est un point où 
Ton est tous d'accord, c'est qu'il faut unir tous nos 
etforts pour combattre la tendance vers le fonctionnaris- 
me et au contraire diriger la jeunesse vers les carrières 
actives et les professions techniques. Je voudrais expli- 
quer ce que nous avons cherché à faire en France 
pour r enseignement primaire, non pas pour demander 
des éloges, mais pour établir un point de comparaison 
avec ce qui a été fait ailleurs. 

Il y a en France des écoles primaires supérieures, 
qui se superposent aux écoles primaires éltmentaires, 
re^oivent les enfants de 13 à 16 ans, et correspondent 
dans une certaine mesure aux écoles complémentaires 
qui existent en Italie. 

Ces écoles primaires supérieures avaient été isti- 
tuées par la loi du 1833. En réalité, elles n' existent que 
depuis 20 ans, et e' est en 1878 qu'elles ont figure pour 
la première fois dans le budget de l' Instruction publi- 
que en France. Maintenant les écoles primaires supé- 
rieures sont au nombre de 297. Toutes ces écoles com- 
prennent une section generale, dans laquelle on reprend 
et on complète les matières de l' enseignement primaire 
élémentaire. 11 y a en outre des sections spéciales, qui 
n' existent pas dans toutes les écoles, mais qui sont 
organiséels selon qu'elles répondent plus ou moins aux 
besoins du pays. Dans les campagnes il 3^ a une sec- 
tion agricole, ailleurs une section industrielle, ailleurs 
encore une section commerciale, etc. 

L.es élèves de la section commerciale doivent cepen- 
dant suivre une partie des cours de la section generale, 
car nous sommes convaincus en France que, pour faire 
un bon commergant ou un bon employé de commerce, 
il ne sufiìt pas seulement de posseder une éducation 



- i-3-. — 

technique, mais il laut une bonne éducation generale 
qui forme, en quelque manière, la gymnastique intel- 
lectuelle à laquelle tous doivent étre égalcment sou- 
mis, quelle que soit leur vocation. 

En octobre 1898, comme nous trouvions que ces écoles 
primaires supérieures ne remplissaient pas toujours leur 
tàche comme nous aurions voulu, et qu' on y prépa- 
rait trop de fonctionnaires, nous avons réformé les exa- 
mens qu' on pourrait dire de proscioglimento. 

Ces examens se divisent en 4 parties : un examen 
pour ceux qui ont étudié dans la section generale, un 
examen pour ceux de la section agricole, un pour ceux 
de la section industrielle, et un pour ceux de la section 
commerciale. Je me borne à la section commerciale qui 
est celle qui nous interesse ici. L'examen comprend des 
épreuves générales écrites, des épreuves spéciales qui va- 
rient suivant la section, et enfin des épreuves pratiques. 
Les épreuves générales sont les memes pour toutes les 
S3Ctions, c'est à dire une composition de morale, une 
composition frangaise, une composition de science, puis 
une esquisse de dessin. Les épreuves spéciales varient, 
comme j' ai dit, suivant les sections. Pour la section com- 
merciale ce sont des interrogations sur l'histoire, sur la 
géographie économique des differentes parties du monde, 
sur des notions de commerce, de droit commercial et 
d'economie- politique, et sur une langue moderne, (anglais 
ou allemand et, en certains pa3^s, italien ou espagnol). 

Les épreuves pratiques comprennent pour la section 
commerciale des exercices pratiques sur le calcul et 
sur la comptabilité, et une épreuve de calligraphie com- 
merciale. 

Cet examen a lieu à l' àge de 16 ans ; de cette 
manière les jeunes gens qui sortent de l'école primaire 
supérieure avec le diplome commercial, peuvent, s' ils 
ont besoin de gagner immédiatement leur vie, entrar 
dans un magasin, et, s' ils ont les moyens de compléter 
leurs études, ils peuvent entrer dans les écoles spéciales 
de commerce. 



- 127 - 

Nous avons déjà pu constater les heureux resulta ts 
de cet enseignement. 

Je crois donc que nous avons une institution si non 
partaite, au moins utile. Ces écoles primaires supérieures, 
nous l'espérons, feront pénètrer dans tous les rangs de 
la population le goùt des professions actives. 

Un pédagogue anglais eut, il y a 4 ans, la missìon 
de faire une enquéte sur l'organisation de l' enseigne- 
ment primaire supérieur dans les differents pays. Il 
consigna le résultat de son enquéte dans un rapport 
Oli il louait specialement nos écoles primaires supérieures 
parce qu'avec l'instruction technique on y donnait éga- 
iement la culture generale; on a voulu en effet juste- 
ment que celui qui deviendra un jour industriel ou com- 
mer^ant, ait une connaissance suffisante de la littérature, 
de.r histoire, de la géographie, sans lesquelles on n'est 
pas un homme civilisé. (approvasioìii). 

Snape Tommaso (Liverpool). — Depuis quarante 
ans la question importante d' une éducation speciale 
pour le commerce reclame avec une instance toujours 
croissante l' attention publique. Pendant cette période 
les entreprises industrielles se sont développées à un 
degré auquel les espérances les plus hardies auraient à 
peine pu s' attendre. Cela a été cause non seulement 
par r emploi des machines à vapeur, mais aussi par le 
développement scientifique des mo3^ens de transport et 
de communication rapides^ et par la naissance de nou- 
velles industries, enfantées par la science moderne. Les 
pays aussi qui fabriquaient des machines, les ont expor- 
tées aux autres paj^s, qui à leur tour ont employé ces 
machines pour fonder de nouvelles industries. Des ré- 
gions et des peuples, autrefois isolés, sont entrés dans 
la communication internationale. Les progrès de la ci- 
vilisation ont demandé la cultivation de nouveaux ter- 
ritoires, qui puissent fournir les récoltes plus abondantes 
dont elle a besoin. Ainsi le commerce international des 
produits agricoles et industriels s' est augmenté énor- 



— 128 — 

mément et a Iburni du travail et de la prosperile aux 
populations croissantes du monde. 

La distribution de cettc somme de produits, qui ne 
cesse jamais de s'augmenter, a nécessité une grande 
extension des opérations du commerce, et une grande 
augmentation du nombre de ceux qui y sont cmployés. 
Les conditions du commerce international ont été telle- 
ment changées par la rapidité de la communication té- 
légraphique, et du transport moderne par chemin de 
fer ou par vapeur, que les opérations du commerce ont 
subi aussi un changement presque révolutionnaire. Au- 
trefois r industriel vendait ses produits à quelque né- 
gociant indigène, qui les expédiait à son correspondant 
ou à son associé à l'étranger, et le seul commerce d'un 
caractère international qui eùt lieu s' opérait entre les 
deux négociants. Mais aujourdhui le fabricant, l' indu- 
striel, le boutiquier méme, conduit en grande partie le 
commerce international de ses marchandises. Dans la 
Grande Bretagne le marchand en détail fait souvent de 
si grandes affaires qu' il importe de l'étranger son thè, 
son cale, et toute espòce de comestibles : le marchand de 
nouveautés achète du fabricant étranger, sans intermé- 
diaire, ses soieries, ses lingeries, ses draps : le fabricant 
de coton importe lui-méme son coton et exporte lui- 
méme son drap : le meunier achòte son blé à l'étranger, 
et un grand commerce se fait ainsi aujourdhui, sans 
intermédiaire, qui ne s' est jamais fait autretois sans 
r intervention d' un négociant exportateur et d' un né- 
gociant importateur. 

Les opérations du commerce deviennent en outre 
plus compliquées, à cause de leur plus grande portée 
et de leur importance augmentée. Le meunier achète 
son blé avant qu' il ne soit moissonné, et le fabricant 
achète son coton tandis qu'il croit encore. Afin de 
faire cela avec le risque le plus petit et la prudence 
la plus grande, l'acheteur a besoin d'une connaissance 
plus intime que jamais auparavant des pays avec lesquels 
il trafique. Il faut qu'il se tienne au courant de la sta- 



— 129 — 

tistique de la quantité de terrain dévouée chaque année 
au produit qu'il achòte ou vend, et qu'il s'informe plus 
ou moins de la statistique commerciale de tous les pays 
où son commerce se fait. S'il est exportateur, il faut 
au contraire qu'il s'informe, par une étude plus ou moins 
personnelle, des besoins du peuple auquel il veut vendre 
ses marchandises, et des meilleures méthodes de les pré- 
parer et de les adapter à ces besoins, et aux préférences 
des acheteurs. 

Tandis que l'extension de cette partie du monde 
qui forme la sphère du commerce international a aug- 
menté le nombre de ceux qui dans divers pays s'occu- 
pent de ce commerce, les considérations que je viens 
d'indiquer démontreront aassi combien leur nombre 
s'est augmenté encore davantage par l'entrée du fabri- 
(^aht et des ^utres industriels dans le commerce inter- 
national. Il est ainsi devenu nécessaire d'accorder à 
l'enseignement commercial une position assurée et im- 
portante dans nos systèmes d'éducation nationale. 

Je laisse aux représentants des autres pays la tàche 
de raconter ce qu'on y a fait ; je me borne à vous 
donner un résumé concis des mesures où moi-méme 
l'ai pris quelque part. Jusqu'ici on n'a pas établi en 
Angleterre des écoles commerciales telles qu'on en trou- 
ve dans cette ville de Venise et à Anvers et à Paris, 
mais les faits que j'ai indiqués ont saisi l'attention de 
nos éducateurs anglais à Londres et à Liverpool et 
dans ce comté de Lancashire où se trouve le port de 
Liverpool et aujourdhui aussi le port de Manchester : 
car, depuis l'ouverture de son canal, Manchester aussi 
revendique le titre de port de mer. À Londres on 
tàche d'organiser à l'aide de la Chambre de Commerce, 
et du Conseil Municipal (Count}' Council), un système 
d'enseignement commercial, et de fonder une école spe- 
ciale de commerce, qui répondra en quelque partie aux 
besoms de sa grande population commer^ante. 



— 130 — 

Dans le comté de Lancashire, c'est le Conseil du 
Gjmté (County Conncil) qui a le premier senti, au mo- 
3^en de soii Cernite de l'Enseignement Technique, le 
besoin urgent d'améliorer l'éducation commerciale de 
sa grande population industrielle. Le gouvernement 
imperiai confie depuis quelques années au Conseil une 
somme annuelle d'argent, qu'il peut consacrer, et qu'il 
consacre toujours, à cet objet de l'enseignement tech- 
nique, dont l'instruction commerciale forme une partie 
leconnue par la loi. Le comité n'a pu établir aucune 
institution exclusivement consacrée aux études com- 
merciales. Il n'y a pas dans le comté, ni de « lioliere 
Handelsschulen » ni des « HaìidelshochscJiulen » comme 
celles qui existent dans quelques parties de l'Allemagne. 
Mais on a donne des bourses et des prix d'une valeur 
considérable, afin que les meilleurs étudiants puissent 
s'adonner plus ou moins aux études spéciales qui les 
prépareront le mieux pour la vie commerciale. 

Le programme d études pour les bourses se com- 
pose des langues anglaise, francaise et allemande, de 
la géographie commerciale, des mathématiques (3^ com- 
prise l'arithmétique commerciale), d'une connaissance 
des Industries commerciales du comté, de l'economie 
politique et surtout des tarifs, des systèmes moné- 
taires, du change international et de la législation com- 
merciale. Pour les prix, les sujets sont moins nombreux 
et moins avancés. 

La mo3^enne de ceux qui ont étudié chaque année 
des sujets commerciaux s'est ainsi élevée à huit mille 
six cents ou à huit mille sept cents personnes. Cinq 
bourses d'une durée de trois ans, et d'une valeur de soi- 
xante livres sterhng par an. et trente prix de six livres 
sterling, ont été distribués chaque année aux étudiants 
qui se sont offerts comme candidats pour ces bourses 
et ces prix commerciaux. Il \' a donc en ce moment 
une quinzaine de ces boursiers, et deux d'entre eux 
sont des femmes. Pourvu toujours que le Comité ap- 
prouve son cours d'études et l 'institution od il se prò- 



- 131 — 

pose d'étudier, le boursier jouit d'un choix presque illi- 
mité de localités. On ne le limite pas au Lancashire ni 
méme à l'Angleterre. La plupart ont préféré poursui- 
vre leurs études aux coUòges universitaires (University 
Colleges) du Comté, mais il y en a qui ont fait valoir 
leurs bourses aux institutions étrangères^ telles que le 
Technicum du Canton de Zurich à Winterthur, la 
Handelsschule d'Osnabriick dans le Manovre, l' Tnsti- 
tution Commerciale de Rolle dans la Suisse et l'Insti- 
tut Supérieur de Commerce d'Anvers. 

Le nombre des candidats est toujours trois fois plus 
grand que le nombre des bourses et des prix : il est 
difficile cependant de trouver des candidats véritable- 
ment commerciaux. Le candidat a parfois voulu seule- 
ment subsister de sa bourse, pendant qu'il s'effor^ait 
de gagner quelque grade universitaire ; et il serait à 
désirer qu'urt plus grand nombre des candidats eussent 
réellement l'intention de poursuivre la vie commer- 
ciale. 

Cela provient probablement du fait qu'en Angle- 
terre les patrons donnent rarement, ou ne donnent ja- 
mais, la préférence à ceux qui ont poursuivi un cours 
special d'études commerciales. Afin donc que les sujets 
commerciaux puissent attirer un plus grand nombre 
d'éiudiants, il faudrait qu'un certificai de bon succès 
dans ces études fùt accepté comme témoignage special 
de mérite, donnant droit à une préférence speciale lors- 
qu'il s'agit d'un poste commercial. 

A Liverpool on a formule l'année derniere un pian 
pour encourager les jeunes gens de ce port de mer 
important à s'adonner à un cours d'instruction commer- 
ciale. La Chambre de Commerce de Liverpool^ le Col- 
lège Universitaire de Liverpool, et le Comité d'Ensei- 
gnement Technique du Conseil Municipal, ont coopéré 
à la formation d'un Comité, qui arrange des classes 
commerciales, qui ont lieu le soir au Collège. Le suc- 
<:ès de ces classes est d'une nature à garantir leur per- 
petuile, et on espère à les voir se transformer à la lon- 



— 13:-^ — 

gue en une institution d'une influence et d'une impor- 
tance considerables. 

En Angleterre, malgré le volume enorme de son 
commerce International, le développement plus rapide 
de l'enseignement commercial a été frustré par diver- 
ses causes. Le consul-général britannique en Allema- 
gne nous a assurés dans un rapport récent, que le suc- 
cès commercial de ce grand empire « derive moins de 
la supériorité de l'enseignement commercial que de 
cette excellence de l'éducation generale dont l'Allema- 
gne a joui depuis tant d'années » : et il ajoute que, 
« relativcment aux besoins de l'empire, l'instruction ex- 
clusivement commerciale a été bien minime ». Malgré 
les qualités entreprenantes des Anglais, ce manque 
d'une bonne éducation secondaire leur a créédegrands 
obstacles au progrès commercial. Ce défaut s'est mon- 
tré sous bien des aspects, mais le plus souvent peut- 
étre dans la méthode imparfaite d'apprcndre les lan- 
gues modernes et dans la méthode compliquée de cal- 
culer les poids^ les mesures et i'argent qui subsiste en- 
core en Angleterre, quoiqu'elle diffère de celle de toute 
autre nation. Jusqu'à ce que la Grande Bretagne in- 
troduise dans son commerce et dans son industrie le 
système métrique, et qu'elle base la division de sa 
monnaie sur le principe decimai, son commerce ren- 
contrera de grands obstacles. Quant à l'instruction lin- 
guistique, l'établissement d'un S3'stème d'enseignement 
secondaire, tei qu'on le voit dans quelques parties du 
Continent, nous serait d'une utilité extreme. 

S'attendre à ce que le Babel des divers mots de 
nos divers pays puis.se se fondre dans une langue uni- 
verselle, c'est trop espérer; mais V Associatioii Pìioìir- 
iiqiie Internationale nous a prouvé par son alphabet 
phonétique, qu'un alphabet univensel nous est bien pos- 
sible. Un tei alphabet représenterait par une méme 
lettre le méme son dans toutes les langues ; ce qui 



— 133 — 

noLis rendrait capables aa moins de donner à tout 
mot écrit dans cct alphabet, sa prononciation juste dans 
n'importe quelle langue. 

Quant c\ la question tant agitée, sMl faut établir 
des institutions spéciales où rien que les sujets com- 
merciaux seraient traités, ou si, au contraire, nous de- 
vrions plutòt croire comme Sir Bernhard Samuelson, 
que « des écoles secondaires commerciales ne sont pas 
à désirer », je la laisserai de coté. Mais dans l'absence 
de ces institutions spéciales on peut bien affirmer qu'il 
faut ajouter à nos institutions actuelles d'éducation su- 
périeure des succursales pour l'étude des sujets com- 
merciaux. 

Personne ne niera qu'une grande partie de la pro- 
;spérite d'une nation dépend de l' établissement d'un 
système effectif d'éducation commerciale. On pourraìt 
croire cependant, d'après une considération superfi- 
•cielle, que l'utilité d'une conférence Internationale, qui 
a pour but 1' amélioration de 1' éducation commerciale 
dans tous les pays, ne soit pas également evidente. Farmi 
les motifs les plus forts qu' on ait avancés pour le dé- 
veloppement de l'intelligence et de la capacité nationale 
dans la poursuite du commerce, se trouve celui du 
pouvoir ainsi acquis de réussir dans la concurrence avec 
les autres paj^s. On pourrait donc soutenir qu'en nous 
rassemblant ici, dans une conférence internationale pour 
améliorer l' instruction commerciale de tous les pays 
<:ivilisés, nous ne sauvegardons pas, comme nous le 
devrions, les intéréts de la patrie. Voilà cependant un 
point de vue non seulement egoiste mais aussi désa- 
streux. Développer au plus haut degré les ressources 
■d'un pays, c'est le faire capable d'entrer le plus effecti- 
vement et le plus facilement et ainsi le plus profitable - 
ment dans des relations commerciales avec ses voisins. 
La poursuite honorable du commerce se caractérise 
par ce méme résultat que notre Shakespeare a attribué 
à la miséricorde. — « Elle bénit celui qui donne et celui 
•qui rec^oit ». 



— 134 — 

L'assimilation des usages commerciaux, et l'élimi- 
natlon de l'ignorance et des règlements malavisés qui 
limitent le libre échange de tous les produits du mon- 
de, apporteront intailliblement à tous ceux qui se dé- 
vouent au commerce, la plus grande prospérité et les 
plus grands avantages. 

On exerce aussi une influence Internationale puis- 
sante et salutaire, lorsqu'on démontre que la prospérité 
et les progrès du genre humain se trouvent impliqués 
dans ces relations fratcrnelles qui proviennent d'un 
commerce réciproquement avantageux, et qui unissent 
les peuples dans les liens fermes et durables de l'inté- 
rét mutuel et de la paix. {applausi) 

La seduta è sospesa per dieci minuti. 

Presidente — On vient de me faire beaucoup de 
reproches, et j'avoue qu'ils sont merités. Ou me repro- 
che d'avoir toléré que les orateurs oubliassent un peu 
en parlant, la question. Nous avons tourné autour de 
la question mais nous n'y somme pas entrés. On me 
demande d'étre plus sevère et, quoique cela ne soit 
pas agrt'able, je tàcherai de Tetre : c'est mon devoir. 

Je prie donc tous les orateurs de se tenir rigide- 
ment à la question. Nous devons traiter de l'enseigne- 
ment secondaire et pas d'autre chose. {applausi generali) 

Luxardo Ottorino (Venezia). — Il nostro Presi- 
dente, il sig. Siegfried ed il sig. Strauss hanno voluto 
richiamare tutta la nostra attenzione sopra l'andamento 
delle discussioni e ci invitarono a stare in carreggiata. 

Avendo scritto, pur troppo senza merito, una me- 
moria per gli Atti di questo Congresso, relativa all' in- 
segnamento Commerciale secondario, ho chiesto la pa- 
rola, non già per leggere il detto lavoro, ma per dichia- 
rare che mi unisco ai voti espressi dai predetti signori 
e per ricordare che nel Congresso d'Anversa dello 
scorso anno, fu esattamente definito ciò che debba in- 
tendersi per insegnamento commerciale di grado media 
o secondario. 



— 135 — 

In Anversa si restò d'accordo che l'istruzione com- 
merciale secondaria debba essere impartita in scuole 
di pari grado delle Reali superiori della Germania e 
dell'Austria-Ungheria, degli Atenei del Belgio, delle 
Scuole d' insegnamento moderno della Francia e delle 
Sezioni degli Istituti tecnici d' Italia. 

Ammesso ciò, si tratta di vedere se, in aggiunta a 
quanto si disse in Anversa, vi siano da recare nuovi 
fatti e da presentare nuove proposte^ perchè l'attuale 
Congresso sia posto in condizione di contribuire al 
perfezionamento dell'istruzione commerciale di grado 
medio. 

Abbiamo udito esprimere il desiderio, dall' egregio 
rappresentante della Scuola d'xA.nversa, che un oratore 
ci parlasse intorno allo sviluppo assunto nella Germa- 
nia dall' insegnamento medio commerciale. Io accolgo 
tale proposta, dappoiché nell' Impero tedesco detto 
grado di istruzione ha raggiunto una considerevole per- 
fezione. Non spetta a me, itahano, di parlare, in un 
Congresso internazionale, sulle ottime scuole di quel 
forte paese ; ma vado d'accordo con quanto espressero 
in altra occasione autorevoli delegati tedeschi, cioè, che 
la causa prima per cui l' insegnamento medio commer- 
ciale fornisce in Germania buoni frutti, risiede nella 
saggia organizzazione della scuola primaria. Otto anni 
di corso divisi in due periodi e la susseguente scuola 
complementare ofìVono ai giovani tedeschi, apparte- 
nenti alla classe popolare ed alla piccola borghesia, un 
insegnamento commerciale di primo grado molto ap- 
prezzato ; anche perciò la scuola commerciale media di 
secondo grado, sebbene risponda ad un ordine di studi 
più elevato, ass'cura risultati fecondi. 

A chi giova r istruzione commerciale media? Deve 
valere per la coltura del futuro impiegato delle aziende 
commerciali o si richiede eziandio per l'ammaestra- 
mento degh attori della compra-vendita, di chi deve 
intuire e portare a compimento un affare? 

La doppia funzione della scuola di commercio si 



— 136 — 

rende chiara con l'anzidetta domanda e si intuisce come 
una cosa sia preparare gli allievi a poter riuscire nella 
pratica diligenti e competenti impiegati e un altra, ben 
diversa, debba essere quella di far loro conoscere le 
merci, gli usi dei mercati e gli altri dati relativi al traf- 
fico, in modo tale che ciò torni, a suo tempo, di vero 
vantaggio nel concludere ed eseguire gli scambi. 

Mi pare dunque che il problema possa porsi nei 
seguenti termini per dare alla discussione un indirizzo 
profittevole : 
I.° Se continui 1' accordo nel concedere all' insegna- 
mento com.merciale secondario, quella prevalente 
importanza che fu posta in evidenza nel Congresso 
d'Anversa. 
II.° Se la scuola secondaria commerciale debba es- 
sere, in quanto all'ordinamento ed al fine^ unica 
o duplice, cioè : la scuola per gli impiegati di 
commercio e la scuola per i commercianti ed i 
viaggiatori di coimnercio. 
In tutti i precedenti Congressi fu messo in evidenza 
che a creare un commerciante non basta la scuola, ma 
occorrono eziandio alunni che possiedano in alto grado 
ciò che dicesi iniziativa personale. 

Anche perciò la suddetta divisione della scuola 
commerciale appare necessaria e logica ; poiché permette 
agh alunni di scegliere la carriera in relazione alle loro 
attitudini. 

Ad una scuola media, destinata a formare bravi 
impiegati commerciali, bastano allievi intelligenti, disci- 
plinati e assidui, ma per la scuola secondaria commer- 
ciale, istituita per la coltura dei futuri attori della com- 
pra-vendita e dei viaggiatori di commercio, quali l'odierno 
mercato richiede, abbisogna una scolaresca che possieda 
in grado elevato la volontà di riuscire specialmente con 
le proprie forze, con le doti del carattere. 

Certo r iniziativa è dote individuale e piia spesso 
viene dalla famiglia e dalla schiatta. Però reputo che la 
scuola, per virtia di maestri eletti ed esperimentati, possa 



- 137 — 

essere chiamata ad esercitare un'azione anche in questo 
campo, regolando lo slancio giovanile e dirigendolo a 
dati lini per le migliori vie. Per questa scuola non basta 
r istruzione, occorre eziandio l'educazione commerciale. 
{vive approvazioni) 

Stegemaim Riccardo (Brunswick). — Meine Herren ! 
Ich habe die Ueberzeugung, dass, wenn wir auf diesem 
Wege fortschreiten, wir zu keinen greifbaren Resultaten 
kommen werden. Es ist bereits von zwei Rednern her- 
vorgehoben worden, wie es iiiclit gemacht werden 
solle. Ich mochte mir dagegen einen Vorschlag gestatten, 
wie wir es machen, d. h. wie wir den weiteren Gang 
unserer Verhandlungen einrichten sollten. Ich kann im 
Namen unserer Vertreter bei diesem internationalen 
Congresso flir das kaufmannische Unterrichtswesen nur 
den Wunsch aussprechen, dass wir von den Mitgliedern 
des Congresses erfahren mochten, welche Einrichtungen 
und Methoden hinsichtlich des kaufmannischen Unter- 
richtswesens in ihren Landern bestehen, und welche 
Anschauungen sie in dieser Hinsicht selbst haben. Wir 
haben unsererseits fiir jeden der zu besprechenden Punkte 
einen Referenten aufgestellt, der unsere Anschauungen 
entwickeln wird. Diese unsere Vertreter werden iiber 
die Einrichtungen und Anschauungen wie sie bei uns 
im Deutschen Reiche bestehen zu jedem Punkte der 
Tagesordnung berichten. Wenn es die Vertreter der 
tibrigen Staaten ebenso machen, werden wir Alle von 
einander lernen. Gehen die Ansichten iiber die in den 
verschiedenen Landern besteheden Einrichtungen ausei- 
nader, nun so werden wir uns eben iiber die einzelnen 
Punkte naher aussprechen miissen. Bei einem derarti- 
gen Vorgehen wird dann, glaube ich, ein Jeder unter 
uns befriedigt und wohl intbrmiert nach Hause zuriick- 
kehren ; aber so zu sagen von der Siindfluth ab anzu- 
fangen (viva ilarità) und iiber notorische Allgemeinheiten 
zu sprechen, dass balte ich denn doch fiir iiberfliissig, 
und dazu haben wir auch zu Hause noch Zeit und 
Gelegenheit genug. {ilarità, applausi) 



— 138 — 

Daher mochte ichmich den Anschauungen des Herrn 
Praesidenten anschliessen und den Wunsch aussprechen, 
dass wir uns moglichst auf den Mcinungsaustausch iiber 
die realeii Thatsaclien iiiid Verìudtnisse beschninken 
mògen. {applausi generali). 

Lissauer Ugo (Berlino). — Messieurs, Je viens vous 
parler des institutions pour Tenseignement commercial 
en AUemagne. On croit généralement que ces institutions 
y soient bien développées, mais e' est seulement le cas 
dans une partie bien petite de l'Allemagne. A la téte 
de cette branche d'enseignement marche le Royaume de 
Saxe, dont la ville de Leipzig est depuis des siècles le 
centre International connu dans tout le monde. Dans le 
Royaume de Saxe il y a une quantité d'écoles qui sont 
appelées modernes et normales et qui répondent parfai- 
tement à tout ce qu on peut attendre d'uu enseigne- 
ment complet de commerce. Il y a de méme une sèrie 
d'écoles commerciales dans le royaume de Bavière, qui 
sont organisées comme celles du Saxe. Mais tandis que 
celles du Saxe forment une organisation compiòte, cel- 
les de la Bavière sont seulement des écoles normales 
supérieures (Realschulen). Ces écoles ont des bifurca- 
tions qui sont certainement utiles, mais qui n'ont pas 
donne les résultats que l'on pouvait désirer. En quel- 
que principauté de la Turinge on trouve deux ou trois 
écoles commerciales, tandis que dans la grande Prusse 
des écoles commerciales n'existent presque pas du tout, 
tout au plus y'en a-t-il deux ou trois, ce qui n'est rien 
pour un si vaste royaume. 

Lorsque on se demande les raisons qui ont fait 
atteindre au commerce de l'Allemagne une si haute 
splendeur, on doit l'attribuer aux institutions com- 
merciales. Ces raisons ne se trouvent pas dans les éco- 
les de commerce mais plutót dans l' organisation des 
écoles réales. On a éUminé de ces écoles le grec et 
le latin, et on les a remplacés par des langues moder- 
nes. L'initiiitive en est due à Tempereur Guillaume II 
qui la prit de sa propre expérience (les princcs allemands 



— 139 — 

suivant leurs cours aux écoles comme les fils des cito- 
yens) en se rendant compte du temps inutilement dis- 
sipò dans 1' étude des langues anciennes et les pédago- 
gues furent obligés de suivre cette haute initiative. 

On ne se limita pas à remplacer dans les écoles 
réales le grec et le latin par l'anglais et le franc^ais, 
mais on voulut introduire dans Tinstruction un esprit 
pratique et diriger l'attention des écoliers non seulement 
à l'éducation classique, mais aussi à l'éducation néces- 
saire pour entrer bien préparé dans les affaires et les 
industries. Cependant il faut avouer que ces efforts 
venus d'une initiative si élevée, ont peu réussi. Le but 
des écoles allemandes est pour la plupart des jeunes 
gens d'arriver au certificat pour le service militaire, 
sans lequel il est presque impossible d'entrer dans une 
maison de commerce. Vous voyez donc qu'il dépend du 
Gouvernement d'établir dans les disciplines d' examen 
les matières qu'il prescrit et il dépend de lui d'introduire 
les disciplines qui font partie de l'enseignement commer- 
cial. Mais jusqu'à présent, on refuse en Prusse à l'en- 
seignement commercial les concessions qu'on lui accorde 
en Saxe et en Bavière. Et c'est ce que nous regrettons 
vivement. 

Nous avons en Allemagne généralement l'inclina- 
tion h individualiser l'instruction et on trouve méme une 
grande quantité de Chambres de Commerce qui sont 
de cette opinion, et qui n'ont point l'intention de faire 
une réduction des disciplines classiques. 

Vous voyez donc qu'on est reste dans les limites 
de l'instruction des écoles réales, qui s'occupent seule- 
ment des disciplines non classiques, et nous croj^ons 
néanmoins d'étre arrìvés à des bons résultats dans l'in- 
struction nécessaire au jeune commergant. 

Mais le mouvement actuel des affaires, étant deve- 
nu enorme, Tactivité ayant pris un développement 
presque inoui^ il est évident que les chefs des mai- 
sons, les patrons, ne sont pas en état comme autrefois 
d'instruire leurs apprentis. Ils sont trop occupés de leurs 



— 140 — 

afifaires, ils sont trop obligés de sui\rc le mouvement 
du marche et les faits nouveax de chaque jour, pour 
pouvoir donnei* l'instruction suffisantc à leurs apprentis. 

C'est un fait que nous constatons tous les jours et 
c'est une raison du mouvement actuel en Allemagne, 
qui tend à établir des écoles uniquement dédiées à l'en- 
seignement commercial 

Nous sommes donc mécontents de notre enseigne- 
ment commercial et en ce regard nous sommes par- 
faitement d'accord avec les Fran^ais et les Anglais qui 
le sont de méme. Si le commerce est mécontent, c'est 
un bon signe qu'il va employer tous ses efforts pour 
obtenir des réformes salutai res. 

Quant à l'organisation de l'enseignement commer- 
cial que nous avons en Saxe, nous pouvons constater 
qu'elle est appréciée dands toutes les panies de l'AUe- 
magne comme elle le mérite. L'orateur qui suivra vous 
en donnera les détails. {approvasioni) 

Adler Abramo (Lipsia). — Meine Herren ! Die Or- 
ganisation der sogenannten Handelsmittelschule bietet 
gewisse Schwierigkeiten und zwar aus dem Grunde, weil 
die Schiller, die in eine solche Schule aufgenommen wer- 
den, mit ihrer allgemeinen Bildung noch nìcht fertig sind, 
und weil eine solche Schule doch die Aufgabe hat, die 
Schiiler gleichzeitig fachlich vorzubereiten. Eine solche 
Schule hat demnach eine zweifache Aufgabe, die ihr 
Lehrziel erschwert. Sie muss die allgemeine Bildung 
ihrer Zoglinge vervollstilndigen und ihnen namentlich 
in den letzten Klassen eine solche fachliche Ausbildung 
geben, dass diese jungen Leute fiir ihren Beruf als 
Kaufleute besser vorgebildet sind als solche, die eine 
Handelsschule nicht besucht haben. Diese Aufgabe 
wurde in Deutschland zuerst gelòst von einem unserer 
grossten Handelsschulpadagogen David Augiist Schiebe 
aus Strassburg, indem er im Jahre 1831 nach Leipzig 
berufen wurde, um eine Handelsmittelschule zu orga- 
nisieren. 

Dass diese Organisation gut war, dUrfte daraus- 



- 141 — 

hervorgehen, dass sie im wesentlichen bis zum heutigen 
Tagc beibehalten wurde und dass andere Handels- 
schulen in Sachsen und anderwiirts, nach diesem Muster 
eingerichtet wurden. Die Schule nimmt junge Leute im 
Alter von etwa 14 Jahren auf und bereitet sie 3 Jahre 
lang auf ihren Beruf vor. An und fur sich kommt es 
nicht allzuviel darauf an, ob die aufzunehmenden Schil- 
ler das 13. oder 14. Lebensjahr erreicht haben. Wir ha- 
ben aber die Erfahrung gemacht, dass man mit der fachli- 
chen Bildung nicht allzufriih anfangen soli, obgleich 
es auch vorkommt, dass tiichtig vorgebildete und be- 
gabte Schiller auch etwas friiher Aufnahme fìnden. 
Viel alter diirfen aber die aufzunehmenden Schiller dess- 
halb nicht sein, weil sie sonst fiir den Eintritt in die 
Praxis zu alt werden, und unsere Kaufmannschaft Wert 
darauf legt, dass die Lehrlinge cine gewisse Altersgrenze 
nicht iiberschritten haben. Bine besondere Schwierig- 
keit fur diese Schulen liegt auch darin, dass die Schiller 
bei der Aufnahme nicht alle gleiche Vorbiidung haben, 
obgleich in der Regel die deutschen Schiller aus einer 
sogenannten Realschule oder hoheren Biirgerschule 
kommen. Man bedenke aber, dass ungefahr '|.i der 
Schiller in unseren Handelsschulen Ausliinder sind, 
welche eine sehr ungleichmassige Vorbiidung mitbrin- 
gen. Das erste Schuljahr hat daher in der Regel auf 
fachliche Bildung ganz zu verzichten und muss zu- 
nachst die Schiller auf ein moglichst gleiches Niveau der 
allgemeinen Bildung bringen. Erst im zweiten Jahre 
beginnen wir in miissiger Weise mit den fachlichen 
DiscipHnen, wobei auch grosser Wert auf die prakti- 
sche Erlernung fremder Sprachen gelegt wird. Das 
dritte Schuljahr lasst dann die fachliche Bildung na- 
mentlich in den praktischen Handelswissenschaften wie 
Buchhaltung, Korrespondenz, und dergleichen in der 
Vordergrund treten. 

Seit etwa 1870, als das Rechi zum Einjahrigen Mi- 
litardienst den hoheren Schulen gewahrt wurde, ha- 
ben auch die deutschen Handelsmittelschulen sich um 



— 142 — 

diese Begunstigung beworben und dieselbe unter der 
Bedingung erhalten, dass sie in ilirem Lehrplan die allge- 
meine Bildung in der Matematik und den Naturiwissen- 
schaften etwas weicer ausdehnen. Insofern hat also von 
da ab sich der Staat um sie beklimmert, als er ihr 
Lehrprogramm seiner Genehmigung unterwarf, und die 
Schiller beim Abgange eine Priifung unter dern Vor- 
sitze eines Regierungs-kommissars bestehen miissen, in 
der sie ihr Wissen und ihre geistigc Reife zu bekun- 
den haben. 

Es muss aber betont werden, dass die deutschen 
Handelsschulen im ubrigen dem staatHchen Einfluss 
weniger unterworfen sind, als etwa die ubrigen offent- 
lichen Schulen, und dass sie zumeist von Kaufmanni- 
schen Korporationen und Vereinen unterhalten werden. 
Darin liegt sogar ein grosser Vorzug dieser iYnstalten, 
dass sie in ihrer Organisation durch staatliche Regula- 
tive nicht zu sehr beengt sind, und dass sie dem prak- 
tischen Bedlirfnisse der Kautmannsschaft besser Rech- 
nung tragen kònnen. 

Eine wesentliche Bedingung fiir das Gedeihen der 
Handelsmittelschuie ist gerade das Zusammenarbeiten 
des Kaufmannsstandes mit der Lehrerschaft, die be- 
standig mit dem Kaufmanne in Verbindung bleiben und 
den fortschreitenden Bediirfnissen des Standes, Rech- 
nung zu tragen hat. Da muss ich dcnn lobend her- 
vorheben, dass bei uns der Kaufmann sstand einen 
regen Eiter bezeugt und grosse Opfer bringt, um 
tiichtige junge Leute fur den Kaufmannsberuf heranzu- 
bilden. 

Die Zeit ist zu kurz, um auf die Organisation 
naher einzugehen, aber Sie werden noch vielleicht ein 
Urtheil dartiber haben wollen, wie diese Handelsmittel- 
schulen sich bewlihrt haben. 

Da muss ich denn sagen, dass sie die besten Er- 
folge erzielt haben, und dass man unsere Schuler von 
Seiten des Kaufmannsstandes derart bevorzugt, dass sie 
meistens schon Monatelang vor ihrem Austritte aus 



— 143 ~ 

der Schule gute Stellen in kaufmannischen Geschafcen 
finden, und dass ih re Lehrzeit wesentlich gekiirzt wird. 

Ich glaube, meiiie Herren, dass gerade die Frage 
der Handelsmittelschulen ftir den Aufbau des kauf- 
mannischen Unterrichtswesens v^on der allergrossten 
Bedeutung ist, weil in ihnen doch die Mehrzahl der 
jungcn Kaufleute auszubiklen sein diirfte. Die soge- 
nannten hoheren Handelsschulen, welche erst mit der 
fachlichen Bildung etwa beginnen, wenn die Handels- 
mittelschule abschhesst, sind doch nur einem kleinen 
Theile von Auserwahlten zugangig, und haben dess- 
halb fur die Durchschnittsbildung des Kaufmanns nicht 
den Wert der Handelsmittelschulen. Deshalb wtìnsche 
ich im Interesse der Bildung des Kaufmannsstandes, 
dass die Verhandlungen des Kongresses gerade in dieser 
Frage reiche Friichte tragen mogen. {applausi prolun- 
gati) 

Schmid Antonio (Vienna). — Meine Herren ! In 
Oesterreich haben wir vier Kategorien von Handels- 
schulen, von welchen die erste als Fortbildungsschule 
dient. ]3ie zweite Kategorie umfasst die zwei-klassigen 
Handelsschulen; die dritte die hoheren und die vierte die 
Handelshochschulen, namlich die Revoltella Stiftung in 
Triest und die Export-Akademie des K. K. osterreichi- 
schen Handels-Museum in Wien, welch letztere im 
October 1898 begriindet wurde, um junge Kaufleute flir 
den Welthandel heranzubilden. Hieriiber habe ich bei 
diesem Punkt der Tagesordnung nicht zu sprechen. Es 
bleibt nur die zweite und dritte Kategorie hier niiher 
zu besprechen ubrig. 

Schon unter Maria Theresia haben wir cine Han- 
delsrealschule gehabt. Das Interesse fiir den Handels- 
schultunterricht wurde erst 1857 wieder neu belebt, was 
in der Errichtung der hoheren Handelsschulen (Handels- 
Akademien) in Prag, dann in Wien und Graz zum 
Ausdruck gelangte 

Der eigentliche Schwerpunkt liegt in der mittleren 
Handelsschule, weil wir ersehen, dass 95 \ aller Han- 



— 144 — 

delsleute dem kleinen Kaufmann sstand e angehoren, und 
dass hochstens circa 20 ° o der jungcn Kaufleute, selb- 
standige Kaufleute sind. 

Daher werden wir den niederen Handelsschulen 
eine grossere Aufmerksamkeit zuzuwenden haben, als 
den huheren. Die hoheren umfassen drei Jahrgiinge. 
Die nothwendige Vorbildung fUr den Eintritt bildet das 
Unterrealg3"mnasium (oder die Unter-Rcalschule oder 
das Unter-Gymnasium). Doch diese 3 Jalire geniigen 
nicht. Es ist beabsichtigt, die drei erwahnten Jahrgange 
um einen vierten zu vermehren, weil diese Anstalten 
erst dann vollstiindig dem entsprechen krjnnen, was 
von ihnen erwartet wird. 

Anders ist es bei den zwei-klassigen Handelsschu- 
len : diese sind es, welche speciell fur die welche Heran- 
bildung der kleineren Kaufleute und der Hilfivrafte 
geeignet erscheinen. Schon der Name sagt, dass sie aus 
zwei Jahrgiingen bestehen, ausserdem haben sie noch 
einen V^orbereitungskursus. Die Regierung hat diesen 
Schultypus im Jahre 1890 creiert, und hat sich dabei 
hauptsachhch auf die Handelsgegenstande beschninkt; 
die allgemeine Bildung ist dem Lehrplane derselben 
beinahe ganz unbcrlicksichtigt geblieben, mit Ausnahme 
der deutschen Sprache und einigen Fachern des Vor- 
bereitungskurses. Ich mochte die Aufmerksamkeit der 
Herren auch besonders noch auf einen Punkt lenken. Die 
kleinen Kaufleute und speciell die Angestellten mtissen 
in den Details des Geschafts ganz besonders erfahren 
sein. Und geradeda greift die zwei-klassige Handelsschuie 
mit Erfolg ein. Die grossen Fragen soUen den Kautmann 
interessieren ; die Angestellten mtissen aber vor allem 
andern, diejenigen Arbeiten sofort richtig und schnell 
verrichten konnen, die man von ihnen verlangen kann 
und dafiir sind die zwei-klassigen Handelsschulen die 
richtige Vorschule. Sie haben unter ihren Gegenstan- 
den alle HandelsfLicher, cine fremde Sprache, ausserdem 
noch Geographie, Stenographie, Kalligraphie. Wir haben 
mit diesen Schulen in praktischer Beziehung sehr gute 



— 145 — 

Erfahrungen gemacht und zwar dadurch, dass bei uns 
gewohnlich die Leute schon vergeben sind, bcvor das 
Schuiialir schliesst. Die Schtilerzahl ist freilich nicht 
bedeutend, da in eine Abtheilung hòchstens 30 bis 40 
Schiller aufgenommen werden durfen, um einen in- 
tensiven Unterricht zu ermoglichen. Ich habe das beson- 
dere Gliick gehabt an vier Kategorien cjsterreichischer 
Handelsschulen als Director thiitig gewesen zu sein und 
kann daher wohl mit Berechtigung sagen, dass diese zwei- 
klassigen Schulen ihrem Zwecke entsprechen. Es istaber 
noch ein zweites Moment, welches die Frequenzziffer 
dieser Schulen beeintrachtigt und das ist die Einrichtung 
des Einjahrig-Freiwilligen Dienstes. Wahrend sich un- 
sere hoheren Handelsschulen einer derartigen Frequenz 
erfreuen, dass sogar trotz des hohen Schulgeldes oft 
Zurik kweisungen erfolgen mlissen, haben manche zwei- 
klassigen Handelsshulen eine geringe Schtilerzahl, weil 
sie den x\bsolventen keine besonderen Rechte verleihen. 
Der Umstand niimlich dass sie ihren Schiilern nicht 
die Berechtigung zum Einjiihrig Freiwilligen Dienste ge- 
wahren, macht es erklarlich, dass alle Eltern ihre Kna- 
ben lieber in die dreiklassige Schule geben. Diese drei- 
klassigen, die sogenannten Handelsakademien, sind in 
Folge dessen iiberlullt milLeuten, die nur die Berecht- 
igung zum einjahrigen Militardienst erlangen wollen. 

In den- Staaten also mit stehendem Heere und mit 
dem Rechte des Einjahrig-Freiwilligen-Dienstes sind 
immer diejenigen Schulen bevorzugt, welche das Recht 
zum Einjahrig-Freiwilhgen-Dienste haben. In Norwegen 
und auch in den anderen Staaten, wo der Einjahrig- 
Freiwilligen Dienst nicht besteht, konnen die zweiclassigen 
Handelsschulen besser gedeihen. Die osterreichische Re- 
gierung hat den Handelschulen seit dem lahre 1886 eine 
grosse Aufmerksamkeit gewidmet und seit dieser Zeit 
datiert auch der grosse Aufschwung dieser Bildungs 
zweiges Schulen. Die Subventionen wurden lur einzelne 
Schulen sehr erhoht und es besteht eine Inspection der 
Schulen, was sehr wichtig erscheint. Ich mochtc mir nun 

10 



- 146 — 

erlauben, Ihnen in Kurzem den ganzen Pian unserer 
Schulen vorzulegen und weise zu diesem Zwecke auf 
einen Jahresbericht vom Schuljahre 1894-95 hin, welchen 
ich hiemit in die Hande des Herrn Piiisidenten lege, indem 
ich die Herren bitte, in denselben Einsicht nehmen zu 
wollen. iapprovasioni generali) 

La seduta è levata alle ore 5 pom. 






A 



SEDUTA ANTIMERIDIANA 

DEL 5 Maggio 



La seduta è aperta alle ore 9. 
- Presiede l'on. Pascolato, presidente del Congresso. 

Presidente — Il nostro segretario prof. Vi vanti è 
oggi indisposto. Me ne duole ed esprimo il voto che la 
sua indisposizione sia breve. Prego intanto il prof. Lu- 
xardo di volere sostituirlo per le sedute d'oggi. 

Comunico con piacere all'assemblea il seguente 
telegramma ricevuto dall'on. Luzzatti, presidente ono- 
rario del Congresso : 

« Deputato Pascolato 

VENEZIA 

Dolente di non potere assistere al Congresso dovuto 
alla tua efficace iniziativa, vi partecipo coll'animo e 
pregoti significare ai rappresentanti delle Scuole Supe- 
riori di Commercio, il saluto cordiale dell' iniziatore 
•della Scuola Superiore di Venezia. 

LUZZATTI » 

Hérioii Giuseppe (Venezia). — Propongo che il 
Congresso mandi un telegramma di saluto e di augu- 



— 148 — 

rio al duca degli Abruzzi, il quale sta per muovere ad. 
un'impresa degna del suo nome e del suo paese, {ap- 
plausi prolinigati) 

Presidente — Pongo ai voti la proposta del signor 
Hérion. 

È approvata. 

Presidente — Il telegramma sarà spedito a cura 
della presidenza. Ora riprenderemo la discussione del 
primo tema^ al punto in cui fu lasciata iersera. 

De Montel Enrico (Bari). — Messieurs, Nous avons 
été surpris à Bari, de la tendance à donner un cachet 
special à l'enseignement, dès le premier àge. Le pre- 
mier thème demande de chercher s' il y a des relations 
entre l'enseignement secondaire et primaire et la ma- 
nière de laquelle cette question est formulée, montre 
que dans le sein mcme du Comité cette tendance avait 
commencé a se manifester. Mais si l'on croit que l'en- 
seignement doit étre special dès sa naissance, il est 
naturel et logique qu'il le soit aussi dans l'adolescence 
mème, de manière à former une chaìne non inter- 
rompue 

Nous ne sommes pas de cet avis, car nous ne vo- 
yons pas que dans les autres enseignements techniques^ 
par exemple dans colui de la médecine, il y ait cet en- 
chaìnement du premier au dcrnier dégré. Nous croyons 
que l'enseignement doit garder un caractère general 
dans le premier àge, et que la tendance à spécialiser 
trop tot, soit nuisible au développement de l'intelligence. 

Sans trop éxagérer les préoccupations de l'ave- 
nir, il nous semble aussi qu'il ne soit pas prudent de 
séparer de trop bonne heure les enfants, le futur ou- 
vrier de l'avocat, du médecin, etc. Il }' a dans le monde 
trop de causes rèelles ou apparentes qui engendrent le 
germe de la jalousie. Pourquoi les accroitre ? Tenons. 
plutòt réunis les petits ètres et èveillons chez eux le 
sentiment de l'amitié. Les souvenirs de l'école sont les 
plus diffìciles à efiacer. 

Quant à l'école secondaire, je suis de l'opinion, qui 



— 149 — 

est aussi l'opinion de mes collègues de l'école de Bari, 
que dans l'école moyenne la spécialisation ne soit utile ni 
nécessaire, tant que l'école doit servir de préparation à 
l' enseignement supérieur. Mais si l'école moyenne a un 
but bien défini, alors je crois qu'elle peut spécialiser. 
L'opinion generale est que la meilleure préparation pour 
l'enseignement supérieur est celle qu'on re^oit dans une 
^cole moyenne ou secondaire, mais il reste à savoir oh 
cette école commence et oh elle finit, quand l'école cesse 
'd'étre préparatoire et devient une école speciale de 
commerce. La demande est d'autant plus naturelle et la 
réponse d'autant plus difficile, qu'il n'y a pas à cet égard 
des idées bien déterminées. Il ne suffit pas de dire que 
l'école moyenne commerciale correspond à peu près aux 
Écoles Réales, aux Instituts techniques etc. Car ces noms 
peuvent definir l'àge de l'école, mais jamais, il me semble, 
son caractère. 

Nous avons en Europe une foule d'écoles qui se nom- 
ment écoles supérieures de commerce et qui sont à peu 
près ce que sont chez nous les Instituts techniques. Il me 
semble qu' on pourrait definir 1' école moyenne en dé- 
terminant les limites de l'école primaire et en fìxant net- 
tement les limites de 1' école supérieure, mais il n' y a 
pas d'identitéde vues sur ce point. 11 suffit de jeter un 
coup d'oeil sur la foule d'écoles qu'il y a en Europe. Nous 
voyons par exemple qu' à Paris on entre à T École 
des hautes études commerciales après une année de cours 
préparatoire, et que les cours normaux se font en 2 ans. 
A Bari, nous avons un cours préparatoire de 2 années 
et les cours normaux se font en trois ans. A notre école 
V on entre avec le certificat des écoles secondaires. On 
admet les élèves au cours préparatoire avec la licence du 
gymnase ou avec la licence technique, qui ne doit pas 
étre confuse avec celle de l' Institut technique, car V é- 
cole technique est la préparation à l'Institut technique. 
Avec la licence technique on est admis au cours pré- 
paratoire, et ensuite on est inscrit à 1' Ecole supérieure 
•de commerce. 



- 150 — 

En résumé, si l'école a un but déterminé, elle peut 
spécialiser, mais si elle veut remplir la doublé fonction 
de cours préparatoire et d'école speciale, alors la spé- 
cialisation ne peut se faire qu'aux dépens du temps, en 
augmentant les annés d' étude. On devrait ajoucer en 
Italie une cinquiòme année aux quatre dont se compose 
le cours de la section de comptabilité, si on voulait 
compléter cet enseignement special, car il y' a cncore 
des lacunes à remplir. 

Il y a à Paris un Institut commercial qui peut etre 
cité comme un modèle d' école professionnelle pour for- 
mer des employés et des commis. Mais tout y est fait 
avec un but pratique, et l'Institut de Paris n' est pas 
considerò une école speciale et elle n'est pas en effet une 
école préparatoire aux autres écoles commerciales. 

Il faut donc tourner la question et trouver les limi- 
tes et le caractère des écoles mo3'ennes en voyant ce 
que peut étre 1' enseignement supérieur. Nous sommes 
tous d'accord sur la définition de 1' école primaire. Si 
nous pouvions tomber aussi d' accord sur le caractère 
de r école supérieure, on trouverait alors facilement la 
définition de 1' école moyenne. 

Or, quant à moi, sans méconnaìtre le caractère é- 
minemment professionrel de l'école supérieure commer- 
ciale, sans vouloir absolument diminuer l' importance 
de r elude des marchandises, ni du bureau, sans vou- 
loir donner à cette étude une direction moins pratique, 
je crois que l' enseignement supérieur doit étre porte 
au niveau de celui des universités. Ce n'est pas le definir, 
me dira-t-on mais, en attendant on en fixe 1' étage et 
on vient ainsi à déterminer 1' extension que peut pren- 
dre r enseignement moyen, qu' il soit technique, indus- 
striel ou commercial. 

Considéré de ce point de vue et il me semble que 
ce soit le Seul convenable, le ròle de l'école commerciale 
s' élève et grandit. Il me semble qu' on peut le com- 
parer à celui d'un guide qui, avec le flambeau de la 
lumière économique, accompagne 1' homme sur le che- 



— 151 - 

min qu' il gravit pour accroitre son bien-étre. Il est évi- 
dent, que le développement qu ont pris les Industries 
est tei, qu' aucune faculté universitaire ne peut nous 
offrir le moj^en d' embrasser d' un coup d' ceil synthé- 
tique le vaste tableau que nous offre 1' activité humaine. 
Le chirurgien le plus habile, par exemple, n'a besoin 
que d'un hòpital pour appliquer les progrès de son art, 
r ingénieur, d' un centre • industriel pour connaìtre les 
conquétes qu' on a fait dans son domaine. Mais le 
négociant a besoin, pour ainsi dire, d'embrasser le monde 
d' un coup d' oeil synthétique ; la fonction de 1' échange 
a des rapports intimes avec une foule de sciences. Le 
róle des écoles commerciales est donc élevé et si l'on 
admettait que ce róle n'est pas éxageré, le domaine de 
r école secondaire serait déterminé par une conséquence 
bien naturelle. — {ApprovaBioiii) 

Romegialli A. Emilio (Roma). — Avendo l'onore 
di rappresentare il Municipio di Roma, nonché T Asso- 
ciazione Federativa Nazionale fra gli Insegnanti Tecnici, 
non vi parrà strano che mi occupi sopratutto delle que- 
stioni italiane riguardanti l' insegnamento commerciale. 

La prima cosa che devo deplorare è il piccolo nu- 
mero di scuole commerciali che abbiamo in Italia. Dalla 
memoria presentata dal dott. Lissauer, rilevo che il 
numero delle scuole commerciaU in Germania è gran- 
dissimo : nientemeno che 478 di vario grado. E noi sa- 
pete quante ne contiamo ? A dir molto 20 di tutti i 
gradi. Secondo il Ministero di Agricoltura, Industria e 
Commercio ve ne sarebbero soltanto 14, ma tenendo 
conto anche di quelle non sussidiate, si arriva alla ven- 
tina. Troppo poco per una nazione di 31 milioni di 
abitanti, pochissimo per una nazione che comincia a 
svolgere fortemente le sue industrie e che ha bisogno 
di espandersi con un forte commercio di esportazione. 
Senonchè il numero delle Scuole commerciali italiane 
potrebbe accrescersi grandemente e con pochissima 
spesa. Abbiamo gli Istituti tecnici che, come giusta- 
mente hanno osservato gli oratori precedenti, sono vere 



— 152 — 

scuole secondarie commerciali e che sono divisi in sezioni, 
tra le quali vi è una sezione di Commercio e Ragione- 
ria. Ma questa sezione sebbene fornisca ottimi elementi 
di giovani, non si può considerare una vera Scuola 
Commerciale, perchè vi manca l'insegnamento princi- 
pale, cioè la Merceologia, o conoscenza delle merci. Nelle 
Sezioni di Commercio e Ragionieria degli Istituti tecnici 
s'insegnano la contabilità, la fisica, la chimica, la storia. 
la geografia, la storia naturale, le lingue, la tenuta dei 
registri, ma l'oggetto di queste registrazioni, di questi 
calcoli commerciaU che non si può negare sia la merce, 
non si insegna a conoscere. Se questi giovani licenziati 
si collocano poi nelle banche fanno buona prova, ma 
se invece entrano nel commercio, la sezione commer- 
ciale, come osserva il prof Luxardo, non li ha bene 
addestrati certamente. Avviene per essili fatto deplorato 
dalla Camera di Commercio italiana di Buenos Aires, 
che gli agenti cioè che si mandano all'estero per iscopo 
di traffico non sono ben preparati, non conoscono i 
prodotti del suolo e sono insufficienti al loro mandato. 
Ora è questa lacuna che io deploro, e che si dovrebbe 
colmare. 

L' insegnamento della merciologia esisteva negli 
Istituti tecnici quando essi erano diretti ai bisogni 
dell' economia nazionale, dell' agricoltura, e della 
industria ; ma col tempo questa mira si perdette di 
vista e subentrò quella della burocrazia, il funziona- 
mento governativo delle Scuole. E si fecero Ragionieri 
per le Intendenze, per la Corte dei Conti, ma non coiii- 
nier danti. 

Se noi introduciamo la merciologia nelle sezioni di 
Commercio e Ragioneria degli Istituti tecnici, aumen- 
tiamo per questo solo fatto il numero delle vere Scuole 
commerciali italiane da 20 a 71. 

Ben dice il prof. Luxardo: perchè mai sono negli Isti- 
tuti tecnici tante materie di insegnamento, mentre ne difet- 
ta la funzione commerciale vera? Siamo d'accordo su ciò 
ma secondo me non si tratta per trasformarli e migliorarli 



- 153 — 

di lasciare quelle materie e di aggiungerne un'altra : si 
tratta anche di sopprimere e modificare. Che serve ad un 
commerciante di conoscere le formole matematiche, la chi- 
mica, la fisica, la teoria di Avogadro? Sopprimiamo adun- 
que i corsi di fisica e di chimica e facciamo un corso di 
merciologia. 

Ma si potrebbe obbiettare : Sopprimendo fisica e 
chimica come si può insegnare la merciologia ? Un se- 
natore francese ha detto che non c'è ragione più forte, 
più formidabile di un fatto, ed il fatto l' abbiamo. Si 
può insegnare merceologia con qualunque grado di 
preparazione scientifica, basta adottare il metodo descrit- 
tivo. Infatti : il Municipio di Roma ha istituito due 
scuole commerciaU, vedendo che appunto la funzione 
commerciale nell'Istituto tecnico mancava. Esso ha cer- 
cato di colmare la lacuna con la Scuola commerciale 
femminile diurna e la Scuola commerciale maschile 
serale, che corrisponderebbe alla scuola serale tede- 
sca, ed ha veduto l'opportunità di introdurvi l' inse- 
gnamento della merceologia, che istituì subito. Questa 
materia si insegna nella Scuola Commerciale Femmi- 
nile ad alunne che hanno 12 anni e con buon risultato, 
come hanno dichiarato gli stessi delegati del Ministero 
dell'Agricoltura e Commercio. Si tratta di conoscere 
le merci, ed io credo che anche senza avere studiato 
chimica, senza conoscere la fisica, si possa giungere a 
tale prezioso risultato ; e ne ho la prova di fatto nella 
Scuola Femminile citata. 

La merceologia per essere un insegnamento pra- 
tico, deve essere però basata non sul dire e sullo spie- 
gare, ma sul campione ; fare della chimica è inutile, 
parlare di formole non è serio, quando nell'atto pratico 
non si sa distinguere una merce dall'altra. 

In questo modo la merciologia si insegna a Roma 
nelle suddette Scuole commerciali, e con efficacia pra- 
tica, come i più distinti funzionari del Dicastero di Agri- 
coltura hanno affermato. 

In quanto poi al vantaggio morale dell'insegna- 



154 — 



mento della merceologia, esso è ben grande. L'avv. Fede- 
rici ha insistito giustamente sulla morale nell' insegna- 
mento commerciale ; ha deplorato giustamente le frodi 
e tante altre cose colpevoli che succedono nel com- 
mercio, dannosissime alla nostra esportazione. Ebbene^ 
neir insegnamento della merceologia, senza costituire 
una cattedra speciale, c'è modo di infondere tutto un 
insieme di sane idee morali ; studiando i prodotti in- 
dustriali, l'alunno imparerà come un semplice operaio 
possa divenire un Jacquart o un Binda, imparerà ad 
ammirare l'industria come prima fonte di ricchezza na- 
zionale e conoscerà di quanti benefici gli industriali 
colmano gU operai ; sentirà che cosa hanno fatto il 
senatore Rossi di Schio e altri industriali che non 
abbandonano mai i loro operai vecchi od infermi che 
siano. Questa è morale, la morale che la merciologia 
può infondere senza bisogno di un insegnamento spe- 
ciale, e in questi tempi di acredine, di odio di classe, è 
bene si sappia che cosa fanno gh industriali per il bene 
pubblico e che i fumaiuoli dei loro opifici spandono 
attorno a sé la pace, l'armonia, il lavoro e l'assistenza 
in ogni più bella forma. 

Concludendo faccio questi voti : 
I. Che in tutte le scuole commerciali di qualun- 
que genere vi sia l' insegnamento della merciologia. 

IL Che nella sezione di Commercio e Ragioneria 
di tutti gli Istituti tecnici del Regno, sia introdotto un 
beninteso e pratico insegnamento di merciologia. 

Questi sono i miei voti. Aggiungo che quando 
negli Istituti tecnici avessimo V insegnamento della mer- 
ciologia, noi forniremmo le Scuole Superiori di Com- 
mercio di giovani molto bene preparati, migliori dei 
giovani che attualmente gli Istituti tecnici possono 
tornire. 

Questo sarà non lieve vantaggio e allora non ac- 
cadrà pili che nei concorsi a non disprezzabili borse 
di studio, SI presentino soltanto due o tre candidati. 
{approvazioni) 



— 155 — 

• 



Bouquet Luigi (Parigi). — Messieurs, Je n'oubliera 
pas quo nous sommes dcjà au deuxième jour du Coni 
grès et que nous continuons à développer des considé- 
rations générales sur la première question. Aussi, je tà- 
cherai d'étre le plus bref possible, en vous cxposant ce 
que nous avons fait en France. 

Mon collègue M. Ba^^et, vous a indiqué hier l'orga- 
nisation de l' enseignement primaire supérieur et a 
montré les efìbrts faits par le Ministère de l'instruction 
publique pour donner à cet enseignement une orienta- 
tion plus marquée vers le commerce et l'industrie. 

Au Ministère du commerce, nous avons voulu di- 
riger nettement les jeunes générations vers les professions 
industrielles et commerciales et dans ce but nous avons 
fonde, il y a six ans, des écoles pratiques, quelquesunes 
seulement commerciales^ d'autres commerciales et indu- 
strielles, d'autres enfin seulement industrielles. 

Je ne parlerai ici que des écoles pratiques commer- 
ciales. 

Elles sont des écoles d'erseignement moyen ou se- 
condaire. Nous n'avons pas cherché a organiser un en- 
seignement commercial primaire, parce qu'à notre avis 
l'enseignement primaire doit étre general. Nous prenons 
les élèves sortis de l'école primaire, et par conséquent 
vers Tàge de 13 ou 14 ans. Notre enseignement dure 
trois ans et il est destine à former des employés utili- 
sables dans le commerce dès leur sortie de Fècole. 

Ces écoles sont placées sous le regime du décret 
du 22 février 1893 qui, en exécution de l'article 69 de 
la loi de finances du 26 janvier 1892, réglemente le mode 
de création des écoles pratiques de commerce et d'in- 
dustrie, les conditions de recrutement et d'avancement 
du personnel enseignant, le mode d'établissement des 
programmes, l'organisation de la surveillance et de l'ins- 
pection et toutes les question d'exécution relatives au 
lonctionnement de ces écoles. 

Le programme-type des cours dans les écoles pra- 
tiques de commerce comprend les matières suivantes: 



— 156 — 



MATIERES 



NOMBRE D'HEURES DE GLASSE 

PAR SEMAINE 



Ire ANNÉE 



1.0 ESSEIGNEMEST COMMERCIAL 

Commerce, comptabilité et tenue de 

livres 

Langue étrangére 

Arithmélique et algebre ...... 

Géographie 

Écriture et calliirrapliie 

Chimie et marcliaudises 

Législation 

Economìe commerciale 

TOTAUS . . . 
8.0 ENSEIGNEMBNT GENERAL 

Langue francaise 

Dessin 

Histoire 

Histoire naturelle el liygicne . . . . 

Geometrie 

Notions de physique 

TOTAUX . . . 

Étodes 

totaux généraox . . 



6 


3 

11(2 
3 
1 1/2 



21 



i 1;2 
1 li2 

1 1/2 



1 1/2 



39 



en 

2e ANNÉB 



en 

3e ANNÉE 



6 

6 

3 

3 

11/2 

8 



22 122 



3 

11/2 
1 1/2 
1 1/2 
1 1/2 



40128 



G 

6 

3 

3 

1 1/2 

3 

3 

11/2 



27 



3 
1 1/2 



1122 



42 



TOTAL 



18 
18 

l) 

7 1/2 

6 

7 1/2 

3 

1 l22 



70122 



10 1/2 
4129 
3 

1 1/2 
3 
11/2 



24 



121 128 



Ce programme-type. arrété par le Ministère du com- 
merce, n'est pas obligatoirement impose. Il a été éla- 
boré pour guider les Conseils de perfectionnement dans 
la préparation des programmes spéciaux des diverses 
écolcs, conformément aux dispositions de l'article 28 du 
décret da 22 février 1893. 

Chaque matière est enseignée cn s'inspirant des 
principes suivants : 

Pour le commerce et la comptabilité, le maitre ne 
doit pas se contenter de définitions et de nomenclatures; 
il doit apporter et faire passer sous les yeux des élèves 
des types et des modèles de tous les imprimés employés 
dans le commerce et la banque: factures, notes de com- 



— 157 — 

mission à souche, lettres de volture, regus, billets à or- 
dre, lettres de chan<^e, mandats, chòques, acceptations 
de traiteS; endossements, avals, etc. Toutes les semaines 
on doit taire une dictée de débit de marchandises, avec 
de nombreuses opérations, sans oublier celles qui se font 
par douzièmes. 

On doit faire aux élèves, dès le début du cours et 
pendant les trois années, des applications pratiques de 
tenue de livres sur des registres tracés et réglés à cet 
efiet, en commenc^ant par des opérations simples et ré- 
gulières et en poursuivant par des opérations plus com- 
pliquées. Le professeur doit s'attacher à montrer que 
les principes généraux de la comptabilité sont utiles et 
s'appliquent tout à la fois au commerce, à Tindustrie, 
à la banque, aux opérations financières, à l'administra- 
tion des deniers publics, à l'agriculture et aux dépenses 
de' ménage. 

Dès le second semestre de la deuxième année, on 
doit faire des exercices de correspondance commerciale 
en fran(;ais d'abord, puis en langue étrangère. En troi- 
sième année, on doit donner l'enseignement et organi- 
ser les exercices de correspondance par comptoir. 

Quelques écoles, et notamment celles de Nìmes, du 
Mans, de Béziers, de Grenoble et d'Agen ont organisé 
un bureau commercial compose d'un certain nombre 
de maisons de commerce fictives, qui font entre elles 
les opérations les plus variées. 

Les élèves sont ainsi initiés aux fonctions de chef 
de maison, de comptable, de caissier, etc. 

Les langues étrangères enseignées sont TAngiais, et 
suivant les régions l'Allemand, l'Espagnol oul'Italien. 

Dans l'enseignement d'une langue étrangère, le mai- 
tre ne doit pas perdre de vue qu'il doit conduire l'élève 
non seulement à la connaissance mais à la pratique 
courante de la langue étrangère, soit dans la conversa- 
tion, soit dans la correspondance commerciale. 

Il apporte dès le début un soin tout particulier à la 
prononciation et à l'accentuation fonique. Tous les effbrts 



— 158 — 

doivent tendre à se passer le plus tòt possible du secours 
du franc^ais. 

Les exercices de conversation sont multiplics en 
première année; les règles de grammaire ne doivent pas 
surcharg-er cet enseignement et le professeur les réduit 
au minimum, surtout au début. 

La première année est consacrée à l'étude de la lan- 
gue familiale. 

En deuxième année on introduit dans la conver- 
sation et dans les exercices les termes relatifs à la ville 
et à la campagne, aux principaux métiers, à l'agricul- 
ture et à l'industrie. Ces exercices sont complétés par 
des lectures et des récitations sur les mèmes sujets. 

Quand les élèves sont lamiliarisés avec les mots 
usuels, avec les phrases qu'on répète dans la vie de 
tous les jours, on leur tait faire une étude speciale de 
la langue qu'ils auront à parler soit dans le commerce, 
soit dans l'industrie, langue qui emploie certaines tour- 
nures, certaines expressions techniques qu'il faut savoir 
pour bien traiter les affaires, surtout par correspon- 
dance; les journaux étrangers, les documents commer- 
ciaux étrangers sont lus en classe. De nombreux exer- 
cices de correspondance commerciale en langue étran- 
gère terminent ces études. Eniin, quelques écoles ont 
organisé une correspondance internationale. 

L' enseignement de l'arithmétique et de l'algebre 
a un caractère essentiellement pratique et tous les ef- 
torts du professeur doivent tendre à faire acquérir 
à ses élèves la rapidité et la sùreté dans le calcul par 
un entrainement régulier et d'une certaine durée. On 
insiste donc sur le calcul rapide^ le calcul mental et les 
méthodes abrégées. 

Tous les sujets d'exercice sont, autant que possible, 
empruntés à la pratique des affaires. 

Quant à la géographie, la première année est con- 
sacrée à la révision de la géographie physique et po- 
litique de toutes les parties du monde. 

Dans les deux autres années, le professeur revient 



— 159 — 

seulemenl sur l'étude des climats et de la nature du sol, 
sur la population, les races et les religions. 

Il étudie les productions naturelles des trois règnes: 
Texploitation des mines, l'agriculture, Téievage, puis 
enfin Ics produits manufacturés. 

Il décrit les voies et moyens de communication, 
routes, fleuves, canaux, voies ferrées, lignes maritimes, 
postes, télégraphes ; il indique les principaux lieux d'é- 
change, foires et marchés. 

Enfin, il étudie les statistiques et les documents of- 
ficiels, afin de parler du commerce intérieur de chaque 
pays, principalement avec la France. 

Pour ce qui se rapporte à l'étude de la chimie et 
des marchandises, la première année est consacrée à 
l'étude de la chimie. Les legons ne portent que sur le 
coté pratique et usuel. La notation atomique est la 
seurle employée. 

La 2" et la 3*" année sont consacrées à l'étude des 
marchandises. 

Tous les produits indiqués dans le programme sont 
étudiés au point de vue de leur origine, de leurs carac- 
tères distinctifs, de leurs qualités ou de leurs défauts, 
de leurs variétés circulant dans le commerce. 

Pour les principaux produits et pour ceux qui in- 
téressent particulièrement le commerce de la région, le 
professeur fait connaitre leur nature, leur constitution, 
les procédés d'extraction ou de fabrication, les princi- 
paux emplois, les causes d'altération, les modes de con- 
servation, les falsifications et les moyens de les recon- 
naìtre, le commerce, les importations et les exportations, 
les emballages spéciaux, les usages commerciaux. 

Chaque école est pourvue d'un laboratoire de chi- 
mie. 

La législation est aussi enseignée en 3^ année à 
raison de deux legons de 1 h. 1^2 par semaine. 

Les cours de législation usuelle, dont la durée n'excè- 
de pas le V trimestre, précède celui de législation 
commerciale. 



— 160 - 

11 comprend l'étude sommaire des pcrsonnes, des 
biens et de l'organisation judiciaire en France. 

La législation commerciale proprement dite est com- 
plétée par des notions de droit maritime, de législation 
fiscale et douanièrc, de législation industrielle et de lé- 
gislation ouvrière. 

Une legon de 1 h. 1|2 par semaine est consacrée à 
l'étude de l'economie politique en ó^ année. 

Quant à l'écriture, les exercices d'application sont 
précédés d'un exposé des règles avec démonstration au 
tableau. 

Le maitre fait connaitre par des exercices appro- 
priés l'emploi des divers genres d'écritures usités, dans 
la tenue des livres de commerce. 

En 2^ et en 3"" année, la classe d'écriture est sou- 
vent consacrée à la rédaction de documents commer- 
ciaux: factures, effets de commerce, etc. 

Si je passe maintenant à l'enseignement general, 
je note quc 4 h. Ii2 par semaine sont consacrées à l'en- 
seignement de la langue frangaise en première an- 
née, 3 heures par semaine dans les deux autres années. 

L'enseignement du dessein n'a pas pour but dans 
les écoles pratiques de commerce de préparer des ar- 
tistes ou des industriels, mais bien des commergants 
entre les mains desquels le dessin sera un instrument 
de plus, destine à multiplier leurs mo^'ens d'action. 

C'est tout d'abord par la figuration des objets usuels 
que commence cette étude, pour arriver ensuite à la 
représentation des marchandises de formes plus com- 
pliquées. Le futur commerc^ant doit étre en état de sé- 
duire l'acheteur par des dessins à effets, voir méme en 
couleur, mettant en valeur les marchandises a vendre. 
EnOn, le commis-voyageur doit pouvoir exécuter, avec 
la première piume venne, un croquis trace à m.ain levée 
sous les yeux de l'acheteur, pour faire comprendre à 
celui-ci la forme ou les avantages de l'article qu'il 
offre. 

C'est pour répondre à ces divers besoins du com- 



— 161 — 

mer^ant que le dessin a trouvé place dans l'enseigne- 
ment des écoles pratiques de commerce. 

On consacre à l'histoire 1 h. 1{2 par semaine en V^ 
et en 2^ année. 

Dans son cours, la professeur insiste particulière- 
ment sur les questions qui.se rattachent a l'agriculture, 
à l'industrie, au commerce, à la marine et à la coloni- 
sation. 

L'histoire naturelle et l'hygiène prennent 1 h. 1|2 
par semaine en 2*^ année. Le professeur n'a à s'occuper 
que des quelques points indiqués dans le programme, 
et ses legons ne portent que sur le coté usuel. Il doit 
éviter de faire un cours trop scientifique. 

Il insiste surtout sur les prescriptions d'hygiène 
privée et sur les soins à donner en cas d'accidents. 

I h. 1 [2 par semaine en 2*^ et en 3*" année sont oc- 
cupées par la geometrie. Ce cours comprend l'étude som- 
maire de la ligne droite, des angles, de la circonférence, 
des lignes proportionnelles, des surfaces des plans et 
de la surface et du volume des principaux solides. 

Les exercices portant sur la mesure des aires des 
surfaces usuelles et des volumes, doivent étre multipliés. 
La geometrie piane seule, donne lieu à des démonstra- 
tions. 

Les notions de physique prennent 1 heure li2 par 
semaine en V année. Ce cours comporte l'étude de la 
pésanteur, de la chaleur, de la lumière et de l'élec- 
tricité. 

II doit revétir un caractère aussi pratique que pos- 
sible, au méme titre que le cours de chimie et mar- 
chandises. 

L'enseignement dans les écoles pratiques de com- 
merce est entièrement gratuit. 

Les élèves se recrutent généralement parmi les an- 
ciens élèves des écoles primaires élémentaires. Ils ne 
peuvent étre admis avant l'age de 12 ans accomplis. 
Les candidats àgés de moins de 13 ans doivent, pour 
se faire inserire, produire le certificat d'études primaires» 

11 



— 162 — 

Les candidats àgés de plus de 13 ans et non pour- 
vus du certificai d'études primaires doivent justifier de 
l'accomplissement de l'obligation scolaire et subir un 
examen d'entrée analogue à celui du certificat d'études 
primaires et dont les conditions sont fixées par un arrété 
ministériel. 

L'État entretient des bourses dans les écoles pra- 
tiques de commerce. Ces bourses sont attribuées par 
le Ministre, à la suite d'un concours, dans les conditions 
déterminées par arrété ministériel. 

Elles se divisent en deux catégories : 

1° bourses d'internat; 
2° bourses d'entretien. 

Les bourses d'internat sont attribuées à des élèves 
placés à demeure dans les écoles pourvues d'un inter- 
nat ou dans des familles autres que la leur et agréées 
par le directeur de l'école. 

Les bourses d'entretien sont accordées à des élèves 
restant dans leur propre famille. 

La durée des études dans les écoles pratiques de 
commerce est de trois ans. A la fin de la 3' année 
les élèves subissent un examen à la suite duquel le cer- 
tificat d'études pratiques commerciales est délivré à ceux 
d'entre eux qui ont satisfait aux épreuves. 

L'examen a lieu au siège de chaque école Les élè- 
ves qui n'ont pas été jugés digne de ce diplome, ont 
la faculté de redoubler leur 3*" année d'études. 

Quelques écoles, ont fonde un cours préparatoire. Ce 
cours est destine à recevoir les enfants qui ne sont pas 
encore aptes à suivre les cours normaux de l 'école, en 
raison de l'insuffisance de leur instruction generale. 

Dans les écoles pratiques de commerce, le person- 
nel administratif et enseignant comporte: un directeur 
et des professeurs; il peut comprendre en outre: des 
maìtres-adjoints, pour Tenseignement general, et des 
maìtres auxiliaires pour certains enseignements spéciaux 

Les directeurs sont généralement recrutés parmj 



— 163 — 



les anciens professeurs; ils doivent étre àgés de 25 ans 
au moins et justifier: 

soit du certificat d'aptitude à la direction des 
écoles pratiques de commerce, délivré dans les condi- 
tions prévues par l'arrété du 20 avril 1894 ; 

soit du diplòme d'une école technique, reconnu 
équivalent par le Ministre du commerce, de l'industrie, 
des postes et des télégraphes, apròs avis du Conseil 
supérieur de Tenseignement technique et accompagné 
du brevet supérieur de l'enseignement primaire, cu d'un 
diplòme de bachelier. 

Nul ne peut étre nommé professeur dans une école 
pratique de commerce, s'il n'est pourvu du certificat 
d'aptitude au professorat, délivré dans les conditions 
prévues par l'arrété du 8 mars 1895. 

. Les maìires-adjoints doivent étre pourvus du brevet 
supérieur de l'enseignement primaire. Ils sont plus par- 
ticulièrement chargés de l'enseignement general. 

Les directeurs, professeurs, maitres auxiliaires et 
adjoints, sont nommés ou délégués par le Ministre du 
Commerce, de l'Industrie, des Postes et des Télégraphes. 

En ce qui concerne les directeurs, le Maire ou le Pré- 
fet, suivant le cas, est appelé à présenter une liste de 
trois candidats réunissant les conditions exigées, sur 
laquelle le Consci! de perfectionnement donne son avis. 

En dehors des suppléments qui peuvent étre accor- 
dés à titre facultatif par les départements et par les com- 
munes, les traitements sont fixésconformément au tableau 
suivant : 



^ ... 

NATURE DES FONCTIONS 


classe 


classe 


2 '^™* 

classe 


jère 

classe 


Directeurs 


» 


2.500 


3.200 


4000 


Professeurs 


1.500 


2.000 


2.500 


3.000 


Maitres adjoints. . . . 


1.200 


l.òOO 


2.000 


2.400 



— 164 — 

Ces fonctionnaires re^oivent, en outre, du dépar- 
tement ou de la commune, une indemnité de residence 
lìxée d'aprés le chiffre de la population agglomérée. 

Ils ont droit au logement ou à 1' indemnité répré- 
sentative, à la charge du département ou de la commune. 

Les maitres auxiliaires re^oivent de 1' Etat une ai- 
location calculée en raison du nombre d' heures d' en- 
seignement et dont le taux est fixó, pour chaque maitre,. 
par r arrété ministeriel qui le nomme. 

L'avancement dcs directeurs, professeurs et maitres 
adjoints a lieu exclusivement au choix. 

La promotion à une classe supérieure ne peut avoir 
lieu qu'après cinq ans au moins d'exercice dans la classe 
immédiatement inférieure. 

Une section normale annexée à 1' École des Hautes 
Etudes Commerciales à Paris, assure le recrutement 
des professeurs des écoles pratiques de commerce. 

Cette section se recrute au concours et la durée 
des études est de deux ans. 

Pour etre admis à concourir, les candidats doivent 
étre pourvus du brevet supérieur de 1' enseignement pri- 
maire ou d'un titre reconnu équivalent. Il en résulte 
que les candidats à la section normale sont générale- 
ment d' anciens élèves d' ecole normale primaire. 

Au sortir de la section normale; les élèves profes- 
seurs subissent les épreuves du concours pour 1' obtention 
du certificat d' aptitude au professorat commercial dans. 
les écoles pratiques de commerce. 

Un certain nombre de bcurses d' études à l'étranger^ 
sont mises à la disposition des élèves-professeurs ayant 
subi avec succès les épreuves du concours et qui se 
destinent spécialement à T enseignement des langues é- 
trangères. 

La durée du séjour à V étranger ne peut excéder 
un an. Les boursiers sont tenus d' adresser tous les quinze 
jours, au Ministère du Commerce, un rapport en langue 
étrangòre. 

Les maitres adjoints sont généralement choisis parmi 



— 165 — 

les candidats rcconnus admissibles au concours d' entrée 
à la section normale et qui n' ont pu entrer faute de place. 

Il est institué auprès de chaque école pratique de 
commerce un Conseil de perfectionnement, qui se com- 
pose, suivant que 1' établissement est départemental ou 
•communal : 

Du préfet ou du maire, président, 

De r inspecteur de 1' enseignement commercial, 

De quatre membres nommés, suivant le cas, par le 
•conseil general ou le conseil municipal pour la durée de 
son mandat et dont deux au moins doivent exercer ou 
avoir exercé une profession commerciale, 

D' un membre nommé par le Ministre du Commerce, 
de r Industrie, des Postes et des Télégraphes. 

Le directeur assiste, avec voix consultative, à tou- 
tes les séances du Conseil de perfectionnement. 
' Le Conseil de perfectionnement est chargé : 

r de donner son a vis sur l'état annuel de prévi- 
sion des dépenses à la charge du département ou de la 
<:ommune, préparé par le directeur, 

2° de visiter 1' école une fois par mois, pour s' as- 
•surer de la bonne tenue matérielle de ['établissement, 

3° d' assister aux examens de passage, 

4° de délibérer, à la fin de V année scolaire, sur le 
rapport annuel du directeur relatif à la situation de l' é- 
tablissement et d' adresser sa délibération motivée au 
Ministre, par l'entremise du Préfet. 

Une expédition de ce rapport est adressée au maire , 
si r école est municipale. 

5° de s' occuper du placement des élèves et notam- 
ment des élèves boursiers à leur sortie de 1' école , 

ó° de donner son avis sur les questions qui lui sont 
spécialement soumises, soit par le Ministre, soit par le 
préfet, si r établissement est départemental, soit par le 
maire, si 1' établissement est communal. 

Il n' existe actuellement qu' une école pratique de 
commerce, celle de Boulogne s[Mer. 

Les autres écoles au nombre de 9, sont dites écoles 



— 166 — 

pratiques de commerce et d' industrie, car elles compren- 
nent deux sections bien distinctes, la section commer- 
ciale et la section industrielle. 

Chacune de ces sections commerciales est absolument 
indépendante de la section industrielle, quoique placée 
sous r autorité du méme directeur. 

L' enseignement qu' elles distribuent est d' ailleurs 
conforme au programme-type et elles forment en réa- 
lité de véritables écoles commerciales. 

Voici la liste des écoles pratiques de commerce et 
d'industrie av^ec 1' effectif des sections commerciales à la 
rentrée d' octobre 189(S : 

EUectif de la section 
commerciale 

Ecole pratique de commerce et d'industrie 

d' Agen 04 éléves 

Ecole pratique de commerce et d'industrie 

de Béziers 70 » 

Ecole pratique de commerce de Boulogne. 100 » 
Ecole pratique de commerce et d'industrie 

de Fourmies 50 » 

Ecole pratique de commerce et d'industrie 

de Grenoble 66 » 

Ecole pratique de commerce et d'industrie 

de Limoges 110 » 

Ecole pratique de commerce et d'industrie 

du Mans 36 » 

Ecole pratique de commerce et d'industrie 

de Nìmes 85 )> 

Ecole pratique de commerce et d'industrie 

de Reims 35 » 

Ecole pratique de commerce et d'industrie 

de Romans 30 » 

Les traitements du personnel des écoles pratiques 
sont à la charge de l'Etat, les communes ayant à pour- 
voir aux dépenses d' entretien ; les écoles pratiques de 
commerce et d'industrie coùtent actuellement à l'Etat 
143.000 francs. 



— 167 — 

Les communes ou les départements qui on fait con- 
naìtre leur intention de fonder un école pratique, ont à 
leur charge l' acquisition de l' immeuble et toutes les 
dépenses d' installation. 

Toutef'ois, le Ministre du Commerce peut allouer 
aux départements et aux communes des subventions 
destinces à concourir aux frais de construction et d' in- 
stallation sans que ces subventions puissent^ en aucun 
cas, dépasser le quart de la dépense totale. 

Un crédit est inscrit à cet effet au budget du Mi- 
nistère du Commerce, en vue de venir en aide aux com- 
munes qui demandent la création d'une école pratique 
de commerce. 

Un certain nombre de municipalités, en efiet, et no- 
tamment celles de Lyon^ de Marseille, de Toulouse, de 
Narbonne, de Cettc, de Perpignan, reconnaissant les 
Services qu' est appelé a rendre l' enseignement com- 
mercial, ont fait connaitre leur intention de créer des 
écoles pratiques de commerce. Le nombre de ces éta- 
blissements tend donc à s'accroiire, car 1' enseignement 
qu' ils distribuent répond à un besoin réel. 

L' enseignement des écoles pratiques de commerce 
a des rapports assez éiroits avec l'enseignement primaire 
general. 

Cet enseignement continue d'ailleurs à étre donne à 
r école pratique de commerce, parallèlement à l'ensei- 
gnement technique commercial. 

Par contre, les écoles pratiques de commerce n' ont 
aucun rapport avec l'enseignement commercial supérieur^ 
Sans doute, quelques-unes des matières qui fìgurent au 
programmo des écoles pratiques et notamment celles 
qui constituent la partie technique de l'enseignement, 
se retrouvent dans le programme des écoles supérieures 
de comme]"ce. 

Mais les écoles pratiques de commerce ne sont point 
des écoles préparatoires à l'enseignement commerciai 
supérieur. 11 suffit de comparer le programme du con- 
cours d' entrée dans les écoles supérieures de commerce 



— 168 — 

avec le pian d'études des écoles pratiques, pour constater 
que ces derniers établissements n' ont pas en vue la 
préparation de leurs élèves à V enseignement commercial 
supérieur. 

Toutefois, quelques sujcts d' élite des écoles pratiques 
ont afitronté 1' examen d' entrée dans les écoles supérieu- 
res de commerce et ont été parfois admis avec succès. 

Mais ces cas isolés ne sont que des exceptions et 
le but des écoles pratiques de commerce est tout differenti 
elles donnent à leurs élèves une instruction technique 
commerciale qui se suffit à elle-méme et n' appelle pas 
un complément d'études elles tendent à former des jeu- 
nes gens capables d' entrer directement dans le commerce 
et d' y rendre des services. 

Gomme conclusion à cet exposé je propose de voter ; 

1° que r enseignement commercial ne doit com- 
mencer qu' après 1' enseignement primaire élémentaire, 
qui reste general ; 

2° que ['enseignement commercial secondaire ne doit 
pas étre une préparation à une école supérieure, mais 
former des jeunes gens immédiatement utilisables dans 
les affai res. {Applausi generali e prolungati) 

Benedetti Domenico. (Mantova) — Onorevoli signori, 
Mi sia concessa la parola per pochi istanti, per esprimere 
qualche mio desiderio suU' ordinamento dell' istruzione 
commerciale nei nostri Istituti Tecnici. 

Per le idee che intendo di svolgere, il mio compito 
si presenta semplicissimo e perciò sarò breve, tanto 
più che in una delle questioni sulle quaU desideravo 
richiamare l' attenzione di questa onorevole Assem- 
blea, mi ha preceduto e prevenuto il Prof. Romigialli 
dell'Istituto Tecnico di Roma. Egli vi ha già dimostrato 
la necessità che nelle sezioni di Commercio-Ragioneria 
degli Istituti Tecnici venga introdotto l' insegnamento 
della Merceologia, inquantochè la conoscenza delle merci 
è indispensabile per quei giovani licenziati dalle dette 
scuole, i quali si dedicheranno poi ai traffici, sia nell' in- 
terno dello Stato, sia all' estero. Su questo punto io mi 



— 169 — 

associo interamente alle considerazioni svolte da quell'e- 
gregio insegnante. 

Le sezioni di Commercio e Ragioneria dei nostri 
Istituti Tecnici hanno prima di tutto fine a sé, perchè 
si propongono di preparare i Ragionieri impiegati per gli 
uffici pubblici e privati e i Ragionieri liberi professionisti ; 
ma servono poi anche di preparazione per quegli alunni 
che amano di proseguire gli studi commerciali nelle nostre 
Scuole Superiori di Commercio. Orbene, io non credo 
■che r attuale ordinamento delle dette sezioni commerciali 
sia così difettoso come da molti si ritiene, e non credo 
per conseguenza del tutto giustificate le doglianze della 
Camera di Commercio di Buenos Aires, la quale, nella 
memoria presentata al Congresso, deplora la insufficienza 
della maggior parte dei giovani allievi dei nostri Istituti 
e Scuole Superiori di Commercio, che giungono all'estero 
con una deficiente preparazione commerciale e con co- 
gnizioni vaghe ed inesatte dei costumi e della lingua del 
paese in cui si recano. 

Il pretendere che i giovani licenziati dalle nostre 
Scuole siano in grado, non appena entrati nella vita pra- 
tica del Commercio; di dimostrarsi esperti in ogni ordine 
di affari mercantili, è, a mio avviso, una esigenza ec- 
cessiva. La scuola dà ai giovani una conveniente pre- 
parazione e quel grado sufficiente di soda istruzione 
pratica che permetta loro, dopo un tirocinio per quanto 
è possibile breve, di coprire meritamente un qualche 
buon posto nell'una o neh' altra azienda commerciale. 

Comunque, riconosco io pure che, alla stessa guisa 
per cui si invoca da tutti un indirizzo nuovo per gli 
studi commerciali in genere, si debba anche richiedere 
qualche ritocco all' attuale ordinamento delle sezioni di 
commercio e ragioneria degh Istituti Tecnici, e credo 
che per quanto eventualmente discordi nei mezzi, ci tro- 
veremo tutti d' accordo nell' ammettere la opportunità 
di una qualche riforma. Ritengo specialmente necessario 
di tenere l'insegnamento generale scientifico entro più 
modesti confini, di semplificare i programmi, rafforzando 



— 170 — 

di preferenza lo studio delle discipline professionali e delle 
lingue straniere, sostituendo alla chimica i^enerale 1' in- 
segnamento più utile della Merceologia che, meglio di 
quella, può riuscire di efficacia pratica ai giovani che 
studiano commercio, e introducendo infine quale materia 
obbligatoria il banco modello. 

Sebbene nel quesito primo che ora si discute, si 
parli soltanto dell' ordinamento generale dell' istruzione 
commerciale media secondaria, pur tuttavia non credo 
di esorbitare dai limiti in esso quesito tracciati se, per 
stabilire un principio di massima, accenno di volo a 
questo speciale insegnamento, che tanta importanza ac- 
quista nel campo dell' istruzione commerciale. — Deve 
questo ramo delle discipline commerciali essere dato 
esclusivamente nelle Scuole speciali di Commercio di 
grado superiore e medio, oppure ò egli opportuno di 
estenderlo altresì alle sezioni di Commercio degli Istituti 
Tecnici ? Io non esito, o signori, a dare una risposta 
affermativa, e in questa mia opinione ho altri, pochi o 
molti non importa, che mi fanno compagnia. Non si 
tratta ora di vedere quale abbia ad essere il modo mi- 
gliore per organizzare nei nostri Istituti l' insegnamento 
della pratica commerciale; quando verrà in discussione 
il quesito terzo riservato esclusivamente a questo argo- 
mento, ne riparleremo. Per ora mi basta constatare un 
fatto che mi incoraggia a perseverare nella mia idea, 
il fatto cioè, che in alcuni dei nostri Istituti Tecnici si 
insegna il Banco-Modello, e pare anche con frutto. La 
elaborata memoria presentata al Congresso dal mio egre- 
gio collega Prof Carlo Ghidiglia dell'Istituto Tecnico di 
Foggia, è una prova evidente, non soltanto dell'utilità 
di questo ramo di insegnamento, ma pur anche della 
possibilità pratica di sua attuazione. 

Gli esercizi pratici che noi professori di Ragioneria 
facciamo svolgere ai nostri alunni sui molteplici e sva- 
riati tipi di aziende commerciali, sono utilissimi per 
addestrare i giovani nel meccanismo generale della 
Contabilità, ma non sufficienti per le cognizioni che si 



— 171 — 

richiedono dai giovani i quali vogliono darsi alla vita 
reale del commercio. Ciò che importa per essi ò che 
apprendano bene V organismo pratico delle aziende com- 
merciali, il modo come in esse si svolgono le diverse 
funzioni, la maniera di trattare gli affari, di compilare 
i titoli e i documenti di commercio, il tutto, s' intende, 
in proporzioni più modeste in confronto della estensione 
che a tale insegnamento viene data nelle Scuole vSupe- 
riori di Commercio, ed in relazione del tempo disponibile. 

Che se questa onorevole assemblea reputerà degne 
di esame le poche ma concrete proposizioni che ho avuto 
oggi r onore di esporle, io credo che potremo dire di 
aver fatto un passo avanti nella importante questione, 
e quando il Governo accogliesse tali voti, i nostri Isti- 
tuti Tecnici risponderebbero meglio alle mutate esigenze 
dei tempi presenti, terrebbero luogo degnamente delle 
mancanti scuole speciaH di Commercio e raggiungereb- 
bero più efficacemente il fine per cui furono creati. 
[Approvasioìii) 

Fescli Milosch (Vienna). — Signori, Credo meriterò 
la lode del Signor Presidente, perchè sarò brevissimo 
e avrò terminato prima che sia trascorso il quarto 
d' ora generosamente concessomi. 

Da diverse parti abbiamo inteso la lagnanza, che 
il servizio militare obbligatorio e principalmente l' istitu- 
zione del volontariato d'un anno, non sono rimasti senza 
influenza sullo sviluppo e sull' organizzazione delle scuole 
commerciali. 

I vantaggi del volontariato d' un anno in quasi tutti 
gli stati dove esiste quest'istituzione, sono accordati alle 
scuole medie destinate alla coltura generale, mentre le 
scuole speciah, e fra queste le scuole commerciali, ne 
godono soltanto parzialmente e sotto la condizione che 
nel loro piano di insegnamento venga concesso alle 
discipline generali una importanza tale e un tal numero 
di ore settimanali, che l' insegnamento speciale non può 
che soffrirne. D' altra parte però è naturale, che la man- 
canza di questi vantaggi recherebbe danno alla tre- 



— 172 — 

quentazione delle scuole commerciali, visto che molti 
giovani, quantunque destinati alla carriera commerciale, 
preferirebbero in tal caso assolvere i loro studi in 
un'altra scuola, che procuri loro questo diritto del vo- 
lontariato. Mi permetto perciò fare la proposta seguen- 
te, la quale non entra in dettagli, vista la differenza 
delle relative istituzioni nei singoli stati : 

Il Congresso internazionale^ nell' interesse dello svi- 
luppo delle scuole Commerciali, esprime il desiderio che 
agli scolari degli Istituti Commerciali si concedano le 
maggiori possibili facilitazioni, riguardo alla prestazione 
del servizio militare. (Approvasioui) 

Siegfried Giacomo (Parigi). — Messieurs, Nous ar- 
rivons au bout de la discussion de la première question. 
Il me semble utile de résumer en quelques mots le 
travail fait jusqu' à présent et les décisions des Congrès 
précédents. 

L' enseignement commercial se divise, comme la 
plupart des autres enseignements en trois sections: 
enseignement primaire, enseignement secondaire ou mo- 
3"en et enseignement supérieur. Ces ditìférentes sections 
n' ont pas le méme nom dans les différents pays. Il y 
a donc une certaine difficulté à s' entendre à ce sujet. 
Je crois pourtant que 1' on peut caractériser ces diffé- 
rents enseignements de deux manières ; par 1' àge des 
élèves et par le but qu' ils se proposent. 

L' enseignement supérieur s' adresse surtout aux é- 
lèves a^^ant un minimum de 17 ans et les conduit 
jusqu' à r àge de 20 ans. Il a pour but de former des 
cheis de maisons et des employés supérieurs pour venir 
en aide à leurs chefs et devenir eux mémes chefs ou 
patrons. 

L' enseignement primaire conduit l'enfant jusqu' à 
l'àge de 13 ou 14 ans. Les Congrès de Londres et 
d' Anvers et les orateurs d' ajourd'hui, ont été unanimes 
à déclarer que cet enseignement ne doit pas étre spé- 
ciaìisé, et qu' il ne doit pas y avoir d'enseignement com- 
mercial primaire. 



— 173 - 

Je reviens à 1' enseignement supérieur. Les Congrès 
précédents et surtout ceux de Bordeaux, ont démontré 
que r enseignement supérieur commercial était très bien 
organisé en trois pays : Belgique, France et Italie ; et 
je suis heureux de saisir cette occasion pour compli- 
mentcr la ville de Venise sur son admirable école com- 
merciale, que nous avons toujours considerée avec le 
plus vif intérét. 

Pour les écoles supérieures de commerce les autres 
nations trouveront toujours de très beaux modèles dans 
ces pays. 

Il reste maintenant l'enseignement intermédiaire, qui 
est celui don^t nous nous sommes occupés particulière- 
ment ici. Cet enseignement secondaire ou moyen, prend 
Ics élèves de F age de 14 ans et les conduit jusqu 'à 1' àge 
de 17 ans. Son but est de former des employés, de sim- 
ples employés, qui naturellement, comme tous les autres 
peuvent arriver plus loin avec le temps, mais qui sont 
destinés, en majorité, à rester des simples employés. Cet 
enseignement secondaire ou mo3'en, ne doit pas servir 
de préparation pour l'enseignement supérieur; cela a 
été très-bien établi dans la discussion d'aujourd'hui. 

Cet enseignement est très-bien organisé en Alle- 
magne et surtout en Saxe. Celui qui voudrait établir des 
écoles de ce genre, en trouverait le meilleur exemple 
dans le royaume de Saxe. 

Nous sommes donc arrivés à un bon résultat dans 
ce Congrès, car nous savons ce que nous devons faire 
et où nous pouvons trouver des modèles à suivre pour 
la fondation d' écoles de commerce. Et e' est cela que 
jé voulais établir aujourd'hui. {Approva s ioni). 

Presidente. — Il prof. Roncali che era inscritto per 
parlare su questo tema, rinuncia alla parola e presenta 
la seguente proposta : 

« Il sottoscritto tenuto conto delle opinioni espresse 
dai colleghi congressisti, restringendo l' argomento del 
primo tema alle condizioni attuali dell' insegnamento 
tecnico commerciale in Italia; 



174 — 



fa voti perchè la sezione di commercio e ragioneria 
negli Istituti Tecnici sia rioi-ganizzata per modo, da co- 
stituire una vera scuola secondaria commerciale, ces- 
sando di essere una scuola di pura coltura generale ; 

fa voti ancora che, compiuta la desiderata riforma, 
tutta r istruzione commerciale sia resa dipendente da un 
solo dicastero ». 

De Moiitel Enrico (Bari). — Ho chiesta la parola per 
una spiegazione suU' ordine del giorno del prof. Roncali. 

In esso non è detto se, riformando la sezione di 
Contabilità, questa debba divenire una sezione speciale 
o adempiere nello stesso tempo all'ufficio di scuola pre- 
paratoria air insegnamento superiore. Ora, mi pare di 
aver capito sia opinione generale che la scuola com- 
merciale secondaria debba avere un fine proprio, non 
debba essere un gradino per le scuole superiori, mentre 
dall' ordine del giorno del prof. RoncaH si potrebbe 
credere che la si voglia forse far servire a questo 
doppio ufficio. 

Sulla azione dell' Istituto Tecnico così riformato, non 
intendo di pronunziarmi ; solamente vorrei sapere se 
compiuta tale riforma della sezione commercio-ragione- 
ria, essa sarà una scuola preparatoria e nello stesso tempo 
una scuola speciale, o adempirà uno solo di questi uffici. 

Fertile Gino (Padova). — Signori, Io non avevo 
pensato di parlare non credendomi competente. Ma poiché 
si tratta qui di studiare il modo migliore di educare la 
gioventù che vuol darsi al commercio, mi pare che dopo 
che hanno parlato tanti professori, non sia male che 
venga espressa anche la opinione, per quanto poco 
autorevole, di uno che rappresenta appunto coloro che 
hanno bisogno di questi giovani dopo che hanno studiato, 
coloro presso i quali questi giovani devono continuare 
nel momento piiì importante la loro istruzione, la istru- 
zione pratica. E siccome io ho studiato prima in una 
Scuola di Commercio Estera, siccome sono stato poi 
in vari paesi, in differenti uffici, e finalmente come capo 
di una casa Italiana all'Estero vi ho, e posso osser- 



— 175 — 

vare impiegati di differenti nazionalità e che proven- 
gono da differenti scuole, mi sembra che questo mio 
parere possa aver pure qualche valore. 

Vi dirò adunque che mi sembra che il metodo mi- 
gliore per questa educazione sia quello che. come ha 
spiegato chiaramente il prof. Adler, si adotta nella 
Scuola secondaria di Lipsia e che si avvicina molto 
a quello del quale ha parlato per la Francia il signor 
Bouquet. 

Il signor Adler ci ha detto che i commercianti Te- 
deschi, gente tanto pratica come si sa, prendono molto 
volentieri i suoi discepoli e, tante sono le domande, che 
sei mesi prima della fine degU studi tutti i suoi studenti 
hanno già assicurato un posto. Mi pare che miglior 
prova di questa per la bontà della scuola in rappor- 
to alle esigenze del commerciante non si potrebbe 
avere. 

Mi pare che in Italia si voglia troppo specializzare 
e insegnar troppe cose. Bisogna non dimenticare, che 
non è possibile far sortire da una Scuola di Com- 
mercio un commerciante fatto, come dalla Università 
sorte il medico o V ingegnere, che possono subito tagliare 
una gamba o fabbricare una casa. Col miglior certifi- 
cato di una scuola, nessuno oserà presentarsi in borsa 
e pretendere che lo si creda un abile commerciante. 

Io dico per esperienza, che nel commercio la scuola 
senza la pratica non farà mai niente di buono e siccome 
per far bene la pratica bisogna incominciarla da gio- 
vani, credo che la scuola, per chi vuol darsi al Com- 
mercio, debba finire ai 17 o 18 anni. 

Credo che specializzare, voglia dire far perdere 
ai giovani troppo tempo prezioso, e specialmente nella 
scuola di Merceologia, della quale si è qui tanto parlato, 
mi pare che voler insegnar troppo sia tutto tempo 
sprecato. Sono tanti e tanto svariati gli articoH, che 
volerli insegnare a scuola, mentre spesse volte la vita 
di un uomo basta appena a imparare a conoscerne 
discretamente uno solo, è veramente una assurdità. 



— 176 — 

Bisogna notare che un giovane non può mica, finita la 
scuola, scegliersi il posto nella casa che tratta gli 
articoli che può aver studiato lui. Dovrà il più delle 
volte accontentarsi di poter entrare come praticante 
nella prima buona casa che troverà ; e che gli giove- 
rebbe allora aver imparato a conoscer bene il pepe, se 
la sua casa non lavorerà che in cafl^ ? 

Io sono quindi per la Scuola secondaria come 
quella di Lipsia, dove si prendono i giovani provenienti 
da qualunque scuola primaria, purché sappian scrivere 
grammaticalmente la loro lingua. Si accettano a 14 
anni e si tengono solo 3 anni. Non si perde più tempo 
per insegnar loro letteratura, ma solo un po' di corri- 
spondenza commerciale e si insegnano invece, nel modo 
più pratico, le lingue straniere^ la cui conoscenza è og- 
gidì la cosa più utile per chi vuol far carriera nel 
commercio. Pel resto basta una buona istruzione ge- 
nerale. 

Per la computisteria per esempio io so, che quan- 
do un giovane sa distinguere chiaramente il dare dall' 
avere (cosa meno facile del resto di quello che si crede) 
se ne può fare in qualunque casa, in pochi giorni, un 
buon tenitore di libri, mentre anche quelli che hanno 
studiato tanta computisteria per tanti anni nelle nostre 
scuole superiori, hanno bisogno dello stesso ajuto e 
poco di più dei primi sanno fare, iapprovasioni) 

Straiiss Luigi (Anversa). — Alessieurs, Hier on a 
généralisé, aujourd' hui on a spécialisé. IVIonsieur le pro- 
fesseur de Bari n' est pas du méme avis sur 1' ensei- 
gnement commercial que Monsieur le délégué de la 
France. Pourtant ils admettent tous les deux V ensei- 
gnement secondaire, et ils ne veulent pas d' enseignement 
primaire spécialisé. Sur cette question le Congrès d'An- 
vers n'a pris aucune délibération. Tei méme on n'a pas 
exprimé des voeux, et du reste, il ne pourrait y avoir 
de décision. 

L' enseignement primaire doit étre pratique, et doit 
servir à quelque chose. Tout le monde a besoin dans 



— 177 — 

la vie de connaìtre quelque chose sur le commerce ; pas 
tout le monde n'a besoin de connaìtre le latin et le ^^rec. 
Par conséquent il faudrait mettre nettement la question 
de r enseignement primaire. 

Siegfried Giacomo. (Parigi). — Les congrès de Lon- 
dres et d' Anvers ont déclaré quc l' enseignement primaire 
ne doit pas étre commercial. 

Rombaiit Eugenio. (Bruxelles). — Messieurs, Pourquoi 
y a-t-il des Congrès? À rnon avis c'est pour que cha- 
cun y apporte le concours de son expérience et fasse 
connaìtre les résultats que les programmes adoptés ont 
donne. La première question posée était ainsi libellée : 
faites connaìtre les rapports qui existent entre 1' ensei- 
gnement primaire et 1' enseignement secondaire et su- 
périeur. Je constate, d'après les diverses Communications 
qui vicnnent d' étre faites, que nous sommes parfaite- 
mént d'accord pour dire que l'enseignement commer- 
cial moyen ne doit avoir aucun rapport avec 1' ensei- 
gnement supérieur. Et en eftet, étant donne que Ten- 
seignement primaire general ne tient les élèves que jus- 
qu'à 12 ans, celui-ci ne saurait leur donner les notions 
scientifiques commerciales nécessaires ; les temps ferait 
absolument défaut. D'un autre coté, si les rapports de 
l'enseignement secondaire ou mo3^en avec l' enseigne- 
ments primaire sont nuls, il en sera de méme pour 
r enseignement supérieur, car les études qu'on fait dans 
cet enseignement secondaire ne sont pas suffisantes 
pour pouvoir aborder 1' enseignement supérieur. C est 
la conclusion à laquelle on était arrivé à i\nvers au 
dernier Congrès. 

Du reste, est-il nécessaire d'organiser un enseigne- 
ment commercial partout? A mon avis, il faut appro- 
prier l'enseignement suivant les besoins locaux ; c'est 
ainsi qu'il serait absurde de faire des études en vue de 
former des commercants dans un pays où l'enseigne- 
ment agricole devrait avoir la prédominance. {Applausi) 
Votre assentiment me prouve que nous pouvons 
considérer la discussion commc terminée. 

12 



i78 — 



Dans tous les Congrès, k Paris, à Bonicaux, nous 
avons émis des voeux afin qiie les Gouvernements, les 
Chambres de Commerce, pussent y trouver des élé- 
ments pour améliorer chez eux l'enseignemeut com- 
mercial Oli technique. En Belgique notamment, nous y 
avons eu recours très-fréquemment. J' espère donc, 
qu'ici aussi nous pourrons émettrc des voeux. 

Un mot encore, Messieurs. Dans nos discussions, 
j'ai regretté qu'on n'ait pas été plus galant pour les 
dames ; elles ont été complètement oubliées au point 
de vue de 1' enseignement qu'il conviendrait d'organiser 
en leur faveur. 

Dans notre pays (Belgique), nous avons organisé 
r enseignement commercial pour les femmes et je suis 
heureux de pouvoir vous apprendre que nous avons 
obtenu un succès étonnant. Cet enseignement comprend 
3 années d' études. Six mois avant de finir ces 3 années 
nous divisons 1' enseignement en deux parties. Le ma- 
tin on donne l'enseignemeut general; Taprès-midi, les 
élèves vont dans une maison de commerce où elles 
recoivent les notions vraiment pratiques qui leur sont 
nécessaires. Lorsque les élèves arrivent à 1' examen, on 
s' aper^oit de suite qu' elles ont tire grand profit de 
ce stage ; aussi répondent- elles généralment avec 
beaucoup de facilité. 

Les jeunes filles demandent comme une gràce spe- 
ciale d' étre envoyées dans ces maisons de commerce, 
ce qui, du reste, n'est pas toujours facile à obtenir. 

Je voudrais donc voir traiter dans un prochain 
Congrès cette question qui me paraìt très-importante. 
{Approvasioni generali e prolungate) 

Strauss Luigi (Anversa). — Messieurs, Je regrette 
que r on vienne ici contester ce qui est écrit dans le 
règlement. Nous avons recu des renseignement très-u- 
tiles sur r enseignement commercial des différents pays. 
Mais comme conclusion nous devons nous tenir au rè- 
glement, et je demande quMl soit respecté. Or je vois 
que l'on vient de proposer des résolutions et qu'on se 



— 179 — 

dispose à les voter, ce qui n'est pas permis par le 
règlement. Nous ne pouvons pas voter comme on n'a 
pas vote dans les Congrès précédcnts, et par conséquent 
nous ne pouvons pas prendre des décisions. 

Presidente. — Nous sommes tous d' accord de re- 
specter le règlement ; il s' agit maintenant de l' interpré- 
ter. Le règlement defend en effet de prendre des délibera- 
tions. Le question à résoudre est s'il nous defend aussi 
de faire des voeux. 

Gaudeiizi Augusto (Roma). - Je pense que M. Strauss 
qui s' oppose à ce que nous fassions des voeux, donne 
une importance trop grande à la parole voeii. Un voeu 
n'est que la synthèse des désirs qu' on a déjà formulés, 
il n' est donc que la répétition en peu de mots de ce 
que M. M. les orateurs ont exposé dans leurs disco urs. 
Quant au règlement, M. Strauss sait très-bien qu' en 
faisant adhésion au Congrès, nous nous sommes étonnés 
qu' on ne put y prendre des décisions. 

Nous avons demandé des explications qui nous ont 
satisfait. Mais si M. le Président nous avait dit qu'on 
ne pouvait pas méme émettre des voeux, beaucoup de 
nous ne seraient certainement pas venus au Congrès. 

Siegfried Giacomo ( Parigi ). — Dans une séance 
préparatoire du Congrès, à laquelle M. Strauss n' as- 
sistait pas, nous avons examiné l'article 7 du règlement 
et nous sommes arrivés à la conclusion que le Congrès 
ne prendrait pas des résolutions obbligaton"es, mais qu'il 
serait facultisé à émettre des voeux. M. Strauss se trompe 
en disant qu'aucun Congrès précédent n'a émis des 
voeux. Tous en ont émis. Ce sont des voeux qui 
n'engagent personne, et qui veut les applique. Toutefois, 
les voeux émis furent appliqués. A Bordeaux il n' y eut 
pas un Seul voeu qui n' ait pas été applique. Je crois 
donc que les voeux d' un Congrès sont utiles et je do- 
mande qu' on exprime ici des voeux qui disent claire- 
ment les opinions du Congrès. 

Stegemanii Riccardo (Brunswick). — Meine Herren ! 
Ich schliesse mieti im allgemeinen der Ansicht der gc- 



— 180 — 

ehrten Herren Vorredner an, dass die Beschliisse auf 
einem grossen internationaien Congresse nicht irgcndwie 
verbindlich sein kònnen. Alleiti man braucht auch nicht 
zu jeder Materie einen Beschluss zu fassen. Ich bin der 
Ansicht und glaube auch im Sinne meiner Landsleute 
zu sprechen, dass die Puncte 2 und 5 sehr wohl cine 
Resolution ermoglichen, dass es aber tiir uns tast un- 
moglich ist, eine Resolution zu Punct 1 zu fassen, weil 
die Voraussetzungen in den verschiedenen Landern zu 
verschieden sind. Der Unterschied zwischen den Schul- 
systemen der verschiedenen Lander, ist so gross, dass 
es an den nothwendigen einheitlichen Vergleichungs- 
punkten fehlen wtirde. Wir sollten uns mit den Anre- 
gungen, die wir hier erhalten, begniigen, sie mit uns 
nach Hause nehmen und das kaufmannische Unter- 
richtswesen nach den bespiochenen Puncten hin weiter 
ausbilden und ausgestalten. Ich mochte nun glcich hier 
bemerken, dass es mir fur spatere internationale Con- 
gresse wtìnschenswert erscheint, ein fuv alle Male ein 
grundlegendes Schema far jedes Land aitfzitstellen^ 
ich meine, wir sollten fiìr den nachsten internationaien 
Congress ein tableau comparativ aufstellen, aus welchem 
man jeden Ta^pus des kaufmannischen Unterrichtswe- 
sens genau erkennen und sich ein Bild von den Systemen 
machen kann, die in den verschiedenen Landern bestehen;, 
Diese (jbersicht wiirde dann jedem Congressiste!! zuge- 
stellt werdèn, und wenn iiber Hochschulen, Fortbildungs- 
schulen, u. s. w. gesprochen wird, dann kann ein jeder 
aus dieser Tabelle sofort ersehen, welchem Typus in 
seinem. Lande die in Frage stehende Einrichtung unge- 
fahr cntspricht. Das ist eine notwendige Unterlage fur 
alle klinftigen internationaien Congresse. Dann brauchen 
wir uns nicht mehr mit den verschiedenen Auffassun- 
gen und Begriffen zu bescha(tigen, und es entlallt die 
miihsame und zeitraubende Arbeit, erst die Begriffe 
selbst aufzuklaren. Unter anderen Voraus setzungen 
aber, ist es meiner Ansicht nach, nicht mòglich binden- 
de Entschlusse zu fassen, denn festzustellen, dass eine 



— 181 — 

Handelsschule liberhaupt notwendig ist, dazu sind wir 
vvohl nicht hier zusammengt'kommen. Ich schiave daher 
ver, dass wir uns mit der Kenntnissnahme dcr 
Berichte and Antriige zu Punct 1 bcgniigen und uns 
vorbehalten die Ansichten dcranderen Liinder zu-priifen. 

Tch fiir meinen Theil wurdc mich der Abstimmung 
zu Punct 1 enthalthen miissen und ich glaube, dass 
dies auch die Ansicht mciner Landsleute sein diirfte. 

Saignat Leo (Bordeaux). — Messieurs, xMoi aussi, 
je suis partisan des vceux. On a déjà dit que la plupart des 
vceux des Congrès précédents ont été niis en exécution. 
C est une preuve manifeste que les voeux sont utiles, seu- 
lement il ne faut pas exagérer la portée de la parole voeu. 
Les Congrès ne peuvent prendre des décisions. Cela est 
résulté de la discussion. Les personnes réunies en Congrès 
dans telle ville sont de tei et tei avis. Il faut qu' on le 
sache, il faut que leurs voeux soient exprimés, afin que 
l'on puisse les connaìtre et les mettre en exécution dans 
les difTérents pays. Et puisque dans tous les pa3^s on 
ne peut les mettre en exécution de la méme manière, 
il faut avoir soin de faire seulement des voeux généraux, 
répondants au programme international du Congrès. 
Mais les voeux sont utiles. Sans eux, il faudrait lire 
l'avis de tous ceux qui ont parie, et ce ne serait pas 
assez, car on ne saurait pas 1' avis de ceux qui n' ont 
pas parie, mais qui auraient pu voter. L' opinion ge- 
nerale doit donc se résumer par des voeux et les pou- 
voirs publics tiendront compte de cotte opinion, de ces 
désirs, dans la mésure du possible. ( Vive approvazioni) 

Presidente. — J'espère que M. M. les déléguésde l'Al- 
lemagne et M. Strauss vont se mettre d'accord et 
n' insisteront pas dans leur proposition de ne passer à 
aucune décision. 

Siegfried Giacomo (Parigi). — Messieurs, Nos col- 
lègues allemands et surtout le Docteur Stegemann, ont 
soulevé une question des plus intéressantes, mais aussi des 
plus difficiles, M'. Stegemann a cru utile pour le Con- 
grès futur de demander la présentation d'un tableau 



— 182 — 

complet des différents enseignemcnts dans les différents 
pays, suivant leur correspondance entre eux. 

Je comprends très-bien cette idée, mais je crois 
qu'il sera presque impossible d'arriver à des résultats 
pratiques. 

J'ai réfléchi depuis longtemps sur cette question, 
puisque je m'occupo de 1' enseignement commercial de- 
puis quelque chose comme 35 an>. Je suis arrivé à cette 
conclusion, que dans un Congrès international il n' }' 
avait qu' un moyen de s' entendre sur la valeur com- 
parative des enseignemcnts, e' est à dire 1' àge des élèves 
appartenant h chaque catégorie. 

Pour cela on peut dire que T enseignement pri maire 
arrive jusqu'à 1' àge de 13 ans, le secondaire à 17. le 
supérieur à 18 et plus. Néanmoins si nos collègues 
allemands veulent se prendre la tàche de taire cette 
comparaison nous en serons bien contents, mais je répète 
ce sera très-difficile. TI faut bien distinguer, car beau- 
coup de nos collègues ont la tendence à confondre 
r enseignement special avec 1' enseignement general des 
différents pays. Cela ne doit pas étre. Restons dans notre 
spécialité, qui est 1' enseignement special commercial. 

alagliene Giovanni (Milanoj. — Signori, Mi si per- 
metta di esporre solo qualche breve considerazione, e 
poiché sarò breve, otterrò di certo l" indulgenza dell' u- 
ditorio. 

Trattandosi di un Congresso internazionale, è evi- 
dente che devesi procedere con qualche criterio compa- 
rativo nella discussione dei temi posti all' ordine del 
giorno. 

Questo argomento dei rapporti dell' insegnamento 
secondario con quello primario e superiore, deve essere 
oggetto di un parallelo colle altre scuole d'istruzione 
secondaria presso i vari paesi. 

Io credo che il citato esempio dell' ordinamento delle 
scuole in Sassonia, si potrà fra breve ripetere pei nostri 
istituti. Come sono organizzati, questi non rispondono ora 
completamente alle esigenze della scuola secondaria com- 



- 183 - 

merciale, ma costituiscono una base sicura pel pro- 
gresso degli studi. 

Sono convinto di non errare, associandomi al 
voto dell'egregio Prof. Romegialli che vuole impartito 
su più vasto programma l'insegnamento della Merciologia, 
ma parmi debbasi aggiungere a questa disciplina anche 
r insegnamento della scienza commerciale, che dovrebbe 
figurare nei programmi delle nostre scuole. 

Epperò (o voti che le nostre scuole possano essere 
organizzate in modo da corrispondere allo scopo di 
preparare provetti impiegati per le case di commercio, 
pur addestrando i giovani ad alcune professioni, come 
attualmente sono ordinate da noi. 

Mi permetta inoltre il Congresso di partecipargli 
una notizia. Poiché si parla dei rapporti fra l' istruzione 
secondaria e V istruzione superiore, è bene si sappia 
che si sta istituendo in Milano una Scuola Superiore di 
Commercio, che sarcà un complemento delle Scuole Com- 
merciah di grado .fecondarlo. 

Questa Scuola preparerà i capitani delle imprese 
commerciali. Ed io designo al Congresso i nomi di Al- 
berto Weill Schott e di Ferdinando Bocconi; che per la 
fondazione di una Scuola Superiore di Commercio e- 
largirono il primo lire óO,000, il secondo 400,003. Essi 
sono veramente meritevoH del vostro plauso. {Appro- 
vai ioni). 

Presidente. — J'ai déjà communiqué au Congrès 
r ordre du jour de M. Roncah. Je lirai maintenant les 
autres propositions qui ont été deposées au bureau : 
1". Propositioìi de M. Louis Bouquet (Paris). 

a) L'enseignement commercial secondaire ou mo3^en 
rei;oit les éléves à leur sortie de l'enscgncment primaire^ 
qui doit rester general. 

b) Il doit formcr des jeunes gens immédiatement 
utilisables dans le commerce. 

2: Pvoposition de M. Henri Du Montel (Bari). 
Le Congrès émet le voeu que l' École moyenne 
speciale n'ait pas de rapports avec 1' École primaire et 



— 184 — 

su-pericurc et ne donne p;is droit d'admission à l'Ecole 
supérieure. 

3.° Proposìli)ii de M. Georges Piccoli (Trieste). 

Propongo che nel voto del Congresso sia accen- 
tuato il concetto^ doversi regolare le scuole medie com- 
merciali con riguardo alle condizioni ìiasioìiali e lucali 
(interessi industriali prevalenti in un luogo, marittimi 
neir altro) escluso il concetto che in uno Stato non vi 
possa essere che un ordinamento unico. 

Di pili converrebbe risolvere il quesito se la Scuola 
media debba essere soltanto scopo a sé stessa o anche 
preparazione alla Scuola superiore. Io propendo per la 
seconda soluzione, perchè altrimenti temo .seriamente 
che la Scuola media faccia concorrenza alla superiore, 
con danno della cultura generale. 

4.° Proposition de M. Milosch Fescìi (Vienne). 

Il Congresso ritiene propizio per lo sviluppo delle 
scuole commerciali, che ai licenziati delle scuole stesse 
vengano accordate facilitazioni nella prestazione del ser- 
vizio militare, colla maggiore liberalità possibile. 

5." Proposition de M. Emile Rome gialli (Rome). 

Il Congresso fa voti : 

a) che in ogni Scuola commerciale si introduca un 
beninteso insegnamento di Merceologia ; 

b) che visto l'esiguo numero delle Scuole commer- 
ciah italiane, vista la necessità di giovani preparati specie 
pel commercio di esportazione, s'introduca negl'Isti- 
tuti tecnici, sezione commercio, l' insegnamento obbliga- 
torio della Merceologia, insegnamento indispensabile alla 
vera funzione commerciale degl'Istituti. 

6.° Proposition de M. Henri Molina (Venise). 
Il Congresso riconosce l'utilità dell'insegnamento 
della Stenografia nelle Scuole medie e superiori di com- 
mercio e fa voti che in tutte queste Scuole la Stenografia 
sia introdotta come materia obbligatoria. 

7.° Proposition de M. Joseph Brnzso (Bologne). 
Il Congresso, considerata la parte grandissima che 
ha la geografìa economica nello sviluppa civile e intel- 



— 185 — 

lettuale dei popoli, fa voti che detta scienza tenga fra 
le materie di studio di tutte le scuole commerciali, un 
posto degno dell'alto suo ufficio. 

8." Proposition de M. Alexandre Pascolato (Ve- 
nise). 

Il Congresso, riconoscendo l'importanza pratica della 
proposta di introdurre nelle scuole commerciali un in- 
segnamento di istituzioni di morale applicata al com- 
mercio, dichiara di prenderla in considerazione e la rac- 
comanda al Comitato permanente internazionale dei Con- 
gressi per r insegnamento commerciale. 

9.° Pì'oposìtions de M. Eudiniio Spezia (Cremone). 
a) L'assemblea del VI Congresso internazionale del- 
l' Insegnamento commerciale, nel mentre propone che 
anche nei futuri Congressi si emettano voti riassumenti 
le conclusioni e gli scopi della maggioranza, insiste 
prèsso il Comitato permanente con sede a Parigi, per- 
chè stabilisca che i suoi membri abbiano a rendergli 
conto periodicamente circa l'esito dei voti stessi nei rispet- 
tivi paesi, perchè il proprio operato sia incessante- 
mente inteso a far sì che tanti bei voti non vengano 
tosto negletti, ma bensì realizzati tosto per il massimo 
incremento del commercio e quindi del benessere ge- 
nerale. 

/;) L'assemblea del VI Congresso internazionale per 
r insegnamento commerciale, rivolge preghiera al Co- 
mitato permanente di Parigi, perchè nei Congressi fu- 
turi i signori aderenti abbiano a ricevere le relazioni 
almeno un mese prima dell' apertura del Congresso, 
affine di poter maturare qualche studio che valga ad 
approfondire, dilucidare ed illustrare ciascun argomento. 
10.° Proposition de M. AI. Axel Ramni (Goteborg) 
Joaqiiini Araiijo (Lisbonne) Charles Polacsèk (Chri- 
stianie) et H. L. Moller (Copenhague). 

Vu la necessité de raccourcir autant que possible 
les discussions ; vu la necessité de connaìtre au fond 
les matières à discuter; le Congrès récommande au 
Comité permanent les questions suivantes : 



— 186 — 

a) que le Comité permanent nomme des rappor- 
teurs spéciaux pour chaque matière à trailer ; 

b) que les imprimés soient distribués un mois, au 
moins, avant le jour d'ouverture de chaque Congrès ; 

e) que les rapporteurs spéciaux aient le droit de 
faire un discours de 20 minutes ; 

d) que tous les autres orateurs ne soient pas au- 
torisés à parler plus que 10 minutes. 

11.° Proposilion de M. Antoine Scium'd {VìennQ). 

Der Conoress empfiehlt dem Comité permanent auf 
die Tagesordnung des nachsten Congresses von Paris 
die Lehrerbi'ldung zu stellen. 

12.° Propositìoii de M. Eiigène Ronihaitt (Bru- 
xelles). 

Le Congrès émet le voeu que le Comité permanent 
étudie la mise à Tordre du jour du prochain Congrès de 
l'Enseignement technique, la question de l'enseignement 
commercial pour jeunes filles. 

Siegfried Giacomo (Parigi). — Nous nous trouvons 
en présence de voeux qui ne peuvent pas satislaire 
tout le monde et dont T un élimine l'autre. Je propose 
que tous ces voeux soient renvoyés au bureau qui les 
étudiera et redigerà ceux qui peuvent étre votés par 
le Congrès. Nous pourrons ainsi formuler des voeux, 
qui pL'Ut-étre ne souleveront pas de discussion et pour- 
ront peut-étre satisfaire tout le monde. {Vive approva- 
2 ioni) 

Presidente. — Est ce-que la proposition de Mr. 
Siegfried est acceptée par le Congrès ? 

È approvata. 

La seduta è levata alle ore 11,35. 



SEDUTA POMERIDIANA 

DEL 5 Maggio 



La seduta è aperta alle ore 2 poni. 

Presiede l' on. Pascolato, presidente del Congresso. 

Presidente — Ho 1' onore di comunicare all'Assem- 
blea il seguente telegramma di risposta ricevuto ora dal 
primo Aiutante di campo di S. IVI. il Re : 

Deputato Pascolato 

Venezia 

S. M. il Re ringrazia il Congresso presieduto da 
V. S. dell' affettuoso pensiero a lui rivolto nell' iniziare 
i suoi lavori, pei quali forma i migliori voti. 

Primo ajutaiite di cdiiipo di S. M. il Re 
Tenente generale Ponzio Vaglia 

Comunico poi il seguente telegramma che, in ese- 
cuzione del voto del Congresso, ho diretto stamane a 
S. A. il Duca degli Abruzzi : 



— 188 — 

S. A. R. Duca degli Abruzzi 

Torino 

Congressisti accorsi a Venezia da tutto il mondo 
civile per studiare Tordinamento ed il perfezionamento 
dell'insegnamento commerciale, plaudono alla coraggiosa 
ed utile iniziativa di V. A. R. e formano voti perchè 
il viaggio che V. A. R. sta per imprendere, abbia splen- 
dido risultato e contribuisca alla causa della prosperità 
dei popoli, come accresce gloria alla Dinastia italiana. 

A. Pascolato 
Presidente del Congresso 

La American Cotton Company di Hàvre ci ha man- 
dato 250 copie di una sua circolare su un nuovo metodo 
d'imballaggio del Cotone, facendone omaggio al Con- 
gresso. Queste circolari saranno distribuite ai signori 
Congressisti, del cui sentimento mi faccio interprete, 
ringraziando la American Cotton Company per la sua 
interessante pubblicazione. 

Apro ora la discussione sul secondo tema : Come 
debba essere regolato nelle Scuole di coniìiiercio, tanto 
secondarie cJie superiori, /' insegìiainenlo delle lingue 
straniere. 

Weinig Guglielmo (Bellinzona). — Onorevoli Signori, 
Dal benemerito Comitato ordinatore del Congresso In- 
ternazionale per r insegnamento commerciale, incari- 
cato di esporre alle S. S. L. L. le mie opinioni sui 
metodi da applicarsi nell'insegnamento delle lingue stra- 
niere nelle scuole di commercio secondarie e superiori, 
non può certo riescire oggi compito mio, quello di svi- 
scerare a fondo quest' importante quesito. 

Il tempo così limitato che il Congresso concede al 



— 189 — 

relatore, non mi permette nemmeno di espor Loro i 
diversi gradi di sviluppo percorsi dall' insegnamento 
delle lingue, ed i metodi che furono successivamente i 
predominanti. Non mi è neppure concesso di trattenermi 
seco Loro sopra gli immensi sforzi compiti pel miglio- 
ramento dell' insegnamento delle lingue straniere negli 
ultimi trent'anni, e più particolarmente da quindici anni 
ad oggi in Germania^ Francia, Inghilterra e nella Sviz- 
zera : ognuna di queste questioni potrebbe fornire il 
soggetto di una lunga ed interessante conferenza. Non 
credo neanche di dover convincere le S. S. L. L. del- 
l' importanza incalcolabile dello studio delle hngue mo- 
derne per i nostri giovani seguaci di Mercurio, ma sono 
anzi convinto che Elleno tutte son meco d'accordo, 
quando io fra i requisiti indispensabili di un bravo 
commerciante dell' epoca nostra, pongo in prim.a linea 
la conoscenza di parecchi idiomi, e quando io dico che 
ogni lingua costituisce per chi la possiede, un capitale 
sicuramente impiegato, che non è sottoposto mai ad 
ondulazioni di corso, né a manipolazioni di borsa. 

Si limita adunque il mio compito ad espor Loro oggi 
le mie opinioni, maturate nello studio degli sforzi suddetti 
e neir esperienza fatta da me stesso in lunghi anni di 
pratica, comunicando Loro, come — secondo il mio mo- 
desto modo di vedere — si debba procedere affinchè 
gli scolari delle nostre Scuole Commerciali, possano a- 
cquistare alla svelta ed a fondo, la conoscenza di parec- 
chie lingue straniere. 

Ed il mio compito mi è assai facilitato dall' appar- 
tener io ad un paese, che gode del privilegio di veder 
vivere 1' una accanto all' altra le tre lingue più impor- 
tanti del continente europeo, e dall' aver io 1' onore di 
dirigere in Isvizzerauna scuola, che come scopo principale, 
si è prefìssa lo studio delle lingue ed i cui risultati, a 
questo riguardo, hanno superato quelli di tutte le altre 
scuole commerciah. 

Ben è vero che nell'insegnamento delle diverse 
lingue straniere si debbono sempre concedere delle 



190 



modificazioni secondo l'età e la disposizione degli allievi 
e poi non tutte le lingue passano per la stessa trafila : 
r inglese, dalla difficile pronuncia e dalla relativamente 
facile grammatica, chiamerà un procedere d' insegna- 
mento alquanto diverso dal tedesco, per esempio, la cui 
pronuncia può dirsi facile, ma che ofiVe invece innumeri 
difficoltà grammaticali. 

Signori, neir efficace insegnamento delle lingue stra- 
niere, non tutto dipende dal seguire questo o quel metodo, 
dal ricorrere a questa od a quella gramma*^^ica ; 1' essen- 
ziale è che r insegnamento sia impartito da un buon 
docente, da un docente nel cui cuore s' agiti la sacra 
fiamma dell' insegnante e che conosca la via di entu- 
siasmare r allievo, infondendogli 1' amore per l' idioma 
che deve imparare. 

Un maestro noioso che non si scompagina mai, che 
cura la sua voce e che teme di poter giungere stanco 

rauco a sera, non raggiungerà mai la meta prefissa, 
nemmeno co! miglior testo del mondo, né col miCtodo 
piià indicato. Un buon maestro di hngue deve conoscere 

1 idioma da insegnarsi non solo grammaticalmente, ma 
deve anche poterlo parlar bene e speditamente, onde 
esercitare coi suoi allievi giornalmente ed in ogni lezione 
la conversazione, tanto necessaria al solido insegnamento 
di una lingua. Deve poi essere anche famigliare con 
altri idiomi, facendo continuamente dei confronti fra la 
lingua da lui insegnata e le altre che gU allievi pur 
stanno apprendendo. 

Così ogni maestro dà una mano all'altro e lo aiuta, 
ciò che è assolutamente necessario, o\'e noi, nel tem- 
po relativamente corto concesso nelle scuole di com- 
mercio allo studio delle lingue, vogliamo far sì che al 
sortir dalla scuola 1' allievo sappia parlare e scrivere 3 
o 4 idiomi. 

L' ideale di una lezione di lingua straniera, o signori, 
è quello di poter lasciare in disparte la lingua materna 
durante 1' ora intera ; per mezzo della lingua stessa pal- 
pitante di vita, sul terreno delle induzioni, lo scolaro 



— 191 — 

deve man mano sentirsi introdotto nella costruzione e 
nello spirito della lingua straniera, e dalla prima lezione 
in poi deve il docente figgere 1' occhio in questo ideale, 
per raggiungerlo senza nessun fallo al termine del primo 
anno. 

Nei principi dell' insegnamento di una lingua stra- 
niera, io parto dall' idea fondamentale che non bisogna 
allontanarsi troppo dalla natura ; si deve cioè insegnare 
la lingua straniera nella stessa guisa che la natura al 
bambino insegnava la lingua materna. 

Come il bambino impara dapprincipio a parlare 
dai suoni, dai vocaboli, dalle piccole frasi con cui la 
madre ed i fratelli davanti a lui nominano gli oggetti 
che lo circondano, così da questo stesso punto di vista 
noi dobbiamo partire nell' insegnamento delle lingue 
straniere. 

Pel primo anno io raccomando assolutamente il 
metodo intuitivo, col quale io stesso ho raggiunto i mi- 
gliori risultati. Fedele al principio di procedere dal fa- 
cile al difficile, già fin dalla prima lezione il maestro 
cerca di tenere cogli allievi dei piccoli esercizi di con- 
versazione. Egli nomina loro gli oggetti che veggono 
nella scuola, e facendo ripetere le parole, porge prima 
di tutto un' attenzione speciale alla giusta pronuncia. 
Quando lo scolaro, in questa maniera, può nominrire 
gli oggetti circonvicini, come il banco, il tavolo, la la- 
vagna, il gesso, la spugna, la matita, il quaderno, ecc., 
il maestro gli dice alcuni colori, gli insegna la 3^ per- 
sona singolare di «essere» ed «avere» e di alcuni verbi 
attivi, gH nomina qualche preposizione, ed ecco che coi 
corredo di queste parole, l'allievo può già formare una 
quantità di proposizioni, può già fin dapprincipio dar 
risposta a molte domande a lui dirette nella lingua 
straniera. 

E quando la scuola non basta più a questi esercizi 
di conversazione, il maestro ricorre ad un quadro che 
appende davanti agli scolari, e così 1' uno dopo l'altro, 
come già fece colla scuola, tratta del giardino, del poi- 



— 192 — 

laio, della casa, del palazzo scolastico, degli abiti, del 
mercato, della città, dei campi e così via di seguito. Le 
persone, gli animali, le piante, i fabbricati che si veg- 
gono sul quadro, le occupazioni della gente, le scene 
rappresentate^ i colori degli oggetti, abiti e fiori, i lavori 
del commerciante, del contadino, dell'operaio, della 
massaia, della lavandaia e-x. forniscono occasione ad 
una quantità di esercizi di conversazione, le cui varia- 
zioni possono venir spinte all' infinito. 

Si dia una particolare attenzione a ciò che in ogni 
lezione l'allievo arricchisca considerevolmente la sua prov- 
vista di vocaboli, stampando nella sua mente tante 
nuove parole, perchè senza parole non si può parlare ; 
esse formano le pietre necessarie all'edificio e quanto 
più grande e variato è il tesoro di vocaboli che una 
persona possiede, tanto piii fluida e interessante sarà la 
sua conversazione. 

j\ltrettanto importante è la cura di un'esatta pro- 
nuncia. Una cattiva pronuncia offende l'orecchio e rende 
ridicolo colui che parla. 11 docente dovrà quindi pro- 
nunciare davanti allo scolaro adagio e chiara ogni parola, 
e cosi a lungo e così spesso, finché l'aUievo può ripe- 
terla esattamente. 

Seguendo con fedeltà ed energia un tal metodo, 
alla fine del primo anno l'allievo sarà in grado di rispon- 
dere con facilità neir idioma straniero, a domande che 
gli vengano indirizzate riguardo alle sue occupazioni 
giornaliere, alk; cose che lo circondano e riguardo ad 
altri oggetti che lo interessano davvicino. E tanto più. 
presto il giovanetto potrà parlare la lingua straniera, 
tanto maggiore sarà la sua soddisfazione, e così sempre 
più facile e più dilettevole riescirà il progredire nello 
studio, per maestro e scolaro. 

Di pari passo con questi esercizi orali di conversa- 
zione, debbono camminare gli esercizi scritti, perchè noi 
non dobbiamo illuderci, credendo tutto raggiunto colla 
conversazione ; non dimentichiamoci neppure che nelle 
nostre scuole di commercio noi non abbiamo più a che 



— 193 — 

fare con fanciulli, ma con giovani, la cui età abbastanza 
avanzata, loro prescrive di immedesimarsi presto col- 
r essenza della lingua straniera. Per un giovane com- 
merciante poi, che più tardi fa assegnamento sopra un 
buon posto in una casa commerciale, il maneggio scritto 
della lingua estera è pii^ importante ancora dell' orale, 
ed il suo futuro principale pretenderà piuttosto eh' egli 
sia in caso di scrivere correttamente una lettera, anzi- 
ché eh' egli .nella lingua straniera sappia tenere senza 
errori una conversazione.' Però io sono persuaso che si 
impara molto più presto e facilmente a scrivere, ciò che 
già si sa parlare. Per questo motivo ed anche perchè 
non succeda allo scolaro di pronunciare come egli scrive, 
specialmente nei primordi dell' insegnamento, devesi os- 
servare che lo scolaro scriva le sue frasi solo quando 
egli le sa parlare. 

Così; senza grammatica, senza qualsiasi traduzione, 
colla riproduzione scritta di ognuna delle sue frasi, egli 
avrà messo assieme una descrizione, un piccolo compo- 
nimento, di cui è padrone colla lingua e colla penna. 

Io sono, per principio, nemico delle traduzioni dalla 
Hngua materna nella lingua straniei-a. E se nel primo 
anno devono venire del tutto omesse, debbono anche 
negli anni successivi occupare un posto del tutto secon- 
dario. Il tradurre è un ostacolo all' imparare una lingua ; 
arresta i progressi e paralizza la voglia di lavoro : è 
cosa troppo diffìcile. 

Le traduzioni dalla lingua materna nella straniera 
non debbono dapprincipio essere altro che retroversioni 
sotto altra forma ed anche più tardi debbono rimanere 
in vivace relazione coi pezzi di lettura ; debbono servire 
soltanto ad esercitare continuamente e consolidare l'es- 
senza della grammatica, quegli elementi cioè che la 
lettura ha trasfuso più o meno nel sentimento dell' al- 
lievo, come p. es. la formazione del plurale, i gradi, il 
pronome, la coniugazione, domanda e dinitgo, il passivo, 
la costruzione della lingua parlata. 

Da quanto io ho detto sin qui, vedono le S.S. L.L. 

13 



— 194 — 

che nel secondo anno dev' essere introdotto un libro di 
lettura e che una cura speciale dev' essere rivolta alla 
grammatica, ma si apprenda questa il pili che sia pos- 
sibile in maniera induttiva, desumendola da adatti pezzi 
scelti riuniti nel libro di lettura. Questi pezzi scelti vo- 
gliono essere sviscerati in modo, da far sì che senza 
posa le forme e le regole grammaticah vengano intuite 
dall' allievo, il quale scopre da sé e, direi quasi, da sé 
stesso si forma la sua grammatica. 

I pezzi scelti debbono essere trattati in guisa che 
ognuno di essi formi il centro di un'intera sequela di 
esercizi, il centro di lunghi trattenimenti e variate di- 
scussioni. Ad ogni pezzo scelto, dopo esser egli stato 
tradotto nella hngua materna per venir ben compreso, 
si possono, ora col Ubro aperto, ora col Hbro chiuso, 
annodare gli esercizi seguenti od altri consimili : 

1) Il docente ne discuta il contenuto con domande 
a cui r allievo deve rispondere. 

2) GH allievi raccontino il pezzo nella maniera piiì 
possibilmente conforme al libro. 

3) Si scriva il pezzo a memoria, 

4) Il pezzo scelto si riassuma in poche parole a voce 
prima, poi in iscritto, e così di seguito. 

Con tali esercizi, la lingua materna non entra in 
giuoco mai ; V uso della stessa è da evitarsi severamente, 
onde raggiungere lo scopo di comprendere una con- 
versazione tenuta in lingua straniera e di poter da sé 
parlare e scrivere questa lingua. Ai pezzi scelti si 
possono attingere anche molti argomenti per compiti 
da eseguirsi a casa, sostituendo essi assai vantaggiosa- 
mente le traduzioni della lingua materna, che tanti mae- 
stri vorrebbero conservare come il materiale più comodo 
pei lavori fuori di scuola. Traduzioni dalla lingua stra- 
niera nella materna, riproduzioni in lingua straniera con 
omissione di tutte le frasi incidenti, svolgimento di ge- 
rundi e participi in intere proposizioni, cambiamenti di 
tempo, riproduzione in lingua straniera e senza libro 
della materia trattata, riassunto di interi pezzi scelti, 



— 195 — 

tutto ciò procura un' inapprezzabile materiale per com- 
piti scritti da eseguirsi a casa ed in iscuoia. 

Se nel primo anno noi cercammo di agire vantag- 
giosamente coir immediata intuizione, nel secondo anno 
allato al libro di lettura, la cerchia andrà man mano 
allargandosi dalla diretta all'indiretta intuizione; abbiamo 
cura che l' interesse e l' immaginazione dello scolaro 
vengano destati dal contenuto dei pezzi scelti. Si deb- 
bono fargli conoscere molte cose del paese e degli 
abitanti di cui studia la lingua ; lo si renda famigliare 
colla capitale di quello Stato, colle organizzazioni e le 
•curiosità della stessa, colle abitudini della vita e colla 
geografia del paese forestiero. 

Nella 2^ classe si può anche cominciare con piccoli 
componimenti scritti sopra un tema discusso prima ver- 
balmente ; si cominci anche ad esercitare lo scolaro a 
facili lettere famigliari. 

Le dettature, già principiate nel primo anno, deb- 
bono essere più frequentemente coltivate nella seconda 
•e terza classe, allo scopo di insegnare con esattezza 
all' allievo l' ortografia della Hngua straniera ; un me- 
todo però del tutto sbagliato e che non raggiungerà 
mai la meta, è quello che suggerisce al maestro, di 
correggere egli stesso gli errori nel quaderno dei dettati. 
La maggior parte degli scolari si prenderà ben rara- 
mente la pena di osservare con attenzione le correzioni 
del maestro. Onde inculcare la giusta ortografia nelle 
dettature, si proceda così : finito il dettato, il maestro 
ritiri i quaderni e H sottoponga ad un' accurata corre- 
zione ; non scriva egli però la parola esatta al dissopra 
dell' inesatta, ma sottolinei soltanto l' errore. Allora è lo 
scolaro stesso che deve trovare quale errore egli ha 
fatto e correggerlo collo scrivere la parola nell' esatta 
ortografia, in margine del quaderno. La prossima volta 
il maestro si convince se gli errori furono ben corretti, 
ma egli deve pur convincersi se lo scolaro ha proprio 
imparato la giusta ortografia dei vocaboli scritti sba- 
gliati prima, ed è perciò assai miportante che nelle 



— 196 — 

frasi del prossimo dettato, il docente introduca tutte le 
parole state scritte sbagliate e poi corrette dagli allievi 
nella precedente dettatura. Io annetto la più grande im- 
portanza, com' ho detto, a che 1' allievo stesso trovi i suoj 
errori, seguendo anche qui lo stesso principio come nelle 
interrogazioni a voce. Quando il maestro con la sua do- 
manda suggerisce metà della risposta, in guisachè lo 
scolaro non ne ha più che da indovinare le ultime pa- 
role o le ultime sillabe, questi ne sa tanto dopo quanto 
prima, egli cioè non ha imparato niente. Senza suggerire la 
risposta, col mezzo di molte altre domande indirette il 
maestro deve cercare di condurre lo scolaro a trovare 
lui stesso la giusta risposta. Soltanto quello che l'allievo 
ha trovato da sé, rimarrà indelebilmente impresso nella 
sua memoria. 

Per ravvivare l' attenzione degli scolari, verso la 
fine della lezione, è consigliabile di raccontar loro alcuni 
piccoli aneddoti umoristici che, sempre nella lingua 
straniera, gli allievi torneranno alla lor volta a raccontare. 

Speciale importanza assume il III anno per T inse- 
gnamento delle lingue ; la grammatica vi deve essere 
c( indotta a compimento; è questo l'ultimo anno della 
scuola secondaria e chi vuole entrare poi in una scuola 
superiore di commercio o nella 4' classe p. es. della nostra 
scuola di Bellinzona, di cui il 4" e il 5° corso assumono 
il carattere di scuola superiore, non deve aver più a 
combattere nelle lingue straniere con difficoltà gram- 
maticali. 

In questa classe, la conversazione dev'essere eser- 
citata con tutta l'intensità, coadiuvata in ciò ancora da 
altre lezioni. Si impartiscano altre materie d* insegna- 
mento nella lingua straniera, ed in principio ciò che 
megho si presta a tale scopo, è la geografia. Anche 
prima si può incominciare ad insegnare la geografia 
nella lingua straniera ; da noi a Bellinzona, p. es. l'al- 
lievo, all'atto della sua ammissione nella prima classe, 
deve già possedere non insignificanti nozioni prepara- 
torie di francese, e nella piima e seconda classe si in- 



— 197 - 

tàegna la geografia in francese, in tedesco dalla terza 
classe in poi ; nella terza classe si insegna in questa 
lingua la storia del commercio e così di seguito. In tal 
modo si costringono gli allievi a trattare e ad esporre 
questioni difficili nell' idioma straniero. Ed anche al 
di là delle ore di scuola, l' insegnamento delle lingue 
può essere efficacemente appoi^giato da direzione e pro- 
fessori. Io, per esempio, coi miei allievi italiani, non 
parlo italiano mai ; cogli scolari della prima e seconda 
classe m' intrattengo in francese ; dalla terza in poi, io 
non parlo agli allievi che tedesco od inglese. 

Il libro di lettura deve apportare sempre mag- 
giori variazioni e contenere anche brani di interesse 
generale, tolti alla storia e letteratura del paese stra- 
niero. 

La maggior parte però del Ubro di lettura deve 
consistere in pezzi scelti, che stanno in istretta relazione 
colla futura carriera del giovanetto, che trattano della 
vita commerciale, dell' industria, delle vie di comunica- 
zione, di banche e biografie di negozianti celebri, argo- 
menti tutti che destano l' interesse dello scolaro, ne 
guidano l' immaginazione sulla diritta via e ne fanno 
vivace la passione per la lettura. 

« Les foires frangaises au XIII siècle » par Pigeon- 
neau ; « L'alcool et le tabac » par Riant ; « La France 
industrielle » par Martin ; « la Concurrence » par Si- 
mon ; « Télégraphes sous-marins » par Laurencin ; « Le 
travail » par Matrat; « Le Chèque » par Courtois; « Fon- 
ctionnement du Clearing-House de Londres » par Gril- 
lon, e poi in inglese: «Financial Policy » by John 
Bright ; « On the Division of Labour » by Adam Smith ; 
« On Wages», « On Rent » by David Ricardo; « In- 
fluence of Mercantile Speculations on Price » by M' Cul- 
loch ; « Lombard Street » by Walter Bagehot, ed infine 
in tedesco : Der Kaufmann als Vermittler des Verkehrs 
und der Civilisation » von Andree ; « Der Kaufmann »> 
von Scherr ; « Der Fabrikant und die Fabrikarbeiter » 
von Scherr. 



— 198 — 

Tali e molti altri brani simili sono pezzi scelti, che 
grazie al loro interessante contenuto, rendono caro al- 
l'allievo il libro di lettura. 

E quando noi abbiamo ottenuto che il giovanetto- 
legga volentieri questi brani per il loro contenuto, ab- 
biamo raggiunto anche l'altro scopo: l'esercizio cioè della 
lingua straniera. 

La parte principale dell' insegnamento delle lingue 
nelle scuole di commercio, è assorbita nella III classe 
dall' insegnamento della corrispondenza commerciale. È 
un terreno sdruccioloso quello su cui si perita il mae-^ 
stro di lingue ; dirò che ad un docente che non ha mai 
messo il piede nella pratica, riesce assolutamente im- 
possibile d' insegnare agli allievi la corrispondenza mer- 
cantile. 

Di solito, allo scolaro si dà in mano un Manuale 
con lettere nell' idioma materno ed annotazioni nella 
lingua straniera, e così colla traduzione di queste let- 
tere egli deve imparare la corrispondenza commerciale 
nella hngua straniera. Oppure il maestro si provvede 
di un manuale, dove la lettera dalla materna fu già 
tradotta in diverse altre lingue. Egli detta la lettera nella 
lingua materna ed utilizza la traduzione del libro come 
modello per correggere le traduzioni degli scolari. Tale 
applicazione di Manuah e questa smania di tradur let- 
tere dalla lingua materna, è secondo la mia opinione 
cosa assolutamente biasimevole e nelle scuole di com- 
mercio dovrebbe addirittura venir proibita. Prima di 
tutto in questi Manuali le lettere non sono compilate 
da commercianti, ma ordinariamente da professori di 
lingua, che non hanno la benché minima idea della vera 
corrispondenza commerciale adoperata nella pratica. 

Frasi ampollose, lunghi periodi, del resto lingua 
scelta e corretta, ecco quanto si riscontra in queste 
lettere, che assomigliano a tutto fuorché a lettere 
scritte da un pratico commerciante, nelle quali bene 
spesso c'è un'applicazione di vocaboli ed una costru- 
zione di frasi, il cui uso, accettato dal ceto commerciale^ 



- 199 — 

si burla delle più belle regole grammaticali e nelle 
quali regna il precetto fondamentale di dir molto con 
poche parole. Mi si è già obbiettato che lo scolaro deve 
esercitarsi a tradurre, perchè più tardi il principale a 
lui darà nella lingua materna quelle indicazioni eh' egU 
dovrà sviluppare nelle lettere in lingua straniera. Ma 
io rispondo, che non tutti i giovani cercano la loro 
fortuna in patria e che non è quindi proprio così certo 
che il principale impartisca sempre i suoi ordini nella 
lingua materna dell' impiegato. E un commesso abitua- 
to a maneggiare speditamente l' idioma straniero, sarà 
sempre in caso di eseguire nella lingua estera gli or- 
dini a lui impartiti nella propria lingua materna. Noi 
non vogliamo formare delle macchine, ma uomini in- 
dipendenti, che sanno il fatto loro. 

Al principiare dell' insegnamento della corrispon- 
denza, gli scolari debbono imparare i termini commer- 
ciali che difìeriscono dalla lingua parlata, le nuove co- 
struzioni di proposizioni, i principi delle lettere e le formule 
di chiusura. Ove poi sia possibile, debbono nella lingua 
straniera venir lette, spiegate e commentate con preci- 
sione molte lettere modello, poiché da queste deve appren- 
dere lo scolaro la forma ed essenza della corrispondenza 
straniera. 

E quando, dopo un certo tempo, lo scolaro si è 
provvisto di una dose sufficiente di vocaboH e costru- 
zioni commerciali, quando collo studio di lettere straniere 
egli si è immedesimato abbastanza dello spirito della 
corrispondenza mercantile, allora il professore gli dia il 
soggetto ed alcune altre indicazioni, lasciando a lui sola 
la cura di compilare la lettera, cosa che non gii tornerà 
diffìcile colle espressioni imparate. 

Ed anche qui, o signori^ devesi osservare la massima 
pedagogica di procedere dal semplice al complicato, dal 
facile al difficile e non cominciar mai colle lettere più 
difficili. Alle più ardue lettere nella corrispondenza com- 
merciale, appartiene la compilazione di una circolare che 
comunica la fondazione di una casa di commercio. 



— 200 — 

Allora soltanto che il commerciante ha dietro di sé 
l'esperienza di molti anni, allora soltanto che mediante 
una lunga pratica ha acquistato quello sguardo acuto, 
quella penetrazione, quelle abitudini necessarie airindi- 
pendente direzione di un commercio, egli dovrà compilare 
una tale circolare; non mai quale imipiegato, poiché 
quelle lettere dove ogni parola dev'essere pesata esat- 
tamente, per non dire né troppo né troppo poco, dove 
l'intelligenza commerciale sì manifesta nella guisa piii 
chiara e precisa, vengono redatte sempre dal principale, 
e qui anche il più provetto negoziante non potrà buttar 
giù una tale circolare, colla stessa facihtà di una lettera 
con cui commette 100 sacchi di zucchero o con cui am- 
monisce al pagamento un debitore moroso. 

Eppure quasi tutti i manuali impiegati nell' inse- 
gnamento, cominciano con una di queste circolari, colla 
lettera quasi più difficile fra tutte ed io vorrei sconsi- 
gliare i docenti di seguire il metodo di tah manuali, 
serbando invece quella circolare per la fine o traspor- 
tandola magari alla scuola superiore, cominciando l'in- 
segnamento della corrispondenza commerciale in lingua 
straniera con lettere facili, come le ordinazioni, i paga- 
menti ecc. 

Nelle Scuole superiori, oppure nelle sezioni superiori 
di una Scuola di Commercio secondaria, non si deve 
ricorrer più a nessuna grammatica. Lo scolaro deve già 
essere padrone del campo, e l'insegnamento delle Hngue 
straniere deve manifestarsi in modo così variato, da far 
sì eh' egli si senta in un medesimo tempo trasportato in 
diverse contrade estere. 

Prima di tutto gli si deve fornire l'occasione di se- 
guire r insegnamento di molte materie, impartito nelle 
lingue ch'egh impara. Colle lingue estere egli deve vivere 
ed agire; a lui deve riescir indifferente di ricevere l'inse- 
gnamento di qualunque materia in francese, tedesco od 
inglese e di esprimersi alla sua volta in una qualsiasi 
di queste lingue. 

Si metta ora in disparte anche il libro di lettura 



— 201 — 

per leggere e spiegare cogli allievi le pubblicazioni più 
recenti nella lingua straniera nei diversi argomenti che 
più specialmente interessano la futura loro carriera^ come 
p. es. dissertazioni di economia politica, decreti officiali 
riguardanti il commercio e l'industria, bollettini di mer- 
cati e di borsa, buoni brani di pubblicazioni e giornali 
commerciali sopra le nuove scoperte nel dominio del- 
l'industria e sopra le nuovissime esigenze ed aspirazioni 
del commercio mondiale. 

A compimento della coltura generale, si può appro- 
fittare della lettura di opere letterarie di buoni autori e 
poeti, ma è meglio servirsi di queste letture pei compiti 
a casa. Si dice allo scolaro di leggere questo o quel li- 
bro e sopra quanto si è letto si pretenda poi in iscuola 
una relazione orale o scritta, naturalmente sempre nella 
lingua straniera. 

Da quc sti allievi, il professore pretenderà anche una 
volta al mese circa, un componimento d'ordine generale; 
ma l'essenziale dell'insegnamento delle hngue straniere 
nelle scuole superiori di commercio, è sempre la corri- 
spondenza commerciale, alla quale il docente deve con- 
sacrare la maggiore sua attività e la sua piìi scrupolosa 
attenzione. Uno scolaro che sorte con diploma da una 
scuola superiore di commercio, al suo entrare in una 
casa commerciale, deve poter assumersi il rapido e cor- 
retto disimpegno della corrispondenza corrente in 3 o 
4 lingue. 

Sono queste le esigenze dei nostri tempi, che non 
sono però così facili da soddisfare. L'insegnamento della 
pratica commerciale o Banco modello, deve potente- 
mente coadiuvare a raggiungere lo scopo desiderato. 

L' insegnamento delle lingue è del resto così stretta- 
mente collegato a quello della pratica commerciale, che 
non è quasi nemmen possibile di parlare del primo senza 
sfiorare anche il secondo. Se a questo insegnamento della 
corrispondenza commerciale deve sorridere il risultato 
che si vagheggia^ è necessario che gli scolari sieno messi 
in relazione con case commerciali veramente esistenti 



— 202 — 

e con provetti negozianti, ai quali sta a cuore la coltura 
dei futuri commercianti e che si dichiarino pronti a 
tenere una o due volte al mese scambio di corrispon- 
denza coi nostri scolari. Non dobbiamo però esigere troppo 
da ogni singolo commerciante spesso impaziente e ner- 
voso, che ordinariamente ai giorni che corrono « non 
ha tempo per nulla » e la cui massima è « time is 
money ». 

Si deve quindi cercare di acquistarci il maggior 
numero possibile di tali corrispondenti, anche per eser- 
citare i giovani in parecchie lingue, in contrade diverse. 
Una lettera in lingua straniera, scritta da un bravo com- 
merciante, dà occasione a molte discussioni e la sua forma 
mostra all'allievo le espressioni, la costruzione, le ab- 
breviazioni usate davvero nella pratica e quella lettera 
è ben pili profittevole di venti altre di un manuale. 

Le lettere che giungono, vengono lette da ogni sco- 
laro e sottoposte dal professore ad accurata disamina, 
sia avuto riguardo al contenuto clie alla lingua. Per la 
risposta, alla quale lo scolaro deve applicarsi con una 
certa responsabilità e compiacenza, egli si darà ben 
maggior pena che se egli avesse soltanto a fare una 
traduzione. 

Se alla direzione però od al docente di lingue o di 
pratica commerciale, non riescisse possibile di annodare 
queste relazioni fra la scuola ed il ceto commerciale, 
essi devono cercare di procurarsi, nella cerchia delle loro 
conoscenze o per intromissione di commercianti distinti, 
una collezione di tah lettere scritte da corrispondenti 
esercitati, presentando queste agli scolari per venir lette 
e risposte. 

Signori, vaste sono le esigenze dei nostri tempi; 
l'epoca nostra va altera d'aver allargate con braccia po- 
derose le relazioni fra popolo e popolo, ma in questo 
scambio di relazioni son pur sempre le lingue moderne 
che tengono il primo posto. 

Possa l'Italia, convincersi di tale verità e mediante 
un pili intenso insegnamento delle lingue straniere, pos- 



— 203 — 

sano le sue scuole commerciali assorgere a nuova vita 
ed a nuovi ideali, coronando così la ben meritata loro 
fama ! 

Questo, o signori, è il sincero voto mio! {applausi 
generali e prolungati) 

Krall. Carlo (Trento) — Mi dispiace di vedere pre- 
senti a questa discussione alcuni studenti della scuola. 
Desidererei che non vi assistessero. ^Movimenti in vario 
senso, disapprovazioni) 

Presidente — Prego il prof. Krall di non insistere 
nel suo desiderio, [approvasioni vivissime) 

Heiiizmann Savino Eduardo (A n versa) — Messieurs! 
La question des langues ne saurait étre traitée que 
d'une fa^on sommaire car, s'il est vrai, comme faisait 
remarquer M. Siegfried, que nous devons éviter les gé- 
néralités, je partage 1' opinion de M. Strauss qu'il ne 
faut pas trop spécialiser, c'est-à-dire que nous devons 
éviter les questions de ménage, et nous devons discuter 
seulement les princìpes et la manière de les appliquer 
en general. 

Nous sommes tous d'accord pour reconnaìtre que 
l'étude des langues étrangères a une importance très 
grande. Quant à la place qu'elle doit occuper dans 
l'enseignement commercial, elle dépend du programme 
de chaque école, c'est-à-dire du temps que Tétude 
scientifique laisse à l'étude des langues étrangères. Le 
développement qu'on peut donner à cette étude dépend 
des études antérieures et il est réglé principalement 
par les examens d'admission. Si l'on admet des élèves 
insuffisamment prépares à coté d'autres dont l'instruction 
est plus complète, on obtient des résultats douteux, car 
on forme des classes composées d 'élèves qui ne deman- 
dent qu'un travail de perfectionnement et d'autres chez 
qui tout est à faire. 

Je dois combattre la méthode d'enseignement pré- 
conisée par l'orateur précédent. Il faut avoir égard à 
l'àge et au dégré d' intelligence des élèves. On ne peut 
se limiter à faire apprendre par coeur des mots et des 



— 204 — 

phrases à des élèves dont V instruction est déjà en par- 
tie formée, comme on le ferait pour des petits enfants. 
Je crois que renseignement des langues est surtout 
fonde sur la grammaire comparée de la langue de l'é- 
lève, de la langue véliiculaire et de celle que 1 elève 
doit apprendrc. 

Il y a une certaine unite qu'il ne faut jamais per- 
dre de vue, une corrélation à établir toujours entre 
renseignement general et l'enseignement special, pour les 
langues comme pour le reste. Tandis que lorsque il 
s'agit de matières scientifìques, on ne pense jamais dans 
un institut supérieur de commerce à introduire des 
exercices sur les notions élémentaires, lorqu'on parie 
de langues on croit toujours devoir retourner aux prin- 
cipes. Mais cela est faux. Les élèves doivent y entrer 
préparés, et s'ils ne le sont pas, on ne doit pas les 
admettre. C'est mon opinion. 

Je conclus. Selon moi, l'enseignement des langues 
étrangères dans les écoles commerciales, doit correspon- 
dre à l'enseignement tei qui est donne dans les écoles 
d'instruction generale, mais à un dégré plus élevé, et 
qui s'adapte au commerce. Et avant tout il est désirable 
que les élèves puissent suivre des cours pratiques dans 
les différents idiomes qu'ils étudient, et par consé- 
■quent faire une partie de la comptabilité, la rédaction 
des documents commerciaux, la correspondance à la- 
quelle donnent lieu les opérations du bureau commer- 
cial, dans les langues étrangères. 

Qu' il me soit permis de rattacher à ces idées, 
qui d'ailleurs ne sont pas neuves^ une proposition dont 
l'adoption rendrait un très-grand service à l'enseigne- 
ment qui nous occupe. 

Il n'y a pas plusieurs manières de parler et d'écrire 
une langue. Mais cependant il n'est pas moins certain que 
le commerce a dans chaque pays des termes, des expres- 
sions spéciales, et c'est ainsi que, sans sortir des rògles 
de la grammaire et de la syntaxe, on a créé un langage 
qui répond à l'idée d'étre clair et précis. Ainsi à An- 



— 205 — 

vcrs nous faisons usage d'un rccueil de termes com- 
mcrciaux cn six langues : fran(;ais, flamand, anglais, 
alKmand, italien et espagnol. Neserait-il pas utile de faire 
une revision de ce manuel, ou méme d'un autre s' il 
en existe, de manière à arriver à ce point important, 
c'( st à dire à l'unification des termes commerciaux de 
chaque pays et à leur traduction exacte en toutes les 
hingues? 

Selon moi, pour faire une cliose parfaite, il faudrait 
que chaque langue fut revisée dans le pays où on la 
parie. Et ce travail devrait étre fait non seulement par 
c'cs profcsseurs, mais avec le concours d'hommes d'af- 
fa ires. 

J' ajoute une autre observation, pour sauvegarder 
toute possible susceptibilité. On peut étre excellent 
pi ofesscur de langucs, voire mcme un littérateur distin- 
gue, et ne pas connaìtre la terminologie commerciale 
des langues que l'on enseigne. 

Telle est ma proposition. La première chose pour 
la réaliser, serait de nommer ici au Coni>rès une Com- 
mission composte de délégués des différents pays pour 
la révision ou la compilation de ce manuel. 

Je vous demande pardon, Messieurs, de vous avoir 
cntretenus de cette question, mais elle se rattache à 
l'enseignement des langues, surtout dans les écoles su- 
périeures de commerce, et répond à un but pratique, 
c'est-à-dire au perfectionnement du savoir commercial 
dans toutes les écoles. (Approvasi'oni generali) 

Ulrich (Bonn). — Meine Herren! Wenn ich es wage, 
S'è nach den vorausgegangenen Referaten noch flir 
e nige Augenblicke um Gehor zu bitten, so geschieht dies 
. ìp der Absicht, Ihnen in kurzen Worten die Ansichten 
zu schildern, welche in Deutschland unter den Fachleuten 
zu der vorliegenden Frage henscheii. Wie anderwarts, 
so hat man auch in Deutschland bis in die neueste Zeit 
Y rein, den Hauptwerth auf die Einlibung der gram- 
nì.itischen Rcgeln und Formcn gelegt und ali die Aus- 
riUimen und Feinheiten, die in dieser Hinsicht liir jede 



— 206 — 

Sprache bestehen, und deren sich die Eingeborenen 
meistens selbst nicht einmal bewusst sind, den Schiilern 
beizubringen versucht. In alien moglichen und unmog- 
lichen Redewendungen wurden diese Regeln getibt und 
unzusammenhangende und nichtssagende Satze an ei- 
nander gereiht. 

Die eine Grappe von Fachleuten wiinscht nun, dass 
man nach wie vor den grammatischen Unterricht in den 
Vordergrund stelle, aber einen andern Gang als bisher 
einschliigt, etwa mit dem Verbum beginnt und nun 
ganz besonders die Beispiele zu den grammatischen 
Regeln und Formen mehr aus dem praktischen Leben 
nimmt, und wo mòglich kleine Lesestiicke bildet, in 
denen die gelernten Regeln und Formen angewendet 
sind. Eine andere Gruppe dagegen wiinscht durchaus 
dass mit der alten Methode vollstandig gebrochen und 
die fremden Sprachen in ahnlicher Weise erlernt werden 
als unsere Muttersprache selbst. Die Anhanger dieser 
Ansicht meinen, dass das Interesse der Schiller dadurch 
viel mehr geweckt und sie viel leichter zur Selbstbetha- 
tigung angeregt werden konnten. Auch weisen sie und 
wohl mit Recht darauf hin, dass die Schiller bei Beginn 
des fremdsprachlichen Unterrichts vielfach noch gar 
nicht die Denkfahigkeit besitzen, welche zum Verstand- 
niss und dem Erfassen der Grammatik nothig ist. Es 
wird auch von ihnen zugegeben^ dass die Beton ung des 
Studiums der Grammatik und Syntax wesentlich zur 
Forderung der formalen Bildung beizutragen vermag 
und daher auch angezeigt sein kann bei dem vStudium 
der sogenannten toten Sprachen, die ja in der Haupt- 
sache zu jenem Zwecke gelernt werden. Andcrs Uegt 
dies aber mit den lebenden Sprachen, mit den Sprachen, 
die von Millionen noch tagtaglich gebraucht werden und 
als Verstandigungs — oder Verkehrsmittel zwischen 
den verschiedenen Kulturnationen dienen. Die Erlernung 
dieser Sprachen solle jedenfalls auch praktischen Zwecken 
dienen, ja in Handelsschulen solle und musse der Haupt- 
ton auf diese letzteren gelegt werden. Hier sollten wir 



— 207 — 

die heutigcn \''erkehrssprachen nicht in erster Linie als 
geistiges Bildungsmittel; nicht als Schriftsprachen, son- 
dern wir miissten sie vor Allem als Laut — , als Sprech- 
sprachen eiiernen. Auf diese Weise werde es am ehe- 
sten muglich scin, die jungen Leute in den Handels- 
schulen so weit zu fordern, dass sie nach Abschluss 
ihres Studiums im Volkerverkehr ihre Sprachkenntnisse 
praktisch verwerthen konnen. 

Wenn wir diesen Grundsatz als richtig anerkennen 
und daran festhalten wiirden, dann diirfte es auch 
unsern Lehrern gelingen, die richtige Methode zu fin- 
den oder besser weiter auszubauen. Denn thatsachlich 
ist die Methode bereits gefunden, man hat nach ihr 
unterrichtet und auch gute Erfolge erzielt ; freilich 
werden dabei an den Lehrer weit grossere Anforde- 
rungen in padagogischer Hinsicht gestellt, als bei dem 
Unterricht nach der bisherigen Methode. Das zu er- 
strebendeZiel, welches sie ins Auge fassen, besteht darin 
den Schiller in den Stand zu setzen, zunachst in einer 
fremden Sprache zu denken und den Gedanken mundlich 
^uszudriicken ; die schriftliche Fixirung des Gedachten 
steht an zwTiter Stelle, ohne darum vernachlassigt 
werden zu diirfen. 

Ortographie und Grammatik in extenso gehort fiir 
sie nicht an den Anfang, sondern in die Mitte und zum 
Theil in den letzten Abschnitt des Sprachkursus. Die 
Lehrer gehen etwa aus von praktischen Sprechiibungen 
und zwar werden die ersten Sprechtibungen am zweck- 
massigsten zunachst zur Lautschulung dienen, welche 
durchaus nothig ist, um cine gute Aussprache zu er- 
reichen und das Ohr des Schiilers an die fremden Laute 
zu gewohnen. Wesentlich unterstiitzt und interessanter 
gestaltet, werden die Sprechiibungen durch die Veran- 
schaulichung des gesprochenen Yvortes, insbesondere 
durch Bilder der verschiedenen Dinge, iiber welche 
man spricht. Am besten ist es, wenn man hierbei das 
dem Schuler zunachst Liegende aus dem Alltagsleben 
:zu Grunde legt, also etwa spricht uber die Mahlzeiten, 



— 208 — 

iiber die Schule, die Zeit, die Natur, die Stadt u. s. w. 
Auf Handelsschulen werden dabei, dem Cliarakter der 
Schule entsprechend, alle Sprachkreise die den \^erkehr 
betreffen (Eisenbahn, Post, Reisen etc.) in den Vorder- 
grund gestellt werden. Dabei lasst man das Lesen des 
Gesprochenen nebenhergehen und hat namentlich auf 
ein sinngemasses fliessendes Lesen grosses Gewicht zu 
legen. 

An das eingeiibte Sprachstiick schliessen sich dann 
unter gegebener Abanderung der Verhaltnisse Konver- 
sation-Uebungen. Diese soUen das Mark und das Ruck- 
grat des ganzen neusprachlichen Unterrichts bilden und 
miissen jedenfalls, als das geeignetste Alittel zur erfolg- 
reichen Aneignung der zu erlernenden Sprache gelten. 
Das ist jetzt wohl auch allgemein als richtig anerkannt 
worden, denn auch in den Lehrplanen fiir unsere so- 
genannten hoheren Schulen, wie die Gymnasien und 
Realgymnasien, die ja aut die geistige Schulung ihrer 
Schiller das Hauptgewicht legen sollen, finden wir die 
Vorschritt, dass «keine Stunde ohne Sprechiibugen » 
vergehen darf, oder dass « unter besonderem Achten 
auf gute Aussprache eifrig Sprechiibungen zu betreiben 
sind ». Ist ein Sprachstiick nach griindlicher Lautbe- 
handlung fleissig und aufmerksam gelesen und bespro- 
chen worden, so dass Inhalt und Phrasenschatz vollstan- 
diges Eigenthura des Schiilers geworden ist, so ist es 
dann an der Zeit, durch Nachfragen und Buchstabiren- 
lassen den Schiilern dieSchriftbilder einzupragen. Glaubt 
der Lehrer, der Schiller habe die Schriftbilder nun in 
sich aufgenommen, so lassi er sie durch Diktat oder 
durch Autschreiben mts deiìi GedllcJitnisse noch beies- 
tigen, und hat darin zugleich eine Controlle fiir scine 
Arbeit. Hierbei wird er von selbst aut die Besprechung 
der wichtigsten grammatischen Regeln und Formen 
gcfiìhrt werden. Von diesen sind ani'angs nur diejeni- 
gen zu beachten, die zur Einpriigung der Rechtschrci- 
bung bezw. zur Fertigunii" der schriftlichen Arbeiten 
durchaus noihig sind. Auch spater wird immer nur das 



— 209 — 

Hauptsiichlichste iind Wesentliche zu beriicksichtigcn 
scili iind eine planmassige ZusammenstcUunt^ und Vcr- 
tiefung erst den obersten Stufen vorbehalten bleiben 
miissen. 

Wie schon erwahnt, ist nach dieser Methodc der 
Sprachunterricht mehrfach schon aut Handelsschulen 
mit gutem Erfolge durchgefuhrt worden. 

Auch giebt es bereits eine Reihe trefflictier Lehr- 
biicher, welche auf dieser Methode aufgebaut sind und 
namentliclì zugleich den fur die Schulen einer Handels- 
schule nòtiiigen Stoff bieten, der theiis dem Alltagsver- 
kehr und Geschaftsieben entnommen ist, theiis auf die 
Geschichte und Geographie des betreftenden Landes 
oder die Sitten und Gebrauche seiner Bewohner, Bezug 
bat. Dass auch Musterbriefe darin einen breiteren Raum 
einnehmcn, ist bei Lehrbuchern fur Handelsschulen 
eigentlich selbstverstandlich. Mit guten Erfolg hat man 
auch mehrfach in den deutschen Schulen bei vorge- 
schritteneren Schiilern geschriebene Geschaftsbriefe dem 
Unterrichte zu Grunde gelegt, die aus dem Lande, 
dessen Sprache getrieben wird, stammen. Das hat den 
Vortheil, dass die Schiller zugleich in dem Lesen der 
verschiedenen Handschriften gelibt werden. Auch Zei- 
tungen werden wohl von den Lehrern mitgebracht, 
die in ihren Annoncen gleich Muster fiir ahnliche An- 
zeigen zu bieten vermogen. 

Ueber die mehrfach schon gewiinschte Einrichtung, 
Schiller deutscher Schulen mit solchen auslandischer 
Schulen in regelmassigen Briefwechsel treten zu lassen, 
sind die Ansichten der deutschen Fachleute wiederum 
schr getheilt. Auf der einen Seite meint man, dass sie 
sich nicht bewahrt habe, von der andern wird sie auf 
Grund erfreulicher Erfolge sehr befurwortet. Die Zeit 
wird ja wohl lehren, auf welcher Seite die Wahrheit liegt. 

Welche Sprachen in den Handelsschulen gelehrt 
werden soUen wird sich theiis nach deren Bedeutung 
ini internationalen Verkehr, theiis danach richten miis- 
sen^ mit welchen Landern das Heimathsland hauptsach- 

14 



— 210 — 

lìch im oeschiittlichen Verkhhr steht. Fur die deut- 
schen Schulen wird daher in erster Linie jedenfalls 
Franzosisch und Engliscii in Frage kommen, daneben 
Italienisch, Spanisch, HoUandisch, Russisch, wohlauch 
Danisch und Schwedisch. Demgemass finden wir auch 
in den deutschen Handelsschulen allgemein den fran- 
zosischen und englischen Unterricht als obligatorische 
Facher, wahrend der Unterricht in den anderen Spra- 
chen zumeist als facultativer gilt. Die Stundenzahl, die 
auf den frenidsprachlichen Unterricht verwendet wird, 
ist verschieden, sie muss sich naturlich theils nach der 
ganzen Organisation der Schule. theils danach richten, 
Avieviel man Sprachen betreiben will, ob man sie zu- 
gleich d. h. nebeneinander den Schiilern lehren will 
oder nacheinander u. s. w. In den 6 klassigen Handels- 
schulen wird bei uns gewohnlich mit Franzosisch in 
der untersten Klasse begonnen, wahrend Englisch erst 
im dritten oder vierten Unterrichtsjahre hinzutritt. Man 
verwendet demgemass in den 2 oder 3 untersten Klassen 
5 oder ò Stunden in der Woche auf den franzosischen 
Unterricht und reducirt dann diese vStunden in den 
oberen Klassen auf 4, 3 oder 2, um das Englische in 5 
oder 4 Stunden griindlich betreiben zu konnen. Fiir das 
Englische wird bei uns cine kurzere Unterrichtsdauer 
geniìgen, weil diese Sprache gar mancherlei mit unserer 
Muttersprache gemein hat und daher die Erlernung der- 
selben den Schiilern im allgemeinen leicht fallt. 

An den Handelshochschulen speciell muss man 
einige Vertrautheit wenigstens mit der franzosischen 
und englischen Sprache unbedingt voraussetzen und 
kann sich eigentlich nur noch mit Uebungen in diesen 
Sprachen befassen; dies ist auch fiir die beiden z. B. 
bestehenden Handelshochschulen in Aachen und Leipzig 
der Fall. Fiir die iibrigen Sprachen sind, soweit ein 
Bediirfniss vorliegt, Kurse vorgesehen, in denen die 
Sprachen von ihren elementarsten Anfangen an zu 
crlernen sind. 

Am Schlusse meines Referates angelangt, mochtc 






— 211 — 

ich mich dahin resumiren, dass man jedentalls tur den 
Unterricht in den modernen Sprachen an den H.indels- 
Mittel-und Hochschulen das praktische Bediirfniss test 
ins Auge fassen und in erster Linie beriicksichtigen, die 
Grammatik als Dienerin der Sprache betrachten solite. 
Dass dies aber auf der allgemeinen Bildungsgrundlage 
gesclielie, ist durchaus wLlnsclienswerth, denn es ist oh ne 
Frage, dass die aligemeine Bildung, wie sie in Djutsch- 
land auf den tiòlieren Sciiulen bislier geboten wurde, 
ganz wesentlicli den Kaufmann zu fordern, und in seinen 
Bestrebungen zu unterstiitzen vermag, wie dies durch 
■die Erfalirung vielfach bestatigt und namentlicli auch 
von Auslandern anerkannt worden ist. (applausi) 

Polaczòk Carlo (Cristiania). — Meine Herren ! Da 
ich nicht Fachmann bin, so kann ich hier nur einige 
Erfahrungen mittheilen, welche ich tiber den sprachli- 
chen und besonders den fremdsprachlichen Unterricht 
an unseren Schulen gemacht habe und die wahr- 
scheinlich auch mit denjenigen iibereinstimmen werden, 
welche in diesem Unterrichte auch an den tibrigen 
Schulen gemacht wurden. Wir sind hier in Norwegen 
sehr iibel daran^ weil wir unter alien Umstanden eine 
Sprache mehr lehren miissen als die iìbrigen Han- 
delsschulen, und die Vorbereitung unserer Schiller an 
den Mittelschulen in dieser Hinsicht gerade keine 
gute zu nennen ist. Dodi ist es uns gelungen, an den 
Mittelschulen im Laufe von zwei Jahren zwar nicht 
vorzugliche, aber doch verhaltnissmassig ganz gute Re- 
sultate zu erzielen. 

Djr fremdsprachliche Unterricht ist an unseren 
Schulen nicht betViedigend. Das Franzosische zum Bei- 
spiel ist ganz unberlicksichtigt geblieben, wahrend in 
Deutschland der Schiller hiemit bereits mit dem 9 
Jahre antangt und schon mit dem 11. Jahre das Engli- 
sche beginnt. 

Bei uns besteht der vorbereitende Unterricht im 
Ganzen aus 9 Jahren, indem auf die drei vorbereitenden 
Jahre der sechsjahrige Besuch einer Mittelschule folgt. 



— 21^^ — 

Mit dieser Vorbereitung kommen die Schiiler an unsere 
Anstalt. Es wird bei uns besonders darauf Gewicht 
gelegt, dass dei* Schiller rasch die fremde Sprache auf- 
fassen und sprechen lernt. Der Lehrer muss daher 
moglichst viele Zeit auf Sprechiibungen in der fremden 
Sprache verwenden und scine vSchiiler beim Examen 
auch nur in dieser Sprache priìfen. Hiebei wird nicht sa 
sehr auf grammatische, als vielmehr auf praktische 
Uebungen und auf sachiiche Sicherheit, Rlicksicht 
genommen. 

Wir benlitzen aber auch die ubrigen Facher unse- 
rer vSchule dazu, um fremdsprachlichen Unterricht zu 
betreiben. 

Ich habe diese Methode in Deutschland gelernt. 
Die meisten xlusdriicke sind in den Lehrblichern auch 
in der fremden Sprache wiedergegeben, und Handelslehre, 
kaufmannisches Rechnen^ Handelswissenschaft etc. etc. 
werden den Schiilern in der Weise gelehrt, dass mit 
dem einheimischen Ausdrucke auch der fremdsprachliche 
wiedergegeben wird, so dass der Schiller neben dem 
Deutschen, auch den englischen und franzosischen 
Ausdruck kennen lernt. Dieses Unterrichtssystem wurde 
als sehr praktisch befunden. Die Hauptsache bei einem 
fremdsprachlichen Unterrichte bleibt immer der prakti- 
sche Kunstgriff des Lehrers. Man kann einen gelehrten 
Professor in die Schule stellen, welcher seinen Schiilern 
grossartige Dinge vortragt, der praktische Erfolg wird 
aber dessenungeachtet, immer nur ein geringer sein. 
Im sprachHchen Unterrichte wird stets die Praxis die 
Hauptsache bleiben. 

Aus diesem Grunde sind an unsern Anstalten fiir 
den fremdsprachlichen Unterricht zum grossen Theile 
nur praktische Lehrer angestellt. Wir haben Lehrer^ 
welche die kaufmannische Praxis genau kennen und 
welche ihr Fach auch nur in ihrer eigenen Mutterspra- 
che vortragen, also zum Beispiel Englander fiir Englisch 
u. s. w. Dadurch erreichen wir, dass die Schiller die 
fremde Sprache sofort richtig und griindlich erfassen 



- -n-.i — 

und rasch anzuwenden verstehen. Dies sind in kurzen 
Ziigen einige wenige Erfahrungen, welche ich mir beute 
der geehrten Versammlung vorzutragen etiaubte. (Ap- 
provasion i vivissime) 

Turchetti Corrado (Brescia). — Signori, È fatto am- 
messo da tutti, ctie i risultati dell' insegnamento delle 
lingue straniere nei nostri istituti secondari, sono tutto 
altro che soddisfacenti. Ci devono essere delle cause. 

E queste cause non sono tanto da ricercarsi nella 
negligenza degli studenti o nella gratuita affermazione 
che noi Italiani manchiamo di attitudini naturali, quanto 
€ più ancora nella deficienza di metodo. 

Sono tre i vizi che generalmente inquinano il nostro 
insegnamento : 

a) La mancanza di manuah informati ad una ra- 
zionale specificazione di intendimenti. 

Le forze fisiologiche e psichiche che debbono im- 
piegarsi air apprendimento di una qualsiasi nozione 
intellettuale sono quantità definite: le nozioni intellettuali 
•costituenti l' umana sapienza sono quantità indefinite. 
Di qui la assoluta necessità di una scelta razionale, per 
raggiungere piìi rapidamente il fine immediato che lo 
studioso si propone. 

Questo che si fa (e forse non sempre bene) negli 
insegnamenti speciali delle scuole superiori, dovrebbe 
•esser fatto ugualmente, ed a più forte ragione, nell' in- 
segnamento delle lingue straniere. Ninno si sognerà di 
pretendere che lo studioso di una lingua non sua, im- 
pari i quaranta o cinquantamila vocaboli di sostanza 
■di cui si compone una lingua, per povera che sia. Ciò 
tutti ammettono. Ma quando si tratta di sapere quali 
fra essi si dovranno insegnare, quali omettere, gli scrittori 
o sono discordi, o sembrano dare pochissima importanza 
a questa per me capitale questione. 

I fini che lo studioso si propone, sono o possono 
«ssere differentissimi : taluno mira a poter comprendere 
un trattato di matematica, di fisica o di medicina in una 
lingua non sua; tal' altro, a comprendere e gustare le 



— 214 — 

peregrine bellezze letterarie dei migliori scrittori; altri 
hanno intenti filologici, per conoscere la genesi del 
linguaggio ; altri vogliono avere un mezzo per comu- 
nicare coi popoli stranieri, presso cui si dovranno recare 
per scopi di divertimento o commerciali, ecc. ecc. 

A ciascuno di questi fini deve corrispondere un 
metodo speciale d' insegnamento ; per ciascuno occorre 
la conoscenza di un patrimonio linguistico sostanzial- 
mente diverso da ogni altro, sia per quantità di vocaboli,, 
che per qualità. La scelta appropriata di questo rispet- 
tivo campo di conoscenze linguistiche, fin dai primi 
inizi dello studio, è cosa di capitale importanza per 
raggiungere più presto lo scopo, per collocare profi- 
cuamente la somma limitata di energie psichiche e fisio- 
logiche di cui ciascuno dispone. Mai come oggi fu sentito 
più imperioso il bisogno di specificare le funzioni in 
ogni ramo dell' attività materiale e intellettuale. 

Ora, questa specificazione e adattamento non si fa 
nei nostri libri di testo per lo studio delle lingue stra- 
niere, o se si fa, si fa a sproposito. Apriamo qualunque 
delle numerose grammatiche; su questo punto tutte 
sono improntate al medesimo modello, allo stesso prin- 
cipio: — l'erronea preoccupazione dì seguire il metodo 
naturale, col quale ognuno di noi apprende la lingua 
materna; quindi le parole che prime e per lunghi mesi 
s'insegnano, sono quelle che rappresentano rapporti di 
famiglia, la casa, il giardino, i campi ecc. Ora affermo 
che pel commerciante, pel touriste, un tale studio è 
perdita di tempo e di energia. Su mille voci che avrete 
imparato con tale sistema, non ne troverete cinquanta 
che vi serviranno per il vostro scopo. Il commerciante 
abbisogna sopratutto e prima di tutto di una fraseologia 
commerciale Un manuale improntato a questi principi 
manca. 

h) Un secondo e più grave difetto sta nella sover- 
chia importanza data alla grammatica. Non dico che la 
grammatica debba essere del tutto bandita : dico solo 
che dovrebbe studiarsi solo dopo qualche anno di in- 



— 2iò — 

segnamento empirico o fonetico. Essa rappresenta un 
perfezionamento, una sintesi della lingua e, come tale, 
deve seguire, non precedere la conoscenza della mate- 
ria prima sulla quale si estrinseca. La grammatica giova 
a tradurre correttamente e magari elegantemente una 
frase, ma non giova punto a parlare. Tutte le volte che 
dobbiamo pronunciare una frase in lingua straniera, non 
è alle regole che ne disciplinano la struttura che fac- 
ciamo ricorso, ma al suono. Se quelle particolari dispo- 
sizioni di vocaboli e di desinenze le abbiamo nell'orec- 
chio, noi sapremo spiegarci ; se no, no. — E una illu- 
sione credere altrimenti. La lingua parlata precede la 
scritta ; essa deve entrare nel nostro cervello a mezzo 
dell' orecchio, perchè la lingua è sopratutto successione 
di suoni. Ciò è nell' ordine naturale della genesi dei 
linguaggi ; ciò corrisponde al metodo seguito dalla na- 
tura, neir apprenderci l'idioma natio : prima impariamo 
a parlare, poi a scrivere. Ciò non si fa nella grande 
maggioranza delle scuole pubbliche. Quivi si insegna a 
base di riflessioni logiche e impressioni visive ; mentre 
è l'orecchio che prima si deve assuefare all'armonia 
nuova e strana della lingua straniera. Il metodo segui- 
to universalmente, di mettere sempre accanto alla pa- 
rola straniera la parola italiana corrispondente anziché 
r idea che racchiude, ci può abituare a tradurre col- 
r occhio le parole che vediamo scritte, non ci abitua a 
pensare e rapidamente esprimerci in hngua straniera, 
né ad afferrare il significato delle parole di chi ci parla^ 
che giungono alle nostre orecchie, ma non ai nostri 
occhi. Al commerciante non giova tanto il saper tra- 
durre quanto il sapere comunicare, esplicare i suoni, 
intendere i suoni. Al commerciante assai piià giova 
conoscere mediocremente molti linguaggi, anziché otti- 
mamente uno : é meglio farsi intendere anche sgram- 
maticando, che sapersi esprimere solo col sussidio di 
carta, penna, calamaio e dizionario. — Neil' insegnare 
una lingua a scopo commerciale, devesi bandire ogni 
digressione di carattere letterario, che oltre ad essere 



— 216 — 

una perdita di tempo, è quasi sempre una \era profa- 
nazione. 

e) Un terzo difetto sta nelle qualità dell'insegnante, 
il più delle volte italiano, la cui istruzione linguistica 
appresa nelle nostre scuole, pecca dei difetti suaccennati: 
molta teoria, buona e corretta traduzione, conoscenza 
dei principali scrittori che illustrarono la lingua; ma 
deficienti nell' uso di questo strumento, sia per man- 
canza di prontezza, sia per erronea pronuncia non as- 
suefatta dal lungo esercizio attivo (parlare) e passivo 
(udire). Egli schiva di adoperare questo strumento nelle 
lezioni e nel dialogo, e naturalmente dà quello che ha: 
regole, giochi di desinenze, misti a qualche squarcio di 
poesia Urica o di prosa del secolo d'oro. 

Riassumendo, nell'insegnamento linguistico in Italia: 

1.° mancano manuali e dizionari che diligentemente 
curino la scelta di vocaboli e frasi rispondenti ai bisogni 
immediati della comunicativa commerciale; 

2.° si stanca la mente dei giovani colla soverchia 
importanza data alla grammatica ed alla letteratura 
straniera ; 

3.° gì' insegnanti sono forse troppo dotti per un in- 
segnamento nel quale, piià che la dottrina, deve adoprarsi 
la tecnica, {vìve approvazioni) 

Wauters Paolo (Bruxelles). — Monsieur le Prési- 
dent, Messieurs! Le Comité organisateur du Congrès a 
eu l'heureiise initiative, de faire figurer au nombre des 
questions à discuter, « la rnaniève iVorganisev Pensei- 
« gnement des langiies étrangèves dans les écoles de 
« commerce secondaires et super ieiires ». 

La question n'est pas neuve, et elle a fait l'objet 
déjà de fructueuses discussions aux Congrès antérieurs. 
Aux assises internationales tenues à Bordeaux en 1895 
notamment, ce sujet a été traité d'une manière magi- 
strale, et M.r Jacques Siegfried a résumé les travaux 
de l'assemblée par le voeu « de voir mettre à rétude 
« dans les divers pays intéressés, les réformes à intro- 
« dtiire dans Teìiseignement des langues étr anger es ». 



- 217 — 

Depuis cette epoque bien des progrès ont été réalisés, 
et malgré cela, l'étude des langues est si intimement 
lié au succès des carrières commerciales^ que ce meme 
sujet mérite encore de fixer l'attention des sommités 
intellectuelles ici réunies. 

Dans tous les pays on est persuade de l'importance 
de hi questiori, mais sa mise en pratique semble avoir en- 
core des progrès à réaliser. 

Je ne compte pas, Messieurs, abuser par de lon- 
gues discussions de vos moments précieux ; qu'il me 
soit permis seulement d'examiner avec vous d'une 
manière succincte, les défauts de l'organisation actuelle 
de l'enseignement des langues étrangères et les réformes 
à y introduire. 

Dans beaucoup d'écoles de l'enseignement secon- 
daire, les langues modernes, traitées comme des bran- 
ches accessoires, n'ont pas dans les program mes la 
place qui leur revient ; et cependant parmi les connais- 
sances qui favorisent l'essor commercial d'un pays, ce 
sont elles peut-étre^ qui jouent le ròle préponderant. 
Dans tonte l'échelle hiérarchique du monde commercial, 
depuis l'employé jusqu'au négociant, la pratique des 
langues est nécessaire, non seulement pour prospérer, 
mais méme pour réussir. 

On objectera peut-étre que je fais allusion à l'en- 
seignement secondaire en general et non aux sections 
spéciales de commerce. Je l'ai fait à dessein, parce que 
l'observation s'applique aux unes comme aux autres. 
L'élève ne sait pas toujours à 13, 14 ans, quelle sera 
sa carrière future, et il est donc nécessaire de donner 
à l'étude des langues modernes, dans les sections spé- 
ciales de commerce d'abord, et méme dans les écoles 
d'instruction generale, une place proportionnée à l'im- 
portance de ces branches. 

Si l'insiste sur ce point, ce n 'est pas pour réprouver 
l'étude des langues classiques, ni pour empiéter sur 
leurs droits. Il ne faut pas vouloir niveler, uniformiser 
la culture intellectuelle de tous ; ce qui est nécessaire 



— 218 — 

à l'un, est inutile à l'autre. J'apprécie les nombreux 
avantages de l'étude des langues mortes et la suppres- 
sion de celles-ci ne ferait pas le succès de celles-là. 
D'autre part, la traduction correcte de Virgile et la con- 
naissance approfondie d'Homère, très utiles à certains, 
ne faciliteraient en rien l'établissement d'un comptoir 
commercial au Congo, ni la construction d'un chemin 
de fer en Chine. 

C'est pour ces motifs, que je demande avec instance 
à l'éducateur moderne, de conserver au latin et au 
grec la place qui leur est due dans les écoles d'in- 
struction generale ; elles formeront une élite pour les 
carrières libérales. 

Je lui demande avec plus d'instance encore, d'accor- 
der dans ces institutions une importance suffisante aux 
langues modernes, nécessaires aux futurs pionniers des 
carrières commerciales, industrielles et consulaires. 

Je lui demande enfin et surtout, d'attribuer à ces 
branches, dans les sections spéciales de commerce de 
l'enseignement secondaire, le role prépondérant qui leur 
revient. 

Une autre observation s'adresse aux méthodes 
d'enseignement. Une langue étrangère ne s'acquiert 
que par la pratique ; le meilleur moyen de l'apprendre 
rapidement, est de séjourner dans le pays où elle se 
parie ; malheureusement ce mo3'en n'est pas à la portée 
du grand riombre. 

L'école peut y suppléer partiellement en obligeant 
les élèves à parler et à entendre parler la langue ensei- 
gnée ; mais pour les initier à sa pratique courante, les 
cours devraient se faire autant que possible dans la 
langue étrangère et non dans la langue maternelle des 
auditeurs. 

Un mot encore qui s' applique uniquement aux 
cours de langues des sections spéciales de commerce ; 
l'enseignement dans ces sections doit-étre, lui aussi, 
spécialisé. 

Il ne suffit pas ici de faire faire aux élèves des 



— 219 ~ 

exercices quelconques, il faut leur donner avant tout 
dcs travaux pratiques, leur permettant de se familia- 
riser avec le vocabulaire utilisé dans le commerce, et 
les rendant aptes à négocier une affaire à l'étranger. 
Ce n'est pas dire qu'il faille negliger la partie litté- 
raire des langues, mais dans une école commerciale la 
littérature classique doit venir en seconde ligne, et 
s'adresser seulement aux élèves qui sont assez avancés 
pour la comprendre 

La question présentée aux délibérations de l'as- 
semblée, visant non seulement les écoles de commerce 
secondaires, mais encore l'enseignement commercial 
supérieur, je me permets d'émettre le désideratum, de 
ne recevoir aux cours de langues obligatoires dans ces 
écoles supérieures, que les candidats ayant déjà une 
connaissance sufifìsante des langues, pour en aborder 
iitìmédiatement l'étude pratique commerciale. 

Les élèves mal préparés ne peuvent suivre les 
cours avec fruit, ils perdent leur temps et le font perdre 
aux autres. Et s'ils finissent par obtenir un diplomo, 
parfois presque par pitie, il restent des déclassés qui 
encombrent les carrières, s'imaginant qu'un titre de 
licencié, tient lieu de valeur personnelle et suffit à as- 
surer leur avenir. En raison de ces motifs, j 'estime que 
c'est un service à rendre à tous, et surtout aux can- 
didats eux-mémes, d'écarter des cours de langues les 
élèves mal préparés. On rend ainsi la carrière commer- 
ciale moins accessible à ceux qui ne pourraient y oc- 
cuper un rang honorable, et on les oblige à chercher 
une profession mieux en rapport avec leurs aptitudes. 

Je me résumé, Messieurs, et je termine. Veuillez 
me permettre de conclure, en traduisant les réflexions 
qui précèdent, par les voeux suivants que j'ai l'honneur 
de soumettre à vos bienveillantes délibérations ; trop 
heureux si j'aurai pu ainsi faire avancer d'un pas 
cette question si intéressante pour le monde com- 
mercial : 

I. — Donner à Venseignement des langues moder- 



— 220 — 

ìies une plus grande ùnportancc dans Ics pvo- 
graniines des écoles de coniinevce secondaires. 
IL — Engagev les pvofesseurs de langues étrangères 
des écoles coimnerciales de tous les degvés, à se 
servir autant qiie possihle de la langue ensei- 
gnée, et non de la langue niaternelle des élcves. 

III. — Organiser l'enseignenient des langues étran- 

gères dans Ics écoles commerciales de tous les 
degrés, de manière à faììiiliariser les élèves^ par 
de nombreux exercices pratiques, avec le voca- 
bulaire uiilisé dans le commerce. 

IV. — Engager les jurys d'adinission des écoles de 

coììimerce supéricures, à n'admettre cjue les élèves 

conìuiissant déjà la parile graninuiticale des 

langues étrangères et capables, par coìiséquent, 

daborder iìn mediate nient avec fruii le còlè pra- 

ticjue. (Applausi generali e prolungati) 

Bartòs Filippo (Budapest). — Messieurs, J' espère 

que r honorable M. Strauss me permettra d' émettre un 

voeu personnel, contraire à tous les voeux généraux. 

Le voeu est vraiment un peu naif. Je désire de 
tout mon coeur que le Congrès de 1' enseignement com- 
mercial approche au moins d'un petit pas du but défì- 
nitif que nous avons devant nos yeux, d'arriver à un ré- 
sultat digne d' une école. 

La dignité de 1' école demande que le but auquel 
r enseignement peut tendre, réponde à l' idée qu' on se 
fait d' une école qui n' est pas une usine, ni un atelier 
de lecture. 

Lorsque j' ai re^u le programme du Congròs actuel, 
je me suis dit : maintenant je suis certain que nous ferons 
un pas en vivant. C'est peut étre la première fois que la 
question est mise sur ce pied. Jusqu'ici on avait de- 
mande quelle méthode on devait suivre; maintenant au 
contraire, on demande comment lenseignement doit étre 
organisé. 

Am Congrès d'Anvers on a dit que la question de 
r enseignement n'est pas une question de méthode, mais 



— ??I — 

d' organisation. Les orateurs précédents ne se sont pas 
assez exprimés sur 1' organisation qu' on peut donner à 
l'erseignement: la plupart se sont occupés de la méthode. 

Faiblement nous nous sommes cependant occupés 
méme un peu de T organisation. Mais qu'est-ce que 
signifie ce mot pour l'cnseignement des langues vi- 
vantes? Je crois qu' on pourrait réduire la question, en 
disant que la question des langues vivantes est une 
question organique. On peut bien Taire le voeu qu' on 
doive apprendre aux élèves à parler ces langues, mais 
ou n'y arriverà jamais. S' il y a une exception, elle 
prouve la règie: que l'enseignemcnt dans les écoles 
n' obtient pas les résultats espérés. 

Pourquoi ? Voilà ce que j'aurais voulu bien enten- 
dre des orateurs précédents. Quelles sont les causes 
pour lesquelles ou n' arri ve pas à un résultat ? La mé- 
th'ode ne peut en étre la raison ; nous avons tant parie 
et discutè sur la méthode, qu'on pourrait remplir cette 
ealle de volumes, articles, lectures, etc. C est donc 
une question organique. 

La première chose qu' on devrait faire pour arriver 
à bien organiser l' enseignement des langues vivantes 
dans Ics écoles commerciales est celle-ci. Il faut se dire 
avant tout : dans 1' enseignement des langues vivantes 
il faut viser à plusieurs buts. Si je dispose de six heu- 
res et que j'ai une classe de 30 élèves, je puis me proposer 
tei et tei but; si je dispose de trois heures et que j'ai 60 
élèves, je ne puis certainement me proposer le méme 
but. Il Y a quelqu' un qui dit que 1 ecole fera ce qu'elle 
pourra: quant à moi, je crois au principe pédagogique, 
que toute école se doit proposer un but, auquel elle peut 
arriver complètement et entièrement. 

La question des langues étrangères n' a jamais été 
posée clairement et nettement. Ou peut parler les lan- 
gues étrangères de mille e mille manières. 

On a dit au professeur : voilà telle classe, tu dois 
apprendre aux élèves à parler la langue frangaise. 
L' expérience mentre qu'on n'a jamais osé dire au 



professeur : tu dois apprendre à ces élèves la correspon- 
dence commerciale en telle langue et rieji autre. Voilà 
un but qu' on peut atteindre. 

Le Congrès de Venise aurait dù peut-étre s'occuper 
d' une de ces questions. Dans une école commerciale 
qui ne dispose pas d' assez d' heures par semaine et 
où les classes so ut trop nombreuses, lequel des deux 
buts devrait-on choisir, la correspondance ou la con- 
versatjon ? 

Ma conclusion est celle-ci. Puisque dans 1' école le 
but le plus difficile à atteindre e' est la conversation, dans 
une école commerciale qui ne dispose pas d'assez d'heures 
et contient un trop grand nombre d' élèves, on doit se 
proposer exclusivement l' enseignement de la langue 
écrite et par conséquent de la correspondance com- 
merciale, car cet enseignement se fait bien plus facile- 
ment, pouvant faire écrire plusieurs élèves à la fois, 
tandis qu'on ne peut faire parler qu'un seul élève à la fois. 

S' il y a plus d' heures et moins d'élèves, alors on 
pourra s' occuper du second but : la conversation. 

Au Congrès d' Anvers il y avait 1' unanimicé sur 
une question, e' est à dire que le résultat obtenu dans 
r enseignement des langues étrangères n' était pas suf- 
fìsant. Cela dépend de ce que nous ne nous sommes 
pas assez occupés de 1' organisation. 

L' organisation est la question qu' on doit encore 
résoudre. On a essa3''é toutes les méthodes possibles. 
Maintenant ou doit dire : chaque professeur choisira la 
méthode qu'il croira la meilleure; la méthode vaut autant 
que le professeur qui 1' emploie. 

Mais il n' y a pas seulement de bons professeurs. 
Or, nous devons venir en aide à ceux qui ne sont pas 
bons, en leur donnant l'organisation qui leur fait défaut. 
(appvovasioni) 

Krall Carlo (Trento) — Signori! Premetto che un'ora 
fa io non pensava di prendere la parola in argomento. 
Una osservazione da me latta, mi stimola a farlo. Non ho 
chiesto che gli studenti non sentissero le nostre discus- 



— 253 — 

sìoni per disprezzo verso di essi, tutt' altro. Io non sono 
conosciuto a Venezia, ma mi conoscono a Trento, ove da 
25 anni insegno la lingua tedesca; e se vi è un amico degli 
studenti, quello sono io; se v' è uno che non soltanto 
cerca di insegnare, ma di giustificare presso gli studenti 
quello che dice, sono io. Io credo che il giovane che è 
destinato ad essere membro della società e del com- 
mercio, debba sapere il perchè delle cose. E quindi se 
io mi sono permesso di fare quella osservazione, era 
soltanto per il modo in cui il primo oratore in argo- 
mento trattava la questione. In un congresso pedago- 
gico è bello assai anche entrare nei particolari, e io 
primo avrei fatto tesoro dei suggerimenti che mi ven- 
gono dati. Del resto, l'ultimo oratore da questo posto 
mi ha dato implicitamente ragione. Ogni docente faccia 
come la coscienza gli detta ; ogni metodo è buono^ se 
il docente lo sa applicare. 

Venendo a dire dell'insegnamento delle lingue nelle 
Scuole commerciali, vorrei consigliare in primo luogo 
di hmitare il numero delle lingue. 

Io non credo che nelle Scuole medie di commercio, 
e parliamo soltanto di queste, si possa parlare di cinque 
o sei lingue straniere, come è stato detto da questo posto. 
Io credo che nella Scuola media di commercio, tre lingue 
possano e debbano essere sufficienti. Faccia poi la Scuola 
superiore di commercio quello che crederà di fare. La 
Scuola media, msegnando tre lingue, dà quanto può 
dare, e io credo che volere insegnarne di pìh sarebbe 
a danno dei risultati. Secondo me si dovrebbe inse- 
gnare la lingua materna e due Hngue straniere a scelta. 
In Austria si segue appunto questo sistema. In quanto 
alle due lingue straniere da trattarsi, i metodi sarebbero 
differenti. 

Gli elementi dell'una, di quella di maggiore impor- 
tanza pel paese, dovrebbero essere stati dati già nella 
scuola piimaria. Nella scuola secondaria si dovrebbe 
perciò poter cominciare subito colla pratica, deducendo 
la grammatica dalla pratica. Nella lettura, nella conver- 



— 224 — 

sazione^ nella dettatura sì dovrebbe fare appello alle 
regole grammaticali che si presuppongono già insegnate, 
principalmente dove lo scolare sbaglia, e così la gram- 
matica verrebbe ribadita. Per la seconda lingua invece, 
nuova per lo scolare, consiglierei di far precedere lo 
studio grammaticale, e di passare solo gradatamente 
alla pratica applicazione. 

La grammatica che taluno oggi vorrebbe troppo 
abbandonare nell'insegnamento, è assolutamente neces- 
saria come base. Solo chi abbia solide cognizioni gram- 
maticali, arriverà a parlare e scrivere correttamente. 

Sottopongo perciò all' onorevole Congresso l' idea 
di limitare nelle Scuole medie di commercio l'insegna- 
mento delle lingue straniere a due, trattandole, se ci 
sono cognizioni antecedenti, col metodo pratico, se la 
lingua è nuova per gli scolari, alla base dello studio 
razionalmente sistematico della grammatica. 

È stato domandato se nelle Scuole medie di com- 
mercio SI debba dare maggior peso allo studio delle 
lingue come tali, o allo studio della corrispondenza in 
quelle lingue. Ed è stato risposto : a seconda della quan- 
tità di ore a disposizione. 

Io credo però che, poche o molte siano le ore, non 
si dovrebbe trascurare né l'una né l'altra parte, il 
che si otterrà trattando la lingua nella corrispondenza 
e sulle lettere commerciali che si spiegano, leggono o 
scv'\vox\o. •{approvasioiiì) 

La seduta è levata alle ore 4,40 pom. 



SEDUTA DEL 6 MAGGIO 



La seduta è aperta alle ore 9 ant. sotto la presi- 
denza dell' on. Pascolato, presidente del Congresso. 

Riprende il suo posto di segretario il prof. Vivanti, 
che è accolto da un lungo applauso. 

Presidente. — Mi associo cordialmente all' applauso 
dell' Assemblea, e mi rallegro di vedere ristabilito in 
salute il nostro egregio segretario, [cipprovasioni) 

Riprenderemo e finiremo stamane, la discussione del 
secondo quesito. Raccomando agli oratori la massima 
concisione, perchè il cammino che abbiamo ancora da 
fare è lungo. 

S.^ Cyr Penot (Lione). — Messieurs, J' entrerai di- 
rectement au coeur de la seconde question, et ne par- 
lerai que des écoles supérieures, particulièrement de 
1' école de L3''on. 

Dans cette école tous les élèves apprennent deux 
langues étrangères: langlais obligatoirement, et au choix 
l'allemand, l' italien, ou l' espagnol. 

Nous divisons l' enseignement en deux parties : 
l'enseignement écrit et T enseignement parie. Nous pen- 
sons qu' on ne peut donner plus que 20 élèves à cha- 

15 



— 226 — 

que professeur, et par conséquent nous les partageons 
suivant leurs forces. Cette di vision est très importante, 
car, avant leur entrée à l'Ecole, plusieurs ont déjà 
étudié l'anglais ou l'allemand et ce serait leur faire 
perdre leur temps que de les méler à ceux qui ne font 
que commencer l'étude de ces langues. 

Pour r enseignement écrit nous faisons faire beau- 
coup d'exercices. Pour ceux qui commencent l'étude d'une 
langue, nous leurdonnons les éléments de lagrammaire; 
les autres s'occupent surtout de questions commerciales, 
leurs exercices consistent à apprendre les termes com- 
merciaux, à faire des lettres, à traduire des circulaires, 
etc. A la fin de 1' année, nos élèves peuvent écrire une 
lettre correctement ou la traduire. Je déposerai au sé- 
crétariat un certain nombre de ces leltres, pour don- 
ner une idée du t3'pe de celles que font nos jeunes 
gens. 

Pour la partie parlée, nous suivons un autre systè- 
me. Nous groupons seulement 4 ou 5 élèves, et la con- 
versation se fait en dehors des heures de cours, entre 
les jeunes gens désignés et le professeur. Les sujets des 
conversations sont pris dans les revues ou lesjournaux 
que le professeur a à sa disposition, ou portent sur des 
questions pratiques, comme par exeraple un voyage, 
Tarrivée dans un pays étranger, à l'hotel ou à la gare, 
une visite à un client, etc. 

Vers la fin de la deuxième année, les jeunes gens 
doivent trailer des questions dans les langues étrangè- 
res qu' ils ont apprìses. 

Je ne vous dis pas qu' avec ce S3^stème nous 
ayons atteint la perfection. Il est d'usage qu'un com- 
mer^ant se plaigne toujours de ses affaires; nous faisons 
comme lui et voudrions arriver encore à de meilleurs 
résultats. Aussi serions nous heureux si les délégués 
étrangers venaient nous donner des renseignements sur 
ce qu' ils font chez eux, car e' est par Péchange des 
idées, que nous pouvons améliorer l'enseignement des 
langues vivantes dans nos pays respectifs. {approvasioni) 



— 221 - 

Bloch Gilberto (Bienne). — Rinuncia alla parola. 

Presidente. — M.'" Bloch a presente un mémoire 
sur la deuxiòme question, qui a été distribué a M. M. 
les Congressistes. 

La discussion sur l' enseignement des langues tou- 
che à sa fin. Il faut maintenant prendre connaissance 
des propositions, qui ont été déposées au bureau et dont 
quelques unes ont été développées par leurs auteurs et 
d' autres non. Je vais les lire : 

1. Proposition de M. A. Roncali (Génes). 
Il Congresso fa voti : 

a) che fra le lingue straniere da insegnarsi nelle 
scuole secondarie, si scelga per prima quella che per 
ragione filologica sia la pii^i affine alla lingua del paese ; 

h) che l'insegnamento sia, in ogni ordine di scuole, 
per quanto possibile individuale e limitato ad un nu- 
mero relativamente ristretto di scolari ; 

e) che il metodo anziché essere unico, si adatti 
allo stato di coltura degli allievi ; 

d) che nelle scuole, anche di più alto grado, non 
si insegnino come materia obbligatoria piiì di due od 
xil massimo tre lingue, lasciando facoltativo a pochi tra 
i migliori alunni, lo studio di altre che si reputano piìi 
utili per le condizioni locali della scuola ; 

e) che r insegnamento abbia sempre di mira Tuso 
•della hngua straniera pei bisogni commerciali, curando 
che r allievo impari prima a comprenderla, poi a scri- 
verla e finalmente a parlarla ; 

/) che una o pii^ materie d' insegnamento che 
ammettono il metodo espositivo, siano insegnate nelle 
scuole superiori, usando la meglio appresa fra le lingue 
straniere. 

2. Proposition de M. Edouard Heinzmann Savino 
<Anvers). 

Il Congresso, penetrato della necessità dal punto di 
vista dell' insegnamento delle lingue nelle scuole di com- 
mercio, di determinare il significato dei termini comi- 
«lerciali in noni paese, di assicurarne la traduzione e- 



— -^'28 — 

satta nelle diverse lingue e all' occorrenza di trovarne 
i termini corrispondenti, incarica una commissione scelta 
fra i suoi membri, di studiare i mezzi di raggiungere 
lo scopo e di presentare al prossimo Congresso un rap- 
porto sullo stato della questione. 

3. Pvopositioiis de M. Pliìlippc Bartòs (Budapest). 
a) Le Congrès croit devoir maintenir la question 

de r enseignement des langues vivantes à l' ordre du 
jour du prochain Congrès. 

/;) Le Congrès émet l' avis que dans les écoles- 
secondaires le minimum d'heures d' enseignement des 
langues vivantes, ne peut porter que sur la correspon- 
dance commerciale. 

4. Pvoposition de M. Gilbert Bloch (Bienne). 
Le Congrès émet les avis suivants : 

a) L'enseignement d'une langue étrangère peut 
étre achevé dans les Ecoles de commerce secondaires 
en trois ans, avec 4 ou 5 le^ons hebdomadaires et un 
nombre restreint d'élèves. 

h) Dans la I année on doit se baser sur la gram- 
maire, dans la II sur la Iccture, dans la III sur la com- 
position et la correspondance. La plus grande attention 
doit étre portée sur la conversation et la bornie pro- 
nonciation. 

e) La méthode doit étre rationnelle ; pour une 
partie des règles, la méthode inductive est à sa place. 

d) Le professeur aura fait des études sérieuses ;. 
il connaìtra la langue étrangère comme sa langue ma- 
ternelle. 

e) Les manuels de langues étrangères doivent 
étre unifiés, tout en respectant les besoins nationaux ou 
régionaux. 

f) L'enseignement des langues étrangères dans 
les Ecoles de commerce siipérieures ne peut étre dé- 
taillé. L'étude de la littérature entre dans le programme 
des études. 

5. Proposi! ion de M. Charles Viillieuiin (Lausanne). 
Le Congrès émet les avis suivants : 



o-)9 

a) La méthode nou\ elle, dite imitative, ne saurait 
■s'appliquer d'une maniòre un peu absolue qu'à des 
'élèves très-jeunes, ou possédant seulement la langue 
maternelle. 

h) Il ne faut pas donnei- la tentation aux élèves 
d'apprendre trop de langues simultanément et il faut 
organiser le tableau des le(;ons en conséquence. 

e) L'étude de toute langue doit étre intensive, 
avec diminution .succe'=;sive du nombre des heures qui 
lui sont consacrées. 

6. Pvoposition de M. Francois Z,a5^?/5 (Varsovie). 
Premesso che in un non lontano avvenire si prevede 

che il commercio e l' industria della China e del Giap- 
pone prenderanno uno sviluppo straordinario e che 
sarà conseguentemente necessario di avere agenti com- 
merciali e viaggiatori la cui sfera d' azione sarà preci- 
:samente nei paesi suddetti, ed i quali potranno allora 
■soltanto agire con profitto nell' interesse delle missioni 
•di cui saranno i mandatari, quando conosceranno le 
lingue dei paesi anzidetti, onde mettersi in contatto con 
la classe commerciale indigena ; 

considerato che la conoscenza della lingua chinese 
•e giapponese è una necessità attuale per i giovani 
delle nazioni che hanno nei paesi orientaU delle Co- 
lonie ; 

mi permetto di esprimere il voto che T illustre Co- 
mitato del Congresso faccia ciò che crede più opportuno 
•onde ottenere che gli studenti i quali finiscono il corso 
commerciale, possano in seguito essere liberamente 
ammessi negli istituti di quei paesi dove esistono delle 
facoltà di lingue orientali, e dopo di avere subito un 
•esame soddisfacente, possano ottenere un certificato in 
tase al quale abbiano la preferenza per occupare quei 
posti dove si domanda la conoscenza delle scienze 
commerciah. 

7. Pvoposition de M. Paid Wauters (Bruxelles). 
Le Congrès émet les voeux suivants : 

a) Donner à l'enseignement des langues moder- 



— 230 - 

res dans le programme des écoles de commerce secon- 
daires, l'importance qui revient à ces branches en égard 
à leur nécessité pour toutes les carrières commerciales, 
et ne pas les trailer comme des branches accessoires. 

b) Engager les professeurs de langues étrangères 
à se servir autant que possible de la langiie enseignée 
et non de la langue maternelle des élèves. 

e) Organiser l'enseignement des langues, de ma- 
nière à famiiiariser les élèves par de nombreux exercises 
pratiques, avec le vocabulaire utilisé dans le com- 
merce. 

d) Engager les jurys d'admission aux écoles de 
commerce supérieures à n'admettre que les élèves con- 
naissant déjà la partie grammaticale des langues étran- 
gères et capables par conséquent d'aborder immédiate- 
ment avec fruit le coté pratique. 

8. Proposition de M. Anguste Gatuievisi (Rome). 

Le Congrès, considérant qu'on ne peut penser ni 
s' exprimer dans une langue, quand on n' en possedè 
pas les matériaux nécessaires ; 

considérant que pour les agents de commerce la 
facilité de l'élocution est d'une très-grande importance 
économique ; 

émet le voeu : 
a) que dans les écoles de commerce secondaires 
ou moyennes l'enseignement des langues étrangères, 
suivant la méthode rationnelle, procède de la langue 
parlée à la langue écrite, et donne une plus large part 
aux exercises de conversation et de phraséologie ; 

h) que l'enseignement, dès qu'on le peut, soit 
donne dans la langue étrangère qu'on enseigne ; 

e) que l'étudc théorique soit faite comparati- 
vement, ayant toujours pour base la langue mater- 
nelle. 

J'ajoute que M. Ferruccio Truffi (Venise) propose 
que, si le motion de M. Heinzmann Savino est accep- 
tée par le Congrès, les membres de la Commission 
pour étudier la terminologie commerciale soient deux : 



— 231 — 

Tun pour la terminologie couìììierciale proprement dite, 
l'autre pour les noìns des niarchandisis. 

St. Oyr Penot (Lione) — Je propose que, comme 
on a lait pour la première question, ces propositions 
soient examinées par le Bureau, qui formulerà les voeux 
qui pourront étre votés per le Congrès. 

Presidente — S' il n'y a pas d'opposition, je mets 
en votation la proposition de M. St. Cyr Penot. 

È approvata. 

Presidente — Nous allons passer à la troisième 
question: « Résultats obtenus jusqti' ici par Venseigne- 
nient de la pratiqiie commerciale. Quelle est la ìiicilleure 
maniere de rorganiser dans les Ecoles secondaires et 
super ieiires ». 

Je récommande aux orateurs d'étre concis autant 
que possible. La discussion devra probablement étre 
réòuverte lorsque le bureau presenterà ses conclusions. 

Il faut dono maintenant étre concis, pour arriver 
vite à une conclusion. 

St. Cyr Penot (Lyon) — Messieurs, Je demande 
pardon de tenir encore une fois !a tribune. 

L'année dernière, après le Congrès d'Anvers, notre 
président mon collègue et ami, eut la bonté de passer par 
Lyon et de visiter notre école de commerce. Il fut frappé 
de l'organisation du bureau commercial et il me de- 
manda pour le Congrès actuel de rediger une note 
sur cette organisation. Cette note vous a été distri- 
buée, et je n'entrerai pas ici dans les détails. Vous 
avez pu en prendre connaissance. 

Je vous dirai seulement quel est le principe qui 
nous a guidés dans l' établissement de notre bureau 
commercial. 

Il faut donner au jeune négociant de l'initiative, ce 
que le cours d'amphithéàtre ne peut lui donner; ce 
problème est réalisé par le bureau commercial. Notre 
enseignement de comptabilité et tenue des livres dure 
deux ans. Dans la première année on donne toute la 
théorie nécessaire, on fait faire des exercices, on ap- 



— 2i2 — 

prend la manière de taire les calculs et de les abréger. 
Ainsi dès la première année, les élèves savent com- 
ment se font toutes les opérations commerciales et à 
la fin du cours, le professeur leur fait traiter des ques- 
tions générales, dans lesquelles l'opération est conduite 
depuis son origine jusqu'à la fin, en passant par les 
écritures et la constatation des résultats. Ainsi lorsque les 
élèves passent au deuxième cours, ils sont déjà formés. 
Le temps consacré est de 12 heures par semaine, ce qui 
est suffisant pour traiter toutes les questions dans une 
seule année. 

Dans la deuxième année les élèves ouvrent des 
maisons de commerce fictives, soit en France soit à 
r étranger. Les élèves commencent par rediger les actes 
sociaux, ouvrent les livres, préparent les circulaires qui 
sont traduites en diverses langues pour se mettre en 
relation avec leurs camarades établis en pays étrangers. 
Pour se diriger dans ces affaires, ils ont à leur disposi- 
tion les journaux de commerce et les circulaires qui 
nous sont envoyées, afin que les opérations qu'ils traitent 
reposent sur des données réelles. La seule eh ose dont 
nous ne tenons pas compte, c'est le temps ; car si par 
exemple nous vouHons attendre une lettre de la Chine, 
nous n'aurions pas le temps de faire plusieurs affaires 
dans l'année scolaire. 

L'élève est ainsi obligé de passer par toutes les 
opérations'; il tient ses livres, et à la fin il voit si la 
maison a eu ou non des bénéfices. 

Cet enseignement, qui est extrèmement vivant, est 
avantageux pour les élèves, parce qu'il leur donne l'ini- 
tiative de faire quelque chose sans que le professeur 
le leur dise. S'ils se trompent la première fois, la 
seconde ils font mieux. Ils sont très intéressés par ce 
genre de travail. 

Dans ma relation vous verrez les objections faites 
à cet enseignement. 

Il y'en a une qui a été faite en France récemment. 
Cet enseignement, dit-on, est destine à former des em- 



~ 233 — 

ployés et non des patrons, car ceux-ci ne doivent pas 
faire les calculs, tenir les livres, etc Mais un futur 
patron doit étre capable de faire un bon employé. Si 
son pére a une maison de commerce, il le fera débuter 
comme employé pour qu'il apprenne tous les services 
de la maison. L'objection ne me parait pas sérieuse. 

Je ne parie pas des autres objections ; je suis à 
la disposition de l'assemblée pour tous les éclaircis- 
sements qu'elle pourrait désirer. 

Notre système n'a pas été adopté en France dans 
toutes les écoles supérieures, et en tout cas, pas de la 
méme manière. Je crois qu'il est applique à l'école de 
Venise. Il y a 20 ans, M. F'errara en passant par 
Lyon fut lui aussi frappé de notre système, il demanda 
que notre école se mit en relation avec celle de Ve- 
nise, et en effet cela fut fait pendant quelques années. En 
Suisse il y a aussi une organisation analogue à la notre 
dans quelques Écoles. 

En France. dans certaines écoles secondaires de 
commerce, on a adopté le méme système, et vous 
pourrez voir dans ma relation comment est organisée 
l'école de Nìmes. Là on accorde à cet enseignement un 
temps inférieur à celui que nous lui consacrons et on 
y a adopté un système un peu différent, mais qui ar- 
rive aux mémes résultats. J'ai entendu dire qu'on est 
content de son application. 

A L^^on personne ne s'est plaint de notre S3^stème; 
•au contraire, lorsque nos élèves se présentent pour en- 
trer dans une maison de commerce, ils trouvent taci- 
lement à se piacer et se tirent très bien d'affaire dès 
le premier jour. (approvasioìiì) 

Presidente. — Je puis ajouter que notre Ministre 
du Commerce a invite les écoles italiennes de commer- 
ce à se mettre en rapport avec les écoles etrangères et 
que cela a été fait avec succès par notre école de 
Venise. 

Adler Abramo (Lipsia). — Meine Herren ! Ich habe 
Ihnen leider liber die Frage der Muster-Comptoirs in 



— 2M - 

Deutschland nicht viel mitzutheilen, Denn bis jetzt ist der 
handelswissenschaftliche Unterricht auf den deutsch- 
en Handelsschulen nicht in der Form ertheilt wor- 
den, wie sie eben besprochen worden ist. Der Grund,. 
weshalb dies nicht geschehen konnte, ist der, dass, wie 
Sie schon in den friiheren Debatten gehòrt haben, un- 
sere Handelsschulen eine wesentlich doppelte Aufgabe 
haben. die darin besteht, dass sie die jungen Leute in 
der allgemeinen Bildung moglichst weit bringen und 
ihnen zugleich eine fachlich-kaufmannische Ausbildung 
in dem Sinne geben sollen, dass sie lllr iliren kiinftigen 
Beruf das nothige wissenschaftliche Verstandniss erlan- 
gen. Ferner gewahrt unsere Handelsschuie zu gleicher 
Zeit ihren Abiturienten das Recht des einjahrigen Mi- 
litar-Dienstes. Es bleibt daher nur sehr wenig Zeit fiir 
die praktische Handelswissenschatt iibrig. Wir konnen 
auf diese Handelstacher nicht 12 Stunden prò Woche 
verwcnden, sondern mtissen uns mit der Halfte begniigen 
und erst in dem letzten Schuljahre ware es moglich, ein 
solches Muster-Comptoir einzufuhren. Alle Herren, wei- 
che selbst im Schulfache thatig sind, werden es wissen, 
dass zur Durchfuhrung eines solchen Comptoirs soviele 
Kenntnisse der Schiller vorausgesetzt werden miissen,. 
dass wir an unsere Mittelschulen nicht dr.ran denken 
konnen, solche Comptoirs einzufuhren. Ferner ist in 
Deutschland an solchen Handels-und-Gewerbesehulen das 
Fachlehrersystem sehr entwickelt. Wir stehen hier in 
einem gewissem Gegensatze zu den rein humanistischen 
Anstalten. Jedes Fach ist in die Hande eines Specialisten 
gelegt. Gerade diesem Umstande und dieser Trennung, 
glaube ich, ist der Erfolg des fachlichen Unterrichtes an 
den deutschen Handelsschulen beizumessen. Im Muster- 
Comptoir hingegen wird der Unterricht und die Leitung 
nothwendiger Weise fast ausschliesslich in die Hand 
eines und desselben Lehrers gelegt, der sich hochstens 
einer oder einiger Hilfskrafte bedienen kann. 

Ferner muss ich auch hervorheben, dass in Deutsch- 
land die Mehrzahl der Handelsschulpadagogen auf 



— 235 — 

einem anderen Standpunkt steht, als er vielfach hier 
vertreten wird, indem sie glaiibt, dass es nicht die 
Aufgabe einer Handelsschule sein kann, Praktiker voU- 
stiindig auszubilden und sie mechanisch auf be- 
stimmte technische Verrichtungen einzuliben. Die 
Handelsschule soli bei uns keine Lehrwerkstatte sein^ 
sondern ihren Schiilern nur eine wissenschaftliche 
Grundlage fUr den spateren praktischen Beruf geben. 
In dieser Auffassunij werden wir auch von unserem 
Kaufmannsstande unterstiitzt, der nicht haben will dass 
wir in der Schuie Leute Itir die Praxis vorbereiten, 
sondern behauptet, dass das, vvas das Muster-Comploir 
leisten will die Aufgabe der spateren Lehrzeit sei. Die 
Einrichtung von Muster-Comptoirs zum Ersatze der 
Lehre ware also an unseren Handelsmittelschulen gar 
nicht moglich. Wir bringen es hochstens dahin, dass 
die Abiturienten unserer Handelsschule eine abgeklirzte 
Lehrzeit geniessen und wahrend dieKaufmmans lehdinge 
sonst in der Regel drei und in den Seestadten sogar 
vier Jahre lernen, werden unsere Handelsschiiler in der 
Regel schon mit zwei Jahren Lehrzeit angenommen. Von 
dieser Lehrzeit aber wtirden unsere Kaufleute nicht 
abgehen, wenn wir auch unsere Schiller noch welter 
ausbilden wollten. Wenn es also bei uns gar nicht 
in Frage kommen kann, Muster-Ccmptoirs an den 
Handelsmittelschulen einzurichten, so konnte doch in 
Betracht gezogen werden, ob diese Einrichtung nicht 
fiir eine hòhere Stufe von Handelsschulen, die den 
oberen Klassen unserer neunjahrigen Gymnasien oder 
Realgymnasien entspricht. empfehlenswert sei. Fiir diese 
Art von hoheren Handelsschulen konnten Muster- 
Comptoirs nur dann in Frage kommen, wenn ihr 
Lehrgang fiir Handelsfacher auf mehrere Jahre ausge- 
dehnt wiirde, was aber gegenwartig in Dcutschland 
nur bei einigen Schulen der Fall ist. 

Ich sehe mich veranlasst, hier zugleich einen Irr- 
thum. zu berichtigen, der mir in friiheren Debatten 
aufgefallen ist. Unsere Handelsschulen sind nicht, wie 



— -236 — 

vielfach angenommen wird, lediglich cine Vorbereitung 
fur Commis. Gerade in unseren Handelsmittelschulen 
ist ein sehr grosser Theil der selbstandigen Kautmann- 
schafc gebildet worden. Hervorragende Grosskaufleute 
und Fabrikanten, ja selbst unsere Consuln im Auslande 
haben zum Theil auf den Banken unserer Handelsschu- 
len gesessen. 

Die Handelsschule einer hoheren Stufe soli etwa Leu- 
te vom 16-20. Lebensjahre ausbilden. Wir haben angefan- 
gen, eine solche hohere Schule an unsere Handelsschule 
anzuschliessen, jedoch nur mit einem einjahri^en Lehr- 
gange, weil sonst die jungen Lente zu spat in die 
praktische Lehre kommen wUrden. Bis jetzt sind in 
Deutschland fast alle Versuche, diese hohere Art der 
Handelsschule auf eine langere Zeitdauer auszudehnen, 
daran gescheitert^ dass in dem zweiten oder gar dritten 
Schuljahre die Schiller weggeblieben sind. 

Man darf also in der theoretischen Vorbereitung nicht 
zu weit gehen und eine gewisse Zeit nicht iiberschreiten. 
Die Kaufmannschaft wunscht dass junge Lente spatestens 
mit dem 18. Lebensjahre in das Geschaft kommen, und 
das ist auch wohl grundsatzlich die spateste Zeit flir den 
Beginn der Praxis eines jungen Mannes. Fur uns 
ist die Erorterung iiber den Wert derMuster-Com- 
ptoirs erst wichtig gè worden, seitdem auf Anregung 
des deutschen Verbandes fur das kaufmannische Un- 
terrichtswèsen von der Handelskammer zu Leipzig 
im vorigen Jahre eine Handelshochschule mit staatli- 
cher und communaler Unterstutzung errichtet wurde. 
Diese Anstalt wird von erwachsenen Leuten besucht, 
die sich entweder zu Handelslehrern ausbilden wol- 
len, oder die, nachdem sie eine hohere Schule be- 
sucht oder bereits in der kaufmaanischen Praxis ge- 
standen haben, auf der Handelshochschule eine breitere 
und vertiefte wissenschaftliche und fachliche Ausbildung 
zu erhalten suchen. Dev Lehrplan ist auf 4 Semester 
berechnet und zerfàllt in wissenschaftliche Vorlesungen 
und praktische LJbungen. Auch fur ietztere ist wcnig 



— 237 — 

stens in den ersten Scmestcrn das Princip der Ar- 
beitsthcilunpr derart durchuel'iihrt, dass fiir tlbungen in 
hohertr Arithmetik, Buchfuhrung-, Correspondenz, frem- 
den Sprachen u. s. w. vcrschiedene Lehrkrafte tiitig sind. 
Es driini^^tc sich uns aber die Frage auf, ob es nicht fiir die 
Studiercndcn ntitzlich ware, venn sic schliesslich die prak- 
tische Nutzanwendung von dem Gelernten in einem 
tjbunos - oder Muster - Comptoir machen viirden. 

Eine sok^hc schliessliche Concentration erschien 
vielleicht um so nothiger, als die neue Sachsische 
Priifungsordnung der Handelshochsc?iule, im Gegen- 
satze zu den osterreichischen Vorschriften, fur die 
Lehramtscandidaten nicht vorschreibt, dass sie vor 
ihrer Anstellung in der kaufmannischen Praxis gestanden 
haben miissen. Diese Erwagungen veranlassten den Se- 
nat der Handelsliochschule, mich zu beauftragen, im 
Laufe des vorigen Winters ein'ge auslandisclie comp- 
toirJstische Schuleinrichtigungen zu besuchen. Man kann 
als Lehrer wahrend der Schuizeit nicht lange Zeit auf 
Reisen gehen und so habe ich mir nur einige der 
bekanntesten Anstalten, wie Wien^ Prag und Antwer- 
pen angesehen. Allein ich habe gefunden, dass das, 
was von dem Herrn CoUegen aus Lyon mitgetheilt 
wurde, weder in Wien an der Handelsakademie, noch 
in Antwerpen an dem Institut supérieur de Commerce 
durchgefuhrt ist. In Wien wird der kaufmannische Un- 
terricht in den ersten zwei Schuljahren so ertheilt wie 
an der Leipziger Handelsschule, das heisst es sind fiir 
jedes Fach, wie Aritmetik^ Buchhaltung, Correspondenz 
Handelslehre u. s. w. besondere Lehrstunden angesetzt, 
die auf vcrschiedene Lehrkrafte vertheilt sind. 

Nur in dem letzten Schuljahre werden alle Arbeiten 
concentriert und in dem Sinne ausgefuhrt, dass auf 
Grund verschiedener Geschaftsvorgiinge, die in einem 
Lehrbuch gesammelt sind, alle vorkommenden kaufman- 
nischen Arbeiten, also die Ausfertigung der Schrift- 
stUcke, die Berechnungen und Buchungen, durch die 
Schiller sofort unter Anleitung des Lehrers zu erfolgen 



- -iiw - 

haben. Aber alle Schiìler arbeiten gleichzeitig ein und 
dasselbe und comptoiristische \^ertheilung unter die 
SchiJler findet nicht statt. Ebenso besteht auch in Ant- 
werpen das, was dort als Muster-Comptoir, beziehungs- 
weise als Bureau commercial bezeichnet wird, le- 
diglieli in einem zusammenfassenden Handelsunterricht 
auf Grund von einzelnen grosseren Handelsoperationen, 
die mit den Schtilern griindlich durchgearbeitet werden. 
Aber anch dort legt man auf den eigentlichen comptoiris - 
tischen Betrieb, wie ihn seinerzeit Director Ahrens in 
Prag geschaffen und wie er von dem kiirzlich ver- 
storbenen Professor Odenthal weiter geflihrt wurde, 
keinen grossen Wert. Man hat mir nun gesagt : 
« Wenn Ihre jungen Leute in das Geschaft kommen 
und vor das Hauptbuch gestellt werden, so zittern 
sie vor diesem Anblicke wie vor einem Gespenste, 
weil sic eben in Ihrer Schule nie ein wirkliches Ge- 
schaftsbuch gesehen haben. » Ich antwortete darauf, dass 
die Lehrlinge bei uns iiberhaupt nie direct vor das 
grosse Hauptbuch gesetzt werden, und also Zeit haben 
sich nach und nach an diesen schrecklichen Anblick 
zu gewohnen. Ich selbst bin zur Cberzeugung gelangt, 
dass die Einrichtung von Muster-Comptoirs an kauf- 
mannischen Unterrichstanstalten im letzten Jahrgange 
eine Form ware v^ie sie besser kaum gedacht werden 
kann, allein nur Erfolg hat, wenn die Theilnehmer be- 
reits mit den Grundlagen der theoretischen und prakti- 
schen Zweige der Handelswissenschaften vollstandig ver- 
traut sind. Ferner muss, falls die Theilung vie in einem 
wirklichen Geschiiftshause in Chef, Buchhalter, Cassier, 
Correspondent, e^tc. unter den Schulern vorgenommen 
werden soli, die Zahl der Theilnehmer eine beschrankte 
(hochstens 20-25) sein und an der Spitze des Comp- 
toirs ein Lehrer stehen, welcher nicht nur eine voll- 
standige Kenntniss dergesamten Handelswissenschaften 
besitzt, sondern auch mit der Praxis des Geschaftsle- 
bens in bestiindiger Berlihrung und Verbindung steht. 
Die Einrichtung und Durchfuhrung eines derartigen 



— 239 - 

Mustcr-Comptoirs ist dahcrausserordentlich schwer iind 
ich fiirchte, dass sich dieselbe, doch nur auf sehr wenige 
Anstalten wird beschranken miissen, weil uns eben 
diejeninoen Lehrkrafte zur Zeit noch fehien, die im 
Stande sind. den hohen Anforderungen dieses Muster- 
Comptoirs Geniige zu leisten. 

Ich bin am Schlusse meiner Ausfiihrungen ange- 
langt und erklare, dass ich mich ausserordentlich freue, 
dass gerade diese Frage der Muster-Comptoirs auf die 
Tagesordnung des Internationalen Congresses gesetzt 
wurde, weil wir "eben in Deutschland auf diesen Ge- 
biete noch sehr vie! lernen konnen. und ich kann Sie 
versichern, dass ich sehr aufmerksam demjenigen zuhò- 
ren werde, was meine Herren Nachfolger auf dcm Red- 
nerpulte hieriiber sagen werden. [approvasioìii) 

rivetta Vittorio (NapoH). — Non dirò soltanto di 
-essere breve, ma lo sarò efìettivamente. Permettetemi 
di cominciare col portare qui il saluto della Camera di 
Commercio di Napoli che ho V onore di rappresentare, 
-e di gradire pure quello mio rispettoso, quale antico 
studente della Scuola Superiore di Venezia. 

Ho seguito con la massima attenzione lo svolgi- 
mento dei temi 1 e 2 e dai discorsi pronunciati, 
rilevo che nella generalità è entrata la convinzione 
che la pratica debba presiedere all'insegnamento com- 
merciale. Ora, o Signori, io mi fondo appunto su questa 
necessità di una base pratica, per dire che nell' inse- 
gnamento dobbiamo attingere le idee dagli uomini che 
vivono della vita pratica degli affari. Se vi rivolgete ad 
un commerciante e lo interpellate per conoscere quale 
scuola preferisca, egH vi risponderà invariabilmente: se 
avete mezzi, meglio di tutto è che mandiate vostro 
figlio all'estero, in Isvizzera, in Francia, ecc. 

Ciò non è sempre possibile perchè spesso mancano 
le risorse o 1' opportunità. Ma da questo criterio, pos- 
siamo attingere regole da applicare nella scuola. 

Il commerciante vi dice : mandate vostro figho al- 
l' estero. — Perchè ? Perchè crede, che egli possa ap- 



— 240 — 

prendere, intanto, dalla viva voce la lingua del paese 
dove si reca. Ma ciò può farsi anche nella scuola, dove 
poi la pratica non deve esser presa in un senso troppo 
assoluto, cioè non deve essere scompagnata dalla col- 
tura generale necessaria, e dall' insegnamento di altre 
discipline dettate nelle lingue medesime. L'alunno così 
avvezzato a parlare e svolgere le sue idee in queste 
lingue, ricava dalla scuola, se non tutti i vantaggi che 
troverebbe andando in un paese estero, almeno quelli 
di poter parlare ed esprimersi meglio di quel che non 
farebbe con le pastoje della grammatica che inceppano, 
almeno nei primordi, lo studio delle lingue. 

Un altro punto da considerare, è quello che si ri- 
ferisce allo studio del bureau, in cui dovrebbe essere 
iniziata la pratica commerciale. Questo bureau o com- 
ptoir^ lo abbiamo effettivamente in tutte le Scuole Su- 
periori e in gran parte delle scuole medie commer- 
ciali. Ma in questo bureau manca assolutamente la pra- 
tica. È vero che s' immaginano case che hanno re- 
lazione fra loro, ma praticamente tutto ciò non dà allo 
scolaro la possibilità di dire : ho appreso ciò che real- 
mente si fa nella pratica. Crederei perciò opportuno 
che si dovessero mandare per turno gli allievi alla Ca- 
mera di Commercio, a vedere i listini e portarne gli 
estratti a scuola, delegarli per turno, con un biglietto 
di riconoscimento, a presenziare qualche operazione do- 
ganale, a- chiedere presso 1' amministrazione ferroviaria 
schiarimenti circa le merci da spedire, circa i sistemi 
tenuti ecc. ecc., inviarli agli scali marittimi per infor- 
marsi dei vapori in partenza e in arrivo, e con queste 
indicazioni, valendosi anche dello stesso nome del va- 
pore, della stessa merce caricata^ fare la pratica nel 
bureau commerciale. 

Bisognerebbe anche trovare il modo che le ditte 
si offrissero di dare schiarimenti qualora essi fossero 
necessari, affinchè nei casi di dubbio l' allievo potesse, 
indirizzato dal professore, andare in una di queste case 
di commercio e chiedere notizie e dilucidazioni. Se tra 



— J>41 — 

queste case di commercio ve ne fossero anche di e- 
stere, questo sarebbe un mezzo per poter parlare nella 
lingua straniera, e manifestare in quella le proprie 
idee. 

In altri termini, desidererei che nel funzionamento 
del biivrau commerciale nel quale si trovano svolte varie 
discipline, cioè contabilità, aritmetica commerciale, isti- 
tuzioni commerciali, calligrafìa, ecc. vi fosse qualche cosa 
di pratico, di eftettivamente verificabile nel corso reale 
degli affari. Si dovrebbe quindi cercare di valersi del 
tramite delle Camere di commercio, per mettere que- 
sto bitì'cau al caso di poter funzionare con tutti gli 
elementi e meccanismi della vita pratica delle varie 
istituzioni commerciali, {appr evasioni) 

Bertsch Ferdinando (Zurigo) — Meine Herren ! Es ist 
eine unleugbare Thatsache, dass die Muster-Comptoirs 
nicht jene Erfolge erzielt haben, welche man von ihnen 
erwartete. Der Grund liegt darin, dass Geschiifte eben 
immer nur Geschiifte bleiben und dass die Schiller 
nicht so grosses Interesse fur die Sache zeigen, als man 
eben annimmt. Ich kann hierin meinem geehrten Herrn 
Vorredner, Prof. Dr. Adler, ganz Recht geben. 

Es gibt aber auch einen andern Punct der mir in 
unserer Frage der sogenannten Muster-Comptoirs, iiber 
deren Wert sich natiirlich streiten lasst, beriicksichti- 
genswert erscheint. 

Ich, wtirde vorschlagen dass man in den Handels- 
schulen wirkliche Geschafte betreiben mòge und zwar 
so, dass man in denselben eine wirkliche Bank errichte. 
Eine solche Bank S(3ll aber nicht bloss eine Sparbank 
sein, denn eine solche gibt uns zu wenig Material in 
die Hand, sondern ein mit dem Auslande in Verbindung 
stehendes wirkliches Bankgeschaft. Dadurch wtirde das 
Inteiesse der Schiiler fiir die Sache ungemein gefordert 
werden. Die Schiiler wiirden Einblick gewinnen in die 
ganze Art und Weise der Correspondenz-Fiihrung. Sie 
soUen dazu verhalten werden, selbst Rechnungs-und 
Geschaftsabschliisse zu concipieren u. s. w. Doch gerade 

16 



— .ÌA2 — 

dies ist es was den Handelsanstalten fehlt. Dafiir sind 
keine Einrichtungen getroffen. Man trifft sogar wenig 
junge Leute welche den einfachsten Brief correkt auszu- 
fertigen im Stande sind. Die meisten unter ihnen haben 
wohl angelernte Formen, doch die richtige Handels- 
Correspondenz, wie sie in der Praxis vorkommt, lernen 
sie nui- dann kennen und gebrauchen^ wenn sie von 
Seite gediegener Geschafts-und Handelshauser wirkliche 
Original-Brietè in die Hande bekommen und Einblick 
in dieselben erhalten wiirden. Anlich wie mit dem 
Bankgeschafte konnte man es auch mit dem Waaren- 
geschafte machen. 

Die Schiller sollen die Waaren wirklich einkaufen, 
auf den Bahnhof gehen, sie dort empfangen, auspacken, 
in die Muster und Ofterten Einblick nehmen und den 
Wert der Sendung selbst berechnen. Ein derartiges 
Verfahren ware fiir sie von ausserordentlichen prakti- 
schem Erfolge. 

Allein die Hauptschwierigkeit, und hierin muss 
idi meinem geehrten Herrn Vorredner Prof. Dr. Adler 
wleder sehr Recht geben, liegt eben im Erwerben der 
richtig\n, geeigneten Lehrknifte. Man muss hiezu einen 
praktischen, durch und durch in dieser Richtung gebil- 
deten und gewandten Mann haben. 

Aber auch die ganze Finanz-Gebahrung ware in 
einer solchen Schule sehr schwer. YVir haben cine so 
eingerichtete Privat-Anstalt bei uns, welche sehr ruh- 
rige Geschafte betreibt. so dass ihre Umsatze die Zahl 
von 6 Millionen im Jahre schon liberstiegen hat. Was 
aber eine Privat-Anstalt zu leisten im Stande ist, wird 
eine dffenthche Schule noch viel leichter thun konnen. 
{approvasioni) 

Weil Guglielmo (Trieste). — Onorevoli signori, 
Prima di entrare in argomento, mi sia lecito di fare una 
premessa e poi una promessa. La premessa è che parlo 
affatto impreparato, giacché fino a ieri non mi era ve- 
nuto in mente di farlo : perciò non ho il discorso scritto, 
e neppure imparato a memoria. 



- 243 — 

Giunto alla fine della discussione di ieri, mi è par- 
so opportuno far sentire la mia povera voce, non già 
-come insegnante né tecnico, ma come uomo pratico. 
La promessa che faccio è di mettere a prova la vostra 
pazienza pel minor tempo possibile. 

Dissi che avevo l' idea di parlarvi da uomo pratico 
perchè essendo da oltre sedici anni occupato in un 
principale istituto bancario di Trieste, città eminente- 
mente commerciale, in un istituto che si occupa di ope- 
razioni di banca e di merci, ebbi occasione di osservare 
rsu me stesso e su altri colleghi che mi coadiuvano nel' 
lavoro, i meriti e i difetti delle Scuole Commerciali. 

Mi limiterò a far conoscere alcune osservazioni ri- 
guardo l'efficacia del banco modello. Sull'utilità e sulla 
necessità di questo è inutile mi dilunghi, perchè sono 
state luminosamente dimostrate. Il mio compito è age- 
volato dal fatto che gli oratori precedenti misero la 
mano sul punto difettoso di questa istituzione, ed è su 
•esso che mi soffermerò. 

Si mise in evidenza che per quanto bene organiz- 
sato, per quanto fornito di mezzi, il banco modello ha 
il suo punto debole nella persona dell' insegnante, per- 
•chè è molto difficile trovare una persona per quanto 
brava, in pari tempo pratica. Ora parlando della secon- 
•da questione, vari oratori da voi applauditi, dissero che 
per insegnare bene l' inglese occorre un inglese, per 
insegnare bene il trancese occorre un francese, per 
insegnare bene la legislazione occorre un legale, ed io 
\:ompleterò e dirò che per insegnare bene il commercio 
occorre un commerciante. 

Ora poiché il banco modello deve insegnare ope- 
razioni commerciali, credo che bisognerebbe fare il pos- 
sibile per ottenere che ad insegnare le operazioni pra- 
tiche, intervengano persone che sieno state o sieno in 
uno o altro ramo di commercio. 

Ma mi si obbietterà che per quanto sia logico che 
\ino che sia stato in commercio possa ideare modifica- 
^oni, introdurre novità nel ramo commerciale ecc., ab- 



— 244 - 

biamo pure frequente esempio di persone che pure non 
essendo commercianti hanno suggerito o inventato si- 
stemi pratici usati dai commercianti. 

Mi si obbietterà forse, risalendo ai secoli passati, 
che r inventore della contabilità non fu un commer- 
ciante, ma un frate : Luca Paciolo. 

Ma risponderò che ora anche il commerciante si 
occupa di altre cose. È certo grande la difficoltà di po- 
ter attuare la mia proposta, ma ho creduto di doverla 
fare per scarico di coscienza. E per concludere ripe- 
terò quel che fu già detto : che molte cose sono diffi- 
cili, ma non impossibili, e prima di dire che una cosa 
è impossibile, bisogna provarla, {approvazioni) 

Weinig Guglielmo (Bellinzona) — OnorevoH Signori^ 
L'insegnamento della pratica commerciale è diventato 
negli ultimi anni una questione importantissima ed un 
ente di moda l' introduzione di un Banco modello ; ai 
nostri p^iorni non e' è piiì nessuna scuola di commercio, 
per limitata che ne sia l' importanza, che non abbia il 
suo Banco Modello. Si dà vita ad un regolare hiivcau 
e qui gli scolari, sotto la direzione del professore, at- 
tendono al disimpegno dei lavori che ordinariamente 
si presentano in un ufficio ; debbono cioè applicare pra- 
ticamente le regole apprese nella computisteria e cu- 
rarne le diverse registrazioni. Il Banco modello rap- 
presenta un'azienda, il cui capo è il professore dirigen- 
te ed i cui impiegati sono gli scolari. Dopo compilazio- 
ne dell' inventario, il professore ricorre ad una serie di 
operazioni commerciali simulate ed insegna agli allievi 
in qual modo esse debbano venir iscritte nei differenti 
registri. Gli uni sono incaricati della tenuta del Mastro, 
altri del Giornale, altri del Libro cassa e dei registri 
ausiliari ed altri infine della corrispondenza necessaria 
air esatto disimpegno della contemplata evenienza com- 
merciale. Di tempo in tempo, ogni mese per esempio, si 
cambiano gli impiegati fra gli scolari, inguisachè nel 
decorrer dell' anno scolastico ogni allievo passa per ogni 
funzione. Oppure ogni singolo allievo rappresenta una 



I 



— 545 — 

<:asa di commercio e chi dirige il Banco modello ha 
cura allora che vengano rappresentati molti rami di 
commercio: l'uno è negoziante di coloniali, fabbricante 
r altro, il terzo è banchiere, e così di seguito ; due altri 
infine si sono costituiti in società. L' un coli' altro allora 
i diversi scolari conchiudono degli affari, tengono l'uno 
coir altro scambio di corrispondenza, si rimettono fat- 
ture, si fanno pagamenti con chèques, cambiali, ecc. 
Ci sono anche delle scuole di commercio dove due 
classi stanno in corrispondenza fra loro e fanno affari 
assieme. In questa seconda organizzazione di Banco 
modello, ogni allievo, durante 1" intero anno, deve at- 
tendere da solo a tutte le registrazioni, corrispondenze, 
.ad ogni incombente in genere, riferentesi al suo com- 
mercio. Il professore cura a tal uopo che nel Banco 
modello vengano praticamente applicati i metodi più 
hnportanti di contabilità^ la semplice, la doppia, come 
pure il sistema americano, cura che la compilazione 
degh affari simulati racchiuda un continuo esercizio 
anche del calcolo mercantile, della teoria del cambio, 
del diritto commerciale e di tutte in complesso le scien- 
te mercantili. Ordinariamente, il professore del Banco 
modello non è nello stesso tempo conoscitore di lin- 
gue; in questo caso si ricorre alla cooperazione dei 
professori di lingue, affinchè la corrispondenza possa 
venir tenuta anche nelle hngue straniere. Di solito si 
•copiano le lettere, in alcune scuole gli scolari debbono 
metterle in busta, farne l' indirizzo e consegnarle poi 
al destinatario, vale a dire al relativo condiscepolo. 

Ma volendo noi esaminare se con tale organizza- 
zione di un Banco modello si possano conseguire felici 
risultati, qui pure, come per l' insegnamento delle lingue 
straniere, si osserva che poco importa di seguire que- 
sto o quel sistema, mentre importa moltissimo che alla 
testa del Banco modello stia la persona veramente adat- 
ta, che in modo conforme alla pratica sappia far disim- 
pegnare gh affari contemplati. 

Secondo la mia opinione, il professore di un Banco 



— S46 — 

modello, deve egli stesso per alcun tempo aver fatto» 
la sua pratica in una gran casa commerciale, dove avrà 
imparato gli usi correnti e le pratiche applicazioni delle 
massime teoretiche, poiché nell' insegnamento noi dob- 
biamo tenir conto delle consuetudini, invalse; ciò è poi 
anche necessario per imparare a conoscere a fondo i 
luoghi pii^i opportuni per le compre, i migliori sfoghi 
per gli articoli, il modo di trattare coi clienti, la corri- 
spondenza e tutti i minimi incombenti d' ufficio. 

Il professore di un Banco modello deve adunque 
essere ben istrutto sì nella pratica che nella teoria, ed 
essersi formato una cerchia considerevole di relazioni nel. 
ceto commerciale, al quale egli sempre rimane av- 
vinto. 

Egli deve anche conoscere parecchie lingue stra- 
niere, per assumersi egli stesso la corrispondenza nelle 
lingue estere ; la cooperazione dei professori di lingua 
non è la piti indicata^ che il professore del Banco mo- 
dello, digiuno di lingue, non può controllare le lettere 
corrette da altro docente e questi alla sua volta può 
mancare della giusta percezione dell' ambiente commer- 
ciale, inguisachè spesso queste lettere riescono nel senso 
e nella forma, del tutto diverse da quelle che, nella 
stessa occasione, sarebbero state scritte da un negozian- 
te pratico. 

Ma è ben raro che il compimento di queste mie 
esigenze si riscontrino tutte in un professore di Banco 
modello ed è questo il motivo per cui ordinariamente 
allo scolaro fa diletto il vero senso pratico, cosicché, 
ad onta del Banco modello, al primo suo entrare nel 
trambusto di una gran casa di commercio, dominato 
dalla titubanza, egli vaga incerto di qua e di là, finché 
trova il giusto equilibrio nella vita d' affari, a cui ancora 
non è abituato ; per mezzo del tirocinio egli deve prima 
famigliarizzarsi nella pratica. 

Ciò però vuol dire, o signori, che non furono rag- 
giunti i vagheggiati risultati e che in realtà oggi ancora 
non si confondono le due espressioni Banco modello e 



— 247 — 

pratica commerciale, poiché lo scopo dell' insegnamento 
della pratica commerciale è quello di risparmiare il 
tirocinio all' allievo ; lo dice la parola stessa, che egli 
deve imparare la pratica nella scuola e che noi lo dob- 
biamo educare in guisa, che egli al momento del suo 
passaggio dalla scuola al commercio, possa essere 
subito impiegato come abile corrispondente o contabile. 

Per conseguire questa meta, è assolutamente neces- 
sario un legame fra pratica e scuola ; le organizzazioni 
da me dipinte di un banco modello sono ben lungi dal 
costituire la vera Ieratica commerciale ; un tal banco 
modello deve essere rimandato alla scuola secondaria 
di commercio, come preparazione necessaria per la 
vera pratica commerciale da apprendersi poi nelle Scuole 
superiori. 

Ma se noi dobbiamo insegnare davvero la pratica 
reale, la pratica esercitata dai commercianti, nell' inse- 
gnamento non debbonsi piii sviluppare evenienze di 
affari simulati, ma noi stessi dobbiamo far pratica e 
svolgere affari reali ; il Banco modello deve essere una 
casa di commercio, che sia in diretta comunicazione con 
banche e ditte commerciali veramente esistenti. 

Il principio di ciò può venir fatto coli' organizzare 
nella scuola stessa una banca in miniatura, una cassa 
di risparmio, i cui affari debbano venir disimpegnati 
dagli allievi della pratica commerciale, e dove tutti gli 
scolari possano deporre il loro danaro. Gli uni prestano 
danaro sopra un libretto di risparmio, altri desiderano 
tener conto corrente colla banca, altri estraggono obbli- 
gazioni comperano delle azioni. I versamenti e paga- 
menti avvengono a contanti, per assegnamenti, chèques 
e cambiali. Si tratterà certo sempre di piccole somme 
ma ciò non importa ; 1' essenziale è che si conchiudano 
delle vere operazioni, che effettiva sia la relazione con 
una banca della città, dove la cassa di risparmio della 
scuola torna a deporre il suo danaro, che gli scolari 
debbano laxorare con responsabilità, ciò che corregge 
la loro sventatezza giovanile ed esige il conceniramento 



- 248 — 

di tutte le facoltà mentali ; la corrispondenza non giunge 
soltanto sino ai condiscepoli della stessa classe, ma per- 
verrà ad una banca reale, per essere letta dal suo 
direttore. Così, per propria intuizione, impara lo scolaro 
a conoscere una banca, il centro cioè del commercio e 
dell' industria ; e tutto quanto deve essere noto al com- 
merciante nei recii)roci scambi di danaro, tratte ed 
effetti, sarà a lui reso famigliare dalla pratica. 

Ma per il disimpegno di tali affari, per la regi- 
strazione di ogni singola partita, per la compilazione 
della corrispondenza, gli scolari debbono venire profon- 
damente istruiti ed è per questo, io ripeto, che neces- 
sita una forza insegnante valente nella teoria delle ma- 
terie da impartirsi, come pure nella ben esperimentata 
pratica bancaria e commerciale. 

Il professore di pratica commerciale, cerchi anche 
di introdurre il commercio di mercanzie nella cerchia 
delle attività del banco modello, cosa che gli riescirà 
facile, ov' egli disponga di molte conoscenze nel mondo 
commerciale. Si procuri possibilmente molte ditte in 
paese ed all' estero, le quali di tempo in tempo con- 
chiudano un affare simulato col banco modello, che 
assuma il carattere di un affare reale, inquantochè cor- 
rispondenza, registrazioni, compilazione di fatture, tratte, 
chèques ecc. sono veramente reali. Dalla realtà e' è 
questa sola differenza, che la merce non viene spedita. 
In via diretta e privata, dai principali che stanno in 
relazione col Banco modello, cercherà il professore di 
ottenere che tutti gli affari introdotti nella pratica sieno 
condotti a compimento, inserendo nella corrispondenza 
i casi pili complicati, come reclami, cavillose contesta- 
zioni, pretese di risarcimento ecc. 

E quando il Banco modello, col corretto ed esatto 
disimpegno di questi affari apparenti, conchiusi però 
con case commerciali veramente esistenti, si è acquistata 
la generale fiducia, il professore deve cercare di inte- 
ressare alla scuola il ceto commerciale della città, in 
guisa da farsi affidare il disimpegno di affari reali ; se 



— 249 — 

il ceto commerciale di una città si potesse decidere a 
trattare ogni mese un solo affare reale colla scuola, si 
avrebbe ricco materiale per occupare continuamente i 
giovanetti nella pratica di ogni incombente di commer- 
cio, rendendoli alla svelta famigliari con tutti i rami 
mercantili ed ottenendone bravi contabili e corri- 
spondenti. 

E se non si riuscisse ad ottenere quest' appoggio 
alla scuola dai commercianti della città, è lo Stato 
allora, che già da un pezzo è commerciante per eccel- 
lenza, che deve porgerle la mano, lasciando che la 
scuola si occupi delle compere di quanto le occorre, 
assicurandole così anche il legame col ceto mercantile. 

Signori, già sei anni fa, in una conferenza da me 
tenuta nel seno della Società dei commercianti di Zuri- 
go, io ho toccato questo punto e dissi allora di essere 
•certo che in 10 o 15 anni, forse più presto ancora, il 
giovane non avrebbe più a fare nessun tirocinio, fre- 
quentando egli invece una pratica scuola commerciale 
fondata dallo Stato o dal ceto mercantile, dove avreb- 
be imparato la vera pratica. 

Si scuoteva increduli il capo allora, e si ritenne il 
mio progetto un sogno bello ed agognato, ma ineffet- 
tuabile. Quand' io però alcuni anni dopo nella scuola 
commerciale di BeUinzona, raggiunsi quasi l' effettua- 
zione del mio progetto, fu proprio Zurigo che mise a 
profitto le pratiche mie idee nella sua scuola commer- 
ciale nuovamente organizzata, che creò un Banco mo- 
dello in relazione con ditte veramente esistenti e, da 
parte del ceto commerciale, trovò Zurigo quella stessa 
amabile cooperazione che già da un pezzo aveva tro- 
vato BeUinzona : prova ripetuta che non è utopia la 
riunione della pratica alla teoria e l' introduzione della 
pratica in iscuola. Ci sono degli industriali che fondano 
ed aiutano scuole di tessitura, dove collegate sono teoria 
e pratica ; perchè non si potranno occupare pratica- 
mente anche gli studenti della scuola commerciale e 
perchè dovranno indietreggiare i negozianti quando 



— JiSO — 

trattasi del loro sostegno alla scuola di commercio? Ad 
essi deve star a cuore che si educhino forze utiH al 
commercio. 

Con questa mia esposizione io non intendo però 
dire che Bellinzona già possieda questa pratica com- 
merciale nella sua perfezione ; noi pure siamo ancora 
ai primi gradini. Il nostro bureau di pratica commer- 
ciale (4'' e 0^ classe) trovasi, è vero, in vivace e regolare 
relazione con case importanti e banche rinomate di 
tutte le principali città della Svizzera. Germania ed 
Austria, in Venezia, Milano e Genova, Parigi, Reims 
e Marsiglia, Londra e Manchester, Smirne, New- York 
e Santos. Queste ditte conchiadono affari interessanti 
ed istruttivi colla nostra scuola, quasi tutti però simu- 
lati; per una casa di Zurigo ed un'altra di Austria trat- 
tiamo anche affari reali. 

Io nutro però la certezza di poter ottenere, in 
epoca non molto lontana, che il ceto mercantile di 
Bellinzona e di altre città del Ticino, come pure il Go- 
verno, abbiano ad affidare a noi il regolare disimpegno 
di affari veritieri. 

L' insegnamento delle lingue estere deve trovare la 
sua pratica applicazione nel bureau della pratica com- 
merciale, inguisachè i lavori d' ufficio vengano insegnati 
e compiuti in lingue diverse. 

Contabilità, istituzioni di commercio, diritto com- 
merciale, teoria del cambio, calcolo mercantile, lezioni 
sul traffico, economia politica, merceologia, scienze 
naturali al servizio dell'uomo, invenzioni e tecno- 
logia, tutto deve essere messo a disposizione della pra- 
tica commerciale e trovare in varie lingue la sua ap- 
plicazione. 

Di grande importanza è il museo merceologico, 
poiché preme assai che nel disimpegno di un ordine o 
di una commissione, lo scolaro abbia sotto gli occhi 
il campione esatto e le varie qualità desiderate dai 
clienti. 

È anche assai importante che il proiessore di un 



— 251 — 

banco modello pretenda una bella calligrafia nella tenuta 
dei libri e nelle corrispondenze. Ci fu una volta che 
visitando in un mio viaggio il Banco modello di una 
scuola di commercio e richiamando l'attenzione del 
professore sulla brutta e negletta cali-grafìa deoli allievi 
nella corrispondenza, mi fu risposto, che non si bada 
alla scrittura perchè l'allievo deve saper compilare le 
sue lettere colla massima sollecitudine possibile. Ma quel 
docente avrebbe dovuto pur sapere che una bella calli- 
grafia è una delle prime esigenze per il commerciante 
d'oggi giorno e che si può benissimo imparare a scri- 
vere nello stesso tempo presto e bene. 

Neil' insegnamento della pratica commerciale si de- 
ve imparare anche la stenografia e lo scrivere colla 
macchina. 

Nelle grandi aziende, la stenografia e lo scrivere colla 
macchina vanno acquistando sempre maggiore importan- 
za. Causa la febbre incessante degli affari, i principali di so- 
lito scrivono male e dettano perciò i loro appunti ai corri- 
spondenti, pei quali è una necessità la stenografia, onde 
colpire tutti i pensieri degli esperimentati loro principali. 
Quasi tutti gli scritti che giungono da case ragguar- 
devoli, sono stesi colla macchina o da una bella calli- 
grafia a mano, ciò che addita come la maggior parte 
di essi sieno copie di dettati stenografati. 

Se la vera pratica nella scuola, assai più della si- 
mulata, esige da parte del docente e degli scolari mag- 
giore esattezza e diligenza, se essa offre maggiori diffi- 
coltà, riesce però anche molto piìi interessante, ed istrut- 
tiva e procura maggiori soddisfazioni, poiché colle rela- 
zioni con case veramente esistenti, si viene in possesso di 
preziosi ed interessanti documenti, che lo scolaro studia 
con passione, provando una vera gioia allorché gli è 
dato di rispondere ad una lettera scritta da un provetto 
principale e di veder partire la sua risposta davvero. 

E quando noi in uno scolaro abbiamo destato la 
passione e l' amore ad una data cosa, abbiamo già gua- 
dagnato tanto. 



10 non voglio soffermarmi più a lungo sopra que- 
sto Banco modello dell' avvenire, che deve rappresen- 
tare la vera pratica commerciale ; io mi permisi sol- 
tanto di porre nuova legna al fuoco, eccitando le SS. 
LL. a riflettere anche sulle mie idee, perchè noi non 
dobbiamo risparmiare fatica alcuna, per rendere l'inse- 
gnamento della pratica commerciale quale deve essere, 
onde offrire in questo dominio alla gioventù commerciale 
anelante al progresso, quanto c'è di meglio, poiché per 
la gioventù anche il meglio basta appena, {alyprova- 
sioni vivissùne) 

Rombaut Eugenio (Bruxelles). — Messieurs ! J'estime 
que c'est avec raison que dans des Congrès précédents 
on a décide, ou tout au moins émis le voeu, que l'en- 
seignement commercial dans les écoles moyennes ou 
secondaires devait rester théorique, c'est-à-dire general, 
tout en lui donnant une tendance pratique. 

11 est incontestable qu'il serait impossible, étant 
donne l'àge des jeunes gens qui suivent ces cours, 
d'en taire des chefs ; ils doivent se borner à étre des 
commis, des sous-ordres, mais en état de comprendre 
les ordres qu'ils re^oivent et de les exécuter avec pré- 
cision et avec intelligence. Dans les écoles supérieures 
de commerce, au contraire, l'enseignement doit revétir 
une torme pratique, utilitaire. On doit, autant que pos- 
sible, s'ingénier à imiter une maison de commerce bien 
gérée, à taire toutes les opérations qui s'y exécutent 
habituellement et que le jeune homme pourra étre ap- 
pelé à taire lorqu'il sera livré à lui-méme. 

Dans beaucoup d'institutions déjà, on a compris 
que c'est de ce coté que les etforts des maìtres doivent 
étre dirigés. Pour rendre cet enseignement ainsi entendu, 
tout-à-fait intéressant, je voudrais établir entre les 
différentes écoles de commerce existantes, des relations 
suivies, et je ne me bornerais pas seulement aux écoles 
d'Europe, mais j'étendrais les relations au delà des 
mers. 

Ces correspondahces tictives, commencées sur les 



— -^rhì — 

bancs de l'école, feraient naìtre plus tard, entre les 
élèvcs qui les auraient échangées, de véritables rela- 
tions internationales. Je sais bien que ce système d'en- 
seignemcnt exigerait, tant de la part des professeurs 
que des élòves, un travail sérieux et Constant ; mais 
aussi, Gomme cet enseignement serait intelligent et 
pratique ! La correspondance deviendrait un exercice 
linguistique, Ics transactions provoqueraient une étude 
sérieuse du système et de la circulation monétaire^ 
des poids et mesures, des usages commerciaux de cha- 
que pays. 

Enfin, toutes les autres branches enseignées, telles 
que le droit commercial, la législation douanière, la 
géographie commerciale, seraient mises en réquisition 
pour la solution des questions journalières. 

Déjà, en Amérique, on suit en partie ce système ; 
je -crois méme qu'on en a fait l'essai en petit en Eu- 
rope : mais si ce système était généraljsé, combien vite 
il stimulerait professeurs et élèves ! J'ai la conviction 
qu'il donnerait la vie à l'enseignement commercial et 
qu'il serait vite adopté si l'on pouvait trouver le 
personnel nécessaire pour bien le comprendre et l'ap- 
pliquer. 

En attendant qu'il puisse en étre ainsi, je depose 
au bureau le voeu suìvant : 

« Qu' entre les différentes écoles supérieures de 
« commerce, s'établissent des relations et des communi- 
« cations qui soient de nature à aider les élèves à ap- 
« pliquer pratiquement les notions théoriques et com- 
« merciales qui leur sont enseignées ». {approvazioni) 

Renouard Alfredo (Parigi). — Messieurs! Dans cette 
question si complexe et en méme temps si intéressante 
de l'application du bureau commercial dans les Écoles 
de commerce, je crois bien faire en vous indiquant la 
manière dont ce bureau est organisé dans l'Ecole pra- 
tique de commerce et de comptabilité de Paris, dirigée 
depuis 1840 par Mr. Pigier. Le but de cette École étant 
de former dans un temps très-court et à peu de frais. 



— -SA — 

des employés en mesure d'utiliser leurs connaissances, 
M. Pigier s' est surtout préoccupé de rechercher les 
moj^ens les plus rapides d' enseionement. Amene, par 
nécessité, à supprimer les cours théoriques ou plutòt 
à les incorporer dans les exercices pratiques, il s'est 
applique à transtbrmer graduellement ses classes pour 
leur donnei' l'aspect d'une véritable maison de commerce. 

Les élèves sont successivement exercés à remplir 
les fonctions de Vendeur, Caissier, Tribun, Factu- 
rier, etc. 

En outre, M. Pigier a pensé avec raison que l'exer- 
cice d'un commerce ou d'une industrie quelconque, serait 
un excellent complément de son enseignement: dans ce 
but, il a acquis la propriété d'un journal, la Reviie de 
Coniptahilité et de Jiirisprudence, — aujourd'hui \ In- 
struction commerciale — et s' est fait libraire et méme 
commissionaire en marchandises. 

Les élèves, * munis des pièces comptables et des 
marchandises, se livrent aux diverses opérations d'une 
maison de commerce; ils ont ainsi en main les instru- 
ments de leur profession et prennent un goùt particu- 
lier à cette étude variée et vivante. 

On remarquera la grande analogie de V Ecole pva- 
tique de Commerce et de Complahllilé avec les «Busi- 
ness Colleges » (collèges d'affaires) qui existent aujour- 
d'hui en si grand nombre en Amérique; cette École est 
d'ailleurs la seule de ce genre qui existe en France et 
en Europe. 

Au surplus je vais vous donner connaissance de 
son programme, tout en me défendant cependant de 
vouloir lui taire une reclame, cai* je n'y connais la di- 
rection autrement que de réputation. 

U École- Maison de Commerce. — L' enseignement 
commercial ne peut donner des résuitats appréciables 
que s'il est applique à des transactions réelles: aussi, 
dit le signataire du programme, l'École s'est attachée 
à imprimer à ses cours un caractère essentiellement 
pratique. 



Pour atteindre ce but, l'École a donne à ses diffé- 
rentes salles d'études très spacieuses, bien aérées, bien 
éclairées et bien agencées, l'aspect d'une maison de com- 
merce avec tous ses services: 

Magasins de ventc, bureaux cVexpéditions, compta- 
hilité et caisse, eie, munis de tous leurs agencements: 
vitrines, comptoirs, tribunes, buyeaux-caisses^ téléphones^ 
télégrapJies, ìiionte-cJiavges, tiibes acousiiques^ balances^ 
bascules et aitives acccssoires. 

Les transactions faites à l'École sont réelles et ont 
pour objet: 

L' achat et la vente d' articles de librairie et de pa- 
peterie, l'édition d'un journal d'enseignement commer- 
cial, de monographies comptables et d'ouvrages sur le 
commerce, l'industrie, la banque et 1' agriculture. 

Les manipulations et les travaux d'écritures, aux- 
quels les Élèves prennent part, ne sont donc pas simulés. 

La pratique et la théorie vont ainsi de pair; e' est 
la meilleure méthode pour l'enseignement commer- 
cia I. 

Nous ajouterons qu'en dehors des opérations ap- 
pliquées à l'intérieur, à des maisons de détail et de 
demi-gros, de gros, de commission et de courtage, 
l'École correspond avec plusieurs Écoles à l'Étranger, 
et que tous les documents auxquels les transactions 
donnent lieu, sont établis exactement comme dans la 
pratique et expédiés par la poste. 

Les règlements se font au moyen des maisons de 
banque respectives de chaque Ecole, soit en espèces, 
^ft'ets de commerce ou chèques, soit par compensation. 

La correspondance re^ue ou expédiée dans chaque 
langue nationale, la connaissance des changes étrangers, 
des tarils de transports, des droits de douane, etc, né- 
cessités par ces transactions intéressantes au dernier 
chef, se passent de tout commen taire. 

Etiide des Foiictions. — Cette étude, combinée avec 
des exercices d'appUcation, comprend les dix fonctions 
suivantes: 



- 256 — 

r Tribun. ó*" Correspondancier. 

T Facturier. T Comptable-auxiliaire. 

3^ Expéditeur. 8" Vendeur. 

4^ Caissier. 9* Acheteur. 

5^ Archiviste. 10" Chef de Maison. 

Le changement de section a lieu chaque semaine; 
l'Élève n'étudie donc ainsi qu'une fonction à la fois et, 
de plus, ne passe d'une fonction à l'autre qu'autant 
qu'il en a été reconnu capable. 

N'est-ce point, en effet, en remplissant successive- 
raent diverses fonctions dans les maisons de commerce, 
qu'un jeune homme parvient à faire son éducation com- 
merciale? Il y consacre, toutefois, plusieurs années, alors 
que nous lui demandons seulement quelques mois. 

Voici en quoi consiste l'étude de chaque fonction. 

L'élève est muni d'un guide et d' un registre d'ap- 
plications. 

Dans le guide, il trouve des notions complètes sur 
la fonction qu'il étudie, ainsi que 1' énumcration, avec 
modèles à l' appui, de tous les exercices à faire. 

Dans le registre d'applications, il fait, sous la sur- 
veillance du professeur, tous les devoirs indiqués dans 
le guide. Ces devoirs consistenti 

1° À remplir un questionnaire a3^ant trait à chaque 
matière étudiée. 

Pour. répondre aux questions posées, l' Elève est 
torce de se reporter, à l'aide d'un numero de repère^ 
au texte du guide qu'il résumé, ce qui l'habitué à la 
rédaction. 

Cet exercice est surtout excellent pour les Étran- 
gers désireux de se perfectionner dans l'étude de notre 
langue. 

2° À faire une sèrie d'exercices et de manipulations 
pour chaque fonction. 

Ces exercices comprcnnent des notions sur les docii- 
inents comnievciaiix, le calcili iiicntalet rapide, rarithmé- 
tique^ la tenne des livres auxiliaires, la législation, eie. 



— 257 — 

Les manipulations consistent dans le maniement de 
marchandises, de dociiments, d' espèces, etc. 

Des bureaux de Postes et Télégraphes, de Chemins 
de fer, de Banque, de Compagnies d'Assurances^ etc, 
ont été créés dans le but de permettre aux Élèves d'ap- 
pliquer à tour de rule les tari fs de ces différentes admi- 
nistrations et d'en mieux comprendre les rouages. 

Chaque bureau, tenu par un Élève, est pourvu de 
tous les registres et imprimés nécessaires à son fonc- 
tionnement. 

Ajoutons que plus de 1.200 questions, traitées dans 
les différents guides, amènent autant de réponses écrites, 
et que celles-ci, jointes aux nombreux cxercices d'ap- 
plications dont il a été parie, constituent pour l' Élève 
une verità ble encyclopédie commerciale qu'il pourra 
utilement consulter plus tard. 

Après avoir achevé cette étude préparatoire, il passe 
à l'application. 

Application des Fonctions. — L'Élève tient ici un 
véritable emploi de commis ; il écrit sur de vrais livres, 
manie des pièces et des documents comptables réels, des 
véritables espèces et des vraies marchandises. 

L'application comprend : 

1° L'enregislrement, avec pièces à l'appui, des opé- 
rations efìectuées chaque jour par les divers services 
de r École (Magasins — Expéditions — Comptabilité — 
Caisse) ; 

2° Les rapports que ces opéraiions nécessitent avec 
r Administration des Postes, les Compagnies de Che- 
mins de Jer, V Administration des Donane s, les Ban- 
ques, etc. 

Conclusion. — Ainsi qu'on a pu s'en rendre compte, 
la méthode que nous venons d'exposer constitue pour 
l'enseignement commercial un véritable progrès. 

Sans renoncer à entretenir ses Élèves de connais- 
sances théoriques indispensables à une bonne instruc- 
tion commerciale, l'École a tenu à enseigner les choses 
telles qu'elles se pratiquent. 

17 



— 258 — 

Ne perdant pas de vue, que de toutes les manières 
d'apprendre, la lepori particulicre est cvideninienl la 
plus pvofitable, son enseignement est exclusivement in- 
dividue!. Chaque Élève rec^oit en particulier toutes les 
explications pouvant ie mettre à méme de bien com- 
prendre. 

Les inscriptions étant regues à toute epoque de 
l'année, on peut commencer à suivre les cours et méme 
les suspendre au besoin, sans le moindre inconvénient. 

Toutes les phases d'une opération commerciale, com- 
prenant : Commissione débit, factuve, expéditioii, rendii, 
règlement se trouvent représentées dans les divers re- 
gistres que 1' Élève doit remplir. 

Aucune occasion, enfin, d'instruire et d' intéresser 
l'Élève n'ayant été négligée, un grand nombre de fac- 
simile de pièces comptables et de documents commer- 
ciaux sont contenus dans les divers registres dont il se 
sert. 

Le coté pratique de la méthode de l'Ècole, se ré- 
sumé ainsi : Notions théoriqiies siiccinctes — Ensei- 
gnement essentiellemcnt tcchnique et pratique — Expli- 
cations individuelles — Facilité de commencer, d'inter- 
rompre et de continuer ses étitdes à volonté. 

Tels sont les moyens ou procedés employés avec 
succès par l'École pratique de Commerce, pour mettre 
à la portée de tous l'enseignement commercial, jusqu'ici 
.reputé si ardu. 

Avantages de V Enseignement individuel. — À 
l'enseignement collectif des écoles — le seul pratique 
en France jusqu'à ce jour — l'École a substitué \ en- 
seignement individuel^ qu'elle applique tout aussi bien fi 
la calligraphie, à la sténographie, à la dactylographie, 
etc, qu'à la comptabilité et au commerce. 

Encouragé par le succès croissant qu'on a obtenu 
en adoptant ce système, on s'est convaincu de l'effica- 
cité de la méthode. 

On se rendra exactement compte de la signification 
de cette dénomination : « enseignement individuel »' 



— 25S> — 

■si l'on démontre que, par ce système, l'Élève prend sa 
le(;:on séparément, sans s'occuper en aucune faeton de 
ses voisins d'études. En un mot; chaque Élève re^oità 
chaque séance, une véritable le^on particulière, avec 
applications simultanées, toujours suffisamment effectives 
quel que soit le nombre des assistants aux cours, 

x\insi, lorsque pendant une séance de trois heures, 
par exemple, un Élève exécute le travail qui lui est 
•déjà nettement indiqué par son guide, il a des chances 
d'étre visite à 5 ou 6 reprises différentes par son pro- 
fesseur, qui arrive toujours au moment voulu, soit pour 
corriger son travail, soit pour lui fournir les explica- 
tions nécessaires. 

Quoique les avantages de ce système soient évi- 
dents, on en enumererà néanmoins quelques-uns : 

V Tout Élève, force d'interrompre ses études, peut 
toujours les reprendre au point où il les a laissées, quel 
que soit son degré d'avancement et quelle qu'ait été la 
durée de l'interruption, sans qu'il en résulte le moindre 
inconvérrient ; 

2" Les commen9ants, quel que soit leur àge, n'é- 
prouvent aucune fausse honte à se trouver entourés 
d'élèves plus avancés, personne ne s'occupant de son 
voisin, et chacun ayant son travail tout particulier à 
faire ; 

3° Tout élève ayant termine sa legon peut, à son 
gre, rester dans la salle pour y continuer ses devoirs 
€t les montrer au professeur avant de partir, ou aller 
«xécuter chez lui le travail qu'il fera corriger à la pro- 
-chaine séance ; 

4° La plus grande latitude est accordée aux Élèves 
pour s'appliquer à se perfectionner dans la partie qu'ils 
préfèrent ou dans celle oìi ils sont plus faibles. 

Combien de méthodes, des mieux congues, offrent 
■de tels avantages !.... 

Méthode rationnelle. — Tout le monde sait que dans 
une classe oìi la méme legon est donnée à tous en 
méme temps, il y a au moins la moitié des élèves qui 



— mo — 

resten t en arrière, soit par leiir faute, soit pour toute 
autre cause. 

Le professeur étant oblig^é de parcourir un certair> 
curriculum dans un temps donne, ne peut pas retar- 
der une moitié de sa classe pour permettre à l' autre 
moitic de regagner le temps perdu. A l'École pratique 
de Commerce, il en est tout autrement. Un élève n'a-t-it 
pas compris sa lec^on, il lui suffit, le lendemain, de de- 
mander à son professeur les explications dont il a be- 
soin, pour reprendre, dès lors, avec un retard insigni- 
fiant, le cours normal de ses progrès. Rien que cette 
seule considération ne sulfirait-elle pas h prouver la 
rationalitc' et la supériorité de cette méthode?... 

Présence illimitée. — La présence est ili imi tèe. Les 
Cours ayant lieu sept heures par jour: de 9 à 11 heures 
du matin, de 2 à 5 heures de 1' après-midi, et de 8 à 
10 heures du soir, les élèves ont toute facilité pour 
prendre leurs le^ons et peuvent rester à 1' École aussi 
longtemps qu' ils le désirent. 

Age. — \J École re(;:oit les élèves de tout àge, à 
partir de treize ans. L' admission a lieu sans examen. 

Date cT inscription. — Le mode d' enseignement 
individuel de l'École, permet de recevoir les inscriptions 
à toute epoque de 1' année. 

Regime de V Ecole. — Le regime de 1' École est 
rexternat. Les jeunes gens de la Province et de TÉ- 
tranger peuvent néanmoins prendre pension dans des 
institutions ou des familles honorables que l'École leur 
indiquc. Ces institutions et ces familles, sont visitées 
fréquemment par des professeurs délégués par l'École. 

Heures de présence. — Les Cours ont lieu le matin, 
de neuf à onze heures, l'après-midi de deux à cinq heures, 
et le soir de huit heures à dix heures. 

À moins qu'ils n'en soient empèchés par des études 
spéciales faites en dehors de l'École, les jeunes gens 
sont tcnus d'assister régulièrement aux cours dans la 
journée. 

Certtjìcats cTEtiides et Diplóiìies. — L'École dèli v re des 



— i>Gl — 

Certificats et des Diplomes aux Élèves qui ont satisfait 
aux H>:amens de fin d' études. 

Flaceììient des Elèves. — Lorsque les Élèves ont 
termine leurs études, l' École les aide à trouver un 
emploi ; cette tàche lui est beaucoup facilitée par ses 
nombreuses rclations dans le monde commercial, indu- 
strie} ou tìnancier; elle l'est encore davantage quand ses 
protégés peuvent justifier de connaissances suffisantes. 

Plus de 1.000 demandcs d' employés de tous grades 
lui sont adressées annuellement. 

De plus, r Association amicale des anciens Élèves, 
procure des emplois à ceux de ses adhérents qui cn sont 
dépourvus. 

Coitrs dti Soir. Ces cours ont lieu tous les soirs de 
huit à dix heures, pour les Élèves qui ne peuvent suivre 
ceux du iour. 

' Coiirs polir Dames et jeiines Filles. — Tous les 
ìours, le matin de 9 h. à 11 h., l'après-midi, de 2 h. à 
5 h. ; le soir, les mardis, jeudis et samedis de 8 h. à 10 
heures. 

Professeurs dames. 

Entrées et salles spéciales. 

Prix des Coiirs. — La rétribution, fixée à forfait, 
est de 150 fr. pour chaque cours ou degré, d' une durée 
d' environ trois mois pour les cours du jour, et de six 
mois pour ceux du soir, fournitures non comprises. 

Chaque degré est divise en deux parties distinctes, 
et en plusieurs sections ; le prix d' un demi-degré est 
<ìe 80 fr., et celui d'une section, de 45 francs. 

Bref, cette école est une vraie école pi'atique 
ainsi que vous avez pu vous en rendre compte. J'ajou- 
terai que les élèves n'y ont entre les mains que des do- 
cuments commerciaux authentiques. (lettres de voltu- 
re, connaissements, protéts, etc). On y donne un en- 
seignement dont pourraient certainement tirer profit un 
grand nombre d'écoles de commerce. Et e' est pour cela 
qu' il m'a semblé utile de vous en parler, {approva- 
zioni) 



— 262 — 

Hemeliyk E. J. Paolo (Liverpool). — Messieurs T 
Je me trouve dans la cas du prédicateur qui voulaìt 
faire concurrence à un autre dont il avait entendu un 
discours plein de bonnes pensées, et repétait devant le 
mémc auditoire, le méme sermon qu'il avait retenu par 
coeur. {ilarità) 

Je crois qu'il serait ìntéressant pour le Congrès, 
après avoir écouté tous ces discours éloquents pronon- 
cés pour la plupart par des professeurs, d'entendre le 
méme sermon préché par moi qui ne suis pas profes- 
seur, ni avocat, ni savant, mais un simple homme 
d'affaires, qui peut seulement parler de l'expérience 
faite par lui méme dans la pratique. iapprovasioni) 

Je veux vous parler simplement d'une école de com- 
merce de la Belgique où j'ai re^u mon éducation com- 
merciale. Nous avions à cette école un professeur qui 
avait fait faillite dans le commerce. Ce maitre avait 
poursuivi lui- méme difì'érentes opera tions commerciales 
et pouvait donc parler avec expérience car, Messieurs, 
avec tout le respect que je dois au proféssorat, je crois 
que pour enseigner la pratique du commerce, il n'}'- a 
pas de meilleur individu que celui qui a passe par le 
feu ; {ilarità) que ce soit des armateurs, des industriels, 
des importeurs ou des exporteurs, ceux-là quand ils 
font faillite, peut-étre parcequ'ils se sont basés dans 
leurs opérations sur la théorie seule, [ilarità generale) 
sont les meilleurs guides de la jeunesse dans la prati- 
que du commerce. Un homme qui a échoué par une 
mauvaise opération et qui n'a plus à sa disposition un 
capital, est souvent le meilleur maitre pour enseigner 
a la jeunesse à éviter les rochers sousmarins que leur 
barque rencontrera dans le commerce. 

La théorie seule^ l'étude de l'economie politique ne 
sufifìt pas. Avec toutes les théories du monde on ne 
peut pas faire de l'argent. Or, nous voulons tous gagner 
de l'argent, méme vous autres, Messieurs les professeurs. 
{ilarità) C'est l'expérience qui parie, et dit que de nos 
jours féconomie politique ne peut nous guider à elle seule^ 



— 263 — 

De nos jours, un négociant qui est réussi, est un hom- 
me qui a anticipé. Laissez-moi m'expliquer pratique- 
ment. Si je suis négociant en Coton et je re(;ois la nou- 
velle qu'une grande inondation a eu lieu, il ne faut pas 
alors que j'achète du Coton dans l'attente que mon 
voisin me payera un profit; non, c'est trop tard. Tout 
le monde a eu la méme nouvelle, tout le monde veut 
réaliser. Non, Messieurs, il ne faut pas acheter quand 
l'inondation est là, il faut prévoir l'inondation, acheter 
avant qu'elle arrive et réaliser quand votre voisin se 
met de la partie. {approvasioni) 

Messieurs, les théories seules n'ont aucun avantage 
sur la pratique. L'expérience vaut beaucoup mieux, et 
avoir de l'expérience veut dire de nos jours savoir ap- 
précier les combinaisons politiques, industrielles, finan- 
cières, l'efìet de la temperature sur la production et 
sur la consommation, et une foule d'autres choses. 

Après tout, le désir de gagner de l'argent existe 
partout et, avouons le, nous tàchons tous de devenir 
riches aux dépens de nos voisins. Chacun tàche de 
conserver ce qu'il a et d'obtenir une partie de ce qu'ont 
les autres. Ainsi nous autres Anglais, nous ne voulons 
pas que le France, l'Italie ou l'Allemagne nous pren- 
nent nos débouchés, et vous tous vous étes unis pour 
nous les enlever. Il faut donc enseigner par la pratique 
ce qui est nécessaire pour réussir. 

Si l'on peut arriver à payer le plus haut prix dans 
les pays de production et a distribuer les produits meil- 
leur marche que les autres dans les pays de consom- 
mation, alors on fait marcher le commerce et on fait du 
bien à son pays. 

Et bien, Messieurs, dans mon ancienne école belge, 
le professeur, l'ancien panier-percé {ilarità) disait à ses 
élèves : Dubois, vous étes pour le mois de Mai un plan- 
teur de sucre à la Havane; Renault, vous étes un ar- 
mateur au Hàvre ; Pollet vous étes un importeur de 
sucre à Anvers; Grétri, vous étes un raffineur. Dubois, 
vous produisez 2000 tonnes de sucre, votre plantation 



— i?64 — 

vous coùte tant, vous payez tant pour les barils, vous 
devez calculer 5 'Vo d'intérét: combien cela fait-il en 
pesetas? Pellet, votre prix pour le sucre est tant à 
Anvers; voici les conditions de la place. Vous Grétri, 
vous devez calculer que votre usine vous coùte tant, 
intérets par an tant, salaires des ouvriers tant, vous 
prenez tant d'heures pour tant de tonnes etc. etc. 
Messieurs, faites votre commerce, écrivez vos lettres, 
tenez vos livres et passez 3^ vos écritures, etc. On fai- 
sait donc une opération de commerce et on la condui- 
sait jusque dans ses moindres détails, 

Après un mois on changeait de ròle et on recom- 
men^ait la méme opération. Après quelqucs mois on 
prenait un autre article, on considérait d' autres con- 
ditions géographiques et financières et ainsi de suite. 

Et, Messieurs, quel était le résultat de ce système 
d'éducation ? Un de mes amis en quittant cette école à 
l'àge de 19 ans a été admis dans un bureau, après 
trois ans il fut place à la téte d'une grande succursale 
de sa maison et à l'àge de 22 ans il gagnait déjà 25000 
francs par an et avait 20 commis de différentes natio- 
nalités à ses ordres. 

Dans ma maison à Liverpool, je prends de préfé- 
rence des élèves sortis de ces écoles pratiques et ils y 
re9oivent des bons salaires. 

Je suis président d'une école de commerce instituée 
à Liverpool par la Chambre de Commerce et l'Univer- 
sité. Nous tàchons de mettre en pratique ce que j'ai 
dit. Nous enseignons le Irangais, l'allemand, l'espagnol. 
Nous avons deux sections: inférieure et supérieure. Nous 
prenons les documents commerciaux dans les différen- 
tes langues et lorsque les élèves ont bien appris les lan- 
gues ayant référence au commerce et aux documents 
commerciaux, nous les réunissons dans une classe com- 
merciale, Oli nous considérons les différents articles, co- 
tons, graines, etc, dès le moment de leur production 
jusqu'au dernier moment de leur consommation, montrant 
aux élèves tous les risques qui peuvent réellement 



— 265 — 

arrivar ; et tout ga est enseigné par un homme pratique 
qui a fait les choses lui méme et connait Ics périls par 
lesquels le négociant passe. Et ces le^ons se font une 
année en allemand, une autre en fran^ais, une troisiè- 
me en espagnol. 

J'ai entendu dire qu'il ne fallait pas parler ici 
de jeunes gens de 14 à 17 ans. Je demande pardon 
si j'ai parie de cet àge, mais vous me le permettrez 
puisque je suis venu de loin pour entendre ce que 
je pourrais faire de mieux pour Téducation de nos 
élòves. 

Je me permets de dire pour conclure, si mon opi- 
nion peut avoir une certaine valeur, que je crois que 
les jeunes gens qui jusqu'à l'àge de 16 ans ont suivi 
l'éducation generale, méme classique, et dont l'esprit a 
été discipline en toutes directions, s'ils veulent se diriger 
vers le commerce, devraient rester dans une école spe- 
ciale encore trois ans, et alors^ s'ils entrent dans un 
bureau, il pourront contribuer énormément à leur pro- 
sperile et à celle de leur pays. [applmisi) 

Schmid Antonio (Vienna). — Meine Herren! An den 
osterreichischen Lehranstalten fUr den kaufmannischen 
Unterricht kann man drei verschiedene Arten des Mus- 
ter - Comptoirs unterscheiden u. z: 

1. — Das Muster-Comptoir, in welchem ein Ge- 
schaftsplan von alien Schiilern gemeinsam ausgearbeitet 
wird, wobei alle Comptoirarbeiten wie Briefe^ Facturen, 
Erlagscheine, Schuldscheine, Quittungen, Vertrage, 
Frachtbriefe, Zolldeclarationen, Wechsel, Checks, Co- 
nossamente und Polizzen etc. sowie die gesammte Buch- 
ftihrung durch alle Schiller vollstandig iibereinstimmend 
zur Ausfuhrung gelangen. Jeder Geschaftsfall wird 
jenach dem Grade der Vorbildung der Schiller, der 
Art des Falles und den Absichten des Lehrers mehr 
oder weniger ausfiihrlich besprochen. Voraussetzung 
fiir dieses Muster-Comptoir ist, dass der Lehrstofif in 
den Handelsfachern bereits vollstandig durchgenommen 
wurde, denn das Muster-Comptoir soli insbesondere 



— 266 — 

das Ineinandergreifen dereinzelnencommerziellen Facher 
zeigen, wobei sich allerdings fiir den Leiter des Muster- 
Comptoirs die willkommene Gelegenheit bietet, die zu 
Tage tretenden Liìcken in dem Wissen der Schiiler 
auszufullen und den Lehrstoff zu erweitern. Es konnen 
hiebei auch die Usancen fiir den Kandel in den betref- 
fenden x\rtikeln erortert werden. In dieser Form er- 
scheint das Muster-Comptoir als Concentration desge- 
sammten Handels-Unterrichtes, da alle Lehrfacher darin 
vereinigt werden miìssen. Um die Schiller mit dem 
Geschaftsbetriebe der verschiedenen Branchen bekannt 
zu machen, wird meist ein Geschaftsgang eines Waren- 
geschattes und eines Bankgeschaftes durchgearbeitet, 
in Avelchen Commissions, — Speditions — und Parti- 
cipationsgeschafte aufgenommen erscheinen. Diese Art 
des Muster - Comptoirs kann auch bei einer grosse- 
ren Schiilerzahl mit nicht ganz gleichartigen Kenntnissen 
noch ertblgreich durchgefiihrt werden und ist als erster 
Grad des Muster-Comptoirs zu bezeichnen. In dieser 
Form besteht das Muster-Comptoir im I. Jahrgang der 
Export-Akademie und an der Wiener Handels-Aka- 
demie, woriiber Ihnen mein hochverehrter Herr College 
Dr. Adler bereits berichtet hat, sowie an den meisten 
iibrigen zweiclassigcn und hoheren Handelsschulen 
Òsterreichs. 

2 — Als sweiter Grad des Muster-Comptoirs ist jene 
Einrichtung zu bezeichnen, bei welcher die Schiller einer 
Classe in vier bis sechs Geschafte cingereiht werden, 
die miteinander in reger Geschafts-Verbindung stehen. 

Bei dieser Durchfiihrung des Muster-Comptoirs, 
haben die Schiiler gleichzeitig ganz verschiedene Arbei- 
ten auszufiihren ; der Leiter dieses Muster-Comptoirs 
wird daher nur ausnahmsweise bei besonders schwie- 
rigen oder interessanten Fallen, Erlauterungen tur die 
ganze Classe geben und sich im allgemeinen aut die 
Unterstiitzung und Controlle der Schiiler bei den Ar- 
beiten sowie auf die Richtigstellung von fehierhaften 
Arbeiten und Ertheilung von Weisungen beschranken. 



— 267 — 

Damit die Arbeiten keine zu langen Unterbrechungen 
erleiden miìssen und sotbrt vollstandig controllirt werden 
konnen, ist es unbedingt erforderlich, dass dem Leiter 
dicses Muster-Comptoirs ein Assistent beigegeben wird 
u. z. auch bei einer kleineren SchUlerzahl. 

Die Anwendung dieses hohercn Grades des Muster- 
Comptoirs ist aber nur in solchen Abtheilungen mit 
Erfolg mòglich, die hochstens 25 bis 30 Schiller haben, 
wenn diese sehr gut und gleichmassig in alien Handels- 
fachern ausgebildet worden sind, so dass sie bereit 
selbstiindig alle Arbeiten ausfiìhren und Dispositionen 
treffen konnen. Es muss jedenfalls auch ein Muster- 
Comptoir ersten Grades voraus gegangen sein. Die 
wirkliche Bedeutung und der praktische Erfolg dieses 
Muster-Comptoirs hangt ganz von der Personlichkeit 
des Leiters ab, fur welchen gerade dieser Unterricht cine 
besonders grosse Anstrengung bedeutet. Hat das Muster- 
Comptoir den richtigen Leiter, so kann es keinem Zweifel 
unterliegen, dass es tlir die Ausbildung der Schiller 
fiir die kaufmannische Praxis wertvolle Dienste leistet 
und ihnen den Ùbertritt in die praktische Thatigkeit 
bedeutend erleichtert, ihre Verwendbarkeit im Geschaft 
beschleunigt 

Die Schiller gewinnen hier den Uberblick iiber das 
Geschaftsleben, die Buchhaltung und die Comptoirar- 
beitcn, sie gewohnen sich daran, cine gewisse Verant- 
wortung fiir ihre Arbeiten zu tragen und die einzel- 
nen Arbeiten schneller auszufiihren. 

Die wichtigsten Vortheile liegen aber darin, dass 
dieser Gegenstand wie kein anderer geeignet erscheint, 
die angehenden jungen Kaufleute zum selbstandigen, ziel- 
bewussten und iiberlegten Arbeiten heran zu ziehen und 
ihnen durch die verschicdenartigsten Anforderungen, 
die an sie im Laufe des Muster Comptoirsherantreten, 
die Moglichkeit zu bieten, die Dispositions-Fahigkeit 
zu erlangen sowie gewisse Erfahrungen zu sammeln. 
Ich mass ganz besonders hervorheben, dass meine 
Schiller die Bedeutung dieses Gegenstandes voli erfassten 



— 268 — 

und mit ganz besonderem Interesse und Eifer arbei- 
teten was ich gegeniiber einem der gjehrten Herren 
Vorredner hervorheben mochte, der gewisse Zweifel 
hegtC; dass die Schiller an fingierten Geschaften iiber- 
haupt Interesse fànden. 

Als Ideal ware gewiss die DurchlUhrung wirklicher 
Geschiifte durch die Schuler zu betrachten^ doch balte 
ich die voUstandigc Verbindung der Schule mit einem 
nur fur diesen Zweck bestehenden Geschaft wegen des 
Risicos tur liingere Zeit nicht durchfiihrbar. Dagegen 
erscheint es leichter moglich und empl'ehlenswert die 
Schuler vor ihrem Abgang einige Zeit in einem Ge- 
schiiftshause unter der Oberleitung des Muster-Comptoir 
Lehrers arbeiten zu lassen, was z. B. an unserer Anstalt 
erfolgt. 

Uas vorstehend beschriebene Muster-Comptoir be- 
steht an der Handels-Akademie in Prag, \vo es von dem 
Senior der osterreichischen Handelslehrer, Herrn Prof. 
Odenthal begiundet wurde, der uns leider vor kurzer 
Zeit durch den Tod entrissen wurde. Ich fiihle mich 
verpflichtet seiner unermiidlichen und ertblgreichen Thii- 
tigkeit gerade aul dem Gebiete des Muster-Comptoirs 
bei diesem Punct der Tagesordnung des Congresses 
ein ehrendes Andenken zu weihen. {approvazioni} 

Diese Art des Muster-Comptoirs wurde von mir, 
ohne dass mir der Vorgang Odenthais bekannt war, in 
der Communal-Handelsschule in Gablonz a. N. sowie 
spater in Pilsen eingefiihrt und an der ersteren Anstalt 
von meinem Nachtbiger beibehalten. Eine ahnliche Ein- 
richtung besteht an der Communal-Handelsschule in 
Budweis. Dass die hohe Unterrichts-Verwaltung diesen 
Grad des Muster-Comptoirs als Abschluss des Studiums 
der Handelsfacher als richtig erkannt hat, beweisen die 
Normal-Lehrplane fur die hòheren Handelsschulen, in 
welchen diese Durchfuhrung des Mustcr-Cjmptoirs 
vorgeschrieben wird, was jedoch nicht an alien derar- 
tigen Anstaken erfullt werden konnte. 

Die Durchliihruni^ selbst hat sich in meinem Muster- 



— i-OO — 

Comptoir tolgendermassen praktisch gestaltet. Ich habe 
die Schiller der Classe in vier Geschafte vertheilt, wovon 
zwei Waarenoeschafte (eines mit einem Detail^^escbaft) 
eines ein Fabriksgeschaft und eines ein Bank-Commis- 
sions-und Speditions-Geschill't war. Das erste Geschafts- 
Haus wurde unter einer Einzelfirma, das zweite als 
cine offene Handels-Gescllsc?iaft, das dritte als cine 
Actien-Gesellschatt und das vierte als cine Commandit- 
Gesellschaft betrieben. 

Die besten Schiller verwendete ich als Geschafts- 
leiter, die iibrigen wurden bei der ersten Ausarbeitung 
ihrer Tiichtigkeit entsprcchcnd in das schwieri<ier oder 
leichter zusammengestellte Geschiift eingetheilt. Der 
wichtigste Moment ist dabei aber der Wechsel der 
Schiller in dieser Eintheilung, welcher so erfolgen muss, 
dass jeder ScJiùler in jedem Geschofl in jcdcv Avheiis- 
lei'shing so lange eingetheilt werden muss, bis er sich 
eingearbeitet hat, was bei den schwachsten Schtilern 
allerdings nicht so vollstandig gelingen kann als bei den 
begabteren. Von der richtigen Disposition in dieser Bezie- 
hung seitens des Leiters des Muster-Comptoirs, hangt 
ein grosser Theil des Erfolges desselben ab. 

Einer besonderen Beachtung bedarf bei dieser Ein- 
richtung des Muster-Comptoirs in Schulen mit jiinge- 
ren Zoglingen die Frage der Disciplin, weil die Schnel- 
ligkeit der Ausfuhrung der Arbeiten seitens der Schiller 
sehr verschieden ist und daher durch diese Unregel- 
massigkeit manche Zoghnge zur Unthatigkeit, Unruhe 
etc. verleitet werden konnten. Um dies zu verhindern 
empfiehlt es sich, diejenigen Schriftstiicke die in keinem 
der vollstandig durchzufiìhrenden Geschafte ausgear- 
beitet werden, durch diejenigen Schiller anfertigen zu 
lassen, die ihre Arbeiten schneller beendet haben. Ich 
habe aber mit noch grosserem Erfolg versucht, in demsel- 
ben Geschaft ein zweites System oder eine andere Form 
der Buchfiihrung anlegen zu lassen, was das Interesse 
der Schiller erhòhte und interessante V^ergleiche ermog- 
lichte. 



— 270 — 

ó — Als cine besondere Art des Muster-Comptoirs 
mochte ich die Erorterung und Ausarbeitung einzelner 
Handels-Operationen bezeichnen, wobei alle Details 
eingehend erlautert, alle Schriftstucke und Buchungen 
in der betreffenden Sprache durchgefuhrt und eventuell 
auch die Waarenkentnisse, Usancenkunde etc. gefestigt 
werden. 

Diese Form soli im II. Jahrgang der Export- Aka- 
demie eingefiìhrt werden und ist — wie ich horte ^ 
auch an dem Antwerpner Institut gebrauchlich. Sie 
ist empfehlenswert, um specielle Geschaftsfallc eingehen- 
der durcharbeiten und schwierigere Operationen aus- 
ftihren zu konnen, wenn sehr wenig Zeit zur Verfugung 
steht. 

Bei alien drei Arten des Muster-Comptoirs erscheinen 
Excursionen, behufs praktischer Ubungen im Verzollen, 
Versenden, Ubernehmen, V^ersichern, Verschifìen, Ein- 
kaufen und Verkaufen von Waren, ferner in bedeutende 
Etablissements zum Studium der Organisation des Ar- 
beitsbetriebs, der Verrechnung, der Registratur etc. 
wenn thunlich empfehlenswert. 

In vollster Uebereinstimmung mit meinen geehrten 
Herren Collegen muss ich die besondere Schwierigkeit 
hervorheben, geeignete Lehrkrafte fur das Muster — 
Comptoir zu tinden, weil die vollstandige Beherrschung 
der gesammten commerziellen Facher, die genaue Kennt- 
nis der Praxis, geniigende kautmannische Erfahrung, 
strenge Disciplin und die Fahigkeit, rasch und klar die 
verschiedensten Ausklìnfte ertheilen sowie in den ver- 
schiedenen Geschiitten jederzeit richtig eingreifen zu 
konnen, fiir den Leiter des Muster — Comptoirs noth- 
wendige Eigenschaften bilden. Diesen Gegenstand darf 
auf keinen Fall ein rein theoretisch gebildeter Lehrer 
unterrichten, da er leicht zur Farce herabsinken kann. 
Aber es erscheint nicht nur nothwendig, dass der Leiter 
des Muster — Comptoirs in der Praxis thatig gewesen 
ist; es ist noch viel wichtiger, dass er in der Praxis bleibt. 
Es muss ihm Gelegenheit geboten werden, fortwahrend 



— 271 — 

an einer hòheren Stelle in der kaufmannischen Praxis 
thatig zìi sein oder Einblick zu gewiiinen, um die Bediirf- 
nisse des praktischen Lebens stets zu kennen und den 
Unterricht danach einrichten zu konnen. 

Diese Einfiihrung, die an einigen Anstalten bestand, 
bietet auch die Moglie hkeit, besonders geeignete Personen 
der Schule und dem Lehrfach zu erhalten, da sie sonst 
zu sehr das Missverhaltniss zwischen dem Einkommen 
des praktischen Kaufmanns und des kaufmannischen 
Lehrers fuhlen und dadurchleichtzumvollstandigen Ue- 
bertritt in die Praxis verlockt werden wiirden. Es kann 
fur eine Schule nur ein Vortheil sein, wenn der Lehrer 
der praktischen Facher in der Praxis seine Erfahrungen 
erweitern und die zeitgemassen Verhaltnisse und Be- 
diirfnisse seinem Unterrichte zu Grunde legen kann. 

Meine Erfahrungen beztiglich des Muster-Comptoirs 
mochte ich dahin zusammenfassen, dass das Muster- 
Comptoir die Praxis nicht ersetzen wohl aber besser 
darauf vorbereiten kann, was besonders von der Ver- 
bindung des 1. 2. und 3. Grades gilt, und mehr als 
vorbereiten soli keine Handelsschule, mehr darf man 
iiberhaupt nicht verlangen, Das Muster-Comptoir soli 
das Manover, die Spitalpraxis des jungen Kaufmannes 
sein und wird in dieser Auffassung gewiss seine Stel- 
lung unter den commerziellen Fachern behaupten und 
festigen. 

Eine besondere Rolle spielt das Muster-Comptoir bei 
der Heranbildung von geeigneten Lehrkraften fiir die 
Handelsfacher, worauf hier nur hingewiesen werden 
soli, um die naheren Ausfuhrungen einem spateren 
Zeitpunkt zu iiberlassen. Ich erachte die Frage der 
Lehrerbildung fiir commercielle Lehranstalten so aus- 
serordentlich wichtig, dass ich mir bei diesem Anlasse 
erlaube, an den hochgeehrten Herrn Prasidenten des 
Congresses die Bitte zu richten, diese Frage auf das 
Programm des nachsten Congresses zu stellen. {vive ap- 
provazioni) 

La seduta è levata alle ore 11.45. 



SEDUTA DEL 7 MAGGIO 



La seduta è aperta alle ore 9.25 sotto la presidenza 
dell' on. Pascolato, presidente del Congresso. 

Presidente — Ho il piacere di comunicare il se- 
guente telegramma che l' ufficiale di ordinanza di S. 
A. R. il Duca degli Abruzzi mi ha diretto in risposta a 
quello indirizzatogli in nome del Congresso : 

Deputato Pascolato 

Venezia 

S. A. R. il Duca degli Abruzzi riconoscente rin- 
grazia i Congressisti per gli affettuosi auguri. 

D'ordine di S. A. R. 
L' Ufficiale d' ovdinansa Frigerio 

Avendo partecipato a S. E. il Ministro del Com- 
mercio la sua nomina a Presidente onorario del Con- 
gresso, ne ho ricevuto il seguente telegramma: 

Onorevole Pascolato 

Venezia 

Sono profondamente grato al Congresso dell'alto 
onore conferitomi, che sempre ricorderò con viva com- 

18 



— 274 — 

piacenza. Voglia confermare che il governo italiano 
terrà in gran pregio i lavori del Congresso e curerà 
con amore l' incremento degli studi che preparano le 
pacifiche e feconde conquiste del lavoro e dei commerci. 

// Ministro Fortis 
{applausi) 

Mi si è espresso da molti il desiderio che la seduta 
di domattina sia 1' ultima. Perciò, se i colleghi lo cre- 
dono, procureremo di terminare nella mattinata. Ciò 
però dipende, pili che da me, dai membri del Congresso. 
Bisogna accorciare il più possibile i discorsi. 

Del resto, siamo alla fine del 3° tema ; il 4° ed il 
5*» non daranno luogo, credo, a grandi discussioni. 
Domattina alle 8 1|2 1' ufficio di Presidenza si raduna 
per fare il lavoro di raggruppamento e di scelta degli 
ordini del giorno di cui l'Assemblea lo ha incaricato ; 
alle 9 li2 si aprirà la seduta del Congresso, si terminerà 
la trattazione dell'ultimo argomento e si discuteranno 
i voti che la Presidenza presenterà alla assemblea. 

Ora riprendiamo la discussione del terzo tema. 

Assume la presidenza, il vice-presidente on. Luigi 
Strauss. 

Polaczèk Carlo (Cristiania) ~ Sehr geehrte Herren ! 
Der Aufforderung unseres geehrten Herrn Prasidenten, 
so kurz wie m(5glich zu sein, um unsere xlbreise nicht 
allzulang hinauszuschieben, komme ich um so lieber 
nach, als ich verhàltnissmàssig nur wenig zu dem 
hinzuzufugen habe, vvas iiber das sogenannte Muster — 
Comptoir bercits von den Herren mitgetheilt worden ist. 
Die Vortrage meiner geehrten Herren Collegen, der Di- 
rectoren A. Adler und A. Schmid waren so ausgiebig, 
dass sie die meisten Gesichtspuncte, von denen man die 
Frage der Muster-Comptoirs betrachten kann, bereits 



— 275 — 

i^lar beleuchtet und alle Vor-und Nachtheile dieser 
Muster - Comptoirs klar hervorgehoben haben. Ich 
tnochte mir nun erlauben zu bemerken, dass wir nicht 
nur im Siiden, sondern auch im Norden die niitzliche 
Einrichtung eines Muster-Comptoirs besitzen. Es diirfte 
daher ftir die geehrten Herre i vielleicht nicht ohne In- 
teresse sein zu erfahren, wie diese Comptoire bei uns 
^efuhrt werden. 

Wir konnen unseren Schiilern bei den 2 Jahrgangen 
des Unterrichtes, die bei uns in diesem Zweige bestehen, 
unmoglich eine vollkommene und griindliche praktische 
Ausbildung geben. 

Wir miissen uns vorziiglich auf die Tlieorie be- 
:schranken, suchen aber dessenungeachtet Theorie und 
Praxis nach Moglichkeit miteinander zu vereinen und 
unseren Schiilern praktische Griffe und Vortheile von 
-der -Schule weg nach Hause mitzugeben, Vortheile die 
ihnen in der Zukunft von Nutzen sein konnen. In Folge 
■dessen haben wir in dem zweiten Jahrgange unserer 
oberen Classe ein praktisches Comptoir eingerichtet, 
ivelches wir alljahrlich.durch 8 Menate beniitzen. Die 
Schiiler haben bereits in der ersten Classe die Buchhal- 
tung griindlich betrieben und gelernt und es werden mit 
ihnen die wichtigsten Systeme vor Beginn im praktischen 
Comptoir durchgemacht. 

Um den Herren einen Begriff von der hier geiibten 
Praxis zu geben, so bemerke ich, dass wir dieses Comp- 
toir so vollkommen als moglich und mit alien hiezu 
nothigen Erfordernissen einzurichten suchen. Die Ar- 
beiten werden nach gegebenen Geschaftsvorfallen ausge- 
fuhrt, da wir eben nicht Gelegenheìt haben, die Praxis 
in der Schule direct anzuwenden. Geschafte fiir das 
Land von besonderer Wichtigkeit, betreiben wir natiirlich 
auch im praktischen Comptoir. Dazu gehoren vor 
-alien Holz — Fisch — Getreide — und Schiffspeditions — 
Geschafte. Das konnen wir alles im hohen Norden 
sehr gut brauchen. Neben diesen Geschaften betreiben 
wir auch ein Bank — Waaren — und Commissions — 



— 276 — 

Geschaft. Jeder Schiiler muss vier Geschaftsgange durch- 
machen, die zum Theile ganz kurz, gewohnlich nur von 
der Dauer von 1 — 1 \\2 Monaten sind, um so wenig- 
stens einen Einblick in die Geschafte zu bekommen. 

Wie man im gewòhn lichen Geschafte stets die 
Buchfuhrung betreiben muss, so wird auch bei uns 
jeder Schuler zur Buchfuhrung verhalten. Es wird von 
den Schiilern direct in die Biicher eingetragen und da- 
mit diese Eintragung in ordnungsgemasser Weise erfolgt, 
besucht ein Kalligraphie-Lehrer zweimal in der Woche 
die Classe, sieht sich die Schriften der Schuler an und 
macht dieselben auf ihre Fehler, die sic bei der Ein- 
tragung begangen haben. aufmerksam. Auch alle Wech- 
sel werden von den Schiilern ausgefuhrt und ebenso 
auch die Correspondenz besorgt. Jedes Geschaft besteht 
aus vier Schiilern, welche ihre Arbeiten untereinander 
theilen. Leider kann ich hier, der Kiirze der Zeit wegen, 
nicht naher in das Detail eingehen, und erwahne hier 
ryur, dass ich mir bei der Ausstellung in Genua erlaubt 
habe, die Geschaftsbiicher, welche bei uns ausgefiihrt 
wurden, auszustellen, und dass diese Arbeiten von Seite 
der Fachleute eine recht lobende Beurtheilung erreicht 
haben. Die Erfahrung hat also ergeben, dass unsere 
Eini-ichtungen geniigend praktisch sind. Ich habe von 
meinen Schiilern in der Praxis zu wiederholten Malen 
Àusserungen gehrirt, dass sie das^ was sie in der ersten 
Classe bei uns gelernt hatten erst ìm praktischcn 
Comptoir bethatigen konnten. In diesem hatten sie erst 
die nothige Ubung crhalten, um sich im spateren Ge- 
schaftsleben als tiichtige Buchhalter zurechtzufinden. 
Das haben also meine Schiiler, die wohl iiber die ganze 
Erde zerstreut sind, hieriiber geaussert. 

Viele derselben reisen weit in die Welt hinaus und 
kehren vielleicht nie mehr in ihre Heimat zuriick. 

Solche Urtheiie aber, die uns von diesen jungon 
Leuten iiber unsere heimatlichen Einrichtungen uns zu- 
kommen, sind ftir mich von grosser Bedeutung. 

Das ist mit wenigen Worten das, was ich eigentlich 



ìlber unsere Einrichtunj^en sagen wollte. Was ich an- 
•derwarts gesehen habe, lasst mich immer wieder auf 
jene Àusserung zuriickkommen, welche bereits friiher 
gemacht wurde, dass sich namlich « Eines nicht fur 
alle schicke ». — Der Unterschied, besonders in den 
Special — vSchulen, muss den Verhiiltnissen des Landes 
angepasst sein. Wir konnen keinen allgemeinen Masstab 
aufstellen. 

Wir miissen nur experimentieren. Das musste ich 
selbst in den 25 Jahren meiner Thatigkeit. Da batte ich 
in der Schule Gelegenheit genug traurige und unange- 
nehme Erfahrungen zu machen, doch mit dem practi- 
schen Comptoir war ich immer zufrieden. Ich hoffe die 
Geduld der Herren nicht allzulange in Anspruch ge- 
nommenzu haben und beschliesse somitmeine Ausfuhrun- 
gen. [applausi generali e prolungati) 

Ricci Lazzaro (Genova) — Signori, Dopo che su 
questa importantissima questione hanno preso la parola 
i più competenti fra i congressisti esteri, sia concesso 
anche a me di parlare, benché debole insegnante di 
questa materia nelle scuole italiane, allo scopo di ri- 
spondere ad alcune obbiezioni sollevate dai precedenti 
oratori, e di accennare a quello che si intende per 
Banco nelle nostre scuole, dove l' insegnamento del 
Banco ha molto progredito, tantoché credo che nell'in- 
segnamento superiore le scuole di Banco italiane, meritino 
uno fra i primissimi posti. 

Quali sieno i concetti che nella R. Scuola Superiore 
•di Commercio di Genova animano gli insegnanti di 
Banco ed a quali criteri essi si ispirino, è spiegato in 
una memoria della quale il prof. Cevasco, mio collega, 
ha fatto omaggio al Congresso, memoria alla quale mi 
riferisco. Io desidero soltanto limitarmi ad esporre le 
mie idee su tre appunti che si sono mossi al Banco 
■durante questa discussione, lusingandomi che la mia 
•opinione possa servire a coloro che desiderano im- 
piantare r insegnamento del Banco dove non esiste 
-ancora. 



— 27S — 

Se non erro, ecco i tre appunti che si sono mossi r 
I. impossibilità di potere sufficientemente svolgere 
questa materia in una scuola dove sono molto nume- 
rosi gli studenti ; 

IL difficoltà di trovare persone capaci d' inse- 
gnare convenientemente il Banco; 

III. poca utilità del Banco, quando esso non rie- 
sce a portare completamente gli alunni nello svolgimento 
pratico degli affari, ma si limita ad essere insegnamenta 
teorico, come altri insegnamenti che sono dati nelle scuole 
commerciali. 

Cominciando dal primo appunto, devo osservare 
che la difficoltà del numero troppo forte di allievi^ 
nelle nostre Scuole Superiori di Commercio non si 
riscontra. 

Il Banco, a mio parere, non deve far parte dell'in- 
segnamento medio commerciale, cosa questa che in una 
memoria del Congressista dott. Schak Béla di Buda- 
pest, è convenientemente dimostrata : esso dovrebbe 
rimanere nell' insegnamento superiore. Ora le nostre 
Scuole Superiori di Commercio non hanno normal- 
mente un eccessivo numero di giovani, e ad esse d'altra 
parte non conviene produrne un numero eccessivo^ 
perchè troppa sarebbe la merce gettata sul mercato, 
essa verrebbe deprezzata, e sarebbe tolta ai giovani 
la possibilità di trovare tutti un conveniente impiego. 

Nella Scuola Superiore di Commercio di Genova, 
frequentano normalmente i due corsi nei quali il Banca 
si insegna, 2o a 40 allievi. A questi allievi sono pre- 
posti due insegnanti, uno solo essendo ritenuto insuf- 
ficiente, e qualora il numero degli allievi che attual- 
mente è di 32, si elevasse a 40 ed oltre, occorrebbe 
un terzo insegnante, perchè ogni 12 o 15 giovani un in- 
segnante è necessario. 

Per r eificacia dell' insegnamento, all' inconveniente 
del numero si può opporre un rimedio che da sei an- 
ni, ho introdotto e con buoni risultati, nella scuola di 
Genova. 



— 279 — 

L' insegnamento del Banco non consiste soltanto in 
esercitazioni pratiche, ma occorre nell'insegnare il Banco 
dare quelle nozioni necessarie all'uomo d'affari, che non 
sono comprese nei programmi delle altre materie della 
Scuola. Ora se noi attendiamo a dare queste nozioni 
ai giovani singolarmente, uno ad uno, man mano che 
nel procedere degli affari simulati se ne riscontra il 
bisogno, saremo obbligati a una fatica enorme e non 
avremo la certezza di aver esposto tutto a tutti. 

Perciò abbiamo adottato nella Scuola Superiore di 
Commercio di Genova, l'uso di riunire insieme e di 
esporre ordinatamente tutte quelle nozioni ed idee che 
i nostri studenti devono avere inteso prima di aver la- 
sciata la scuola, e distribuiamo le lezioni in modo da 
dedicare un quarto del tempo assegnato al Banco (otto 
ore per settimana) a queste lezioni espositive. Noi dia- 
mo idee generali sulle operazioni che si devono com- 
piere, spieghiamo che cosa sono le operazioni bancarie 
e le mercantili, analizziamo il modo come esse si svolgono, 
spieghiamo quali sono le difficoltà che il commerciante 
trova, quali questioni possono sorgere, come deve re- 
golarsi, quali sono i rimedi che potrà mettere in opera 
nelle diverse difficoltà che si presentano nello svolgi- 
mento pratico delle operazioni commerciali. 

E così la nostra parola è ascoltata da tutti e non 
e' è bisogno di spiegare singolarmente ad ogni stu- 
dente ciò che viene esposto a tutti contemporanea- 
mente. 

Vengo al secondo punto, e cioè alla difficoltà di 
trovare un buon insegnante di Banco modello. La dif- 
ficoltà non è lieve e domando venia se, interessato nella 
cosa, porto nella questione criteri forse troppo per- 
sonali. 

La Scuola Superiore di Commercio di Genova ha 
scelto a professori due fra i suoi licenziati, che sono 
giornalmente negli afìari. Tanto io quanto il mio collega, 
lavoriamo in commercio e perciò portiamo od almeno 
procuriamo di portare nell' insegnamento, quell'indirizzo 



— 280 — 

pratico che è necessario per poter infondere ai nostri 
giovani le, idee che occorrono per guidarli negli affari. 
Il fatto che noi siamo occupati anche altrove, oltre che 
alla Scuola, è ben visto dal Consigl'o Direttivo, perchè 
le occupazioni che abbiamo in amministrazioni com- 
merciah si risolvono in uno studio ed in un esercizio 
continuo e riescono a vanta^igio dell' insegnamento. 
Perciò io mi trovo pienamente d'accordo coU'ordine del 
giorno che fu presentato da due Congressisti^ dei quaU 
non ho presenti i nomi, su questo argomento alla pre- 
sidenza del Congresso. 

Fu detto da alcuni oratori, che nel Banco occorre 
vi sia un professore unico che guidi e dia l' indirizzo 
generale, e che, accanto a questo, occorre vi sieno indi- 
vidui che vengano dalla vita degli affari, non individui 
tolti dalla cattedra dell' Istituto tecnico e posti là a in- 
segnare la pratica commerciale. Purché chiaramente ci 
intendiamo su questa seconda parte, l'affermazione può 
essere favorevolmente accolta. Non arriveremo certa- 
mente al punto a cui arrivava ieri il sig. Hemelryk di 
Liverpool, dicendo che soltanto le persone fallite possono 
essere buoni insegnanti di Banco modello. Ci vogliono 
individui che abbiano qualche pratica di commercio, ma 
non possiamo prendere un commerciante qualunque di 
un nostro emporio commerciale, il quale probabilmente 
sarebbe • un uomo fuori di posto. Occorre che questi 
professori aggiunti al Banco modello, abbiano al pari 
del professore dirigente delle nozioni teoriche, che non 
sempre troviamo nei nostri commercianti, occorre che 
abbiano attitudini didattiche e siano in grado di spiegare 
il perchè di quello che ordinano e fanno eseguire agli 
allievi. 

Vengo al terzo punto e cioè all' accusa fatta al 
Banco, di non portare convenientemente i giovani in 
mezzo alla vita vera commerciale. Qui occorre distin- 
guere e vedere che cosa dal Banco si esige. Facendo 
il Banco modello nelle nostre Scuole Superiori di Com- 
mercio, non intendiamo eliminare la necessità della pra- 



— ;?81 — 

tica de^li affari, non intendiamo che un giovane appe- 
na uscito dalla scuola si trovi subito a suo posto in 
commercio. È su questa pretesa che si basano i nostri 
avversari ed hanno torto, perchè ci attribuiscono inten- 
dimenti che non abbiamo. Il giovane certamente dovrà 
sempre far pratica nell' azienda in cui entra, noi procu- 
riamo di far si che questa pratica sia quanto piià è pos- 
sibile breve. 

Quando un giovane non ha fatto studi sufficienti 
o esce da una Scuola Commerciale di grado inferiore, 
è costretto a stare volontario in una casa di commer- 
cio molti anni, per poter poi esser utile e giovare col 
suo lavoro. 

Noi cerchiamo di ridurre a pochi mesi questo tiro- 
cinio, cerchiamo di mettere i giovani in condizione di 
esser presto utiU in uno di quei posti cui essi, licen- 
ziati di una Scuola Superiore di Commercio, hanno il 
diritto d'aspirare. 

E noi abbiamo raggiunto questo scopo, o Signori. 
Non è una vana affermazione, poiché quanto dico ri- 
sulta da dati di fatto esposti nei cenni statistici che la 
Scuola Superiore di Commercio di Genova ha presen- 
tato al Congresso. Nella Scuola di Genova miriamo a 
fare dei commercianti e nello svolgimento dei nostri 
insegnamenti abbiamo sempre tutti di mira lo .scopo di 
mandare i giovani che escono dalla nostra Scuola in 
commercio. Accade talvolta che qualcuno si dedichi 
air insegnamento od entri in Amministrazioni pubbli- 
che; noi deploriamo questo fatto, perchè, come ho detto, 
la nostra mèta unica è preparare i giovani per il com- 
mercio. 

Ed i licenziati dalla nostra Scuola, entrano pron- 
tamente nelle case commerciali; trovano in queste buoni 
impieghi e sono convenientemente retribuiti. Mi basti 
ricordare questo fatto : che la Scuola di Genova non 
ha disponibile alcuno fra i suoi licenziati ed ha già 
offerte di impiego per coloro che ne usciranno nella 
prossima sessione di esami. 



— 282 — 

Parlando del Banco, mi permettano ancora i Si- 
gnori Congressisti una breve osservazione su un equi- 
voco che in Italia avviene riguardo a questa parola. 
Si dice che il Banco ò insegnato in alcune scuole me- 
die, si dice che è insegnato in alcuni Istituti Tecnici. 
Un breve esame di alcune memorie presentate al Con- 
gresso^ fa scorgere quali sono i criteri ai quali si ispi- 
rano coloro che insegnano Banco in questi Istituti e in 
queste Scuole, i quali confondono il Banco colla Ragio- 
neria. Quando^ ad esempio, leggo che in un anno un 
proiessore di Istituto tecnico è riuscito a preparare i 
suoi giovani per un'azienda industriale, a farli eserci- 
tare in un'impresa di trasporti, in un'azienda di assi- 
curazioni, in un'opera pia, ecc ^ e quando penso che, 
con otto ore la settim.ana, non riesco a fare esercizi 
che per una sola azienda per ogni anno, mi viene 
fatto di chiedermi se non sono su una falsa via coloro 
che intendono fare il Banco negli Istituti Tecnici e nelle 
Scuole medie. Io ritengo che costoro non facciano che 
esercizi di contabilità, perchè lo studiare quah siano i 
libri da tenere in una amministrazione, quali le registra- 
zioni da fare, non è altro che una pura e semplice 
applicazione di contabilità. 

È però ben lungi da me l'intendimento di denigrare 
i meriti dei nostri insegnanti di Ragioneria, che anzi, o 
Signori, quando avrete bisogno di modificare i vostri 
programmi o di aprire nuove Scuole, siano esse supe- 
riori, medie od inferiori, vi consiglio di rivolgervi per 
la parte che riguarda la Ragioneria alle Scuole Italia- 
ne, dove la Ragioneria ha raggiunto grande sviluppo 
e dove ha assunto grande importanza, grazie special- 
mente agli studi ed all'opera dell'illustre prof. Besta 
che in questa Scuola insegna, {approva 3Ìoni\ 

Riprende la presidenza l'on. Pascolato. 

Besta Fabio (Venezia) — Signori, avevo chiesto 
ieri la lacollà di parlare, per difendere un poco i Pro- 



— ^3 — 

• 

fessori di pratica commerciale, che erano stati attaccati 
da uno dei congressisti. Ora la prendo, e devo comin- 
ciare con un ringraziamento al mio egregio collega, che 
ha voluto or ora accennare al mio povero nome; ma 
dopo questo ringraziamento devo dire che 1' opportu- 
nità di aver chiesto la parola, mi pare, sussista tuttavia^ 
anche dopo il suo discorso. 

Io non divido in tutto le sue idee sulla scelta dei 
professori per la cattedra di Banco. Certo, il Professore 
di pratica commerciale deve conoscere sopra tutto la 
pratica commerciale, se la vuole insegnare, ma questo 
professore deve anche avere un' alta coltura ; giacché 
deve vincere una serie di dif^.coltà che non si pcssono 
prevedere. 

Noi qui a Venezia, abbiamo la fortuna di avere 
come iniziatore e direttore delle operazioni commerciaH 
ir Prof Enrico Castelnuovo, che nella sua prima gio- 
ventù, fu procuratore di una casa di commercio che 
non è fallita mai {ilarità^ ed è nello stesso tempo poli- 
glotta, economista e letterato, tanto che non so se più 
giovino ad acquistargli l'alta stima degli allievi, la pra- 
tica sua nel commercio o le novelle sue che tutti am- 
miriamo, {appr ovazioni) 

Io poi, fui chiamato a questa Scuola ventisette anni 
or sono^ da un Istituto tecnico dove era stato pochissimo 
tempo, e coli' incarico di insegnare ragioneria, nella 
quale materia credevo di avere qualche preparazione. 
Ma giunto qui, fui incaricato anche di attendere alla 
pratica commerciale. Ora io mi ricordo che la prima 
domanda che mi si fece in questa scuola di Banco, fu 
che cosa fosse la teoria dei succedanei. Avevo avuto 
la fortuna di leggere quanto su tale teoria han scritto 
il Minghetti, il Ferrara, il Carey e altri, e potei rispon- 
dere a quella domanda. La risposta esauriente che io 
potei dare, giovò di certo a elevarmi un poco neh' opi- 
nione che i giovani poterono formarsi di me, sicché 
potei tenere rispettato l'ufficio datomi, nonostante che 
di pratica commerciale ne avessi proprio poca. 



— 284 — 

Un' altra cosa è stata detta, per sostenere che i Pro- 
fessori di pratica commerciale devono essere sopratutto 
pratici ed anzi trovarsi negli affari. 

Si è affermato, che per fortuna è passato il tempo in 
cui i congegni delle imprese mercantili si inventavano 
dai frati. Ma, frate Luca Paciolo^ che si ò detto sia sta- 
to l'inventore della partita doppia, era bensì un frate, 
ma era anche un professore di matematica, [ilarità) 
Anzi, fra parentesi, ora è dimostrato che egli non fu 
niente affatto l' inventore della partita doppia, [ilarità 
vivissinia) che ci venne Dio sa da dove, perchè noi 
abbiamo registri di un secolo e mezzo prima del Pa- 
ciolo, tenuti con questo metodo [cipprovasioni). Ma fu 
per r opera dei maestri di banco che si poterono sta- 
bilire le norme per le scritture e i congegni tutti delle 
imprese mercantili d' allora, e furono questi modesti 
insegnanti del commercio, che affermando codeste teo- 
riche poterono disseminare da Venezia in tutto il mondo 
mercantile le cognizioni sugh organismi delle imprese di 
com.mercio. Furono l'ignoto compilatore del trattato dei 
conti e delle scritture accolto dal Paciolo nella sua 
Somma, e Domenico Manzoni e 1' Vmp3'n, l' Olcastle, 
lo Schweiker loro traduttori, che portarono la pratica 
commerciale da Venezia nelle altre nazioni. 

E vengo a un altro appunto mosso al banco. È stato 
detto che la teoria non vale niente nella pratica : 1' ha 
asserito in un eloquente e brioso discorso il rappresen- 
tante di Liverpool. 

Io rispondo, che John Stuart Mill nella sua auto- 
biografia, ricorda come il padre suo, il filosofo James 
Mill, si arrabbiasse tutte le volte che sentiva dire che la 
pratica reale era diversa dalla teorica, e affermasse che 
tra la teoria buona e la pratica buona non vi può 
esser dissenso. Ciò vuol dire che non è al sapere che 
si deve fare appunto, ma è il cattivo sapere che si 
deve biasimare. L' appunto ad ogni modo si rivolge 
non contro il solo banco, ma sibbene contro tutti gli 
insegnamenti delle scuole commerciali. 



— 285 — 

A me preme di ricordare che ufficio precipuo del- 
l' insegnamento commerciale superiore è di tener viva 
la fiaccola del sapere in tutte quelle discipline che ri- 
flettono il commercio e la banca. I professori delle 
Scuole superiori di commercio devono far progredire 
e spiegare i congegni che anche in questo ramo dell'at- 
tività umana vanno trovandosi, e divulgarne la notizia. 
Questo ufficio non lo possano avere che le Scuole su- 
periori commerciali. 

All' appunto fatto al banco, che cioè esso non rispon- 
da alla realtà del commercio, ha risposto esaurientemente 
il mio collega di Genova e su questo non mi fermo. 
Vengo ad altre osservazioni: 

Si è proposto di mettere in corrispondenza fra di 
loro per affari simulati le diverse scuole commerciali. 
Per verità non credo che da questa corrispondenza fra 
le diverse scuole commerciali venga grande utilità all'in- 
segnamento; però la credo di grandissima utiHtà per 
altri riguardi. È bene che vincoli di amicizia esistano tra 
le diverse Scuole e che le une comunichino alle altre 
ciò che ricavano dai propri studi. Per questo, a una do- 
manda venutaci dal Ministero d'Agricoltura e Com- 
mercio io e il mio collega professor Castelnuovo, abbia- 
mo risposto che ben volentieri ci porremmo in rela- 
zione, non soltanto colle Scuole commerciali superiori 
italiane, ma anche con quelle italiane all'estero; per 
questo accogliamo con animo grato la proposta fatta 
dal rappresentante del Belgio, di porre in relazione di 
affari supposti la nostra Scuola con quelle superiori 
degli altri Stati. 

Si è parlato dal Direttore della Scuola di Lione, dei 
fini a cui r insegnamento pratico commerciale deve mi- 
rare. Si è detto che questo insegnamento deve stimolare 
e far sor^2:ere negli allievi l'iniziativa degli affari. Era que- 
sto il precipuo fine a cui miravano anche i fondatori di 
questa nostra Scuola superiore, e nei suoi atti di fonda- 
zione, si trova pila volte affermato tale concetto. A 
me pare si esageri un poco. 



— 2SH — 

Lo spirito degli affari non si può apprendere nella 
scuola ; la scuola può dare gli strumenti soltanto, può 
dare le armi, può insegnare quale sia il mezzo più ra- 
pido per raggiungere la cima, ma se il giovane non ha 
in sé r energia e le attitudini per questo lavoro e questo 
cammino, la scuola non può far niente. Il genio, in 
tutte le arti lo dà Iddio o, se vi piace, la natura; la 
Scuola a chi non lo possiede non lo potrà mai dare. 
{applausi prolungati e generali) 

Strauss Luigi (Anversa) — Messieurs! Ma situation 
est très-délicate. L' honorable Mr. Hemelryk a parie 
de r enseignement du bureau dans les écoles de com- 
merce. Ma première pensée était de le remercier, puis- 
<iu'il a dit tant de bien de l'enseignement commercial 
d'Anvers. 

Mais il vous a dit ensuite que, pour-étre profes- 
seur dans une école de commerce, il faut avoir fait 
faillite, et 

Hemelryk Paolo (Liverpool) — Ce que j'ai dit est 
ceci: je n'ai pas voulu attaquer les prolesseurs; j'ai 
dit seulement que, pour certaines branches du com- 
merce actuel, il faudrait avoir dans l'enseignement du 
bureau des professeurs ayant beaucoup de pratique. 
Et e' est tout. 

Strauss Luigi (Anversa) — Je prends note avec 
plaisir de Ce que M.r Hemelryk vient de dire, car cela 
rend la situation bien plus facile. Nous sommes tous 
d^ accord que si 1' on pouvait allier la théorie à la pra- 
tique, ce serait l' idéal. 

On a parie de négociants qui ont fait faillite, de 
moralité, etc. et l'on a condamné l'economie politique. Or 
cette science est précisément une des parties de T in- 
struction commerciale que nous substituons aux études 
classiques, et e' est une étude de morale, car elle en- 
seigne la prévoyance qui est mère de l'honnéteté. Vous 
ne pouvez étre prévoyants et assurer le bien étre de 
vos enfants, sans étre honnéte. C'est de la morale. 



- 287 — 

Au point de vue du bureau, de la gestion pratique 
de l' enseignement commercial, j' ai pu constater que 
dans les Congrès on n' a pas tenu compie de la diffé- 
rence des lois sociales et poiitiques, des diverses nations. 
On a parie de la nécessité de distinguer par 1 age des 
• élèves les différents dégrés de l'enseignement. Mais les 
enfants des peuples du midi se dégagent bien plus vite 
que ceux du nord. Comment voulez-vous mettre au 
méme niveau un gargon d'Italie et un gargon du nord ? 
Je ne dis pas que celili du nord n'arriverà pas aussi 
loin que celui du sud, mais dans l'émancipation de l'en- 
fant on rencontre une grande différence suivant la lati- 
tude, suivant la civilisation, suivant le milieu general. 

On a dit qu' à V école d' i\nvers il n'y a pas de tra- 
vail pratique, e' est à dire qu' on n'y fait pas des opé- 
rations commerciales. C'est là une erreur. A. Anvers on 
fait- les opérations pratiquement. Nous avions jadis un 
professeur qui avait été dans les affaires, sans pour cela 
avoir fait faillite. Le bureau comprenait alors des élèves 
de droite et des élèves de gauche. Ceux de droite 
€taient censés étre à Anvers, les autres à l'étranger. 
Nous avions fait par exemple une opération en Coton. 
Le professeur disait : spéculez, faites ce qui est néces- 
saire, d'après vous, pour cette opération, étudiez la si- 
tuation et vous vendrez quand vous jugerez le mo- 
ment favorable. L'opération faite, on voyait qui avait 
bien spéculé et qui mal: et alors on discutait là-dessus. 
Voilà une opération bien pratique. Malheureusement 
ce professeur fut remplacé par un autre qui n'avait 
pas la pratique des affaires. 

On doit aussi tenir compte du nombre des élèves 
qui suivent les cours. L'enseignement ne peut pas étre 
le méme pour des classes de 100 jeunes gens et pour 
des cours suivis par 20 ou 30 élèves. À Anvers chaque 
cours est frequente par plus de cent étudiants. 

Pour conduire le bureau, il y a un ensemble de 
qualités que personne ne possedè. La grande question 
est de trouver un Conseil d'Administration suffisam- 



— 288 — 

ment perspicace pour choisir. surtout parmi les anciens 
élèves, ceux qui peuvent enseigner dans les meilleures 
conditions ce qua le programme exige. Il faut de la 
science, de la pratique, et aussi de la pédagogie. Faites 
les meilleurs programmes, et ayez un professeur qui 
n' a pas les qualités pour les appliquer, et vous n'aurez 
pas de bons élèves. {approvasioni) 

Presidente — J' ai une triste communication à faire 
au Congrès. Mr. Pierre Fleury de Paris vient de mourir, 
au moment mème qu' il se disposait à se rendre à Ve- 
nise pour prendre part à nos travaux. Sa veuve m'en 
fait part par un telegramma. Je m' associe cordialmcnt 
à sa doulcur et je vais, si vous m' y autorisez, lui pre- 
senter les condoltances du Congrès. 

Heinzmann Savino Eduardo (Anversa), — Je pro- 
pose qu' un télégramme soit envoyé à Madame Fleury 
pour lui exprimer la vive participation du Congrès à sa 
douleur. 

Presidente — Qui approuve la proposition de Mr. 
Heinzmann Savino est prie de se lever. 

È approvato. 

Rigobon Pietro (Bari) — Perdonatemi se, dopo gli 
splendidi discorsi dei Signori che mi hanno preceduto, io, 
rimasto quasi ultimo iscritto per una dimenticanza dell'e- 
gregio prof. Vivanti, non rinunzio alla parola, fidando 
nella vostra benevola attenzione. La mia presente espo- 
sizione non corrisponderà certo a quanto vi avrei detto 
ieri ; lungi dal costituire un tutto organico sul tema o 
sopra un determinato punto di esso, essa conterrà sol- 
tanto alcune osservazioni staccate, principalmente su 
argomenti ai quali, se ben mi ricordo, i miei predeces- 
sori non hanno accennato. Premetto ancora che, per 
esser breve, mi limiterò per lo piià a semplici affer- 
mazioni, il che toglierà necessariamente efficacia al 
mio dire. 

A me sembra che il Banco vero (nel senso di si- 
mulazione di affari o di intere gestioni) non possa svol- 
gersi convenientemente, se non quando gli allievi ab- 



— 289 - 

biano <^ià avuto in precedenza, l' adeguata istruzione 
nelle discipline, che nel corso di Pratica commerciale 
trovano precipua applicazione, e ciò specialmente 
quando alle Scuole Superiori di Commercio sieno 
ammessi giovani, i quali accanto ad una larga coltura 
generale, non abbiano una discieta coltura di ca- 
rattere commerciale. Sarebbe quindi desiderabile, che 
all' inizio del vero corso di Banco fossero già espletati 
i programmi di tutte quelle materie od almeno della 
maggior parte di esse, e che le vere esercitazioni, con 
la gestione di una o più case simulate, venissero riser- 
bate, con largo orario, all' ultimo corso. 

Quando si volessero esercitare praticamente, sotto 
la direzione del professore di Banco, anche i giovani 
del corso precedente, non dovrebbero essi venir desti- 
nati alla completa gestione di una o pii^i case simulate, 
ma' intervenire al Banco assieme ai compagni dell'ul- 
timo corso, magari con orario minore, in qualità di 
aiuti nel disimpegno dei lavori più facili, adatti alla 
coltura acquistata fino allora nelle varie discipline. 

Posto il vero Banco all' ultimo anno delle nostre 
Scuole Superiori di Commercio, sarebbe possibile ter- 
minale nei precedenti lo svolgimento dei programmi di 
ragioneria e matematica in rapporto al commercio e 
alla banca, di economia politica applicata, di diritto 
commerciale e di quelle discipline il cui scopo diretto 
è la preparazione alle esercitazioni di Banco, come le 
istituzioni di commercio di qualche scuola itahana, 
V Handelskiiiide delle scuole tedesche ecc. Sarebbe 
in molti casi una necessità, ma con non gravi incon- 
venienti, il proseguire l' insegnamento della geografia 
commerciale e della merceologia nell' ultimo anno ; sa- 
rebbe bene invece che vi si continuasse l' insegnamento 
delle lingue straniere ed avesse luogo quello delle ma- 
terie che nel Banco non trovano applicazione, la Storia 
del commercio, ad esempio. 

Soltanto in questo modo il professore avrebbe di- 
nanzi a sé una scolaresca ben preparata a quel lavoro 

i9 



— 290 — 

individuale, che, secondo 1' opinione dei più, deve pre- 
valere nelle esercitazioni di banco; solo così egli po- 
trebbe conoscere pienamente il punto di partenza, la 
base su cui edificare il suo insegnamento. 

La simulazione di una casa, la quale attenda ad 
operazioni in merci, in banca e di borsa di ogni specie, 
accanto a parecchi vantaggi, presenta l' inconveniente 
di costituire cosa lontana, spesso assai lontana, dalla 
vera pratica. 

Né il risultato di dare un' idea del commercio in- 
ternazionale, senza l' inconveniente predetto, sarebbe 
raggiunto quando si simulassero o contemporaneamente 
o successivamente due aziende, delle quali 1' una si oc- 
cupasse di operazioni in merci d'ogni genere e d'ogni 
forma, per conto proprio, per conto altrui e in sociale, 
e ciò per prodotti d' indole svariatissima, sì pel ramo 
d' importazione che per quello di esportazione ; 1' altra 
che compisse tutte le operazioni di banca, dagli arbi- 
traggi alle aperture di credito concesse a terzi, ai de- 
positi in conto corrente, vincolati ed a custodia, al pre- 
stito contro pegno di merci, alle operazioni di borsa e 
a quelle d'alta banca. 

Nel mondo commerciale, specie pel ramo merci, 
non esistono o sono ben rare queste aziende omnibus, 
senza dire poi che anche la sede in cui viene simulata 
la casa costituisce talora, per la natura dei commerci 
suoi, una' morsa di ferro, da cui è difficile uscire senza 
entrare nell' irrazionalità. 

Ma siccome non è assolutamente possibile che nella 
scuola vengano simulate, con gestioni annuali o seme- 
strali, numerose aziende di tipo diversissimo, io credo 
che le esercitazioni di Pratica commerciale potrebbero, 
in linea generale, dividersi in due classi : 

1. Simulazione della gestione di una casa o al più 
di due case di determinato tipo, quali si trovano in 
pratica, avendo special riguardo alla sede della scuola. 

2. Esercitazioni staccate di varia natura, cambiando 
naturalmente ditta e sede. 



-- 291 — 

Colla casa simulata, il professore avrebbe modo di 
far studiare ai giovani un tutto organico e razionale, 
•di abituarli al lavoro indipendente, di far loro vincere 
la soggezione naturale di chi passa dalla scuola alla 
pratica, di instillare negli allievi il sentimento della re- 
sponsabilità pel lavoro assegnato, in modo di far pro- 
cedere tutto colla serietà e coscienza usate nella realtà 
'degli affari; verrebbe quindi a raggiungere anche quello 
scopo educativo, che è costante preoccupazione dei pro- 
fessori di banco delle scuole tedesche e austriache. Avuto 
■col lavoro simulato in questa casa un buon indirizzo, 
il giovane, col corredo delle sue cognizioni teoriche e 
pratiche, troverebbesi in grado di orizzontarsi in tempo 
relativamente breve, in aziende di qualsiasi natura; 
però ad ottenere un risultato piiì efficace, specialmente 
ammessa la necessità che l'azienda simulata corrisponda 
a tipo realmente esistente, io reputerei opportuno che 
il quadro venisse allargato con la serie di separate 
■esercitazioni, a cui ho accennato. 

Qui nessun vincolo di tipo d'azienda e di sede limita 
la libertà dell'insegnante. Talora egli potrà far svolgere 
gli affari in tutti i lor minimi particolari, tal' altra in- 
vece nei lati principali ; di una operazione darà un solo 
-esempio, di un' altra potrà credere opportuna una ri- 
petizione con poche variazioni. Egli avrà modo di spie- 
gare ai giovani, lavori vari di banco eseguiti negli 
anni precedenti o tolti dalla pratica vera, potrà dedicare 
una cura maggiore di quella che non sarebbe possibile 
•col completo svolgimento di gestioni, alla illustrazione 
dei listini dei vari mercati, alla compilazione dei coinptes 
•de vevient e all' esame e alla spiegazione degli usi delle 
varie piazze. 

Quando le condizioni della scuola fossero taH da 
render possibile la simulazione di una sola casa (salvo 
le esercitazioni staccate a cui ho dianzi accennato) e 
•ciò io credo possibile nella maggioranza dei casi, vorrei 
che r insegnamento fosse in parte comune a tutti i gio- 
vani ed in parte individuale. 



— :^02 — 

Quando non si voglia che l'azienda simulata si svolga 
sopra un piano prestabilito dal professore, ad evitare 
cose lontane dalla pratica reale, non possono essere la- 
sciati, in linea generale, specie all' inizio del corso, alla 
sola iniziativa dei giovani la immaginazione degli affari 
e lo studio loro. Per tale parte, sono opportuni studio e 
discussione da parte dei giovani tutti assieme, sotto la 
guida del professore. 

Fissato lo schema dell' affare e quello della corri- 
spondenza e determinati in qualche caso i lavori a farsi,, 
si procederebbe al lavoro individuale in base alla asse- 
gnazione dei giovani ai vari uffici, salvo le modificazioni 
giornaliere, anzi del momento, secondo le esigenze della 
giornata. Ed in tale lavoro gli allievi avrebbero per 
guida anche gli appunti presi, le spiegazioni del pro- 
fessore, le esercitazioni degli anni precedenti, le pubbli- 
cazioni varie di cui dovrebbe es.ser fornita la scuola, i 
listini, i giornali commerciali, le notizie derivanti dal- 
l' organizzato servizio d' informazioni e così via. 

Compiuta la revisione dei lavori, il professore dinanzi 
air intera scolaresca rileverebbe e talora farebbe rile- 
vare ai giovani gli errori da essi commessi, annunzie- 
rebbe infine le correzioni e i mjglioramenti effettuati. 
Dopo di che potrebbe aver luogo la copiatura dei lavori 
corretti, in modo da sbrigare possibilmente ogni cosa in 
giornata, facendo lavorare taluni allievi in ore straor- 
dinarie. 

Questo sistema misto contribuirebbe efficacemente 
alla simulazione delle operazioni in un rapporto più 
intimo colla pratica vera e a dare al giovane il con- 
cetto dell'operazione nel suo complesso, facendogli rile- 
vare chiaramente il legame fra il lavoro a lui affidato- 
e quello deputato ai colleghi. 

Ma anche un'ottima organizzazione del Banco mo- 
dello, non otterrà buoni risultati senza il verihcarsi di 
condizioni varie favorevoli, ad essa estranee. Pure su 
questo punto mi limiterò a brevissime considerazioni. 

Occorre che il fine propostosi dalle Scuole supe- 



- 293 — 

riori di commercio sia sempre tenuto presente dai 
professori delle varie materie. Anche obbedendo all'idea 
di svolgere come un tutto organico una data disciplina, 
conviene, a mio avviso, soffermarsi vieppiù sui rami 
strettamente legati alla vita e ai bisogni dei traffici, 
limitandosi, per gli argomenti che non interessano il 
•commercio o che hanno con esso soltanto rapporto 
molto indiretto, a dare i criteri generali, l' indirizzo e 
ad indicare le fonti per un più profondo studio. 

Se l'indole delle Scuole superiori assegna un ca- 
rattere altamente scientifico ai vari insegnamenti, è ne- 
cessario, ad onta dell'esistenza del Banco modello, fare 
parte adeguata in alcune materie all'esempio pratico. 

Il giovane licenziato da una Scuola superiore di 
commercio, oltre ad avere una coltura scientifica spe- 
ciale, deve mostrarsi abbastanza esperto nella parte 
•esecutiva, a cui sarà per lo più adibito appena uscito 
•dalla scuola. Ora tale scopo non può essere raggiunto 
dal solo Banco modello, specie se a questo si dedica 
-orario ristretto ; ad esso debbono badare tutti i profes- 
-sori, se vogliono altresì che si rassodi nel ceto com- 
merciale la fiducia per l' insegnamento delle Scuole di 
•commercio, senza dire poi che nelle scienze concrete o 
•d' applicazione, mal s' apprende la teoria ove non sia 
-accompagnata o seguita, se non preceduta talora, dal- 
l' esempio pratico. 

Come uno degli ultimi inscritti sull'argomento, visto 
che ad onta delle numerose comunicazioni, la questione 
del Banco è lungi dall'essere esaurita, ho l'onore di pro- 
porre il seguente ordine del giorno : Il Congresso fa 
voti che il tema del Banco modello formi oggetto di 
■discussione anche al prossimo congresso, e che sia no- 
minata una commissione la quale compia il lavoro pre- 
paratorio, affinchè al nuovo Congresso vengano esposti 
tutti i tipi di ordinamento seguiti nelle varie Scuole di 
commercio, anche d'America. ( approvasioni ) 

Abney Guglielmo (Londra) — I should like to say, 
Mr. President, that the English delegates who have 



— 294 — 

spoken bere during the Congress, bave not been remark- 
able for their volubility. There are biit two who bave 
spoken and I am tbe ibird to address tbe Congress. 
"We bave come bere to learn and we bave a great 
deal to learn, for "we Englisb are slow to become im- 
prcssed with tbe importance of any movement ; but 
wben we are once impressed, we act very quickly. We 
bave already improved our tecbnical education and we 
are endeavouring to improve our commercia educa- 
tion. I wisb to support the view ot the delegate of 
the Chamber of Commerce of Liverpool in regard to 
the combination of the tbeoretic witb the practical in 
commercial education ; we fìnd this of great advantage 
in ali branches of education. Thanks to Liverpool we 
bave the first school for the higher education. For the 
inferior part we bave a certain amount in our higher 
primar}^ school. 

On tbe point of age, I wish to say to the Congress- 
that I sboulc like to support Mr. Stegemann in bis view 
tbat we should bave a table of the various classes of 
scbools in the different countries in oider that there 
may be presented to a future Congress tbe exactpoints 
of resemblance or diversity in a similar grade. In 
England our scbools are different from those of foreign 
countries — there is no correlation between them. I 
bope, therefore, tbat support will be given to tbe view 
tbat I hold that a comparative table should be prepar- 
ed for tbe Board. Our primary education stops at a 
different age from those of otber countries, our secon- 
dare^ also at a different age ; but our university educa- 
tion ends at about the same time. 

Il would be most useful to bave a table to show 
the marked differences ; it would render tbe discussion 
of various questions less difhcult it we could bave a 
comparative statement for we would then be beiter 
able to discuss them satisfactorily. We do not now 
always know exactly what you mean wben you speak 
of primary and secondary schcols and it would be ot 



— 295 — 

great advantage if these words could be precisely de- 
tìned by a comparative statement, I beg, theretore, to 
sL]ppv')rt most heartily Mr. Stegemann's view with regard 
to this matter. 

I bell'evo that in the near future we shall ha ve the 
opportunity of obtaining a commercial university edu- 
cation. The University of London is being reorganized 
and there is a movement being made to have a com- 
mercial university attached. We have made conside- 
rale progress in the direction of commercial education 
since the Congress at Antwerp and I am qnite sure 
that, by the time we shall meet again at Paris, the im- 
provement to present before you will be stili greater. 
I lek that it would be my duty to say something to 
the Congress as to what the government is doing in 
England. {appvovasioni) 

" Heiiizmaim Savino Eduardo (Anversa). — Je renonce 
à la parole, d' autant plus qu' après les expHcations de 
M.r Hemelryk il n' y a plus lieu à se défendre. 

Presidente — La discussion de la seconde question 
est dose. Voilà les propositions qui ont été presentées: 
r Pvopositioìi de M. Eugène Roiribaut (Bru- 
xelles). 

Le Congrès émet le voeu qu' entre les différentes 
Écoles supérieures de commerce s' établissent des rela- 
tions et des Communications, qui par leur nature aident 
les élèves à appliquer pratiquement les notions théori- 
ques et commerciales qui leur sont enseignées. 

2° Proposition de M. M. Charles Cavalli et Emile 
Confi (Milan). 

Ritenuto che la maggiore difficoltà per 1' attuazione 
pratica ed efficace della Scuola di Banco Modello, con- 
siste nella scelta dell' insegnante adatto^ il Congres- 
so fa voti perchè questa cattedra sia affidata ad un pro- 
fessore che dia l' indirizzo generale al corso e lo diriga, 
coadiuvato per la trattazione di parti singole del pro- 
gramma da assistenti, scelti per ciascun ramo fra per- 
sone tecniche e preferibilmente fra commercianti. 



— 296 — 

3° Pi'opositìon de M. Pierre Rigobon (Bari). 
Il Congresso fa voti che il tema del Banco modello 
formi oggetto di discussione nel prossimo Congresso e 
raccomanda al Comitato permanente dei Congressi che 
essa faccia i maggiori sforzi affinchè vengano fatte al 
prossimo Congresso, comunicazioni circa 1' ordinamento 
effettivamente esistente pel Banco modello nel maggior 
numero di scuole commerciali dei vari paesi. 

Si le Congrès le veut, nous suivrons pour ces pro- 
positions le méme système que nous avuns suivi pour 
les autres, c'est-à-dire nous les renverruns au Bureau, 
pour qu' il les étudie et nous propose ses conclusions. 

È approvato. 

J' ouvre la discussion sur la quatrième question: 
Utilitc (ics hourscs de scjoitv à l'étranger. De quelle ìiia- 
nière doit-on les conféver? 

Casteliiuovo Enrico (Venezia) — Messieurs! Je tà- 
cherai de parler frangais, la langue la plus généralement 
comprise. Et je répondrai par cela méme à une chose 
dite par Mr. Besta à mon égard et pour laquelle je 
voulais soulever un fait personnel. En faisant à mon 
adresse des éloges, il a dit que je suis polyglotte; je 
vais démontrer que je ne le suis pas, en parlant mal 
le fran(;ais. [ilarità) 

Je n'abuserai pas de votre patience. Comme ap- 
partenant à l'école, je dois donner l'exemple de la di- 
scipline. Sans étre rapporteur officici, je suis le présen- 
teur d' un mémoire ; je devrai donc forcément me ré- 
péter. On a fait ce reproche à d'autres orateurs, mais 
il me semble qu' il ne soit pas possible de s' y soustraire. 
On ne peut pas changer d' opinion par amour de variété. 
{ilarità) 

Au sujet des bourses commerciales il y a trois 
points à discuter : si elles sont utiles ou non ; dans le 
cas qu'elles le soient, à qui elles doivent étre reservées; 
et enfin, comment elles doivent étre conférées. 



— 297 - 

Sur le premier point, quant à tnoi je ne doute pas 
de leur utilité. Je crois qu'elles sont utiles pour toutes 
les nitions, mais surtout pous celles qui ont besoin 
de donner une nouvelle impulsion à ieurs affaires, et 
d'augmenter Ieurs relations au dehors. Je crois aussì qu' 
elles sont nécessaires aux nations qui sont et se croient 
justement tiòs-fortes, par ce que elles servent à faire ac- 
quérir la connaissance des langues étrangòres que quel- 
qu'une des nations les plus fortes ne sait pas assez. {ilarità) 
Je considère ces bourses sous un doublé point de vue: 
comme un coefficient d' utilité generale et individuelle ; 
comme un prix, un encouragement, ainsi qu'on en donne 
méme dans l'enseignement universitaire, aux jeunes 
gens qui sortent de 1' enseignement commercial supé- 
rieur. J'applaudis donc de grand coeur à ceux qui 
ont initié les bourses de séjour en Italie, et je suis heureux 
de voir ici un de ceux qui y ont le plus grand mérite, 
le capitaine Camperio, auquel l' Italie doit beaucoup, 
car il a fait beaucoup pour le développament du com- 
merce. Je lui témoigne ici toute ma sympathie, et je 
voudrais qu'elle lui tut témoignée par toute l'Assem- 
blée, {applausi) 

Mais le capitaine Camperio me semble en train de 
faire comme Saturne, qui a mangé ses enfants. J'espère 
cependant qu' il ne voudra pas permettre à ces bourses 
de mourir sitòt, 

Je conclus sur ce premier point : je suis tavorable 
aux bourses de séjour à 1' étranger. 

Sur le second point, à qui doivent elles étre réser- 
vées, je crois que dans les pays ou il y a un enseigne- 
ment supérieur commercial, il ne peut y avoir de doute 
là-dessus : ces bourses doivent étre réservées à ceux qui 
sortent de cet enseignement supérieur. Il ne me pa- 
rattrait pas juste de donner ces bourses ou de per- 
mettre qu'elles soient données, à ceux qui n'ont pas 
parcouru ces écoles supérieures. Ce ne serait pas en- 
courager l' enseignement supérieur que de permettre 
<lue les avanta^es justement dus à ceux qui ont fait le 



— 298 — 

plus de sacrifices pour compléter les études supérieures, 
sfussent concédés à ceux qui n'ont pas fait ces sacnììces. 

Je pense en outre que pour que ces bourses soient 
utiles au pays et donnent de vrais résultats come nous 
désirons, il faut qu' elles soient déscernées à des jeunes 
gens qui ont une instruction suffisante. Uva des per- 
sonnes qui n'ont jamais été à l'école, et qui néanmoins 
peuvent parfois réussir mieux dans la vie pratique 
que ceux qui ont parcouru les universités et obtenu un 
diplome universitaire. Mais l'exception n'intirme pas la 
règie. Marco Polo pour aller à l'étranger n'a pas eu 
besoin de suivre les cours de l'enseignement supérieur 
ou moyen. 

Je conclus donc sur ce second point, que lorsque 
il y a un enseignement supérieur commercial, les bour- 
ses doivent étre réservées à ceux qui en sortent. 

Nous voilà enfin au troisième point, le point le plus 
discutè, méme en Italie: de quelle manière doit-on con- 
férer ces bourses ? Je ne parie pas en détail de ce qui 
a été fait en Italie^ je dis seulement que sur ce point 
on peut suivre deux systèmes : l'un est de laisser dé- 
cerner les bourses par l' enseignement supérieur lui- 
méme, c'est-à-dire que là où l'enseignement supérieur 
n'est pas donne par un trop grand nombre d'écoles, on 
laisse aux directions, professeurs, conseils d'administra- 
tion etc. de choisir eux mémes les jeunes gens qui sont 
les plus'propres à utiliser avec plus de succès pour 
eux et pour leur pays ces bourses de séjour, et cela 
en raison des fonds que le Gouxernement, les munici- 
palités ou les particuliers pourraient mettre à disposition 
de ces écoles. Par l'autre sj^stème, ces bourses sont dé- 
cernées par une Commission gouvernementaie centrale, 
à la suite d'un examen special. 

Ce dernier système est adopté en Italie et je crois mé- 
me en France, mais tandis qu'en France il est inévitable 
car il y a là 11 écoles supérieures de commerce dont 
les élèves sont admis à jouir des bourses, en Italie od 
il n'y a pour le moment que trois écoles supérieures, 



— 299 — 

on pourrait avec plus de succès adopter le premier sy- 
stème. Nous pensons^ et je parie maintenant au nom de 
toute notre école qui est toute dans cet ordre d'idées que 
notre président a très bien soutenu au Congrès commer- 
cial de Turin, nous pensons que les examens spéciaux 
faits Gomme il se font en Italie, à Rome, devant une 
commission speciale, ont de grands inconvénients. Je ne 
doute pas de la compétence de la Commission ; ce jury 
aura ccrtainement de grands mérites, supérieurs à 
ceux des professeurs des écoles superieures, mais il est 
compose de personnes qui ne connaisscnt pas les élèves^ 
qui se réunissent à Rome une fois chaque année, et 
qui ne peuvent juger que sur les résultats de l'examen. 
Ce jury pourra donc dire qu'un jeune homme est su- 
périeur à un autre pour ce qui concerne les qualités 
scholaires, mais je ne crois pas qu'il soit en état de juger 
des' qualités générales de ce jeune homme qui doit 
aller à l'étranger, et qui doit non seulement étre un 
bon élève, mais avoir de V initiative, un esprit discipli- 
ne, et plus qu' un bon élève étre un homme. Or, 
r homme peut étre mieux jugé par le professeur qui 
l'a suivi pendant trois ou quatre ans, que par une 
Commission qui le voit pour deux ou trois jours. Voilà 
pourquoi nous croyons qu'il valile mieux de supprimer 
cet examen et d'y substituer l'autre système de laisser 
le choix aux écoles. 

Une autre observation. Ce système du jury centrai 
pour r examen de concours fait perdre du temps et de 
l'argcnt, et en Italie nous n'avons ni trop de temps ni 
trop d'argent. 

Les jeunes gens finissent leurs examens en juìllet; en 
octobre, novembre ou décembre ils doivent aller à 
Rome, avec la certitude que teaucoup d'entre eux ne 
seront pas choisis. Ils sont intimidés et peut étre leurs 
familles ne veulent pas faìredessacrifices pour les envoyer 
là dans l'incertitude d'un succès favorable, et par consé- 
quent quelqu'un qui pourrait très bien réussir ne se pré- 
sente pas et préfère de trouver un emploi quelconque; car 



— 300 — 

noLis sommes dans un pays ou l'on ciierciie toujours un 
emploi, et malheureusement pas souvent un emploi coni- 
mercial, pour jouir à son temps d' une penslon de re- 
traite. Or, il ne Ikut pas encourager cela en Italie, lorsque 
on a les moyens de diriger les jeunes gens vers autre 
chose. Puisque nous avons créé ces bourses de séjour 
à l'étranger, il faut fkire le possible pour en t'aciliter la 
concession; et les meiUeurs ne doivent pis étre décou- 
ragés à y aspirer, d' autant plus que ce sont précisément 
les meilleurs qui truuvent plus facilement des emplois 
dans Icur patrie. Si lorsqu'ils sortent de l'école on pou- 
vait leur dire: demain au après demain vous pourrez 
partir pour 1' Amérique ou tei autre pays avec une de 
ces bourses, il est bien probable que beaucoup entre eux 
accepteraient ; mais lorsque on leur dit : après quelques 
mois, lorsque un jury aura décide à Rome à la suite 
d'un, deux, trois examens, vous pourrez avoir une bourse 
de séjour, il est bien facile que beaucoup d'entre eux 
trouvent plus commode d' accepter le premier emploi 
qui se présente, et de ne pas concourir k Rome. 

Je conclus : nous préférons que dans les pays oli 
comme en Italie les écoles supérieures de commerce ne 
sont pas nombreuses, on leur laisse conférer les bourses 
de séjour à leurs élèves, et je présente ces v^oeux : 

1. que l'institution des bourses de commerce soit 
encouragée et développée ; 

2. que là oii il existe un enseignement commercial 
supérieur, ces bourses soient données à des jeunes gens 
qui ont regu cet enseignement ; 

3. que, où. cela est possible, ces bourses soient 
conférécs aux élòves que les Écoles supérieures elles 
mémes jugeront les plus dignes. fafyplaiisi ed appvo- 
vasioni vivissime e prolungate) 

Reiiouard Alfredo (Parigi). — Messieurs ! Je vous 
exposerai en quelques mots la manière de laquelle sont 
organisées les bourses de séjour en Prance, et après je 
formulerai mes conclusions. 

Les bourses de séjour sont réglées en France 



— 301 — 

par le dccret de 1890. Les boursiers se présentent au 
concours en deux cathégories ; la première de jeunes 
gens de 18 ans desquels on n'exige aucun diplòme de 
capacité, la seconde des jeunes gens de 19 à 2ó ans 
desquels en exige le diplòme d'une école supérieure 
de commerce de l'État. Toutefois Ics premicrs peuvent 
avoir le certificat d'une école primaiie professionnelle 
ou d'une école préparatoire aux écoles de commerce, 
reconnue per l'État. L'examen est élémentaire. On y fait 
des questions d'arithmétique, de langues étrangères, de 
matières commerciales. Pour les deux catégories l'admis- 
sion et l'examen sont égaux. 

Les bourses sont accordées pour deux ans. Dans 
le premier on donne 4000 francs, dans le second 2000. 
Les dépenses de voyage sont à la charge de l'interesse. 

Dans la nouvelle législation, en projet, on accor- 
deraft des bourses de differente importance selon les 
destinations différentes, et c'est juste. 

Je ne puis parler longuem.ent sur le système adopté 
en France, mais j'insiste sur ce point: qu'un jeune 
homme de 18 ans ne peut remplir sa mission à l'é- 
tranger, ne peut avoir ni autorité ni capacité pour taire 
des rapports et rendre des services à son pays. Le but 
des bourses n'est pas seulement de compléter l'education 
des boursiers, mais surtout de rendre service au pays," 
or il est impossible que ceux qui sortent de Fècole à 
18 ans peuvent sous ce rapport rendre le moindre ser- 
vice. Seulement les élèves des écoles supérieures le 
pourront. 

Outre les bourses officielles nous avons celles qui 
sont dues à l'initiative privée. Certaines Chambres de 
commerce, par exemple celle de Bordeaux, m.ettent 
chaque année dans leur budget une somme pour donner 
des bourses de séjour. Les resulta ts obtenus sont meil- 
leurs que ceux obtenus par les bourses officielles. 

Je conclus. Je suis pour l'initiative privée en matière 
de bourses et je suis contre les bourses données par 
concours. Il est grotesque que des jeunes gens qui ont iait 



— .S02 ■ - 

les examens supérieurs commerciaux, doivent passer 
par un examen élémentaire. Une fois l'examen fait, la 
bourse est acquise, mais il serait beaucoup mieux que 
les bourses fussent assignées par les Chambres de com- 
merce OLI par les Directeurs des Écoles supérieures de 
commerce, {approvasioni) 

Camperio Manfredo (Monza). — Messieurs! Permet- 
tez-moi de me présenter à vous. 

Je ne suis ni professeur, ni négociant, ni industriel, 
mais un ancien militaire qui, avant et après les cam- 
pagnes de l'indépendance de son pays, a beaucoup vo- 
yagé et un peu exploré au point de vue commercial. 
Dans mes voyages j'ai pu observer le peu de place 
que le commerce italien a dans le monde, et c'est 
naturel; nous sommes les derniers venus et comme 
nation et comme pays industriel. 

Il fallait donc tàcher de nous mettre au niveau 
en suivant d'une marche accélerée les autres pays. 
Revenu en Italie après un long voyage d' explo- 
ration commerciale et nommé député au Parlement 
italien, j'ai fonde à Milan un journal géographique com- 
mercial, r « Esploratore « lequel a donne naissance à 
une Société d'exploration commerciale, de laquelle j'ai 
été nommé presidente et qui a donne des résultats 
satislàisants. 

Plusieurs des voyageurs explorateurs de cette so- 
ciété sont à présent à la téte de florissantes maisons 
de commerce à Massaua, Zanzibar, Hodeida, Sana, dans 
l'intérieur de l'Arabie Heureuse et dans d'autres sta- 
tions. Mais tout (;a était insuffisant. vu les progrès 
extraordinaires de l'industrie dans le Nord de l'Italie et 
surtout dans la province de Milan, ma ville natale. 

Je pensai alors aux Bourses de Commerce; non 
par r initiative du Gouvernement, mais par T initiative 
privée. Xotre Gouvernement a déjà beaucoup à taire: 
il faut le laisser tranquille, J'ouvris une souscription 
parmi les principaux négociants, pour réunir l'argent 
nécessaire, et M.M. De Angeli, Pirelli et plusieurs de 



— 303 — 

nos plus riches industriels répondirent à l'appel: mais 
il fallait des millions et je n'ai pas réussi. 

Je repris alors mes voyages et pendant ce temps 
les Chambres de Commerce et le Gouvernement ont 
établi des Bourses. 

Je ne crois pas qu'elles aient donne des résultats 
satisfaisants ni en Italie ni en d'autres pays, si l'on ex- 
cepte la Belgique et la HoUande où elles ont réussi pour. 
des raisons tout-à-fait spéciales à ces deux petites na- 
tions, si grandes pour le commerce et l'industrie. Et 
une des causes de la non réussite de l'institution, est 
que les jeunes gens nommés, se croient étre des employés 
du Gouvernement. J'ai pu observer dans mes voyages, 
qu'ils passent une grande partie de leur temps, non 
pas dans les bureaux ou il doivent faire leur pratique, 
mais chez les Consuls desquels ils regoivent leurs ap- 
pointements, et desquels ils dépendent. 

Vu la nécessité que les jeunes gens des Écoles de 
commerce primaires et secondaires puissent avoir des 
portes ouvertes pour mettre en pratique ce qu'ils ont 
appris, après mon avant dernier voyagc dans l'extrème 
Orient, j'ai pensé à autre chose qui répond encore mieux 
au but qu'on se propose avec les Bourses. J'ai réuni — il 
y a 6 ans — les principaux industriels du Nord de l'Italie 
et je leur ai propose de former un « Consorzio indu- 
striale pel Coinmercio coli' Estremo Oriente ». 

Ce Coìisorsio devait nommer un Conseil qui aurait à 
s'occuper de choisir des jeunes gens sortis des écoles 
commerciales, ou des jeunes gens déjà établis là-bas, 
ou des vo3^ageurs de commerce dans ces paj^'s, et les 
nommer Agents dans l'extrème Orient. 

C'est par ce système que nous avons ouvert 12 
Agences dans les pays suivants : Bomba}^ Singapore, 
Bangkok, Hongkong, Yokohama, Batavia, Sydney, Jo- 
hannesburg, Zanzibar, Massaua, Alexandrie, Tunis. 

Les industriels qui font partie du Consorzio sont 
déjà 125. 

Et c'est à nos Agences que nous pouvons envoyer 



304 — 



les jeunes gens qui ont lait leurs études commerciales 
en Italie et hors d'Italie et les fils des industriels du 
Consorzio. Ce système a donne des résultats bien 
plus satisfaisants que celui des Bourses de Commerce 
du Gouvernement. 

Si vous le désirez je vous communiquerai les Sta- 
tuts de notre Consorzio et je suis du reste dispose à 
répondre a toutes les questions que vous voudrez me 
faire à ce sujet. 

La réussite est due à cela : que tandis qu'il était 
très difficile d'avoir quelques centaines de mille francs 
des industriels pour Tenvoi de jeunes gens là-bas, il 
a été très facile de trouver des marchandises pour la 
valeur de plusieurs millions. [cipprovaBioìii) 



i 



La seduta è levata alle ore 11.50. 



SEDUTA DELL' 8 MAGGIO 



La seduta è aperta alle ore 9 sotto la presidenza 
dell'on. Luigi Strauss vice-presidente del Congresso. 

Presidente. — Nous allons continuer et finir la dis- 
cussion de la quatrième question. Je recommande aux 
orateurs la plus grande concision, car nous devons finir 
ce matin. Je ne puis permettre à personne de parler 
plus que dix minutes. 

Schmidt U. (Brunswick) — Meine Herren ! Die geehr- 
ten Herren^ die gestern gesprochen haben, haben bisher 
die Frage der Stipendien-Vertheilung, wie sie in den 
versclìiedenen Lander fur junge Kaufleute besteht, 
noch nicht des naheren erortert, sondern uns nur ihre 
praktischen Erfahrungen hieriiber in Italien und Frank- 
reich vorgefuhrt. Wir vom deutschen Verbande ftir das 
kaufmannische Unterrichtswesen sind im Begriffe uns 
ebenfalls darliber Rechenschaft zu geben, in welcher 
Art und Weise man die Stipendien-Vertheilung am 
praktischesten einrichten konne. Wir haben versucht 
uns das Material dariiber zu verschaffen, wie iiberhaupt 
in den verschiedenen Liindern Europas die Stipendien 
eingerichtet sind. 

Ich will nun im Folgenden versuchen in kurzen 
Skizzen, soweit es mir die gewahrten 10 Minuten ge- 

20 



306 — 



stalten, den heutigen Stand der verschiedenen Einrich- 
tungen den Herren vorzufuhren. 

Oesterreich und Russland sind die altesten Staaten, 
die auf diesem Gebiete thiitig gewesen sind. Sie habcn 
schon im vorigen Jahrhundert angefàngen, solche Sti- 
pendien einzurichten zur Zeit der Kaiserin Marie 
Theresie. 

Neuerdings wurde in Oesterveich im Jahre 1886 
seitens der K. K Handelsakademie in Wien die Summe 
von 50.000 Gulden zu Stipendienzwecken ausgeworfen 
und zwar in der Weise, dass das Zinsenertriigniss an 
iene iVbiturienten der Akademie vertheilt wird, welche 
sich besonders gute Abgangszeugnisse und praktische 
Kenntnisse erworben haben. 

Die Vorschrift welche man bei der Zuwendung 
der Stipendien an die einzelnen Schiller einhiilt, ist 
die, dass man zuvor die Handelskammer befragen 
muss liber die auswartigen Platze, nach denen die jungen 
Leute gehen sollen. So hat man junge Leute mit sol- 
chen vStipendien nach Spanien, Saloniki, Yokohama ge- 
schickt. Es mtissen dann genaue Berichte liber den 
Aufenthalt geliefert werden. 

In Ungarn ist erst seit der Milleniums-Feier der 
Zins vom Stipendienfond zar Vertheilung an junge, 
empfehlungswurdige Kauflente verwendet worden. Aus- 
serdem bestehen noch zwei Stipendien tur Zòglinge des 
orientalischen Seminars im Betrage von 800-1200 
Gulden. 

Russland hat sich darauf beschrankt nur kunftigen 
Lehramtskandidaten solche Stipendien zuzuwenden. Es 
sind dies meist Staatsstipendien, welche vom Vorstande 
einer Handelsschule den Bewerbern ertheilt werden. 
Doch fehlen genauere Bestimmungen hieriiber. 

Die SchiveiB hat sich seit 1800 in ahnlicher Weise 
wie Russland darauf beschrankt, den Lehramtskandi- 
daten als Stipendium einen Geldzuschuss zu gewilhren. 
Der erste, welcher von dort weggeschickt w^urde, kam 
hierher nach Venedig, besuchte die Handelsschule mit 



— 307 — 

besonders gutem Erfoljo^e und legte hier auch scine 
Lehramts-prufung ab. 

Dei" Norden Europas hat es wieder anders ge- 
macht. Schweden verwendet 15.000 Kronen und schickt 
nur qualifìcierte Kaufleute in die Welt hinaus. Diese 
miissen die Certificate einer entsprechenden Schule be- 
sitzen, und werden dann ohne weitere Bedingungen 
hinaus geschickt. Es besteht hier auch zu diesem Zweck 
noch die Kildalstiftung. 

In Norwegcii hat man die Stipendienvertheilung in 
■der Weise ausgea^-beitet, dass man dort offentHche 
Aufrufe ftìr die Bewerbung erlasst. Die besten unter 
-den Bewerbern werden angesucht. Der Minister schickt 
dann diese Bewerbungen au die Direction der gemein- 
samen Handelsvereine. Man geht bei den Vorschlagen 
genau auf den Sachverhalt und die Wiirdigkeit der 
Bewerber ein und bewilligt sodann Stipendien im Be- 
trage von 5000 Kronen. Mit dem Erfolge dieser Sti- 
pendienvertheilung ist man in Norwegen sehr zufrieden 
und zwar auch deshaib, weil man die jungen Lente 
darauf hingewiesen hat, si eh moglichst selbstiindig zu 
machen. 

England hat am allerwenigsten bis beute Veran- 
lassung gefunden, in dieser Richtung thatig zu sein. Es 
ist dies cine Folge des grossen engUschen Welthandels, 
welcher die jungen Kaufleute in grosser Zahl auf Pri- 
va tkosten hinaussendet. 

Ebenso ist es auch in Holland^ doch sind in beiden 
Landern schon Anfange zu Stipendien gemacht. 

tJber Frankvelcli und Italien ist bereits gestern 
gesprochen worden. 

Belgien hat die Sache wieder in sehr praktischer 
Weise angefasst. Da ist es der Staat, welcher die Stipen- 
dienvertheilung in der Hand hat und jahrlich 45.000 
Franks zu diesem Zwecke verwendet auf Grund genauer 
Berichte der diplomatischen Vertreter im Ausland. 

Wir selbst in Dciitschland haben uns mit dieser 
Frage erst in letzter Zeit mehr beschaftigt. Unsere 



— 308 - 

Kaufleute gehen sehr viel in's Ausland, namentlich aus-. 
Bremen und Hamburg. 

Die jungen Leute, besonders aus besseren Familicn^ 
lernen dann im Auslande Sprache und Kandel kennen 
und kommen in die Heimat zurtick, um selbstandig 
diese Kenntnisse zu verwerthen. 

Doch liegt auch hier allcs in privater Hand, und 
wir haben die Erfahrung gemacht, dass die jungen Leute 
hiebei natiirlich nur Privatzwecke verfolgen, indem sie 
mit dem Producenten resp. dem Exporteur\''erbindungcn 
anzukniipfen suchen, um dann den Export nach den 
betreffenden Puncten hinzuleiten. 

Wir vom deutschen Verbande fiir das kaufman- 
nische Unterrichtswesen haben eine Stiitung gegriindet 
um auch unbemittelten jungen Kaufleuten den Aufenthalt 
im Ausland zu ermoglichen. Doch miissen wir die ge- 
nauen Grundsatze dieser Stiftung erst feststellen. Man 
wird sich eben je nach den verschiedenen, eigenthiim- 
lichen Bedingungen einzurichten haben und wir w^iirden 
den Herren zu grossem Danke verpflichtet sein, wenn 
auch sie uns hierin ihre praktischen Erfahrungen mit- 
theilen mochten, damit wir nach denselben uns richten 
konnen. i^vive approvazioni) 

Giustiniani Vito (Bari). — Signori, Il vasto tema 
che si discute, consta di due parti : la prima che con- 
cerne l'utilità delle borse di pratica commerciale, si può 
dire esaurita di per sé, perchè tutti quanti riconoscia- 
mo i'utihtà di queste borse. In PVancia, come diceva 
ieri il sig. Renouard^ fu l'iniziativa privata che stabilì 
queste borse di commercio, e così pure in altri paesi 
come r Italia, dove gli esempi di tale iniziativa privata 
non mancano. Cito la R. Scuola di Commercio di Bari, 
che per tanti anni ha stanziato nel suo bilancio una 
somma di 3rxX) lire, come premio di incoraggiamento 
ai suoi migliori giovani, e di questi giovani ne ha man- 
dato a Bordeaux, a Parigi, a Berlino, a Francoforte sul 
Meno, con soddisfacente risultato. 

Intanto da noi il Ministero del Commercio cedendo 



— 309 — 

anche air insistenza di uomini valorosi, promosse quasi 
■come una istituzione nazionale queste borse, che in so- 
stanza sono state distribuite in tal modo, che effettiva- 
mente i risultati non corrisposero all' idea. 

Io ho letto con amore la relazione dell'egregio prof. 
Castelnuovo, ho seguito pure con attenzione il suo di- 
scorso illustrativo di ieri, ma se condivido nella maggior 
parte i suoi apprezzamenti, sono in disaccordo con lui 
per quel che concerne il concorso per l'attribuzione dì 
-queste borse, perchè sono persuaso che ostacoli gravi 
5i opporrebbero all'attuazione della sua idea. Ma vi 
.-sono anche altre ragioni che potrebbero non farla rite- 
nere pratica. 

Noi abbiamo come istituzione nazionale queste 
borse in Italia, e il sistema dei concorsi è da noi ge- 
nerale. Quindi bisognerebbe combattere contro le con- 
suetudini. I fondi di queste borse sono contribuiti da 
tanti enti che sono in certa guisa vincolati da leggi, 
statuti, regolamenti, e questi enti potrebbero ritirare i 
loro fondi quando le borse venissero assegnate in modo 
•diverso dall'attuale. 

Poi non mi pare che giovani, che forse dagli esami 
non riuscirono vittoriosi come le premesse nei loro studi 
potevano fare sperare, debbano essere esclusi a priori 
«dal godere il benefìzio di queste borse, il che avverreb- 
be, quante volte non potessero sperare nel concorso. 
V è poi un' altra ragione ancora. Molte volte nelle 
scuole i migliori potrebbero essere giovani che, o perchè 
possidenti o per altre ragioni, non intendono di usu- 
fruire delle borse; quindi quelle scuole rimarrebbero co- 
.:gli assegni indistribuiti a scapito degh altri che ne po- 
trebbero usufruire. 

Per ciò credo che Tidea del prof. Castelnuovo, pel 
momento almeno non può avere attuazione, e sono sì- 
•curo che egli non crederà che non condivida con lui il 
rispetto alla dignità del corpo insegnante delle Scuole 
■Superiori di Commercio, né eh' io dubiti della bontà dei 
titoli rilasciati dalle Scuole Superiori. 



— 310 — 

È curioso che in Italia abbiamo avuto l'ostracismo 
dei professori delle Scuole Superiori da questi concorsi^ 
mentre io credo fermamente che dal corpo insegnante,, 
che dovrebbe essere il più competente, (perchè i gio- 
vani concorrenti sono passati sotto questi professori) si 
dovrebbero scegliere alcuni membri della commissione 
esaminatrice dei concorsi ; ed è questo il voto che ia 
faccio. 

Invece il difetto maggiore io lo trovo in altro 
punto. Ebbi l'onore di far parte della Commissione no- 
minata dal Ministero del Commercio per stabilire le 
norme per il conferimento delle borse, assieme ad altri 
uomini autorevoli per consiglio e per pratica. Cito fra 
gli altri il Presidente del nostro Congresso, cito il de- 
putato Rizzetti che pure ho salutato fra i colleghi con- 
gressisti. Ma la Commissione incaricata del suddetto 
conferimento non si è attenuta ai criteri esposti dalla 
prima Commissione, e si sono stabiliti in Italia due 
specie di premi : l'uno non si azzarda neppure di chia- 
marlo borsa, ma assegno ; 1' altro borsa di commercio 
all'estero, ma fuori d'Europa. 

Questo doppio grado di borse non pare abbia un 
fondamento naturale, perchè noi veniamo a restringere 
le energie dei giovani. Per mandare un giovane all' e- 
stero, fuori d'Europa, non occorre fargli fare un tiro- 
cinio in Europa. Si dice : il mercato di Europa ò an- 
gusto ed è occupato. Ciò è un errore, e d'altronde 
l'abile commerciante saprà far sempre dei mercati oc- 
cupati la parziale conquista. Credo quindi che si sia 
avuta altra mira nello stabilire queste borse extra- 
europee, quella di fare dei giovani una specie di esplo- 
ratori del commercio. Mi scusi il cap. Camperio che fu 
caldo promotore di questa specie di borse, il concetto 
mi pare errato. Io credo che si debba abolire questo 
doppio grado di borse all' estero. Una idea patriottica 
ha vinto forse l'animo di alcuni^ quella cioè di inco- 
raggiare il commercio di esportazione in punti ine- 
splorati ; ma non è tra i giovani che escono dalle 



— 311 — 

Scuole Superiori di Commercio che possiamo trovare 
questi esploratori. 

Un'altra idea: I celibi e coloro che non hanno ob- 
bli^^hi di leva, dovrebbero soltanto usufruire dei benefizi 
delle borse, perchè questi non saranno deviati dalla 
meta che si prefiggono. Si potrebbe poi aggiungere 
ancora un provvido rimedio, accordando loro cioè come 
agli studenti degli Istituti superiori, il rimando del ser- 
vizio militare al 26" anno di età. 

Ciò varrebbe certamente ad aumentare il numero 
dei concorrenti a queste borse di commercio. 

Presenterò alla Presidenza conclusioni unilormi a 
quanto ho detto, {approvasioìii) 

Romegialli Emilio (Roma) — Egregi Signori ! Parte 
di ciò che debbo esporvi l'ha già detto egregiamente e con 
la sua bella lingua meridionale, il precedente oratore 
prof. Giustiniani. Dissentiamo cioè tutti due da ciò che 
ha detto tanto bene l'egregio prof. Castelnuovo, giacché 
nemmeno io credo si possano assegnare borse di com- 
mercio dai Consigli di amministrazione delle singole 
scuole. 

Il chiarissimo prof. Castelnuovo ha fatto una carica 
a fondo contro la prova degli esami di concorso per le 
borse all' estero. Ma allora bisognerebbe abolire gli esa- 
mi in tutte le scuole, e noi non facciamo che fare esami 
continuamente; bisognerebbe abolire gli esami di con- 
corso ai pubblici impieghi, bisognerebbe abolire gli esami 
di concorso per ottenere una cattedra universitaria o 
d'insegnamento secondario. Perchè muovere appunto 
agU esami di concorso solamente per le borse di com- 
mercio, se questi difetti ci sono, ci saranno sempre 
per tutti gU esami e per qualunque prova in qualunque 
esame ? 

La prova degli esami si potrebbe dire una gara di 
emulazione. Il sistema di esame nel concorso per le borse, 
vuol dire gara di emulazione fra i giovani licenziati da 
tutte le Scuole Superiori di Commercio. 

Non c'è cosa umana che sia perfetta: anche Tesa- 



— 312 — 

me ha delle mende. Trovatemi alcunché senza difetti se 
vi riesce ; non possiamo quindi parlare che di cose imper- 
fette. Ma l'esame ci dà delle garanzie importantissime. 
L'esame di lingue ci dice se il giovane che vuol andare 
in Inghilterra sa o non sa l' inglese, e quando un gio- 
vane parla questa lingua vuol dire che la sa^ e se non 
la parla vuol dire che non la sa. 

In quanto al carattere morale che con fondamento 
il Castclnuovo afferma non apparire dall'esame, quanto 
a tutto quel complesso di qualità che sono necessa- 
rie alla riuscita in commercio, esso non appare chia- 
ramente neppure nella scuola ; mentre qualche cosa 
della bossc commerciale può trapelare dallo svolgimento 
dei temi di Scienza finanziaria, come lo spirito di os- 
servazione più meno sagace, può trasparire dall'esame 
di merciologia. 

La Camera di Commercio di Roma è la piia forte 
oblatrice per le borse commerciaU, avendo dato prima 
20,000 e poi 10,000 Hre annue. Quale rappresentante del 
Municipio di Roma, dovevo ricordare tale merito della 
capitale del regno, che in questo campo è stata la prima 
fra le città italiane. 

Del capitano Camperio, ho letto in una Rivista com- 
merciale di Milano un articolo, in cui è espressa una 
idea che egh jeri non ha ricordato, che io ora raccolgo : 
cioè che non basta istituire borse commerciali, ma oc- 
corre ci Sia una continua relazione fra il Hcenziato che 
sta all' estero, e la Camera di Commercio o la Scuola 
che lo ha licenziato. Il Camperio dice che non bisogna 
abbandonare questi giovani, ma assisterli e vedere se 
corrispondono realmente all' ufficio a cui sono chiamati, 
al sacrifìcio che la patria fa per tenerli all' estero. 

Concludo: sono d'accordo perfettamente coU'egregio 
prof. Castelnuovo sul primo punto, cioè di fare ogni sforzo 
per aumentare il numero delle borse ed il loro ammon- 
tare. Sul punto secondo sono ancora d'accordo con lui, 
nel senso che le borse di commercio sieno date ai licen- 
ziati delle Scuole Superiori di Commercio. Il sussidio 



però potrebbe in avvenire estendersi ai licenziati degli 
Istituti Tecnici, quando vi fosse introdotta la Merceolo- 
gia. Ma per ora non parliamo di essi : le Scuole Superiori 
Commercio hanno troppo bisogno che si pensi ad esse. 
■Quanto al terzo punto, io sarei per continuare col si- 
stema odierno, cioè dei pubblici concorsi colla prova di 
•esame, sia pure con tutti gli inconvenienti che essi pre- 
sentano, [approvazioni) 

La Presidenza è assunta dall' on. Pascolato presi- 
dente del Congresso. 

Bensa Enrico (Genova) — Messieurs, J'ai demandé 
le parole pour vous soumettre quelques observations^ 
car il m'a semblé que dans le cours de la discussion 
on a donne au sujet un caractère qu'il ne doit pas avoir 
et né reste pas dans les limites d'une conférence inter- 
nationale. 

L'éducation commerciale est un terrain commun. 
Il peut y avoir des différences dans les détails, mais le 
fond est égal pour tous. Il est en raison de cette uni- 
formité que s'est réalisé notre Congrès ; on a parcouru 
jusqu'à la fin le but propose et maintenant il faut 
recueillir ce qu'on a seme. Donc non seulement il faut 
nous entendre mais il est possible de nous entendre. 

Chaque pays a des intéréts particuliers et des 
moyens spéciaux pour utiliser ses jeunes gens qui ont 
regu une éducation commerciale. Les bourses ne sont 
pas données pour l'avantage d'une seule personne mais 
pour rendre des services au pays. C'est pour cela que 
nous sommes tous d'accord de reconnaìtre Tutilité de 
ces bourses. Il est logique d'ajouter que dans les pays 
oti il y a des écoles supérieures, ces bourses doivent 
€tre réservées aux licenciés de ces écoles. Mais lorsque 
nous en sommes là, il faut s'arréter. La question de voir 
de quelle manière on doit procéder pour choisir les jeunes 
gens est une question nationale. Il faut laisser aux 
institutions locales qui ont contribué les fonds, d'établir 



- 314 — 

les conditions pour la distribution de ces bourscs. 
M.r Castelnuovo l'a reconnu lui-méme, lorsqu'il a dit 
que le système qu'il voudrait voir suivi en Italie ne 
saurait étre suivi en France. Et j'ajouterai qu'en Bel- 
gique, où il y a un seul institut commerciai, il est 
parfaitement raisonnable qu'on donne à cet Institut le 
choix pour l'assignation des bourses commerciales, Cest 
donc une question de détail et ici on ne peut prendre 
que des résolutions générales. 

Seulement je remarque que, puisque les bourses 
doivent etre conférées dans l'intérct general, il faut 
choisir ce qu'il y a de mieux parmi les candidats; ce n'est 
pas un prix que l'on donne, c'est un instrument dont 
on doit se servir, et qu'il faut donner seulement à qui 
saura s'en servir. 

Je pense donc qu'on pourra peut étre améliorer le 
système du jury centrai, mais qu'on doit rejeter le 
S3'stème de donner les bourses par Tentremise des insti- 
tutions locales. 

J'ajoute que je tiens à ce que personne ne se trom- 
pe sur les sentiments qui m'ont anime. Je crois qu'on 
doit dire franchement cela. Ce n'est pas dans l'intérét 
d'aucune école supérieure de commerce, et moins encore 
de celle de Venise qui est la plus ancienne d'Italie, de 
supprimer la concurrence salutaire et vivifiante qui 
sort d'un concours general. Je suis sur d'interpréter les 
sentiments de tous, en disant qu'aucune ville plus que 
Venise ne mérite la reconnaissance de l'Italie. L'Italie 
peut étre fière de cette ville, pour la prosperité de la- 
quelle elle ne fera jamais assez. {approvazioni) 

Martel Felice (Parigi). — Messieurs, c'esi dans une 
doublé intention que j'ai demandé la parole : je veux 
d'abord vous dire comment on a réglé en France la 
question des bourses de commerce, puis faire quelques 
réserves sur les conclusions présentées par les précé- 
dents orateurs. 

M.r Renouard vous a fait une intéressante com- 
munication, qu'il a cependant limitée aux bourses com- 



- 315 — 

merciales, décernées par le Ministère du Commerce, à 
certaines catégories de personnes dont il vous a parie. 

Mais il y a en France d'autres catégories de per- 
sonnes qui profitent des bourses officielles. 

Je ne reviens pas sur ce qu'a dit M.r Renouard. 
Mais il faut savoir que l'enseignement commercial en 
France dépend, selon les divers établissements o\i il est 
donne, du Ministère du Commerce ou de celui de l'In- 
struction publique. En 1883 le Ministère de l'Instruction 
publique a organisé un système de bourses pour les jeunes 
professeurs qui vont à l'étranger afin d'y compléter leurs 
connaissances, soit en matière commerciale, soit en lan- 
gues étrangères. 

Ensuite le Ministère du Commerce a établi des 
bourses pour le professorat commercial, auxquelles con- 
courent généralement des jeunes gens de 25 ans, et 
qui sont conférées après un système d'examens com- 
portant deux séries d'épreuves subies à un an de 
distance. La première épreuve se compose de l'arith- 
métique commerciale, de la géographie, des langues 
étrangères. Après l'avoir subie, le candidat va passer 
un an avec une bourse du Gouvernement dans un pays 
étranger, en Angleterre, enAllemagne ou en Espagne, et 
là il se prépare pour la deuxième partie de son examen, 
qu'il doit subir à son retour en exposant une le^on en 
langue étrangère. 

Je passe rapidement sur une seconde catégorie 
de bourses, qui ne nous intéressent pas en ce mo- 
ment. 

La troisième catégorie de bourses est donnée à 
des jeunes gens que l'on envoie à l'étranger dans l'inté- 
rét du commerce. Ces jeunes gens ne sont pas des 
élèves des écoles supérieures de commerce. Nous avons 
en 1884 organisé un système de bourses pour envoyer 
à l'étranger des élèves plus jeunes, qui sortent de nos 
écoles primaires supérieures ou des écoles pratiques de 
commerce. Ils ont 16 ans, et n'ont regu qu'une culture 
commerciale moyenne. Un comité, qui fonctionne 



- -MG - 

Ministère de l'instruction publique, décide en quel pays 
et en quelle localité ils seront envo3^és: on les place chez 
des commergants où ils apprenncnt les notions du com- 
merce, qui sont à peu-près les mèmes partout. En méme 
temps ils ont l'avantaue d'apprendre d'une manière 
sérieuse la langue du pays où ils se trouvent. Le co- 
mité surveille ces jeunes gens et ses membres vont 
quelquefois à l'étranger pour faire l'inspection des élèves 
boursiers. 

Je ne parie pas des conditions d'admission à ces 
bourses. Ce que je tiens à dire c'est que par cette orga- 
nisation nous avons pu faire séjourner à l'étranger 
quelques jeunes gens qui en ont tire un profit pour 
eux mémes, tout en servant utilement leur pays. Pour 
ces raisons, je crois qu'il serait excessif de prétendre 
comme on le propose, que l' on doive réserver les 
bourses commerciales seulement à ceux qui ont regu 
une culture commerciale élevée. Nous avons des bour- 
ses plus modestes. Ces bourses, nous les donnons par 
voie de concours, attendu que les écoles primaires 
supérieures en France sont au nombre de 297. Autre- 
ment il y aurait trop de boursiers, et nous ne pourrions 
pas les payer. Le concours est donc nécessaire dans ce 
cas. [appr ovazioni) 

Bartòs Filippo ,'Budapest). — Je ferai une petite 
communication, et je viendrai vite à une conclusion. Pour 
ce qui regarde les bourses de commerce, je suis bien 
aise de pouvoir vous dire que le système des bourses 
pour l'étranger qui existe dans mon pa3^s, répond en 
tous les points aux propositions de Mr. Castelnuovo. À 
Budapest il y a une seule école supérieure, et toutes les 
bourses de séjour à l'étranger dont on dispose, sont 
données à ses élèves. Mais c'est le corps des profes- 
seurs qui désigne les boursiers, et le ministre du com- 
merce qui dispose de ces bourses, a toujours accepté 
nos propositions. 

Nous avons aussi une autre espèce de bourses, c'est- 
à-dire des bourses sous forme d'emploi. Uva le Musèe 



— 317 — 

commercial par exemple, qui emploie les élèves sor- 
tant de nos écoles, et ce système a donne de bons ré- 
sultats. 

Mais on a trouvé par l'expérience que les élèves 
qui sortent des écoles de commerce ne rendent pas les 
Services que nous attendons. Les boursiers n'ont regu 
qu'un enseignemcnt scolaire : ils ne connaissent pas le 
commerce de leur pays. Pour cela nous avons un rè- 
glement par lequel nos boursiers doivent faire une 
pratique de 6 mois pour se préparer au séjour à l'é- 
tranger et à rendre au pays les services qu'on doit 
attendre d' eux. Après cette pratique seulement, ils 
pourront partir pour l'étranger. Je m'associe donc à la 
proposition qui veut que seulement les élèves qui sortent 
des écoles de commerce doivent obtenir les bourses de 
séjour à Pétranger. {approvazioni) 

'Uebel Lodovico (Plauen). — Meine Herren ! Meine 
Bitte geht dahin, dass man in Erwagung ziehen moge, 
auf welche Weise es dahin gebracht werden konnte, 
dass unsere jungen Kaufleute, welche zum Zwecke ihrer 
voUkommeneren Ausbildung in das Ausland geschickt 
werden, in empfehlenswerthen Familien Aufnahme fin- 
den. Es wiirden dann nicht nur mehr Lente ausgeschickt 
werden, sondern auch die Eltern derselben wiirden ein 
grosseres Vertrauen haben, wenn sie ihre Kinder gut 
aufgenommen wissen und sicher sein diirfen, dass sie 
in moralischer Beziehung gut aufgehoben und iiber- 
wacht sind. 

Ich mòchte daher beantragen, dass diese Angelegen- 
heit fiìr den nachsten Congress in Vorschlag gebracht 
werden moge. Jedenfalls ist die Sache keine leichte ; 
es wird darauf ankommen, dass man diesen jungen 
Leute Empfehiungsbriefe mitgiebt, und dass nur sehr 
empfehlenswerthe Leute mit solchen Empfehlungsbriefen 
ausgeriistet werden. Diese Empfehiungsbriefe miissen 
aber auch sehr vorsichtig gehalten sein, sodass wir- 
klich nur ausgezeichnete junge Leute sie bekommen, 
denn sie bilden ja gewissermassen einen Wechsel auf 



— 318 — 

die Zukunft dieser Leute. Dieser Wechsel konnte aber 
von Seite dieser Familien, bei welchen sie aufgehoben 
werden soUen, dann nicht eingelost werden, wenn die 
Fiihrung der jungen Leute eine derartige wiire, dass 
sie das Vertrauen, welches man in sie infolge der Em- 
pfehlung setzte, nicht rechtfertigen. Eben deshalb miiss- 
ten bei Aussteilung solcher Empfehlungen derselbe 
Ernst, dieselbe Strenge und Gewissenhaftigkeit vor- 
handen sein, wie das bei den Wechsein zu geschehen 
pflegt. Aiso noch einmal: Ich mochte das geehrte Comité 
ersuchen, darauf Riicksicht zu nehmen, dass diese Frage 
im nachsten internationalen Congresse einer eingehenden 
Erorterung unterzogen werde. 

Ich selbst habe deshalb dariiber nicht vici zu spre- 
chen, und will nur erwahnen, dass in Franckfurt a/M. 
bereits ein Verein besteht, der mit sehr gutem Erfolge 
arbeitet. Natiirlich ist das nur einseitig. Ich beziehe mich 
daher auf meinen Antrag, in welchem ich darlegte, dass 
es empfehlenswerth ware, eine Vereinigung fiir die 
heranwachsende kaufmannische Generation der ver- 
schiedenen Nationen gegenseitig mit der Bestimmung zu 
griinden, jungen, wohlempfohlenen Kautleuten, welche 
sich zum Zwecke ihrer weiteren Ausbildung im Aus- 
lande authalten wollen, mit Rath und That behiltiich 
zu sein, damit sie Aufnahme namentUch in empfehlens- 
Averthen Familien fin den, denn ich glaube dass man 
nur durch das Leben in der Famihe das Ausland genau 
und ordentlich kennen lernen kann und dass da, in der 
Famihe, das wirkliche und wahre Band der Freund- 
schaft gekntipft wird. Dieses F'reundschaftsband ist nò- 
thig, damit ein gegenseitiges Geschiift mit Erfolg und 
Segen entstehen kann. Am Hebsten ware es ;.nir, wenn 
die jungen Leute selbst soviel Freude an der Familie im 
Auslande fanden, dass sie sich zur Griindung einer sol- 
chen dort entschliessen mochten. Dies wUrde die Aufgabe 
leichter losen. {approvazioni) 

Camperio Manfi-edo (Monza) — Rispondo al signor 
Schmidt, che vi è qualcosa di più importante e di più 



— 319 — 

pratico delle borse di commercio. A Milano abbiamo 
riunito 125 industriali, i quali hanno concorso per l'isti- 
tuzione nel!' estremo Oriente di 12 agenzie, in ognuna 
delle quali vi sono due agenti italiani che ricevono le 
merci dagli industriali, Questi, pagano 1000 lire per una 
volta tanto per appartenere all' Associazione e cento 
hre r anno. Con questo piccolo sacrificio, gli industriali 
hanno oggi Agenzie in tutto l' estremo Oriente e ne 
apriremo altre e abbiamo fatto affari per parecchi mi- 
lioni, esportando merci che non erano mai state esportate. 
Ecco il sistema migliore delle borse di commercio, isti- 
tuite da quelli che hanno interesse di esportare, lasciando 
tranquillo il Governo e non chiedendogli nulla. 

Castelimovo Enrico (Venezia) — Stimo opportuno 
di rispondere ai vari oratori che mi hanno citato o 
per appoggiare o per combattere le idee esposte nella 
mia relazione. Ma sarò brevissimo, perchè so che il' 
Congresso deve ancora discutere un tema, prima di 
sciogliersi oggi. Godo di vedere che la maggioranza 
convenga con me nel giudicare opportuna T istituzione 
delle borse per la pratica commerciale all' estero ; mi 
duole invece che 1' accordo non possa farsi sugli altri 
due punti, cioè sulle persone a cui le borse debbano 
essere riserbate, e sul modo di conferimento delle 
borse stesse. Ma, pure apprezzando le ragioni degli av^- 
versari, dichiaro di non esserne stato scosso, e di dover 
mantenere le mie conclusioni. Credo che ove esistono 
Scuole Superiori di Commercio, le borse debbano essere 
accordate solo a giovani che escono da queste scuole e 
che quindi presentano maggior garanzia di successo ; 
sono poi pili convinto che mai che il conferimento per 
via d' esame non affidi menomamente della bontà della 
scelta, e che soltanto le scuole, le quali conoscono a 
fondo i giovani, siano in grado di indicare i piìi adatti 
a fruire delle borse, con vantaggio proprio e con van- 
taggio del paese. S' intende che ciò vale per quegli 
Stati, come l' Italia, ove il numero delle Scuole è limi- 
tato ; altrove l' esame può essere una necessità. E ri- 



— 320 — 

battendo un' affermazione sfuggita ad un oratore pre- 
cedente, noto che ormai il sistema dell'esame è abban- 
donato quasi sempre anche nel conferimento delle cat- 
tedre, e concludo col deplorare che mentre si discorre 
tanto di decentramento, si vogha poi anche in questo 
affare delle borse per la pratica commerciale, seguire 
la consuetudine di accentrare ogni cosa, {approva- 
2 ioni) 

Heiiizmann Savino Eduardo (Anversa). — Messieursl 
Je dois vous faire observer, à l' encontre de ce que 
pensent différents membres du Congrès, qu'il y'a bel et 
bicn là une question de principe. Les gouvernements 
ont un peu la tendance de vouloir tout faire par eux- 
mémes. En Belgique, le gouvernement prenait autre- 
fois l'avis du directeur de l' Institut d' Anvers, pour 
la collation des bourses de séjour à l'étranger aux élèves 
sortant de cet établissement. Un peu à la fois, cette 
coutume est tombée en disuétude. Elle n'existe plus 
que nominalement. Je parie ici devantmon inspecteur (') 
et je dois observer une certaine prudence; {ilarità) 
toutefois j 'estime qu'il est regrettable de voir le gou- 
vernement en Belgique se passer de l'avis de la direc- 
tion et distribuer les bourses parfois sans étre éclairé 
suffisamment. 

Là est le noeud de la question. 

Pas plus en Italie qu'ailleurs il n'est désirable, me 
semble-t-il, que les bourses soient octro3^ées par le 
gouvernement ou par les écoles. Celles-ci doivent étre 
consultées, rien de plus; mais les autorités qui coniè- 
rent les bourses doivent tcnir compte de leur avis. 
(approvazioni) 

Presidente. — La discussion de la quatrième ques- 
tion est dose. Voilà les propositions qui ont étc pre- 
sentécs et qui senjnt examinées par le bureau comnie 
celles relatives aux autres questions : 



(i) L"ing. Rombaut, delegato del governo Belga. 



— 321 — 

1." Pvoposiiion de M. Henri Castelnuovo (Venise). 
Il Congresso internazionale per 1' insegnamento 
commei'cialf, fa voti che si mantenga e si estenda la 
istituzione delle borse per la pratica commerciale, 
nelle piazze d'Europa e fuori d'Europa, a favore dei 
licenziati delle Scuole superiori di commercio, e che 
queste borse vengano conferite, senza obbligo di tiroci- 
nio precedente e senza concorso per esami, a quelli 
fra i licenziati, che dai Consigli direttivi e dai Corpi 
insegnanti delle scuole ne saranno giudicati più meri- 
tevoli. 

2." Proposiiion de M. Felix Martel (Paris). 
À ajouter à la proposition de M. Castelnuovo : 
Le Congrès croit toutefois qu'il peut étre utile 
de reserver une partie des allocations attribuées pour 
les bourses à l'étranger à des jeunes gens qui, n'ayant 
re^u qu'une instruction commerciale moyenne, vont au 
dehors s'initier à la pratique du commerce et se per- 
fectionner dans la connaissance de la langue du pays 
Oli ils sont envoyés. 

3.° Proposition de M. Vito Giustiniani (Bari). 
11 Congresso esprime il voto che non siavi distin- 
zione tra borse di pratica commerciale nelle piazze di 
Europa e fuori di Europa e che sia libero ai giovani 
licenziati dalle Scuole Superiori di Commercio di con- 
correre alla borsa che credono più conveniente ; che 
delle Commissioni esaminatrici entri a far parte un pro- 
fessore della Scuola di ciascun concorrente ; che si e- 
stenda a chi guadagnò la borsa, il benefìcio del rimando 
del servizio mihtare al 2ò.° anno. 

4.° Proposition de M. Emile Rome gialli (Rome). 
Il Congresso ritiene : 

a) che si debba dare il massimo sviluppo alle 
borse di pratica commerciale ; 

h) che si debba riservarle alle Scuole Superiori 
di commercio ; 

e) che si debba continuare la prova di esami ; 

d) che si debbano istituire borse per i professori 

21 



- 322 — 

che dimostrano le più estese cognizioni industriali e com- 
merciali. 

5.° Proposition de M. Heìivl Bensa (Génes). 

Il Congresso, confermando 1' utilità delle borse di 
pratica commerciale all' estero, e facendo voti che esse 
siano conferite ai soli licenziati dalle Scuole Superiori di 
Commercio, lascia agli Enti che contribuiscono i fondi 
a tal scopo, di stabilire il modo migliore a seguirsi per 
il conferimento. 

6." PvopositìOìi de M. Philippe Bartòs (Budapest). 

Le Congròs émet le voeu que les boursiers de com- 
merce, avant de partir pour l'étranger doivent faire un 
stage dans une maison d'exportation. 

7." Pvoposition de M. Alfred Renouard (Paris). 

Le Congrès émet le voeu que les bourses com- 
merciales de séjour à 1' étranger, dans les conditions où 
elles sont actuellement décernées par le gouvernement 
et par voie de concours, soient supprimées et transfor- 
mées en allocations décernées à titre d'encouragement, 
soit par les Chambres de commerce, soit par les direc- 
teurs des Écoles supérieures de commerce, à un certain 
n ombre d'élèves diplomés de ces Écoles, s'engageant à 
séjourner plusieurs années à l'étranger. 

8." Pvoposition de M. A. CoqueutiniJìoìsCoXombQs). 

Pour développer l' esprit d' entreprise, pour faire 
naìtre le goùt des affaires, pour inciter les élèves des 
Écoles supérieures de commerce à concevoir eux-mémes 
des opérations productives et à avoir l' ambition de 
les conduirC; le Congrès émet le voeu suivant: 

À la fin de chaque année d'études, il sera créé une 
bourse de vo3^age dont le montant en rapport avec les 
ressources disponibles^ sera mis à la disposition de l'é- 
lève qui aura le mieux congu une opération de com- 
merce résultant de l' état actuel des marchés et qui 
aura le plus exactement décrit et détaillé les moyens 
de l'éxécution. L'élève couronné devra justifier de l'em- 
ploi des fonds et faire un rapport sur le voyage qu'il 
aura accompli. 



— •A23 — 

Dans les établissements où cela serait possible, on 
d(^cernerait dans les mémes conditions, une bourse de 
A^oyage pour les vacances de Pàques. 

Presidente — J'ouvre la discussion sur la dernière 
qucstion : Farticipation des rcprèseìitants de l' ensei- 
gìienieìit counnevcial aiix Conseils supèrieiirs du Com- 
merce. 

Haug Ugo. (Strasburgo) — Messìeurs ! Chargé par 
la délégation allemande de prendre la parole sur ce 
point de l'ordre du jour, je n' ai que peu de mots à 
ajouter à ce que dit, au sujet de l'Allemagne, l'honora- 
ble M. Renouard, dans le très complet mémoire qu' il 
z. présente sur la question. 

En Allemagne, en effet, il n' existe pas de Conseil 
sup'érieur, ni pour l'Empire, ni pour les différents États 
particuliers. On pourrait tout au plus considérer comme 
tei le Volksimrthschaftsrath, qui cependant n'a pas été 
convoqué depuis plusieurs années, ou une institution 
plus recente, le Wirthschaftlichev Aiisschiiss sur Vor- 
berettung handelspolitischer - Massnahmeii. 

Comme le dit très justement l'honorable rapporteur, 
e' est d'un coté le Deutschev Handelsiag, qui tient lieu 
de Conseil supérieur du Commerce, et d' aulre part 
nous possédons, pour formuler les voeux du commerce 
■en matière d'enseignement, le deiitscher Vevband filr 
das kaiifììiciniiiscìie UiiterricJitsiveseìi,, qui a déjà rendu 
de notables services. 

Notre Deutschev Verhand est, comme vous le savez, 
une institution purement privée. La raison pour laquelie 
nous n'avons aucune instance officielle et centrale, s'oc- 
cupant d' enseignement commercial, est uniquement 
celle-ci: que l'enseignement en Allemagne est affaire 
des États particuliers, et non pas de l'Empire. C'est la 
constitution méme de l'Empire qui le demande. Voilà 
pourquoi nous n' avons au Congrès aucun représentant 
officici de r Allemagne. La question, comme elle est 



— 324 - 

posée, ne nous interesse clone que très indirectement ;- 
mais nos efforts sont dirigés vers le mcme but, c'est à 
dire que nous aussi nous cherchons la meilleure ma- 
nière pour éclairer nos Gouvcrnements sur les besoins 
du commerce en matiòre d'instruction commerciale. Et 
nous croyons arriver à ce but par les Chambres de Com- 
merce d' un coté, et par notrc Dciitscìier Verband de 
r autre. {appv ovazioni) 

Rombaut Eugenio (Bruxelles) — Messicurs! Le 
Conseil Supérieur du Commerce et de l'Industrie en 
Belgique, est compose de représentants du commerce^ 
de l'industrie et de délégués des différents départements 
ministériels. Le nombre de ses membres est de 66, 
dont un tiers est nommé par élection, un tiers est 
choisi par le Gouvernement pour y faire représenter les. 
différents intéréts qui doivent y figurer, et un tiers est 
nommé par les Chambres de Commerce. 

De plus, le Conseil comprend onze fonctionnaires- 
supérieurs, destinés à donner des renseignements ou à 
défendre les intéréts mis en cause, Farmi ceux-ci, l'en- 
seìgnement commercial n'est pas oublié, car j'ai l'hon- 
neur de faire partie de ce Conseil. 

Les différentes questions qui sont étudiées dans le 
sein du Conseil supérieur, trouvent ainsi leurs repré- 
sentants compétents. [approvazioni) 

Siiape Tommaso (Liverpool). — Gentlemen, It will 
interest the Congress to know that in England \ve do 
net act upon the principle suggested b}' the reprcsen- 
tatives of Belgium, nor entirely upon the methods in 
practice in that country. The view we hold is that 
institutions for commercial instruction may be fostered 
and aided b}^ the Chambers of Commerce, that upon 
the committee of management there should be repre- 
sentatives of those Chambers and there should also be 
representatives of the Municipalit}' and representatives 
of the higher schools. In the classes established in 
England that is the practice that has been adopted. The 
committee of management of the classes commenced in 



— 325 — 

Liverpool is a committee composed of members ot the 
Chamber of Commerce, of representatives ot the Muni- 
cipality and of the University. We are not accusiomed 
to bave representatives of the teaching fraternity as 
members of our Chambers of Commerce. I will not 
detain you longer except to say that our idea is that 
the best administrators are to be found among members 
of the MunicipaHty and of the Chamber of Commerce, 
with whom may be joined representatives of some of 
the higher teaching bodies, such as the Universities. 
And this idea we are carrying out in Liverpool. {ap- 
provasioni) 

Presidente — La discussion est dose. Une seule 
proposition a été presentée au bureau sur la cinquième 
question, par M.v Henri de Moniel (Bari). Je vais la 
lire : 

Le Congrès International pour l'Enseignement com- 
mercial émet le voeu qu'un certain nombre de mem- 
bres de T enseignement commercial supérieur entrent 
dans la composition des Conseils supérieurs de Com- 
merce. 

La seduta è sospesa per dieci minuti. 

Si riprende la seduta sotto la presidenza dell' on. 
Pascolato, presidente del Congresso. 

Saignat Leo (Bordeaux) — Messieurs ! Je prends la 
parole pour faire connaìtre au Congrès les délibérations 
que le Comité permanent a prises dans sa séance de 
ce matin. 

L' une se réfère au prochain Congrès, qui aura 
lieu à Paris en 1900. La date en a été fixée depuis long- 
temps, et le Congrès sera ouvert le ó aoùt. 

Les délégués de 1' Allemagne ont propose de faire 
un Congrès ultérieur en Allemagne, et ils ont choisi la 
ville de Francfort. Ces délégués ont demandé de ne le 



-- 326 - 

taire qu' en 1903 pour laisser un ceriain intervalle entre 
le Congrès précédent (de Paris) et celui que l'on tiendra 
dans leur pays. 

Mais depuis longtemps il a été question de faire un 
Congrès en Russie. Le délégué du gouvernement Russe 
n'a pas mission de faire des propositions, mais on a 
decide, sur la proposition des délégués de l'Allemagne 
eux-mémes, que si la Russie voulait faire le Congrès 
avant 1903, les délégués de 1' Allemagne ne s'y oppo- 
seraient pas, et alors le Congrès en Russie pourrait ètre 
fait en 1902, et celui en Allemagne en 1904. 

La délibération du Comité permanent est donc celle- 
ci : que le Congrès en Allemagne ait lieu en 1903 si on ne 
fait pas de Congrès en Russie, et en 1904 si on le fait. 

Conformément à cette délibération, je prie le dé- 
légué de la Russie de nous faire connaìtre en 1900 à Paris 
la decision qui sera prise par son Gouvernement, afin 
que le Congrès de Paris puisse décider d' une manière 
definitive la date du Congrès de Francfort. 

La seconde délibération, se rapporto au Comité 
permanent lui-mème. Celui-ci a été compose jusqu'ici 
des membres qui se trouvaient au Congrès précédent. Le 
Congrès de Venise est celui où le plus grand nombre 
de pays ont été représentés. Il faut maintenant faire un 
reconstitution du Comité permanent, pour y iaire en- 
trer les représentants de tous les pays. Mais il n'existe 
actuellement aucun règlement pour la composition du 
Comité permanent; pour combler cette lacune, on a 
décide que ce Comité préparerait un règlement qui serait 
discutè à Paris, après avoir été soumis aux observations 
des représentants des différents pays. TI sera donc en- 
voyé à tous Ics membres actuels du Comité, et à tous les 
représentants des pays qui ne sont pas encore représentés 
dans le Comité. En attendant, nous vous demandons 
de maintenir provisoirement les pouvoirs du Comité 
permanent actuel, jusqu'à l'approbation du règlement 
qui sera discutè d'une manière definitive à Paris. {ap~ 
plausi) 



— 327 — 

Presidente — Ora non ci resta che di riassumere 
tutto il lavoro del Congresso. Parlerò del metodo se- 
^mito dall'Ufficio di Presidenza nell' adempiere al man- 
dato affidatogli dall' Assemblea. Esso si è occupato di 
tutte le proposte che erano state presentate, com' era 
suo dovere. Ma credette prima di tutto di dover adot- 
tare la massima di mettere da parte tutte quelle pro- 
poste, che non si riferivano alle questioni poste all' or- 
dine del giorno di questo Congresso. Pur riconoscendo 
il valore di parecchie di queste proposte, si è creduto 
che esse non potessero formar oggetto di comunicazioni e 
sopratutto di voti da proporsi all' Assemblea. Natural- 
mente tutte quelle proposte non restano pregiudicate. 
Esse potranno venire sottoposte di nuovo al prossimo 
Congresso, o al Comitato permanente. 

Si sono messe da parte, anch'esse per una questione 
di principio, tutte le proposte che non avevano carat- 
tere abbastanza generale, così da poter essere sot- 
toposte ad un' Assemblea internazionale. Parve che 
queste proposte non potessero formare oggetto di una 
deliberazione dell' Assemblea, a motivo dei bisogni diffe- 
renti e dei riguardi da osservare verso i differenti paesi. 

Quanto alle altre questioni, che vennero esaminate 
a fondo, noi vi sottoponiamo i voti che l' Ufficio ha 
creduto di potere e dovere accettare, e serbiamo com- 
pleto silenzio intorno a quelle proposte che non sono 
state accettate o sono state riservate. Ci limitiamo 
a sottomettervi i voti i quah ci sembrano, nella sostanza, 
accettabili. Su qualche questione vi è differenza tra i 
termini espressi dall' autore della proposta e quelli adot- 
tati dair Ufficio. Infine, il risultato del nostro lavoro, 
che si è rivolto alle cose e non alle persone, è quello 
che vi sarà ora esposto. Le proposte di cui non sarà 
fatta menzione da me, si troveranno poi nel processo 
verbale. Le cose e le idee conserveranno, se ne hanno, 
il proprio valore intrinseco, e ciascuno potrà trarne pro- 
fitto. Forse voi troverete che il silenzio ò stato alquanto 
rigoroso per certe questioni, che si poteva attendere 



- 328 - 

di veder risolte in questa occasione. Ma era difficile 
di metterci tutti d' accordo in così breve tempo e 
abbiamo preferito che quelle proposte fossero riservate 
anziché pregiudicate. Se si fosse voluto assolutamente 
giungere ad una risoluzione, questa sarebbe probabil- 
mente riuscita sfavorevole. Così invece quelle questioni 
restano aperte. 

Ecco i voti accettati dall' Ufficio e che speriamo 
vengano accettati puranche dall' Assemblea. 

Sul primo quesito, l' Ufficio di presidenza vi pro- 
pone i seguenti voti : 
I. — Leìiseignement coiìuncvcial nioyeii ou secon- 
daire reQoìt les élcves à leur sartie de fenseigne- 
mcnt pviniaive, lequel doit vesicr general. 
IL — Lenseignemcìit coììimercial inoyen ou secon- 
dale doit far me r des jeunes gens ininicdiate- 
ment ntilisables dans le commerce. 
\J Ufficio vi propone di accettare queste due pro- 
poste, pur dicendovi che parecchi delegati dei Governa 
qui presenti, non hanno creduto di d oversi pronunciare 
e si sono astenuti, anche a motivo della difierenza di 
organizzazione dell'insegnamento nei loro paesi. I go- 
verni i cui rappresentanti si sono astenuti, sono: l'Au- 
stria, la Danimarca, il Portogallo, la Spagna, l'Ungheria, 
r Olanda, la Svezia, la Norvegia, piiì si sono astenuti i 
rappresentanti del Deutscher Verband. 

Siegfried Giacomo (Parigi). — Il me semble utile 
de bien établir que dans les voeux dont vous venez 
d'entendre la lectare, les représentants officiels de cer- 
tains gouvernem^nts se sont abstenus, mais comme 
membres des administrations de leurs pays. Cela ne 
veut pas dire qu'ils s'absciennent comme personnes. Leur 
position olficielle ne leur permet pas de se prononcer ; 
ces voeux auront donc l'approbation de l'Assemblée et 
non l'approbation officielle. 

Prenidente — Sul seco ido temi, 1' Ufficio propone 
i seguenti voti : 
I. — Donìier une plus grande impor lance dans les 



— 329 - 



écoles de commerce secondaires à Venseignement 
des langnes vivantes. 
II. — Engager les pvofesseurs de langues étrangères 
dans toiites les écoles de commerce à se ser- 
vir, autant que possihle^ de la langue enseignée 
et non de la langue mater nelle des élèves. 
III. — Orgamser Venseignement des langues étrangè- 
res dans toutes les écoles de commerce de manière 
à familiariser les élèves^ par de nombreux exer- 
cices pratiques, avec le vocabidaire iitilisé dans 
le commerce. 
IV. — Le Congrès, penetrò de la nécessité, en ce qui 
concerne V enseignemeni des langues dans les 
écoles de commerce, de déterminer la signifìcation 
des termes commerciaux dans chaque pays, d^en 
assùrer une traduction exacte dans les différentes 
langues, ou au besoin, d'en rechercher les équi- 
valents, prie le Comìté permanent d'étudier les 
moyens d^y parvenir, et de présenter un rapport 
sur rétat de la question à un prochain Congrès 
de Venseignement commercial. 
Sul terzo quesito la proposta dell' Ufficio di Presi- 
denza è questa : 

Le Congrès récommande au Comilé permanent de 
■se meltre à méme de fournir au prochain Congrès un 
grand nombre de Communications sur V or ganisation 
uctuelle du Bureau commercial dans les écoles de com- 
merce des divers pays. 

Nessuna proposta, crediamo di presentarvi riguardo 
al quarto tema. 

Per il quinto vi proponiamo il voto seguente : 
Le Congrès émet le voeu quhin certain nombre de 
memhres de Venseignement commercial super ieur entre 
dans la composition des Conseils supérieurs de com- 
merce. 

I rappresentanti del Governo italiano dichiarano che 
il Governo è d' accordo con noi su tale questione. 

Si asteuLiono quelh del Belgio, della Francia, della 



— 330 — 

Olanda, della Russia, dell' Inghilterra, della Spagna, 
della Svezia, del Portogallo ed i rappresentanti del 
Deutscher Verband. 

Graziani — Beaucoup de voeux ont été exprimés 
par les membres du Congrès et nous désirons de savoir 
pourquoi on ne les a pas accueillis. On a parie des 
examens, des bourses de commerce et de tant de choses 
sur lesquelles nous pourrions tomber d'accord. Et je ne 
vois pas la raison du silence que l'on fait sur ces 
voeux. 

Presidente — Ho già detto la procedura che ab- 
biamo seguita. Abbiamo esaminato tutte le proposte 
che sono state presentate, anche quelle sul quarto tema 

e conserviamo il silenzio. I soli voti su cui siamo 

d'accordo sono quelli che vi abbiamo presentato e che 
vi preghiamo di sanzionare, {tipprovasioni) 

Passando ora, alle questioni di ordine generale, ecco 
i voti che vi proponiamo : 

Le Congvcs réconimande aii Coinité permanent: 

a) qiie les Congrès qui siiivront celili de Paris 
de 1900 ne se siicccdent que de deux en deux ou de 
trois en trois ans ; 

b) que le Contile permanent se complète par 
Vadjonction de membres des Etats qui n'y soni pas 
encore representés, et quhin Règlenient organique en 
dirige r action ; 

e) que la question de la fornialion des professciirs 
polir les écoles de commerce^ soit mise à l'ordre dujour 
du prochain Con grès ; 

d) cjue la question de Venseignement commercial 
pour jeunes filles soit mise aussi à l'ordre du jour du 
prochain Congrès ; 

e) que le Coniité permanent nomme deux rappor- 
tnirs spéciaux pour chaque matière à trailer ; 

f) que Ics imprimés soient distribués un mois au 
fìioins avant l'ouverture de chaque Congrès; 

g) que les rapporteurs spéciaux auront le droit 
de fair e uìi discours de 20 minutes et que tous les au- 



— 331 — 

tres oratcìirs ne scroìit f^as aiUorisés de parler plus que 
dix miìiutes. 

Metto in votazione queste proposte. 

Sono approvate. 

Presidente — Signori ! Permettete ora che nel pren- 
der commiato da voi, io vi esprima il mio rincrescimento 
che non possa prolungarsi un convegno che è stato per 
tutti noi così caro e gradito, e vi dica la viva compia- 
cenza dell' animo mio per 1' ordine e la concordia che 
hanno regnato nella nostra Assemblea, per la buona 
volontà con cui tutti i membri del Congresso indistin- 
tamente hanno cercato di far progredire questa grande 
questione dell' insegnamento commerciale che sta a cuo- 
re di noi tutti. Io credo proprio che tutti i congressisti 
abbiano ben meritato della civiltà e del progresso, e 
mi' compiaccio vivamente del modo col quale essi han- 
no compiuto la loro missione, [applausi) 

Non bisogna giudicare l'importanza del Congresso 
dalla quantità dei voti e delle deliberazioni che restano 
nel processo verbale di questa ultima seduta. Sarebbe 
questo un errore. La misura dell' importanza del Con- 
gresso è data dalla gravità delle questioni trattate e 
dalla profondità delle discussioni. Il volume che racco- 
glierà queste discussioni non solo resterà, io spero, come 
gradita memoria per tutti noi e come un documento 
delle opinioni pii:i competenti intorno alle questioni trat- 
tate, ma gioverà anche a quelli che non hanno preso 
parte al Congresso : individui, istituzioni, governi. Qual- 
che cosa dunque resta dell'opera nostra, [approvai io ni) 

Essa dovette essere necessariamente affrettata, ma 
non per questo fu meno ordinata e regolare; e l'ordine 
e la regolarità ne . hanno assicurato il buon risultato. 
Di ciò abbiamo diritto di compiacerci, {applausi) 

Ed ora permettete che non solo in nome mio, ma 
anche in nome della Scuola superiore di commercio di 
Venezia, che ha avuto l'onore di darvi ospitalità e che 
conserverà fra le piìi care e imperiture sue memorie quella 



— 332 — 

del nostro convegno, permettete ch'io vi nngrazii di 
avere accettato il nostro invito e di avere dato a questo 
Istituto una prova indimenticabile della vostra benevo- 
lenza e della vostra stima, [app/cnisi prolmigati) 

La Scuola superiore di commercio considera il 
vostro concorso come una consacrazione dell'istituzione 
e ne tien conto come di un' approvazione autorevole, 
perchè data da uomini che hanno il diritto di pronun- 
ciarsi. 

A tutti, o signori, io rivolgo i miei ringraziamenti. 
In particolare devo ripeterli ai delegati speciali dei Go- 
verni, perchè la loro presenza, ha, senza dubbio, sug- 
gellata l'importanza e la solennità di questa riunione. 
Ringrazio in pari tempo i rappresentanti del commer- 
cio e specialmente delle Camere di commercio, e i 
rappresentanti di tutti gli Istituti scolastici, coi quali la 
Scuola si sentirà d' ora in avanti legata da rapporti 
ancora piià stretti di prima. 

Permettetemi di esprimervi questi ringraziamenti 
non solo a mio nome, ma anche a nome del Consiglio 
direttivo della Scuola, e in particolare del suo presi- 
dente Senatore Conte Papadopoli, il quale fu molto 
dolente di non potere trovarsi qui in questi due ultimi 
giorni, com' era suo vivo desiderio, perchè venne chia- 
mato fuori di Venezia da afì'ari importanti. Egli mi ha 
dato il gradito incarico di esprimervi questo suo ram- 
marico e di pregarvi di accettare le sue scuse ed i suoi 
ringraziamenti. 

Ed ora vi ripeto il mio saluto con queste parole ; 
arrivederci l'anno venturo a Parigi. Le impressioni, le 
memorie di questi giorni, ci faranno desiderare di tro- 
varci insieme di nuovo, [applausi generali e pvolwigati) 

Roiiibaut Eugenio (Bruxelles) — Mesdames ! Mes- 
sieurs ! Nous sommes arrivés à la fin de nos travaux ; 
de méme qu'un vo3''ageur arri ve au terme de son vo- 
yage passe en revue tous les souvenirs rapportés de son 
excursion, nous aussi nous voulons récapituler les faits 
saillants de ce Congrès. Si nous nous reportons de 



— 333 - 

quelques jours en arrière, nous nous souviendrons qu' 
en arrivant ici^ nous avons apergu beaucoup de visa- 
ges nouveaux que nous ne connaissions pas et qui 
maintenant nous sont bien familiers; nous rapportons 
donc de ce voyage un excellent souvenir, car il aura 
provoqué de nouvelles amitiés. [vive approvas/oni) 

Messieurs, je tiens à remercier personnellement M.r 
Pascolato pour la fa^on si gracieuse et si aimable 
dont il nous a accueillis. Et, en m'adressant personnel- 
lement à lui, je voudrais bien qu'il tùt persuade que 
ces sentiments, je les lui exprime non seulement en 
mon nom personnel, mais au nom de tous mes collè- 
gues. Ccs remerciments, je les adresse aussi à tous 
les représentants officiels et aux Venitiens, qui nous 
ont donne une preuve si charmante de l'accueil qu'ils 
savent faire à des amis. Nous emportons de ce Con- 
grès non seulement de beaux et durables souvenirs, 
mais aussi le désir que les voeux, que nous y avons 
formulés, soient réalisés dans nos pays respectifs. 

Je finis en serrant la main à notre cher Président 
M.r Pascolato, le remerciant de nouveau, en votre nom 
à tous, et en criant: Vive l'Italie! (applausi fragorosi) 

Araujo Gioacchino (Lisbona). — Deux mots seule- 
ment. Je présente mes remerciments à notre illustre 
Président, pour la manière gracieuse et aimable de la- 
quelle il a dirige les discussions. [approvasioni) 

Martel Felice (Parigi). — Messieurs, Je me trouve 
dans une situation plus favorable que M.r Rambaut, 
car je n'avais point Phonneur de faire partie du Bureau. 
Aux remerciments qu'on a si justement adressés à M.r 
Pascolato, pour son energie, et en méme temps pour 
sa parfaite courtoisie, je puis ajouter en notre nom à 
tous l'expression de notre gratitude envers les membres 
de notre Bureau, qui comme vous l'avez pu constater 
vous-mémes au cours de nos séances, ont assistè avec 
tant de vigilance le Président et qui ont pris la peine 
de rediger les voeux acceptés par le Congrès. 

Je ne refuserai méme pas nos remerciments à notre 



— 334 - 

tyran M.r Strauss, qui a si rigoureusement impose aux 
orateurs de ne parler d'abord que 10 minutes, puis 5 
minutes. Je voyais le moment, si la séance avait con- 
tinue, où Fon n'aurait plus eu le droit de monter à la 
tribune qu'à la condition de n'y rien dire, {ilarità gene- 
rale) Malgré cela, nous ne conserverons de M.r Strauss 
que le souvenir le plus S3'mpathique, parceque nous 
sommes convaincus qu'en se montrant si sevère, il 
n'avait en vue que l'intérét du Con^rès, et le bon ordre 
de nos travaux. {approvasioni) 

Je propose enfin, Messieurs, de voter des remer- 
ciments au Comité organisateur. Avant que nous nous 
réunissions à Venise il a fallu mener à bonne fin un 
travail préparatoire bien long et bien ingrata pour lequel 
Messieurs les membres du Comité, et en particulier M.r 
Vivanti^ notre aimable secrétaire, méritent tonte notre 
reconnaissance. {applausi prolungati) 

Castelnuovo Enrico (Venezia). — Farmi les profes- 
seurs de l'Ecole supérieure qui assistent à cette séance 
je suis le plus vieux et le plus ancien, et je crois devoir 
interpréter les sentiments de tous mes collègues en 
remerciant les étrangers et les italiens de la visite 
qu'ils ont bien voulu nous faire. J 'exprime en méme 
temps le regret qu'ils aient vu notre école dans un 
moment où à cause du Congrès les cours étaient in- 
terrompus. Vous avez vu une usine en repos; mais vous 
Tauriez due voir en travail. 

J'éspère que vous viendrez une autre fois chez nous 
pour assister à nos legons et à nos cours. Vous trou- 
verez ici des élèves peut-ètre moins taciturnes que 
chez vous, mais non moins respectueux et travailleurs. 

Au nom des collègues et des élèves, je vous remer- 
cie de l'honneur que vous nous avez fait. [applausi) 

Snape Tommaso (Liverpool). — Je désire que parmi 
tous Ics rcmerciments qui ont été exprimés, se trou- 
vent aussi nos remerciments les plus affectueux. («/)- 
prova^ioìii'^ 

Roncali Angelo (Genova) — A nome di quanti 



— 335 — 

colleghi son qui, mi sia permesso porgere un ringra- 
ziamento ed un saluto. Il ringraziamento fu già dato da 
tutta l'Assemblea al nostro carissimo Presidente, che 
sarà anche ambasciatore del saluto che mandiamo ora a 
Venezia bella, gentile, cara, festosa, {grandi applausi) 

Lattes Oreste (Roma). — Je remercie au nom du 
Gouvernement italien et en particulier du Ministòre du 
Commerce tous ceux qui ont bien voulu prendre part 
à ce Congrès. Je serai pour ce qui me regarde, l'inter- 
prete fidèle des délibérations qui viennent d'étre prises et 
j'exprime le voeu que le prochain Congrès soit aussi 
important que celui-ci. {approvasioni) 

Saignat Leo (Bordeaux). — {e accolto da un lungo 
applauso) — Messieurs ! Je vous exprime toute ma 
reconnaissance pour l'accueil sympatique que vous me 
faites. 

■ Nous avons eu beaucoup de plaisir à nous trouver 
ensemble, et nous regrettons de nous séparer. Et bien 
je vous invite à vous trouver aussi nombreux qu'il 
sera possible au Congrès de Paris l'année prochaine. 
Par conséquent, ce n'est pas adieu que je vous dis, 
mais au revoir. [applausi vivissimi e prolungati) 

La seduta è levata alle ore 12. 



RELAZIONI E MEMORIE 



V TEMA 

^copo, limiti c^ orbinamcnto beli' ietrusionc 
commerciale meMa o seconòaria. Suoi rap* 
porti con rineeonamento primario generale 
e con quello commerciale superiore. 



- 341 -- 

1 

MEMORIA del prof. Ottorino Luxardo, pr<9.s7V/^ 
del R. IslUulo lecnico e nautieo Paolo Sar-pi, 
di Venez-ia. 



A parte i timidi e poco notevoli aiuti accordati all'istru- 
zione commerciale in epoche ormai remote, fu, specialmente, 
nella seconda metà di questo secolo, nell'Europa continentale, 
che molto si operò in suo vantaggio e si riuscì a fondare ed 
a mantenere numerose scuole e particolari musei, col contri- 
buto di governi, di altre pubbliche amministrazioni e, so- 
vente, con quello dato da associazioni di commercianti e da 
privati. Tale interessamento in favore degli studi commerciali 
andò gradatamente crescendo cogli anni al punto che, attual- 
mente, presso alcuni stati, si assiste ai prodromi di una dif- 
ferenziazione speciale di tale istruzione e, di fianco alla scuola 
<:ommerciale propriamente detta, si vede sorgere anche quella 
coloniale. 

Fra i primi ad organizzare 1' insegnamento commerciale 
furono i Francesi, i Tedeschi, gli Austro-Ungarici, gli Sviz- 
zeri, i Belgi ; poi gl'Italiani e i Russi ; più lenti a muovere i 
primi passi furono gli Americani del nord e gli Olandesi ; 
•ancora più guardinghi gli Inglesi. Eppure questi popoli, ultimi 
nominati, sono quelli che ancora dispongono della maggior 
quota nel commercio del mondo. 

Indagando le ragioni del suddetto movimento in vantag- 
gio dello studio commerciale, si è condotti a dare ragione a 
Fabian Ware il quale, nel Congresso d'Anversa dello scorso 
anno, così si esprimeva : « Si può dire che ogni istruzione 
ripeta la sua origine da quel sistema di istradamento profes- 
sionale col quale i genitori, sin dai primi tempi della storia, 
insegnarono ai loro figli la maniera di guadagnarsi il sosten- 
tamento malgrado la sempre crescente concorrenza » . 

Col fatto, non è dubbio che 1' origine delle moderne ten- 
■denze, intese a favorire lo sviluppo degli studi commerciali, 
provenga dalla coscienza della necessità di utilizzare i prò- 



- 34-J — 

gressi delle scienze e delle tecnologie nell'arte difficilissima dì 
conservare e conquistare i mercati. 

Al nuovo impulso comunicato da tale coscienza si ag- 
giunge r altro, grave e crescente, che viene dato dallo stuolo 
di giovani sollecitanti una condizione rimunerata, e desiderosi 
di ottenenerla in qualcuno dei numerosi uffici del traffico. 

Difficile è raccogliere i dati certi per poter dimostrare in 
quali limiti l'istruzione commerciale, a base scolastica, possa 
contribuire a risolvere i due poderosi problemi sociali sopra 
enunciati. 

Si comprende bene con quanta facilità tale sorta d'argo- 
mento si presti a dilagare in un dottrinarismo mai più finito: 
ma si intende altresì come gli spiriti più equilibrati, in tutti i 
paesi, debbano respingere ogni proposta che abbia sapore di una 
vera e propria rivoluzione pedagogica poiché, come bene osserva 
lo Strauss, non è certo con un tratto di penna che si possa 
mutare l' insegnamento in un paese. Evidentemente, anche nel 
campo della contribuzione delle scienze e delle tecnologie a 
vantaggio del commercio, e quindi pure in quello dei corri- 
spondenti studi, il progresso si compie con lenta evoluzione, 
mano mano la successione dei tentativi e lo sviluppo delle idee 
ci porti a qualche conclusione nuova, sicura e utile in deter- 
minati casi. 

Nel mese d'Aprile dello scorso anno ebbe luogo, in An- 
versa, il primo Congresso internazionale per 1' insegnamento 
commerciale. In precedenza, erano stati tenuti congressi a Bor- 
deaux nel iS86 e nel 1895, a Parigi nel 1889, a Londra 
nel 1897. Questi ultimi ebbero però un carattere più generale, 
ed abbracciarono tutto 1' ordinamento dell' istruzione tecnica. 

In Anversa, nella adunanza di chiusura di quel Congresso, 
l'on. Pascolato, delegato del Governo Italiano, riusciva a fare 
accogliere la proposta che le discussioni e le indagini sullo 
stato e sullo sviluppo dell' insegnamento commerciale, venis- 
sero continuate nell' anno 1899 a Venezia, in un secondo Con- 
gresso internazionale degli studi commerciali e, fino d' allora, 
intravvedeva un terzo Congresso da tenersi a Parigi nel- 
r anno 1900, in occasione della grande mostra universale del 
lavoro che ivi si sta organizzando. 



— 343 — 

Il programma del Congresso di Venezia, che fu approvato 
dal Comitato permanente dei congressi per 1' insegnamento 
commerciale sedente a Parigi, comprende cinque argomenti 
dei quali il primo forma oggetto di questa memoria ed è 
espresso nel modo seguente : 

c^ Scopo, limiti ed ordinamento delP istrìizione commerciale 
media o secondaria. Sìioi rapporti con l' insegnameiito primario 
gejierale e con quello comvierciale superiore » . 

Lungi dalla presunzione di svolgere una monografia del- 
l'argomento, dico subito che nel trattarlo mi preoccupai solo 
di presentare, in pochi cenni, i più importanti aspetti di questo 
notevole ed intricato problema, col fine di giovare a chi non 
essendo specialmente preparato su tale quesito, voglia cono- 
scerlo e così aver modo di assistere con profitto alle adunanze 
del Congresso di Venezia. 



Leggendo le memorie presentate ai congressi e le discus- 
sioni in essi avvenute, si ha la prova della mancanza d' ac- 
cordo nel valutare il grado di necessità, 1' ordinamento, i ri- 
sultati dell' insegnamento commerciale in genere, ed in parti- 
colare di quello di grado medio o secondario. 

A tutta prima sembra che, in questo campo, come av- 
viene anche in altri, vi siano in lotta due sole tendenze, de- 
terminate dall' indirizzo bramato dai teorici e da quello desi- 
derato dai pratici. Infatti, si può affermare che almeno due 
correnti esistano; ma una è quella seguita dai dottrinari e 
r altra da tutti coloro i quali, in seguito ad esperienza acqui- 
sita nella pratica degli affari o nell'insegnamento, possono rite- 
nersi competenti in tale materia. 

Rimarchevole è il fatto che nella Germania le scuole 
commerciali siano sorte e progredite solo in quei luoghi dove 
si manifestarono bisogni riconosciuti, e specialmente da quando, 
dopo il 1870, il nuovo impero tedesco seppe accrescere mira- 
bilmente i suoi traffici. La Gran Bretagna, gli Stati-Uniti e 
l'Olanda stanno studiando con ardore i problemi relativi al- 
l'insegnamento commerciale; però l'iniziativa, in questi Stati data 
da pochi anni, ed arriva dopo che pervennero ad assicurarsi 



— 344 — 

estesissime relazioni commerciali. In Francia, 1' incremento di 
dette scuole, è dovuto, in modo particolare, alla speranza di porre 
argine, anche con l'opera dell'istruzione speciale, alla lamentata 
diminuzione degli scambi con l'estero. Infine^ presso altri, si mol- 
tiplicarono le scuole commerciali prima ancora di aver potuto 
•registrare un notevole risveglio nel mercato oltre la frontiera. 

Questo movimento è guidato dai criteri accolti nei vari stati 
per arrivare nel modo più rapido, accessibile e sicuro, alla 
diffusione delle cognizioni relative agli scambi, ai dati dei 
mercati, nella lusinga che, noti essendo questi elementi, riesca 
più facile determinare, caso per caso, la possibilità di attivare 
determinati traffici, È mestieri tener presente che l' efficacia 
dell' insegnamento commerciale dipende assai meno dalla riu- 
scita degli alunni nell' apjìrendimento delle lingue straniere 
e della contabilità^ che da molti altri fattori. 

Si domanda se 1' insegnamento commerciale sia voluto a 
solo scopo di formare degli impiegati commerciali o sia anche 
destinato a secondare 1' iniziativa di chi aspiri a dirigere gli 
scambi, a ricercare e creare, per così dire, le correnti del 
traffico. Chi non vede che questo secondo oggetto, dì gran 
lunga il più importante, è anche il più difficile a conseguire 
valendosi della scuola ? Ma è specialmente su questo punto 
che si accentua la diversità delle vedute. 

Il rapido progredire commerciale ed industriale della 
Germania si volle attribuire troppo, esclusivamente, all'influenza 
d'una soda e diffusa coltura; mentre a preparare il successo 
intervenne, per molto, anche la forza fisica, lo spirito d'ordine 
ed il carattere serio del popolo tedesco. 

Non dimentichiamo che la scuola per impiegati di commer- 
cio, cioè, quella nella quale le materie fondamentali sono le 
lingue, i calcoli mercantili, la tenuta dei libri e la corrispon- 
denza, è ben più facile ad essere utilmente organizzata del- 
l'altra, i di cui fondamenti riposano sulle scienze economiche e 
giuridiche e sulle tecnologie. Infatti, quest'ultima, proponendosi 
di dar norma per la conservazione e la conquista dei mercati, 
non può dare risultati utili ove le manchi la possibilità di far 
largo assegnamento sullo spirito di iniziativa dei suoi allievi. 

Della prima, i certificati finali giovano agli alunni più di 



— 345 — 

ijuclli della seconda ; inquantochè in quest'ultima la riuscita 
dipende per molta parte da qualità proprie dell'individuo e della 
razza, sulle quali la scuola esercita poca presa. In ogni modo 
la scuola per impiegati può limitarsi all' istrii.:iio7ie commer- 
ciale; invece, nella scuola economica, per quanto praticamente 
sia possibile, si deve tener conto al massimo grado dell' edzi- 
cazione commerciale. La scuola cercata, desiderata, quella per 
la quale in tutti gli stati si è disposti a sostenere sacrifici^ è 
proprio quest' ultima. 

Con tuttociò esperienze lunghe e concludenti su questo 
secondo tipo di scuole non si sono ancora fatte, né per il 
grado medio e nemmeno per il superiore. 

Certamente si resta dubbiosi sulla riuscita delle scuole 
■commerciali di grado medio o secondario, perchè in esse 
lo studio delle applicazioni delle scienze economiche e giuri- 
■diche e 1' insegnamento delle tecnologie delle merci e della 
geografia economica deve, di necessità, rimanere limitato a 
poche ed elementari nozioni, escludendo ogni lusso di pro- 
grammi ed accontentandosi di esporre chiaramente e pra- 
ticamente poche cose fondamentali. Qualunque tentativo di 
superare tali limiti, sarebbe condannato alla sterilità e riesci- 
rebbe fonte di disinganni. 

Date queste condizioni di fatto, vale la spesa di soste- 
nere l'insegnamento secondario commerciale, tenuto conto che, 
neir esercizio del commercio, moltissimi sono coloro che danno 
ottima prova pur possedendo scarsa istruzione, ma molta ini- 
ziativa personale ; mentre, d' altro lato, non risulta che con 
un' istruzione media e con scarsa iniziativa, si possa riuscire 
altrettanto ? 

Interessa precisare che per coltura media o secondaria, 
commerciale, si intende quella data in scuole di pari grado 
•della Reale superiore nella Germania e nell'Austria-Ungheria ; 
della Sezione di commercio e ragioneria degli Istituti tecnici 
in Italia; degli Atenei nel Belgio e delle Scuole d' insegna- 
mento moderno in Francia. 

La scuola media commerciale è una scuola secondaria 
specializzata per i fini del traffico, ciò s'intende; ma appunto, 
per le sopra esposte ragioni, non tutti applaudono a questa 



— 346 - 

specializzazione. Dai sostenitori dell' insegnamento classico e 
da quelli dell' insegnamento secondario moderno, si vuole che 
la scuola secondaria impartisca le basi della coltura generale 
e non altro. Il suo ufficio è quello di contribuire alla forma- 
zione del carattere, dello spirito, della morale, dell' ideale, 
della gioventù la quale, come osservò R. L, Morant, delegato 
del governo britannico al congresso di Anversa, non deve 
troppo presto famigliarizzarsi con le egoistiche idee della 
lotta per 1' esistenza. La scuola secondaria sia fatta vfur life 
and noi f or livelihood y> per quanto si debba procurare che sia 
moderna e che sopratutto sviluppi X " algemeine Bildung » 
degli allievi che la frequentano, formando delle capacità intel- 
lettuali generali. 

Kreglinger, direttore della Banca centrale d' Anversa, in 
un rapporto sulla riorganizzazione dell" insegnamento commer- 
ciale, approvato nel 1897 dalla Camera di commercio di quella 
città, esprime 1' avviso che, dal punto di vista della pratica 
commerciale, la migliore base sia ancora una solida istruzione 
generale. 



Prendendo in esame le scuole secondarie moderne del 
Belgio e dell' Italia, si vede che si è tentato di ordinarle in 
guisa da poter raggiungere il suddetto ideale il quale, da solo, 
basta per assegnare alla scuola secondaria il suo vero carattere^ 
sebbene in esse le materie d' insegnamento generale siano 
associate ad altre di natura speciale. Così oltre alle lingue 
ed alla letteratura, alla storia, alla geografia, agli elementi 
delle scienze matematiche e fisiche, vi si insegnano principi ed 
applicazioni dell'economia politica, del diritto e della statisti- 
ca. Perciò le scuole del Belgio e dell' Italia appartengono al 
così detto tipo misto. 

Coloro che rifiutano tale sistema, accusandolo di acco- 
gliere troppe materie e, perciò, di riuscire superficiale, poco 
utile e troppo faticoso, opinano che la scuola secondaria deb- 
ba rimanere generale ; ma ammettono, per supplire ai bisogni 
particolari delle classi popolari e della piccola borghesia, che 



— 347 — 

si debbano istituire scuole speciali commerciali con indirizzo 
assai pratico e bene definito. 

Nella Germania, ove si accettò quest' ordine d' idee, esi- 
stono 38 scuole secondarie speciali di commercio. Nella Fran- 
cia, oltre alla scuola dell' Avenue Trudaine a Parigi, alla scuola 
della Martinière a Lione ed alla scuola Vaucanson a Greno- 
ble ve ne sono molte altre. Le scuole francesi, frequentate da 
circa 3000 alunni, hanno per ufficio di preparare i giovani 
per i piccoli impieghi del commercio e, in generale, off"rono- 
buoni risultati. Però, è bene ricordarlo, tali scuole non danno 
adito air insegnamento superiore commerciale e non rispondo- 
no nel grado, all' istruzione secondaria propriamente detta. 

Negli Stati Uniti 1' alunno che si destina al commercio, 
dopo abbandonata la scuola secondaria, deve procurarsi da 
solo r istruzione pratica. 

Anche nelle high schoois, V insegnamento si mantiene ge- 
nerale, poiché di speciale non vi si insegna che la contabilità. 
L' istruzione nella pratica commerciale è lasciata all' iniziativa 
privata e alle cosidette business Sckools, che simulano vere 
aziende commerciali, coi loro capi, contabili cassieri, ecc. ; ne- 
cessariamente vi si trattano afifari fittizi. Le «bìisiness schoois y> 
corrispondono, presso a poco, a quanto si opera fra noi nel- 
r insegnamento detto del banco-modello. 

Bernard de Bear, direttore della Pitman I\letropolitan 
School^ in una sua memoria relativa all'educazione commerciale 
in Inghilterra ed in America, presentata a Londra nel 1897 
al Congresso internazionale per 1' istruzione tecnica, critica 
fortemente le suddette istituzioni pratiche negli Stati Uniti, e 
dice che giovano piìi ad appagare le apparenze, che a dare una 
solida istruzione individuale agli alunni. 

Riassumendo quanto abbiamo esposto, notiamo che, presso- 
i vari Stati, sono in esperimento tre sistemi d' insegnamenta 
medio, ritenuti idonei per predisporre i giovani a trarre pro- 
fitto dalla pratica commerciale, e cioè : 1' insegnamento seconda- 
rio di coltnra generale (letteratura, lingue, scienze generali) j 
r insegnai7iento secondario misto (cioè formato dalla associa- 
zione delle materie principali di coltura generale con scienze 
e discipline di applicazione commerciale) ; infine le scuole pra- 



— 348 — 

iiche di comviercio^ nelle quali, oltre all' insegnamento delle 
lingue, esposto nel modo più pratico possibile, si studiano 
tecnologie speciali (arte dei conti, tenuta dei libri di commer- 
cio, riconoscimento di merci, norme e pratiche in uso nelle 
dogane e nelle principali piazze mercantili, esercizi di compra- 
vendita simulata, ecc.). 

Senza dubbio, gli alunni istruiti seguendo il primo siste- 
ma, riescono intellettualmente più colti e, a parità d' ingegno 
e di iniziativa, sono certo i più adatti a proseguire gli studi 
nelle scuole superiori e perciò idonei alle più elevate ed im- 
portanti funzioni e cariche commerciali. Invece gli allievi li- 
cenziati dalle scuole pratiche, possono trovare più agevolmente 
impiego in qualità di commessi, viaggiatori, magazzinieri, qua- 
lora l'insegnamento che si offre nelle suddette scuole, corrispon- 
da alle promesse. 

* 

Come abbiamo già ricordato, la scuola secondaria com- 
merciale di tipo misto esiste, in Italia, nella sezione di 
commercio e ragioneria degli Istituti tecnici; quindi passiamo 
più facilmente giudicarla in base ai risultati che vi si otten- 
gono e nessuno vorrà negare che, per certi aspetti, tali risul- 
tati non siano buoni. 

GÌ' insegnamenti obbligatori per la suddetta sezione sono 
i seguenti : lettere italiane, lingua francese, lingua tedesca o 
lingua inglese, geografia, storia, storia naturale, matematica, 
fisica, chimica, economia politica, scienza finanziaria e statisti- 
ca, diritto civile, commerciale ed amministrativo, computisteria 
e ragioneria, disegno e calligrafia. Questi insegnamenti sono 
ripartiti in quattro anni di corso, con orari settimanali che 
vanno da un minimo di ore 30 ad un massimo di ore 33. 
Assolti tutti i corsi della sezione, e superato un esame finale, 
i licenziati ottengono dal Ministero dell' istruzione pubblica il 
diploma di perito coimnerciale e ragioniere, che apre adito alle 
scuole superiori di commercio, ed è titolo obbligatorio per l'e- 
sercizio della professione di ragioniere e per concorrere a spe- 
ciali carriere amministrative. In Italia, buon numero dei di- 



— 349 — 

rettori di banche, degli ufficiali commissari della R. Marina e 
del corpo d'amministrazione del R. Esercito, nonché quelli delle 
agenzie delle tasse e degli uffici di ragioneria nelle ammini- 
strazioni pubbliche e private, sono allievi della suddetta se- 
zione. Quindi sull'utilità sua a ben preparare per gli anzidetti 
uffici non cade dubbio, e tale sezione è di certo consigliabile 
ai giovani che desiderano acquistare le cognizioni necessarie 
per riuscire nei detti impieghi o hanno interesse di sapere 
amministrare il proprio patrimonio. 

Quantunque vi siano ragioni per essere soddisfatti del- 
l' anzidetta sezione di studi, certo non si risparmiano osserva- 
zioni suir attuale suo ordinamento ; sebbene non sia diffìcile 
rendersi conto che, trattandosi d'una scuola a tipo misto, non 
è possibile perfezionarla notevolmente. Infatti, modificandola,, 
si corre pericolo di trasformarla in una scuola secondaria ge- 
nerale di tipo moderno o in una scuola esclusivamente pra- 
tica. Così come si trova attualmente, è certo troppo carica di 
materie, e 1' insegnamento scientifico generale è troppo esteso 
in confronto a quello rivolto alle lingue e agli altri studi. 

Gli orari riescono soverchiamente gravosi, trattandosi di 
molte materie d'insegnamento, che sono quasi tutte teoriche. Chi 
ne soffre, si sa, è non solo la salute degli alunni diligenti, 
ma anche il profitto della scolaresca ; sopratutto lo studio delle 
lingue reclama un ordinamento che consenta ai giovani di at- 
tendere a casa ai necessari esercizi. Però, entro dati limiti,^ 
tali difetti dell' ordinamento si possono mitigare. 

Il buon risultato ottenuto dalla sezione di commercio e 
ragioneria va attribuito in molta parte agli insegnanti. E giusto 
riconoscere che il personale degli Istituti tecnici italiani è, per 
la massima parte, colto e competente nelle materie che pro- 
fessa. Se ne ha la prova nei lavori che pubblica e nel fatto 
che molti fra i suoi membri passarono, con onore, ad inse- 
gnare nelle università. Ciò si ottiene, quantunque i professori 
degli istituti tecnici italiani siano ricompensati con stipendi 
che sono inferiori a quelli accordati agli insegnanti, di pari 
grado, di altre nazioni, e, anche a quelli assegnati in Italia 
ai docenti dell'insegnamento secondario classico. 



— 350 



* * 



In Italia le scuole commerciali pratiche di grado medio, 
sono pochissime e si possono ascrivere ad una categoria in- 
feriore a quella dell" insegnamento secondario moderno pro- 
priamente detto, al quale appartengono le sezioni degli istituti 
tecnici. 

Infatti, l'ammissione agli istituti tecnici è concessa solo a 
chi abbia ottenuto un certificato di licenza rilasciato da una 
scuola tecnica di primo grado, corrispondente alla scuola reale 
inferiore della Germania e dell' Austria-Ungheria. 



Ammesso che la sezione di commercio e ragioneria degli 
Istituti tecnici sia una buona scuola per 1' istruzione degli im- 
piegati delle banche e per i ragionieri e contabili delle azien- 
de pubbliche e private, si comprende anche come i suoi alun- 
ni possano, senza dubbio, rendersi utili nelle case commerciali 
per la tenuta dei registri, per la corrispondenza, ecc. ; infatti 
cosi avviene nella pratica. 

Vi è però un ordine di funzioni commerciali per le quali 
la suddetta sezione non è in grado di preparare personale 
idoneo, ed è quello che si esercita con la conoscenza esatta 
delle merci e che, dal punto di vista degli studi, è collegato 
alla cognizione della merceologia descrittiva, delle tecnologie 
commerciali' propriamente dette, della geografia economica, 
•della legislazione doganale, di quanto infine occorre per co- 
noscere i mercati ed il meccanismo degli scambi. 

Per poter soddisfare con 1' istruzione a tale necessità, oc- 
corre una scuola speciale, anche per il grado medio del- 
l' insegnamento. Da tale scuola riceverebbero speciale utile 
i viaggiatori di commercio, e tutti coloro che particolar- 
mente intendono darsi alla parte organica del trafifico. In- 
trodurre nuove materie nella sezione di commercio e ragio- 
neria degli istituti tecnici, allo scopo di renderla idonea alla 
doppia funzione, sarebbe errore essendo quella già troppo densa 
di studi ; mentre, d'altro lato, la valutazione ed il riconosci- 



- 351 - 

mento delle merci e lo studio dei mercati, importa lunga e 
seria applicazione per riuscire profittevole, e certo non pò ireb- 
be occuparsene convenientemente chi dovesse attendere, nello 
stesso periodo di tempo, allo studio di molte materie. 

Quindi si arriva a concludere, senza peccare d' ottimismo, 
che la scuola commerciale speciale di grado medio, allorché 
sia provveduta di maestri idonei e di sufficiente corredo, è 
atta a preparare un personale idoneo a rendere servigi nei 
rami di commercio, ed adatto in modo diretto, ad occuparsi 
della compra-vendita degli articoli di mercato. 

Il compito d'una scuola di commercio, di grado medio, 
può essere raggiunto solo valendosi di mezzi realmente pratici, 
ed escludendo, in via assoluta, le inutili finzioni ; precisamente 
come si opera nelle migliori scuole industriali moderne le 
quali svolgono la loro attività, specializzando 1' ufficio ad un 
dato ordine di produzioni, 

L' insegnamento della merciologia e delle tecnologie com- 
merciali, quale è impartito generalmente nelle scuole, giova 
poco perchè affatica indarno la mente degli alunni, con troppe 
notizie su argomenti i più disparati e non sempre scelti con 
criteri rispondenti allo scopo. 

Per ottenere buoni risultati occorre limitare 1' argomento 
ed approfondirlo. Addestrare i giovani a riconoscere pratica- 
mente e a valutare i tipi di filati e di tessuti o solamente gli 
articoli relativi al commercio delle pelli, o di date classi di 
prodotti chimici è impresa molto seria ; ma solo per tale via si 
! possono istruire, coi mezzi di cui può disporre la scuola, degli 
agenti di commercio praticamente utili. 

E necessario distinguere nettamente le competenze : altra 
è r istruzione che si deve impartire a futuri impiegati per 
scrittoi commerciali, e altra quella occorrente per accentrare, 
conservare e distribuire le merci. 

Anche nel commercio, per poco che divenga importante, 
le cognizioni superficiali sono sempre a carico ideila serietà 
degli affari ; perciò si può affermare l'utilità della scuola di com- 
mercio di grado medio, quando sia specializzata secondo le 
esigenze dei traffici. 

L' istruzione commerciale secondaria è proprio desiderata 



- 352 — 

di quest' ultimo tipo ; per convincerci basta interpellare la 
parte più colta ed attiva del ceto mercantile. 

II problema posto e risolto in questi termini, scagiona la 
scuola commerciale di grado medio da molti aj^punti che le 
furono mossi. 11 compito di questa scuola resta importante 
per il fine che si propone, ma la sua sfera d'azione viene 
limitata ad un determinato orizzonte. Perciò non è in questa 
scuola che si iscriveranno coloro i quali vogliono procurarsi 
una coltura preparatoria per 1' ammissione agli istituti supe- 
riori di commercio ; gli allievi della speciale scuola media 
non possono reclutarsi, di regola, dagli alti strati sociali, ma 
fra quelli più umili e non meno attivi ed utili, che si sentono 
spinti dal bisogno di darsi nel più breve teiupo alla vita 
laboriosa e rimuneratrice dei traffici. 



Fabian Ware, professore a Hradford, nel Congresso di 
Anversa dello scorso anno, osservava : « Il tentativo che si 
» fa in quest' epoca per sostituire l' istruzione secondaria con 
» un insegnamento speciale, è considerato come uno sforzo 
» dei padroni per impedire 1' educazione degli impiegati, per 
» intralciare lo sviluppo della loro intelligenza che porrebbe 
» quelli e questi allo stesso livello intellettuale >■ . 

L' obbiezione mossa dal dotto professore è di certo in- 
gegnosa ; pertanto auguriamo di cuore^ che come essa non regge 
per noi, così non abbia valore nemmeno per il Regno Unito. 

Non entra nel nostro argomento 1' esame di questa tesi di 
sociologia ; ma crediamo di potere alfermare che in nessuno 
stato del mondo è ancora venuto in mente agli uomini colti 
e ragionevoli di sostituire 1' insegnamento secondario generale 
con r insegnamento speciale. 

Ciò non toglie che moltissimi siano costretti di accon- 
tentarsi dei primi rudimenti della coltura generale, quale 
si dà nelle scuole primarie o tutto al più nel triennio, qua- 
driennio o quinquennio inferiore delle scuole secondarie, e 
ciò per la semplice ragione che l'essere poveri o agiati, va- 
lenti o mediocri, è una conseguenza che bisogna subire. La 



— 353 — 

scuola inedia specializzata è già un grande e vero vantaggio 
messo a disposizione dei giovani meno fortunati. 

Necessariamente, non bisogna chiedere nemmeno alia scuola 
media commerciale ciò che essa non può dare. Il suo compito 
si limita a fornirci cognizioni utili per la pratica della distri- 
buzione delle merci, projirio come la scuola industriale spe- 
cializzata ci offre ammaestx-amenti per produrle. Non si deve 
dimenticare, che per assicurarci la riuscita negli affari dob- 
biamo possedere, non solo 1' istruzione, ma certe doti che 
per sé sole hanno un grande valore, quali : la salute, 1' ope- 
rosità, la diligenza, il coraggio ; cioè quanto è atto a mante- 
nere ed eccitare lo spirito d'intrapresa. 

E purtroppo opera ardua, non già far sorgere, ma far pro- 
sperare simili scuole presso i popoli nei quali è torpido o man- 
cante lo spirito d' iniziativa e dove l'aspirazione dei più è di- 
retta verso r impiego, verso il funzionarismo ! 

La scuola commerciale media non bisogna pensarla or- 
dinata su tipo uniforme, né per la durata, né per i program- 
mi e gli orari ; ogni scuola abbia quella struttura che meglio 
conviene al suo scopo ; poiché occorre che essa sorga in 
quei luoghi dove il bisogno la reclama. Così in Italia, a 
Milano o a Como, potrebbe riuscire assai utile una scuoia 
per il commercio degli articoli di seta ; in qualche luogo della 
valle del Po sarebbe di giovamento una scuola che si occu- 
passe del commercio delle materie fertilizzanti ; a Venezia, 
una scuola per il commercio degli oggetti d' arte industriale 
ecc. Queste scuole speciali dovrebbero essere frutto dell' ini- 
ziativa di associazioni di commercianti, come già avviene in 
Germania. 

Non si può dire che in Italia manchino assolutamente 
esempi di iniziativa, sebbene finora i casi siano pochi e, anche 
questi, si riferiscano a scuole industriali speciali, anziché a 
scuole commerciali. Importa che l'aiuto di tali associazioni non 
si limiti a fornire alla scuola dei soccorsi materiali ; occorre 
che gli uomini di commercio prendano direttamente a cuore 

2 



— 354 - 

dette istituzioni a vantaggio delle quali potrebbero spendere 
il frutto della loro esperienza. Così si raggiungerebbe quel- 
r accordo fra i commercianti ed i maestri, che riesce indi- 
spensabile perchè la scuola compia il suo mandato, cioè istruisca 
ed educhi per la vita. 

Sono appunto le associazioni di commercianti, di arma- 
tori, di viaggiatori di commercio, di commessi, ecc , quelle 
che dovrebbero, nel proprio interesse, provvedere alla fonda- 
zione ed all' andamento delle scuole speciali medie di cui, fi- 
nora, abbiamo scritto. Siccome il certificato finale rilasciato da 
tali scuole non ha che un' importanza relativa, poiché, in que- 
sto caso, il pregio dell* attestato è proporzionale al valore 
riconosciuto degli insegnanti che lo rilasciano, cosi libera da 
soverchia ingerenza delle autorità centrali e locali, ogni asso- 
ciazione commerciale potrebbe dare alla ]:)ropria scuola quel- 
V indirizzo che è più consono ai bisogni attuali del traffico. 
Da chi più che dalle associazioni commerciali, create per la 
tutela di speciali interessi, possono sperare valide raccoman- 
dazioni i bravi giovani che terminata la scuola speciale desi- 
derano trovarsi un'occupazione.'' E quale esempio d'iniziativa 
feconda non sarebbe questo, ove potesse estendersi anche in 
Italia? Non si tratta di far rifiorire il medio evo; ma di ope- 
rare perchè un beninteso spirito d' associazione ci offra la 
migliore arma per assicurare la riuscita degli sforzi che si 
vanno facendo a vantaggio dell' istruzione commerciale. 

Necessità riferibili all' insegnamento, alle quali le pubbliche 
amministrazioni non possono provvedere che incompletamente 
e con forti spese, diventano facili ad essere soddisfatte per 
opera delle associazioni commerciali. Infatti, in questo campo, 
r utilità delle associazioni non può limitarsi a provvedere 
campioni di merci e dati del mercato, ma deve arrivare fino 
ad agevolare la via agli allievi per recarsi all' estero ad ap- 
prendere le lingue o a fare la pratica necessaria. 

La rete delle relazioni con l'estero di cui dispongono, di 
solito, le buone associazioni commerciali, può loro permettere 
di trovare agevolmente la via per appagare, in discreta misura, 
i suddetti bisogni. 

Però, s' intuisce facilmente che anche allorquando un 



- S55 — 

unico piano di studi medi commerciali specializzati venisse 
adottato in tutti gli stati, purtuttavia i risultati dell' insegna- 
mento riescirebbero notevolmente diversi. Le scuole presso i 
latini, i tedeschi, gli slavi, gli anglo-sassoni, risentono neces- 
sariamente del carattere proprio della nazione, e perciò le at- 
titudini degli allievi che le frequentano si palesano con jjar- 
ticolarità bene determinate. 

Quali rapporti devono intercedere fra 1" istruzione com- 
merciale media o secondaria, con l' insegnamento primario ge- 
nerale ? 

La risposta a questa parte del quesito non pare dubbia, 
-ed è che 1' insegnamento commerciale secondario debba con- 
•cedersi solo a chi abbia assolto il corso della scuola primaria. 

Praticamente la cosa si presenta meno semplice, e la so- 
luzione del quesito viene proposta e messa in pratica in più 
modi. 

Esagerando nel concetto della specializzazione, si volle 
-attuarla anche nella scuola primaria conformandola, così riten- 
nero, per l'avviamento al commercio. A parte la naturale dif- 
ficoltà di fare intendere le applicazioni del calcolo aritmetico 
a fanciulli di dieci a dodici anni, si verifica che il preteso 
-ordinamento si limita, nei suoi particolari, ad esercizi calligrafici, 
ad intestare libretti a modo di registri, a formare moduli, ecc.; 
seguendo 1' incompleto concetto che la parte essenziale del com- 
mercio risiede nell' uso della calligrafia e del conteggio. For- 
tunatamente tale specializzazione non accenna ad estendersi. 
La scuola primaria esiste per il bisogno di tutti e deve essere 
obbligatoria per tutti, particolarmente nei paesi in cui, come 
in Italia, 1' intero corso dura non piìi di cinque anni. 

In Germania, 1' insegnamento primario prende il fanciullo 
a sei o sette anni d' età e lo trattiene per otto anni consecu- 
tivi, cioè fino a 14 o 15 anni ; la frequenza è obbligatoria 
per tutti e si comprende come, dato il carattere robusto e 
-serio del popolo tedesco, una tale scuola debba contribuire 
alla potenza di quel paese. In queste scuole, durante gli ul- 
timi anni di corso, si cercò di rendere le lezioni di calligrafia 



— 356 — 

e di aritmetica le più pratiche possibili. Come complemento ' 
dell' insegnamento primario vi sono, in Germania, le Fortbil— 
d2iìigs-Unterrickt con due anni di corso e, fino ad un certa 
punto, obbligatorie. Vi si insegna la tenuta dei libri, l' arit- 
metica commerciale, la corrispondenza, la stenografia, la geo- 
grafia, r economia politica e le lingue. Questo tipo di scuola, 
che costituisce 1' insegnamento commerciale di primo grado 
o elementare, offre buonissimi risultati. Col fatto esiste anche 
da noi in Italia ed è dato in corsi diurni ed in corsi serali. 
Però, tali corsi, ditìferiscono essenzialmente dal sistema tedesco, 
inquantochè alle nostre scuole serali manca quell' ottima e 
stretta colleganza coli' insegnamento primario generale. In 
Italia vi sono, si può dire^ tre tipi di scuole di commercio 
di primo grado : le scuole commerciali serali ; le scuole com- 
merciali diurne maschili e femminili ; le scuole tecniche com- 
merciali. Il programma di tutte queste scaole ha per speciale 
r oggetto insegnamento delle lingue, della geografia, della 
contabilità e della calligrafia. In alcune poche si insegna an- 
che la merciologia, e fra queste merita menzione la scuola 
tecnica commerciale di Firenze, 

Le suddette scuole commerciali di primo grado, diffuse 
anche in Francia, nell'Austria-Ungheria, in Russia, nel Belgio- 
si propongono di dare agli alunni la preparazione necessaria 
per i minc^ri uffici del commercio, in qualità di commessi e 
di contabili, j)er le botteghe di vendita al dettaglio. 

Siccome l' età ordinaria degli alunni per 1' ammissione 
alle scuole secondarie speciali di commercio, è dai 14 ai 16 
anni, così si comprende come, in Germania, chi brama rice- 
vere una coltura commerciale media possa inscriversi nella 
scuola speciale dopo assolto 1' intero corso primario, di otto 
nnni, o dopo conseguita la licenza della scuola reale inferiore. 
Da noi le condizioni d' ammissione per la scuola media spe- 
ciale, ove esistesse, non potrebbero essere che quelle prescritte 
per r ammissione agli istituti tecnici, cioè la presentazione 
dell' attestato di licenza conseguito in una scuola tecnica, o 
la prova di aver superato un esame d' ammissione equi- 
valente. 

Il lamento più comune e più fondato che corre fra noi. 



3.- 



relativamente agli studi primari, è che vi si insegnino ttóppé 
•cose. Dovrèbbe essere inteso da tutti che l'arte didattica non 
■conduce al suo fine, se non si sa proporzionare la materia alla' 
potenzialità mentale degli alunni ; è antico il detto che meglio 
^ insegnare poco, ma bene. Bisogna scaricare 1' insegnamento 
pfimario da tutto il superfluo ; lo stadio delle applicazioni ai 
commerci o alle industrie va fatto a suo tempo, nelle scuole: 
■complementari e nelle scuole medie, cioè quando gli allievi 
abbiano conseguita la necessaria maturità di mente. 

L' estensione dell' istruzione speciale professionale dipende 
•strettamente dal grado della coltura generale posseduta dagli 
alunni che la coltivano ; in tutti i paesi, i maestri sono i 
primi ad essere convinti di tale verità. Appunto perciò' 
•occorre che ad ogni stadio dell' istruzione professionale cor- 
risponda una adatta scuola di coltura generale. Perciò, ove 
-si voglia che le scuole commerciali medie, quelle in cui si 

ammettono giovanetti di 14 o 15 anni per poi licenziarli a 

18 o rg, ci diano buoni risultati, occorre accogliervi scolari 
<che abbiano finito i corsi del ginnasio inferiore o quelli ve- 
nuti dalle scuole di coltura generale moderna di pari grado. 
Si è anche pensato di fondere i ginnasi e le scuole tecniche, 

formando unica scuola di coltura secondaria di primo grado ; 

r attuazione di tale buona idea è di certo desiderabile. 



Un altro lato del quesito propostoci, richiede l'es.ime dei 
rapporti fra 1' insegnamento secondario commerciale e l'inse- 
gnamento superiore. 

L' insegnamento superiore commerciale non è, evidente- 
mente, dello stesso ordine dell' insegnamento superiore let- 
terario e scientifico. Per ammettere la parità bisognerebbe 
poter provare che 1' insegnamento superiore commerciale ri- 
posa sopra scienze generali sue proprie, mentre così non è. 
Le scienze che possono offrire lume ai commerci : il diritto, la 
economia, la statistica, le matematiche, la chimica ecc., sono 
•del dominio dell' insegnamento superiore scientifico. Invece 
r alto insegnamento commerciale deve di necessità essere 



3T,H — 



svolto in una scuola superiore di applicazioni scientifiche al 
commercio e, da questo punto di vista, lo studio superiore 
commerciale è certo dello stesso grado della scuola d' appli- 
cazione per gl'ingegneri, ecc. Nessuno può disconoscere l'im- 
portanza degli studi superiori di applicazioni commerciali per 
la coltura dell'alto ceto commerciale e finanziario, per la car- 
riera consolare e per 1' istruzione dei futuri professori delle 
scuole medie commerciali. In essi sono professate scienze ap- 
plicate e discipline speciali, che non fanno parte dei pro- 
grammi universitari. Importa più di tutto che le scuole supe- 
riori restino tali, e non consentano di abbassare il livello del- 
l' insegnamento, per brama di apparire pii!i pratiche; cedendo, 
cadrebbero nel campo dell' istruzirine media commerciale la 
quale, come abbiamo avuto occasione di osservare, non si diffe- 
renzia tenendo conto del numero e della durata dei suoi corsi. 
ma dal grado di coltura generale degli allievi che la frequentano. 

Crediamo di aver messo in luce, in seguito ad esame 
dei bisogni del traffico, che la scuola media commerciale per 
riuscire praticamente utile, sia mestieri ordinarla secondo 
due tipi distinti ; la scuola di contabilità ed amministrazione 
e quella di commercio, specializzata secondo l' oggetto dello 
scambio. La prima generale, la seconda speciale : la prima 
atta a fornire i contabili, i ragionieri, gì' impiegati delle agen- 
zie di assicurazioni, ecc. ; mentre la seconda è reclamata per 
favorire speciali commerci e per formare un personale di viag- 
giatori e magazzinieri competenti. Le sezioni di commercio e 
ragioneria degli istituti tecnici italiani, ci offrono buon tipo 
delle prime; in quanto alle seconde si può preconizzarne il 
grande svilujipo in un avvenire non lontano. 

E da sapersi se gli allievi di queste scuole medie deb- 
bano ritenersi idonei per proseguire gli studi nelle scuole su- 
periori di commercio. Ciò dipende, necessariamente, dal grado 
di coltura generale degli allievi licenziati dalle anzidette scuole. 
Stando ai fatti, gli alunni della sezione di commercio e ragio- 
neria degli istituti tecnici italiani, hanno dato buona prova 
nelle scuole superiori di commercio. Questi risultati, per quanto- 
si riferisce alla predetta sezione, dipendono non solo dalla 
buona istruzione impartita agli allievi nella lingua nazionale, ma,. 



I 



— 359 — 

in molta parte anche dallo studio che vi si fa dei principi 
generali dell' economia e del diritto, ciò che giova assai per 
la coltura, eccita lo spirito d'osservazione, ed aiuta il razio- 
cinio. 

. D' altronde le scuole superiori di commercio sono di- 
schiuse ai licenziati dai licei, e si comprende come a tali 
scuole possano ammettersi anche quanti provino di possedere la 
necessaria coltura generale, assoggettandosi ad esame. 

Importa che in nessun caso si confonda il compito della 
scuola superiore con quello della scuola media ; a quella spet- 
ta l'alto insegnamento nell'ordine delle applicazioni com- 
merciali ; a questa l' avviamento alla pratica per piii mode- 
sti uffici. Crediamo per fermo che nelle scuole di commercio 
medie speciali e nelle scuole superiori sia causa di confusione, 
negli scopi dell' istituzione, 1' importanza soverchia accordata 
ad alcuni studi i quali, per quanto importanti, sono solamente 
complementari nel determinare 1' atto commerciale. Così ad 
es., qualora nelle scuole superiori di commercio mancasse l' in- 
segnamento delle lingue, tuttavia 1' insegnamento nella sua 
portata scientifica, e quindi quale aiuto nelle applicazioni, re- 
sterebbe integro. Non si vuol dire che lo studio delle lingue 
manchi d' importanza; anzi è certo che la loro conoscenza è 
indispensabile, ma non è col professare 1' insegnamento delle 
lingue, anche in modo perfetto, che la scuola superiore di com- 
mercio possa giustificare la necessità della sua esistenza. Ac- 
cordiamoci nel tenere presente che la buona riuscita dell' in- 
segnamento superiore commerciale, come scuola di applica- 
zione, dipende dalla portata dell' insegnamento scientifico che 
vi si professa. La scuola superiore non può armare di ini- 
ziativa commerciale gli alunni che ne difettano ; ma può mu- 
nirli di molte cognizioni importanti e sicure, che valgano ad 
accertarli di molte verità e quindi a renderli più fiduciosi nelle 
proprie forze e perciò atti ad accingersi a date intraprese. 

Non vi possono essere fondamentali divergenze di vedute fra 
gli uomini d' affari e gli uomini di scienza sulla portata e l' im- 
portanza dell' insegnamento commerciale superiore, considerato 
per il fine anzidetto. 

Da quanto abbiamo esposto in questa memoria, risultano 



— 360 — 

alcune conclusioni sulle quali è necessario por mente; perciò 
le riepiloghiamo qui appresso : 

1. — L' istruzione s^enerale secondaria, classica o moder- 
na, è ancora il miglior mezzo di preparazione per gli studi 
speciali e per la pratica professionale anche nel campo com- 
merciale. 

2. — Le scuole secondarie di tipo misto — quali sono 
le sezioni di commercio e ragioneria degli istituti tecnici ita- 
liani — convengono per 1' istruzione degli impiegati e dei 
ragionieri delle aziende commerciali, ma non bastano per la 
coltura commerciale propriamente detta, che ha per base la 
conoscenza delle merci e dei mercati. 

3. — L' insegnamento commerciale di grado medio, per 
essere profittevole, deve svolgersi nell' ambito di scuole spe- 
cializzate per dati fini del traffico ; es. : scuola per il commercio 
■delle pelli, scuole per il commercio della carta, ecc. Le scuole 
specializzate possono sorgere solo nei luoghi in cui i bisogni 
locali le richiedano. 

4. — Le classi jjopolari e la ])iccola borghesia trovino 
una adatta scuola coìnpiementare d^ avviamento al commercio, 
dopo ultimato il corso della scuola primaria. Da questo pun- 
to di vista è certo raccomandabile il sistema seguito in Ger- 
mania. 

Le scuole serali complementari italiane, ■ per la parte che 
si riferisce all' insegnamento commerciale, non danno ancora 
frutti sufficenti, perchè gli allievi difettano di colturji prepara- 
toria generale. L' insegnamento primario di cinque anni è 
troppo breve, per metter capo allo studio di discipline d' ap- 
plicazione, per quanto elementari, le quali, per riuscire profit- 
tevoli, richiedono nell'alunno mente preparata ed una certa età. 

5. — Né 1' i?iseg?ia)ne7ito medio coynmerciale specializ- 
zato^ e meno ancora quello popolare complementare, può met- 
tere capo all' insegnamento superiore commerciale. Quest'ulti- 
mo deve riserbarsi per coloro che assolsero lintero corso della 
scuola secondaria classica o della scuola secondaria moderna. 

ti: 
* * 

Si può discutere se l' istruzione scientifica sia, per tutti i 
casi, indispensabile a chi voglia dedicarsi al commercio; ma è 



— 361 — 

indubbia la sua grande utilità, ove si pensi alla straordinaria 
complicazione del mercato moderno, agli artifici, ed ai metodi 
di trafifico creati dalla concorrenza. 

Non è il caso di far procedere a forza chi preferisce 
riposare; ma il vero significato che hanno nel commercio i riposi 
■e r indifierenza nel considerare il progresso, noi italiani do- 
vremmo ormai saperlo. Di certo dall' ignoto al noto si procede 
solo per gradi e, non pare più dubbio, che, presso i popoli civili, 
i beati tempi del commercio empirico siano prossimi alla fine. 

Oggi per praticare il commercio bisogna sapere, ed i tre 
gradi d'insegnamento: il popolare o elementare, il medio ed 
il superiore, rispondono all'odierna costituzione sociale e a tre 
stadi di coltura che dipendono sempre meno dallo stato d' a- 
giatezza degli individui e sempre più da altre doti. 

Ciò non toglie che vi siano state e vi siano persone, e molte, 
le quali, illetterate o quasi, abbiano ]:>otuto formarsi una for- 
tuna nei traffici. Lo abbiamo già ricordato, la riuscita negli 
affari dipende per molta parte dal carattere individuale. Però tali 
-esempi nulla provano contro la necessità dell' istruzione ; poi- 
ché esaminando le condizioni in cui si formarono le suddette 
fortune^ vengono a galla situazioni, fatti ed attitudini eccezionali. 

Non bisogna dimenticare che la scuola è fatta per prov- 
vedere agli interessi dei più, e che 1' istituzione delle scuole 
commerciali dei vari gradi è un prodotto della civiltà odierna 
alla quale non possiamo rinunziare, per la ragione che nulla 
ài meglio possiamo o sappiamo sostituirvi. 



prof. O. LUXARDO 



^ 



368 — 



MEMORIA della R. Scuola Superiore di Com- 
mercio di Bari. 



In ogni ordinamento della istruzione, lo scopo dei 
vari stadii intermedii di essa è duplice. Essi possono 
costituire un semplice gradino nella scala progressiva 
dell' istruzione e dell' insegnamento, o aver invece un 
fine proprio ed indipendente. Naturalmente gli istituti 
d'istruzione secondo che costituiscono, o anelli di con- 
giunzione nella catena che lega l' insegnamento prima- 
rio all'universitario, o enti autonomi dotati di una pro- 
pria finalità, quindi aventi in sé una ragione di esi- 
stenza, devono essere ordinati in modo diverso. 

Quelli, non possono non venir coordinati agli ordini 
educativi che li precedono e a quelli che li seguono, 
perchè gli uni e gli altri si suppongono e si spiegano 
insieme ; questi, non hanno bisogno che di trovar un 
qualche legame cogli ordini inferiori (quando ne ab- 
biano), e per il resto devono essere così ordinati da 
trovare nelle proprie forze e nei propri quadri quanto 
occorre per raggiungere lo scopo cui mirano. 

Nello svolgimento storico degli istituti educativi in 
generale, questi ultimi sono venuti molto tardi, in epoca 
relativamente moderna^ ed essi rispondono a necessità 
e a condizioni proprie dei tempi nostri. Anche nelle 
mansioni più modeste e subalterne della vita sociale 
moderna, si esige oggi un patrimonio di cognizioni, che 
non si può più conquistare con la pura pratica, per 
quanto elevata e non più grossolanamente empirica^ 
ma che nel breve tempo che la vita concede — poiché 
in tutto ormai bisogna far presto — si è riconosciuto 
necessario di acquistare nelle scuole. Perciò appunto 
sono sorte le scuole di istruzione media, aventi il fine 
di fornire alla Società quegli agenti intermedii e su- 
bordinati, che in ogni ramo dell' attività sociale sono 



•^^ 



— 364 — 

di tanto maggior sussidio alle menti direttrici, quanto 
più sono provveduti di coltura tecnica speciale. 

Questo nuovo ordinamento, di carattere tecnico e 
professionale che, legandosi ali* insegnamento primario, 
trovava in sé il proprio fine, si svolgeva estraneo a 
quello, pur di media istruzione, ma di carattere gene- 
rale che, storicamente più antico, costituiva e costitui- 
sce la preparazione all'istruzione superiore. Codest' ul- 
timo ha conservato attraverso il tempo la sua vera 
natura, pur adattandosi in varii modi a nuove esigenze'. 
Quello invece si allargò, per ragioni del tutto speciali 
dell'epoca nostra, sino a scindersi in una moltitudine 
di scuole speciali secondarie con un' infinità di scopi 
pratici, ossia tecnici. 

Ove fosse avvenuto soltanto questo, si avrebbe 
avuto un semplice fenomeno di specializzazione nella 
coltura tecnica per i gradi secondarli, a similitudine di 
quanto era avvenuto per i gradi superiori ; e l'avviare 
anche in giovane età per la lor propria via coloro che 
si prefiggono il fine modesto di irreggimentarsi come 
forze subordinate nella gerarchia sociale, non era forse 
un male, poiché a questi agenti occorreva e occorre 
appunto un modestissimo patrimonio di coltura, quel 
tanto che basta per l'umana dignità, e uno speciale 
corredo di nozioni tecniche esatte nel campo che sarà 
da essi coltivato per tutta la vita. 

Ma il fenomeno ha forse tralignato, in quanto co- 
desta specializzazione, che era un bene ed una neces- 
sità in detta sfera ristretta e parziale dell' istruzione 
secondaria, fu allargata di soverchio e applicata a tut- 
ta altra sfera. 

Così avvenne che l'antico tronco dell'istruzione se- 
condaria generale fu bipartito, e all'indirizzo classico fu 
aggiunto il tecnico, il quale non ebbe più soltanto un 
fine in sé, come le primitive scuole speciali di coltura 
secondaria, ma fu prcparasione speciale all'istruzione 
superiore speciale. 

Limitata almeno a questo doppio ordine, che alcu- 



— 3tì5 — 

ne finalità professionali (negli Istituti tecnici italiani, 
per esempio) corrc^^gono, la specializzazione dell' istru- 
zione nnedia è ancora, secondo noi, un male relativo, 
che può portar qualche bene. Guai però se la tendenza 
si acuisse e nella via della specializzazione si procedes- 
se fino all'assurdo, di cominciar ad insegnare le dot- 
trine speciali, che saranno il pane della sua vita, al 
giovinetto la di cui mente è ancora ingombra dai sogni 
dell'età e non schiarita dagli studii di coltura generale- 
Queste schematiche dichiarazioni di priiicipii sono 
per noi il prolegomeno necessario per esprimere, o me- 
glio ripetere e confermare i convincimenti nostri or- 
mai antichi intorno all'indole e agli scopi dell'istruzio- 
ne commerciale. 

Il bisogno di creare scuole intese ad impartire la 
cosidetta istruzione commerciale si è sentito solo in 
tempi moderni ; or siccome il commercio non è espres- 
sione di attività umana propria sola dei tempi nostri, 
ciò vuol dire che esso ha mutata così l' indole sua e la 
sua portata, da far ritenere ora necessario ciò cui pri- 
ma non si era pensato. Ma questo bisogno d' istruire 
il commerciante in maniera speciale, riveste due aspetti, 
che rispondono ai due gradi della condizione mercan- 
tile. Bisogna cioè concorrere con adeguate istituzioni a 
formare e a sviluppare i grandi commercianti, gli spi- 
riti superiori che saranno chiamati a dirigere gli sforzi 
delPeconomia nazionale per raggiungere il massimo del 
suo utile, ed in pari tempo adoperarsi per corredare gli 
ausiliarii di questi, di tutto quel patrimonio tecnico che, 
insieme alla pratica, occorre all'agente del commercio. 

Ben si capisce che l'istituto inteso a questo secondo 
fine ha dai suoi stessi intenti prefisso e delimitato il 
campo d' azione. Poiché esso mira a formare gli uffi- 
ciali subalterni dell' organizzazione commerciale, è lo- 
gico che sovra ogni cosa e sempre abbia in vista di 
corredarli di quelle nozioni tecniche che dirigeranno la 
loro condotta pratica. Essi non saranno in generale che 



— 366 - 

ufficiali esecutivi, ed è dunque d' un ordine di disci- 
pline tecnico-pratiche che occorrerà metterli in possesso. 
Ciò non ò detto nel senso di scemare in nulla, né l'im- 
portanza degli istituti in parola, nò quella della missione 
di questi ufficiali subalterni : tutt' altro. Il commercio è 
attività d' ordine mentale e pratico insieme, e chi 
sussidia la mente direttrice con l'opera pratica dell'e- 
secuzione, ha bisogno di molte conoscenze e di speciali 
attitudini ; in questo senso è altamente prezioso. E non 
meno prezioso, si capisce, è l' istituto che lo forma e 
gli dà il doppio suggello delle discipline teoriche e della 
pratica preparazione. 

La scuola invece che educa il futuro reggitore 
delle grandi aziende, il cooperatore dello sviluppo eco- 
nomico d' un intero paese, è istituzione che prepara una 
mente, che illumina e allarga uno spirito, ben più che fog- 
giare un pratico esecutore. In questo intendimento, essa 
adopera i mezzi adatti ad aprire ed irrobustire un intel- 
letto, e, pur facendogli partitamente conoscere con in- 
segnamenti tecnici r ambiente pratico in cui la sua 
attività ò destinata a svolgersi, dirige sopratutto i suoi 
sforzi a mettere il futuro mercante in possesso di quel 
capitale di elevata coltura, che è la conditio per ben 
afferrare e meglio risolvere i problemi economici del- 
l' epoca nostra. 

Eccoci con ciò al punto concreto da trattarsi, al 
quale volemmo arrivare provveduti dei detti criterii 
per aver lume a risolverlo. 

In tutti i paesi civili con progressiva alacrità si 
sono fondate scuole di commercio di vario ordine. E 
che ciò rispondesse ad un effettivo bisogno proprio 
della stessa classe mercantile, prova il fatto che in ge- 
nerale le scuole sorsero per iniziativa di mercanti o di 
enti mercantili e con mezzi da essi forniti. Gli Stati 
però, interpreti e tutori degli interessi generali, non fu- 
rono indifferenti a questo movimento. Non sempre essi 
furono felici nella scelta degli istituti all' uopo creati ; 



— 367 - 

non sempre intesero bene gli scopi da raggiungersi e 
ben prepararono i mezzi destinati a ciò; come provano 
le Sezioni di Ragioneria e Commercio in Italia, che 
non servono, né a fare il Ragioniere dei tempi nostri, 
né a prepararne il Commerciante; non di meno un 
aiuto al nuovo indirizzo venne anche dato dai governi. 

Il sorgere del nuovo ordine di Scuole ebbe dunque 
preponderantemente un carattere privato, ed esso andò 
attuandosi in alcuni paesi piuttosto con la fondazione 
di scuole secondarie, ed in altre invece con la creazione 
di scuole. superiori, secondo che i relativi bisogni cui 
s' intendeva provvedere, erano sentiti o interpretati. 

Il fatto è che oggi noi abbiamo nella maggior parte 
dei paesi civih molte scuole speciali di comm.ercio di 
grado medio, e in alcune invece (come da noi) alcune 
scuole superiori. Coordinare tale stato di cose su uno 
schema unico^ è un'idea naturalmente che si è imposta. 
Ma la coordinazione può eseguirsi secondo due concetti : 
■o regolamentando tutta la istruBtone commerciale con 
lo stabilire che le scuole medie sieno prevalentemente 
la preparazione alle superiori, e ne costituiscano un 
presupposto necessario ; o fissandone bene i caratteri 
differensiali specifici e lasciando autonoma e staccata 
ciascuna scuola al proprio compito, e legando invece 
preferibilmente le scuole medie commerciali alle pri- 
marie comuni, e le superiori ali" istrusione secondaria 
generale. 

Fra queste due opposte correnti, noi ci schieriamo 
risolutamente in favore della seconda, sia per le varie 
ragioni già accennate e che ancora svolgeremo, sia 
perché essa rappresenta la tradizione ormai lunga e ri- 
spettabile della nostra scuola. La quale nei suoi Atti (1) 

(i) Vedi relazione sui servizi della R. Scuola Superiore di Com- 
mercio in Bari, presentata dal Direttore (M. Pantaleoni) al Presidente 
del Consiglio Direttivo. — Bari 1888. 

Volume presentato dalla Scuola all' Esposizione di Torino. — 
Introduzione « L' insegnamento commerciale superiore in Italia e al- 
l' Estero » — Trani iSqS. 



- 368 — 

e in memorande discussioni, (1) ebbe sempre a sostenere 
il detto principio, che per noi poi rappresenta in piti 
un principio di libertà. 

Noi consideriamo le due istituzioni, non come due 
diversi gradi dello stesso ordine, ma bensì come due 
ordini del tutto distinti per quanto ricchi di affinità. 
In altri termini, noi riteniamo che ognuno dei due or- 
dini abbia una propria e speciale finalità, e che questa 
costituisca la ragione per cui essi vanno tenuti e de- 
vono tenersi del tutto separati. 

Lo scopo cui mirano i due gradi di istituti scola- 
stici in parola, è bensì relativo al commercio, di maniera 
che una stretta parentela li lega : però mentre 1' uno 
ha un intento pratico e limitato, 1' altro ha un fine al- 
tissimo, preponderantemente teorico e il di cui raggiun- 
gimento esige larga e poderosa preparazione. Lo scopo 
degli istituti d' istruzione media, è di mettere i giovani 
subito a contatto con le discipline piiì strettamente 
commerciali; di approfondirli in queste, perchè essi ne 
vengano a conoscere la intima struttura e ne abbiano 
il più completo possesso ; talché quando saranno chia- 
mati a ridurre in pratica le nozioni apprese nella scuola, 
possano prontamente eseguire il non facile passaggio ; 
di impratichirli poi anche con insistenti e bene ordinati 
corsi sperimentali. Così codesti giovani che devono 
aver ricevuto nelle scuole primarie un primo grado di 
istruzione generale, entrando nelle scuole medie del 
commercio, mentre di necessità continuano gli studi 
che servono alla coltura generale dell' uomo, in modo 
da poter alla fine della scuola stessa dirsi provveduti 
anche di un discreto patrimonio di cultura, subito però 
si danno a quegli studii tecnici che mirano a metter 



(i) Vedi i verbali delle sedute della Commissione Reale per il 
riordinamento dell'istruzione Commerciale in Italia — Discorsi del- 
l' onorevole Balenzano Presidente del Consiglio Direttivo della Scuola 
di Bari e del Prof. Bertolini. 



— 369 — 

l'arma in mano al futuro ufficiale subalterno del com- 
mercio e ad insegnari^li a servirsene nel modo migliore. 
La proporzione che deve osservarsi fra le dosi di col- 
tura generale e quelle di patrimonio tecnico-specifico, 
è uno dei problemi più difficili nell'ordinamento del- 
l' istruzione commerciale media ; ma è dall' altra parte 
problema, la di cui soluzione è agevolata dal confronto 
di quanto si è già fatto in proposito in tutte le scuole 
medie professionali e pratiche, che hanno analogia con 
quelle in parola. 

Gli insegnamenti di coltura generale non devono in 
alcun modo danneggiare il necessario svolgimento di 
quelli tecnici che costituiscono la ragione della Scuola 
il perno di essa, ma nemmeno devono essere schiac- 
ciati da questi, il di cui soverchio sviluppo a danno de- 
gli altri riesce poi dannoso ad essi stessi, per la impos- 
sibilità in cui è una mente giovinetta di assorbire cogni- 
zioni tecniche, senza un lavorio di adeguata preparazione 
generale. 

Gli istituti d'istruzione superiore commerciale, come 
d'altronde ogni altro istituto di tale sfera, presuppon- 
gono invece una forte preparazione, non ammettono 
che si possa accedere in essi con scarso corredo di 
coltura generale, esigono che solo le discipline speciaH 
svolte in tutta la loro ampiezza teorica trovino posto 
in essi e vi abbiano cattedra. Questi superiori istituii, 
vanno insomma considerati come branche dei moderni 
politecnici, in quanto in essi si devono insegnare sol- 
tanto quelle scienze, le di cui leggi e le di cui norme, 
trovano applicazione nei fenomeni della vita commer- 
ciale e servono a spiegarli, a prevederli e a sfruttarli. 

Intese in questo senso - né diversamente sapremmo 
concepirle - le Scuole Superiori di Commercio devono 
rappresentare il coronamento di studii secondarli intesi 
a fornire ai giovani una larga e forte coltura generale, 
poiché senza di questa non si può accedere a elevati 
studii specifici ; precisamente come le facoltà universi- 
tarie, i politecnici e gli altri istituti superiori, rappre- 

3 



— 370 — 

sentano il coronamento specifico di studi generali. Solo 
la mente educata da studii geniali e larghi, è preparata 
ad alti studii specifici : ben presto essa ne afferra lo 
spirito, e per la stessa novità di essi, ò portata a go- 
derne invece di sentirne stanchezza, come succede a 
colui che per lunghi anni ha dovuto piegare la intelli- 
genza allo stesso studio speciale. 

Devono^ diciamo, costituire il coronamento speci- 
fico di larghi studii generali, ma con ciò non intendiamo 
che di necessità si debba esigere che l' ingresso alle 
Scuole Superiori di Commercio venga riserbato solo a 
coloro che compirono regolare corso d'istruzione secon- 
daria. Ciò avviene di regola per tutti gli istituti supe- 
riori, giacché anche l' istruzione è regolamentata quanto 
e più forse degli eserciti, ma non potrebbe ammettersi 
mai per gì' istituti del commercio, e ciò per due ordini 
di ragioni. 

Si può, cioè, in primo luogo^ fino ad un certo punto, 
accordare che in vista di un prevalente interesse so- 
ciale collegato air esercizio della maggior parte delle 
professioni, l' autorità tutrice di questo esiga, che per 
darsi all' esercizio di dette professioni sia necessario un 
determinato curriculum di studii e un decorso presta- 
bilito di tempo; forse ciò non è fondato su solide ra- 
gioni, ma essendo generalmente accolto vogliamo am- 
mettere. Neil' esercizio del commercio però questo pre- 
valente interesse sociale non esiste. Chi intraprende 
un' industria o si dedica al commercio, lo fa a tutto suo 
rischio e pericolo ; l' alea del risultato è tutta sua e il 
possessore del capitale che nell'alea viene impegnato, è 
r unico giudice della via, dei mezzi e delle persone cui 
l'affida. Non si vorrà dire che un finale risultato disa- 
stroso torna a danno anche dell' economia nazionale, e 
che in questo senso è legittimo un intervento della au- 
torità tutrice per tentar di schivarlo. A un tale limite di 
protezionismo non siamo ancora arrivati, e la libertà del 
rischio è ancora accordata. Ben ci pensa da sé il capi- 
tale, che ò il più cauto e accorto protettore di so stesso. 



- :i7l — 

In secondo luogo il commercio non ò una scienza^ 
esso è un'arte o un'industria come dir si voglia; or le 
leggi deli' arte sono dettate dalla scienza e quelle che 
governano 1' attività economica sono scienze di libertà. 
Anche in questo senso dunque le Scuole Superiori di 
Commercio non ammettono il freno preventivo del corso 
di studii ritenuto necessario per potervi adire^ come non 
accordano per l' indole stessa degli scopi che si prefig- 
gono, alcun valore necessario ai titoli o ai diplomi da 
conferirsi da esse. Quello che necessariamente presup- 
pongono è un elevato grado di coltura generale; pre- 
cisamente come sono disposte ad accordare un solo e 
reale valore, all'effettivo patrimonio di cognizioni posse- 
duto da chi ne vien licenziato, non al titolo che esso 
possieda e presenti. 

- Con ciò si viene necessariamente alle seguenti con- 
clusioni : 

1.° Che occorre in ogni paese — e il bisogno si è 
fortemente e ovunque manifestato — ordinare delle 
scuole medie di commercio, legate necessariamente a 
quelle dell' istruzione primaria, come gradino a succes- 
sivo gradino. 

2." Che queste però hanno e non possono avere 
che un fine proprio e modesto, quello cioè di fornire 
gli agenti subalterni della vita mercantile, gli strumenti 
esecutivi del commerciante vero, gh organi ausiliarii 
del mercante. 

3." Che in esse devono essere impartite con giusta 
proporzione le dottrine di coltura generale e quelle spe- 
cifiche del commercio, nel senso, che mentre il giovane 
il quale le frequenta si coltiva la mente con gli studii 
ordinarli, impara anche, ed esattamente, i principii delle 
discipline tecniche dette commerciali, e con corsi spe- 
ciali pratici, si addestra in quella che sarà nel fatto poi 
la sua professione. 

4." Che bisogna istituire pure, poche ma grandi e 
complete Scuole Superiori di Commercio, le quali de- 



— 312 — 

vono essere veri Atenei della mercatura, e preparare e 
fornire al paese i commercianti necessarii per i tempi 
moderni, ricchi di vasta coltura generale e di profonde 
e larghe cognizioni specifiche, tecniche-commerciali. 

S.** Ma fra questi Atenei e le dette scuole medie,, 
non vi può né vi deve essere alcun rapporto neces- 
sario, nel senso che non si deve nemmen concepire che 
le Scuole Superiori costituiscano la continuazione rego- 
lamentare, legale dell' insegnamento commerciale infe- 
riore. Fra questo e quello superiore, non vi è alcun 
legame assoluto, e non vi deve essere alcun legame 
ufficiale necessario. — Costruire un curriculum di 
studii commerciali regolamentato, accanto e in contrap- 
posto a quello organizzato degli studii classici e a quello 
dei così detti studii tecnici, sarebbe un ferire mortal- 
mente lo spirito degl' istituti commerciali superiori e 
della stessa arte mercantile. 

Non di meno, questa idea di ordinare su uno sche- 
letro fisso la carriera degli studii commerciali, impo- 
nendo ai futuri commercianti di percorrere sino dalla 
piii tenera età un corso di studii graduato e progres- 
sivo e dipartentesi ab inilio, per chiudersi ad una specie 
di laurea in mercatura, pare sorrida a parecchi; e nort 
è forse lontana dalla mente di coloro stessi che hanno '• 
formulato il tema posto in discussione al Congresso,, 
almeno a quanto sembrerebbe dalle espres.sioni usatevi. 

Noi che concepimmo sempre le Scuole Superiori di 
Commercio come Atenei della mercatura aperti a tutti 
coloro cui arride l' idea di agguerrirsi con gli studii 
pili scrii e pili appropriati, per le lotte dei commerci 
moderni, non chiusi a chi non ha regolarip.ente per- 
corso gli studii inferiori commerciali, ma larghi, libe- 
rali, come lo spirito delle discipline che vi si insegnano- ' 
e come quello delle attività per cui preparano, non | 
possiamo che ancora una volta combattere questa idea, j 

È stato detto che non si può immaginare come lei 
scienze commerciali (per chiamare ancora una volta 
con questa formula compendiosa quelle scienze il di cui i 



Studio è necessario per praticare bene il commercio) 
possano venire insegnate in modo elevato e degno di 
una cattedra superiore a chi ne è affatto digiuno ; e 
<:on questa ragione si è sostenuta la necessità di un 
vincolo necessario fra le scuole medie e quelle supe- 
riori di commercio. Ma già il semplice fatto che da se- 
coli si insegnano nelle Università, e quindi coi più ele- 
vati intendimenti, tante e tante scienze a coloro che 
■entrano nell' Ateneo del tutto digiuni di esse, sta a di- 
mostrare come ciò possa farsi benissimo. Le scienze e- 
«conomiche, le giuridiche, la stessa contabilità, avevano 
onore di cattedra negli Atenei, e vi erano e vi sono in 
•parte ancora insegnate coi più elevati fini, a coloro che 
alla vigilia di iniziarne lo studio ne ignoravano forse la 
-esistenza, ed erano tutti intenti ad aprirsi la mente co- 
gli studi del latino, della filosofia, del greco, delle ma- 
teniatiche. 

Il presupposto necessario delle Scuole Superiori, 
■come di tutti gli Istituti di grado superiore, è la ele- 
vata coltura, provata o col corso degli studi secondari 
generali, o con serio esame. Nessuno, data questa ten- 
denza liberale, negherà anche ai giovani provenienti 
•dalle scuole medie di commercio, la possibilità ed il 
diritto di adire alle Scuole superiori, quando aspirano 
a elevarsi di grado e sentano, o credano sentire in 
sé, la forza necessaria per assurgere a più elevate con- 
dizioni. 

Naturalmente noi non vorremmo che 1' esser pro- 
venienti dalle scuole medie di commercio costituisse 
nemmeno un diritto per accedere alle superiori, ben 
lungi dal costituire quel privilegio contro cui combat- 
damo ; ma v^orremmo invece che anche il licenziato 
dalle scuole mediC; desse prova di possedere quel grado 
•dì coltura generale, che riteniamo condizione necessaria 
per poter entrare nelle superiori, e unica guarentigia 
•dello stesso grado e del reale risultato di queste. 

Questo è il concetto che noi sosteniamo e difen- 
diamo anche in omaggio a quei principi! di libertà 



- 374 - 

in cui abbiamo fede ; e tanto più volentieri ci prepa- 
riamo a sostenerlo, nelle aule di quel palazzo Foscari,. 
dove nel nome di Francesco Ferrara si riassume ogni 
tendenza liberale. 

E se fossimo mai in\itati a riassumere in una for- 
mula quanto sostenemmo, noi diremmo, che : 

/' istntsicme coìunierciale inedia o secondaria deve 
aver scopo a se, limiti lìiodesti e ordinamenti aìmioghi 
a quelli di ogni scttola pratica. 

Ossia, lo scopo di fornire al commercio gli agenti 
ausiliari ; i limiti che tale finalità determina, sia negli 
insegnamenti d'ordine generale, come in quelli d' ordine- 
tecnico ; e un ordinamento suo proprio autonomo, 
legato necessariamente con quello dell' insegnamento 
primario generale, di cui rappresenterebbe una conti- 
nuazione speciale. 

Che, /' istrnsione commerciale superiore, mira a 
dare ad un paese i colti ed illuminati connnercianti che 
sono necessarii ai tempi nostri per guidarne e svi- 
lupparne con fortuna la vita economica; che essa esige 
per poter essere razionalmente impartita con utili risul- 
tati, la larga e solida preparazione di una forte col- 
tura generale ; e deve essere aperta a chiunque provi di 
possederla. 

Che in/ine fra i due ordini di insegnamenlo non 
esiste alcun rapporto necessario^ nel senso che uno 
costituisca la continuasione dell' altro o questo la pre- 
messa necessaria di quello, ma che veramente essi 
mirano a due ufficii distinti e diversi. 

La sola obbiezione di qualche apparente, serietà, è 
quella che si riferisce alla pratica mercantile. Non si 
può, si dice, iniziarla del tutto all' età necessaria per 
entrare nelle scuole superiori ; è necessario e utile co- 
minciarla in età tenera, come è necessario e utile di 
infondere con razionali insegnamenti pratici, fin dall'età 
giovanile, 1' amore pei commerci. 

Ma a chi sono precipuamente destinate le Scuole- 
superiori di commercio ? Non lo sono forse più che ad 



— 375 — 

Ogni altro al ceto mercantile ? E i figli dei mercanti 
non vi arriveranno essi già addestrati praticamente, 
imbevuti in certo modo dell' ambiente in cui sono nati 
e cresciuti ? 

Del resto, non e affatto vero che la pratica si ap- 
prenda diffìcilmente in età non del tutto infantile ; o 
che torse la pratica medica, quella forense e quella 
tecnica degli ingegneri non vengono apprese in età ben 
più avanzata ? Chi si mette per gli studii del commercio 
più di chi intraprenda qualunque altra via, vi è spinto 
da passione, da entusiasmo, da calde speranze, da vin- 
coli di interesse, e bastano questi elementi agli spiriti 
robustamente preparati, per impratichirsi in breve tem- 
po anche delle più astruse complicazioni della pratica 
mercantile, le quaU non sono per niente poi tali. 

E se questa obbiezione cade così facilmente, non 
meno debole è quella che si accampa osservando, che 
lo studio delle lingue straniere, per dar scrii resultati 
si deve mcominciare assai presto, volendone indurre 
la necessità della specializzazione degli studii commer- 
ciali sino dall' inizio. 

Già in primo luogo non vi è ormai scuola secon- 
daria ove le lingue viventi non sieno insegnate ; ma 
poi, chi sa che deve dedicarsi un giorno al commercio, 
ha sempre nei nostri centri civili, non uno, ma mille 
modi di imparare le lingue straniere, anche e meglio 
senza andare a scuola. 



— 377 — 

3 

MEMORIA di Alessandrq Corbelli, professore 
nella R. Scuola tecnico-commerciale italiana 
di Smirne. 



Il commercio è la vita dei popoli, perchè promuove 
la prosperità generale; quindi la Scuola — preparatrice 
di civiltà — deve assegnargli un largo posto nel pub- 
blico insegnamento. 

Il commercio può essere : interno, esterno e di tran- 
sito, e sotto queste tre forme traccia i limiti del campo 
in cui deve esplicarsi l' istruzione mercantile media o 
secondaria. 

.Epperò la divisione degli studi commerciali deve 
effettuarsi rapporto : 

1) al coìiiiiicrcio interno, e cioè le transazioni fra le 

piazze di uno stesso Stato. (Scuola Tecnica o di 
coltura generale). 

2) al coniiuevcio esterno (internazionale), vale a dire nelle 

relazioni di traffico con tutto il mondo. (Istituti Tec- 
nici, o Scuole professionali). 

Questa istruzione deve essere distribuita in propor- 
zione alle diverse esigenze delle classi sociali e risultare 
sempre di pratica utilità. Ciò si ottiene armonizzando e 
convergendo le diverse materie d'insegnamento ad un 
unico scopo, a quello appunto che la Scuola si propone, 
ossia la coltura mercantile. Inoltre la Scuola mirando 
al benessere nazionale, ha bisogno di adattarsi alle con- 
dizioni speciali della Nazione che deve educare ed istrui- 
re, ed attenersi strettamente al principio di conseguire 
il massimo risultato col minimo sforzo possibile. 

La Scuola Tecnica adunque ci fornisca l' elemento 
necessario ad esercitare il traffico interno e quanto con 
esso ha attinenza ; l' Istituto Tecnico completi la coltura 



— 378 — 

della Scuola Tecnica, preparando i periti commerciali e 
r elemento capace al disbrigo dei traffici internazionali. 

Cosi ordinata r istruzione mercantile media e secon- 
daria, potrà produrre risultati assai piij efficaci di quelli 
che oggi si ottengono, rapporto al benessere morale ed 
economico della Nazione. E conviene che questo inse- 
gnamento sia impartito a gradi, in ordine ascendentale,, 
di guisa che ogni Scuola sia fine a se stessa ed apra 
r adito agli studi superiori. 

L' Italia^ senza dirigere altrove le sue ricerche, ha 
nelle R. Scuole Tecnico-Commerciali all' estero, il tipo 
migliore su cui uniformare le consimili del Regno. L'I- 
spettorato Generale delle Scuole italiane all' estero, pres- 
so il Ministero degli Afìkri Esteri, potrà in proposito 
tornire i programmi didattici e dare risposte esaurienti 
a qualsiasi domanda. 

Rapporto all'insegnamento primario generale, poco 
o nulla si può reclamare a beneficio dell' istruzione mer- 
cantile, mancando alla scolaresca l' età necessaria ad 
una riflessione utile e continuata. Tuttavia si potrebbe 
esigere l'abitudine all'ordine, abitudine che si può otte- 
nere facilmente, applicando l' insegnamento oggettivo. 
Ad esempio « // mio Giornale » che il cav. Luigi Buffoli,. 
emerito Presidente dell' Unione Cooperativa di Milano, 
ha pubblicato a vantaggio dei giovanetti studiosi, do- 
vrebbe essere utilizzato da tutti i Maestri elementari 
delle classi superiori. 

Rapporto all' istruzione commerciale superiore si 
osserva che essa deve mirare non soltanto al grande 
commercio, ma eziando alla produzione^ alla flnansa 
(alta banca) e al magistero della Ragioneria. 11 com- 
mercio non alimentato da una forte industria, non re- 
golato da una buona istruzione, non favorito dalla cir- 
colazione della ricchezza, illanguidisce e muore. 

La merceologia è la pietra angolare degli studi mer- 
cantiH, e mentre nelle Scuole secondarie il suo insegna- 
mento può essere semplicemente descrittivo, nelle scuole 
superiori invece deve rappresentare la clinica del com- 



— 379 — 

mercio. La merceologia non può essere conosciuta a 
perfezione senza il sussidio di altre scienze, senza il con- 
tinuo esperimento nei laboratorii e nelle officine. Ed 
invero i problemi industriali possono essere risolti sol- 
tanto da chi è approfondito in materia, da chi può, con 
cognizione di causa, eseguire delle prove e magari ten- 
tare delle invenzioni. 

L' ordinamento dell' istruzione commerciale sarà pre- 
ludio e fondamento alla prosperità economica della Na- 
zione. 



Prof. Alessandro Corbelli 



— 381 — 

4 

NOTE del prof. Michelangelo Bosurgi di Mes- 
sina. 

Quali che siano i nuovi intendimenti del le- 
jiislatore sul riordinamento delle scuole tecniche 
in scuole tecniche commerciali o industriali, i 
programmi tipo che ormai si vengono abbozzando 
per le classi aggiunte commerciali o industriali, 
come esperimento, non possono essere i più adatti 
ed i più opportuni ai bisogni locali, se, prima di 
essere proposti per una determinata scuola, non 
si sente il parere di una commissione che abbia 
vera ed accertata competenza, e non si lasci 
maggiore libertà di applicazione agli insegnanti 
delle principali materie professionali, con obbligo 
in questi di riferire e giustificare il proprio me- 
todo d' insegnamento. Se ciò non viene disposto 
con base di criteri di pazienti studi degli interessi 
economici del paese ove la scuola deve funzionare, 
si cadrà facilmente nel solito errore tutt' ora pre- 
dominante in Italia, 1' errore, cioè, che la scuola 
non possa avere rapporti diretti e immediati con 
la vita economiica del paese e della provincia ove 
ha sede, e che debba essere principalmente nazio- 
nale^ quasi che la nazionalità della istruzione non 
fosse una risultante di diverse regionali aspirazioni 
e di diverse caratteristiche attitudini locali. Per 
tali ragioni, il programma d' insegnamento com- 
merciale non dovrebbe nelle sue applicazioni sor- 
passare, ma seguire e illuminare lo sviluppo eco- 
nomico regionale locale. 

Si sanzioni questa norma se si vuole vera- 
mente curare 1' anemia delle scuole di commercio, 
che non debbono istituirsi in terreno non adatto e 
in ambiente ove il commercio vero non può essere 



— 382 - 

<3he sola dolce memoria storica, o vaniloquio dì 
impotenza economica, per la più complessiva leg,u:e 
di equilibrio delle diverse forze produttive della 
nazione, in ciascuna sua regione, in ciascun suo 
paese. Il mio accurato studio su particolari con- 
dizioni locali di paesi della Sicilia e delle Calabrie, 
mi rafferma tali convinzioni che dimostro nel mio 
opuscolo « Le scuole di commercio > . 



Prof. M. BosuRGi 



— 383 



Di alcune riforme òa introbursi nella lesione 
òi Commercio e bi IRaoioneria òecjli 36tituti 
tecnici. Proposte del R. Istituto tecnico di 
Pavia. 



Preside e professori del R. Istituto tecnico di Pavia da 
■lunghi anni propugnano negli Annali dell'Istituto stesso, che 
per cura del primo vengono regolarmente in luce, alcune 
riforme da introdursi anche negli insegnamenti della sezione 
di commercio e ragioneria. 

Ora si desidererebbe che il prof. cav. Tommaso Fornari, 
nominato dalla Giunta di vigilanza a rappresentare l'Istituto 
pavese nel seno del Congresso internazionale per gli inse- 
gnamenti commerciali, che si radunerà a Venezia coi primi 
del p. v. Maggio, ottenesse che il Congresso appoggiasse col 
suo autorevole voto le proposte seguenti da presentarsi allo 
Eccelso Ministero della Pubblica Istruzione. 



Che la durata del corso di ragioneria e commercio ne- 
gli Istituti tecnici fosse, mercè apposita legge, allungata di 
un anno. 

Sarebbe cosi possibile una piìi razionale distribuzione 
delle materie d' insegnamento, una diminuzione delle ore 
giornaliere di lezione — attualmente soverchie — e — ciò 
■che è nei voti di tutti — un maggior profitto. 

Che gli ultimi due anni — vale a dire il 4° e il 5** — 
fossero riservati esclusivamente all'insegnamento ancora del- 
l'italiano, della ragioneria, dell'economia, della scienza delle 
finan/.e e statistica, del diritto, ecc. 

Che le ore settimanali per lo insegnamento dell'economia, 
<ia impartirsi nel 4.° anno, fossero portate a quattro, quante 
sono attualmente quelle per l'insegnamento della scienza delle 
finanze e della statistica da impartirsi nel 5° anno. Il prò- 



- 384 — 

fossore avrebbe cosi la possibilità di svolgere piìj ampiamente 
la parte applicata dell' economia, come quella che ha una 
importanza maggiore e piìi diretta pel futuro commerciante 
e professionista e di alternare più di frequente che or non 
faccia le interrogazioni, efficacissime, con le lezioni. 

Che r insegnamento dell' economia, contenuto entro mo- 
desti confini, fosse esteso a tutte le altre sezioni dell' Istituto 
tecnico ed anche ai Licei. Questa disciplina cesserebbe così 
di essere considerata esclusivamente come materia d' inse- 
gnamento professionale, e saviamente diventerebbe materia 
anche di coltura generale, la cui alta importanza morale si 
fa oggidì tanto più manifesta, quanto più si sente il bisogno 
di premunire le monti inesperte dei giovani contro i leno- 
cini e le seducenti affermazioni del socialismo teorico e 
militante. 



Circa poi r insegnamento del diritto agli alunni della 
.sezione in discorso, si fa notare che ora si deve svolgere il 
programma di diritto civile al terzo corso con tre ore set- 
timanali, ed i programmi di diritto coynmerciale costituzio- 
nale ed arri minisi rat ivo, con quattro ore settimanali al quarto 
corso. 

Se nulla havvi da osservare intorno all' insegnamento 
del diritto civile al terzo corso, non si può tacere che ac- 
cumulare in un solo anno, e propriamente nel quarto cor.so,. 
tre insegnamenti così varii, ampli, e complessi, come quelli 
dianzi accennati, è un vero errore didattico. 

L' insegnante di dii-itto è infatti obbligato di svolgere 
ogni anno, per circa tre mesi il vasto programma di diritto 
commerciale ; per circa un mese il programma di diritto 
costituzionale ; per gli altri quattro mesi quello di diritto 
am,mmistrativo. 

Questo assurdo accumulamento di insegnamenti in un 
solo anno scolastico, fa si che prima di tutto si ingenera 
nella mente dogli alunni un' enorme confusione ; in secondo 
luogo esso ronde assolutamente impossibile il completo svol- 



— 385 — 

gimento dei programmi di dirillo commerciale e di ilirillo 
amminislralivo, che pui' sono due discipline di primissima 
importanza per i giovani che si dedicano alla ragioneria pri- 
vata e pubblica e al commercio. 

È da osservare inoltre che attualmente manca ancora 
un reale e sostanziale coordinamento fra 1' insegnamento del 
diritto comynerciale e quello della ragioneria, spiegata 
agli alunni della quarta classe. 

Infatti è noto che 1' insegnante di quest' ultima materia, 
fino dalle primissime lezioni che egli deve impartire agli 
alunni della classe dianzi ricordata, ha bisogno di spiegare 
alcuni istituti di diritto commerciale, che 1' insegnante di 
diritto non può svolgere, tutt' al più che contensporane-i- 
mente a lui. 

Per togliere tutti questi gravi inconvenienti, .>i fa sen- 
tire, repetita iurant, la necessità di portare a cinque anni 
il córso di ragioneria e commercio, come abbiam detto di 
sopra, nei nostri Istituti tecnici, in modo da permettere una 
distribuzione più razionale dei suddetti insegnamenti ed un 
conseguente ed iuìmancabile maggior profitto da parte della 
scolaresca. 

Riepilogando, si dovrebbe pertanto insegnare : 

Il diritto civile, come ora, con tre ore settimanali ai 
3" corso ; 

II diritto commerciale, pure con 1' attuale pi*ogramma, 
dovrebbe essere spiegato con tre ore settimanali al 4.° corso ; 

Lo studio del diritto aiìimiriistrativo sarebbe riservato 
al 5.° corso, con tre ore settimanali per lo svolgimento del 
relativo programma. 

Si potrebbe benissimo sopprimere V insegnamento del 
dirillo costituzionale, perchè gli elementi di questa parte di 
diritto pubblico nazionale vengono già svolti nelle scuole 
tecniche, dove volendo, si potrebbe esigere che essi venis- 
sero impartiti con qualche maggiore larghezza ed efficacia, 
di quello che esigono gli attuali ordinamenti. 

* 
* * 

Qualora non si volesse aggiungere alla sezione in di- 
scorso il quinto anno invocato, affine di rendere più proficuo 

4 



— 386 — 

r insegnamento della ragioneria applicata, occorrerebbe che 
r insegnamento del diritto commerciale venisse impartito 
alla 3''' classe anziché alla 4^. 

Basta dare uno sguardo al pi'ogramma di ragioneria 
applicata pel 4° corso, per rilevare che la materia da svol- 
gere è sproporzionata al tempo concesso a tal fine. Trattasi 
nientemeno che di spiegare in un sol anno scolastico — e 
con nove sole ore settimanali — della natuy^a dell' organi- 
smo di tutte le aziende private semplici e collettive, di tutte 
le aziende pubbliche d' indole politica e sociale, e della ap- 
plicazione alle medesime dei diversi metodi di registrazione. 
E, come se tutto ciò non bastasse, occorre trattare delle 
funzioni speciali del ragioniere come professionista. 

Ai tempi in cui la sezione di Commercio e Ragioneria 
era stata divisa in due sotto sezioni di Ragioneria pubblica 
-e di Ragioneria privata, erano concesse alla 4* classe, per 
lo svolgimento del programma di ragioneria applicata alle 
aziende pubbliche, 75oyc ore settimandli, e Ciwgwg per la spie- 
gazione di quello di l'agioneria applicata alle aziende private. 

Era dunque, fin d' allora, ammesso che per lo svolgi- 
mento dei due pi'ograrami occorrevano almeno qì'atlordici ore 
di insegnamento ebdomadario. Si riunirono — e si fece bene 
— le due sottosezioni in tf/na sola, conservandone natural- 
mente quasi tutta la materia — per non dire tutta addirit- 
tura — ma si assegnarono solo nove ore settimanali per lo 
svolgimento di si vasto ed importante programma. 

Anche per questo è evidente la necessità di aggiungere 
un anno di corso alla sezione di cui parliamo, anno che do- 
vrebbe essere specialmente riservato, giova ripeterlo, alle 
matei'ie tecniche. 

Tornerebbe poi di aiuto grandissimo e di utilità incon- 
testata ai giovani, l'istituzione di un corso di pralica legale 
<la aggiungersi all' insegnamento del diritto. 

Chi non sa che il ragioniere che i nostri Istituti pre- 
parano, con la pretesi di averlo istruito anche intorno alle 
funzioni speciali del professionista, se per avventura fosse, 
a{ipena finito il suo corso, nominato curatore di un falli- 
mento o perito giudiziario, si troverebbe — perchè ignai'o 



— :-?87 — 

•della pratica legale — assai imbarazzalo nel disiinpegnu di 
dette funzioni ? 



In quanto all' insegnamento delle lingue estere : il fran- 
cese logicamente e fruttuosamente dovrebbe essere limitato 
con un coi'so intensivo di cinque ore settimanali al solo 
primo biennio, mentre l'insegnamento del tedesco dovrebbe 
accompagnare i giovani sino alla licenza. 

Ora di questa lingua, generalmente parlando, ben poco 

— e spesso di malavoglia — i giovani imparano, ma quando 
venisse insegnata ovunque con amore e zelo, non iscompa- 
gnata da un metodo vivo, pratico ed efficace, non sarebbero 
certamente né scarsi, né effimeri i frutti che i discenti ne 
trarrebbero. 

E pure a desiderarsi che presto anche l' inglese, parlato 
or'amai da una metà del mondo civile, venga a far parte 

— fosse pure come materia facoltativa per le scuole in cui 
il tedesco è materia obbligatoria — dei programmi degli 
Istituti tecnici. 



Quando il governo si decidesse finalmente a voler pro- 
lungare di un anno il corso della sezione di Commercio e 
Ragioneria, come è sempre stato nei voti di tutti gli uomini 
•di scuola, si potrebbe, molto opportunamente, nella terza 
classf^ — sezione commercio-ragioneria — svolgere un breve 
corso di geografia commerciale, e nel quarto della stessa 
tsezione, uno risguardante la storia del commercio, nel quale 
le repubbliche medioevali italiane, con nostro vanto, hanno 
trovato ricchezza e gloria. 



Ma per questa sezione è importante eziandio 1' inse- 
^Miaraento della calligrafia, la quale dovrebbe, nella eventuale 
aggiunta del quinto anno, trovar posto ancora tra le materie 
di studio della stessa, almeno per un' ora settimanale, ap- 
plicandola, come alla quarta, esclusivamente a trascrizione 



— 388 — 

di atti commerciali — pagherò, effetti all' incasso, cambiali: 
— in tedesco, in francese, in inglese — e in intestazioni di 
libri di commercio, ecc. 

Sarebbe molto acconcio 1' aggiungere all' insegnamento- 
dei caratteri gotici tedesco ed inglese, quello delle perga- 
mene, inteso con una certa modernità, con la possibilità, 
cioè, di applicarlo ad intestazioni di mastri, bilanci, rendi- 
conti, ecc. 

Chi insegna calligrafìa negli Istituti tecnici, deve sem- 
pre ricordare che gli alunni suoi dovranno un giorno essere 
commercianti o contabili di banche o amministratori di 
aziende pi'ivate, curatori di fallimenti ecc. Siano quindi 
i lavori che si eseguiscono nella scuola altrettanti esercizi 
pratici. 

All' uopo è necessario che si curi prima di tutto, assai 
più di quello che oggi forse non avviene, il corsivo inglese 
improntandolo al tipo tedesco, spigliato, angoloso, rapido,, 
elegante. 



Questi i desideri che, a giudizio degli insegnanti della 
sezione di Commercio e Ragioneria del R, Istituto tecnico- 
di Pavia, nello interesse degli studi, dei giovani e della 
vita pratica, si vorrebbero soddisfatti. E da augurarsi che 
essi abbiano il suffragio dell' autorevole Consesso che con, 
tanta competenza e amore promuove il culto delle disci- 
pline che ai commerci e alle industrie hanno attinenza ; e^ 
in questa fiducia bene auspichiamo allo avvenire economica 
della patria nostra. 



- -Mi - 



Di alcune lacune beli' inseGuamento commer=* 
ciale in 3talia. Lettera della Camera di Com- 
mercio italiana di Buenos Aires al suo dele- 
gato prof. Renato Marnato. 

ILL. Signore, 

Questa Camera di Commercio non poteva che 
aderire col maggior entusiasmo all' invito di pren- 
der parte al Congresso Internazionale per lo svi- 
luppo deir insegnamento Commerciale che s' apri- 
rà nel maggio prossimo in Venezia. 
* Per quanto possa sembrare alieno dagli scopi 
d' una Istituzione come questa, un proposito che 
direttamente non riguarda lo sviluppo del Com- 
mercio esterno dell' Italia e gli interessi materiali 
di questa numerosa Colonia, non poteva però sfug- 
gire all'attenzione di essa, l' importanza degli ar- 
gomenti che tale Congresso è chiamato a trattare. 

Gli scopi di questa Camera di Commercio 
differiscono infatti in gran parte da quelli delle 
consorelle del Regno ; essa deve informarsi ad idee 
pili generali e più vaste non ostante i difetti della 
sua costituzione, e per la sua stessa natura è 
tratta ad occuparsi oltre che dello sviluppo degli 
scambi fra 1' Argentina e il nostro paese, anche 
di argomenti che riguardano il decoro morale 
■della Colonia. 

Fra questi è oggetto di speciale preoccupazione 
il fatto che la maggior parte, se non la totalità 
dei giovani allievi dei nostri Istituti tecnici e 
delle Scuole superiori di commercio che giun- 
gono a queste spiaggie, oltre che una deficiente 
preparazione commerciale o hanno cognizioni assai 



— 300 ~ 

vaghe ed inesatte dei costumi, delle condizioni e 
(Iella lingua del paese in cui vengono a eei'care 
ibHuna, o non ne lianno attatto 

Eppure va ogni anno crescendo l' importanza 
degli Scambi ed il numero degli italiani che (|ui 
fissano la loro residcMiza, e (juesta gioventù istruita 
rappresenta, pur troppo, una debolezza anzicliè 
una forza viva di questa prospera collettività. 

È doloroso dover atlermare che appimto per 
questo, l'opinione dei nostri ospiti sul livello in- 
tellettuale della Colonia Italiana è molto al di sotto 
di quella che essi hanno per la capacità produt- 
trice, per r amore al lavoro, per 1' utilità mate- 
riale rappresentata dall'elemento operaio ed agri- 
colo. , 

È fuor di dubbio non pertanto die, ove que- 
sta gioventù avesse modo d' istruirsi solidamente 
sia nella lingua, sia sulla situazione geografica e 
sulle condizioni economiche di <|uesto paese, tro- 
verebbe e tra i connazionali qui stabiliii, e fra 
gli argentini, e fra gli stranieri stessi, assai mag- 
giore appoggio. 

E quello che si dice per la Repubblica Ar- 
gentina, a maggior ragione deve dirsi per le altre 
Pv,epubbliclie Sud Americane, e pel Brasile in modo 
speciale, i)0ichè sopra quest' ultima Nazione è in- 
credibile la confusione di idee che si fa in Italia 
persino negli ambienti più colti ed autorevoli. 

Assai pochi sono i commercianti che hanno 
nozioni esatte in proposito, (luindi limitazione negli 
afìiiri, facilità di deterioramento di merci per non 
essere adatte o adattate al paese cui si spedisco- 
no, e sempre danno materiale e morale pel nostro 
commercio. 

Ne le Repubbliche del Centro e del Nord 
America sono assai iiiù note e meno risentono di 
questa mancanza di coltura neh' elemento com- 
merciale e di (pieste assenze di preparazione nelle 



— 391 — 

persone che vi si recano a scopo di commercio^ 
nell'intento di trovarvi un' occupazione liroficiia 
e decomba. 

Avviene quindi assai spesso che nelle Colonie 
Italiane d' America apparisca l' esistenza di un 
elemento intellettuale numeroso, desumendolo dal 
numero e dall'importanza delle associazioni ed 
in modo speciale di quelle che hanno vesti di so- 
ciabilità e d' istruzione, dalle periodiche pubbli- 
cazioni e dai giornali quotidiani scritti assai cor- 
rettamente, e sorprende poi V enorme difficoltà 
che incontrano i nuovi venuti a trovare occupa- 
zioni decorose e la poca parte che ha la colletti- 
vità, con eccezione di rari individui, nello svilup- 
po intellettuale del paese. 

11 difetto, a mio avviso, sta neh' indirizzo che 
si dà agli studi degli istituti secondari in Italia, 
pei quali il giovane pure istruendosi in materie 
elle contribuiscono alla sua generale coltura, ra- 
ramente apprende cognizioni precise e particola- 
reggiate sui paesi transoceanici. 

Eppure non si può disconoscere che ormai 
l'America, dai ghiacciai dell' Alaslva a quelli della 
Terra del Fuoco, è la mèta della maggior parte di 
coloro che sfuggendo alla lotta per la vita che 
1' agglomeramento di popolazione inacerbisce nel 
vecchio continente, cercano campo più anipio o 
facile alla loro attività. 

Non si può disconoscere altresì che l' aumen- 
to progressivo e continuo delle colonie italiane in 
questi paesi, esercita enorme influenza sul com- 
mercio esterno d' Italia il quale, da una maggio- 
re estensione degli studi geografici commerciali 
sul nuovo continente, traerebbe incalcolabile utilità. 

Non mancano, è vero, pubblicazioni interes- 
santi e serie dalle quali queste nozioni si potreb- 
bero ricavare, ma è noto quale difficoltà di circola- 
zione esse trovino causa l'apatia generale di quanti, 



— 392 — 

già a])l);ìiiclonati gii studi teorici, si sono dedicati 
alla yìì'd pratica ed assorbente del commercio. 

E per ciò questa Camera di Commercio plau- 
dendo ai propositi di codesto Congresso Interna- 
zionale, fa voti perchè dal Congresso stesso ven- 
ga sancita solennemente la necessità che si dia 
una parte maggiore nei programmi degli istituti 
<'ommerciali e delle scuole secondarie in generale 
in Italia, allo studio delle lingue Spagnuola, Por- 
toghese ed Inglese, a quello della Geografìa po- 
litica e commerciale dell' America, e in modo spe- 
ciale dell'America latina. 

Otfrendo alla S. V. 111. il mandato di rappre- 
sentare questa Camera di Commercio ed i Signori 
Criacomo Grippa, Pietro Vaccari, Angelo Giudica, 
Alessandro Ferro, Ausonio Franzoni, Giuseppe 
Imperiale, Eduardo Bergamo, Francesco Pasquali, 
Tito Meucci, Francesco lannello e Francesco Pel- 
lerano aderenti a codesto Congresso Internazio- 
nale, spera questa istituzione che la S. X. IH. 
vorrà farle il gradito onore d'accettare, ed è per- 
suasa che vorrà farsi interprete delle sue aspira- 
zioni tendenti a maggior utile e decoro d'Italia 
nostra. 

Gradisca IH. Signore gii atti del mio profon- 
do ossequio, 



per il Pi-esidente 
E. BERGAMO, vice-presidente 



— 393 — 



X'inetruction commerciale en Hllcmaone, 

Memoria del doti. Hugo Lissauer di Berlino. 



L'état actuel de> écoles de commerce est bien dif- 
lérent dans les différents pays de l' iVllemagne. Il y 
€11 a une quantité relativement considérable dans le petit 
royaume de Saxe, qui est à la téte de cette branche 
scolaire si importante. L' organisation de ces écoles est 
€xcellente, celle des écoles destinées à l'instruction des 
jeunes gens entrés dans le commerce, comme celle des 
écoles supérieures, qui embrassent l'éducation complète 
dans toutes les branches de 1' enseignement scolaire 
(Oeffentliche Handelslehranstalten). 

'Le royaume de Bavière le suit de près, soiten re- 
gard du n ombre des écoles de commerce, soit enregard 
de leur organisation. On y a crée presque dans toutes 
les écoles normales supérieures (Realschulen) une sèrie 
de 3 classes, parallèles aux classes correspondantes de 
l'institut, qui ont adopté des branches de la science 
commerciale à la place d'autrcs lecons. Cepcndant les 
matières commerciales y tiennent moins de place que 
dans les écoles du royaume de Saxe. C'est la raison pour 
quoi ces sections commerciales ne sont pas aussi fré- 
quentées que celles du dit pays. 11 y a dans ces écoles de 
commerce, annexes des écoles normales, deux genres 
d'écoliers qui ne peuvent pas fraterniser, ce qui n'aug- 
mente pas la popularité de la section commerciale. Voilà 
pourquoi V organisation de la véritable école de com- 
merce, come elle existe en Saxe, est bien à préférei-. 

En Prusse il n'y a qu'un très petit nombre d'écoles, 
auxquelles on puisse attribuer la dénomination de com- 
merciales. Dans quelques unes l'admission dépend méme 
de r habilitation à la première classe d'une école su- 
périeure normale. De-méme, le nombre de ces écoles 
dans les autres pays allemands n'est que très restreint, 



— 394 — 

quoique quelqucs unes soient sous la protection de 
r Etat, tandis qu' en Prusse elles sont presque toutes 
dcs institutions particuliòres. En Saxe les écoles de 
commerce sont sous l'egide des Chambres de commerce; 
en Bavière, sous celle de l'Etat. 

Evidemment, il n'y a donc pas en Allemagne une 
bonne organisation pour les écoles de commerce. On 
n' alme pas à y spécialiser l' enseignement, en crai- 
gnant de nuire à l' éducation generale de l' individu. 
Meme plusieurs Chambres de commerce réjettent à 
ce point de vue 1' opportunité des écoles de commerce. 
On croit donc préférable d'organiser les écoles nor- 
males de fa^on à joindre en méme temps l" enseigne- 
ment pratique et V éducation scolaire qui est nécessai- 
re pour le complet dévéloppement de l'esprit humain. 
C est pour ga qu'on a éliminé le Grec et le Latin dans 
la plupart des écoles supérieures et qu' on les a rem- 
placés par des langues modernes. On a de méme établi 
quelques autres branches d' enseignement sur une base 
pratique en y introduisant des points de vue réalistes. 
Ce fut l'Empereur Guillaume II lui-méme, qui, il y a 
plus de 10 ans, peu après son avènement au tròne^ 
prit r initiative de supprimer des écoles normales le 
latin qui était jusque là obligatoire et absorbait énor- 
mément les forces des écoliers. Cette initiative résul- 
tait des propres expériences que l' Empereur avait 
taites dans sa jeunesse, — les princes allemands suivant 
leurs cours aux écoles comme les autres jeunes gens — 
et forcément les pédagogues lurent obligés de suivre 
la nouvelle direction venant d'une telle autorité. 

Avec une certaine réserve, cependant : car iln'était 
pas encore possible que l'Administration des écoles fìt à 
la fois toutes les concessions nécéssaires dans la que- 
stion bien importante de l'examen pour le certiOcat du 
service militaire (volontariat). 

Il dépend de l'Etat d'en fixer les matières indispen- 
sabks, et jusqu'à présent on relusc en Prusse les con- 
cessions relatives aux branches d' enseignement de la 



— 395 - 

science commerciale, qii'on accorde en Saxe et en Ba- 
vière, en admettant à ces examens les écoliers des 
sections de commerce. 

La plupait des patrons exigent de leurs employés 
le dit certificati naturellement, est-il de la plus grande 
importance pour chaque école de pouvoir le conférer. 
Plus TAdministration faciliterà l'introduction des matiè- 
res commerciales, plus les écoles publiques et particu- 
lières les cultiveront. Il dépend donc uniquement de 
l'Etat de l'aire accroitre en peu de temps le nombre 
des écoles de commerce. 

À l'étranger, les progrès du commerce et de l'indu- 
strie de r Allemagne sur le marche international ont 
été quelqueibis attribués à l' enseignement des écoles 
de commerce. On se trompe pourtant, parce que son 
cxtension laisse bien à désirer. Au contraire il y 
aurait assez de raison d' envier à l' Autriche, à la 
France, à l'Italie et à d'autres pa3^s, leurs organi- 
sations bien supérieures à la nòtre. On pourrait plutót 
attribuer les bons résultats du commerce allemand, 
d'abord à l'enseignement dans les matières pratiques que 
les jeunes gens regoivent en Allemagne aux écoles nor- 
males, et puis au caractère consciencieux de notre peu- 
pie, caractère qui se manifeste autant chez les patrons 
allemands, qui remplissent presque généralement leur 
devoir envers leurs apprentis d' une manière minu- 
tieuse et soigneuse, que chez les jeunes gens, qui tra- 
vaillent sérieusement et qui montrent un assez grand 
zèle de perfectionner leur instruction dans les cours 
d' écoles du soir, 

Néammoins nos conditions exigeraient urgemment 
la création d' écoles de commerce selon l'exemple des 
autres nations. La complica tion toujours grandissante 
des affaires, la rapidité de mouvement dans toutes les 
transactions commerciales et industrielles absorbent l'ac- 
tivité et l'intelligence du patron d'une telle manière, que 
d'ici peu il ne sera plus en état de s'occuper de l' in- 
struction des apprentis. 11 y a beaucoup de grandes 



— 3'J6 — 

maisons qui refusent déjà absolument d'admettre de jeu- 
nes <^ens pour l'apprentissafje. Et puisque la plupartdes 
patrons n'auront bienlot plus le temps de s'en occuper, 
la conséquence serait tòt ou tard un manque de jeunes 
commer(;ants bien instruits. L'école de commerce ayant 
pour but d'initier les jeunes gens aux éléments de la 
science commerciale, les difficultés disparaitront pour les 
patrons, qui n'auront qu' à renseigner leurs apprentis 
sur les branches essentielles du commerce, sur la con- 
naissance et classification des marchandises, sur les com- 
binaisons et transactions importantes, sur la comptabilité 
pratique etc. 

Le besoin est urgent, et, gràce aux eRorts qui se 
manifestèrent dans les dernières années, on peut espérer 
qu'une transtormation dans cette branche importante 
d'enseignement sera sous peu de temps realisée. L' es- 
sentiel pour chaque réforme est qu'on en reconnaisse la 
nécessité. Les excellentes écoles de commerce du Saxe 
et de la Bavière ont attiré depuis longtemps l'attention 
des gouvernements et des classes intéressées et on est 
désormais convaincu de leurs bons résultats. Dans la 
plupart des pays allemands qui n'ont pas des instituts 
pour l'enseignement commercial, cette conviction devient 
de plus en plus puissante, et il est à espérer qu' on 
réussira, par les efforts réunis des intéressés du com- 
merce, des pédagogues et des autorités de l' Etat, à 
créer des organisations spéciales, qui soient h la hau- 
teur des autres institutions destinées à l'éducation de 
la jeunesse allemande. 



Hugo Lissauer 



— 397 — 

8 

Dae bcutecbe Ibanbclsscbuhvcecn. Memoria 
del prof, H. Messien di Meissen. 

« Gcvmany has in many respccts, the most fidly 
developed system of commercial schools of loiver and 
highcv grade in Europe » — so beginnt der im Jahre 
1893 von Edmund J. James Ph. D. veruffentlichte Be- 
richt *) ii Educai ion of Business Men in Europe y>. 

WiewohI dieser Ausspruch eine Anerkcnnung fiir 
Deutsclìland enthiilt, so verdient es doch hervorgehoben 
zu werden, dass die Erkenntniss von den Notwendigkeit 
der Handelsschulen in Deutschland sehr lange hat auf 
sich warten lassen : den Geschichtskenner wird das al- 
lerdings im Hinblicke auf die geschichtliche Enlwicke- 
lung Deutschlands nicht befremden. Wenn auch die im 
Jahre 1767 durch den edlen Vaterlandsfreund Busch 
in Hamburg begriindete Handelsakademie als die erste 
That auf diesem Gebiete bezeicbnet werden muss, so 
war diese Anstalt doch eben nur ein schuchterner An- 
fang, sie musste in Folge der politischen Ereignisse und 
namentHch auch durch die Interesselosigkeit des doch 
zunachst beteiligten Hamburger Handelsstandes nach 
kurzer Zeit ihre Thatigkeit wieder einstellen. Jahrzehnte 
vergingen, ehe man wieder daran dachte, dass fiir das 
Gedeihen des Handels eine entsprechende theoretische 
Fachausbildung des jungen Kaufmannes unerlasslich sei. 

Die erste kaufmannische Lehrlingsschule wurde in 
Gotha im Jahre 1817 von Arnoldi begrundet. Dem Bei- 
spiele Gotha' s folgte dann 1831 Leipzig and von dieser 
Zeit an wurden in kiirzeren Zeitriiumen auch in an- 
dercn Stadten kaufmannische Bildungsanstalten in' s 
Leben gerufen. Heute giebt es in Deutschland 478 Han- 
delsschulen und wenn diese hohe Zahl Anerkennung 

*) A report to the American Banker' s Association through its 
committee on schools of finance and economy published by Ame- 
rican Bankers' Association. 



— 398 — 

verdient, so muss doch auch betoni werden, dass noch 
immer cine nicht unbetrachtlichc Zahl von Stiidten, 
deren Handel mehr oder mindcr bedeutend entwickclt 
ist, einer Handelslehranstalt entbehren. Esist jedoch zu 
^rwarten, dass durch den Aufschwung des Deutschen 
Handels und durch die dadurch in immer weiteren 
Kreisen anerkannte Notwendigkeit solcher Schiilen eines- 
teils, sowie andernteils durch die segensvollen Bestre- 
bungen des deutscJien Vcrbandes fuv das kaufinan- 
nischc Unterrìchtsivescn und schliesshch auch in Folge 
gewisser gesetzgeberischer Massregeln bald weitere 
Schulbegriindungen erfolgen werden. 

Die 478 kaufmannischen Lehranstalten gliedern sich 
folgendermassen : 

213 kaufmannische Fortbildungsschulen ohne Schul- 
zwang, 
66 kaufmannische Fortbildungsschulen mit direktem 

Schulzwang, 
88 kaufmannische Fortbildungsschulen mit indirektem 

Schulzwang, 
47 kaufmannische Fortbildungsschulen fur weibliche 

Angestellte, 
16 Handelsschalen (selbstandige), 
19 Handelsschulen an Realschulen angegliedert, 
19 » mit privatem Charakter und Be- 

rechtigung zum einjahrig-freiwilligen Dienst, 
5 hohere Handelsschulen, 

3 » » an Realschulen angegliedert, 

4 Handelshochschulen. 

Die weitaus grosste Zahl dieser Unterrichtsanstal- 
ten ist von kaufmannischen Vereinigungen begriindet 
und wird von ihnen vielfach unter Mitwirkung des 
Staates unterhalten. Daneben giebt es auch Anstalten, 
die von Handelskammcrn, von Gemeinden oder vom 
Staate in' s Leben gerufen sind. Auch diese werden 
zum Teile vom Staate unterstUtzt. 

Am weitesten ausgebildet ist das Handelsschulwesen 
im Konigreiche Sachsen. Bereits geraume Zeit, bevor 



— 399 — 

man in andcrn deutschen Staaten an die Begrundun<^ 
von kaufmiinnischcn Lehranstalten dachte, bestand einc 
verhiiltnismassig grosse Zahl solcher Schulen in Sachsen, 
iind diese Zahl erweiterte sich ganz wesentlich durch die 
gcsetzliche Einfuhrung der allgemeincn Fortbildungs- 
schulpflicht imjahre 1875, sodass es beute 44 kaufman- 
nischc Unterrichtsanstalten in Sachsen giebt. Seit dem 
Jahrc 1880 stehen alle diese Schulen unter der Oberauf- 
sicht des Staates. die von einem Gewerbeschulinspektor 
ausgelibt wird ; wesentlich gefordert wurde das sach- 
sische Handelsschulwesen dadurch, dass das Konigli- 
che Ministerium des Innern fiir alle gewerblichen Be- 
amte und Lehrer - also auch flir die Handelsschullehrer - 
cine Pensions - Wittwen - und Waisenversorgungskasse 
geschaffen hat. 

Der Besuch der Handelsschulen in Deutschland ist, 
wie obige Einteilung zeigt, entweder fiir alle Handlung- 
slehrlinge eines Ortes bis zu ihrem 17 oder auch 18 
Lebensjahre obligatorisch, oder es ist ein indirekter 
Zvvang zum Besuche dadurch vorhanden, dass durch 
Laodesgesetz die allgemeine Fortbildungsschulpflicht 
eingefiihrt ist. 

Der Organismus der Schulen ist bei den kaufman- 
nischen Fortbildungsschulen fast durchweg gleichmas- 
sig. Die Schulen haben zumeist in drei aufsteigenden 
Klassen einen dreijahrigen Kursus ; dagegen ist die 
wochenthche Stundenzahl sehr verschieden und es ist 
nicht zu leugnen, dass bei einer nicht unbetrachtlichen 
Zahl von Schulen cine Vermehrung der wochentlichen 
Stunden wUnschenswert ist. Die sachsischen Schulen 
haben in jeder Klasse etwa 10-12 Stunden Unterricht 
in der Woche und viele andere Anstalten folgen die- 
sem Beispiele in anerkennenswerter Weise nach. Der 
Unterricht ist zumeist in die Tagesstunden verlegt und 
es ist mit Bestimmtheit zu hoffen, dass der Abendunter- 
richt, wo er zur Zeit noch besteht, mehr und mehr be- 
seitigt wird. Ausgenommen davon sind selbstverstandlich 
die Fortbildungsanstalten fiir Handlungsgehilfen, die 



- 400 — 

nach Lage der Verhaltnisse ausschliesslich nur Abend- 
untcrricht haben konnen. 

Die Lehrfàcher sind in den meisten Anstalten obli- 
gatorisch ; eine Ausnahme davon machen wieder die 
fiir Handlungsgehilfen begriìndeten Schulen, bei dcnen 
die Lehrtilcher von den Schlilern wiihlbar sind. Im all- 
gemeinen sind als Unterrichtsfacher in den Lehiiings- 
schulen eingefurt : Deutsch (Lesen, Grammatik, Recht- 
schreibung) Englisch, Franz(")sisch, *) Korrespondenz. 
Handclsgcographie, kautmannisclics Rechnen, Schon- 
schreiben, allgemeine Handelslehre mit Einschluss des 
Wechselrechtes und einfache sowic doppelte Buchtuh- 
rung. — In sehr vielen Anstalten ist auch die Steno- 
graphie bereits als obligatorischer Lehrgegenstand ein- 
gefuhrt und die Bemiihung, dies uberall zu thun, ist 
von fortschreitendem Eriolge begleitet. 

Eine bedeutsame Forderung wird das deutsche 
HandelsschuJwesen durch die im Jahre 1898 in Leipzig 
errichtete Handelshochschule erfahren, indem diese An- 
stalL neben der Vermittelung einer Hochschulbildung 
fiir den Kaufmann es sich zur Aufgabe gemacht hat, 
auch Handelsschullehrer auszubilden. 

Bisher warzu einer entsprechenden Faclivoibildung 
der Handelsschullehrer von irgend welcher autoritati- 
ven Seite noch keine Gelegenheit geboten und nur im 
Konigreiche Bayern bestand die Mòglichkeit, durch 
Ableistung einer Prufung, deren Anforderungen vorge- 
schrieben waren, einen amtlichen Nachweis der Befahi- 
gung zum Handelsschullehrer zu erwerben. Inzwischen 
hat man solchen Lehrern, die an Handelsschulen ange- 
stellt zu werden wunschen, durch Einrichtung von Fe- 
rienkursen, die an hoheren Handelsschulen abgehalten 
werden, Gelegenheit geboten, sich die notwendigste 
Fachbildung anzueignen und auf der gewonnenen Grund- 

*) Nach lokalen Verhàltnissen kann auch eine andere Sprachc 
in den Stundenpian eingefiigt werden, wie zum Beispiel die diinische 
in einigen Handelsstadten Norddeutschlands ; vielfach wird auch Ila- 
lienisch und Spanisch gelehrt. 



— 401 — 

lage welter zu arbeiten ; erst vor vvenigen Wochen 
haben in Dresden vor einer vom Deutschen Verbande 
liir das kaufmannische Unterrichtswesen eingesetzten 
Priifungskommission sechs Lehrer ihre Befahigung zum 
Handelsschullehrer dargethan. 

Wahrend die grosseren Anstalten naturgemilss durch- 
gehends eigene, also im Hauptamte angestellte Lehrer 
besitzen, haben die kaut milnnischen Fortbildungsschu 
len zLimeist nebenamtHch angestellte Lehrer und nur im 
Konigreiche Sachsen wiederiim haben fast alle Schulen 
mindestens einen Lehrer, der ausschliesslich an der 
Schule wirkt. 

Fiir die Verwaltung der Handelsschulen ist iiberall, 
ein V'orstand eingesetzt der zumeist aus einer x\nzahl 
von Kaufleuten des betreffenden Ortes besteht; vielfach 
lìegt auch die Verwaltung in den Handen einer Han- 
delskammer. Dieser Verwaltung — dem Handelsschul- 
vorstande — liegt zuniichst die Sorge fin* die linan- 
ziellen Angelegenheiten, dann aber auch die Anstellung 
der Lehrer und die Ueberwachung der Schule ob. 

Die Schulgeldsàtze sind sehr verschieden und schwan- 
ken bei den kaufmannischen Fortbildungsschulen zwi- 
schen et^^-a 40 und 100 Mark jahrlich; von wesent- 
lichem Einflusse auf die Hohe des Schulgeldes ist na- 
turgemiiss der Umstand, ob die Schulen eigens tur sie 
angestellte oder nur nebenamtlich beschattigte Lehrer 
haben. Bei den hòheren Handelsschulen steigt das 
Schulgeld bis zu 250 Mark. 

In den meisten Schulen lindet am Schlusse des 
Schuijahres eine ójfeìitlidic Profiuig statt und es wer- 
den Zeugnisse iiber sittliche FUhrung, Fleiss und Leist- 
ungen den Schulern erteilt. Dieienigen Schiller, wel- 
che den vollen Kursus beendigt haben, erhalten Ab- 
gangszeugnisse und es ist erfreulich, dass der Handels- 
stand bei der Anwerbung von jungen Handlungsge- 
hilfen den Abgangszeugnissen derselben mehr ujid 
mehr Wert beilegt. 

H. Messien 



403 — 



XMnsconamento commerciale in IRomania. 

Memoria presentata dal prof. Vasile I. Radu, 
Dottore in scienze giuridiche, direttore della 
Scuola di secondo grado di Jassy. 

Malgrado la grande quantità di pubblicazioni, che 
videro la luce negli ultimi tempi, tanto in rumeno che in 
lingue estere, la Romania per molti è rimasta un paese 
del tutto sconosciuto, o almeno poco conosciuto. Ta- 
luni pensano ancora eh' essa sìa una parte integrante 
della penisola balcanica e che, in quanto allo stato della 
sua coltura e della sua civilizzazione, essa non s' allon- 
tani molto dai popoli abitanti 1' Oriente. È questa però 
una Credenza fallace. L' attività che lo Stato rumeno 
mostrò in ogni ramo, specialmente a cominciare dal- 
l' anno 1866, sotto il regno intelligente del Re Carlo, 
fu coronata da pieno successo. 

Tutti i nostri maggiori uomini di stato, compre- 
sero che dallo sviluppo e dalla diffusione dell' istruzione 
nel popolo dipende l' avvenire del paese, e furono con- 
vinti, che solo con questo mezzo si possono ottenere 
cittadini coscienti dei loro diritti e doveri, e buoni pa- 
trioti. Ed è per questo eh' essi attesero a rinforzare la 
coltura del popolo in modo che la nostra generazione 
possa cogliere il frutto di tante cure. 

Per dare un' idea generale della sollecitudine che 
lo Stato rumeno volse e tuttora continua a volgere 
air istruzione pubblica, basterà, crediamo, esporre al- 
cune cifre del bilancio dell'istruzione pubblica, negli ul- 
timi quaranta anni. 
Abbiamo così : 
nel 1868 L. 5.024.836 sul bilancio totale di L. 129.929.073 
» 1878 » 5.477.907 » » » » 138.519.227 

>> 1888 » 9.223.579 » » » » 166.100.012 

« 1898 » 21.699.460 » » « » 222.095.000 



— 4U4 — 

A questo, si devono aggiungere lire 1.501.000 che lo 
Stato spende per l' insegnamento professionale, 300.000 
lire per la scuola degli ingegneri, e circa 100,000 lire 
che esso spende per aiutare l' istruzione speciale per 
le ferrovie, la marina, ecc. sicché si arriva ad un bi- 
lancio di 25 milioni. Se dalla somma totale del bilancio 
si sottraggono (SI milioni, necessari al servizio del de- 
bito pubbhco, ne risulta che l' istruzione pubblica in 
Romania rappresenta una sesta parte del bilancio. 

Per r anno venturo, avremo 1' applicazione della 
nuova legge sull' insegnamento generale e professionale, 
la quale renderà necessaria una spesa di altri 2-3 mi- 
lioni, sicché la Romania spenderà, per l' istruzione del 
popolo, 27-28 milioni su un bilancio di 141 milioni. 

Possiamo dire con fierezza, che non vi è altro Stato, 
il quale faccia sacrifici proporzionalmente maggiori per 
la coltura dei suoi cittadini. 

I frutti di tanti sacrifici si fanno già vedere. Il fo 
Testiere che viaggia nel nostro paese perde la cattiva 
opinione, che potrebbe averne per aver letto ciò che i 
nemici della nazionalità rumena hanno scritto, o per 
i preconcetti che potrebbe concepire in causa della no- 
stra situazione geografica. Una testimonianza di eie 
r abbiamo nel libro del Conte Angelo de Gubernatis 
« la Roiimanie et les Romnains » del 1898, in cui si 
rende omaggio agli uomini insigni, che fecero la Ro- 
mania moderna. È dolce il pensare che un letterato e- 
gregio sia tanto entusiasta dei progressi, che il nostrd 
paese ha fatti negli ultimi tempi, e faccia conoscere al- 
l' Europa il suo giudizio sulla civiltà rumena, veduta <l 
giudicata da sé con i propri occhi. ; 

II Congresso per T insegnamento commerciale^ chi 
si terrà a Venezia il 4 Maggio 1899, ci porge favore! 
vole occasione per trattare dello stato dell'insegnamenti 
commerciale in Romania. 



— 405 — 
I. 

La storia del nostro insegnamento commerciale, si 
può fare in brevi parole. Essa non risale più addietro 
dell' anno 1864, in cui fu promulgata la legge organica 
suir istruzione pubblica. Questa legge non accordava 
la preferenza ad alcuna specie d'insegnamento: in altre 
parole non si dichiarava in favore del classicismo né del 
realismo, tantoché i nostri licei (con 7 classi) e i ginnasi 
(con 4 classi) contenevano, in proporzioni fissate, studi 
tanto classici che scientifici ; questi ultimi ebbero più 
tardi la prevalenza. 

La stessa legge, sotto il nome di Scuole reali^ or- 
ganizzava anche l' insegnamento commerciale, e stabi- 
liva che nei grandi centri di popolazione, come Buca- 
rest, Jassy, Galatz, Craiova ecc. sorgessero delle scuole 
commerciali. 

Gli studi vi erano divisi in quattro anni, e le ma- 
terie erano : 

Lingue estere : francese, tedesca e italiana ; 

Diritto commerciale e marittimo ; 

Matematiche, calcolo mentale e contabilità ; 

Geografia commerciale ; 

Elementi di geometria e di disegno lineare ; 

Elementi di fisica, meccanica e chimica ; 

Corrispondenza commerciale ; 

Economia politica e diritto amministrativo ; 

Merceologia. 

Nello stesso anno I8ó4 furono fondate due Scuole, 
a Bucarest e Galatz, sotto il nome di « Scuole di com- 
mercio » ; nel 1877 fu fondata una scuola a Craiova 
■e nel 1880 a Jassy. La scuola di Ploesci è stata per 
molto tempo sostenuta dal Municipio, ma or sono 5 
anni essa passò nelle mani dello Stato. 

Coir andar del tempo, il programma fu completato 
coir introduzione della storia del commercio e dell' igie- 
ne. Ma per eseguire un tale programma si riconobbe 



— 406 - 

non bastare quattro anni^ sicché in seguito si stabilì 
che le scuole avessero 5 anni di studi. 

Gli allievi avevano la preparazione dell'insegna- 
mento primario, ed all'età di 10-11 anni entravano nelle 
Scuole di oom.mercio^ dove, dopo di aver finito i 5 anni 
di studi, dovevano subire un esame generale per otte- 
nere il diploma di capacità nelle scienze commerciali. 

Queste modificazioni furono introdotte dal Consiglio 
generale della pubblica istruzione. Ed è da osservare 
che, mentre al principio le scuole commerciali dipende- 
vano dal Ministero dell' istruzione pubblica, nel 1883, 
istituitosi un nuovo Ministero chiamato delV agricol- 
tura, industria, commercio e dei dominii dello Stato^ 
passarono alle dipendenze di questo. 

Fin qui dunque la legge del 1864 partiva dal con- 
cetto che r insegnamento commerciale non fosse al- 
tro che una istruzione reale, sicché di esso si occupo 
lo stesso capitolo della legge relativo alle scuole reali. 

Dopo il loro passaggio al Ministero del commercio^ 
le scuole commerciaH cominciarono a essere conside- 
rate come un insegnamento professionale e non spe- 
ciale, e furono messe allo stesso livello delle scuole per 
r agricoltura e l' industria. 

Sotto r una come sotto l'altra amministrazione, T in- 
segnamento commerciale non cessò d'esser riguardata 
come secondario cioè medio. 

Fu questa la prima organizzazione dell' insegna- 
mento commerciale. Ora, qual giudizio possiamo for- 
mulare a suo riguardo? Gran numero di giovani per- 
corsero i 4 o 5 anni delle scuole commerciali, e tro- 
varono impieghi nelle varie amministrazioni pubbliche 
o particolari. 

Lo Stato Rumeno non sentiva in quel tempo tanto 
bisogno di commercianti, quanto di agenti istruiti nella 
contabilità. La Romania, dopo tanti secoli di oppres- 
sione, era diventata nel 1877 indipendente, sicché do- 
veva, come fece, organizzarsi all' interno, massimamen- 
te dal punto di vista economico. 



— 407 — 

Oltre i servizi finanziari dello Stato, dove i diplo- 
mati delle Scuole commerciali furono i benvenuti, nel 
1880 fu creata la Banca nasioiialc, ed in pari tempo lo 
Stato divenne proprietario delle ferrovie. Tanto pel servi- 
zio della Banca, quanto per sostituire gli impiegati stra- 
nieri nelle ferrovie, che fino allora erano state sotto la 
amministrazione di una Compagnia estera, era grande 
il bisogno di persone pratiche della contabilità. 

Possiamo, ad onore dell' insegnamento commerciale, 
dire qui, come alcuni allievi delle nostre Scuole Com- 
merciali salirono a grandi dignità. Oggidì, due fra essi, 
sono direttori della Banca nazionale, e per l' autorità 
ciie seppero guadagnare nel mondo finanziario, i loro 
consigli sono presi in considerazione, e nello stesso tempo 
essi si occupano con amore dell'istruzione commerciale. 
Specialmente il signor Th. Stefanesco non cessa d'aiu- 
tare coi suoi consigli il progresso dell' insegnamento 
commerciale e degli allie\i. 

IL 

Nei tempi passati (18° secolo) il commercio nei paesi 
rumeni stava tutto nelle mani dei nazionali. Era sotto- 
messo al regime delle corporazioni, nelle quali non po- 
tevano entrare che i rumeni. Dopo la convenzione di 
Parigi del 185Ó, e specialmente negli ultimi tempi, alle 
corporazioni soppresse, succedette un regime di libertà 
assoluta nelle varie manifestazioni dell' attività econo- 
mica, regime che fece passare in seconda iinea l' ele- 
mento nazionale rumeno. 

Molti speravano che mediante le scuole commerciali 
il commercio sarebbe ritornato presto nelle mani dei 
Rumeni. E nutriti di tale illusione, essi si mostrarono 
frettolosi, e vedendo che le cose non andavano secondo 
i loro desideri, si sono presto dichiarati stanchi per tanto 
aspettare, e senza pii^i ricercare le cause, senza riguardo 
alle circostanze, hanno dichiarato che l' insegnamento 
commerciale non rispondeva allo scopo. Idea infelice, che 



— 408 — 

fece diminuire sensibilmente la popolazione rumena nelle 
scuole, verso le quali i commercianti ed industriali ru- 
meni si mostrarono indifferenti, non mandandovi più i 
loro figli. 

Il corpo insegnante nelle scuole commerciali non è 
stato immobile. Ma il suo punto di vista non fu quello 
degli uomini così detti pratici ; accanto alle necessità 
del commercio, i professori ricercarono anche la natura 
intima dell' insegnamento commerciale e le sue relazioni 
coir insegnamento generale. 

Compresero in questa guisa, che l' insegnamento 
commerciale non deve esser considerato in modo sem- 
plice, come lo facevano gli uomini pratici. Per rispon- 
dere a tutto ciò che da esso aspettiamo, l'insegnamento 
commerciale dovrà essere connesso all' insegnamento 
generale, e procedere parallelamente ad esso. 

Nel tempo nostro tanto agitato, in cui l'uomo deve 
prima di tutto contare su sé stesso, l'insegnamento com- 
merciale non poteva preparare per la lotta che uomini 
già formati. Per formare dei lavoratori i quali potessero 
prendere una parte efficace in questa lotta, c'era bisogno 
non di fanciulli possedenti soltanto le cognizioni prima- 
rie, ma bensì di giovani meglio preparati per un inse- 
gnamento generale più alto, e che avessero almeno 15 
anni. Fu in seguito a quest' idea, che il corpo insegnante 
domandò la scissione in due dell'insegnamento commer- 
ciale secondario. I primi tre anni dovevano formare il 
primo grado, in cui gU allievi erano chiamati piuttosto 
ad un insegnamento generale simnle all' insegnamento 
reale ; e gli altri tre anni dovevano formare il secondo 
grado per istruire negli affari i giovani venuti dal primo 
grado, o possedenti le cognizioni generah dei quattro 
primi anni dell' insegnamento generale. 

Quest' idea fu sviluppata, dall'autore di questa, in 
una memoria speciale. 

La legge del 1893 vi si inspira. Essa divide l' inse- 
gnamento commerciale, che considera come secondario, 
in due gradi. Ma il suo punto di vista non è tanto 



— 409 — 

quello del corpo insegnante, quanto di formare uomini 
d'affari. Il legislatore, osservando la divisione del com- 
mercio in piccolo e grande, si ò proposto di procurare, 
per mezzo delle scuole di primo grado, giovani da im- 
piegare nel piccolo commercio, mentre il secondo grado 
servirà al grande commercio. E in seguito a questo piano, 
ha separato completamente le due scuole, proponendo 
per ciascuna di esse una separata direzione, un sepa- 
rato corpo insegnante, e un programma non di studi 
generali, ma di studi speciali riferentisi al commercio. 
Voleva il legislatore creare speciali commercianti per 
il piccolo commercio, ed altri per il grande commercio. 

Ma quando si è parlato di applicare la legge, si si 
dipartì da questo piano, e tutti gli allievi che avevano 
finito il primo grado furono ammessi a seguire gli studi 
del secondo. Oggidì le scuole di secondo grado non 
posseggono altri elementi che allievi venuti dalle scuole 
commerciali di primo grado. Al finire del primo grado, 
gli allievi ricevono un certificato assolutorio^ mentre 
quelli che finiscono anche il secondo grado, ricevono un 
diploma di capacità nelle scienze coninierciali. 

Le materie da studiare nell'uno e nelf altro grado 
sono le medesime, soltanto pii^i svolte nel secondo grado. 

Abbiamo oggi 5 scuole commerciali di primo grado, 
con tre anni di corso. GH allievi vi entrano a 11 anni 
preparati con studi primari, ed imparano : 

La lingua francese, 

La lingua tedesca^ 

La lingua rumena. 

La contabilità e la corrispondenza commerciale, 

Le matematiche, 

Le scienze fisico-chimica, tecnologia e merceologia, 

La storia e geografia. 

La calligrafia ed il disegno. 

Nel bilancio dello Stato è prevista una spesa di lire 
232.445. La legge del 1893 ha creato due scuole di secondo 



410 



grado, a Bucarest e Jassy. L'anno scorso il Parlamento 
votò l'erezione di altre due scuole. Vi sono ammessi gli 
allievi col certificato assolutorio dal primo grado, o con 
un certificato di aver percorso quattro anni di studi 
generali nei licei o ginnasi, e che abbiano 1' età di 15 
anni. Gli studi vi son divisi in tre anni e vi s'impara : 

La lingua francese, 

La lingua tedesca, 

La lingua italiana, 

La contabilità e la corrispondenza commerciale. 

Le matematiche. 

La storia naturale: zoologia, botanica ecc., 

Le scienze fisico-chimica, tecnologia e merceologia, 

La geografia e la statistica, 

L' economia politica. 

Il diritto commerciale e marittimo, 

La calligrafia ed il disegno, 

L' igiene. 

Per queste quattro scuole, il bilancio dell'anno cor- 
rente pone a carico dello Stato 229.475 lire. 

Fu questa la seconda organizzazione dell' insegna- 
mento commerciale. I suoi risultati non si possono anco- 
ra giudicare, essendo essa assai recente. Un tatto certo 
però si è che, in seguito a questa riforma, la popolazio- 
ne delle scuole commerciali è aumentata. I licenziati di 
essa ebbero collocamento nelle contabilità pubbliche o 
private. La maggior parte fu impiegata presso la Banca 
nazionale, la quale fondò, nelle grandi città del paese, 
delle succursali. Le istituzioni di credito sotto il con- 
trollo dello Stato, ne ricevettero anche grande numero. 

Abbiamo il piacere di non vedere perduti i frutti 
delle cognizioni acquistate sui banchi della scuola. 
Istruiti sulla grande utilità dell' associazione, i licenziati 
ne profittarono tosto. Prima, quelli di Bucarest fonda- 
rono un circolo dei licenziati dalle scuole di coììunercio e 
di finanza; poscia quelli della scuola di Jassy ne segui- 



— 411 — 

rono l'esempio. — Questi clubs si occupano di tutti 
coloro, che hanno imparato le scienze commerciali, e 
s'adoperano a trovare degli impieghi per essi. Sotto la 
loro influenza vengono oggi fondate delle società coo- 
perative per la fabbricazione del pane^ una banca di 
sconto^ la banca popolare ecc. 

Finora i licenziati di dette scuole abbracciarono 
specialmente il commercio bancario, come il piiì van- 
taggioso nei tempi presenti. La società rumena passa 
per uno stadio di organizzazione e trasformazione, in cui 
per lungo tempo ancora avrà bisogno, per le sue istitu- 
zioni finanziarie, di uomini preparati. 

Quando in esse non si troveranno pii^i degli impieghi, 
allora è facile prevedere che i licenziati entreranno nel 
commercio di manifattura, coloniale ecc. e s' adopere- 
ranno per le relazioni coU'estero. 

* La riforma cui abbiamo accennato soddisfece alle 
domande degli uomini pratici. Essi però sono malcon- 
tenti, perchè nella loro intenzione le scuole di commercio 
doveano formare commercianti, non considerando essi 
l'entrata dei licenziati nelle banche come un fatto com- 
merciale. Essi dimenticano che le scuole commerciali non 
possono fare dei negozianti, come le scuole militari fan- 
no dei militari, ma preparano alla vita commerciale; il 
vero commerciante è il prodotto delle circostanze e del- 
l'ambiente. 

III. 

L' esperienza della legge del 1893 non è definitiva 
e già delle proposte vengono fatte per una nuova or- 
ganizzazione dell'insegnamento commerciale. 

Fu nell'anno scorso, 1898, che l'insegnamento secon- 
dario e superiore del paese venne sottomesso ad una 
nuova legge. 

Oltre taluni cambiamenti speciali, tre sono i punti 
principali nella nuova organizzazione dell'insegnamento 
secondario generale: 1) l'unificazione dell'insegnamento 



— 412 — 

secondario inferiore; 2) la tripartizione dell'insegnamento 
secondario superiore ; 3) la maniera di reclutare il cor- 
po insegnante. 

Finora abbiamo nel paese dei licei chiamati classici 
(che però non rassomigliano a quelli dell'occidente euro- 
peo), dei licei reali, dei ginnasi classici e reali. Per la 
legge suddetta, vi sarà soltanto un corso inferiore di 
4 anni, uguale per tutti, e un insegnamento superiore 
di 4 anni, diviso in una sesione classica, una sezione 
reale e una sezione moderna. 

Dopo l'unificazione dell'insegnamento generale infe- 
riore, è venuta Tidea che l'insegnamento superiore debba 
formare anche gli allievi per l'insegnamento commerciale. 

Questo farebbe una quarta sezione dell'insegnamento 
inferiore generale. D'altra parte, fino alla legge del 1893, 
il corpo insegnante era eletto per mezzo di concorsi. 
La nuova legge sopprime il concorso e ammette un 
esame di capacità. Vi saranno delle sessioni fissate per 
questo esame, al quale sono ammessi i dottori e licen- 
ziati nei vari rami di scienze e lettere. Ognuno può 
sostenere tah esami, per due specialità, delle quali una 
sarà principale. Anche il corpo insegnante delle scuole 
commerciali, prima di questa legge, era scelto per mezzo 
di concorso. 

Oggi il concorso essendo soppresso, si doveva tro- 
vare un altro modo per reclutare i professori necessari 
all' insegnamento commerciale. 

Nel momento in cui scriviamo queste righe, l'inse- 
gnamento commerciale dipende dal Ministero del com- 
mercio il quale fece pubblicare in questi giorni un pro- 
getto di legge per l' organizzazione dell' insegnamento 
commerciale. Ecco, nelle grandi linee, l' economia di 
questo progetto. 

L' insegnamento commerciale ha lo scopo di pre- 
parare giovani per i diversi rami di affari commerciali 
e di perfezionare e completare l'insegnamento necessa- 
rio agli apprendisti, impiegati, ecc. nel commercio. E 
diviso in due parti : insegnamento elementare, che si 



— 413 - 

dà nelle scuole elementari, e superiore che si dà nelle 
scuole superiori di comnaercio. Gli studi del primo grado 
saranno professati da istitutori coìUìuerciaU,, e consiste- 
ranno nella lingua rum.ena, matematiche elementari, 
geografia^ scienze fisico-naturali con applicazione alle 
merci, alcune nozioni di diritto commerciale, contabilità, 
corrispondenza commerciale, lavori di pratica negli uf- 
fici commerciali presso la scuola^ e calligrafia. 

Ricevono allievi forniti delle cognizioni primarie, in 
età di 11 anni. 

Questo insegnamento non è considerato pii!i come 
secondario, ma come un complemento dell' insegna- 
mento primario, e perciò quelli che l' hanno percorso 
non possono essere ammessi nelle scuole superiori. Il 
tempo di studio è di tre anni. L' insegnamento supe- 
riore comprende quattro anni, e riceve allievi posse- 
denti le cognizioni ottenute nei quattro anni inferiori 
d'insegnamento generale. L'insegnamento viene impar- 
tito da professori. 

Ciò che massimamente preoccupa l' autore del pro- 
getto, è la maniera di scegliere il corpo insegnante. 
Sovente si è detto che esso non possedeva una prepa- 
razione speciale per professare nelle scuole di com- 
mercio. E veramente, finora, tutti i professori delle 
scuole di commercio sono dottori o licenziati nelle 
scienze, lettere o nelle scienze economiche e giuridiche 
oltre i professori di contabilità, i quaH non posseggono 
altre cognizioni che quelle di una scuola commerciale 
del paese. 

Per rispondere a questo bisogno, il progetto che ci 
occupa accorda la sua preferenza per alcuni studi ai 
titolati rispettivi, senza rifiutare i licenziati delle scuole 
di commercio, i quali hanno studiato anche nelle scuole 
superiori all' estero. La cattedra di contabilità è rima- 
sta specialmente riserbata a questi ultimi. 

Ma r autore del detto progetto non trova che i li- 
cenziati o dottori siano abbastanza preparati per inse- 
gnare in una scuola superiore di commercio, e vuole 



- 414 — 

Specializzarli in questo senso. Ed è per questo ch'esso 
non si contenta dell' esame di capacità che potrebbero 
avere sostenuto al Ministero dell' istruzione pubblica. 

Quando una cattedra è dichiarata vacante, tutti i 
candidati che hanno già fatto quell'esame di capacità, o 
i licenziati delle scuole superiori di commercio estere, 
devono presentarsi dinanzi ad una commissione nomi- 
nata dal Ministero del commercio. Il prescelto da questa 
Commissione sarà inviato percento dello Stato all'estero, 
per un tempo di 18 mesi o di 2 anni, per seguire gli studi 
in una scuola superiore di commercio, e visitare alcuni 
centri di commercio. Al ritorno nel paese, sarà di nuo- 
vo sottomesso ad un esame innanzi a una Giurìa spe- 
ciale, e soltanto quando le sue risposte saranno giudi- 
cate buone, il candidato potrà esser nominato profes- 
sore a titolo provvisorio. 

Ecco dunque prescritti tre esami e un viaggio al- 
l'estero, secondo il concetto deir autore del progetto, 
perchè un dottore licenziato o possedente la licenza di 
una scuola superiore dell' estero, possa divenire profes- 
sore finito e formato per gli studi commerciali! 

Mentre questo progetto vedeva la luce, il Ministero 
della pubblica istruzione portava a notizia generale un 
suo progetto sull' insegnamento professionale, e nel- 
r istesso tempo dichiarava che le scuole di commercio 
debbono passare, al cominciar dell' Aprile 1899^ sotto la 
sua amministrazione. 

Questo progetto mantiene all' insegnamento com- 
merciale il suo carattere presente, cioè lo considera 
come secondario. Sono mantenute anche le scuole di 
primo e secondo grado, con tre anni di studi. È man- 
tenuta la disposizione, che l'insegnamento commerciale 
sarà gratuito per i rumeni, mentre i forestieri paghe- 
ranno una certa tassa. 

Le modificazioni che il presente progetto apporta 
allo stato delle cose sono le seguenti : prima si vuol 
creare anche delle scuole di primo grado per le fan- 
ciulle. Così anche si è presa la disposizione di aggiun- 



— 415 — 

gere nelle scuole secondarie di fanciulle, una classe 
commerciale, nella quale si devono imparare soltanto 
le scienze necessarie al commercio. 

Al programma mantenuto delle scuole di primo e 
secondo grado, si è aggiunto lo studio obbligatorio della 
lingua nuìiena, che finora non figurava in quello delle 
scuole di secondo grado. 

Il progetto non permette più agli allievi del primo 
grado di proseguire gli studi nel secondo. Questo rice- 
verà i suoi studenti soltanto dai ginnasii o dal corso 
inferiore dei licei. 

Si è introdotta la disposizione di accordare due 
borse di viaggio ai migliori licenziati delle scuole di 
secondo grado. Il viaggio sarà fatto all'estero. 

L' autore del progetto presente sembra ispirato 
dalla medesima idea, che l' insegnamento commerciale, 
nella sua organizzazione attuale, non fornisca uomini 
pratici, uomini di affari, da sostituire ai forestieri che 
oggidì formicolano nel nostro commercio. 

Egli propone che gli allievi del terzo anno della 
scuola di primo grado passino quattro ore ogni giorno 
nei magazzini o fabbriche, per cura delle Camere di 
commercio e della Direzione della scuola, e soltanto 
quando essi proveranno di aver fatto con assiduità que- 
sto stadio di pratica^ riceveranno il certificato assoluto- 
rio. Così anche gli allievi del secondo grado, dopo aver 
finito i tre anni di studio, dovranno fare uno stazio di 6 
mesi nelle amministrazioni pubbliche, banche, istituti di 
credito pubblici o privati, e soltanto quando proveran- 
no di aver fatto con assiduità quello stazio essi riceve- 
ranno il certificato assolutorio. I licenziati godono anche 
di certe esenzioni dal servizio militare. Essi non saranno 
chiamati sotto le armi che per un anno in luogo di tre 
anni. 

La medesima idea ispira certamente l' autore del 
progetto^ quando vuole togliere l'insegnamento com- 
merciale dalle mani dei dottori o licenziati nelle scienze^ 
lettere o nelle scienze giuridiche, e riservarlo esclusiva- 



- 416 - 

mente ai licenziati delle scuole commerciali di secondo 
grado. E veramente, per essere professore in una scuola 
di primo grado, dice il progetto, basta possedere 1' as- 
solutorio di una scuola di secondo grado, e subire un 
esame di capacità. Per essere ammesso in una scuola di 
secondo grado, a questa condizione è aggiunta quella 
che il candidato abbia ottenuto una borsa dello Stato 
air estero. 

Per incoraggiare gli allievi distinti^ lo Stato accor- 
da 20 stipendi alle scuole di secondo grado, i quali si 
ottengono per mezzo di concorso. 

Questo progetto, a mio avviso, è ispirato dalle mi- 
gliori intenzioni. Il Ministro Haret, il quale ha avuto 
la gloria di aver fatta la legge sull' insegnamento se- 
condario e superiore, avrà, siamo certi, anche quella di 
aver procurato la soluzione del problema professionale 
nel nostro paese. La sua solerzia è pari all' interesse 
ch'egli non cessa di mostrare per il progresso intellet- 
tuale ed economico del paese. 

Vi sono certamente alcuni punti speciaH, che criti- 
car si possono, ma preferiamo di non farlo qui. 

Però a nostro avviso la riforma non sarà con ciò 
finita. Si deve anche creare un insegnamento superiore 
commerciale sul tipo di quello delle Università, e sul- 
r esempio di quello della Scuola di Venezia. Ci sembra 
che questa sia anche l' intenzione del proponente della 
legge. Neir esposizione dei motivi è detto, che un in- 
segnamento superiore commerciale deve essere creato 
presso le facoltà di diritto del paese. Né questo pro- 
getto, né la legge sull' insegnamento secondario e su- 
periore dal 1898 provvide a tale insegnamento. Abbia- 
mo però la speranza che fra non molto questo nostro 
desiderio sia tradotto in realtà. 

IV. 

Detto ciò, riguardo alla storia dell' insegnamento 
commerciale in Rumania^ ci permetteremo di esporre le 



— 417 — 

nostre opinioni sa alcune quistioni, che saranno messe 
in deliberazione al Congresso di Venezia. Naturalmente 
nel formulare queste opinioni, m' ispirerò alla situazione 
e alle circostanze speciali del nostro paese, perchè unifor- 
mità in quest' ordine di argomenti non si può imporre. 

a) Lo scopo, i limiti e V organissasione delV insegna- 
iiwìito commerciale sccomiario o medio, e i suoi 
rapporti coli' insegnamento generale e L'insegna- 
mento superiore commerciale. 

Dall' esposizione che ho fatto, risulta che il nostro 
paese non ha un insegnamento commerciale primario. 
Neil' organizzazione del nostro insegnamento professio- 
nale abbiamo p. e. proceduto diversamente dall' Italia. 
Così .noi abbiamo un insegnamento tecnico o industriale 
secondario, un insegnamento secondario agricolo, e un 
insegnamento secondario commerciale. Questi finora 
stanno tutti sotto l' amministrazione del Ministero del- 
l'industria e del commercio, ciascuno però ha istituto e 
professori particolari. Ed è questo che spiega il perchè, 
mentre in Italia si desidera di veder separato T inse- 
gnamento commerciale dalle scuole tecniche, v' è qui, 
chi professa 1' opinione che l' insegnamento commerciale 
non deva in quanto è insegnamento secondario, specia- 
lizzare assolutamente pel commercio, ma debba prepa- 
rare pel commercio, la finanza, e l'amministrazione. 

Per farsi un' idea dello scopo che T insegnamento 
commerciale deve proporsi, distingueremo fra il caso in 
cui r istituzione parte dagli stessi interessati, come in 
Germania, Francia, e quello in cui l' istituzione è una 
creazione dello Stato, come in Romania, ed in parte nel- 
l' Italia e nel Belgio. Nei tempi nostri non vi è Stato il 
quale sia completamente disinteressato agh affari di 
commercio, ma la situazione difierisce quando lo Stato 
ha assunto le spese per l' istruzione commerciale. 

In quest' ultimo stato delle cose tutto cambia. Lo 
Stato può aver bisogno di avvocati, medici, profes- 

6 



- 418 - 

sori ecc. ma certamente non di commercianti. In ogni 
caso, esso sentirà il bisogno di uomini formati per la 
finanza, per V amministrazione, i quali abbiano vedute 
generali intorno al commercio del paese. 

Mentre lo Stato assume il carico di fornire V istru- 
zione, noi pensiamo, che farà meglio quando non vorrà 
a ogni costo fare dei commercianti. I licenziati da una 
scuola di commercio, per trovare un impiego, s' indiriz- 
zeranno, prima di tutti, al padrone dello stabilimento 
in cui hanno imparato, dunque allo Stato, il quale non 
avrà delle funzioni commerciali. Certamente dell'istru- 
zione accordata dallo Stato, profitteranno anche i com- 
mercianti ed il commercio generale, ma si deve prima 
formare il principio, che almeno in un paese come il no- 
stro, i^on SI pretenda una specialissasione assoluta. 

Penso che altra sia la situazione degU istituti sotto 
la protezione delle associazioni commerciali. In questo 
caso, gli stessi interessati, e non lo Stato, hanno sentito 
ir bisogno di avere al loro servizio degU uomini idonei. 
Allora la specializzazione si può fare a seconda della 
loro volontà. 

È anche qui il caso di osservare che l'insegnamento 
commerciale sotto gli auspicii dello Stato è meglio e più 
sistematicamente organizzato, mentre quello che parte 
dal commerciante è assai diverso e senza sistema. 

A mio avviso dunque^ per quanto riguarda l'istru- 
zione fornita dallo Stato, una scuola commerciale se- 
condaria colla pretesa di specialissasione assoluta non 
sarebbe la migliore soluzione. Penso al contrario, che 
tale insegnamento non deve essere assolutamente se- 
parato dall'insegnamento generale. — Gli studi che 
si devono fare nelle scuole commerciali devono essere 
un miscuglio di studi generali e speciali, colla pre- 
ponderanza di questi negli anni superiori, e con lo 
scopo di preparare per la fìnansa, V amministr asiane 
ed il commercio. 

Come dovrà essere organizzato quest' insegnamento 
medio? Prima dobbiamo osservare che esso potrà rivesti- 



- 419 — 

re due forme: o una forma regolare e sistematica, o una 
forma irregolare, come quella che chiamasi dei corsi per 
gli apprendisti, e che si fanno di sera o alle Domeniche. 
Vogliamo però occuparci della forma regolare che l' in- 
segnamento medio commerciale dovrebbe rivestire. 

Finora nel nostro paese abbiamo avuto un insegna- 
mento commerciale medio inferiore e un insegnamento 
medio superiore, ciascuno di 3 anni. 

Le circostanze del tempo presente faranno che 
•questa divisione non sia piìi utile. 

Abbiamo già dimostrato, che la nuova legge del 
1898 sull'insegnamento secondario generale unifica l'in- 
segnamento nei quattro primi anni, e nello istesso tem- 
po lo modifica facendolo moderno. Ecco, per esempio, 
gli studi che si devono fare nel primo grado dell' inse- 
gnamento generale : 

Rehgione, 
Lingua rumena, 
Lingua latina (1), 

» francese, 

» tedesca, 
Storia, 
Geografia, 

Matematiche e contabilità, 
Scienze naturali e fisiche, 
Igiene. 

Noi crediamo che non sì possa dare un' istruzione 
tutta specializzata ai ragazzi di 1 1 anni, e che questo pro- 
gramma soddisferà tutte le eventuali esigenze del piccolo 
commercio. E sarà anche da osservare, che una scuola 
secondaria di primo grado come la nostra, non potrà 
sussistere, se i suoi allievi non potranno proseguire i loro 
studi nell'insegnamento di secondo grado. 



(i) Facciamo osservare che la lingua latina non s'imparerà che 
nella III e IV classe, e soltanto due ore per settimana. 



— 450 — 

La stessa cosa fece il Ministero del commercio con 
la sua proposta riguardo all' organizzazione dell' inse- 
gnamento commerciale. Il Ministero della pubblica istru- 
zione ha mantenuto l'insegnamento commerciale secon- 
dario diviso in due gradi, ma per la restrizione ch'egli 
fa, non permettendo agli allievi di continuare gli studia 
mostra già la sua tendenza verso la medesima orga- 
nizzazione. Altrimenti, se si vuole a ogni costo aver 
un insegnamento inferiore ed uno superiore secondario, 
si dovrà accordare, almeno ai meglio preparati, questa 
possibilità di seguire gli studi del secondo grado. È 
giusto che si voglia far una selezione, ma essa deve 
esser naturale, e non forzata come nel caso presente. 

Dunque la nostra opinione è, che V insegnamento 
secondario deve esser unico e sovrapposto alt inse- 
gnamento inferiore generale secondario. In pari tempo 
si deve aumentare il numero di queste scuole medie di 
commercio. 

Data questa maniera di vedere, diviene certamente 
necessario il complemento dell" insegnamento commer- 
ciale secondario, cioè un insegnamento superiore; e^ 
come abbiamo già detto, il Ministero della pubblica 
istruzione ci promette un tale insegnamento presso le 
facoltà di diritto del paese. 

Lo scopo di tale insegnamento superiore sarà cer- 
tamente di dare una istruzione piìi specializzata, di 
preparare \ giovani alla carriera professorale nell'inse- 
gnamento secondario, ad alcune missioni all'estero, 
dando così a ciascuno la prospettiva di salire ai piii 
alti gradi della finanza e del commercio. 

b) La pratica commerciale nelle scuole di coumiercio. 

La questione può essere considerata da due punti 
di vista: 1) quanto all' organizzazione dell'insegnamento 
della pratica, e, 2) quanto alle persone alle quali deve 
essere affidata questa missione. 

Il nostro progetto di legge, che sta per essere vo- 



421 



tato dal Parlamento, dà questa soluzione alla prima 
quistione. Si ammette che cjli allievi tanto del primo 
<Trado che del secondo, facciano la pratica nelle vere 
case di commercio e negli istituti di credito, tanto pub- 
blici che privati. 

Come principio, questa maniera di risolvere la que- 
stione mi par la migliore. Soltanto in tal modo si potrà 
iare la vera pratica commerciale. Il futuro commer- 
ciante mette la mano su vere merci, come il futuro 
medico fa la pratica su veri cadaveri, come il futuro 
ingegnere vede veri ponti, vere strade. 

i\bbiamo del resto organizzato in questa guisa l' in- 
-segnamento della farmacia. I farmacisti ricevono, negli 
esercizi loro giovani muniti della licenza liceale, e li am- 
mettono alla pratica. Dopo due o tre anni, questi gio- 
vani, con r attestato del farmacista presso il quale hanno 
praticato, sono ammessi a seguire i loro studi nelle 
scuole superiori di farmacia, e alla fine ricevono il titolo 
di licenziati nelle scienze farmaceutiche. 

La stessa organizzazione si vuol dare all' insegna- 
mento commerciale. Però, se come principio 1' ammet- 
tiamo, facciamo delle riserve quanto alla praticità di tale 
misura. 

Il commercio, nel suo senso generale, non è sem- 
plice come lo studio della farmacia. Il commercio ha i 
5Uoi segreti, che sovente 1' uomo più sperimentato non 
-conosce. Spesso il commerciante non vorrà ricevere 
nei suoi magazzini questi giovani per l' istruzione dei 
quah egli non ha alcun obbligo, e, se lo farà, non mostrerà 
loro ciò che forma il segreto delle sue combinazioni, per 
esempio il luogo d' importazione, il prezzo, il luogo di 
esportazione, il credito del quale gode ecc. Sempre avrà 
presente che questo giovane è il suo futuro concorrente. 
Dunque, a mio avviso, sul concorso benevolo dei com- 
mercianti non si potrà tanto contare. Quanto ad obbli- 
garli, nessuno vi può pensare. 

La stessa situazione vale rispetto agli istituti pub- 
blici di credito. Colà ancora vi sono funzionari, i quali 



— 422 — 

vedranno in questi nuovi venuti, i funzionari del domani, 
che vorranno occupare i loro impieghi. 

Quanto alla persona alla quale dobbiamo affidare 
questa istruzione pratica, non è cosa facile trovarla. 

Il meglio indicato, per adempiere tale incarico, sarà 
certamente il vero commerciante, il quale è stato qual- 
che anno nel commercio, e poi n' è uscito con buona 
riputazione. 

Se si volesse incaricare un negoziante che ancora 
attende agli affari, credo che i risultati non rispondereb- 
bero alle nostre aspettative. 

Ne abbiamo fatta 1' esperienza in una scuola per i 
mestieri. Gli istruttori erano persone pratiche del me- 
stiere, che possedevano i loro laboratori speciali, dove 
potevano lavorare con qualche apprendista. Il risultato 
fu che gli allievi non sapevano tagliare un abito, fare 
degli stivali, mentre nel magazzino del maestro si trova- 
vano tali prodotti di buona qualità. E ciò perchè T inte- 
resse del maestro era contrario a quello dei futuri maestri. 

Ed è perciò^ che io penso essere necessario di ave- 
re per la pratica coiìimerciale veri negozianti ritirati 
dagli affari, con un passato onesto, con cognizioni' 
svariate, al corrente degli usi commerciali di tutte le 
piazze. E credo poi che V istruzione pratica si deva fare 
nelle stesse scuole di comìiiercio. 

Siccome però non sarà sempre facile di trovare tali 
uomini, dovremmo ricorrere ai licenziati delle scuole 
commerciali, i quali abbiano viaggiato all' estero, ed è 
perciò che affermiamo l'utilità delle borse di viaggio o 
di residenza all' estero. 

Il nostro nuovo progetto per la riforma dell'inse- 
gnamento commerciale, accorda ai licenziati due borse 
che saranno conferite per concorso, per un tempo di 
tre anni. Da sei o sette anni vi sono alcune borse per 
mandare tre o quattro giovani licenziati dalle scuole 
commerciali del paese^ a continuare i loro studi al- 
l'estero e specialmente in Francia e nel Belgio. La lora 
utiUtà non si è fatta finora conoscere. 



— 423 — 

Siamo d' avviso che, quando avremo completo il 
nostro iìiscgiiainciito comi ìicr ciak, le borse di viaggio 
saranno ben piìi utili di quello che non siano state 
quelle cui abbiamo or ora accennato. 

Con queste brevi parole, abbiamo toccato di alcune 
questioni, che saranno sottomesse allo studio del Con- 
gresso di Venezia, lasciando ad altri più sperimentati 
di trattare delle altre. Sarò lieto se questo piccolo stu- 
dio sarà di qualche utilità per le alte e scientifiche 
discussioni del Congresso. 



Vasile I. Radu 



— 425 — _ 

IO 



MEMORIA (li Carlo Corty, presidente della 
Camera di Commercio di Anversa. 



L' enseignement secondaire ou moyen, limite de 1' in- 
struction des jeunes gens appartenant à des familles bour- 
geoises de condition sociale inoindre que ì'aisance, indique 
par lui mème son but et ses limites. 11 doit forrner, au point 
de vue commercial, les assistants, les aides, les coUabora- 
teups du négociant, de l' industriel, du transporteur, plus 
généralement chargés de la comptabilité et des autres ècri- 
lures, et spècialement de la tenue des livres pi-incipaux et 
de la correspondance. 

L élémont primaire de 1' enseignement commercial, bien 
que ne formant qu'un fragment ordinaire du programme de 
r enseignement inférieur et forcèment limite aux besoins de 
la classe ouvriere ou équivalante, doit nécessairement se 
borner à une quintessence des principes, qui toutefois se 
retrouvei'oiit dans l' enseignement moyen et supèrieur. La 
science commei'ciale proprement dite n' existe dans 1' ensei- 
gnement primaire qu'à titre d' introduction, ne pouvant fa- 
talement y occuper que la part relative afFectèe à chacune 
des parties constituti^es de cet enseignement. L' ouvriei", 
l'artisan, le petit boutiquier, n' ont que faire des connais- 
sances, très-importantes sans doute, de la science du com- 
merce; ce qu'il leur faut, mais ceci leur est indispensable 
à tous, autant que le savoir lire, écrire et calculer, c'est de 
pouvoir convenablement tenir annotation des opèrations de 
leur profession, faire une facture, savoir ce que c'est qu'une 
traite, une lettre de voiture, en un mot ce qui est néces- 
saire à un petit patron, à un boutiquier, ayant à faire - par 
economie - tout lui mème. L'école primaire n'a, dans aucune 
de ses branches, pour but de former des spècialitès; elle 
est, en toules choses, le minimum de science que les lois 
déclarent nécessaire au citoyen. Evidemraent, dans nos so- 
ciétés modernes, on rencontre (et on rencontrera encore 



— 426 



plus) des personnes, hommes et femmes, qui, partis d' ud 
Pring inf^rieur et n'ayant regu qu'une instruction primaire^ 
s' élèvent à une condition sociale élevèe^ tant par leurs di- 
spositions naturelles que par leur travail, leui- volente de 
monter de niveau; mais ceux-ci, à mesure qu'ils gravissent 
la pente qui les élève dans la sociètè, ne raanqueront pas,. 
tant que besoin sera, de se procurar de nouvelles provi- 
sions de science, dans les branches où leur situation leur en 
fera apprécier la nécessitè. 

Cela revieut a dire que, dans le dèsir de posseder ud 
enseignement commercial supèrieur parfait, il faut cepeudant 
evitar de tomber, à d'autres degrès de l' instruction, dans 
une exagèration quelconque, Ainsi dans 1' enseignement in- 
fèrieur, comme la situation des personnes et des choses l'in- 
dique, on se bornera aux connaissances commerciales énu- 
mérèes plus haut, tout en remarquant que dans nos sociètés 
civilisèes elles sont indispensables, mème aux plus humbles, 
mème à ceux qui n' entrevoient pas ancore l' èventualitè 
rapproc.hée de devoir en faire usage. C est précisément là 
que se manifesterà la prèvoyance du lègislateur. Et l' on 
poui'ra aisément en faire une sommaire application pratique^ 
par exemple^ en dirigeant assez souvent les exercices de 
calcul dans le sens de problèmes ayant un caractère special 
(achats, ventes, bènèfices, pertes etc.) et les exercices épisto- 
laires dans un mème esprit. 

L' enseignement moyen donnora nècessairement une 
portée plus haute à la connaissances des choses commer- 
ciales comme à toutes les autres branches du savoir, exten- 
sion justifiée, au surplus, par la considération déjà énoncée, 
que les jeunes gens dont il s'agit, se destinent à participer aux 
travaux du commerce, à remplir une carrière commerciale. 
Meme dans les sections d'humanités anciennes, cette exten- 
tion est nécessaire par le fait qu'il n'est guère de carrière 
ni de profession des classes moyennes, où l' on puisse se 
passer de connaitre à fond la tenue des livres, la correspon- 
dance commerciale, de savoir se rendre compie de maintes 
opérations qui pour étre du domaine de la vie privée n' en 
ont pas raoius des affinités commerciales. L' enseignement 



— 427 — 

moyeii étant en outre la préparation à renseigneinent su- 
périeur ou enseignement commercial proprement dit, doit 
on posseder toutes les hases pi-imordiales. C'est ainsi que 
r ólève devra ètre mis au courant, théoriquemeut et prati- 
tiqiienient, de la tenue de tous les livrcs de commerce, des 
contrats d'acliat, de vente, de transport etc. qu'ils ont à re- 
later, du paienient et de ses diverses formes, en un mot de 
r ensemble des matières commerciales, tenues à l' état dt; 
gènéralitè. Il y aura lieu de s'attacher à consigner de la 
sorte, non pas des circonstances fantaisistes, mais des faits 
puisés dans la réalitè. Il faudra s' appliquer à enseigner la 
correspondance dans des formes concises, ciaires, exprimèes 
en langage correct, sans longueurs et sans équivoques. 

L' enseignement supérieur ètant eccclusivement com- 
mercial, e. à d, aussi industriel et maritime, et destine à 
rencontrer par le menu tout ce qui s'y rattache, ne saurait 
ètre abordè utilement, que si l'élève a été dùment preparò 
à r étude de toutes les connaissances nécessaires au chef 
d' une firme commerciale ou d'une industrie, aux consuls, 
aux administrateurs d' entreprises de transport, aux attachés 
commerciaux qui devraient ètre adjoints à tonte ambassade, 
au méme rang et avant tous autres attachés. 

S'il faut donner à l' enseignement commercial moyen 
toute r ampleur qu'exige la connaissance de la comptabilitè, 
de la correspondance et de quelques grands apergus génè- 
raux, il serait absolument erroné de vouloir lui donner des 
développements et des annexes qui sont du domaine exclusif 
de r enseignement supérieur. Mais on ne saurait attacher 
assez d' attention à l' étude des langues, notamment, pour 
chaque pays, de celles parlées dans le pays méme, et de 
plus, en tout cas, de 1' anglais, du frangais et de l'allemand. 
Une considération qui a été longtemps fort négligée - et 
bien à tort - concerne 1' écriture. Il est nécessaire de bien 
persuader V élève, dès qu'il commence à tenir une piume, 
précepte à n'oublier jamais, qu'une bonne et belle écriture 
loin de gàter un écrit, lui ajoute la valeur matérielle d'une 
éxécution soignée, et que l'esprit des choses sérieuses et pò- 



— 428 



sitives qui prescrit cette règie, exige aussi de ne jamais 
écrire uiie signature que nette et bien lisible, 

Les coDsidèrations qui précèdent résument, à mon avis, 
la phjsionomie generale de l' agenceraent dei; trois degrés 
d' instruction au point de vue commercial. 



Ch. Corty 



IL' TEMA 

Come bcbba cqqcvc regolato nelle Scuole bi 
commercio, tanto seconbarie cbe superiori, 
r insegnamento belle lingue straniere. 



— 431 — 

II 

MEMORIA di Corrado Turchetti, professore 
nel R. Istituto tecnico di Brescia. 



Nell'Aprile del 1897 fui coi 300 anzi coi 335 a Berlino, 
•ed eravamo tutta gente dirò cosi, per bene: professori, av- 
vocati, laureati, studenti, insomma uno scibile addirittura. 

Indovinate quale fu la cosa che maggiormente mi rimase 
■fitta nel cervello? Ve la dò fra mille. Non le meravigliose 
^gallerie elicoidali del Gottardo; non gli azzurri laghi della 
libera Elvezia; non lo storico castello di Aidelberga; non il 
duomo di Colonia, e neppure le superbe meraviglie di Ber- 
lino, Lipsia. Monaco, ma la quasi assoluta ignoranza della 
lingua del paese percorso, da parte dei gitanti; eccezione 
fatta di uno o due, che qualche cosa ne masticavano. Ciò mi 
restò impresso, perchè mi ha anche umiliato: tanto più che 
fra coloro che ci ospitarono e ci accolsero festosamente, tro- 
vai assai diffusa la conoscenza della nostra lingua; tanto che 
ia maggior parte dei discorsi d'occasione furono detti in ita- 
liano. E non è a dire che la lingua tedesca non si studi nelle 
scuole italiane; che anzi quasi tutti noi gitanti avevamo su- 
dato parecchi anni sulle grammatiche tedesche. Ciò ha ribadito 
in me il convincimento che questo difetto nella conoscenza 
delle lingue vive presso gl'Italiani, non sia da attribuire a 
sole cause soggettive, di negligenza cioè o inettitudine natu- 
rale, ma altresì a cause oggettive o di metodo, le quali pos- 
sono e perciò solo debbono essere eliminate. 

Queste cause obiettive sono a mio avviso, due: 

1." Perchè nelle scuole italiane si esaurisce l' energia 
intellettuale, colla soverchia importanza data allo studio delle 
lingue classiche morte: tanto che non rimane più né tempo 
ne volontà per lo studio (più spesso facoltativo) delle lin- 
gue vive. 

2.° Perchè il metodo d'insegnamento nelle scuole italiane 
■è difettoso, per non dire assolutamente falso. 



432 



Gli è a questa seconda causa più che alla prima, cho 
noi dobbiamo attribuire l'antipatia e direi quasi la nausea 
che noi italiani sentiamo per lo studio delle lingue straniere. 
Gli è a questa antipatia che dobbiamo la quasi universale 
deficienza degl'Italiani in questo ramo di conoscenze che, dato 
lo estendersi quotidiano dei rapporti internazionali, diviene 
di primissima importanza, e costituisce l'arma più poderosa^ 
con cui oggi si combatte e si vince la lotta per la vita. 

Farmi quindi non inutile tenerne oggi parola. 

Il proposito di essere breve, mi obbliga a trattare l'ar- 
gomento, per sé stesso vastissimo, più sotto forma di affer- 
mazioni e conclusioni, che di dimostrazioni. Giova però notare 
che quasi tutte le mie premesse sono altrettante verità ac- 
certate da altre scienze, su cui ogni ulteriore discussione sa- 
rebbe superflua: e che le conclusioni a cui approdo come 
corollari immediati, sono per sé stesse ovvie, e non hanno 
quindi bisogno di lunghe dimostrazioni. 



Le premesse: 

i.° La quantità di energia intellettuale e di tempo di 
cui ciascuno studioso dispone, sono quantità definite — come 
il denaro — e ciò che si spende per l' apprendimento di 
alcune cognizioni, non si può più spendere per acquistarne 
delle altre. 

2.° La quantità delle cognizioni che costituiscono il pa- 
trimonio intellettuale dell'umanità è mcZe/^n^■^a, non è quindi 
nella possibilità della natura umana apprendere e ritenere 
tutto il vasto cumulo di verità acquisite dalla umana sapienza. 

3.° Data la indeclinabile necessità di dover limitare il 
nostro studio all'acquisto di una parte sola dello scibile, im- 
porta anzitutto fare una diligente scelta di quelle cognizioni 
che più direttamente possono contribuire alla nostra prospe- 
rità materiale e morale, e a quelle dare la preferenza, con- 
sacrandovi il nostro tempo, le nostre energie psichiche e 
fisiologiche. 

Tuttociò é tanto ovvio che crederei far torto al senso 



— 433 — 

comune di chi ascolta o legge, spendendovi ulteriori parole 
e ditnostiazioni: basterà un esempio. 

Che direste di colui che uscendo il mattino da casa con 
un discreto gruzzolo di danaro per recarsi al mercato a far 
provviste, cominciasse ad entrare nella prima bottega che 
incontra, e quivi acquistasse tutto quanto vi trova, sotto la 
speciosa ragione che tutti quegli oggetti gli diverranno prima 
poi utili alla soddisfazione di un qualche bisogno futuro? 
Molto probabilmente egli esaurirà la sua scorta di denaro 
in questo primo negozio, che potrebbe essere una farmacia^ 
facendo una grossa provvista di farmachi utili a curare la 
malattia del domani, e non avrà più di che acquistare il pane 
e la carne per saziare la fame dell'oggi. 

Se ben si osserva, si fa presso a poco cosi nella maggior 
parte delle pubbliche scuole, specie secondarie; s'insegna per 
il solo scopo d'insegnare: il professore perchè è pagato; lo 
scolare per passare gli esami e far contento il babbo. Ma una 
vera cernita delle cognizioni più utili, a cui dare la prefe- 
renza non la si fa; e a tutte si dà la stessa importanza; e 
l'ignoranza di ciascuna è causa di bocciatura all'esame; come 
se fosse altrettanto utile conoscere la distanza fra la terra 
e la luna o l'anno in cui fu coronato Carlo Magno, e la con- 
formazione del nostro apparato digestivo. 

Intanto il giovane non potendo tutto apprendere, con- 
sumerà la sua energia e il suo tempo ad imparare le nozioni 
che gli vengono impartite dal professore più rigoroso e pe- 
dante, il quale molto probabilmente sarà quello di latino e 
greco: perchè ormai è universalmente riconosciuto che la 
esigenza e il rigore di un insegnante è in ragione inversa 
dell'utilità del suo insegnamento. 

Tuttociò per l'istruzione in generale. 

Ma gli stessi principi le stesse osservazioni sono, e più 
ancora, applicabili all'insegnamento delle lingue straniere. 
Quivi pure nessun logico discernimento guida il facitore di 
grammatiche; nessuno studio nella scolta dei vocaboli e delle 
frasi che più di frequente ricorreranno nell' uso quotidiana 

7 



- 434 - 

della lingua che vuoisi parlare. Tutta la preoccupazione del 
compilatore è la regola. I vocaboli e gli esempi illustrativi, 
divengono accessori quasi trascurabili. Si deve mostrare la 
struttura di una proposizione o di un periodo: occorre un sog- 
getto, un verbo, un attributo, dei complementi ecc. ; si va 
nel bagaglio linguistico e si prendono a caso le prime pa- 
role, qualunque sia l'idea che esse rappresentano, e si co- 
struisce l'esempio; la grammatica è salva. Che i vocaboli, 
ad imparare i quali lo studioso deve consacrare il suo 
tempo e la sua energia intellettuale, siano di quelli che più 
di frequente o più di rado ricorrono nel linguaggio co- 
mune, poco importa: la proposizione è perfetta, la regola 
è chiara. E in questo modo che si obbligano i giovani ad 
infarcire e ingombrare la loro memoria con parole e frasi 
vuote di senso, o con un senso puerilmente ridicolo, pa- 
role e frasi che forse mai più avranno occasione di ripe- 
tere nella loro vita; mentre non giunsero ad imparare quelle 
che costituiscono il sostrato indispensabile, anche per chi vuole 
appena balbettare una lingua straniera in paese straniero 
per farsi intendere nelle più imperiose necessità. 

Si dirà forse che esagero; ma non è vero. Prendete qua- 
lunque grammatica, che sia testo approvato nelle pubbliche 
scuole, leggete le prime pagine e vi troverete vocaboli e 
fi'asi a centinaja, che pensandoci bene, non vi occorrerà mai 
di adoperare nel corso della vostra esistenza, per es: i rap- 
porti di famiglia. 

Si dice: nell'ordine naturale le prime parole che il bam- 
bino comincia a balbettare nell'idioma natio, sono quelle che 
rappre.sentano idee di persone e di cose che lo circondano 
nella cerchia delle mura domestiche ; quindi la madre, il 
padre, il fratello ecc. 

Ora volere procedere collo stesso criterio nell'i nsegnare 
all'adulto una lingua non sua, è semplicemente illogico. Il 
bambino impara prima di tutto a chiamare la mamma, perchè 
é di questa che più abbisogna: l'adulto che si reca in paese 
estero, non vi troverà certo la madre da invocare col voca- 
bolo dell' estranea favella imparata. Troverà invece tutte 
persone e cose assai diverse da quelle che circondano il barn- 



! 



435 



lìino no'suoi primi periodi di loquacità. Quindi a volere essere 
«logici, mentre il bambino comincerà dalla conoscenza delle 
parole che esprimono rapporti domestici e suppellettili della 
casa, l'adulto dovrà pi-ima d'ogni altro imparare a chiamare 
11' albergatore e gì' inservienti, nonché le cose che indefet- 
tibilmente gli occorreranno, sia per ristorarsi sia per orien- 
tarsi nel paese a lui sconosciuto. Anziché far delle frasi come 
queste: il padre è buono; la madre è grande; il fratello 
è piccolo ecc. non sarebbe lo stesso per la sintassi e assai 
meglio per la pratica, insegnare prima: V albergo è vicino'? 
j/a camera è fredda; la biancheria è pidila; la posta è lon- 
Vanaì ecc. 

I Con ciò non voglio affermare che nello studio di una 
llingua straniera non debbansi insegnare i vocaboli che rap- 
ipresentano rapporti di famiglia, e magari nozioni tecniche o 
locuzioni poetiche; no: dico solo che si deve prima incomin- 
jciare dalle nozioni necessarie per passare quindi alle utili, 
indi alle raffinatezze del bello stile. Né si creda che un tale 
ordine nello studio del materiale linguistico, sia di poco mo- 
mento, che anzi è della più grave importanza. 

Anzitutto non bisogna dimenticare che i primi vocaboli 
e le prime frasi che s' imparano, sono quelle che s' impri- 
mono pili profondamente nella nostra memoria ; e perciò giova 
che esse siano quelle che più di frequente avremo occasione 
Ji adoperare. 

In secondo luogo non tutti possono prendersi il lusso, sia 
per mancanza di tempo, di mezzi o di disposizione, d' impa- 
rare i cinquanta© sessantamila vocaboli costituenti una lingua 
per quanto povera. Coli' ordine suesposto, in qualunque mo- 
mento avvenga 1' interruzione dello studio, quello che si è 
imparato, per poco che sia, serve a qualche cosa. La maggior 
parte degli Inglesi e Americani che viaggiano in Italia, co- 
nosceranno appena cento vocaboli della lingua nostra; ma è 
quanto basta per chiedere il nome di una via, il prezzo di 
un oggetto, l'orario della ferrovia ecc. 

Un altro difetto sta nel metodo didattico. Mentre i pe- 
dagogisti trovano logico (ma a sproposito come sopra abbiamo 



— 436 -. 

dimostrato) seguire il metodo naturale per ciò che concerni 
l'ordine dei vocaboli, si scostano interamente dalia natura 
quando fanno precedere, o quanto meno, accoppiano simulta- 
neamente l'insegnamento logico al fonetico, cioè la gram- 
matica alla pratica, con prevalenza spiccata di quella su 
questa. Quivi si dà pieno ostracismo alle norme suggerite dalla, 
natura, per seguire un metodo artifizioso e contorto, quale: 
è quello delle regole e delle relative abbondantissime ec- 
cezioni. 

Ognuno sa per esperienza che il bambino impara ad 
esprimersi nella sua lingua natia, facendo giuste le concor- 
danze e la sintassi (s'intende quando i vizi dialettali non le 
inducono in errore) col solo sussidio fonetico : dice subito ?6 
mainma è buona, non già la mamma sono buoni : e dicd 
giusto non perchè conosca le regole della concordanza e dell; 
sintassi, ma perchè il suo orecchio lo porta a dire cosi, avendci 
udito sempre e da tutti dire cosi. I 

La grammatica vorrebbe essere un mezzo d'imparare 1( 
lingue più rapidamente, perchè generalizza, sintetizzando ii 
una regola, molte applicazioni. Ma se ciò può giovare per co 
loro che si propongono di studiare ampliamento e profonda- 
mente una lingua, non serve invece che a complicare e ri 
tardare l'apprendimento della lingua stessa, quando, — comj 
nella grande maggioranza dei casi avviene, — si studia un! 
lingua al solo fine comunicativo e non letterario o filologici 
Cosi ad esempio, se lo studioso si propone d'imparare i mill 
verbi o sostantivi componenti una determinata classe la qual 
subisce certe determinate inflessioni, avrà convenienza a 
imparare la regola generale. Ma se come il pia delle volt 
avviene, chi studia ha solo interesse e possibilità d'imparai 
qualche diecina di quei vocaboli^ farà indubbiamente pi 
presto a fissarne le desinenze a orecchio. La grammatit 
è una funzione riflessa, la quale sorge dopo la lingua. L 
regola di grammatica senza l'esempio, sarebbe presso ci 
incomprensibile : quindi perchè sia efficace lo studio e 
ritensione delle regole grammaticali, è bene che lo studio; 
sia già in possesso di un discreto bagaglio di materia 



437 



linguistico, su cui rendersi ragione quasi da solo, della 
•'egola asti-atta formulata dal grammatico. 

Quivi si cade nello stesso errore nel quale versano i 
programmi governativi che impongono lo studio della gram- 
matica italiana fin dalle primo classi elementari. La com- 
prensione della grammatica (funzione logica di primo ordine) 
richiede nello studioso un sostrato preparatorio conìposto di 
due elementi : cioè, il possesso di un sufficiente corredo di 
vocaboli e frasi empiricamente apprese ; e uno sviluppo sen- 
sibile delle facoltà ragionanti. 

Al fanciullo che studia la grammatica italiana sui ban- 
chi delle scuole elementari, manca questo secondo elemento ; 
all' adolescente che studia la grammatica di una lingua stra- 
niera come si insegna nelle scuole pubbliche, manca il primo. 
Conseguenza: ambi gli insegnamenti riescono infruttuosi. 

La grammatica di una lingua straniera dovrebbe adun- 
que insegnarsi solo dopo qualche anno di insegnamento 
fonetico ed empirico : allora solo riesce di vera utilità. 

A questo proposito ogni lingua, tanto nella sua parte 
materiale che formale, devesi distinguere in tre parti : 

1.*^ Comunicativa ; creata dal popolo. 

2.^ Tecnica o grammaticale ; creata dai pedagogisti. 

3.^ Estetica o letteraria ; creata dai letterati e poeti. 

La prima rappresenta, il necessario ; la seconda, ì" utile ; 
la terza, il suntuario. 

Cosi come nella soddisfazione dei bisogni materiali la 
chiave di una buona condotta, sta nel saper discernere i 
bisogni più immediati ed urgenti da quelli che non sono 
tali, per dare la precedenza a quelli quando non si possono 
soddisfare e gli uni e gli altri ; così avviene o cosi dovrebbe 
avvenire nella soddisfazione dei bisogni intellettuali : prima i 
necessari, poscia gli utili, indi i voluttuari. 

Ora egli è chiaro che il primo (se non 1' ultimo) scopo 
che si vuole conseguire da colui che si accinge allo studio 
di una lingua straniera, è il comunicativo, ciò essendo an- 
che neir ordine cronologico dello svolgimento linguistico. 
Quindi a questo precipuo fine deve mirare il metodo di 
insegnamento per coloro che, come i commercianti, mirano 



— 438 - 

solo a comunicare con popoli di altri paesi e di diverso 
linguaggio. 

Ora io affermo che questo primo essenziale obbiettivo, 
si può raggiungere pure ignorando interamente le regole- 
grammaticali. Che si raggiunge piìi rapidamente ed effi- 
cacemente appoggiandosi al solo sussidio fonetico. Che è meglio- 
farsi capire anche a costo di provocare un sorriso con una 
sgrammaticatura, che rimanere muti per non saper comprendere 
chi ci parla, né formulare una frase qualunque che esprima 
una nostra idea. 

L' esempio frequentissimo di quelli che imparano magi- 
stralmente una lingua col solo fatto di convivere e conver- 
sare in mezzo a coloro che la parlano, convalida inecce- 
pibilmente la mia asserzione. La scuola dovrebbe il più pos- 
sibile avvicinarsi a cotesto sistema di apprendimento, per-t 
riuscire dilettevole e quel che più importa, efficace. 

Ora questi elementari principi che scaturiscono evi- 
denti dalla osservazione dei fatti più comuni, sono ben 
lungi dall'essere applicati nelle nostre scuole: la ragiono è 
chiara. 

L'insegnante, che spesso conosce a perfezione la grani-' 
matica, non altrettanto bene la lingua, trova più comodo- 1 
insegnar quella e non questa ; molto più che in tale tendenza 
viene quasi sempre incoraggiato dallo spirito dei programmi- 
governativi. 

Gli esami vertono quasi interamente sulle regole grara-i 
maticali o sulla declamazione a memoria di qualche squarcio 
di lirica poetica; come se chi non è ancora in grado d| 
ordinare un modesto desinare, dovesse viceversa avere assj 
porate le peregrine bellezze linguistiche dei sommi scrittopJJ 
e poeti, che illusti'arono colle loro opere la lingua che si 
vuole imparare. 

Aggiungasi che nelle nostre scuole s' inse:?na a tradurre 
non a pensare nella lingua oggetto del nostro studio : ciò 
che si verifica quando il giovane non è solo chiamato a 
tradurre una frase falla dalla lingua propria all' altrui o 
viceversa, ma quando lo si obbliga a creare una nuova 
frase in lingua straniera per rispondere convenientemente 



— 439 — 



ad una interrogazione non predisposta, ma improvvisata dal 
professore. 



* * 



Questi a mio avviso, sono i difetti capitali che inqui- 
nano il nostro insegnamento linguistico : queste le cause 
prime, se non uniche, della deplorevole imperizia nelT uso 
delle lingue straniere da parte di noi italiani. 

/ rimedi: essi ci vengono suggeriti dalla natura stessa 
dei vizi che si vogliono correggere. 

Anzitutto l'insegnamento delle lingue straniere nelle 
pubbliche scuole dovrebbe essere ripartito in diversi gradi, 
nei quali s' insegni successivamente, prima la comunicativa, 
poscia la tecnica, indi la letteraria. 

Per gli scopi commerciali dovrelDbe bastare la comuni- 
cativa, visto che a volere insegnare il superfluo si finisce per 
non apprendere neppure il necessario-. In commercio è meglio 
sapere molte lingue anche mediocremente, che una sola sia 
pure in grado superlativo. L' insegnamento della parte co- 
municativa dovrebbe essere impartito a base d' impressioni 
auditive anziché riflessive: il senso auditivo deve sei'vir di 
guida al raziocinio, perchè quello è piìi pronto di questo. 
L' esercizio fonetico giova anzitutto e sopratutto a formare 
l'orecchio in modo che questo comprenda al suono (lelTaltrui 
favella i concetti espressi ; poiché altro é tradurre una frase 
che si vede scritta o stampata, altro é aff'errare il senso di 
quella che ci viene parlata ; la prima entra nei cervello per 
mezzo dell' organo visivo ; mentre la seconda vi entra per 
l'organo acustico. Importa poi sopratutto sapere esporre giu- 
stamente una frase, prima di conoscerne il perchè logico o 
grammaticale. E un voler capovolgere il metodo di natura 
e lo sviluppo genetico dei linguaggi, fare la lingua coafoime 
alia grammatica, mentre la grammatica è figlia della lingua. 

L' insegnamento linguistico come oggi è impartito, può 
mettere lo studioso in grado di tradurre correttamente ed 
anche elegantemente un autore nostro o straniero, ma non 
gli dà r attitudine al dialogo improvvisato. 



440 — 



In secondo luogo, chi insegna una lingua straniera a 
scopo comunicativo, dovrebbe essere oriundo del paese la cui 
lingua è chiamato ad insegnare. 

Poco importa che egli conosca molto o poco la lingua 
nostra; importa invece moltissimo che egli abbia assoluta 
padronanza di quella che insegna. Stimolato per questa 
stessa deficienza della lingua nostra a parlare la sua, avrà 
tutto r interesse a foi'mare presto 1' orecchio dei giovani al 
dialogo straniero, per metterli in grado di comprenderlo nelle 
sue spiegazioni. 

Il motivo per cui imparano assai più presto la lingua 
tedesca o francese i giovani che si mandano a studiare in 
collegi della Svizzera francese o tedesca, sta appunto in ciò 
€he essi imparano la lingua più che dal professore, dall'isti- 
tutore e dal compagno di giuoco o di camerata, da quelle 
persone cioè che lion conoscono 1' italiano, e parlano le frasi 
più frequentemente ricorrenti nel linguaggio familiare. La 
necessità di comprendere, acuisce il senso auditivo, e rafforza 
r attenzione. 

* 

* * 

In terzo luogo si dovrebbe compilare una guida di studio 
informata a' suesposti principi; e cioè: contenere una dilì- 
gente e rigorosa scelta di vocaboli e modi di dire, quelli 
soli che indubbiamente dovranno usarsi alle prime occasioni 
in cui un commerciante si troverà a dover parlare la lingua 
imparata: quelli ripetere e combinare in tutti i modi, fino 
a che a forza di ripeterli diventino sangue e carne dello 
studioso. — Un primo anno di studio sia interamente empi- 
rico e fonetico : conversazioni su argomenti i piìi usuali 
della vita. Poche centinaia di vocaboli fra i più necessari e 
di più frequente ricorrenza accompagnati dalle più comuni 
parole di forma, in modo da raggiungere tre o quattrocento 
proposizioni semplici interrogative e affermative ben digerite, 
costituiranno già una istruzione linguistica, non dirò suffi- 
ciente, ma certamente assai utile anche per coloro che doves- 
sero interrompere lo studio alla fine di detto corso. 



— 441 — 

Alla fine di questo prinio insegnamento preparatoi-io, si 
ha già la materia prima da elaborare ; abbiamo un cane- 
vaccio su cui ricamare e ricavare le regole di grammatica ; 
di cui però si dovrà fare sempre uso moderato, coordinando 
•detto studio al continuo esercizio dialogico fonetico, per 
mantenere viva la facoltà di pensare e parlare nella lingua 
straniera, ponendo ad immediato contatto i idea pensala 
colla parola straniera che la rappresenta ; e non già, come 
comunemente si pratica, porre tra l' idea che si vuole espri- 
mere e il vocabolo straniero con cui la si deve esprimere, 
la parola italiana corrispondente all' idea ; indi tradurre 
questa parola col vocabolo straniero. Ciò richiede un tempo 
troppo lungo, assolutamente incompatibile colla spigliatezza e 
prontezza, del dialogo famigliare. 

Un terzo anno dovrebbe essere esclusivamente consa- 
crato allo studio della parte più importante e più difficile di 
ogni discorso, e cioè al verbo, particolarmente ai verbi 
irregolari i quali, perchè esprimono le azioni più comuni e 
frequenti della vita, sono anche i più usitati. Ma il verbo 
dovrebbe declinarsi sempre accoppiato ad altre parole che 
formino con esso una proposizione completa, ed esprimente 
un concetto di frequente ricorrenza. Si dovrebbero assoluta- 
mente bandire quelle separazioni delle desinenze dalle radici 
€ le conseguenti torture d'imparare per ogni modo, tempo, 
numero e persona, quelle particelle finali flessibili, che da 
sole non hanno né senso, né grazia, né armonia ; per modo 
■che il ritenerle riesce sommamente difficile e faticoso, e 
spesso ingenera stanchezza e scoramento. 

Anche quivi sarà l'armonia dell'intera parola, anzi 
■dell' intera frase che esprime un' idea, quella che con minor 
fatica s' imprimerà nella mente dello studioso, il quale farà 
cosa assai più geniale e profittevole ad imparare le voci intere 
più usitate di ciascun verbo, innestate ad altre parole che 
completino un concetto, anziché rompersi il cervello in 
queir arido e stucchevole studio delle desinenze e delle loro 
inflessioni. 

In questo terzo anno di studio , dovranno trovare 
larga applicazione gli esercizi epistolari, come quelli che più 



— 442 — 

assomigliano al dialogo famigliare : gli argomenti trattati 
saranno puramente ed esclusivameate di indole com- 
merciale. 

E superfluo soggiungere ohe in questi tre anni di studio 
dovrà essere bandito in modo assoluto tutto ciò che sa di 
letteratura e stilistica. La conoscenza dei principali poeti e 
prosatori che hanno illustrato la lingua, oggetto del nostro 
studio, è cosa bella ad aversi, ma non serve punto al com- 
merciante, al quale giova assai più saper tradurre un listino 
di merci, e una polizza di carico che una poesia, sia pure 
di Goethe o di Milton. Questi studi potranno essere fatti 
come complemento di istruzione filologica da chi vuol dedi- 
carsi alla letteratura comparata, o alla carriera dell' inse- 
gnamento. 

Mai come oggi la specificazione del lavoro, anche nel 
campo intellettuale fu più fortemente sentita. Il segreto della 
riuscita sta tutto nella rapidità : in ogni scopo che si vuol 
raggiungere, scegliere la via più breve, e andare diritti. 
Certo che qualche sosta, qualche deviazione a scopo di svago, 
qualche ristoro del corpo e della mente, potrà rendervi 
meno faticoso il cammino : ma questi strattagemmi ritarde- 
ranno il raggiungimento del vostro fine ; e ciò è danno 
gravissimo. La vittoria è di chi primo giunge sul campo di 
battaglia, disse un sommo stratega : questo principio s' applica 
meravigliosamente anche nel campo della lotta per la vita, 
e più ancora nella lotta commerciale. 

Un errore di grammatica, non sarà quello che vi farà 
sconcludere un buon affare : mentre se vui indugiate sui 
libri per evitare quell'errore di pura forma, un altro meno 
pudorato di voi arriverà prima, si beccherà 1' affare, e voi 
lascierà colla magra soddisfazione di fare una sgrammatica- 
tura di meno. 



Un' ultima proposizione. 

L' insegnamento delle lingue nelle scuole, per quanto 
condotto colle norme suesposte, che riteniamo le più efficaci, 
sarà sempre un insegnamento monco e deficiente : e chiun- 



— 443 — 

qne abbia varcato lo frontiere dello Stato dopo avere stu- 
diato anche diligentemente una lingua straniera, si avvede 
(juale enorme differenza passa fra il tradurre e dialogare in 
classe col professore e parlare col popolo di cui crede avere 
imparato la lingua. Certe inflessioni di voce, eerte abbrevia- 
zioni e certi legamenti, con cui un popolo parla la sua lin- 
gua, non possono impararsi in scuola ; motivo per cui alle 
prime prove qualunque studioso si trova disorientato : simile 
al guerriero, sia pure colto e valoroso, che per la prima 
volta combatte con un nemico esotico, del quale gli sono 
ancoi-a ignoti il modo di combattere, gli strattagemmi di 
cui dispone. 

E necessario quindi far seguire al corso di studio 
scolastico, qualche mese di residenza nel paese ove si parla, 
la lingua studiata, e possibilmente scegliere la provincia in 
cui anche il popolo parli con proprietà di linguaggio e cor- 
rettezza di pronuncia. 

L' ostacolo che di primo acchito si presenta per 1' at- 
tuazione di questa idea, quello dei mezzi per mantenersi in 
paese estero, credo si potrebbe assai facilmente superare, 
generalizzando una pratica lodevolissima che si applica di 
frequente dalle famiglie valtellinesi. Ecco come. Mediante 
facili relazioni d' interessi, si procurano la conoscenza di 
qualche famiglia svizzera la quale anch'essa abbia qualche 
figlio o fanciulla da iniziare nello studio dell' italiano, e pro- 
pone uno scambio temporaneo, che normalmente viene accet- 
tato con entusiasmo : il fanciullo italiano viene ospitato e 
mantenuto dalla famiglia svizzera ; il figlio della famiglia 
svizzera alla sua volta viene accolto e ospitato presso la 
famiglia valtellinese. Le rispettive famiglie non aggravano il 
loro bilancio per la sostituzione di una bocca, mentre rag- 
giungono entrambe il fine desiderato. 

Questi scambi o sostituzioni temporanee, potrebbero es- 
sere facilitate con la mediazione di Comitati locali perma- 
nenti istituiti noi vari paesi, e in corrispondenza fra di loro. 
Tali Comitati nell' atto stesso che rendono un duplice ser- 
vizio alle persone direttamente interessate, compirebbero 
anche una funzione altamente umanitaria e vantaggiosa alla. 



444 



società, perchè si moltiplicherebbero indefinitivamente i rap- 
porti di amicizia fra famiglie di diversa nazionalità, le cui 
relazioni non verrebbero a cessare per effetto del rimpatrio 
dei rispettivi figliuoli : ma forse quest' incontro diverrà il 
principio di una lunga catena di rapporti, civili e commerciali, 
che gioverà indiscutibilmente tanto alla causa economica come 
-a quella scientifica e umanitaria. 

E con questa proposta, che mi auguro possa trovare 
favorevole accoglienza presso voi tutti, egregi rappresen- 
tanti degli interessi commerciali di tutti i paesi civili, faccio 
punto a questa ti-oppo breve e troppo lunga dissertazione : 
troppo breve avuto riguardo alla vastità dell' argomento, 
troppo lunga avuto riguardo alla deficienza letteraria dello 
espositore. 



Prof. Corrado Turchetti 



I 



»*?^ 



— 445 

12 



MEMORIA del prof. Mario Filippetti, bibliote' 
cario della R. Scuòla superiore di commercio 
di Venezia. 



I. — Utilità dello studio delle lingue moderne per 
chi intende dedicarsi alVesercisio di una professione 
commerciale. — Lo studio delle lingue straniere, utile a 
chiunque voglia seguire da vicino il pj-ogresso delle varie 
scienze o prender parte sia alla speculazione che al lavoro 
pratico nel campo vastissimo dell'attività umana, è in- 
dispensabile a colui che intende dedicarsi all' esercizio 
di una professione commerciale. La necessità di cer- 
care ogni dì nuovi sbocchi alla produzione dilagante 
così delle industrie che del suolo, il rapido accrescersi 
dei mezzi di trasporto e di comunicazione, il sorgere ed 
il moltiplicarsi continuo di nuovi bisogni, rendono oggi 
più che mai impossibile al commerciante l' esimersi 
dallo scrivere e dal parlare una o piià lingue vive. Co- 
me, senza V ajuto di esse, richiedere speditamente ed 
esibire quelle merci che formano oggetto de' suoi traf- 
fici, come regolarne lo scambio, facilitarne la circola- 
zione e soprattutto assumere e dare senza altro tramite 
quelle notizie, le quali dei commerci può dirsi costitui- 
scano l'alimento vitale ? 

II. — Carattere die F insegnamento delle lingue 
deve avere in ima scuola commerciale. — A tali esi- 
genze del commercio dovrà adunque uniformarsi un 
insegnamento bene inteso delle hngue nelle scuole com- 
merciah tanto secondarie che superiori, ed io credo che 
nessuno sia d'altra opinione sopra sì fatto proposito. 

Fissato così lo scopo di tale insegnamento, noi pos- 
siamo subito precisarne il carattere nella formula : 
utilità pratica ed immediata. Ogni altro indirizzo che 



446 



ad esso si desse, ancorché buono per sé, sarebbe sba- 
gliato perché inopportuno. 

III. — Limiti che V insegnamento delle lingue 
deve avere in una scuola commerciale secondaria. 
— Posta la questione in questi termini, vediamo anzi- 
tutto quali sieno i limiti che dovrebbero fissarsi all'in- 
segnamento delle lingue nella scuola commerciale se- 
condaria. È noto ormai che la grande maggioranza dei 
giovani che frequentano detta scuola si arresta alla 
fine di essa, non avendo i mezzi o non trovando 1' op- 
portunità di continuare in un istituto superiore. Dal- 
l' ultimo anno della scuola secondaria i piìi passano 
allo scrittoio di una casa commerciale, di una banca, 
di una officina, di un' azienda agricola, ove subito è ri- 
chiesto loro l'uso di quelle cognizioni che hanno appreso 
durante i corsi. Se taU le richieste della vita pratica, 
i limiti del programma per l'insegnamento delle lingue 
dovranno pur dall'altro lato esser tali, che il giovane 
il quale lo ha svolto si trovi al possesso di un mate- 
riale scelto, abbondante ed utilizzabile senza indugio 
nei riguardi professionali. Minutare una lettera, redi- 
gere una polizza di carico, compilare una fattura^ tra- 
durre questo o quell'articolo di un corriere di borsa o 
di una gazzetta commerciale, a questo e non ad altro 
dovrà condurre qui lo studio delle lingue straniere. 

IV. — Messi: a) Tempo, b) Metodo. 

a) Tempo. Passando ora all'esame ed alla, discussione 
dei mezzi da adoperarsi per il raggiungimento di uno 
scopo sì fatto, due questioni ci si presentano anzitutto 
da risolvere : la questione del tempo e la questione del 
metodo. 

Importanza capitale ha la prima di esse, come 
quella alla quale son subordinate le altre del numero 
delle lingue da comprendere nel programma e dell'e- 
stensione da darsi allo studio di ciascuna. 

Si osserva generalmente, come gli orari concessi 



— 447 — 

alle lingue siano dei più scarsi. Se gettiamo lo sguardo 
su qualcuno di essi, noi vediamo che all' insegnamento 
di una lingua raramente sono assegnate più di quattro 
ore per settimana, mentre l'orario comune si limita or- 
dinariamente a tre e spesso a due ore soltanto. Inoltre, 
mentre per taluna il corso dura quattro, cinque ed 
anche più anni, per tale altra esso è di tre ed anche di 
due solamente. In Italia, ad esempio, l'insegnamento del 
francese nel corso tecnico (Scuola tecnica ed Istituto) ha 
una durata di 7 anni, mentre quello dell' inglese o del 
tedesco non ne abbraccia che tre, con una enorme 
preponderanza a vantaggio del primo, come se il fran- 
cese per noi Italiani fosse più diffìcile ad impararsi 
delle altre due lingue. Da che deriva tal fatto ? Dal 
bisogno di economizzare il tempo a profitto delle altre 
materie che chiameremo professionali ? O dall'altro, che 
dato il numero e l'estensione di queste, non sia possibile 
sovraccaricare l' allievo con uno studio più ampio delle 
lìngue vive ? Sia l' una oppur l' altra di queste cause 
quella che decide ad una limitazione degli orari per le 
lingue, a noi apparirà manifesto che minima è l'impor- 
tanza che allo studio di esse si annette. Mentre colla 
massima solerzia si escogitano tuttodì i mezzi di dare 
all' allievo un buon corredo di coltura tecnica, si trascura 
cosa, a mezzo della quale soltanto tal coltura può da 
lui esser messa più tardi a profitto. Si suol ripetere che 
non è nella scuola che s' impara una lingua. Cogli orari 
vigenti ne convengo anch' io ; ma portiamo, ad esem- 
pio, r orario dell' inglese o del tedesco a cinque o sei 
ore la settimana e facciamo che l' insegnamento di 
queste lingue duri non già due o tre, ma cinque o sei 
anni, e vedremo per certo allora che l'allievo alla fine del 
corso potrà nei riguardi commeciali disimpegnarsi molto 
bene nell'uso di esse. Non arriverà, se si vuole, ad espri- 
mere in lingua straniera tutto quello che pensa, essendo 
a tale uopo indispensabile un soggiorno più o meno 
prolungato là, ove la lingua si parla, ma potrà ben 
leggere ed intendere tutto quello che gli fa mestieri, e 



— 448 - 

sopratutto scrivere con speditezza e correttezza suffi- 
cienti. Colla questione del tempo si connette strettamente 
r altra del programma. 

Buon programma sarà quello, le parti tutte del 
quale, evitando tortuosità inutili o viziose, faranno capo 
allo scopo per cui esso fu compilato. 

Partendo da un tal concetto, dal programma che 
dovrà regolar l'insegnamento delle lingue in una scuola 
secondaria di commercio s' avrà cura di eliminare tutto 
ciò, che pur valendo a dare al giovane una coltura let- 
teraria, bella quando si vuole, ma inopportuna, lo trae 
lontano dalla sua via. Bando quindi ai vieti preconcetti 
della vecchia scuola ; — tiine is money — e del tempo 
devesi anzitutto far tesoro negh anni che si consacrano 
alle cure dello studio. Ma, potrà osservare taluno, sarà 
davvero tempo sprecato quello, che anco in una scuola 
commerciale si dedicasse alla lettura d'un brano d'autore, 
o non sarà questa invece una salutare diversione, che 
ritemprando lo spirito, infonderà all'allievo nuovo vigore 
per lo studio della materia professionale? Con tal do- 
manda noi usciamo dalla questione dei programmi, con- 
nessa quella del tempo, ed entriamo nella seconda 
questione, già da me accennata, quella del metodo. 

bj Metodo. — Nello stabilire il carattere di un buon 
metodo, diremo subito che esso, perchè sia tale, dovrà 
dare risultati ottimi col maggior risparmio possibile delle 
energie. E quale è il miglior modo di risparmiare le 
energie ? Il suscitare in chi studia l' interesse per la cosa 
studiata. Ora, nulla avrà interesse maggiore per un gio- 
vane, il quale domani sarà chiamato alla vita del comptoir 
e della piazza, che lo studio peculiare di quelle cose, le 
quali, imparate oggi nei banchi della scuola, lo porranno 
domani in grado di lottare con vantaggio nella palestra 
della vita professionale. Una fraseologia che rispecchi 
il sentimento puro ed estetico della lingua, le bellezze 
peregrine di qualche voluttuosa poesia o di qualche 
squarcio di prosa sublime, di cui mai potrà giovarsi,. 
saranno ben lontane dall'avere per lui quell'interesse,. 



— 449 — 

che in lui desteranno invece e la fraseologia commer- 
ciale comparata, e la lettera, e quel qualunque scritto 
di carattere mercantile, che abbia le sue radici nelle 
materie che egli studia sotto gli altri professori. 

Sorpassa i limiti di un tema di carattere generale, 
qual' è quello che io sto trattando, lo scendere allo studio 
peculiare del metodo da adottarsi nello insegnamento 
delle varie lingue, essendoché esso deve subordinarsi 
air indole di ciascuna. Mi sia concesso però V esporre 
quello che io adotto nella prima classe della scuola ove 
insegno (R. Scuola sup. di comm. di Venezia), e che 
potrebbe seguirsi anco in una scuola commerciale 
secondaria. 

È omai indiscutibilmente provato che la teorica 
pura, ancorché ben compresa, sia cosa non assimilabile 
e quindi inefficace e destinata a cadere. Perchè la re- 
gola risponda al suo scopo, deve esser seguita da una 
pronta applicazione. È perciò che io, subito dopo spie- 
gate una o più regole nuove, lascio largo campo al- 
l' applicazione loro nella traduzione orale dell'esercizio 
relativo, la quale faccio seguire da parte degli allievi. 
Detto esercizio, così preparato, vien poi da essi tradotto 
per iscritto a casa. Nella lezione successiva^ apparec- 
chiato collo stesso metodo un nuovo brano, io soglio 
ricapitolare a mezzo di dialogo, o quanto meno di tra- 
duzione orale estemporanea, l'esercizio della lezione pre- 
cedente, ciò che offre a me il mezzo di rinfrescar saltua- 
riamente la teoria già spiegata, ed agli allievi V oppor- 
tunità di rimaneggiare quella massa di vocaboli esotici, 
con cui essi è pur mestieri si familiarizzino. 

La seconda parte della lezione viene da me riser- 
vata al dettato. Immenso è il \antaggio che da me 
dettato bene scelto e ben fatto può ritrarsi. La parola che 
deve essere scritta viene ascoltata con attenzione ed ana- 
lizzata mentalmente nella sua struttura, ciò che, mentre 
da un lato abitua l'orecchio dell' allievo alla musicalità 
della favella straniera, lo porta dall'altro a scriver con 
retta ortografia. Nel fare un esercizio di traduzione o di 



— 450 — 

composizione a casa si ha il comodo di ricorrere alle co- 
lonne di vocaboli ed al dizionario per vedere come un 
vocabolo deve essere scritto. Tal consultazione però, 
anco da parie dei diligenti, è piiì macchinale che altro : 
SI va a vedere come una parola è scritta non per pe- 
netrarne e fissarne nella mente il significato, non per 
esaminarne l'ortografia, bensì per servirsene al momento 
e fare nel compito un errore di meno. Il dettato non 
lascia tempo a ricerche : esso forza a pensare : se il 
dubbio sorge, questo può esser subito risolto per via 
di discussione tra allievo e professore, il quale, guidan- 
dola sagacemente, farà sì che la parola controversa 
prenda posto con chiarezza nella mente di chi scrive. 

Quello che riguarda 1' analogia e 1' ortografia può 
ben dirsi per la morfologia e la sintassi. Quante regole, 
quante forme di costruzione non si ha l'opportunità di 
ripetere durante il dettato, che studiate astrattamente 
nel corso di noiose traduzioni, sparirono, senza lasciar di 
sé traccia nessuna ! 

Il dettato avrà poi un' utilità ancora maggiore, se 
l'insegnante si darà la briga di prepararci brani a for- 
ma di lettere, di piccoli racconti ecc. ove entrino solo 
quei vocaboli e quelle forme che l'allievo già conosce. 
Esso potrà così appianare la via a quegli esercizi di 
periodazione prima, di composizione poi, che si pre- 
sentano sempre come un' ottava fatica d' Ercole. 

Ultimo vantaggio che dal dettato può ritrarsi si 
è che il professore, facendo ripetere all'allievo sia in 
forma dialogica che narrativa quello che ha scritto, 
lo forzerà a parlare adoperando parole e frasi che esso 
conosce, colla certezza quindi già acquistata del loro 
significato e con quella correttezza grammaticale, pro- 
pria di chi ripete cosa scritta, correttezza che un fre- 
quente esercizio di tal natura renderà sempre maggiore. 

Sin qui io ho parlato del lavoro ordinario che si 
svolge nella scuola; mi resta ora a trattare del lavoro 
che lo studioso deve fare per suo conto a casa. Tal la- 
voro è costituito dapprima da una serie di esercizi di 



451 



periodazionc, i quali, senza pregiudizio del resto, vengon 

: da me ordinati in modo, che essi portino per gradi alla 

I composizione libera di cui saranno la base. E qui — 

'senza l'intesa di promuovere la questione dei libri di 

^ testo — io dico che buona reputo quella grammatica, 

la quale in poche lezioni mi fornisca all'allievo una scorta 

sutticiente di vocaboli, di frasi, di forme verbali ecc. 

che lo mettano in grado di lavorare da so. Non deve 

dimenticarsi che quanto prima l'allievo uscirà dai limiti 

della sistematica traduzione quotidiana, tanto prima 

potrà emanciparsi da essa e dedicarsi con tutto il 

suo tempo e con tutte le forze alla traduzione ed alla 

composizione libera, esclusivamente nel campo della 

materia professionale. Saranno periodi i primi che quanto 

a senso logico muoveranno le risa ? Saranno essi un 

; accozzamento di proposizioni già tradotte .? Saranno più 

meno una ripetizione del dettato fatto in classe? Non 

importa : si cominci pure così : la pratica nell' uso delle 

regole e dei vocaboli e l'opera del professore faranno 

il resto. 

Nella composizione, seconda meta che lo studioso 
dovrà raggiungere, esso viene iniziato appena a me 
sembra giunto per ciò il momento opportuno. 

Sino ad ora io ho avuto campo di osservare che se 
relativamente facile torna all' allievo il costrurre un pe- 
riodo, difficile oltremodo gli riesce da principio il met- 
tere insieme anco la piii modesta lettera. Esso è co- 
stretto a stillarsi il cervello nel cercar termini i quali 
esplichino, sia pure in maniera contorta, un dato con- 
cetto, essendoché il repertorio di vocaboli e di frasi 
di cui può disporre è ancora molto limitato. Ciò inge- 
nera esaurimento di forze ed è causa di una perdita di 
tempo non lieve né conciUabile col numei'O delle materie, 
allo studio delle quali esso deve pur giornalmente accu- 
dire. Ora, quali i mezzi migliori per ovviare a siffatti 
inconvenienti ? Ad essi io ho facilmente rimediato dando 
da principio piccole composizioni per imitazione, per 
passar da queste ad altre per traccia, sino a che, avan- 



-. 452 — 

zando V allievo sia nello studio della grammatica che 
della nomenclatura, io non creda giunto il momento dì 
lanciarlo nella composizione libera, limitandomi a pro- 
porgli il tema da trattare. 

Quanto alla correzione del compito, io son d'opi- 
nione che essa debba possibilmente essere fatta in ma- 
niera, che l'errore, accennato solo con un segno con- 
venzionale, possa da chi lo commise essere studiato,, 
discusso e da esso stesso corretto. Perchè l'errore cor- 
retto dal professore vien d'ordinario riguardato dall' al- 
hevo a solo titolo di curiosità^ ciò che fa sì che la 
correzione perda la sua efficacia, né più raggiunga il 
suo scopo, quello di prevenire nuove ricadute. 

Questi i concetti i quali, secondo il mio modo di 
vedere, dovrebbero regolare nelle scuole di commer- 
cio secondarie e per buona parte anche nelle superiori 
r insegnamento delle lingue straniere, zi quale sarà tanta 
più proficuo se impartito, appena ciò sarà possibile^ 
nella lingua che si studia. 

Come poi esso debba venire ordinato sia nei ri- 
guardi della durata, che in quelli del programma che 
ne cura la ripartizione nelle varie classi, quali i libri 
di testo che megho convenga adottare, quali gli incon- 
venienti dell'ordinamento attuale e quali i mezzi per 
ovviare ad essi, son questioni che varcano i limiti di un 
tema di carattere generale. Mi asterrò quindi dallo scen- 
dere all' esame di esse. 

V. — Criteri generali che dovrebbero governare 
V insegnamento delle lingue nella Scuola superiore di 
commercio. — Venendo ora a parlare dell' indirizzo che 
a me sembrerebbe opportuno fosse dato all'insegnamento 
delle lingue nelle scuole superiori di commercio, princi- 
pierò col dire, che in dette scuole dovrebbero accettarsi 
solo quei giovani, i quali si trovassero già al possesso di 
quella coltura linguistica che si riceve nella scuola secon- 
daria. Tre già son le lingue che nel campo commerciale 



— 453 — 

debbono considerarsi come indispensabili: il francese, l'in- 
glese, il tedesco. Avendo queste un carattere universale, 
io credo che nessuna dì esse debba essere esclusa dal 
programma di una scuola di commercio di secondo 
grado. Se nel corso superiore si credesse utile aggiun- 
gere altre lingue, le quali potrebbero variare a seconda 
dei luoghi e dei commerci dei diversi paesi, per queste, 
che in tutto od in parte potranno essere facoltative, si 
comincerà nella scuola superiore l'insegnamento ab ovo^ 
informandolo a' quei concetti di estensione e di metodo 
da me innanzi accennati. 

Si osserverà da taluno: come sarà egli possibile che 
in una scuola superiore i giovani, provenienti da tanti 
e sì diversi istituti e che si suppone, perciò, abbiano 
ricevuto, sia pur soltanto nei riguardi didattici, una col- 
tara diversa, comincino sin dalla prima lezione a svol- 
gere un programma comune ? Io ho detto che nella 
scuola superiore debbano essere accettati solo quei gio- 
vani i quali in fatto di lingue si trovino già al possesso 
di una coltura, ma ciò non esclude che il professore 
nei primi mesi del primo anno scolastico rinfreschi con 
un lavoro di ricapitolazione ed integri il corredo lin- 
guistico di ciascun allievo^ predisponendo così gli ele- 
menti disparati della classe all' insegnamento superiore. 
Io convengo che ciò sia causa di una certa perdita di 
tempo, ma come ovviare altrimenti a tale inconveniente? 

VI. — Programma. Suo carattere generale e suoi 
scopi. — Veniamo ora anche qui a parlar del programma. 

Nel corso secondario, per il fatto che buona parte 
del tempo viene assorbita dallo studio teorico, non 
sarà mai possibile formulare un programma, il quale 
nei riguardi commerciali possa dirsi veramente completo. 
Ciò che non è possibile nella Scuola di secondo grado, 
sarà però attuabilissimo nella Scuola superiore, ove i gio- 
vani debbono esser già liberi dalle pastoie grammaticali. 

Quanto al carattere ed agli scopi che tal program- 
ma dovrà avere, essi saranno presso a poco i medesimi 



— 454 — 

che son propri del piccolo programma. Molto più ampi 
però, e sopratutto più specializzati saranno i confini 
delle sue parti. 

Nella Scuola superiore di commercio si dà ai gio- 
vani, che già hanno una coltura tecnica generale, non 
solo una coltura più vasta, ma con insegnamenti spe- 
ciali — Geografia economica. Pratica di Banco, Mer- 
ciologia ecc. — li si accosta alla vita pratica commerciale. 
Parallelo a tali insegnamenti dovrà quindi proceder qui 
lo studio delle lingue ; anzi, come vedremo, esso dovrà 
talora subordinarsi ai medesimi, ed in ogni caso recare 
ad essi un valido aiuto. 

Le principali materie che d' ordinario si studiano 
in una Scuola superiore di commercio, sono: 

Computisteria. 
Istituzioni di commercio. 
Diritto Commerciale. 
Storia Commerciale. 
Merciologia. 

Geografia Commerciale. 
Economia Politica. 
Calcolo Mercantile. 
Pratica Commerciale. 



Tali discipline pertanto sarà bene forniscano il ma- 
teriale per lo studio delle lingue. Il tradurre con spedi- 
tezza un trattato, il leggere ed interpretare con facilità un 
giornale commerciale o professionale, il compilare fat- 
ture, note di spedizione, lettere d'ogni genere, contratti ecc. 
senza bisogno dell'aiuto di testi e da ultimo l'imparare 
a tenere i libri di commercio in Hngua straniera : que- 
ste le mete da raggiungere qui nel campo dello scritto, 
mentre il parlare con speditezza o per lo meno con suf- 
ficiente correttezza le lingue che si studiano, tanto da 
farsi senza difficoltà intendere da chi ascolta, dovrebbe 
segnare il fine della pratica orale. 



— 455 — 

VII. — Me^zL a) Studio della nomenclaUtvn tecnica. 
b) Lettura e tradusioìie esteniporaìiea in classe di opere 
riguardanti le varie materie che s'insegnano, e) Esercisi 
di composizione sopra temi commerciali. 

a) Studio della nomenclatura tecnica. — Passiamo 
ora all'esame dei mezzi per rag<TÌungere tali risultati. 

Indispensabile si presenta anzitutto lo studio della 
nomenclatura tecnica. Coli' aiuto di buoni dizionari 
tecnici e di frasari commerciali il giovane si compilerà 
sotto la scorta del Professore delle ricche liste di termini 
e frasi riguardanti questa o quella delle suddette di- 
scipline. 

h) Lettura. — In un succedaneo esercizio di lettura 
poi, che l'insegnante avrà cura di far cadere sopra brani 
appropriati e che egli precedentemente avrà esaminato, 
la frase, studiata prima isolatamente, potrà essere os- 
servata nella sua giusta applicazione. Ed anche in tal 
lavoro, ove si dispongano le cose in modo, che l'allievo 
passi dal facile al difficile, si riuscirà, economizzandone 
le forze, ad ottenere il massimo profitto in un tempo 
relativamente ristretto. 

La lettura in classe, oltreché offrir l'occasione agii 
aUievi di esercitarsi nella pronuncia, è ricca e feconda 
di tutti quei vantaggi che son propri di un lavoro col- 
lettivo. Le cognizioni che essi hanno acquistato si in- 
tegrano qui a vicenda, le energie individuali vengono 
costantemente tenute deste dal dovere ad ogni passo 
risolvere impreviste difficoltà, mentre che l'opera del pro- 
fessore, il quale direttamente concorre alla loro soluzione, 
farà risparmiare tutto quel tempo che il giovane do- 
vrebbe spendere in ricerche nei libri, ove leggesse da se. 

e) Esercizi di composizione. — Frequenti compo- 
sizioni per iscritto, il tema delle quali sarebbe bene ve- 
nisse spesso fissato col concorso dei professori delle 
materie professionali, completeranno nella scuola supe- 
riore lo studio delle lingue straniere. 



— 456 — 

Vili. — Cr iter li generali siilV estensione e sulla ri- 
par tisione delf iìisegnamento linguistico nella Scuola 
supcriore. — Il parlare qui dell'estensione dell'insegna- 
mento linguistico per ciascuna delle materie professio- 
nali e della ripartizione del medesimo nei vari anni del 
corso superiore sarebbe cosa che varcherebbe i limiti di 
un tema di carattere generale : io quindi non farò che 
accennare i criterii. che secondo me dovrebbero seguirsi 
nel fare un tale riparto. 

L' allievo che proviene da una scuola secondaria 
di commercio, dovrebbe avere, come già dicemmo, un 
fondo di coltura linguistica nei riguardi commerciali. 
Ove si volesse ora trasportarlo con un salto brusco 
nello studio di una lingua, diverso del tutto sia per in- 
dole che per metodo da quello fatto sin qui, in uno 
studio il quale si svolgesse nel campo dell' Economia 
Politica, del Diritto Commerciale, ecc. si correrebbe ri- 
schio di stancarlo e di sciuparne le energie. Ad evitare 
un inconveniente sì fatto io opino, che il programma 
del primo anno dovrebbe venire esteso soltanto a quelle 
materie, le quah, come è per l'Aritmetica Commerciale, 
per la Computisteria ecc. col commercio hanno più 
stretta affinità. Di qui staccandoci per gradi passeremo 
ad esercitazioni nel campo di quelle altre discipline, le 
quali son nuove a chi ha svolto soltanto il programma 
di una scuola commerciale inferiore. Il luogo poi che 
in una Scuola superiore si dovrà reputare piìi adatto 
allo svolgimento dello studio delle lingue nei riguardi 
non scientifici ma, diremo, professionali, sarà il Banco 
modello. La tenuta dei vari Hbri nelle diverse Hngue 
ordinata in modo che l' allievo, applicato per un certo 
tempo in ciascuno dei differenti rami di servizio, possa, 
compiuto il turno di tutti, conoscere la terminologia 
tecnica in tal riguardo ; la corrispondenza commerciale 
e bancaria graduata anco questa in maniera che l' al- 
lievo venga esercitato sia nella parte piii facile che 
nella piìi scabrosa della letteratura commerciale ; la let- 
tura e la traduzione estemporanea di un listino di 



— 457 — 

borsa, di una circolare, di un atto giudiziario ecc. ecc., 
questo V indirizzo da seguirsi qui dallo studioso. 

Altro inconveniente da evitare nella distribuzione 
deir insegnamento delle lingue nei vari corsi si è il so- 
verchio frazionamento di esso, ciò che è sempre causa 
di dispersione di forze. Di somma utilità tornerebbe 
quindi — se non per il Banco, il quale dovrebbe avere 
un piano regolatore a se — almeno per lo studio delle 
lingue nel campo delle singole materie, la divisione del- 
l'intero corso in semestri, come è in uso nelle univer- 
sità germaniche, con programma speciale per ciascuno 
di essi. 

IX. — Corrispondema internasionale tra gli allievi 
delle varie scuole superiori di commercio dei diversi 
Stati. — Non nuova è l' idea, — ed io caldamente la rac- 
comando a chi si propone di compilare un programma 
per l'insegnamento delle lingue nelle Scuole superiori, — 
di quella corrispondenza tra allievi delle diverse na- 
zioni, che organizzata a dovere, non mancherebbe di 
dare eccellenti risultati, sia stabilendo un certo affiata- 
mento, che promuovendo una feconda emulazione fra 
chi lavora con i mezzi medesimi ad un medesimo fine. 
Già il bisogno sempre crescente di apprender le lingue 
vive ha fatto sì che qua e là sorgessero delle Società 
internazionali, collo scopo di porre in relazione persone 
dei vari paesi, bramose di esercitarsi reciprocamente a 
mezzo della corrispondenza nella lingua l'una dell'altra. 
Chi non vede che ciò potrebbe tanto meglio farsi tra 
giovani i quah, trovandosi ancora in quel periodo della 
vita che è solo occupato dalle cure dello studio, ad es- 
so possono completamente ed esclusivamente dedicare 
tutte le loro forze e tutto il loro tempo ? Ordinando 
una rete per modo che ciascuna Scuola superiore si 
trovasse collegata con altre scuole di pari grado, ap- 
partenenti a nazioni di diversa favella, si sarebbe da 
questo Iato raggiunto per intero lo scopo. 



— 458 — 

Questi, secondo me, i criterii generali che dovreb- 
bero governar lo studio delle lingue nelle Scuole com- 
merciali superiori. Se altri, di me più provetto, saprà 
concepirne di migliori od escogitare come che sia un 
sistema che risponda meglio così nei riguardi della teo- 
ria che in quelH dei pratici vantaggi, a lui resta libero 
il campo, mentre a me sarà largo compenso 1' avere 
recato alla soluzione di sì importante problema il mo- 
desto contributo dell' opera mia. 



Prof. Mario Filippetti. 



- 459 - 



13 



MEMORIA del prof. Guglielmo Weinig, diret- 
tore della Scuola cantonale di Bellinzona. 



Prima, indispensabile condizione è che V insegna- 
mento sia impartito da un buon docente, padrone della 
lingua non solo grammaticamente, ma in caso di parlarla 
speditamente e che nello stesso tempo conosca bene 
altre lingue straniere. 

Ncir insegnamento si deve aspirare a far sì che la 
lingua materna possa venir lasciata in disparte al piià 
presto possibile, introducendo fin dapprincipio l'allievo 
nella costruzione e nello spirito della lingua straniera, 
per mezzo della lingua stessa. 

Raccomandabile per la prima classe è il metodo in- 
tuitivo, seguendo il quale ogni lezione deve apportare 
un considerevole arricchimento di vocaboli, unito a con- 
tinui esercizi di conversazione. Scrupolosa ed accurata 
attenzione dev' essere consacrata alla pronuncia. E di 
pari passo cogli esercizi orah di conversazione, debbo- 
no camminare gli esercizi scritti. Il testo grammaticale 
e le traduzioni dalla lingua materna vogliono essere, 
nel primo anno, assolutamente risparmiati. 

Nel secondo anno si introduce un libro di lettura 
e si consacra una cura speciale alla grammatica, ma le 
regole grammaticali debbono venir desunte dal libro di 
lettura stesso. Questo libro deve poter prestare argo- 
mento a variati e molteplici esercizi sì orali che scritti. 
E qui pure bisogna severamente bandire l' uso della 
hngua materna. I pezzi scelti provvedono anche un buon 
materiale per compiti da eseguirsi a casa, sostituendo così 
le traduzioni dalla hngua materna nella straniera. Nella 
seconda classe si comincierà con piccoli componimenti e 
lettere famigliari, curando anche l'ortografia per mezzo 
di dettature. Raccomandabile è il racconto di aneddoti 
umoristici, che l' allievo racconta a sua volta ancora. 



— 460 — 

Nella terza classe la grammatica deve essere con- 
dotta a termine. Per dare maggior valore e scopo alla 
conversazione, altre materie d' insegnamento verranno 
impartite nella lingua straniera. Il libro di lettura deve 
procurare maggiori variazioni, osservando però che i 
pezzi scelti sieno in istretta relazione colla futura car- 
riera dell' allievo, atti a destarne l' interesse e l' imma- 
ginazione. La parte piiì importante dell' insegnamento 
delle lingue straniere, per la terza classe, è fornita dalla 
corrispondenza commerciale. Si deve però proibire l'ap- 
plicazione di manuali e di traduzioni di lettere dalla 
lingua materna nella lingua estera. Si debbono inse- 
gnare i termini commerciali, i principi delle lettere e 
le formule di chiusura, lo stile commerciale deve venir 
formato da lettere originah nell' idioma straniero. Nei 
temi delle lettere si osservi la massima fondamentale : 
« procedere dal piii facile al piìi difficile » e non comin- 
ciar mai colle lettere più complicate, come sarebbero, a 
mo' d' esempio, le circolari. 

Nelle Scuole superiori non si deve ricorrere pili a 
nessuna grammatica. L' insegnamento delle lingue stra- 
niere deve svilupparsi in modo assai variato, e maggior 
numero di materie deve esser insegnato nell' idioma stra- 
niero. Lasciamo da parte anche il libro di lettura e pren- 
diamo ad esaminare cogli allievi le nuove pubblicazioni 
nel dominio del commercio e dell' industria. Nel campo 
letterario è raccomandabile la lettura di buoni autori. 
Si facciano componimenti con soggetti d'ordine generale. 

Ma punto culminante dell' insegnamento nella scuola 
superiore sia la corrispondenza che, per quanto possi- 
bile, deve essere applicata praticamente ; con provetti 
commercianti debbono gli scolari tener scambio di let- 
tere nelle lingue straniere. 

Basandosi sulla sua pratica esperienza, il relatore, 
svilupperà ulteriormente tutti questi punti davanti al 
Congresso. 

G. Weinig 



— 461 - 

14 

MEMORIA del Prof. Cav. Enrico Tur della K 
Scuola superiore dì commercio di Venezia, 
Ufficiale d'Accademia (Francia). 



Toutes les langues, je ne veux parler que des langues 
modernes, ont Icurs beautés relatives ; toutes se distinguent 
par quelque caractère paiticulier qui se rattache à leur ri- 
chesse, à leur harmonie, à leur élégance, à la forme plus ou 
moins simple de leur construction et toutes fournissent leur con- 
tingent plus ou moins riche à la république des lettres, mal- 
heureusement trop indulgente aujourd' hui pour certains dé- 
lits contre le bon gout, quelquefois mème contre le ben sens, 
la morale et les règles, fondement de tout idiome qui doit 
servir d' interprete aux esprits supérieurs de son temps, les- 
quels veulent intéresser les siècles à venir. Toutes les langues 
ont dono droit à notre respect, et toutes mériteraient d' ètre 
étudiées, s' il était permis à 1' esprit de 1' homme d' embrasser 
de si vasles connaissances qui exigent non seulement de lon- 
gues études, mais des aptitudes particulières, don du ciel plutòt 
que fruit de pénibles labeurs. 

Cependant, par une de ces lois inhérentes à la nature 
humaine toujours portée à préférer ce qui lui appartient, ce 
qui la touche de prés, enfin ce qui, dès qu' elle eut la con- 
science de son existence, intéressa ses sens, son esprit et son 
coeur, notre langue maternelle nous semble avoir un mérite 
supérieur à celui des autres langues, de méme que notre pa- 
trie a la primanté dans nos affections, notre mère à 1' égard 
des autres mères, notre famille comparée aux autres familles. 
Mais cette préférence que le coeur, si ce n' est la raison, 
sanctionne toujours, doit-étre soumise à des restrictions dic- 
tées par 1' impartialité que chacun est en devoir d' observer 
dans le jugement qu' il porte sur le bien d' autrui, que ce soit 
sa langue, sa gioire, les actes héroi'ques de son histoire, et les 
chefs-d' oeuvre sur lesquels repose cette gioire. Cette impar- 
tialité doit nous porter à reconnaìtre, à apprécier ce qu' il y 



— 462 — 

a de beau et de grand chez les autres, tout en chér'ssant ce 
qu' il y a chez nous de moindre, d'égal ou de supérieur. Pour 
parvenir à cette région sereine où 1' on se soustrait à toute 
prévention, il est indispensable de s' enrichir de connaissances 
qui neutralisent, pour ainsi dire, l'esprit, qui étouffent l'égoisme 
et qui ouvrent sur le mérite, partout oìi il se trouve, les yeux 
du coeur et de la raison. 

Quelques grands peuples qui ont brille, ou qui brillent 
encore sur la terre, peuvent se vanter à bon droit de posseder 
une langue et une littérature aussi belles que riches par le 
grand nombre de leurs écrivains et des chefs-d' oeuvre dus 
à leur genie. Les Ttaliens, les Francais, les Anglais, les Alle- 
mands et les Espagnols, figurent au premier rang, sans parler, 
bien entendu, des Grecs et des Romains, dont 1' idiome riche 
et harmonieux, n' a plus de vie que dans leurs ouvrages im- 
mortels. Je les nomine tous avec respect, surtout les derniers 
que j'ai toujours considérés comme les sources les plus puis- 
santes, les plus vraies du beau, et je me garderai bien d'éta- 
blir ici, d' après mes propres lumières ou celles d' autrui, le 
moindre parallèle entre les richesses littéraires de ces diffé- 
rents peuples, mais, me faisant 1' écho d' une opinion generale, 
d' une opinion exempte de toute partialité systématique, je 
n' hésite pas à dire, qu' en dehors de sa valeur réelle, la lan- 
gue fran<;aise a par son utilité, le droit de priorité, consacré 
par un long usage, sur les autres langues. — Je suis loin, je 
le rèpète, de contester le mérite, 1' importance et le besoin des 
autres idiomes pour les gens d' affaires et pour les gens 
studieux. Ce droit qu'osent seuls lui disputer quelques esprits 
justement fiers de parler depuis leur naissance un langage 
dont se sont servis et se servent encore des hommes de genie 
pour éclairer le monde, la langue fran^aise le doit à la sim- 
plicité de sa construction, à ses tournures élégantes, sans 
enflure, sans affectation, se prètant à tous les genres littéraires 
depuis la conversation la plus simple jusqu' à 1' éloquence la 
plus sublime, depuis 1" explication des règles élémentaires ap- 
plìquées aux sciences positives, jusqu' a la composition des 
ouvrages les plus profonds sur les sciences abstraites. Elle 
doit aussi sa diffusion universelle, non pas, comme on 1' a dit, 



- 463 — 

à des conquétes éphémères comme celles de Louis XIV ou 
de Napolèon I^' ni meme à 1' importance de l' histoire de 
France, car si cela était, d' autres peuples auraient des droits 
à peut prés équivalents, mais elle en est redevable aux oeu- 
vres des grands écrivains dans tous les genres en prose et en 
vers, embrassant tous les arts, toutes les sciences humaines. 

Mais, en parlar t de la facilité avec laquelle la langue 
fran9aise se répand partout, je crois devoir signaler une er- 
reur dans laquelle on tombe trop souvent, relativement aux 
soins que reclame son étude et au temps qu' on doit y con- 
sacrer. Farce que cette langue est d" un usage general, parce 
<jue partout, ou à peu près partout, on 1' apprend ou on la 
parie, une opinion malheureusement répandue en Italie et ail- 
lears, et que Massimo d'Azeglio a combattu dans son livre 
« I miei ricordi » . est que 1' étude du fran^ais est facile, plus 
facile mème que celle des autres langues, et qu' il suffìt de 
quelques mois d' une application mème superficielle pour s' en 
rendre maitre et s'en servir selon ses besoins. 

La connaissance d' une langue a trois bases principales : 
la lecture qui comprend les règles d' une prononciation exacte 
et pure ; V orthographe usuelle ou étymologique et gramma- 
ticale, et la syntaxe ou construction. Sans une lecture fran- 
chement courante, sans une bonne prononciation, telle que l'a 
établie r usage le plus universel, au sein de la nation qui 
la parie, une langue manque de fondements, de gràce. d' élé- 
gance, surtout chez les étrangers, exposés par là à blesser 
r organe délicat des nationaux. Mais une mauvaise pronon- 
ciation n' a pas seulement 1" inconvénient, assez grave, du 
reste, de blesser une oreille susceptible et delicate; elle pro- 
duit aussi des équivoques bizarres autant que nuisibles au 
sens : telles seraient par exemple, la confusion de bureau avec 
bourreau, de buche?- avec boucher, de repondre avec répondre^ 
de Buffon avec botffon et cent autres qu' il serait oiseux d'é- 
numérer. — Aussi le professeur ne saurait-il trop s' appliquer 
dès le principe, à enseigner par la théorie, et bien plus par 
r exemple, une prononciation, si ce n' est d'une propriété ex- 
quise, du moins d' une exactitude assez parfaite pour ne 
pas exposer les élèves à de telles confusions, à de si piai- 



— 464 — 

santes équivoques, et les habituer à plier leur ergane aux 
nuances quelquefois imperceptibles des sons, des voyelles et 
des syllabes francaises, ainsi qu' à 1' usage des liaisons qui 
par leur fréquence ou leur rareté peuvent augmenter ou di- 
minuer la douceur et la gràce de la diction. 

L' orthographe dont le premier maitre est 1' instinct, le 
second 1' usage, le troisième la grammaire, est aussi une des 
assises de 1' édifice. Un mot mal écrit cheque la vue et dé- 
note r incurie ou 1' ignorance de 1' écrivain. Si la fante existe 
dans le corps du mot, elle prouve que le coupable est très 
peu partisan de la lecture. Si elle est dans la terminaison, elle 
mentre que le délinquant a negligé 1' étude de la grammaire. 
Or, on ne doit pas ignorer que si 1' étude de la grammaire 
est d' une grande importance pour toutes les langues, elle est 
surtout d' une importance capitale pour la langue tVancaise. 
Sans elle, en effet, on ne saurait, pour ainsi dire, prononcer 
un mot, construire une phrase sans risquer, non seulement de 
blesser 1' oreille et le sens en confondant le genre et le nombre, 
mais de s' enfoncer dans un dèdale de discordances, au mi- 
lieu desquelles 1' idée la plus belle perdrait de sa force et de 
sa clarté. Boileau dit avec raison : 



Sans la langue, en un mot, 1' auteur le plus divin, 
Est toujours. quoiqu' il fasse, un méchant écrivain. 

Et la grammaire de la langue francjaise est une des plus 
difficiles, pour ne pas dire la plus difficile, de celles qui ré- 
gissent les langues modernes. Basée sur des règles principales, 
accompagnées d' exceptions peut-étre un peu trop nombreuses, 
auxquelles font suite de fréquentes remarques, pleine d^ ano- 
malies, elle exige une étude longue, régulière, inséparable 
d' exercices grammaticaux qui, par leur multiplicité facilitent 
1' intelligence de la théorie et la fixent dans 1' esprit d' une 
manière permanente, pourvu toutefois que la lecture des bons 
auteurs classiques ou romantiques, vienne leur servir de puis- 
sant auxiliaire. Gràces à ces fréquents exercices et à ces exeni- 
ples, on parvient à se familiariser avec les difficultés de la 



- 465 - 

syntaxe, lesquelles de classant toutes avec ordre dans la mó- 
moire, s' y gravent profondément. 

C est sur les principes que nous venons d' exposer que 
nous avo!is redige le programme suivant qui nous a servi de 
guide pendant près de io ans dans notre enseignement du 
francais à 1' Ecole R Supérieure de Commerce à Venise. 

PROGRAMME 

Le programme du premier cours comprend l'étude ap- 
profondie des règles de la prononciation et de 1' orthographe, 
étude corroborée par de continuelles applications sur les mor- 
ceaux choisis des auteurs les plus fàciles. 

Dans ce cours les éléves sont constamment exercés à la 
lecture pour acquérir une bonne prononciation et pour distin- 
guer sans difficulté les différents sons. La lecture est toujours 
suivie de la traducrion littérale du morceau, car il n' y a au- 
cun enseignement profitable si 1' on n' a pas bien compris. 
Outre les règles de la prononciation et de 1' orthographe, 
r étude de la grammaire occupe une bonne partie des lecons 
hebdomadaires soit pour rafraìchir la mémoire de ceux qui 
provenant des Instituts techniques ou d' autres établissements 
d' instruction, en ont déjà une connaissance plus ou moins 
étendue, soit pour en affermir les fondeinents dans ceux qui, 
éventuellement n' en auraient qu' une connaissance limitée. 
(Voir plus bas : De quelques réformes etc). 

Le programme grammatical s' étend depuis 1' article jus- 
qu' aux parties invariables du discours. Il va sans dire que 
chaque règie, chaque exception, est accompagnée de nombreux 
exercices écrits ou oraux, qui doivent servir à bien fìxer dans 
la mémoire des élèves ce qu'ils ont appris, chose indispen- 
sable à tout enseignement bien entendu, car, comme dit le 
Poeta : 

Non fa scienza, 

Senza lo ritener, aver inteso. 

Fidèle au dicton d' Horace : 

Segni US irritant animos demissa per aures 
Quam quae sunt oculis subjecta fidelibus etc. 

9 



^ - 466 - 

nous exercons le plus souvent que possible, compatìblement 
avec r étendue de la matière et le peu temps qui lui est ré- 
servé, les jeunes intelligences à ces applications pratiques qui 
donnent un meilleur résultat que la simple et aride exposi- 
tion des théories, toujours ennuyeuse, quelquefois incompré- 
hensible, soit par la difficulté de la matière elle-méme, soit 
par le peu de clarté du texte. Outre les exercices gramma- 
ticaux qui forment, comme 1' avons dit. la partie principale 
de r instruction du P"" cours, les élèves s' appliquent aussi à 
la traduction orale ou écrite de textes faciles italiens, à des 
compositions sur des sujets familiers indiqués par le profes- 
seur, on choisis par eux, soit développés en particulier, soit 
en classe. Ajoutons a ce que nous venons de dire que les 
lecons sont tenues en- francais, que les élèves doivent aux 
examens répondre en francais aux questions qui leur sont 
adressées. et que durant 1' année scolaire et dans chaque lecon, 
les relations entre professeur et élèves sont faites en frangais, 
ce qui, à plus forte raison, est applicable aux autre? cours. 

Les élèves du 2'^ cours se perfectionnent dans la syntaxe 
et nous avons soin aussi de leur rappeler conslamment les 
régles principales de la grammaire. Les exercices correspon- 
dants sont soignensement revus et corrigés, de mème que les 
compositions de tout genre. Outre cela, une fois par semaine, 
ce cours, ainsi que les suivants, a une heure de conversation 
sur un sujet fixé à 1' avance, ou sur ce qui peut, d' aventure, 
se préter à fournir la matière d' un entretien agréable et ins- 
tructif. Une étude diligente de la phraséologie sert de com- 
jjlèment au programme. 

Dans le 3. cours. les connaissances de la grammaire et 
de la syntaxe étant solidement établies, et le besoin n'existant 
plus de recourir trop fréquemment aux régles, les élèves ont 
un enseignement plus pratique. Ils traitent des sujets historiques, 
traduisent en fran9ais des passages de nos meilleurs écrivains, 
ou en italien des passages des meilleurs écrivains francais; 
écrivent des lettres commerciales de tout genre, compositions 
qui sont toujours bien et dùment corrigeés par le professeur, 
Dans le 3. cours on commence aussi 1' étude de quelques 
auteurs classiques francais ainsi que la biographie de ces auteurs, 



- 4G7 — 

•ce qui doit ètre comme une préparation à l'enseignement de 
la littérature francaise dans les deux derniers cours. De fré- 
quents exercices sur les gallicismes, sur les italianismes, sur 
les tournures spéciales de la langue, et de fréquentes conversa- 
tions, mettent 1' élève en état de se rendre familières toutes les 
particularités qui donnent a la langue son caractére individue!. 

Ouant à 1' enseignement du 4. et du 5. cours qui mar- 
chent parallèlement pour ce qui concerne 1' étude du francais, 
et je crois aussi des autres langues, il nous reste peu à ajou- 
ter a ce que nous avons exposé jusqu' ici. Outre de fréquen- 
tes conipositions sur tous les sujets, les élèves sont appelés, par 
intervalles, à tenir des conférences, ou à faire une le^on sur 
un sujet choisi par eux, ou indiqué à 1' avance par le profes- 
seur (Esercizi didattici). La lecture et 1' analyse des meilleurs 
auteurs ne sont pas négligées ainsi que 1' histoire littéraire 
depuis l'origine de la langue aux temps modernes, de mème 
que les exercices de conversation. 

Voilà en peu de mots quel est le programme de l'ensei- 
gnement de la langue francaise à 1' Ecole R. Sup. de Com- 
merce. Peut-étre y aura-t-il quelque lacune, quelque imper- 
fection ; efrare lucmanum est, mais nous croyons qu' il n' y 
a aucun programme, si incomplet, si imparfait qu' il soit, qui 
ne puisse donner de bons résultats, gràce à la diligence du 
professeur et à 1' application et à la bonne volonté des élèves. 

De qìtelqiies rcformes a apporter à V eìiseignement de la laiigne 
fì'ancaise. 

Mais, pour que le programme ci-dessus obtienne un meil- 
leur resultai, il serait absolument nécessaire, (et nous ne sau- 
rìons trop insister sur ce point) que l'étude des langues (je 
parie principalement de la langue francaise) fùt totalement 
séparé des autres études. Nous avons deux catégories d'éléves: 
les uns entrent à 1' école après un examen d' admission et ce 
sont généralement ceux qui connaissent le moins le francais : 
les autres sont admis sans examen, tels que ceux qui ont 
obtenu la licence d' un Institut technique ou d' un lycée — ces 
derniers-ci sont dans la plupart des cas un bon élément, gràce 



— 468 - 

à r instruction classique qu' ils ont re9ue et, par conséquent., 
à la culture generale, qui fait trop souvent défaut aux autres. 
Eh bien ! ces deux catégories d' élèves, d' un degré si différent 
de connaissance en fait de langue francaise, sont tous admis- 
au méme cours, au mème niveau, de sorte que 1' ignorant se 
trouve au méme rang du plus instruit. Cela constitue embar- 
ras pour le profes'seur, car comment doit-il s' y prendre pour 
ne pas negliger les plus avancés et pour s' occuper des plus 
arriérés ? Si 1' enseignement des langues était séparé, cela 
n' arriverait pas. L' élève, par exemple, qui serait reconnu ca- 
pable, d'après examen, de fréquenter les cours plus avancés, y 
serait admis et pourrait ainsi se perfectionner, sans revenir 
inutilement sur ce qu' il a appris dans les années précédant son 
admission à 1' Ecole. Voiià, certes, un grand inconvénient, au- 
quel à notre avis il est indispensable d' apporter reméde si 
r on veut que 1' étude dès langues étrangères produise un bon 
fruit. 

Un autre inconvénient d' une égale importance se vérifie 
dans la division par sections. Les sections destinées à fournir 
le contingent aux examens de diplome (esame di abilitazione al- 
l' insegnamer^to) ont les lecons de francais en commun avec 
les autres sections. Ainsi les élèves appartenant à la section 
commerciale, pour lesquels la connaissance profonde des règles- 
n' est pas d' une nécessité absolue, ont le méme enseignement 
que ceux qui se destinent aux langues, pour lesquels, .par con- 
tre, la connaissance technique profonde et exacte des régles 
de la grammaire et de la syntaxe est absolument indispensable. 
Ainsi, dans le 4*^ e 5* cours, où toutes les sections sont de 
mème réunies, tous les élèves, nul excepté, sont obligés d' as- 
sister aux le9ons de littérature qui sont d' une incontestable 
importance pour ceux qui devriendront un jour professeurs, et 
qui n' ont qu' une mediocre valeur pour les autres. Il est vrai 
cependant, que de telles notions ne sont par tout à fait inutiles 
mème pour les autres sections : elles seront au moins pour elles 
un ornement, mais il fandrait òter pour ces section 1' obligatioa 
d' y assister. 

Une autre chose qui s' oppose aussi à l' acquisition de 
bon résultats dans 1' enseignement des langues, e' est malheu- 



4(59 



Teusement le peu de temps qui leur est destine. Que pent-on 
faire, en efifct, avec irois heures par semaine pour chaque 
•cours? A quoi se réduit l'enseignement, surtout en tenant compte 
des nombreuses vacances accordées par 1' usage ? La réponse 
n' est pas douteuse. Il faudrait donc assigner aux langues un 
temps plus long, plus propre par conséquent au développement 
complet du programme. 

Telles sont les réformes que nous voudrions voir appor- 
ter à r enseignement de la Lingue fran^aise et nous osons nous 
tìlatter qu' elles seraient approuvées de nos honorables collégues, 
le Prof, d' anglais et le Prof, d' allemand. Mais, en concluant, 
toutes ces réformes, ces changements, qui sont nos desiderata 
et dans l' efticacité desquels nous avons une foi inébranlable, 
n" aboutirout à rien si les élèves, de leur coté ne s' habitueront 
pas à considérer 1' étude des langues, comme une étude d'une 
importance absolue. Ou a beau ètre profond en comptabilité, 
en droit, en economie politique, etc ; si 1' on n' a pas une 
connaissance assez étendue d' une ou de deux langues étran- 
gères, on s' expose à obtenir difificilement un emploi lucratif, 
■et laissant de coté la question de 1' avantage matèrici, à faire 
une triste figure dans la societé moderne où 1' usage des lan- 
gues étrangères, s' impose rigoureusement. Rieu ne se fera en 
outre, si M.'"^ les éléves ne voudront pas se persuader que les lan- 
gues ne s'apprennent pas avec deux ou trois lecons par semaine: 
que la lecon n' est qu' un guide, qu' une trace, pour acquérir 
la connaissance étendue d" une langue ; qu' elle ne suffit pas. 
Il faut qu' ils se persuadent sérieusement que ce n' est que 
par la lecture frequente et surtout par la conservation avec 
les étrangers instruits, qn' ils parviendront à parler correcte- 
ment et à comprendre sur le champ une langue étrangère, 
quelle qu'en soit la difficulté. 

D' aprés tout ce que nous venons de dire, quelqu' un peut 
nous demander : Donc tout ce que vous avec fait jusqu' ici 
a été mal fait ? Nous répondons négativement et les preuves 
sont là pour donner un dementi à cette opinion. Bon nombre 
de jeunes gens, sortis de notre école, se sont fait honneur, 
soit en société, soit dans les emplois qu' ils ont occupés dans 
ie commerce ou dans 1' enseignement, et sous ce point nous 



47(t 



n' avont pas, Dieu merci, à nous plaindre de notre travaiT. 
Mais rien n' empéche 1' homme de perfectionner son ouvrage,. 
de chercher le mieux, ce que nous espérons obtenir en pro- 
posant des reformes que nous ne croyons pas tout à fait dé- 
pourvues d' utilité. Ce n' est pas ici le cas de dire : Le mieux: 
est r ennemi du bien. 



Enr. Tur 



— 471 — 

15 



MEMORIA del prof. Gilberto Bloch di Bienne 

(Svizzera). 



L' ètiide des langues étrangères a acqiiis de nos jours 
une grande importance. Il existe des intérèts communs 
entre les nations dii globe malgrè toutes les hostilités. Poiir 
entretenir des relations suivies avec 1' ètrangei', il faut 
pouvoir lui parler dans son propre idiome. Si V ètude 
approfondie de la languc maternelle doit fouriiir au com- 
mer(;ant les connaissances variées dont il a besoin, la langue 
étrangère le mettra en rapport avec ses clients. L' ètude 
des langues ètrangères est d'une très-haute importance, car 
la concurrence dans le commerce est devenue tellement 
intense que mème le plus habile des commeryaiits doit 
travailler de toutes ses forces pour ne pas succoniber dans 
la lutte. 

Les Ecoles de commerce ont été fondées justement dans 
le but de Iburnir aux jeunes gens qui se destinent à la 
carrière commerciale un ensemble de connaissances suffi- 
santes et utiles pour leur vocation. Farmi les différentes 
branches du programme general, l' enseignement des langues 
ètrangères a toujours occupè une botine place et depuis la 
fondation des Ecoles de commerce, la question de 1' orga- 
nisation do cet enseignement est à l'ordre du jour, et il ne 
faut pas s' en ètonner. Mème les ecoles qui existent depuis 
une centaine d' années, tàtonnent encore aujourd'hui dans 
cette question importante de 1' enseignement des langues. 

Gràce à V intèrèt que le gouvernement federai prète à 
r enseignement commercial, ce dernier est bien dèveloppé en 
Suisse, où r on compte 14 ecoles de commerce secondaires 
et supérieures, à còte de nombreuses ecoles professionnelles 
dirigèes par les sociétès de jeunes commergants. Je me bor- 
nerai dans ce j:)etit rapport à ce champ restreint ; mais ce 
qui se dit de n' importe quel pays, est applicable à toutes 



— 472 — 

les institutions semblables de l'étranger, vu le.s intòrèts com- 
rauns des Ecoles de commerce. 

Quel est le but d'une Ecole de commerce ? 

En Suisse cette question a èté doublement rèsolue. Les 
uns pcii-lent en faveur des connaissances gènéi-ales, les autres 
en faveui' des connaissances purement pratiques. L' Ecole de 
commerce de Winterthour cherche à préparer les jeunes 
gens à la carrière commerciale en leur donnant une in- 
struction generale solide qui leur sera utile dans n' importe 
quelle situation de leur vie ; elle cherche à dèvelopper le 
sentiment de l' ordre et de l' exactitude en habituant les 
élèves à un travail sèrieux. L' Ecole de commerce de La 
Chaux-de-fonds s'attache à donner à ses élèves « une forte 
instruction speciale, basée sur une instruction generale 
solide ». 

Yoilà donc deux opinions bien distinctes sur le but de 
nos Ecoles de commerce. Cette divergence d'opinions existera 
ancore longtemps, vu que les intérèts des différentes loca- 
lités qui ont fonde des Ecoles de commerce, ne sont pas les 
mèmes. Il faut observer cependant que toutes les Ecoles 
sont d' accord, pour dire que le commergant actuellement a 
besoin d'une forte dose de connaissances génórales, s'il veut 
lutter avec succès contro la concurrence toujours croissante. 

Farmi les branches d' enseiguement dans les Ecoles de 
commerce, il en est une, sur la valeur de laquelle il n'y a 
aucun doute, et qui par conséquent figure en première ligne 
dans tous les programmes : C est t' enseignement des lan- 
gues étrangères : le frangais^ V allemancl, V anglais^ V iia- 
lien, Vespagnol, le portugais, le russe^ le hollandais. 

Que le jeune commercant entre au service d'une maison 
de commerce de son propre pavs ou de 1' étranger, on lui 
domanderà la connaissance de deux langues; s'il en connaìt 
une troisième, il aura la préférence sur le candidat qui n'en 
connait que deux. Les nombreux programmes des Ecoles 
de commerce européennes qui étaient à ma dispositiou, assi- 
gnent a 1' étude des langues étrangères un nombre plus ou 
moins ffrand d' heures hebdomadaires. Je dois dire dès le 



473 



débiit, qiie cette partie de mon rapport a eri vue les Ecoles 
de commerce secondaires. 

En general ces Ecoles ont des cours de trois ans; l'élève, 
à soii adraission, possedè l'àge de 14 ou de 15 ans, il a 
déjà frequente les ecoles primaires ou secondaires, il est 
libere des ecoles obligatoires. C'est sur cette base que les 
Ecoles des commerce doivent se fonder, sans quoi il serait 
impossible de demander que l'élève parlàt et écrivìt à sa sortie 
les langues étrangères. Les connaissances dans la langue 
maternelle doivent lui aider à s'appropriar plus facilement 
les particularités des langues étrangères. 

Parler et écrire correctement la langue étrangère, voilà 
le but que les Ecoles de commerce cherchent à atteindre. 

Cela est-il possible ? 

La réponse est affirmative. 

De quelle fagon peut-on y arriver ? 

Voilà ce que nous avons à exarainer. 

D'abord il faut demander des cours de trois ans vu que 
toutes les langues, aussi biea les langues romanes que les 
langues germaniques, présentent des difficultés plus ou moins 
grandes. Exiger que les élèves connaissent ces langues, 
comrae s'ils les avaient ètudiées à l'étranger, est cliose im- 
possible ; mais ils doivent comprendre une conversation quel- 
conque, ils doivent lire et répondre couramment et savoir 
correspondre sans fante sur dessujets commerciaux. Ce ré- 
sultat a èté obtenu en Suisse pour l'allemand, le frangais, 
l'italien et 1' anglais, avec la plupart des élèves sortant du 
3me cours dcs Ecoles de commerce. Il va sans dire qu'un 
élève qui sait ces langues et qui a travaillé sérieusement dans 
les autres branches d'enseignement, sera pour son chef un 
apprenti beaucoup plus précieux qu'un jeune homme de 14 
ou 15 ans qui sort de l'Ecole obligatoire. Pour cette raison 
certains chefs de maisons commerciales, abrègent l'apprentis- 
sage pour les élèves des écoles de commerce. 

Le nombre d'heures tiebdomadaires pour une langue 
étrangère étant de 4 à 5 suivant les difficultés qu'elle pré- 
sente, le nombre des élèves doit ètre restreint et ne pas 
dépasser 25. 



— 474 — 

Quelle doit ètre la répartition des niatières à enseigner 
dans les langues étrangères ? 

La question de la grammaire a souvent èie ti-aitée; 
mais le rèsultat de toutes les discussions a toujoufs èté le 
mème. L'ètude de la grammaire est indispensable. Toutes 
les methodes pédagogiques qui la négligeraient ou qui ten- 
draient à la negliger, feraient fausse route, car la connais- 
sance de la composition d' une langue est une condition sine 
qua non pour la comprèhension de ses difficultès. Mais il ne 
faut pas enseigner les règles grammaticales sous une forme 
pedante, on doit les déduire de la langue elle-mème, et une 
fois fìxées, les appliquer dans des exercices nombreux. De 
Ielle fagon elles ne sont pas apprises directement, mais par 
l'usage, et elles restent gravées dans la mèmoire des élèves. 
Quoique ces derniers possèdent en entrant à l'Ecole de com- 
merce des connaissances plus ou moins grandes de la langue 
étrangère, l'enseignement doit commencer par les premiers 
principes. Si dans la prèmièy^e annèe la grammaire joue 
nécessairement le premier ròle, il ne faut pas negliger les 
exercices de conversation sur des sujets choisis parmi tout 
ce qui interesse les éièves, depuis la salle d'études jusqu' 
aux petits évènements du jour. Tous ces exercices, ècrits ou 
oraux, plaisent à l' élève, parce qu'ils rentrent dans la 
sphère de ses connaissances. 

La seconde année doit consacrer plus de temps à la 
lecture et à la conversation, tout en rèpétant la grammaire. 
Les textes seront de difficulté moyenne et le genre narratif 
se prète le plus facilement à une revue des règles gram- 
maticales. Les mots inconnus doivent ètre appris par coeur, 
la préparation doit ètre soignée et il faut touiours insister 
sur une bonne prononciation. Pour les travaux ècrits, les nar- 
rations se prétent le mieux à la préparation du style epi- 
stola] re. 

Après avoir preparò l'élève sérieusement pendant deux 
ans, les cours de la troisième année sont ceux où les con- 
naissances acquises doivent ètre mises en pratique. C'est alors 
que r enseignement commence à se débarasser de ses liens 
d'école et où il faut attacher plus d'importance a l'ensei- 



— 475 — 

gnement do la langue ècrite, à la conìposition et à la cop- 
respondance commerciale, pouf que l'èlève sortant de l'école 
et enti-aiit dans une maison de commerce, puisse se charger 
de la correspondauce étrangère. Il faut arriver à ce que les 
élèvos sacheiìt rediger sans peine et correct'^ment des let- 
tres SUI' tons les sujets de la correspondance commerciale. 
La pratique uous dèmontre qu'il est possible d'atteindre ce 
bui. Quant aux exercices oraux, les élèves sont tenus à faire 
des exposés dont ils chosissent les sujets eux-mèmes pour cora- 
mencer. Toute la classe est appelée à aider le professeur dans 
sa critique et les èlèves, pour la plupart timides poui- ces 
exercices, fìnissent cependant par les aimer. Il y a des Ecoles 
de commerce où, par cette manière de proccdor, on est arrivé 
à. d'excellents résultats. C'est dans cette classe qu'un apergu 
de l'histoire de la formation et de la littèrature de la langue 
étrangère peut ètre donne aux élèves. 

Pour arriver à ce resultai, le professeur doit ètre à la 
hauteur de sa tàche. Il doit savoir à fond la langue étran- 
gère qu'il enseigne, son histoire, sa grammaire, son style, sa 
littèrature et en mème temps Fon doit demander qu'il ait 
fait un séjour assez long dans le pays ètranger, pour qu'il 
puisse converser dans cette langue comme si elle ètait sa 
langue maternelle. Il doit avoir fait ses études dans une 
ècole supérieure, ètre pèdagogue, et il faut qu'il se mette en 
relation avec les commergants avec lesquels il traitera les 
questions touchant les intérèts de l'Ecole. 

La question de savoir si pour 1' enseignement de la 
langue étrangère un professeur de ce pays est mieux qualifié 
qu'un professeur ètranger, n'est pas à traiter ici; du reste 
elle n'est pas prète à ètre discutée mùrement, les expè- 
riences n'ètant pas encore suffisantos. En Suisse, l'Etat donne 
des bourses à de bons èlèves des Ecoles de commerce qui se 
voueront à l' enseignement, pour qu'il puissent faire leurs 
études à d'^s Ecoles de commerce suisses ou ètrangères et 
entrer pour un certain temps dans de grandps maisons de 
commerce ou de baiique. Ils ont donc l'occasion de se per- 
fectionner dans la pratique commerciale et dans les langues. 



— 476 — 

Ces futurs professeurs seront d' excellents maìires pour nos 
Ecoles de commerce, s'ils ont le don de la pédagogie. 

Une question de la plus haute importance est celle des 
manìiels. Notre epoque voit pai-aìtre presque tous les jours 
de nouvelles grammaires, de nouveaux livres de lecture etc. 
Chaque auteur croit avoli* trouvé la meilleure mèthode et il 
existe des guides qui nous donnent la nomenclature de tous 
les manuels en iisage dans les Ecoles de commerce de pre- 
sque tous les pays de l'Europe. Ces publications nous sont 
d'autant plus utiles qu'elles nous démontrent que sur ce 
terrain une unification est bieu désirable. Une grammaire 
frangaise p. ex. qui répondrait aux exigences de nos Ecoles 
de commerce n' existe pas encore. Le mème cas se présente 
pour les grammaires alleraandes, italiennes etc. Les excel- 
lents livres de ce genre sont plutòt écrits pour les ecoles 
obligatoires de tout degré, dont le but diffère de beaucoup 
de celui des Ecoles de commerce. Il en est de mème des 
livres de lecture; ils n'offrent pas l'intérèt nécessaire aux 
élèves, parce que les nombreux chapitres se rapportant au 
commerce manquent. Dans les Ecoles de commerce de l'Al- 
lemagne et de l'Autriche p. ex. l'on se sert de grammaires 
frangaises qui ont un caractère tout à fait special. Elle ont 
le grand défaut de ne traiter pour la plupart que la langue 
commerciale, en négligeant la langue courante. Cette der- 
nière cependant est la plus importante pour le commergant; 
c'est la langue de l'homme lettre, la langue de la conver- 
sation, la langue generale et la base de la langue com- 
merciale. 

Parrai les grammaires il y en a qui sont trop com- 
plètes, qui ne négligent aucune règie, aucune exception, 
parce qu'elles sont en usage dans des ecoles où les cours 
grammaticaux durent de 5 à 6 ans. Elles sont en 2 ou H 
volumes avec un résumé, et ne peuvent ètre recommandées 
pour les Ecoles de commerce où l'on doit arriver en pen 
de temps à des résultats pratiques. Une grammaire écrite 
pour des enfants, ne convient pas non plus à nos élèves. 

Les manuels de langue étrangère pour les Ecoles de 
commerce doivent avoir un caractère special, corame ceux 



— 477 

des lycèes etc. lls ont un doublé but: 1' introduction de 
r èlève dans 1' usage de la laiigue sociale, aussi bien quo 
dans la langue commerciale. lls doivent ètra rédigès de fagon 
à pouvoir servir à cet eifec. Les intéréts du commerce soiit 
universels, la graminaire modèle pourrait donc servir à toiis 
les pays ; elle aurait un cachet special pour chaque pays 
suivant ses besoins, mais la mèthode et le but de l'enseigne- 
ment resteraient les mèmes. 

La création d' un manuel modèle pour toute langue 
étrangère ne serait pas chose impossible. Il serait à sou- 
haiter que les professeurs d' un pays se rèunissent pour 
trouver les moyens de créer un manuel d'une langue étran- 
gère et que les collègues d'un autre en fìssent autant pour 
une seconde et troisième, et ainsi de suite. Ce modèle trouvè^ 
le reste irait tout seul, car un bon accord a toujours régno 
parmi ceux qui sont appelés à cette noble tàche: l'éducation 
ile la jeunesse. 

En Suisse cette question a été soulevée il y a bientòt 
deux ans. Une commission a été chargée de faire un rap- 
port sur la valeur des manuels en usage dans les sections 
de la Societé suisse des jeunes commergants, et le résultat 
de ces recherclies très intéressantes a été la nécessité de la 
création d'un manuel modèle. Sur 35 manuels de langue 
frangaise il n'y en avait que 6 qui pussent ótre recommaii- 
dés sans réserve. Parmi ces derniers, pas un mème ne ré- 
pondait aux exigences des écoles professionelles. Le travail 
de la commission, composée d' hommes très compétents, nous 
dómontre donc quo pour les manuels importants de langue 
frangaise, nous ne sommes pas suffisamment pourvus, en Suisse^ 
comme on le croit généralement. Dans les autres pays il en 
est de mème. Le nombre des élèves qui souffrent de cet état 
de choses est grand. Un bon manuel serait un terrain com- 
raun sur iequel les différentes parties de l' enseignement, 
grammaire, lecture, conversation, correspondance, pourraient 
ètre développées d' une manière excessivement feconde. 

Les traits principaux d' après lesquels ce manuel de- 
vrait ètre redige, auraiont pour base ce qui suit : 

Le manuel commencerait par les principes élémentaires, 



— 478 — 

comme nous l'avons déjà dit. Le coté pratique serait prédo- 
rninant; les exceptions et les expressions propres à la langue 
se trouveraient dans le livre de lecture ; la mèthode serait 
naturelle et inductive; la conversation ordinaire devrait 
passer en première ligne ; la langue commerciale serait in- 
troduite, mais seulement d'une manière generale. 

Le livre de lecture n' offrirait pas aux élèves des sujets 
littèraires proprement dits, il devrait montrer les conditions 
gèographiques et sociale^ ; les matières seraient aussi prises 
en partie daas la vie commerciale ; la correspondance oora- 
merciale en serait exclue; le style epistolaire couraiit y 
trouverait sa place ; la biographie d' hommes cèlèbres iiité- 
resserait les élèves ; quelques belles poèsies classiques ren- 
treraient dans le cadre de l'ouvrage. 

Quant aux manuels de correspondance commerciale, il 
en existe d'assez bons daos les diffèrentes langues et quoique les 
iettres commerciales otfrent un nombre infini de sujets varié^, 
les principaux types de Iettres suffisent en general. Il faut 
cependant ajouter que le sf.yle epistolaire commercial no 
pourra ètre appris à fond que dans la pratique. 

Eiicore quelques mots sur 1' enseigneraent des langues 
étrangères dans les Ecoles de commerce supérìeures. 

Il est assez difficile quelquefois de trouver le point de dé- 
marcation entre les Ecoles de commerce secondaires et supérìeu- 
res, car sous ce rapport il y a des ecoles plus ou moins modestes 
dans ie choix de leur nom. Les Ecoles de commerce supé- 
rieures cherchent à procurer aux élèves des connaissances 
■approfondies de tout ce qui concerne la science commer- 
ciale. Quant aux langues étrangères tous les exercices, 
oraux ou écrits, sont à amplifier; corame nouvelle branche 
d' étude il faudrait ajouter la liltèrature dans ses traits prin- 
cipaux, depuis son origine jusqu' à nos jours. Il ne s'agirait 
pas ici d'une histoire de la littérature détaillée, d' une no- 
menclature monotone de poètes et écrivains, mais de la 
lecture des meilleurs morceaux de littérature^ de l'étude des 
idées à travers les siècles. Les erreurs de tonte une epoque 
serviront à elargir l'horizon du jeune homme. L' histoire de 
la formatiou de la langue, dont les élémeiits sont enseigiiés 



— 479 — 

<kns le degvè infèrieur, trouvera un excellent accueil dans le 
(legrè supèrieur, accueil d'autant meilleur, qua V étude de la 
formation d'une langue est 1' histoire du dèvelopperaent de 
V esprit hurnain, de la civilisation, que les futurs commer- 
■gants sont appelès à propager dans le monde entier. Il est 
clair que pour les Ecoles de commerce supérieures, l'ensei- 
^mement des langues étrangères ne peut ètre règie dans 
toutes ses parties; le professeur verrà bien ce qui est néces- 
saire d'ètre rèpètè, quels auteurs il faudra lire, quels articles 
<ie journaux ou de revues, quelles descriptions de voyage etc. 
intéresseront l'élève et contribueront à augmenter ses con- 
naissances gènérales et spèciales. 

De cette fagon, je crois que le but que les Ecoles de 
•commerce doiveiit atteindre dans l'enseignement des langues 
étrangères, est chose possible et rèalisable. Ce but doit ètre 
poursuivi, il n' y a pas de temps à perJre. Les Ecoles de 
commerce ont pris un grand développement ; il faut y tra- 
vailler. Mais comme tout travati intellectuel demande un 
terrain solide, il faut aussi que la qualité des èlèves soit 
bonne. Nous devons proclamer hautement que le commerce 
de nos jours demande des hommes et pas des non valeurs, 
conséquemment les Ecoles de commerce doivent rèclamer de 
bons élèves. 

Pour finir, je me résumé en ces quelques conci usions . 

1) L' enseignement d' une langue étrangère peut ètre achevé 

dans les Ecoles de commerce second aires en trois ans 
avec 4 on 5 legons hebdomadaires et un nombre re- 
• streint d' élèves. 

2) Dans la I année T on doit se baser sur la grammaire, 

dans la II sur la lecture, dans la III sur la composition 
et la correspondance. La plus grande attenlion doit 
ètre portée sur la conversation et la bornie pronon- 
ciatìon. 

3) La méthode doit ètre rationnelle ; pour une partie des 

règles, la méthode inductive est à sa place. 

4) Le professeur aura fait des études sérieuses ; il connaitra 

la langue étrangère comme sa lanj^ue maternelle. 



- 480 - 

5) Les manuels de langoes ètrangères doivent ètre unifìés, 

tout en respectant les besoins nationaux ou règionaux. 

6) L'enseignement des langues étrangères dans les Ecoles 

de commerce supèrieures, ne peut ètre dètaillè. L' étude 
de la littérature entre dans le programme des études. 



Prof. Gilbert Bloch 



— 481 — 



16 



NOTE di Carlo Corty, presidente della Ca- 
mera di Commercio di Anversa. 



Sur r organisation (le 1' enseignement des langues ètran- 
gères dans les écoles secondaires et supérieures, il y a lieu 
de remarquer: 

1° La différence notable existant entre les deux en- 
seigiiements. 

2° Que dans 1' enseignement secondaire (ou moyen) 
les èlèves devraient acquèinr la connaissance complète des 
langues les plus usuelles, dont par suite il n'y aui-a qu'à 
conserver le maniement. 

3° Que les autres langues devront ètre enseignées in- 
tégralement dans l'enseignement supérieur. 

Come consèquence, les premières pourront ètre immé- 
diatement l'objet d'emploi courant et pratique, ce qui pour 
les dernières ne pourra avoir lieu que plus tard et à un 
degré nècessairement moins dèveloppé. 

S' il ètait possible, les premières pourraient ètre intro- 
duites comme vèkicules de certains cours, ce qui assurèraent 
familiariserait considèrablement avec leur emploi. 

En mème temps, et surtout dans le cas où ce deside- 
ratum ne serait pas applicable, il tombe sous le sens que 
la correspondance devrait ètre répartie entre les diverses 
langues suffisamment connues, ce qui se ferait naturellement 
par la pratique commerciale (bureau). 



Ch. Corty 



10 



— 483 — 

17 



MEMORIA di Pietro Casale, professore sup- 
plente nella R. Scuola di Commercio in 
Venezda. 



As to the second question to be discusseci in the next . 
Commercial Congress, I purpose to answer with remarks 
suggested to me by the practice I acquired in teaching Foreign 
languages. 

It is well knovvn, what different opinions scholars and 
cultivatjd men in general bave about the teaching of dead 
languages in Classical schools, but the question, though very 
old, is far from being settled. 

Yet thj question on the best teaching of Modem lan- 
guages is quite a recent one, though everybody acknowledges 
that they are becoming a necessity of modem life. 

I think that the privilege of the latter, in being living 
languages, is a great help in tracing the true route to be 
follo wed in their acquirement. 

Since they are living, why should we not attempi to grasp 
the life of them, adopting a quite difìf^jrent system from that 
^ve are forced to in the study of the dead ones ? 

Given the necessary importance to, I should say, the 
■scientific part, I think no trouble should be spared in the 
practicaì study of them. 

This seems to me a good way to acquire some knowledge 
■of modem languages, but it cannot be the only one, for lan- 
guages will never be thoroughly learnt at school. 

Authors of Grammars of modem languages seem to 
prefer practice first, presenting the most difficult rules of 
Grammar little by little, furnishing at the sanie time suitable 
exercises. 

The success, which these books bave obtained, adds force 
to my opinion that a praticai system will be the best one. 

Yet I am not of opinion that modem languages, say 



— 484 — 

French, German and English, are to be studied ali in the 
same manner. 

Each one of them has its own peculiari ties. its own 
difficulties, that are to be overcome difFerently, though the study 
of ali of them must be practical- 

I leave the consideration on the best arrangement to be 
given to the study of the two formar to my worthy colleagues, 
and stop to consider the study of the English language as 
followed in our Commercial schools. 

Considering the facility with which the English Grammai 
can be learnt, and keeping in mind the practical direction 
that Commercial schools in general ought to have, I am 
tempted to think that I she.ll never insist too much on the 
principle ot teaching English practically. 

The greatest dififìculty to overcome for the Italiana is the 
pronunciation. Some Grammarians have tried to teach us- 
how to get over it, by an ampie series of rules and exceptions, 
but my own experience and that which I have had the oppor- 
tunity to make on my pupils, compel me to think their efifort 
as quite useless and to have recourse, almost entirely, to 
practice. 

Were it possible to know the right English pronunciation 
by means of a systematic study, English dictionaries would 
not register the pronunciation of every word by means of 
special signs, corresponding to a key placed at the bottom of 
every page. 

The truth is that English pronunciation is a fluctuating 
ground, subject to dififerences in opinion and fashion. 

But let US consider the teaching of English in our 
« Technical Institutes » for secondary Education. 

It is taught conjointly to Pupils belonging to the Com- 
mercial and the Mathematica! Sections in the second, third 
and fourth classes. three hours weekly in the second. and five 
each in the third and fourth classes. Why not begin the 
teaching in the first class also ? 

Practice being the first necessity in learning English, the 
earlier pupils begin, the better it will be. 

To learn languages is an easy matter for children, but it 



— 485 — 

becomes hard work for grown people, whose power to seize 
.Tiew sounds and utter them, is no longer so ready. 

Again, it would be desirable that to the two Sections 
•of Education might be assigned different hours, in order 
that the teaching might be made more appropriate to the 
•different sections. 

Commercial Correspondence is of very little use to pu- 
pils intended for mathematics, as likewise scientific books are 
of no immediate use to pupils intended for Commerce. 

As long as things remain unchanged, the study of 
English in « Technical Institutes » will bave to keep a gene- 
ral character. 

Teachers will try that their students get into the spirit 
of the language, so that it may be useful to them in their 
future callings, 

Translations from one language into another, dictations, 
•compositions, readings of various authors and conversations 
will be very beneficiai exercises. 

Many are the modifications 1 would propose in teaching 
English in the upper schools of Commerce, especially in the 
school of Venice. 

Some students enter the first class knowing the language 
pretty well, others bave some knowledge of it, others are quite 
«ew to it. It is very easy to imagine what the result will be. 

Repetition will be a great nuisance for some, who will 
•consider it a loss of time. 

Why should not ali students on entering the school of 
Venice, bave some knowledge of English as they are obliged 
to have of French ì Is not English as important as French 
for students who want to acquire a high Commercial Edu- 
•cation ? 

Is it not too late to begin it in that school ? 

The first class is common to ali Sections, pupils having to 
-choose a special section on entering the second class. 

A special section, I want particularly to speak of, is 
for students who intend to become future teachers of Modem 
languages. 

Experience proves that the most incapable students of the 



— 486 — 

school, generally select this one, after having been unsucccssful 
in the other sections. 

What is the reason of this ? Is it their fault or the fault 
in the arrangement of this particular section? 

I am inclined to think that the fault is in the arrange- 
ment of the section, which seems to me wholly out of place 
in a Commercial school. 

Are students likely to study modem languages better in 
other schools ? Perhaps not, but I am convinced that the non- 
existence of this section would be a good thing. 

A Commercial school cannot be expected to produce good 
teachers of modem languages, without changing its character. 

At the end of the first year students bave to choose a 
section and, as I said above referring to Languages, they 
may follow the Commercial Course, the Book-keeping or the 
so called «Corso Magistrale» (Politicai Economy and Law) 
or be prepared for the Consular and Diplomatic service ; but 
no separation however is made between them, in the study of 
languages. 

The best way would be for the Commercial section^ to 
enjoy a special and separate course of study. The English, 
more perhaps than other nations, bave adopted a peculiar 
phraseology in their Commercial correspondence, the knowledge 
of which requires a particular study. 

Moreover two hours weekly are far too little for the 
study of this language. 

The class being numerous, only a very few minutes can 
be dedicated to each student and as practice is the most 
important matter, very little profit can they get in so short 
a time. 

Three hours teaching at the least, ought to be assigned 
to every class in order that it might be profitable. 

In teaching a language. I think variety is very ' good 
method provided a sufficient time is allotted, failing which^ 
very little good can be done. 

Many are the exercises advisable. 

In the first place, translations from one language into^ 
another and readings of the best English authors. 



— 487 — 

En^Iish dictations are also very useful for obtaining a 
correct spelling, whicli is so very difficult 

Com|jositions on ditferent subjects, in order to get a 
certain facility ol" writint;. 

As I bave ah-eady remarked, these are ali good means 
to get some knowledge ol' the language, but the school can do 
very little alone. 

Students ought to look for every opportunity to improve 
themselves and make progress, because the school is a means 
and not the only means. 

And lastly, I should think the best thing vvould be that 
students, on leaving the school, might spend a period in a 
loreign country. 

Very few can affbrd to pay for it, and those who are 
able to do so, are not always the most able students. 

Scholarships niight be conferred by schools to those stu- 
dents who bave obtained the best degrees. 

These students living abioad would bave also the oppor- 
tunity to make the acquaintance of other students in Foreign 
Commercial schools, and this relation could not fail to be useful 
to both. 

I hope that some wishes of mine may be found just 
by the members of the Congress and that the ensuing discus- 
sion may be of some profit in the organization of Commercial 
Schools. 



Prof. Pietro Casale 



— 489 — 

18 

MEMORIA del Professore di lingua e leite- 
ralura tedesca F. Ignazio Brauer. 



Die imitative Meihode ini fremdsprachlichen 
Unterricht an Handelsschulen. 

Selion seit geraumer Zeit ist man ziir Ein- 
sicht gekommen, class die Organisation des liohe- 
ren Scliulunterrjehts grosse Màngel aufweist. Ganz 
besonders gilt dies fiir den Unterriclit in den le- 
benden Spraclien und liier ist die begonnene P^e- 
form melir als in anderen Wissensfàcliern nòtig 
gewesen. Die Ùberzeugiing, dass eine lebende Spra- 
clie aneli im Unterricht als sok^lie, namlieli als 
gesprochene Sprache beliandelt werden mlìsse, 
briclit sieli imnier mehr Balin, denn die meist 
armseligen, dureh die bisherige Metliode erzielten 
Resultate, lassen sicli nielit bescliònigen, nodi ab- 
leugnen. Sind min diese zweifelliaften Erfolge, 
welelie der rein grammatische Unterricht lelien- 
der Sprachen an hòheren Schiilen zìi Tage fòrdert, 
als reformbedùrftig erkannt worden, so mass dies 
in noch viel hòherem Grade far die Handelsschu- 
len gelten, wenn man die Zwecke ins Auge fasst, 
welche junge Lente i)eim Eintritt in derlei An- 
stalten verfolgen. 

Der grosse Aufschwung von Kandel und Ver- 
kehr in den letzten Jahrzehnten hat es mit sich 
gebracht, dass fiir den lieutigen Kaufmann jene 
allgemeine Bildung, wie er sie an Gymnasien oder 
Realschulen erwerben kann, niclit hinreichend ist. 
Er ist nicht in Stande den gesteigerten Ansprii- 
chen, die sein Beruf in geistiger Beziehung an 



— 490 — 

ìhn stellt, zu geniigen, sobald er nicht eiii Klein- 
kaufmann bleiben, sondern einen Ueberblick ùber 
die Stròmungen des AVeltverkehrs gewinnen und 
diese f ùr sich oder das von ihm geleitete Gescliàft 
ausnutzen will. Dazu geliòrt aber, ausser dei* rich- 
tigen kaufmànnisehen Ausbilduug in den gesamm- 
ten Fàchern der Handelswissenschaft, oline Zweifel 
auch eine nicht nur oberflàchliclie Kenntnis frem- 
der Spraclien. 

Industrie und Ackerbau gebrauchen zu einer 
gedeiblk'hen Entwickelung notgedrungen einen blù- 
henden Kandel, der nicht nur auf den Absatz ihrer 
Produkte im Inland bedacht ist, sondern Mittel 
und Wege zu flnden weiss diesen Erzeugnissen 
heimischen Bodens und Gewerbfleisses ausserhalb 
der engen Grenzen des Vaterlandes liegende Ge- 
biete zu erobern. Der Aussenhandel ist seinerseits 
weitaus zum gròssten Teile von der sich steigern- 
den Entwickelung der Industrie abhàngig und 
sein Aufschwung wird durch eine Vermehrung 
des Fabrikatenexportes bedingt. Um diesen Auf- 
schwung des Aussenhandels herbeizufùhren ist ein 
Eintreten in den Kampf um die verschiedenen, 
besonders um die iiberseeischen Absatzgebiete 
unbedingt erforderlich. Bei diesem Wettbewerb 
hat nur" der tùchtig geschulte Kaufmann Aussicht 
auf Erfolg, welcher auf griindliches Wissen gestutzt 
sein Ziermit Zahigkeit und Scharfblick im Auge 
behàlt. 

Ein Teil der immer scharf bleibenden Waffen, 
die der Kaufmann in diesem Streite erfolgreich 
gebrauchen kann, besteht in seiner Kenntnis frem- 
der Sprachen. Alles deutet darauf hin, dass er in 
naher Zukunft sich immer mehr wird anstrengen 
mùssen um neue Absatzgebiete zu erschliessen 
und um die alten gegen scine Konkurrenten zu 
verteidigen. Jene Lànder, welche bisher willig die 
Fabrikate anderer auf industriellem Gebiete mehr 



- 491 — 

vorgesclirittener Nationen aufgeiiommfiii liaben, e- 
niancipireii sich nicht nur ganz odor teilweise 
in Folgo des Erstarkens der eigenon Industrie, 
sondern treten selbst auf dem Weltmarkt auf, 
wodurch eine bedeiitende Verschiebmig in alien 
Export verhiiltnissen eingetreten istund sich aucli 
weiterhin zeigen wird. 

IVlit fieberliaftem Eifer arbeiten alle Staaten 
daran iliren Angehòrigen, die sicli dem Kaufmanns- 
berufe widinen, eine zweckentspreehende Faeli- 
bildiing zu ermòglichen. England, Deutschland, 
Italien, Belgien, Pv^ussland iind besonders Frank- 
leicli sind unablassig bemiilit ilire Handelsschulen 
zu vermehren und auszugestalten. 

Beherzigenswert sind die AV(')rte desòsterrei- 
(hisch ungarischen Ministeis des Auswartigen, 
nriit denen er in einer bandelspolitischen Frage den:ì 
Feìspiele des Auslandes zu fblgen empfahl : 

«Wie das 16. und 17. Jahrhundert mit reli- 
giòsen Kampfen ausgefùllt waren, in 18, die libe- 
ralen Ideen zum Durchbruch kamen, wie das ge- 
genwartige Jahrhundert dureh die Nationahtàten- 
frage charakterisirt erscheint, so sagt sich das 
20. Jahrhundert, als ein Jahrhundert des Ringens 
ums Dasein auf handelspolitischem Gebiete an, 
und vereint sollten sich dessen Vòlker zusammen- 
fmden, um in der Verteidigung ihrer Existenzbe- 
dingungen erfolgreich wirken zu kònnen » . 

In diesem vorbereitenden Stadium des Kampfes 
ums Dasein auf handelspolitischem Gebiete hat 
man also der allgemeinen und kaufmànnischen 
Bildung erhòhte Aufmerksamkeit zu schenken be- 
gonnen und in Folge dessen auch dem Studium 
fremder Sprachen, als einem wichtigen Teile des 
hòheren kaufmànnischen Unterrichts. 

Den eigentlichen Anlass zu der jetzt so weit 
ausgebreiteten Reformbewegung im fremdsprachli- 
chen Unterricht gab die In Jahre 1882 anonym 



— 492 — 

erschienene Schrift Vietors « Der Sprachunterricht 
muss umkehren », obwohl auch frùlier schon 
verseli iedene zielbewusste Vorkàmpfer fùr die Um- 
gestaltung des bìsherigen Spraclmnterrichts ihrc 
Stimine erhoben hatten. Die grosse Selmelligkeit, 
mlt der die obenerwàlmte Brochure ilire AVirkung 
that, und die Menge fiìr und wider die neue Me- 
thode erscliienener Schriften zeigen zur Geniige, 
dass die Frage wirklicli eine brenneiide war. 
Freunde und Gegner der Reform fùhrten einen 
teilweise erbitterten Kampf, der die Saclilage Ivlarte 
und jetzt sclion in alien Hauptfragen zu Gunster 
der Reformer entscliieden ist. Auch die von der 
preussischen Regierung 1892 ausgegebenen « Lehr- 
plàne » kamen dem Verlangen der Reformer ent- 
gegen und stellten — genau zehn Jahre nachdem 
die Bewegung ihren Anfang genommen ~ die 
Ziele fest, denen der fremdsprachliche Unterricht 
nachzustreben habe, welche nach dem Beschlussa 
des V. Allgemeinen deutschen Philologentages* vom 
8. Juni 1892 in Folgendem bestehen : 

« Der Unterricht in den fremden Sprachen hai 
die unmittelbare Aufgabe die Schiller zu befàhi- 
gen, einen leichteren franzòsischen oder englischen 
Schrift steller zu verstehen, gesprochenes Englisch 
oder Franzòsisch richtig aufzufassen, und die 
fremde Sprache in den einfachen Formen des tag- 
lichen Verkehrs mùndlich wie schiftlich mit ei- 
niger Gewandtheit zu gebrauchen ; er hat die 
mittelbare Aufgabe den Schiilern das Verstàndnis 
fùr die geistige und materielle Kultur, fiirLeben 
und Bitte der beiden fremden Vòllver mòglichst 
zu erschliessen » . 

Uni dieses Ziel zu erreichen stellt die neue, 
oder besser gesagt die anal.ytische oder imitative 
Methode die Lektiire in den Mittelpunkt des fremd- 
sprachlichen Unterrichts; sie ist das Alpha und 
Omega desselben. Die Lektiire liefert das nòtige 



— 493 

Material fùr die Sprecliùbungen, die Grammatilv 
und die scliriftliclien Arbeiten. Der Lelirer spriclit 
niit dell Schùleni, soweit als tliiinlich, nur in der 
rremden Spraclie und diese wiederholen — imi- 
Www — das Geli(")rte und kommenso naeli und na<'li 
dazu die Spradie zu verstelKiii und selbst rielitig 
zu sprechen. « Die imitative Methode arbeitet niclit, 
wie die konstruls^tive rnit Auseinandersetzungen 
ponderi! mit Uebungen«. 

Von dein Gesiclitspunkt ausgeliend, dass dem 
kunftigen Kaufmann bei seinem Spraclistudium 
vor alleni an der volligen Kenntnis des fremden 
Umgangsspraelie gelegen sein muss, kann eine 
dieseii Zweck verfolgende Unterrichtsmethode nicht 
anders als das liòcliste Interesse jener Anstalten 
erregen, welelie die Ausbildung junger Kaulleute 
zum Zwecke liaben. Allerdings bringen diejungen 
Leute bei ilirem Eintritt in die Handelsseliulen, 
wenigstens im Franzòsisclien sclion Kenntnisse 
mit, die umso elier iliren kunftigen praktiselien 
Bedùrfnissen angepasst sein werden, wenn sie nach 
der imitativen Methode erworben sind. 

Naclidem aber im Lehrplan der hòheren Ilan- 
delsscliulen und der Handels-Hochschulen noch 
andere Fremdsprachen aufgenommen sind, in denen 
der eintretende Schùler oder Hòrer l)is dahin 
nur in Ausnalimefallen Unterrielit erlialten batte, 
so scheint es mir nicht unzweckmassig hier ei- 
niges ùber den Anfangsunterricht mit der imita- 
tiven Methode einzuschalten, der mutatis miitandis 
auch fùr Handelsschulen Geltung batte. 

In Folge der Einsicht, dass die in den Schulen 
erlernte Aussprache eines fremden Idioms oft 
eine mangelhafte, ja manchmal eine « grauenhafte » 
war, wird von den Reformern eine mbglichst 
lautrichtige mùndliche Beherrschung der Ausspra- 
che verlangt, welche durch besonderen phoneti- 
schen Unterricht auf lautphysiologischer Grund- 



— 494 — 

lage eiiangt werden soli. Far die verschiedenen, 
der eigenen Mutterspraclie fremden Laute slnd 
besondere Schriftzeichen zu gebraudien, wodurch 
die Verwecliselung mit den àhnlicii klingenden 
Laiiten des eigenen Idioms vorgebeugt werden 
soli. 

Oline Rùcklialt muss zugegeben werden, dass 
der Mangelhaftigkeit der Schulaussprache fremder 
Idiome vulles Augenmerk zu schenken ist, ob 
aber wirklicli, wie die Reformer es verlangen, 
die Lautphysiologie im Schulunterricht aufgenom- 
men und die phonetische Umsclirift von den oluiehin 
schon iiberlxirdeten Sohiilern erlernt werden soli, 
ist eine vielerórterte Streitfrage. 

Wenn ich die Verliàltnisse in Italien ins Auge 
tasse, so kunnte icli der Einfiilirung einer syste- 
matischen Lautlehre, oder gar der phonetischen 
Schreibung (wenigstens im deutsclien Sprachunter- 
richtj niclit das Wort reden. Nur dann, wenn w irk- 
lich einmal die Lautlehre zugleich mit der Mutter- 
8prache in den Schulen gelehrt werden wird, 
mòcliten die Yerhàltnisse anders liegen. Es w^àre 
grausam, dem jungenltaliener, der bei Bsginn des 
deutschen Unterrichts ohnehin mit bislier unbe- 
kannten Schriftzeielien sìch abquàlen muss, aucli 
nodi die Erlernung der Lautsclirift zuzumuten. 
Welch unendliclie Verwirrung mùsste in seinem 
Kopfe platzgreifen und welclie vòllige Entmutigung 
die Folge davon sein ; die deutsche Sprache vviirde 
ihm dann umsomehr « barbariscli » vorkommeri. 

Die Ausbildung des Geìiòrs und die unmittel- 
bare Nachalimung des Gehòrten, das beisst also 
die praktische Uebung wird dock immer die 
Hauptsaehe und die Quintessenz des Aussprache- 
Unterrielits bleiben. Der Italiener ist Stolz auf 
seine scliòne Muttersprache, er behandelt sie sorg- 
faltig und ist gewòhnt artikulirt zu sprechen, 
aucli ist die Feinheit seines Gehòrs eine unbe- 



— 495 — 

8trittene. Die g-rosse KonsonantenaiihaufunjL'' in 
deutsclieiì Wòrtern ist seinem zu liarmonischer 
A'okalisirung geiieigten Organ etwas unbequem, 
einige ReilKilaute, sowie anlautendes z oder h, 
welch letzteres er niclit aspiriren mag, macheri 
ihm wolil viele Mùhe, werden aber durcli fort- 
wàhrendes Verbessern und Vorsprechen von Seite 
des Lelirers zuletzt dodi rìchtig nachgesproclien 
und eiiernt. Wenn ùbrigens dena Schiller die 
Grundbegrìffe der Phonetik nur gelegentlich, dort 
wo es sicli iim Ueberwindung einzelner lautlicher 
Scliwierigkeiten handelt, als kurze, ganz leicht 
verstandliclie Erlvlarungen und Anweisungen bei- 
gebracht werden, so ist gewiss nichts dagegen 
einzuwenden. 

Selbstverstàndlich muss vor allem vonn Lehrer 
selbst eine riclitige, dialektfreie Auspraclie gefor- 
dert werden und wàre aus diesem Grunde zu 
wùnsclien, dass die Bemiilmngen Vietors die «Biih- 
nenspraclie » als riclitige deutsche Aussprache 
anerkannt zu sehen, Erfolg hatten. In diesem Falle 
wàre zu hoffen, dass mit der Zeit in Italien die 
viellacli niclit einwandfreie deutsohe Ausprat^he 
eingeborner Lehrer ebenfalls gebessert wùrde. 
Diese wùssten dann wenigstens welche Aussprache 
sich anzueignen sie bestrebt sein miissten, damii 
dialettale Aussprachefehler wie z. B. das spitze 
anlautende sp und st der Hannoveraner einmal 
beseitìgt und niclit mehr auf die Schiiler iiber- 
tragen wùrden, 

Sobald also die Schiller eine gute Aussprache 
mit oder oline phonetischem Drill sich angeeignet 
haben, steht nichts imWege den eigentlichenSprach- 
unterricht zu beginnen. Er wird mit ganz einfa- 
chen Redeùbungen angefangen, mit kleinen Sàtzen 
ìiber die Gegenstànde im Schulzimmer, in Haus 
und Hof, ùber Vorkommnisse im tàglichen Leben, 
die der Lehrer vorspricht und die Schiller w1e- 



— 496 — 

derholen. Hàuflg wird dieser erste Schritt in die 
fremde Sprache durch den Anschauungsunterricht 
an grossen farbigen Wandtafeln unterstiitzt, von 
denen die von Holzel in Wien mit Darstellungen 
der vier Jahreszeiten, des Waldes, der Stadt u. 
a. m. am meisten in Gebraucli sind. Diese Form 
des Anfangsunterrichtes diirtìe sicli nun fiìr die 
erwachseneren Handelsschiiler, weil zu Ivindisch, 
weniger eignen, sondern es wàre sofort mit den 
Schule iind Haus betretfenden Gespràchen und 
gleiclizeitig mit der Lektiire eines sorgfaltig ge- 
wàlilten Textes zu beginnen, dessen Inhalt Ivleine 
Erzaliliingen oder ebenfalls einfaclie Gesprache 
bllden sollten. Diese Texte werden zunàchst Wort 
tur Wort ùbersetzt und erklàrt und durcli mehr- 
maliges Lesen gut dem Gedàcbtnis eingepràgt. Das 
auf solche Weise Erlernte wird in fortwàlirenden 
Sprechùbungen verarbeitet und liierdurcli ein 
gewisser ^ okabelsclìatz gewonnen, der dem Scliùler 
das fùr die Umgangssprache und zum Lesen und 
Schreiben des fremden Idioms allernòtigste Material 
liefert. Die Einpràgung gescliieht bauptsàclilich 
durch das Olir und mògliclist im Satzgetùge, 
wodurcli der strikten Forderung der imitativen 
Methode, dass der Schiller keine zusammenhang- 
losen Worte, sondern stets ganze, wenn auch 
noch so einfache Sàtze sich zu merken hat, Genùge 
gelei stet wird. 

Die rein imitative Methode verzichtet fùr die 
ersten Jahre, in denen das Sprachmaterial nur auf 
instinktiv-imitatorischem Wege angeeignet wird 
auf Gewinnung des grammatischen Wissens in der 
!;ei der construktiven Methode Ijeliebten Art «wel- 
che aus leblosem abstraktem Regelwerk den le- 
bensfahigen Organismus einer Sprache hervorzu- 
zaubern sich bemùlit». Erst wenn hinreichendes 
Material auf Grund der instinktiven Imitation an- 
gesammelt ist, tritt auch das reflektirende Moment 



— 497 — 

liiiizii linci es be.u-iniit das Ordiien, Siclileii iiiid 
Abstraliii-cii dei' Re»j;el, das heisst das Ei-kciiiieii 
des Gesetzes aus dem Gemeirisamen, das an eiiier 
Fùlle voli Einzelei'sclieinungen vom Schùler he- 
()])a('litet worden ist. 

Eine solclie Trennung von Grammatik iind 
Lektùre beim Aiìfangsunterriclit ist fiir Handels- 
seliulen sicher nicht angczeigt, derni die jungen 
Lente, welche dort ilire Ausbilduiig suelieii, siud 
schon so lierangewaclisen, dass die natiirliche 
Eiieriiiiiig einer fremden Spraclie dureli die kiinst- 
liclie iinterstiitzt und beeinflusst werdeii iniiss. 
Dalier wùrde ich besonders bei Erlerniiiig des 
Deutsclien mit seinein von anderen Idiomen so 
abweiclienden Spraclibau empfehlen, sclion von 
Antangan inelir grammatiselies Wisseii anzustreben, 
was am besten mit einer gleiclizeitig einsetzenden 
analytiscli-induktiven Methode zu erreiclien ware. 
Diese Forderung entspringt der Ansiclit, dass die 
fiir Handelsscliiilen in Betraclit komnienden ge- 
reifteren Schiller oder die Hòrer an den Ilandeis- 
Hochschulen an ein grammatisch gesehulteres 
Denken gew(31int, und dass bei ihnen dureli die an 
anderen Idiomen gewonnene spracliliche Erziehung 
einer derartigen Aneignung der Sprachregeln Vor- 
scliub geleistet wird. 

Bei dem anempfohlenen Verfahren wird die 
Grammatik mit dem Fortsclireiten der Lektùre 
immer melir den Cliarakter einer metliodiselien 
Zusammenstellung des bereits friiher Gelernten 
und Bekannten annehmen und der Hinweis auf 
alinliclie Erselieinungen in anderen Spraclien dem 
Schiller oft schnell zum Verstàndnis helfen. 

Dies alles darf natiirlich nicht friiher geschehen 
und nicht eher mit den Lesestiicken begonnen 
werden, bevor nicht die Schiller in der triiher 
geschilderten Weise durch Einiibung von Muster- 
wòrtern und kleinen Einzelsatzen vorbereitet sind. 

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Der Lelirer wird stets vom Leicliteren zum Seliwe- 
reren Ibrtsclireiten und die verschiedenen Uel)un- 
gen, ihre Dauer, die nòtigen AViederholungen zu 
bestimmen wissen. Seinem Geschick und Takt 
bleibt der einzuschlagende Weg iiberlasseii, aber 
griindsàtzlieh miiss er die Muttersprache der 
Schiller in der Lehrstunde mògliclist umgelien und 
nur dort awnenden, wo sie zum Verstàndnis eines 
fremdspraclilichen Ausdruclvs unbedingt erforder- 
lioli ist. Sein unablàssiges Bemiilien soli darauf 
gericlitet sein den Lernstoff in mòglichst mannig- 
faltiger und abwecliselungsreiclier AVeise mit den 
Schiilern durchzuarbeiten und ihnen selben nach 
Wortscliatz und Grammatik tliunlichst zu eigen 
zu maelien. 

Die Lesestùcke im Anfangsunterriclit sollten 
nur aus kurzen Geschicliten, Anekdoten u. almi, 
bestehen, weil sie besser als ein làngerer zusam- 
menliangender LesestofF als Grundlage zu den 
Sprechiibungen geeignet sind. Diese letzteren ma- 
chen einen wichtigen Bestandteil der neuen Me- 
tliode aus, welclie daraul abzielt, dass der Schiller 
die Fremdsprache nicht wie nach der alten Manier 
blos zur Not verstehe, sondern sie mi^mdlich und 
schriftlich gebrauchen lerne. 

Dieser Grundsatz der imitativen Methode 
deckt sich mit dem Ziel der Handelsschule, welche 
ihre Zòglinge iiber die engen Schulgrenzen hinaus- 
fiihren will in das wirkliche Leben, wo sie als 
Kaufleute. Fabriksdirektoren. Reisende, Colonial- 
beamte u. s. w. ihre erworbenen Kenntnisse 
praktisch zu verwerten haben werden. 

Die Sprechiibungen sind darauf berechnet den 
Schiller zu selbstandiger geistiger Thatigkeit 
anzuregen und sollten von der Unterstufe an 
durch alle Klassen fortgesetzt werden. Ihre Pflege 
ist von der gròssten Wichtigkeit, denn sie sollen 
in Gemeinschaft mit der Lektùre zum richtigen 



--- 499 — 

Ausdruck in dei- li-eiiHleii ISijracho erziehen iind 
•das allin;ili*i'e Eindriugen in den Geist dersclben, 
In ih re Fuiiilieiten und Sciiattierungen erinòglichen, 
welclie sicli in von der Mutterspraclie aìjwelclien- 
den idiomatischen Wendungen und Figuren aus- 
pràgen. 

Sclion von Anfang an wird der Lelirer slcli 
iiiclit mit Ivurzen Beantwortungen seiner Fragen, 
mit dern Ja und Nein begniigen diirfen, sondern 
4^'anze Satze als Antwort verlangen, die seine eige- 
nen Worte in bejaliender oder verneinender Form 
wiederliolen. Immer freier wird sicli Frage und 
Antwort entwidveln, immer melir der Scliiiler seine 
■Gedanlven Ivorrelvt auszadriiclven vermogen und 
^sich das riclitige Verstandnis des gesproclienen 
Wortes aneignen. Uebung maciit aucli liierin den 
Meister. Dem Zeitwort, als dem Tràger des Ge- 
dankens im Satze, ist schon friilizeitig grosse 
Aufmerlvsamkeit zu sclienken und sind demzufolge 
die einfaclien Verbalformen unausgesetzt bis zur 
vollen Aneignung zu iiben. Darcii den fortwàhren- 
den AVeclisel von Frage und Antwort wird die 
Aufmerksamkeit und das Interesse des Scliùlers 
wacli erlialten ; in steter Geistestàtigkeit und bei 
bestandiger Uebung seiner Spracliorgane ist er 
dem Unterriclit zu folgen gezwungen und kann 
niclit melir apatliiscli ùber seiner Grammatik 
daliinbriiten. 

Neben diesen Sprechùbungen gelien naturlioli 
aneli die scliriftlielien Uebungen einher und zwar 
an Hand der wie ein roter Faden durcli den ganzen 
Unterriclit sicli liinziehenden Lektùre. Die scliriftli- 
clien Uebungen werden zweckmassig im Ansclilusse 
an schon Bekanntes begonnen und zwar als Diktat 
nach vorhergehender Durchnahme und Erklàrung 
des beziigliclien Textes. Auch in den hoheren 
Klasssn solite diese Uebung niclit ganz vernaclilàs- 
sigt werden, denn sie ist v^on grosser Bedeutung 



— oon — 

fiir die Ausbildung des Ohres und zeigt besser- 
als wie irgend eine andere, ob man eine Sprache 
wirkliclì versteht. \\^er unljekannten Text als 
Diktat fehlerlos nachzuschreiben im Stande ist, 
belierrscht die Fremdsprache ohne Zweifel voli- 
kommeD, sonst kòiinte er das Geliòrte nichtricli- 
tig auffassen und wiedeigeben. 

An das Diktat einfacher, friiher gelesener 
Texte sehliesst sich die scliriftliclie Beantwortung 
kurzer Fragesàtze, die der Lelirer el:»enfalls den> 
Stoffe des Lesestiickes entnimmt. Falls es die niclit 
allzugrosse Sclmlerzahl zulàsst, gescliieht das Aiis- 
bessern der Feliler in der Unterriclitsstiinde selbst, 
wodurch vielfaelie Gelegenlieit zur AufTrischung 
der bereits erworbenen grammatischen Kenntnisse 
geboten Ist. 

Dem ParadestiJck der alten systematischen 
Metliode, dem Uebersetzen aus der Mutter sprache 
in die fremde oder iimgelvehrt, ist im Unterriclit 
nacli imitativer Methode mit P^echt nur seln^ wenig 
Raum vergònnt. Es geschielit dies, w^eil einer- 
seits das Uebersetzen ganz einfacher Lesestiicke 
in die Muttersprache halbwegs gut veranlagten 
Schùlern keine grossen Scliwierigkeiten bereitet, 
und daher nur dann keine Zeitverscliwendung ist, 
wenn es an schwereren Stellen zur Erleicliterung 
des \^erstàndnisses geschieht ; andererseits weil 
das f jrtwàhrende gewaltsame Hin-und Hersprln- 
gen aus einer in die andere Sprache, aus einer 
geistigen Welt in die andere, der Entwiclvelung 
des Sprachgefiihls entschieden Eintrag tliut. AVir 
kònnen uns beim Erlernen moderner Sprachen 
nicht von den Gesichtspunkten leiten lassen, die 
fiir das Uebersetzen im altspi-achlichen Unterriclit 
massgebend sind und miissen hingegen die Forde- 
rung aufstellen, dass die ]\Iuttersprache mòglichst 
in den Hintergrund zu treten habe, damit wir 
nicht durch ihre Vermittelung allein im Stande 



- 501 — 

.8ind die Lautbilder fremder Sprachen in uns zu 
Be^riffen uinzubilden. Sclion Pertlies, der ziel- 
bewiisste X'orkainpfer tur die Reform ini Sprach- 
untei'i'iclit sa^t : « Ein wesentliclies Ei-fordernis 
ist die Aneii^-niing des Spracligefùlils. » \\o aber 
soli es der Scliùler nacli der bisherigen Ueberset- 
zungsnietliode iierbelvommen, wo soli er die Tau- 
sende von idiomatisclien lledefìguren erlernen, die 
das Leben einer Sprache durchdringen ? Er wird 
4urch die ganze Metliode daran gewohnt gram- 
inatisch riclitig zu iibersetzen und arbeitet fleissig 
mit Regelsanìmliing und Wòrterbuch. Ist es dann 
ein ^^' under wenn Satze wie: er bewegte sich 
ihm entgegen (gli si mosse incontro) oder : idi 
habe es ihm gemacht (gliela ho fatta) ans Tages- 
liclit gefòrdert werden ? 

Die auf das Diktat folgende Uebung, namlich 
"das selbststandige Bilden von Sàtzen fùhrt schliess- 
lich zur freien Wiedergabe des Gehòrten in Wort 
und Sclirift, was indessen mit deni sogenannten 
freien Aufsatz nicht verwechselt werden darf. 

Kleine Lesestiiche, vom Lehrer vorgelesen und 
vielleicht schon h'iilier als Diktat geschrieben, 
werden vom Schiller so gut es sein Gedàchtnis 
erlaubt, mimdlich reproduciert. Von diesem zu- 
sammenhàngenden Wiedererzahlen bis zur schrift- 
iichen Reproduktion ist nur ein kleiner Schritt. 
Diese Uebungen bringen uns dem Ziel des Sprach- 
unterrichts, der ein mòglichst freies Bewegen im 
fremden Idiom vermitteln und uns in fremdes 
nationales Denken und Empfìnden zu versetzen 
■ermòglichen soli, betrachtlich nàher. 

Hier wàren wir auch an dem Punkt ange- 
langt, W"o der Sprachunterricht an Handelsschulen, 
welche dodi zu einem bestimmten Beruf vorbe- 
reiten sollen, den kùnftigen Stand der Schiiler ins 
Auge zu fassen und seinen eigenen AVeg zu gehen 
bàtte. In der Schule wird viel zu wenig auf die 



schriftliche Uebung des Briefschreibens Riicksìcht 
genommen, wàhrend dodi der Brief, diesel- haupt- 
sàclilicliste Steli ver treter ftir den mundlichen Ver- 
kehr, im Leben eine so grosse Rolle spielt. Uni 
wle viel melir trifft dies beim Grosskaufmaiin zu^ 
der sich bemùlien muss sowolil alte Gescliaftsver- 
bindungen zu erlialten, als neue aufzusuclien und 
anzukiiùpfen. Sobald als es daher die Umstande 
gestatten, solite die Uebung ìm Briefsclireiben in 
ilire Reclite treten. Es wàre zu empfehlen, dass. 
der Lelirer zuerst eine Anzalil Briefe vorliest und 
mùndlicli wiederholen lasst, ehe man niit dem 
Sclireiben beginnt. Kleinere Briefe iiber Ereignisse 
des tàgliclien Lebens soUen zuerst an die Reihe 
komnien und die kaufmànnischen bald nachfolgen, 
welclie scliliesslicli die liauptsàchlicliste schriftli- 
che Uebung bilden werden, schon um die fiir die 
Correspondenz im Muster-Comptoir nòtige Fertig- 
keit zu erwerben. Adressen, Einleitungs-undSchluss- 
formeln sollen zuerst geùbt und hierdurch fest 
eingepràgt werden. Dann folgen nach und nach 
allerlei kaufmànnische Briefmuster, wie Offerten^ 
Bestellbriefe, Begleitschreiben, Circulare verschie- 
dener Art, Waarenschliisse, Wechsel u. a. m. 

Selbstverstàndlich werden neben der Uebung 
im Abfassen von Briefen auch die regelmàssigen 
Sprechùbungen und die Lektùre nicht vernachlàs- 
sigt. Diese letzteren in zweckentsprechender Weise 
zu leiten und zu wahlen bildet eine durchaus 
nicht leichte Aufgabe fùr den Lehrer. 

Falls dieser im Auslande Verbindungen besitzt^ 
durch die er sich von Zeit zu Zeit JMusterkol- 
lektionen und Preisverzeichnisse verschatfen kann, 
so wird dies eine Quelle neuer Belehrungen und 
andauerden Interesses fiir die Schiller bilden. Auf 
solche Weise wird ein Stiick praktischer Waaren- 
kunde in ihren fremdsprachlichen Ausdriicken or- 
lernt und mancher in dem betreffenden Lande 



— 503 



blùhender Inclustriezweig in deri bezùglichen 
Musterii voigefiilirt. 

Es bleibt nun iioch zu bespreclien, was dei- 
Spracliunterriclit an Oberklasseri von Ilaiidelsscliu- 
len aiìziistreben batte, da diese dodi bestimmten 
Berul'szwecken dieiistl ar sind uiid nicht iiur die 
Momente einer gediegenen allgemeinen Bildung 
vermitteln sollen. Wenn wir also fùr die Oberstufe 
die Eiiitùbruiig in die Litteratiir, in das Geistesleben 
des lì'emden Volkes veiiangen, wiees uns in seinen 
Kiassikern entgegentritt, so dihfen wir nebenbei 
nodi etwas anderes fordern, namlidi die Erteilung 
eines gediegenen « RealienunteiTichts ». Das Wort 
« Realien » in dem hier gebrauchten Sinne bat einen 
weiten Unifang ; es bezeiclniet alles, was mit dem 
Leben des betreflfenden Volkes, mit seiner Ge- 
scbidite und Geograpbie, mit seinem Haiidel, niit 
seinen Sitten und Gebiàuchen zusammenliangt. 
Die gena uè Bekanntsebaft mit dem A'olke, dessen 
Spraclie wir eiieinen, wird also durdi an die 
Lektùre anknùpfende « illustrierende Tbatsadien » 
unterstiitzt und vermittelt, welclie es in seinem 
Kulturleben sdiildern. Trefflliclies Material hierzu 
finden wir bàufìg in illustrieiten Zeitungen, die 
bedeutende Tagesereignisse t^ebandeln. Dass wir 
tur Handelssdiulen immer mit A'oiiiebe soldie 
Aitikel zur Besprediung und nacbtblgeiider Fra- 
gestellung an die Schiller auswahlen werden, die 
zu ibrem zukiinftigen Berufe in Bezieliung steben, 
ist voiauszusetzen. Ein Beispiel mòge dies nàher 
beleuditen. Nebmen wir an, es bàtte die Eròffnung 
der neuen Hafenanlagen in Hamburg kùrzlidi 
stattgefunden, so gàbe uns dieses Ereignis ein 
vortreftiicbes Material um eine kurze Gescbichte 
der alten Hansestadt und ihrer frùberen Handelsbe- 
ziebungen bis zu ihrer grossartigen Entwickelung 
als ^^'eltbafen daran zu knùpfen. Eine Abbildung 
der neuen Hafenanlagen aus einer illustrierten 



— 504 — 

Zeitung, sowie einige wenige statistische Daten 
wùrden ziim Verstàndnis wesentlich beitragen. 
Natùrlichei'weise mùsste der Vortrag durcliaus 
in der Fremdsprache, in unserem Falle in der 
deiitschen, gelialten werden, wobei den Hòrern 
volle Freiheit gelassen wàre, Erklàrungen zu ver- 
langen, dainit sie nach Schluss des Vortrages an 
sie gerielitete Fragen beantworten und an der 
Diskussion ùber das Geliòrte sicii beteiligen kòn- 
nen. Der geschickte Lehrer wird niemals um Ma- 
terial zu derlei « Saclmnterricht > in \^erlegenlieit 
geraten ; es liegt so zu sagen auf der Strasse. Ir- 
gend ein Vorkommnis von einiger Bedeutung, ein 
Jubilàum, die Eròffnung einer neuen Eisenbalinlinie, 
das Projekt eines neuen Srhiffabrtkanals wird ilim 
zu interessanten Anknùpfungen fiir den P.eallen- 
unterricht veriielfen. Es ist durcliaus nieht nòtig 
das nur jenes Land, dessen Spraclie man lehrt, 
ausseiiliessliéli Realien material liefere. Es gibt so 
viele Punkte. wo die Interessen des Auslandes mit 
unseren eigenen zusammentreffen. So sind gerade 
jetzt die Blicke der ganzen Welt auf Ost-Asien 
gericiitet, wo die einzelnen Machte sich festsetzen 
und ihre sogenannten Interessenspliàren abgren- 
zen. Wenn wìr nun in einem Vortrag iiber die 
voraussielitliche zukùnftige Entwickelung des chi- 
nesischen Handels und ùber den Anteil der ein- 
zelnen Nationen an demselben sprechen, so werden 
wir, selbst wenn Manclies den Hòrern von anderen 
Studien ber schon bekannt sein solite, docb ein 
lùr den Realienunterricht geeignetes interessantes 
Tberna gefunden baben. 

In dernselben Vortrage werden wir naturge- 
màss auf die beutigen Verkehrsmittel in Cbina 
und in seinen Naclibarlàndern bingefulirt werden 
und traehten die Grùnde der fleberiiaften Tbàtig- 
keit auseinanderzusetzen, welche alle Beteiligten 
ur Anlage neuer Schienenverbindungen und zum 



— 505 — 

Ausbau der begonneneii Lìnien treibt. Das gross- 
artige Projekt der traiiskasi)isclien Bahn, dessen 
AiistLii'iing unter deii allergrossien Scliwiei'igkeiteri 
unternommen und die jetzt beinahe zu Elide gebracht 
ist, kaiìiì mit alien seinen voraussichtlieheii Fol- 
gen t'Lir den Handelsverkelir, die beute sclion zu 
Tage treten und naeli der vollendeten Besiedeluug 
Sibìriens umso fiihlbarer sicli gestalten miissen, 
beleuchtet und in Diskussion gezogen werden. 

Der fremdspracliliclie Unterrrielit nacli iniita- 
tiver Metliode, die, wie sclion erwàhnt, ver allem 
auf die Erlernung einer Spraelie zu praktischen 
Zwecken abzielt, wird den vorgescbrittenen Scliùler 
aucb befàliigen am sogenannten Muster-Coinptoir 
-der Handelshocbscliulen erfolgreich teilzunelimen, 
wo an flngierten Geschaftsvorfallen alle in einem 
Ilandelshause der Buclilialtung und der Correspon- 
denz zufallenden Arbeiten praktiscb geùbt werden. 

Ausserdem wird jetzt nocli die deinselben 
Zweek dienende wirkliclie Sehùlerkorrespondenz 
vorgesohlagen, welche vor kurzem, was Italien 
betrifft, in Folge einer Verordnung der Herren 
Minister Canevaro und Fortis in den Lehrplan der 
bòlieren Handelsscbule aufgenommen worden ist 
und demnàcbst ins Leben tritt. 

Wenn wir alle dureli die imitative Unterriclits- 
nietliode an den Lelirer gestellten Anforderungen 
betrachten, so will uns seine Aufgabe als durcli- 
<uis niclit leiclit ersclieinen. Sehon von den ersten 
Lelirstunden an, muss er sicli auf jede derselben 
wohl vorbereiten. Seine Tliatigkeit ist eine viel 
anstrengendere als friilier, in Folge des Fortwàh- 
renden Vorsprechens kleiner Satze, des Bildens 
kleiner Fragen oder Antworten, mit denen er die 
ganze Klasse in Athem halt. Eine vollstandige 
Beherrscliung des fremden Idioms, nicht nur liin- 
siclitlich der Grammatik, sondern ganz besonders 
beziiglicli der Umgangssprache ist durcbaus er- 



— 506 — 

forderlich, soEst kann er die grammatischen Mus- 
tersàtze, die Erklàrung von Ausdiùcken und die 
systematische GruppieruDg des AVortscliatzes nach 
etymologischen und sachlichen Gesicbtspunkten 
niclit bewàltigen. Ausserdem wàre flìr die Sprach- 
lehrer an Kandel ssclmlen zu fordern, dass sie 
niclit nur kaufmànnisch gebildet seien, sonderò 
sich auch in der Praxis umgesehen liàtten, sonst 
wàren die bei Unterweisung im kaufmànnisclien 
Briefstil, oder bei den Uebungen des Muster- 
Comptoirs an ihn herantretenden Schwierigkeiten 
kaum iiberwindbare und der ganze Unterriclit kein 
frisch pulsierendes Leben mehr, sondern tote Form. 

Schliesslich mòclite ieh nodi die Aufmerksam- 
keit massgeliender Kreise auf den Umstand lenken, 
dass der fremdspracliliclie Unterriclit in den ersten 
Jahren ein mògliclist intensiver sein solite, damit 
den Schùlern weniger Zeit gelassen wird das Er- 
lernte zu vergessen, bevor es noch in Fleiscli und 
Blut ùbergegangen ist. 

Hiermit bin ich auch ana Schluss meiner kur- 
zen Betraclitung angelangt, in der ich der Ein- 
fùhrung der imitativen Metliode im Sprachunter- 
riclit an Handelsschulen aus dem Grunde das 
Wort rede, weil sie am ehesten dazu tiilirt das 
fremde Idiom in Wort und Schrift gebrauchen zu 
lernen und damit den praktichen Zwecken des 
Kaufmanns entgegenkommt. 



Prof. F. Ignazio Bràuer 



nU TEMA 

(Sluali risultati abbia bato 6in qui la cattcbra 
bi pratica commerciale (banco mobello, bu*= 
reau, ecc») e quale bebba ritenersi il miglior 
mobo M orbinarla nelle scuole òi commer*- 
ciò meMe e superiori» 



509 

19 



MEMORIA di Fabio Besta e di Enrico Castel- 
nuovo, professori nella R. Scuola superiore di 
commercio di Venezia. 



O c'inganniamo, o le proporzioni ordinarie d'una 
semplice relazione non permettono di dare a questo 
tema uno svolgimento adeguato. Forse, meglio che da 
un unico lavoro sintetico, esso potrebbe ricever lume 
da singole memorie nelle quali varie Scuole rendessero 
conto del modo in cui hanno inteso V insegnamento della 
pratica commerciale e dei risultati che ne hanno otte- 
nuto. E noi confidiamo che nel nostro Congresso queste 
memorie non manchino e che le diverse esperienze fatte 
in più luoghi vengano con vantaggio comune a confron- 
tarsi tra loro. Dal canto nostro, seguiremo questa via 
che ci par la migliore, e premesse poche considerazioni 
generali cercheremo di far conoscere, per mezzo del 
nostro programma, l' ordinamento del Banco Modello 
nella R. Scuola superiore di commercio di Venezia. 

Non spenderemo lunghi discorsi a dimostrare, più 
che r importanza, la necessità di un insegnamento pra- 
tico in ogni Scuola di commercio, sia media, sia supe- 
riore. Un giovane, il quale uscisse da un Istituto com- 
merciale senza un tirocinio che lo mettesse in grado di 
raccapezzarsi presto in qualunque azienda, darebbe ra- 
gione a coloro che stimano opera vana l' insegnare il 
commercio alla Scuola e magnificano 1' antico sistema 
di cacciare i ragazzi in un banco a quattordici o quin- 
dici anni, quando appena sappiano accozzar due periodi 
e far con sufficiente franchezza le tre prime operazioni 
aritmetiche. Tanto piii dunque coloro che sono persuasi 
al pari di noi della necessità di una larga istruzione 
commerciale devono voler tolta di mano agli avversari 
questa facile arma. Già non v' ò quasi ramo dell' inse- 



— 510 — 

gnamento nel quale non sia manifesta l'utilità morale e 
didattica della scuola d'applicazione, in cui il professore 
non pontifica dall'alto del suo scanno ma si mesce agli 
studenti, impara a conoscerli davvicino, corregge i loro 
elaborati, risolve di volta in volta i loro dubbi, affina la 
propria intelligenza nel rispondere alle loro obbiezioni, 
sottopone egli stesso alla prova dei fatti le teorie ban- 
dite dalla cattedra. 

Resta la questione del metodo. E qui appare evi- 
dente che altra cosa è l' insegnamento del banco nelle 
scuole medie, e altra nelle superiori. Nelle prime non si 
può pretendere che gli aUievi abbraccino tutto il com- 
plesso d'una gestione. Ciò che piia importa si è ch'essi 
comincino a familiarizzarsi coi documenti e con le scrit- 
ture usate in commercio, che imparino a stilare una 
lettera d'affari, a redigere una fattura ed una cambiale, 
a tenere un registro, a stendere un conto corrente, ecc.ecc. 
Che se pur si creda di occuparli in lavori più sinte- 
tici, facendo seguir loro le varie fasi di un' operazione 
dal principio alla fine, non occorrerà che vi sia un le- 
game tra le singole operazioni, ma ognuna d'esse potrà 
stare da sé. Insomma^ secondo il nostro concetto, V in- 
segnamento consterebbe di compiti eseguiti sugU stessi 
temi da tutti gli scolari sotto la vigilanza del professore, 
il quale avrebbe così un mezzo agevole di giudicare 
delle rispettive attitudini dei suoi discepoh. 

Nelle Scuole superiori si vuole molto di più. Con- 
viene che in esse 1' alunno acquisti, nei limiti del pos- 
sibile, il senso degli affari, conviene eh' egli trasporti 
dalla teoria nella pratica ciò che ha appreso circa al 
commercio e ai modi di esercitarlo, che si faccia un 
concetto esatto di quello che è un'azienda individuale 
o associativa, che si renda ragione del funzionamento e 
del coordinamento de' vari congegni di quest' azienda ; 
dalla corrispondenza alla contabilità, dal magazzino alla 
cassa. 

Ma a raggiungere un tale intento, a mostrar la 
connessione intima eh' esiste tra le varie operazioni e 



— 511 — 

fa sì che una rampolli naturalmente dall' altra, mal si 
presta la forma del compito che non può riguardare 
se non operazioni isolate; è necessario fìngere la crea- 
zione di una o più case che inizino e conducano a ter- 
mine entro il periodo dell'anno scolastico una regolare 
gestione d'aftari, e delle quali il professore sia il capo 
€ gli studenti siano i commessi ; commessi s'intende che 
non rimangano cristallizzati in una sola funzione, ma 
passando pei differenti uffici si addestrino in tutti. 

Posto questo concetto fondamentale, è d'importanza 
secondaria il numero delie case, che dipenderà dal nu- 
mero degli alunni, ed è pure di secondaria importanza 
il supporre le varie case istituite in un' unica piazza o 
in piazze diverse. 

Se il secondo sistema ha parvenza di maggiore 
larghezza, esso non è però scevro d'inconvenienti. Per 
■quanto sia lecito esigere che un professore valente ab- 
bia conoscenza dei traffici, degli usi, delle legislazioni di 
molte piazze, è certo che tale sua conoscenza sarà me- 
no sicura, meno precisa di quella eh' egli avrà della 
piazza ove la Scuola risiede, è certo eh' egli sarà meno 
in grado di correggere con l'osservazione diretta le no- 
tizie, spesso invecchiate, che si attingon dai libri. Onde 
r insegnamento del banco rischierebbe di perdere quel 
contatto con la realtà che dovrebb' essere una delle sue 
caratteristiche. D' altro canto giova considerare che vi 
son cose le quali dal più mediocre degli uomini s' im- 
parano con la massima facilità e celerità nel luogo ove 
egli esercita 1' opera* sua. La scuola non può insegnar 
tutto, non può scendere a troppi particolari senza di- 
scapito dell' essenziale. E l'essenziale si è che il giovine 
abbia visto svolgersi sotto i suoi occhi un'azienda di 
<iualche entità, che di quest' azienda fittizia egli sia 
stato uno degli organi, che l' abbia seguita così nelle 
sue operazioni come nelle sue peripezie, nelle sue com- 
pravendite all' interno ed all' estero, nei suoi incassi e 
ne' suoi pagamenti, nelle sue aperture di credito e ne' 
suoi arbitraggi, ne' suoi rapporti coi corrispondenti e 



- 512 - 

coi soci, nei suoi contrasti con clienti cavillosi o con 
debitori restii, nella compilazione de' suoi inventari^ 
delle sue situazioni e de' suoi bilanci, nella liquidazione 
de' suoi profitti e delle sue perdite, ecc. ecc. Se tutto- 
questo gli sarà entrato in succo ed in sangue, se avrà 
acquistato in pari tempo una sufficiente padronanza 
delle lingue straniere, quand' anche la casa simulata 
nella quale egli lavorava sia stata una sola, o di Ve- 
nezia, o di Genova^ o di Bari, o di Marsiglia, si può 
giurare eh' egli non tarderà a levarsi d' impiccio qua- 
lunque sia il centro commerciale ove lo sbalestrino i 
casi della vita. 

TaU sono i criteri fondamentali che hanno infor- 
mato sin dalle origini l' insegnamento del Banco nella 
Scuola Superiore di Commercio di Venezia e che si 
sono mantenuti attraverso il mutare delle persone a 
cui il detto insegnamento venne affidato. Il programma 
che si allega qui appresso e che fu compilato d'accor- 
do fra noi quando^ sono circa dieci anni, il Consiglio 
direttivo e' incaricò di reggere quella cattedra, chiarirà 
meglio i nostri intenti ed il nostro metodo. Riferendoci 
ad esso, noi vogliamo soggiungere che è stato sempre 
ed è per noi un debito di coscienza di dargli piena e 
fedele esecuzione. Le operazioni che vi sono indicate 
effettivamente si fanno, le lingue straniere che vi si 
dicono usate effettivamente si usano, le scritture che 
vi sono enumerate effettivamente si tengono, come può 
verificarsi dalle lettere, dai registri, dalle fatture, dalle 
minute che si conservano con cura gelosa e che for- 
mano già un piccolo archivio. 

Non ispetta a noi giudicare dei frutti dati nella 
nostra scuola di banco. Certo, e da prima assai che 
noi ne avessimo l'incarico, e da quando l'abbiamo, 
sono usciti dal nostro Istituto alcuni giovani egregi che 
poterono assumere uffici eminenti ; parecchi altri si 
conquistarono posti onorevoh, o, ciò che più vale^ si 
aprirono coraggiosamente una strada da se ; pochi 
sono i disoccupati. Ma non vogliamo trarne argomento 



— 513 — 

di vanità, ben sapendo quanti siano, oltre alla scuola, 
i fattori della riuscita e del destino degli individui. Nel- 
r insegnamento commerciale, come del resto nello scien- 
tifico e nel letterario, la scuola può fornire buone ar- 
mi per la lotta, non può assicurar la vittoria ; essa può 
e deve anzitutto aiutare lo svolgimento delle naturali 
attitudini, contribuire alla formazione del carattere, in- 
fondere nell'animo dei giovani l'amore dell'ordine e della 
disciplina, rafforzare in loro il senso del dovere e della 
responsabilità. Come dicevamo in principio, a ciò si 
prestano in particolar modo le scuole di applicazio- 
ne, e noi facciamo quanto dipende da noi perchè a 
questo fine risponda la scuola di banco a cui siamo 
preposti. 

Prof. Fabio Besta 

Prof. Enrico Castelnuovo 



PROGRAMMA D' INSEGNAMENTO 

DEL 

BANCO MODELLO (PRATICA COMMERCL\LE) 

ALLA R. Scuola Superiore di Commercio di Venezia 



ordinamento generale 

Nel Banco modello trovano larga applicazione gli inse- 
gnamenti teoretici di instituzioni di commercio, d' aritmetica 
commerciale e politica, di computisteria e ragioneria in quanto 
riguardano il commercio e la banca, di diritto e di geografìa 
e statistica commerciale, di calligrafìa, e delle lingue straniere 
per ciò che si attiene alla corrispondenza e alla computisteria 
mercantile. Vi sono ammessi alunni del secondo e del terzo 
anno inscritti nella classe di commercio e in quella di magi- 

12 



— 514 — 

Stero per la ragioneria; e vi sono anche chiamati per turno 
gli allievi del quarto anno di quest' ultima classe, e quelli del 
quinto anno della classe di magistero per le lingue straniere, 
affinchè aiutino i professori nella vigilanza sul lavoro degli 
alunni dei corsi inferiori, e acquistino essi stessi più sicura 
conoscenza di così fatto lavoro. 

Gli allievi di ciascun anno di corso lavorano quali sup- 
posti agenti di una casa di commercio simulata. Nulla di 
meno quando quelli di un anno, del secondo specialmente, 
fossero tanto numerosi da rendere, se non impossibile, mala- 
gevole una partizione di funzioni tale che dia a tutti lavoro 
costante ed assiduo, essi verrebbero divisi in due gruppi si- 
mulando per ciascuno una casa distinta. 

Nella casa o nelle case simulate per dar lavoro agli 
alunni del secondo anno di corso si svolgono supposte ope- 
razioni in mercanzie per conto proprio o altrui o in conto 
sociale, compiute le più volte sulla piazza o nell" interno dello 
Stato, e inoltre le più semplici operazioni di banca. 

La casa simulata per 1' istruzione degli allievi del terzo 
anno intende al grande commercio di importazione e di espor- 
tazione ; all'esercizio di qualche industria semplice, e inoltre 
alle operazioni di banca di borsa di ogni fatta. 

Perchè gli alunni di questo anno possano formarsi un 
concetto chiaro del modo con cui è disciplinata nelle banche 
la più importante fra le operazioni passive, si suol suppore 
che la casa riceva depositi in conto corrente a interessi da 
numerosi clienti. 

Gli allievi dei due anni di corso, oltre al lavoro di cor- 
rispondenza e di computisteria proprio della casa simulata in 
cui operano, sono chiamati a compiere quello pure che ri- 
guarda le lettere, i documenti, gli stati e i prospetti di ogni 
indole e forma che dovrebbero pervenire alla casa stessa in 
seguito all' inizio, al compimento e alla liquidazione degli 
affari a cui attende. E le lettere, i telegrammi, i documenti 
e i prospetti, che, secondo gli affari simulati, vengono dal- 
l'estero e vanno all'estero, si compilano nell'una o nell'altra 
delle lingue straniere, le quali s' insegnano alla Scuola. 

Gli alunni addetti al lavoro di ciascuna casa simulata 



— 515 — 

sono divisi in sezioni, di cui un\i attende alla corrispondenza 
e all'inizio degli affari, un'altra ai calcoli calla compilazione 
delle prime note, una terza alla tenuta dei registri principali 
e altre a quella dei numerosi libri elementari, alla compila- 
zione dei bilanci e delle situazioni mensili e alla preparazione 
dei documenti computistici di ogni maniera. Nel terzo anno 
v' ha inoltre una sezione deputata al lavoro che procede dai 
depositi in conto corrente, e una per la costruzione dei dia- 
grammi dimostrativi o calcolatori. Gli studenti passano dal- 
l' una all' altra sezione, e si cerca, per quanto consentano le 
esigenze del lavoro e le particolari attitudini di ciascuno, che 
tutti nel corso dell'anno lavorino successivamente in tutte. 

La casa o le case simulate per 1" istruzione degli allievi 
del secondo anno han capitale modesto, che si suppone for- 
nito o da un solo negoziante o da più riuniti in società in 
nome collettivo. La casa per le esercitazioni degli alunni del 
terzo anno si suppone instituita con largo capitale da una 
società in accomandita semplice o per azioni. Le ditte delle 
case mutano ogni anno, e si traggono dai nomi dei migliori 
alunni, che hanno compiuto regolarmente il corso. 

Le scritture della casa o delle case simulate per gli al- 
lievi del secondo anno sono tenute, anche nei registri prin- 
cipali, in forma strettamente analitica. Sono invece sintetiche 
le scritture del mastro dell' altra casa, per ciò che s' attiene 
alle compere e vendite di mercanzie, all' esercizio industriale 
e ai depositi in conto corrente, e trovano il loro sviluppo in 
acconci libri elementari 

Acciò sia possibile larga divisione e assiduità piena di 
lavoro, si fan compilare le prime note su fogli volanti anzi- 
ché su di un registro, pratica questa seguita presso non po- 
che imprese vaste. E perchè anche la tenuta del mastro e dei 
meno facili libri elementari possa riescire, e nel contenuto e 
nella forma, pienamente regolare, si dispone che vengano 
prima composte le minute delle loro scritture. 

Affinchè possano formarsi e mantenersi nella Scuola di 
banco, tradizioni buone, e sia agevole seguire sempre nella 
corrispondenza e nella compilazione dei documenti e delle 
scritture le formule reputate migliori e come tali adottate, si 



conservano ordinatamente, non pure i registri, la corrispon- 
denza e i documenti, ma anche le minute e i prospetti dei 
calcoli fatti nei vari anni ; e gli allievi, specialmente quando 
devono attendere a lavori che siano nuovi per loro, vengono 
invitati a ricercare e ad esaminare quello che si è fatto in 
casi analoghi negli anni precedenti. 

Dovendo il Banco modello essere scuola di pratica vera 
e reale, si dispone che gli affari simulati vengano compiuti e 
liquidati nei precisi modi che effettivamente si seguono nelle 
case di commercio e di banca meglio ordinate. Onde i pro- 
fessori, pili che dai libri, sogliono attingere le notizie e i dati 
necessari dagli uomini d' affari e dalle più importanti case di 
Venezia e di fuori. E poiché esso ha da fornire non pure 
r istruzione, ma una vera educazione mercantile, così si esige 
rigorosamente che tutte le operazioni e tutti i singoli lavori, 
anche più umili, siano sempre compiuti colla serietà, colla co- 
scienza e coir esattezza indispensabili nella pratica reale degli 
affari, e che quando il corso de' negozi simulati lo vuole, gli 
alunni lavorino eziandio in ore straordinarie. 

II. ANNO {^Classe di commercio e di -magistero 
per la ragioìieria). 

Instituzione della casa. — Inventario iniziale se si 
tratta di un' impresa individuale. — Contratto sociale se trattasi 
di impresa collettiva. — Conferimento di beni da parte dei soci, 
versamento di somme in conto o a saldo delle quote sociali. 

Preparazione e apertura dei registri principali ed ele- 
mentari. 

Operazioni simulate. — Compere e vendite di mer- 
canzie per conto proprio, su piazza e fuori di piazza, nei vari 
modi con cui nella pratica sogliono seguire, o direttamente 
senza intermediari, o coli' intervento di sensali o di commessi 
viaggiatori o di rappresentanti, a pronta cassa, in conto cor- 
rente, contro acccttazioni cambiarie, ecc. 

Acquisti e vendite di mercanzie d'ordine e per conto altrui. 
— Vendite e compere di merci fatte da commissionari della 
casa d' ordine e per conto suo. 



517 



Compere e vendite di merci in conto sociale con altri, 
nei modi e nelle forme determinate dalle condizioni varie con 
cui possono sorgere le associazioni in partecipazione. 

Pagamenti di noli, di dazi, di senserie, di spese di spe- 
dizione ecc. 

Incassi o pagamenti in conto o a saldo di crediti o debiti. 

Depositi di somme presso banche. — Prelevamenti. 

Accettazione e pagamento di tratte e di assegni altrui. 
— Avalli. 

Emissione di tratte, loro negoziazione. — Acquisto di 
cambiali sull' Italia o di divise sull' estero, loro incasso o loro 
cessione. 

Presentazione di effetti allo sconto presso banche. 

Rinnovazioni di cambiali. — Protesti per mancata accet- 
tazione o mancato pagamento. — Rivalse. 

Rimesse di fondi per mezzo di cambiali o divise, o mercè 
di vaglia cambiarii o di assegni bancarii. 

Acquisti e vendite di titoli di credito pubblico o indu- 
striale; riscossioni di interessi o di dividendi su tali titoli. — 
Riporti di titoli di credito ottenuti o concessi. 

Operazioni di commissione di banca. 

Affari di banca in conto sociale a un mezzo con un par- 
tecipante nazionale o straniero. 

Liquidazioni, calcoli, documenti mercantili. — Fat- 
ture. — Distinte dei pesi e delle misure. Conti di costo e 
spese o conti di netto ricavo. 

Polizze di carico e polizze di assicurazione. 

Regolamenti d' avarie generali e particolari. 

Liquidazioni di conti sociali in mercanzie. 

Conteggio degli interessi nei conti correnti secondo i di- 
versi metodi in uso. — Estratti dei conti correnti. 

Cambiali nelle varie forme e nelle varie lingue. — Vaglia 
cambiarii. — Assegni bancarii, chèques, ecc. — Conteggio 
degli sconti. — Distinte di sconto e di negoziazioni di effetti, 
òordereaìix ^ ecc. 

Esame dei listini delle borse nazionali e straniere. — 
Calcolo della parità nei cambii. 

Atti di protesto, conti di ritorno. 



— 518 — 

Liquidazioni di conti sociali per affari di banca. 
Corrispondenza. — La corrispondenza non si svolge 
su temi generici, ma segue e rispecchia 1' andamento degli 
affari che si suppongono trattati dalla casa. Come fu già detto, 
essa abbraccia tanto le lettere che la casa stessa dovrebbe 
scrivere, quanto quelle che dovrebbe ricevere. Volendo poi 
scinderla in vari gruppi, noi troveremmo : 
Circolari ; 

Lettere per iniziare rapporti d' affari sia per conto pro- 
prio, sia in commissione ; 
« chiedere o accordare la rappresentanza in deter- 
minate piazze ; 
» chiedere o dare spiegazioni ; 

» chiedere o fare offerte impegnative o non impe- 

gnative di merci su campione o senza campione ; 
» dare o accettare commissioni ; 
» accompagnare conti d' acquisti, di vendita o di 

netto ricavo ; 
» annunziare emissioni di tratte o acccttazioni delle 

medesime ; 
» rimettere o accusar rimesse di vaglia o cambiali ; 
» annunziare avarie particolari o generali ; 
» lagnarsi di differenze ricevute nel peso e nella 

qualità delle merci. 
» chiedere, dibattere, accordare o negare abbuoni, 

rimettere questioni in arbitri ; 
» annunziare acquisti e vendite di divise e di va- 
lori pubblici ; 
» accompagnare conti correnti, prospetti di liqui- 
dazione, ecc. ; 
» rilevare e rettificare errori di conteggio ; 
» aprir crediti ; 
» ritornare cambiali protestate ; 

» annunciare sospensioni di pagamenti, per trattare 

e concludere componimenti amichevoli, ecc. 
Tenuta di registri. — Copia lettere, suo repertorio. 
Prime note,, giornale e mastro a partita doppia. 
Libri delle compere e delle vendite. — Scontri di magazzino. 



— 519 — 

Libri delle mercanzie comperate e vendute per conto 
proprio e in conto sociale. — Libri delle vendite e delle 
compere per commissione. 

Libro di cassa. 

Libri per la registrazione delle cambiali attive passive. — 
Scadenzarli. 

Partitario dei conti correnti semplici e ad interesse. 

Registrazione nei sopradetti libri di tutti gli affari simu- 
lati e della liquidazione loro. 

Puntatura di registri alla fine di ogni mese. — Forma- 
zione dei bilanci e delle situazioni mensili. — Loro colle- 
gamento. 

Chiusura dell'esercizio. — Formazione dell'inventario, 
— Valutazione delle mercanzie invendute. — Valutazione 
dei mobili. — Conteggio del risconto sulle cambiali attive e 
passive. 

Liquidazione e partizione dell'utile dell'esercizio — Regi- 
strazione della perdita eventuale. — Chiusura di tutti i registri. 

IH. ANNO ( C/asse di commercio e di magistero 
per la ragioneria). 

Instituzione della casa. — Il contratto sociale. — De- 
terminazione del capitale dell' impresa e delle varie sue quote 
a carico dei singoli soci accomandatarii o accomandanti. — 
Conferimento di beni e versamento di somme in conto o a 
saldo delle quote di capitale proprio o in accomandita. — 
Casi di società in nome collettivo che si trasformano in so- 
cietà in accomandita semplice o per azioni. — Determinazione 
e liquidazione del capitale della ditta che cessa. 

Disposizione e apertura dei varii registri principali ed 
elementari. — Scritture d' impianto. 

Operazioni simulate. — Importazione di mercanzie di 
ogni specie per interi carichi o in grosse partite dalle principali 
piazze del mondo nei varii modi nei quali sogliono farsi, o 
contro acccttazioni di tratte o dietro apertura di credito ot- 
tenute in piazze bancarie italiane ed estere. 

Vendite delle mercanzie viaggianti, o dal bordo, o in 



— 520 — 

punto franco, o in magazzini generali o private nelle varie 
forme in uso. 

Incetta di mercanzie per 1' esportazione, loro spedizione e 
vendita all' estero. 

Le stesse operazioni compiute in conto sociale con altre 
case, una o più, nazionali ed estere. 

Compere e vendite di mercanzie a termine, fermo o a 
premio. 

Acquisto di canape greggio, di zolfo in pani o di solfato 
di rame in cristalli. — Loro lavorazione o macinazione simu- 
lata. — Vendita del canape lavorato, dello zolfo e del solfato 
di rame macinato. — Esercizii supposti di altre industrie di 
pari semplicità. 

Sconti, acquisti e cessioni di cambiali italiane o di divise 
estere. — Provviste di fondi ai banchieri da cui sono ottenute 
aperture di credito. — Ritiri di fondi all' estero. 

Compere e vendite a contanti, o a termine, od a premio, 
di titoli di credito di ogni fatta su piazze italiane, o su piazze 
estere. 

Riporti ottenuti o consentiti. 

Anticipazioni semplici o in conto corrente date o avute 
sopra pegno di titoli o di mercanzie. 

Emissioni di lettere o circolari di credito. — Pagamenti 
di somme sopra lettere o circolari emesse da altri. 

Partecipazione in grandi operazioni finanziarie. 

Operazioni in conto sociale con due o più case estere per 
fruire delle variazioni nei corsi dei cambi e dei titoli di credito. 

Operazioni di banca compiute per conto di terzi. 

Ricevimento di depositi in conto corrente a interesse. 

Liquidazioni, calcoli, documenti computistici. — Ar- 
bitraggi in mercanzie. — Conti simulati d' acquisto e di ven- 
dita, avuto riguardo agli usi speciali delle piazze in cui si 
suppone che le operazioni debbano seguire. 

Fatture secondo gli usi delle varie piazze. — Fatture 
provvisorie e fatture definitive di resa nel commercio dei grani 
coir Oriente. 

Liquidazione dei conti sociali in mercanzie con case estere. 

Chiusura dei conti correnti di ogni indole, semplici o ad 



— 521 - 

interesse, in moneta nazionale o straniera, suo o loro ovvero 
mio o 7iostro, e secondo gli usi delle varie piazze. — Estratti 
di conti correnti. 

Distinte di sconto e bordereaux in varie lingue per 1' in- 
casso, la negoziazione o la compera di divise e di altri titoli 
di credito. 

Arbitraggi per affari di borsa. — Esame dei listini delle 
principali borse straniere. — Calcoli delle parità nei corsi dei 
cambi e nei prezzi dei vari titoli di credito. 

Liquidazione dei conti sociali, per affari di banca con due 
o più case estere. 

Conteggio dei valori matematici dei titoli di rendita pub- 
blica, delle obbligazioni ferroviarie e delle altre rimborsabili 
per via di estrazione a sorte, con o senza premio. Ricerca 
delle parità nei prezzi di titoli diversi fra loro. 

Costruzioni di diagrammi nelle forme più usate per la rap- 
presentazione delle variazioni nei prezzi delle varie mercanzie 
o dei vari titoli di credito nel corso del tempo, e per quella 
del movimento dei diversi affari di una impresa. 

Costruzioni di diagrammi calcolatori per la determinazione 
delle parità nei corsi dei cambii o nei prezzi d' un dato titolo 
di credito o d' una data mercanzia in diverse piazze. 

Corrispondenza. — Per la corrispondenza di questo 
corso non ci sarebbe che da ripetere quello che fu detto pel 
corso precedente. Solo è opportuno notare che per la maggiore 
estensione degli affari e dei rapporti che la casa finge d'avere 
fuori d' Italia, ha una prevalenza 1' epistolario in lingue stra- 
niere, cioè francese, tedesca e inglese. Ricorre anche più fre- 
quentemente la corrispondenza relativa ad aperture di credito 
e ad operazioni di banca. 

Tenuta dei registri. — Copia lettere e suo repertorio. 

Prime note, giornale e mastro a partita doppia. 

Libri delle compere e delle vendite. — Scontri di ma- 
gazzino. 

Libri delle mercanzie comperate e vendute per conto pro- 
prio o in conto sociale. 

Libri per le scritture dell' esercizio industriale. — I conti 
alle materie prime e ai prodotti compiuti, alla mano d'opera, 



— 522 — 

alle spese d' imputazione diretta e a quelli generale. — I conti 
di lavorazione o di fabbricazione per la determinazione dei 
costi. 

Libri di cassa. 

Scontri di portafog-lio. — Libri per la registrazione degli 
assegni e delle cambiali da pagare. — Scadenzari. 

Partitario dei corrispondenti. 

Libri per le scritture relative ai depositi in conto cor- 
rente. — Giornale numerico dei depositi ; giornale 7inmerico 
dei rimborsi; conto generale dei depositanti ; prospetti per il 
coìiteggio delle competenze cumidative d^ interessi niattirati sui 
depositi in ciascu7i mese ; partitario dei depositajiti ; gior?iale- 
partitario a riscontro dei precedeìiti registri. 

Registrazione nei sopradetti libri di tutti gli affari simu- 
lati e della liquidazione loro. 

Puntatura mensile pei registri. — Formazione dei bilanci 
e delle situazioni alla fine di ciascun mese. — Loro colle- 
gamento. 

Chiusura dell'esercizio. ■ — Valutazione delle mercan- 
zie, delle materie prime e dei prodotti in essere nei magaz- 
zini. — Valutazione dei titoli di credito pubblico od indu- 
striale. — Calcolo del riscontro sulle cambiali attive e passive. 
— Conteggio delle quote d' ammortamento delle spese di 
primo impianto, del costo degli stabili, dei mobili e di quello 
del capitale fermo industriale. 

Liquidazione e partizione dell" utile dell' esercizio. — For- 
mazione di fondi di riserva. 

Imputazione e registrazione della perdita eventuale. 

Chiusura dei registri tutti. 



- 523 - 

20 



MEMORLAl del Rag. Carlo (ìhidiglia, profes- 
sore nelU Istituto tecnico di Foggia. 



Credo opportuno di portare il mio piccolo contri- 
' buto allo svolgimento di questo tema col dichiarare 
quanto è stato fatto da me, nel mio insegnamento, dal 
punto in cui fui chiamato ad insegnare Ragioneria e 
Computisteria nei R. R. Istituti Tecnici fino ad oggi, 
in rapporto alle esercitazioni di pratica commerciale o 
Banco Modello. 

Rammento in primo luogo che gli esercizi di banco 
modello non sono prescritti dai programmi ministeriali, 
e che la Sezione di Commercio e Ragioneria dei nostri 
Istituti Tecnici non è una scuola commerciale vera e 
propria : essa tende piuttosto ad insegnare la Ragio- 
neria in tutta la estensione sua e le materie che più le 
sono affini, che non a formare commercianti o com- 
messi provetti per grandi imprese. 

Tuttavia la sezione suddetta è il solo vivaio da cui 
possono uscire i commercianti ed i commessi, quando 
ai giovani, per le loro peculiari condizioni, non sia per- 
messo di frequentare le scuole superiori di commercio; 
che scuole medie speciali per Y istruzione commerciale 
ve n' han pochissime e non offrono sufficienti garanzie 
per un ordinamento razionale e per un insegnamento 
efficace, stantechè sono, per la maggior parte, private e 
non sottoposte a nessun serio controllo. 

Da questa condizione di cose è certo che le Sezioni 
di Ragioneria degli Istituti tecnici debbono attualmente 
preparare i giovani, non solo alla carriera dei pubblici 
impieghi, ma anche a quelle del commercio e degli 
impieghi nelle grandi imprese di ogni sorta. 

Lasciando da parte il modo come attualmente sono 
ordinati gli studi al fine di raggiungere questo doppio 



— 524 — 

intento, mi sembra che si possa affermare in modo as- 
soluto che r insegnamento della ragioneria, che è il prin- 
cipale insegnamento tecnico e professionale di tali scuole, 
deve esser fatto in modo che i giovani acquistino una 
idea più chiara e piia completa che sia possibile del 
funzionamento reale delle principali classi di aziende e 
particolarmente delle principali classi di imprese. 

E qui è bene spiegarsi chiari. L' insegnante co- 
scienzioso, il quale ama che i giovani, i quali prendono 
la licenza dell' istituto e con essa il diploma di ragio- 
niere, non si trovino troppo a disagio entrando nella 
vita pratica delle aziende e neh' esercizio della profes- 
sione, deve superare non poche difficoltà, perchè il pro- 
gramma da svolgersi comprende grande quantità di 
materia. 

Alcuni insegnanti, anche valenti, per non affron- 
tare tali difficoltà, tengono in evidenza sopratutto V e- 
same hnale, cioè preparando i giovani in modo che 
siano ben agguerriti nel sostenere questa prova^ cosic- 
ché i loro sforzi e le loro cure si rivolgono a dare una 
idea generale dell' amministrazione di ciascuna classe 
di aziende, e quindi a far compiere^ per ciascuna di esse, 
vari esercizi intorno alle scritture, ed a far risolvere i 
temi inviati dal ministero nelle sessioni antecedenti per 
r esame di licenza. 

Se tutto ciò soddisfa ad una parte del compito che 
ogni insegnante deve proporsi, non soddisfa punto ad 
un'altra, la quale, secondo me, è la principale; quella 
cioè di far conoscere ai giovani il funzionamento reale 
delle aziende, perchè non si potrà certo sostenere che 
la compilazione delle scritture con uno dei metodi in 
uso, o con tutti, possa dare un'idea chiara dell'ammi- 
nistrazione di un' azienda, possa far vedere i molteplici 
mezzi di riscontro adottati, far capire l' importanza ed 
il compito delle scritture elementari ed il modo con cui 
si collegano in pratica i vari strumenti di controllo. 
Infatti i giovani che hanno avuto tale sorta di insegna- 
mento superano con onore l'esame di licenza, ma, posti 



di fronte alla pratica ed alla vita reale delle aziende, si 
trovano spesso impacciati a sbrigare anche le funzioni 
più elementari che son loro affidate. 

Perciò, volendo soddisfare anche a questo compito, 
si presentano le mago^iori difficoltà. All' uopo non ser- 
vono che gli esercizi di pratica commerciale^ o di banco- 
modello, cioè la riproduzione di aziende reali, per via 
di aziende simulate, in cui gli allievi compiono le sin- 
gole funzioni amministrative che sono proprie di tali 
aziende. Ma secondo quali concetti deve farsi tale ri- 
produzione, quali debbono essere i limiti assegnati a 
queste esercitazioni ? Ecco i principali problemi da ri- 
solvere. 

Alcuni insegnanti limitano le esercitazioni pratiche 
di banco-modello ad una classe di aziende, general- 
mente alle imprese mercantili, altri insegnanti invece 
compiono tali esercitazioni per varie classi di imprese : 
ve ne sono alcuni che le compiono per tutte. Sarà bene 
spiegare questi vari sistemi. 

Coloro i quali limitano le esercitazioni ad una sola 
classe di imprese opinano generalmente essere neces- 
sario che la riproduzione sia del tutto fedele a ciò che 
avviene in pratica, non solo nell' ordinamento interno 
(ciò che è evidente) ma anche nei simulati rapporti coi 
terzi : cioè vogliono che gU affari siano trattati secondo 
i veri prezzi correnti del giorno, che i cambi siano 
quelli reali, e quelle realmente adottate le tasse di in- 
teresse e di sconto, che gh usi delle piazze, in cui gU 
affari si trattano, siano osservati a puntino, che le ta- 
riffe ferroviarie e doganali e i noli, siano computati in 
modo esatto e così via. Allora le difficoltà sono evi- 
dentemente giandissime: è necessario provvedersi di una 
quantità di listini, di tariffe, di bollettini di borse, cono- 
scere gli usi delle varie piazze ecc. ecc. ed oltre a tutto 
questo r insegnante deve avere, o procurarsi, una grande 
quantità di nozioni pratiche per cui gli manca sopra- 
tutto il materiale ; le esercitazioni di banco in tal modo 
divengono assai complesse e difficili e certamente ri- 



— 526 — 

chiedono lungo tempo, perciò non possono diffondersi 
a più classi di imprese : che allora le cognizioni e i 
materiali necessari sarebbero troppi. Ma è questo lo 
scopo che debbono avere tali esercizi negli istituti tec- 
nici ? è proprio necessario, anzi è utile di farli in tal 
modo ? A me non sembra punto. Il giovane che esce 
dalla scuola ha aperte dinanzi a sé tante carriere di- 
verse : uno potrà divenire commerciante, uno profes- 
sionista, uno agente delle imposte, uno impiegato do- 
ganale, e così via. E, tra i commercianti medesimi, uno 
si dedicherà al commercio del grano, uno a quello dei 
vini, uno a quello delle pelli, uno all' industria della 
lana, o della seta, ecc. ecc. Dunque dovendo fare un 
corso generale, che serva a tutti, quale utilità di lar 
sapere se il dazio in una data merce è 20 anziché 25, 
se il trasporto dal tale al tale paese é 10 anziché 12, e 
così di seg Ulto ? 

Quello che importa è far conoscere il meccanismo 
del commercio, insegnare a scrivere lettere commer- 
ciali, far vedere come si trattano gli affari, come si re- 
gistrano in pratica su tutti i registri che tengono le 
grandi case mercantili, come si collazionano i documenti 
ecc. ecc. Le nozioni speciali a ciascun commercio il 
giovane le impara in pratica, quando deve negoziare 
in uno, o due, o magari venti generi, ma sempre in 
quelli. Perciò io non trovo tutte quelle difficoltà insor- 
montabili, a riprodurre una casa mercantile in scuola, 
che sono addotte da altri ; purché si intenda che la ri- 
produzione é relativa' alle cose utili, che é bene sap- 
piano tutti i giovani che frequentano la scuola, a quelle 
cose che lì metteranno in grado di presentarsi in una 
casa di commercio qualsiasi e saper compiere quelle 
qualsiansi funzioni che verranno loro affidate, cioè tanto 
la corrispondenza, quanto la tenuta dei registri ausi- 
liari, o delle scritture generali, la consegna della cassa 
o del magazzino ecc. ecc. Ora, per ottenere questi ri- 
sultati, é sufficiente simulare tutti i principali affari del 
commercio all' ingrosso : compiere cioè operazioni per 



- 527 — 

conto proprio in piazza o fuori, all' interno o all'estero, 
operazioni in commissione e in partecipazione; facendo 
compilar lettere, fatture, cambiali, polizze di carico, bol- 
lettini di consegna, listini ecc. ecc. e le registrazioni di 
ogni specie. A rendere più efficace l'insegnamento, sono 
utilissimi i rapporti fra le varie case simulate di di- 
versi istituti, perchè la emulazione che sorge spontanea 
incita gli alunni ad un lavoro piia diligente e più in- 
tenso, e perchè inoltre più facilmente si ottiene che la 
scuola si avvicini, per quel che è possibile, alla realtà. 
Ben s' intende che i prezzi debbono avvicinarsi al vero e 
così le tariffe dei trasporti, i dazi ecc. ma non e' ò da fare 
un casus belli se i listini che servono in un giorno sono 
queUi del mese prima od anche dell' anno avanti e se 
non si tien conto di un certo uso che vige in una certa 
piazza per un dato articolo. 

Ordinando in tal modo gli esercizi relativi alle a- 
ziende mercantili, è possibile di compiere un' esercita- 
zione, cioè di far apprendere ai giovani sufficienti no- 
zioni, in tre mesi circa, dedicandovi quattro o sei ore 
settimanali, e dedicando il tempo rimanente alle spie- 
gazioni o lezioni teoriche intorno all' ordinamento am- 
ministrativo e contabile delle varie aziende, allo svolgi- 
mento dei temi ministeriali, alle ripetizioni ecc. 

Compiuta tale esercitazione intorno alle aziende 
mercantili, si può far compiere un esercizio pratico per 
un'altra clas.se di imprese: per esempio per quelle ban- 
carie. E non è troppo difficile il riprodurre scolastica- 
mente, ben s' intende, una banca, per esempio una 
banca popolare cooperativa, che faccia tutte le princi- 
pali operazioni. I giovani possono preparare da sé me- 
desimi i registri ed i documenti tutti, sotto la guida o 
dietro le indicazioni dell' insegnante, oppure tali moduli 
e registri possono farsi preparare per le stampe. Anche 
qui si potrà suddividere la banca in tanti uffici ed af- 
fidare ciascuno ufficio ad uno o più giovani che sbri- 
gheranno tutte le operazioni di quello. Rispetto al pubbli- 
co potranno talvolta farsi intervenire realmente gli altri 



— 528 - 

Studenti, non appartenenti all' ultimo corso, i quali pre- 
senteranno cambiali allo sconto, saranno i depositanti, 
richiederanno sovvenzioni, acquisteranno buoni frutti- 
feri ecc. ecc. : talvolta poi i giovani medesimi, che rap- 
presentano gli impiegati della banca, inizieranno le ope- 
razioni che dovranno poi svolgere e registrare ; e ciò 
per le imprescindibih esigenze della scuola, per l'orario 
ecc. Del resto che cosa importa, per quel che riguarda 
il profitto scolastico, che si presenti Tizio col suo li- 
bretto di risparmio, oppure che il giovane, il quale tiene 
r ufficio dei risparmi, iscriva da sé la somma sul libretto 
di Tizio senza il suo reale intervento ? EgH sa bene che 
in una banca se Tizio non deposita il danaro, sul li- 
bretto non viene accreditato. Quello che importa si è 
che egh veda come avviene tutto il meccanismo del 
controllo e delle scritture, che sappia quah sono i do- 
cumenti che si usano, e come si compilano, e che lo 
apprenda in pratica, oltreché dalla voce dell' insegnante 
e dal testo, perchè, solamente cosi, egli potrà ricordarsi 
tah complessi meccanismi e potrà bene orizzontarsi 
ogni qual volta debba applicare le sue nozioni nella 
pratica reale. Anche per queste imprese adunque il 
tempo necessario a compiere un' esercitazione non è 
troppo : un mese od un mese e mezzo ; non piìi. Alcuni 
insegnanti ritengono anche che non sia necessario far 
procedere alle operazioni di chiusura quando manca il 
tempo : questo é certamente utile, ma quel che più im- 
porta è di mostrare e riprodurre il meccanismo di 
tutte le operazioni tipiche. 

Si potrà allora fare anche un altro esercizio di 
banco-modello per una impresa manufatturiera. Quando 
l'insegnante abbia scelta una manufattura di cui possa 
conoscere con precisione tutti i dati tecnici, da cui di- 
pende r impianto contabile, farà preparare ai giovani i 
registri ed i documenti, tanto per l'esercizio tecnico, 
quanto per quello mercantile, e quindi farà riprodurre 
tutte le operazioni che si compiono in uno o due turni 
di fabbricazione, cominciando dagli acquisti delle materie 



— 529 — 

prime e dei materiali, fino alla completa fabbricazione 
dei prodotti ed alla vendita loro. Per far ciò, è oppor- 
tuno simulare l' acquisto di una impresa già avviata, 
che abbia cioè tutto il capitale di stanziamento e parte 
delle materie prime e sussidiarie, oppure di simulare 
un nuovo esercizio per un' impresa già precedentemente 
funzionante : si riprodurranno tanto i fogli di paga degli 
operai e tutte le scritture della mano d'opera, quanto i 
numerosi registri dell'esercizio tecnico ; si compileranno 
i preventivi di fabbricazione, i documenti di carico e 
scarico per i passaggi delle materie ecc. ecc. Tutto sta 
nel distribuire razionalmente ed opportunamente il la- 
voro fra i vari alunni. Anziché una impresa manufat- 
turiera, potrebbe riprodursi una impresa agricola: avendo 
tempo potrebbero anche farsi entrambi gli esercizi. 

Per le altre classi di imprese la riproduzione è 
impossibile o quanto meno difficilissima, oppure non è 
molto efficace, dovendosi ridurre a poco piìj. dei soUti e 
comuni esercizi scritturali, che naturalmente si fanno 
da soli, quando non è possibile far piiì e meglio. Dilatti 
come riprodurre in scuola ed in poche lezioni, i molte- 
plici e complicati uffici di una azienda ferroviaria o di 
navigazione ? senza dire che per ciò è difficilissima anche 
la raccolta del materiale necessario. Si potrebbe ripro- 
durre utilmente una impresa di omnibus od una piccola 
impresa di tranvai, quando si avesse modo di conoscere 
i dati reali per fare un impianto contabile pratico e 
razionale al tempo stesso, limitandosi, ben s'intende, per 
ragioni di tempo, alla riproduzione di pochi fatti par- 
ticolarmente caratteristici. 

Così può dirsi per le imprese di assicurazione. Tut- 
tavia per esse è assai difficile una riproduzione che si 
avvicini alla loro vita reale : e piuttosto che fare cose 
del tutto campate in aria o troppo manchevoli, meglio 
è non lare esercizi di banco e compiere esercitazioni 
staccate, riguardanti i piiì salienti casi e momenti della 
gestione e del controllo di tali imprese. 

Sarebbe invece possibile compilare un esercizio esteso 

13 



— 530 — 

di pubblica azienda minore (comune od opera pia) ri- 
producendo la gestione di un esercizio, cominciando 
dall' inventario e terminando col rendiconto, e curando 
la registrazione di tutti i fatti in tutti i registri elemen- 
tari, l'emissione di mandati, reversali ecc. Anche qui 
tutto non potrà avvenire come avviene nella pratica 
reale, lo ammetto senz' altro, ma i giovani avranno 
presa un' idea del funzionamento degli uffici di una pub- 
blica azienda, più chiara, piìi esatta e più compiuta, 
di quella che non possono farsi leggendo un libro di 
testo ed esaminando i suoi moduh, o sentendo tutte le 
dilucidazioni che il professore può dar loro e le disser- 
tazioni che può fare in proposito. 

La lede nell' efficacia delle esercitazioni pratiche 
fatte a modo di banco-modello è tale in alcuni inse- 
gnanti, che essi si sono decisi ad ordinarle in modo tale 
da poterle compiere per tutte le classi tipiche di aziende. 
Perciò essi fanno preparare dagli alunni i moduli ed i 
documenti relativi ad una azienda di ciascun tipo, e poi 
fanno compiere per ciascuna azienda un solo fatto ti- 
pico di ciascuna specie, non badando naturalmente alle 
date ed alle vicissitudini con cui tali fatti succedono in 
pratica. Così per esempio : nelle banche essi fanno fare un 
deposito in conto corrente, un rimborso, un deposito a ri- 
sparmio, un rimborso, uno sconto di cambiali, un riscon- 
to, un' emissione di assegno, un ricevimento di effetti al- 
l'incasso, un invio di effetti all'incasso ecc. ecc. : per le 
imprese industriali fanno fare un acquisto di materia 
prima, un acquisto di materiali, una liquidazione e pa- 
gamento di salari, un passaggio di materie in fabbri- 
cazione ecc. ecc. 

In tal modo gli esercizi possono esser fatti in tem- 
po molto breve, e per tutte le aziende possono compi- 
larsi i principali documenti e registri ausiliari, farsi i 
calcoli ecc. ecc. È dubbio tuttavia che un solo esempio 
sia sufficiente perchè gli alunni si formino una chiara 
idea del funzionamento di un'azienda. 

Altri insegnanti invece opinano che non sia addi- 



531 — 



rittura possibile riprodurre in classe più aziende ; bi- 
sogna sceglierne una e quella svolgere in modo com- 
piuto, avvicinandosi, per quanto è possibile, a quello che 
si fa in pratica. 

Ragionando delle esercitazioni riguardanti le im- 
prese mercantili, ho già mostrato in qual senso devesi 
cercare di avvicinarsi alla pratica, secondo il mio pa- 
rere ; lo stesso può dirsi per tutte le altre aziende. Io 
ho il concetto che ai giovani deve darsi un'idea chiara 
del modo con cui funzionano le classi tipiche di azien- 
de, quando è possibile di riprodurre nella scuola il loro 
complesso organismo, dato il numero degU alunni, il 
materiale didattico e scientifico disponibile. Non credo 
necessario entrare nei minimi particolari e badare ai 
casi singoli : per conto mio basta che gli alunni pren- 
dano un' idea chiara, ma generica, del pratico funzio- 
namento delle aziende. Perciò appunto ritengo possibile 
ed utile riprodurre un'impresa mercantile, una banca- 
ria, una manifatturiera, possibilmente, ed, in alcune re- 
gioni, una agricola, insieme od invece alla manifattu- 
riera, ed un'opera pia: e preferisco riprodurre tutte que- 
ste specie di imprese, magari in modo meno perfetto, 
■che non una sola, per esempio la mercantile, in modo 
più perfetto, dedicandovi cioè tutto il tempo disponibile 
per gU esercizi di banco-modello : dato il programma 
degli Istituti tecnici e dovendo trattare di tutte queste 
aziende, bisognerebbe per esse hmitare gli esercizi alle 
solite registrazioni, senza dare agli alunni nemmeno 
una paUida idea della loro importanza e del loro mec- 
canismo pratico. 

Altri insegnanti finalmente hanno istituito nella 
scuola banche microscopiche ft-a gli allievi di tutti i 
corsi e di tutte le sezioni, l'amministrazione delle quali 
è affidata agU studenti di Ragioneria del quarto corso, 
sotto la direzione dell' insegnante. 

Tah banche funzionano in ore determinate, non 
comprese nell'orario scolastico ; e si propongono alcuni 
scopi di piccolo risparmio, di mutua assistenza, ecc. 



— 532 — 

A me pare che, rispetto all' efficacia di tali eserci- 
tazioni, queste minime aziende reali, i cui fatti sono 
naturalmente molto diversi da quelli che avvengono in 
una banca, riproducano troppo imperfettamente la pra- 
tica reale. 

Dove gli alunni sono numerosissimi, dove la pre- 
sidenza agevola il sorger di queste istituzioni, la disci- 
pHna generale dell' Istituto è ferrea, gli alunni sono in 
maggioranza relativamente agiati, e concorrono varie 
altre condizioni di fatto, quali la buona volontà da 
parte del professore e degli allievi, la possibilità di fare 
ore straordinarie ecc., queste istituzioni possono essere 
molto utili, più dal lato morale didattico generale che 
per il profitto che ne possono ricavare gli alunni della 
Sezione di ragioneria; tuttavia credo difficile poter tro- 
vare da per tutto le condizioni necessarie perchè si- 
mih istituzioni possano sorgere ; ad ogni modo quegli 
insegnanti che, con sacrificio proprio, cercano di ren- 
dere pili vivo ed interessante l' insegnamento e di edu- 
care i giovani all'ordine amministrativo, al risparmio, 
al mutuo soccorso, compiono opera feconda e degna 
della pili ampia lode. 

Ciò premesso, esporrò la povera opera mia ed i 
frutti che ne ho ricavati, dicendo sinceramente e chia- 
ramente, i difetti e gli errori che io stesso ho veduto, 
ciò che gli altri mi han suggerito e ciò che la espe- 
rienza mi ha consigliato. 

Neil' anno scolastico 1893-94, il primo anno del mio 
insegnamento nel R. Istituto tecnico di Assisi, non ho 
fatto gli esercizi di banco-modello. Era la prima volta 
che insegnavo negli istituti tecnici, arrivavo a Gennaio 
inoltrato, e gli alunni avevano avuto un insegnamento 
dì ragioneria provvisorio e scarso negli anni antece- 
denti, «alcun insegnamento in quell'anno. Non era nep- 
pur possibile pensare a tal genere di esercitazioni : do- 
vevo contentarmi di preparare i giovani all'esame di 
licenza, dedicandomi con tutte le mie forze a tal uopo, 
e dopo aver ottenuto dal Ministero che, date le parti- 



- 533 — 

colari circostanze in cui quei giovani si trovavano, non 
per causa loro, la prima sessione di esame per la Ra- 
gioneria fosse quella di Ottobre. 

Nell'anno scolastico 1894-95, convinto della efficacia 
didattica degli esercizi di banco-modello, decisi di farli 
compiere dai miei allievi di IV. corso. Però non avendo 
ancora alcuna pratica reale dei vari metodi che si se- 
guono e si possono seguire in tali esercitazioni e cono- 
scendo bene soltanto il metodo che veniva seguito, e 
credo sia seguito tuttora, nella R. Scuola superiore di 
commercio in Venezia, mi venne fatto naturalmente di 
applicare tal metodo anche nell' Istituto, adattandolo, 
ben s'intende, alle esigenze di tale scuola, dato il suo 
orario ristretto, le minori nozioni dei giovani ecc. 

Perciò feci impiantare due aziende contemporanea- 
mente : l'una mercantile, l'altra bancaria : ed alle eser- 
citazioni di banco -modello dedicai una lezione settima- 
nale di tre ore consecutive, durante buona parte dell'anno 
scolastico. Nelle rimanenti sei ore venivo svolgendo il 
programma in tutta la estensione sua e facendo le rela- 
tive esercitazioni, che si limitavano alle scritture generah 
di ogni azienda ed alla risoluzione dei temi ministeriah. 

Gli alunni vennero divisi in gruppi : metà attesero 
alla impresa mercantile, l' altra metà alla bancaria e, 
dopo un certo tempo, cioè quando tutti ebbero com- 
piute tutte le operazioni della propria casa, il primo 
gruppo prese la banca, 1' altro l' impresa mercantile. 

Però subito mi apparve la inopportunità di svilup- 
pare assai largamente e durante buona parte dell' anno 
due classi di imprese e dare uno sviluppo assai più 
limitato alle altre, che per lo scopo generale della 
materia, avevano, in gran parte almeno, importanza 
non certo minore. Inoltre avendo dovuto porre a tutti 
i fatti di gestione date fittizie, per non far cosa troppo 
remota dal vero, dato che le esercitazioni si facevano 
una volta per settimana, si presentavano vari altri 
inconvenienti pratici : era necessario che gli scolari, e 
sopratutto l' insegnante, tenessero bene a mente il modo 



- Ó34 — 

come erano stati concepiti gli affari, le date, le valute^ 
a distanza di sette giorni, e talvolta, per vacanze od 
altre cause, a distanza molto maggiore : perciò, per 
quanta fosse 1' attenzione da una parte e dall' altra, era 
assai facile che avvenissero sviste, dimenticanze ecc., 
tutte cose che in pratica non possono avvenire, ma che 
avvengono invece molto facilmente quando gli affari 
sono puramente immaginari. Perciò capitò piìi volte la 
necessità di correzioni, di articoli aggiuntivi nel giornale 
e così via. 

L' anno di poi 1895-96, avevo formato un nuovo 
piano per le esercitazioni di banco-modello. Restando 
fermo il concetto di limitare tali esercitazioni alle sole 
imprese mercantili e bancarie^ pensai che le esercitazioni 
accompagnassero o seguissero di poco lo svolgimento 
teorico- pratico di tali imprese ; perciò dedicai alle eser- 
citazioni per le imprese mercantili quattro o cinque 
ore settimanali, in due o tre lezioni, per i primi mesi 
dell' anno scolastico, cioè dal suo princìpio alle vacanze 
natahzie, passate le quaH feci procedere alla chiusura. 
Gli alunni vennero divisi in tante case di due alunni 
ciascuna, ed in esse ciascuno dei due alunni compiva 
le varie operazioni secondo 1' opportunità : il Giornale 
ed il Mastro era tenuto da uno solo, naturalmente quello 
fra i due che aveva migliore calligrafia. Anzi per isti- 
tuire un confronto, avendo cinque case, feci tenere ad 
una di esse le scritture in logismografia, ad un' altra 
col metodo del Giornale Mastro, le rimanenti, si inten- 
de a partita doppia. GH alunni entrarono tra. loro in 
corrispondenza e fu iniziata la corrispondenza colle case 
simulate del R. Istituto tecnico di Perugia ; si trattarono 
affari per conto proprio, acquisti, vendite, su piazza e 
fuori, si fecero anche speculazioni m_arittime, affari in 
commissione ed in partecipazione. Una di tah case 
fu costituita a società anonima, un' altra a società 
in accomandita, le rimanenti a società in nome col- 
lettivo. 

Terminata questa esercitazione, pensai di impiantare 



( 



— 535 — 

una banca popolare cooperativa : ma la difficoltà prin- 
cipale era; ovvero allora mi sembrava^ la compilazione 
dei moduli. Per le aziende mercantili il Giornale ed il 
Mastro erano stati preparati per mezzo della stampa 
nella tipografia del collegio, come pure la carta da 
lettere, le fatture, le distinte ecc. tutti gli altri registri 
forniti dal collegio, erano stati preparati, a penna, dagli 
alunni ; ma per una banca i registri ed i documenti 
erano troppo numerosi ; e, per la stampa, il collegio 
avrebbe dovuto sopportare forse una spesa troppo 
gravosa, ed inoltre il tempo necessario sarebbe stato 
troppo lungo, sicché mi sarebbe stato impossibile di 
iniziare tali esercitazioni a tempo debito. D' altra parte 
ritenevo che la preparazione a mano da parte degli 
alunni sarebbe stata anche per essi lavoro eccessiva- 
mente gravoso, tantoché il tempo necessario non sa- 
rebbe stato compensato dal fine. Avevo allora una 
illusione, dirò così ottica, che poi ho dovuto vedere 
essere molto maggiore in altri insegnanti ; 1" illusione 
cioè che fosse necessario di preparare, se non dei libri, 
per lo micno dei fascicoh di parecchie pagine per cia- 
scun registro ; non pensando che^ dato il tempo che 
per le esercitazioni di banco può applicarsi negli Istituti 
tecnici, tanto più quando si fanno esercitazioni per varie 
aziende, una pagina o due per ciascun registro è suffì- 
cientissima ; e che nulla giova che gU alunni tengano 
dinanzi a sé un grosso registro piuttosto che un esiguo 
fascicoletto, purché in questo le registrazioni avvengano 
come in pratica. 

Tuttavia non feci mai l' errore, in cui ho visto 
sono caduti altri, di far comperare alla scuola registri 
veri e propri, di fare stampare migliaia di moduli per 
fatture ecc., ma allora neppure io mi ero formato un 
concetto chiaro della misura giusta nella preparazione 
dei moduH. 

Fu così che, per evitare queste difficoltà e per av- 
vicinarmi in modo indubbio alla pratica reale, pensai di 
cercare di ottenere i moduli necessari dalla Banca popò- 



— 536 — 

lare di Assisi: prendendo alcune copie per i vari moduli, 
libretti di conto corrente, di chéques, e cinque o sei fogli 
per i vari registri e per il Giornale-Mastro^ metodo 
adottato da quella Banca. La cosa non mi fu difficile 
mediante l'approvazione del Preside e la cortesia del 
Direttore di quella banca, ed in tal modo feci compiere 
le esercitazioni di banco-modello intorno alle imprese 
bancarie, valendomi dei moduli effettivamente adottati 
dalla Banca popolare di Assisi ; gli alunni furono divisi 
in tanti uffici e ciascuno, dopo aver compiute tutte le 
operazioni tipiche del proprio ufficio, passò a mano a 
mano agli altri. Il Giornale-Mastro ed i suoi svolgi- 
menti furono tenuti dai soli alunni che avevano migliore 
caUigrafìa ; ma tutti quanti prepararono le minute. Però 
in quell'anno, e per il numero degh alunni e per altre 
ragioni, le lezioni che potevano dedicarsi a tale eser- 
cizio furono tutte esaurite senza che fosse possibile di 
procedere alla chiusura del Giornale-Mastro, ma gli altri 
registri furono debitamente chiusi. 

Per isvolgere compiutamente il programma, non 
potei fare altri esercizi di banco ; per le imprese mani- 
fatturiere cercai di supplire in parte alla mancanza di 
esercizi di banco, facendo compilare con ampiezza uno 
dei comuni esercizi di registrazione, e cioè facendo com- 
pilare, oltre alle scritture generali, i principali registri 
ausiliari e i piià importanti documenti. 

Neir anno 1896-97, seguii gli stessi criterii fonda- 
mentali dell'anno precedente, ma le esercitazioni pra- 
tiche furono compiute in modo assai mighore. Per le 
mercantili tentai anche una innovazione : quella di far 
sì che ogni giovane rappresentasse una casa diversa e 
compiesse tutte le operazioni della sua casa : trovai 
che la cosa aveva certi lati utih; la collaborazione im- 
plica sempre un po' di perdita di tempo nei giovani, e 
r insegnante, non potendo sempre aver occhi per tutti, 
non può ogni volta riconoscere chi ha fatto certi errori 
e certe sviste, ed in questi casi naturalmente si palleg- 
giano le responsabilità. Capisco che è facile tagliar 



— 537 — 

corto ad ogni incipiente discussione in proposito, ma 
potendo, è bene che queste non abbiano neppure occa- 
sione di sorgere. La corrispondenza fra gli alunni dello 
Istituto e quelli dell' Istituto di Perugia fu più attiva, 
più regolare dell'anno innanzi, e le varie operazioni 
furono compiute con profitto e con reciproca soddisfa- 
zione da ambe le parti: si proposero affari da una 
parte e dall' altra, acquisti, vendite, invio di cambiali 
air incasso, si ricevettero e si spedirono merci in com- 
missione e così via. Furono compilati e inviati i listini, 
le fatture, le polizze di assicurazione ecc. furono aperti 
conti correnti reciproci, stabilendo tutte le condizioni e 
furono liquidati alla chiusura. 

Dopo r esercizio sulle imprese mercantili, feci com- 
piere un esercizio sulle imprese manifatturiere, ripro- 
ducendo gli uffici di una vasta azienda metallurgica, 
che si proponesse 1' estrazione del minerale di ferro, la 
fusione della ghisa, la fabbricazione di canali di ghisa 
per conduttura di acqua e la loro vendita in un ma- 
gazzino e per via di contratti di fornitura. I dati tecnici 
mi vennero forniti dall' egregio e valentissimo collega 
ing. Cesare Gori, attualmente preside dell' Istituto di 
Assisi, e per l' impianto contabile mi valsi largamente 
dell' opera del Guilbault, ove trovansi tutti i moduli da 
applicarsi in imprese di tal fatta. I giovani medesimi 
prepararono a penna i registri ed i documenti ; quindi 
si divisero in vari uffici, tenendo distinti gli uffici tecnici 
da queUi relativi all' esercizio mercantile, e, dopo aver 
compilato un preventivo generale di fabbricazione, de- 
terminando il costo probabile del prodotto, ed un altro 
preventivo per conoscere la convenienza di rilevare 
per intiero una impresa che si supponeva già esistente, 
si procedette alla deliberazione di acquisto, presa dalla 
assemblea generale dei soci di una Società anonima, 
costituita air uopo, compilando il relativo verbale ; si 
fece quindi il contratto di acquisto, e da questo punto si 
cominciarono le operazioni, dopo aver, ben si intende, 



— 538 — 

compilato e registrato V inventario del patrimonio della 
impresa rilevata. 

Le operazioni furono proseguite per quattro suc- 
cessive settimane costituenti un turno di fabbricazione ; 
e si compilarono tutti i registri relativi alla mano d' o- 
pera, alle spese generali e particolari, quelli riassuntivi 
per la determinazione del conto nelle varie fasi ; quelli 
relativi alla imputazione delle singole classi di spese; si 
tennero gli elenchi nominativi degli operai ed inoltre i libri 
dei soci, i libri di cassa, di magazzino, di portafoglio, di 
scadenze, i partitari ecc. 

Insomma cercai che 1' esercizio fosse completo, per 
quanto possibile, tanto che gli alunni si facessero una 
idea chiara del funzionamento complessivo di tutte le 
operazioni di contabilità e di amministrazione econo- 
mica, che si compiono nei vari uffici di una vasta im- 
presa manifatturiera. 

Feci quindi compiere una esercitazione intorno alle 
banche popolari cooperative, ma avendo visto chiara- 
mente r anno innanzi che troppi inconvenienti portava 
seco r adottare i moduli di una azienda reale, feci pre- 
parare i moduli medesimi, per le stampe, dalla tipogra- 
fia del collegio, in tempo debito per poter cominciare 
r esercizio appena terminato quello relativo alle imprese 
manifatturiere. Infatti i moduli che avevo adottati V anno 
avanti si prestavano assai male a compiervi una eser- 
citazione scolastica ; molti non erano fatti con criteri 
tali che potessero addursi a modello, altri esigevano 
che le operazioni compiute fossero molte e si ripetes- 
sero continuamente^ senza dire poi che lo stesso for- 
mato dei singoli registri era incomodo in una scuola. 
Mi persuasi insomma che la scuola deve imitare la pra- 
tica, fedelmente^ ma non può fare a meno di tenere in 
continua evidenza le esigenze didattiche, e non può mai 
dimenticarsi di essere scuola, ove le operazioni sono 
fittizie ed in numero limitato. Infatti, con i registri e 
coi moduli che feci preparare dalla tipografia, potei 
compiere un beli' esercizio, seguendo del resto il crite- 



I 



- 539 - 

rio della divisione razionale e reale degli uffici e del 
successivo passaggio degli alunni dall' uno air altro. Ed 
in quest' anno potei riuscire a far compiere da ciascun 
allievo tutte le operazioni tipiche ed a far chiudere tutti 
i registri. 

Finalmente, in quel medesimo anno, volli anche ten- 
tare lo svolgimento di una esercitazione pratica intorno 
ad una azienda pubblica e scelsi una piccola opera pia 
ospitaliera: all' uopo feci preparare i moduli dei registri 
e dei documenti, valendomi dei moduli prescritti ri- 
spetto al bilancio preventivo e al rendiconto, come ben 
s' intende, e per vari altri registri, bollettari ecc. valen- 
domi sopratutto dell' ottimo manuale del Donati e Ro- 
sati. Furono precedentemente stabiliti i fatti da regi- 
strarsi, e per procedere più rapidamente, ed anche 
perchè in questo caso non importava che i giovani 
prendessero l' iniziativa dei fatti, essendo questi carat- 
teristici e svolgendosi sempre in un modo determinato ; 
quindi si compilò l' inventario del patrimonio, il pre- 
ventivo per r esercizio; e si registrarono i fatti singoli 
in tutti i registri, compilando per ciascuno i documenti 
relativi. Naturalmente gH alunni erano razionalmente 
divisi in uffici e l' emissione dei documenti e le regi- 
strazioni elementari e sinottiche avvenivano con ordine ed 
in modo simile, il piti possibile, a quello che avviene effet- 
tivamente in pratica. 

Dalle scritture generali, tenute a Giornale-Mastro, 
fu ricavato il rendiconto. 

Per amor del vero, debbo dichiarare, ciò che del 
resto risulta evidente da quanto ho detto, che in tutti 
i vari corsi, e più specialmente in questo ultimo, fui 
aiutato, e non poco, dalla diligenza, dalla buona volontà 
ed anche dalla intelligenza dei miei ottimi allievi, allievi 
che ricordo sempre con affetto sincerissimo ; e da cui 
ho prove di essere con pari affetto ricordato. 

L' anno di poi, 1897-98, mi accingevo a tare i soliti 
esercizi di banco-modello, e già avevo fatto preparare 
dagh allievi i registri per le imprese mercantili, quando 



540 



il Ministero mi offerse la cattedra di Melfi, nel quale 
Istituto si iniziava in queir anno la sezione di Ragio- 
neria ; ma appunto perciò non esisteva ancora il quarto 
corso per tale sezione, e così non ebbi naturalmente 
occasione di fare esercizi di banco-modello. 

Traslocato in questo anno, 1898-99, nel R. Istituto 
tecnico di Foj^gia, ho di nuovo intraprese le esercita- 
zioni pratiche di banco-modello. Ho svolte le imprese 
m.ercantili, costituendo due case, ciascuna delle quali 
comprendente tre alunni ; ed entrambe queste case hanno 
compiute tutte le operazioni a cui piìi volte ho avuto 
occasione di accennare. Le case simulate dell'Istituto sono 
state in corrispondenza e con le due case simulate del R. 
Istituto tecnico di Perugia e con la casa simulata del R. 
Istituto tecnico di Assisi, dove il mio ottimo amico Prof. 
Rag. Ugo Corti ha seguitato le esercitazioni di banco- 
modello, in modo veramente lodevole. Dopo le imprese 
mercantili, ho impiantato e svolto, col solito metodo, una 
banca popolare cooperativa. Ma quest'anno ho fatto pre- 
parare i registri dagli allievi, ciò che non è loro riuscito 
troppo gravoso, perchè ogni registro, per quanto debi- 
tamente legato, consta di un foglio o due, salvo i mastri, 
ove dovevano accendersi diversi conti, che sono natural- 
mente più voluminosi. I documenti, come ad esempio 
le distinte di sconto, le cambiali, gli chèques, i verbali di 
sconto ecc. furono preparati per mezzo del poligrafo. 

In quest' anno farò anche una esercitazione sulle 
imprese manifatturiere. All' uopo visiteremo in questi 
giorni, insieme agU allievi, una grande impresa relativa 
alla macinazione dei grani ed alla fabbricazione in 
grande del pane e delle paste, che si trova a Foggia; 
rileveremo dalla realtà i dati tecnici e contabili, ed in 
base a questi faremo la nostra esercitazione scolastica, 
preparando da noi medesimi registri e documenti. 

Ho esposto così brevemente ciò che io ho fatto ; 
debbo dichiarare ora che molto ho imparato dalla voce 
e dall' opera del mio eccellente amico Prof. Vittorio 
Alfieri; pel quale professo stima grandissima. 



— 541 - 

Non mi perito qui di dichiarare che io credo pochi 
insegnanti di Ragioneria facciano quello che egli fa, e 
dico pochi per non essere tacciato di esagerato o di 
adulatore, dicendo nessuno. Per non avere questa taccia, 
bisognerebbe vedere i lavori compiuti dagli allievi di 
Perugia sotto la guida dell' Altieri: e chi, all'esposizione 
di Torino^ avrà presa la cura di esaminarli, come io ho 
fatto, per quanto già li conoscessi benissimo per averli 
visti pii^i volte a Perugia, credo sarà del mio parere. 

Da alcuni anni l'Alfieri compie esercizi di banco- 
modello per tutte le aziende, ma, per poter ciò fare, 
svolge con larghezza 1' esercitazione pratica relativa alle 
mercantili, e per le altre classi di aziende limita lo svol- 
gimento dell' esercizio alla riproduzione dei singoli fatti 
tipici relativi a ciascuna, non facendo procedere alla 
chiusura. Si potrà discutere intorno a questo concetto: 
in ogni modo non può fare a meno di ammirarsi la 
precisione, l'esattezza, la diligenza^ con cui in quei fatti 
tipici è riprodotta la pratica. 

Debbo dire ora dell'efficacia che io ho trovata nelle 
esercitazioni di banco: dichiaro subito che la utilità loro 
è indubbia ed evidente, non solo a me, 'come insegnante, 
ma riesce tale anche agli allievi, che le compiono vo- 
lentierissimo. Né si creda che ciò dipenda dalla maggior 
libertà che hanno naturalmente durante le ore di eser- 
citazione o dalla possibilità di fare un lavoro piìi fiacco. 
Nella mia lezione alle ore di banco i giovani lavorano 
quanto alle altre lezioni e forse piìi; ma non basta, che 
il banco porta seco molto spesso, di necessità, del la- 
voro a casa, che essi fanno spontaneamente: ora la li- 
quidazione di un conto, ora un registro da mettere in 
pari, ora la preparazione dei moduli e dei registri, ciò 
che non impedisce di fare, si intende nelle debite mi- 
sure, le altre esercitazioni e di prepararsi alla ripeti- 
zione della teoria. 

Gli allievi compiono volentieri gli esercizi di banco- 
modello, perchè si accorgono subito che tutto il mec- 
canismo dell'amministrazione e della contabilità delle 



— 542 - 

varie aziende riesce loro più facile a capirsi e ad ap- 
prendersi. Inoltre essi scorgono subito, paragonando gli 
esercizi di banco ai semplici esercizi scritturali, come 
questi ultimi riescano troppo incompleti ed artificiosi. 

Ma, pili che su ciò, la convinzione, che mi sono for- 
mato, della utilità degli esercizi di banco-modello si 
fonda sopra i risultati che ho visto trarne dagli allievi 
usciti dalla scuola. Non pochi di essi si sono impiegati 
in case mercantih o bancarie, di piìi o meno grande 
importanza, e nessuno si è trovato a disagio; molti 
hanno fatto in taU imprese impianti di scritture com- 
plesse, altri hanno tenuta tutta la contabilità di imprese 
manifatturiere, e sono stato informato da essi medesimi 
che in tutti questi uffici si sono trovati bene fino dai 
primi momenti, ben conoscendo le funzioni che vi erano 
chiamati a compiere. Pur vedendo che non sempre né 
in tutto la scuola riproduceva la pratica reale, hanno 
compreso come dalla scuola soltanto hanno appreso 
quelle nozioni che poi avevano agio di applicare. Qual- 
cuno ha tentato con buon esito l' esercizio della profes- 
sione libera, ed ha dovuto fare impianti, revisioni di 
scritture, compilazioni di rendiconti ecc., ed anche questi 
mi hanno scritto più volte che potevano compiere tali 
lavori mercè le esercitazioni fatte in iscuola. Di più è 
mia ferma opinione che, se molti fra i miei vecchi al- 
lievi hanno cercato di impiegarsi in imprese private, 
anziché dar la caccia ai pubblici impieghi, se altri ha 
tentato subito la via della Ubera professione, ciò è di- 
peso in gran parte dall' indirizzo che ho sempre cer- 
cato di dare al mio insegnamento, nel quale ho rivolto 
ogni cura a far comprendere ai giovani il meccanismo 
dell' amministrazione e del controllo, quale si svolge 
nelle varie classi di imprese. 

È certo tuttavia che, per compiere gli esercizi di 
banco-modello, è necessario di superare alcune diffi- 
coltà d' ordine interno, ciò che non è sempre facile. 

Innanzi tutto, è necessario che la scuola fornisca il 
materiale necessario^ e ciò per due ragioni : in primo 



343 



luogo perchè gli esercizi essendo collettivi debbono re- 
stare nella scuola, e perciò non è giusto che gli allievi 
acquistino ciò che è necessario a compierli; in secondo 
luogo è assai difficile che gli allievi e le loro famiglie siano 
disposti a fare spese non indifferenti per tali esercitazioni. 

D' altra parte per la scuola la spesa necessaria non 
è molta: la spesa che serve per piìi anni consiste, ol- 
treché nei banchi, nella pressa per il copia lettere, in 
un armadio o una cassettiera ecc., quindi in vari og- 
getti di cancelleria, come righe, ferma carte, timbri ecc. 
e finalmente in una macchina riproduttrice della scrit- 
tura, utilissima per la riproduzione di moduli {aiitotipo- 
gvafo-niimeo grafo) ecc. Senza calcolare il mobilio, la 
spesa può ridursi a due o trecento lire. 

La spesa annua consiste nella carta, nella copertina 
per i fascicoletti, nei pochi registri, non mai volumi- 
nosi né ingombranti troppo, nella carta intestata ed in 
qualche modulo stampato ; quindi nell' inchiostro copia- 
tivo e colorato, nelle matite colorate, etichette ecc., e 
finalmente nell' abbonamento ad un giornale commer- 
ciale o finanziario : con 75 a 100 lire annue si può prov- 
vedere a tutto largamente. 

Gli esercizi di banco possono essere sussidiati dalle 
visite a stabilimenti mercantili, industriali e bancari, a 
pubbliche amministrazioni ecc. ed io ho sempre avuto 
cura di far compiere queste vìsite, nei limiti molto ri- 
stretti in cui fin qui mi fu possibile. 

In Assisi conducevo gli allievi alla Banca popolare, 
al Municipio, all' ufficio del registro : non vi era altro ; 
ma in città ove esistono stabilimenti importanti, tali vi- 
site, quando siano fatte con serietà, esigendo dai giovani 
una relazione dopo compiuta la visita, possono riuscire 
utilissime. 

Le relazioni a cui ho accennato dovranno mostrare 
come si svolge il controllo peli' impresa visitata, quali 
sono gli uffici, quali i mezzi adottati per il riscontro 
concomitante, come son tenute le scritture elementari e 
generafi. In tal modo soltanto può insegnarsi agli alunni 



- 544 - ^ 

r esercizio della libera professione, possono cioè abi- 
tuarsi a compilare perizie, relazioni, revisioni di scritture. 
Non ho voluto affrontare, in questa mia relazione, 
le molteplici questioni che si riferiscono all'ordinamento 
del banco-modello nell' insegnamento commerciale su- 
periore. Di tale ordinamento ho parlato brevemente in 
un mio recente articolo; (1) del resto al Congresso tali 
questioni verranno trattate ampiamente da chi ha espe- 
rienza e coltura molto maggiori delle mie. Ma ho cre- 
duto invece che potesse riuscire giovevole nelle discus- 
sioni che si faranno, l' esporre sinceramente quale è 
stata l'opera compiuta, a proposito degli esercizi di banco- 
modello, da un insegnante modesto, ma amante della 
scuola e dei giovani, e desideroso di ottenere risultati 
sempre piia perfetti, facendo sì che gh alhevi si valgano 
delle nozioni apprese nella scuola, per superare con 
onore e con vantaggio le non poche difficoltà della vita. 



Prof. Rag. Carlo Ghidiglia 



-fi 

(i) La yiiova Scuoia Superiore di Commercio in Milano e l'in- 
segnamento superiore commerciale in Italia — Pubblicato nella Ri- 
vista di Amministrazione e Contabilità. Dicembre i8g8. 



— 545 — 

21 



MEMORIA del prof. Giovanni Brucini, Diret- 
tore della Scuola Commerciale Peroni di 
Brescia. 



Se il principale scopo dell' insegnamento commer- 
ciale secondario dev' esser quello di formare dei giovani 
che, muniti di una sufficiente preparazione teorica, sap- 
piano in breve tempo, non appena entrati nella vita 
pratica degli affari, divenire dei bravi commessi di banco, 
dei pratici viaggiatori, dei buoni commercianti, credo 
che non lo si possa ottenere, se non dando al Banco 
Modello un carattere essenzialmente pratico. 

Il Banco Modello ha da essere una vera e propria 
azienda commerciale, a cui nulla manchi se non il de- 
naro e le mercanzie effettive ; ogni studente un suo im- 
piegato con speciali attribuzioni ; l' organizzazione sua 
dev' esser tale, che, per quanto è possibile, i giovani 
non si debbano accorgere che si tratta di una simula- 
zione, perchè pur troppo, per risparmiar fatica, nei 
Banchi Modello si lavora un po' troppo alla leggera, 
pensando che la sbadataggine, 1' errore non portano nes- 
suna conseguenza materiale. Ma come ottenerla questa 
organizzazione ideale, quando si pensi che, trattandosi 
appunto di lezioni, l'azienda scelta non può limitarsi a 
quelle operazioni proprie alla sua indole, ma deve de- 
dicarsi ancora ad altri rami, con essa dissonanti, per 
potere offrire ai giovani degli esempi pratici di opera- 
zioni per conto proprio e per conto altrui, di operazioni 
industriali, mercantih, bancarie ? 

Certo le difficoltà ognuno le vede, e non tutte pos- 
sono superarsi, come pure qualche anomalia^ che non 
esisterebbe in pratica, nei Banchi Modello è inevitabile. 
Ma, tolto questo, in un Banco Modello nulla deve man- 
care. Scelto il tipo d'azienda, che più risponda alle con- 

14 



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dizioni della città in cui la Scuola si trova, essa dovrà de- 
dicarsi principalmente a quel ramo di affari, a quel dato 
genere di prodotti che formano il commercio peculiare 
del luogo ; perchè mi parrebbe assurdo che qui in 
Brescia, ad esempio, si svolgesse nel Banco un'azienda 
di grosso commercio marittimo, o una società per 
r importazione dei grani, coloniali, ecc. anziché una 
azienda per il commercio delle ferramenta, delle pelH o 
delle sete. 

Fissata l' azienda, si dovrà passare alla divisione 
degli uffici, assegnare in questi un certo numero di gio- 
vani per un periodo di tempo, tale che alla fine del- 
l'anno scolastico tutti siano passati per la trafila di tutti 
gli uffici. 

So che alcuni insegnanti a questo metodo della di- 
visione in uffici, preferiscono quello di far tenere a cia- 
scun giovane tutti i registri principali dell' azienda re- 
lativamente al metodo di scritture adottato, ma questo 
metodo, mi sia lecito dirlo, sembrami errato. 

Il giovane Hcenziato, specie da una Scuola di com- 
mercio secondaria, difficilmente troverà il commerciante 
che di primo acchito lo porrà alla tenuta dei registri 
•principali, quali il Giornale e il Mastro, ma il giovane, 
pur essendone capace, dovrà fare il suo tirocinio sui 
libri elementari, sul libro magazzino, sul saldaconti, sullo 
scadenzario, sui copiacambiali, preparando fatture, di- 
stinte, bollette, polizze, ecc. ; e, in ogni caso, se ottenesse 
un simile atto di fiducia, le scritture dei libri principali 
si ricavano sempre dagli elementari e dai documenti, 
necessità dunque della conoscenza perfetta di quest' ul- 
timi. È per questo che quel sistema non lo reputo espe- 
diente, nonostante il vantaggio che presenta, di poter 
in un anno far tenere le scritture di varie aziende d'in- 
dole diversa. Con la divisione in uffici si avrà una sola 
azienda, ma la si ha completa. 

E ubbidendo a questo principio, per quanto lo ab- 
biano concesso le mie forze, il tempo, la breve esperienza 
di un solo anno d' insegnamento, eh' io ho ordinato in 



- 547 — 

questa Scuola commerciale Peroni il Banco Modello, di 
cui esporrò il funzionamento. 

L'azienda è una Società in accomandita semplice, 
che si dedica al commercio delle ferramenta in genere 
e alla fabbricazione degli strumenti rurali e del filo di 
ferro ; ha proprie officine in Lumezzane Val Trompia. 
Compie inoltre operazioni per conto altrui in altri ge- 
neri. — In questa maniera sono riuscito a combinare 
una società mercantile, un esercizio industriale, delle 
operazioni per conto proprio e per commissione. E, di 
pili, per il commercio degli ottonami, le operazioni ven- 
gono compiute in sociale a un terzo con due ditte dei 
dintorni, e si ricevono depositi a piccoli risparmi dagli 
operai delle nostre officine, dietro emissione di libretti. 

GU uffici sono: quello della Corrispondenza e Di- 
rezione, dove lavorano quattro giovani: uno che fun- 
ziona da Direttore, tiene la corrispondenza coi due par- 
tecipanti, coi clienti esteri e conclude gli affari; un 
secondo attende alle compre e alle vendite per conto 
della Società, un terzo alle operazioni in commissione, 
ed il quarto tiene il copialettere, il copia fatture e com- 
pone gli avvisi da mandarsi agli altri uffici per le note 
di spese, di senseria, facchinaggio, dazi ecc. Le fatture, 
cambiali, chéques, distinte, listini di prezzi, avvisi, me- 
morandum ecc. sarebbe bene che fossero compilati su 
moduli a stampa, come si usa in pratica, e del pari 
utile in Banco sarebbe la macchina da scrivere diven- 
tata ormai di uso generale nel commercio. I primi due 
giovani tengono la corrispondenza in lingue straniere, 
francese, inglese, tedesco, corrispondenza che viene poi 
riveduta dai rispettivi professori di lingue. 

Norma prima che seguo in quest' ufficio si è che 
i giovani nulla inventino, nulla facciano a casaccio, ma 
prezzi, dazi, tariffe di trasporto, senserie sono tolti da 
listini effettivi, che alcuni commercianti gentilmente mi 
hanno fornito, o da tariffe pubblicate. 

Dall'ufficio Corrispondenza, le note, lettere, fatture, 



— 548 — 

tutti i documenti insomma che affermano fatti avve- 
nuti, impegni assunti, diritti acquistati, passano agli altri 
uffici, a seconda della loro natura. 

All' ufficio Magazzino lavorano due studenti, uno 
per lo scontro delle merci per conto proprio ricevute 
dalle officine o dai venditori, e l'altro per le merci in 
conto sociale. All' ufficio Cassa sta un solo allievo coi 
libri della Cassa, delle cambiali. Un altro giovane tiene 
il saldaconti o partitario dei corrispondenti. 

Da questi uffici, man mano che si compiono le re- 
gistrature, i documenti passano, firmati, all'ufficio Ra- 
gioneria. È qui che si riscontra un' anomalia dovuta 
alle esigenze scolastiche. Invece di comporre subito gli 
articoH sul Giornale in partita doppia, faccio compilare 
delle minute su fogli volanti, un articolo per ogni mi- 
nuta. Il Giornale è la riproduzione identica di questi 
fogh volanti, così ottengo una maggior precisione nella 
tenuta di quel libro obbligatorio. Le minute, copiate a 
Giornale, vengono da un altro riportate direttamente al 
libro Mastro. 

Un gruppo a parte, di quattro giovani, attende al- 
l'esercizio industriale, alla ricerca del costo dei pro- 
dotti, alla spedizione di questi nei magazzini di Brescia 
fuori dazio, e alla tenuta dei libri elementari per la no- 
tazione dei depositi da parte degli operai. Ogni setti- 
mana questa sezione manda i suoi riepiloghi alla Ra- 
gioneria. 

Ecco come funziona presso questa Scuola il Banco 
modello ; mende ve ne sono e non poche, ma i risultati 
ottenuti neir anno scorso sono stati assai soddisfacenti. 
Ho cercato, per quanto mi è stato possibile, porre in 
giuoco r emulazione fra gli allievi, con l' instituire per 
merito i vari capi ufficio, col dare all' azienda il nome 
del più diHgente del quarto corso; ma credo che il 
mezzo mighore di ottenere dai giovani una nobile gara, 
di ottenere che essi lavorino con alacrità e profitto nei 
Banchi, sarebbe quello di porre in relazione i Banchi 
delle V arie Scuole commerciali in modo che divenis- 



— 549 — 

sero i reciproci clienti e corrispondenti. I giovani s' in- 
teresserebbero di più, il ricevere la posta, il timore che 
i conti, le fatture, le lettere diano luogo a reclami, la 
paura di un controllo, di una critica lontana ma effi- 
cacissima, sarebbero ottimi incitamenti a ben fare. 

Le Scuole commerciali secondarie vere e proprie 
con Banco Modello sono poche, ma, in attesa che altre 
ne sorgano, potrebbesi cominciare ; e poi, perchè in 
quest'opera efficace dovrebbero disdegnarsi di prestare 
il loro valido aiuto anche le Scuole commerciaU su- 
periori ? 

La mia proposta forse non è nuova, ma non è se- 
guita, e tutti pure ne vedono 1' utilità. 



Prof. Giovanni Brucini 



I 



— 551 — 

22 

MEMORIA di Alessandro CoRmiiA, professore 
nella R. Scuola tecnica commerciale italiana 
di Smirne. 



« Nel Banco Modello — scrive l'illustre Prof, Fabio 
» Besta della Scuola Superiore di Venezia — trovano 
» larga applicazione gì' insegnamenti teoretici di istitu- 
» zioni di commercio, d'aritmetica commerciale e politica, 
« di computisteria e ragioneria in quanto riguardano il 
» commercio e la banca, di diritto e di geografia e sta- 
» tistica commerciale, di calligrafia, e delle lingue stra- 
» niere per ciò che si attiene alla corrispondenza e alla 
» computisteria mercantile ». 

Coordinando questa definizione collo svolgimento 
del primo quesito, risulta evidente che se la coltura 
speciale per la Scuola di Banco Modello può adattarsi 
agli studi secondari, certo è ben lungi dal soddisfare 
gli scopi a cui mirano, o mirar dovrebbero, g\\ istituti 
superiori. Infatti d' insegnamento industriale nemmeno 
un cenno, e per la Merceologia un programma limita- 
tissimo. Ma non basta. Le ope